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Adrian: Celentano e gli ormoni impazziti da rinfanciullito

Adrian di Celentano è un’opera strana. Ero un po’ combattuto se parlarne o meno perché non c’è niente da imparare, e i motivi di cui ridere sono stati ampiamente discussi in giro. In più l’intera esperienza è “cringe”, ovvero stimola una forma di empatia particolare in cui si prova talmente tanto imbarazzo per l’autore da stare male noi stessi.

Non è bello provare disagio per la figura pietosa che il vecchio Celentano sta facendo con questo Adrian. Un anziano che manifesta una paura insensata per tutto ciò che è moderno, e si rifugia in una fantasia adolescenziale di eroismo e ormoni impazziti, in cui sopravvive un angolo di Milano ferma agli anni ’60.

Un luogo ideale in cui le donne sono tutte bellissime e sessualmente iperattive, e le vecchiette sembrano una versione più colorata delle anziane vedove calabresi di un secolo fa. Vecchiette che preparano il caffè e probabilmente pure la pasta fatta in casa, visto che Celentano ci ha risparmiato le loro scopate.

Un viaggio nella fantasia megalomane di un rinfanciullito, che mai avrei pensato potesse scaturire da Celentano. Ma, come vedremo alla fine dell’articolo, potevo benissimo aspettarmi qualcosa di simile…

Adrian: lo spot girato in bagno (?!)

Il nostro disagio iniziava ben prima del primo episodio, fin dallo spot, grazie alla CG plasticosa degna di quello schifo che era stato fatto nel 2016 per l’anime di Berserk. Una CG così brutta, e così sottolineata apposta in modo che la notiamo, che perfino gli inserti CG di Goblin Slayer sembrano decenti (ok, forse no).

Di buono su questo spot si può dire che la qualità della CG e del cringe nella serie è esattamente questo. Grazie Celentano, non hai cercato di ingannarci!

Citando un commento su YouTube:

Celentano che playbacka male nel cesso di casa sua e animazioni dei tempi di movie maker. Siamo al top.

L’esperienza è straniante, assurda. Adrian è fatto come un film d’animazione, ma non lo è per come ce lo potremmo aspettare: animazioni che di colpo possono essere a scatti o fluide, disegni e bozzetti a caso buttati dentro le scene, CG plasticosa, dialoghi brutti (che i bravi doppiatori non possono salvare) ecc.

Però fermiamoci qui con animazioni e col doppiaggio (Celentano sembra leggere male le battute, non sembra recitare). Queste cose non le voglio commentare, lo sapete. Non è il mio settore. Però, anche se non sono uno chef, fino al livello di dire che lo stronzo di cane sopra la pizza margherita ne rovina l’armonia dei gusti ci arrivo pure io, ed è questo il livello di schifo che troviamo in Adrian. Poi magari non so dire se aggiungerci due foglie di salvia al posto del basilico peggiori o meno la situazione, ma fino allo stronzo ci arrivo.

Tre immagini scelte dall’introduzione “storica” del primo episodio, perché dopo tali perle grafiche, in fondo, è tutto in discesa. Discesa nell’abisso.

Adrian, ovvero l’orrore ingiudicabile.

Adrian è una serie d’animazione che dice di essere una graphic novel animata che sembra fatto da una civiltà aliena con solo una vaga idea di come siano fatti gli umani.

Un po’ come se gli alieni ci studiassero per produrre una nuova tragedia di Shakespeare e il risultato fosse uno spettacolo ambientata in Cile mostrato dall’inquadratura della webcam dimenticata accesa, senza tagli, di 96 ore, su un giapponese di nome Rossi Brambilla che scopre di avere un gabinetto installato sul soffitto del salotto, e ha per coinquilino un piatto di carbonara che fa “tzè tzè” come Bombolo e vomita di continuo insulti in svedese contro chi mette l’ananas sulla torta Sacher.

Ho deciso di dire qualcosa su Adrian giusto per portare un esempio di schifo al di là del comune schifo. Schifo che trascende i limiti e innova, come giustamente Celentano è stato un innovatore ai suoi tempi, lo schifo.

Abbiamo già parlato di diversi film su Baionette Librarie:

  • Arma Letale: onesto film, semplice, un po’ scemotto, con qualche difetto di sceneggiatura.
  • Macchine Mortali: sceneggiatura di merda e situazioni molto stupide, ma con diversi dettagli commentabili in modo utile e costruttivo per quanto concerne i problemi di coerenza e di realismo.
  • Bumblebee: qualche incertezza di sceneggiatura, ma nell’insieme un discreto film.
  • Ralph spacca Internet: eccellenti scelte nel costruire una tragedia mancata, con un ottimo controllo della sceneggiatura che richiede un autore davvero competente e fantasioso.

Con Adrian abbiamo qualcosa di completamente diverso. Un orrore ingiudicabile, da cui non si può trarre nulla di buono da imparare. Quest’obbrobrio che trascende lo schifo e lo porta a un nuovo livello, da qualsiasi punto di vista tecnico lo si prenda, è difficile da giudicare “come un film” come lo sarebbe giudicare un salame del contadino con i criteri architettonici del classicismo socialista.

Uno scontro epocale: chi vincerà?

Userò questo articolo per fornire degli spunti di riflessione, ma siamo lontani dal lavoro sul pezzo e interessante che è stato possibile realizzare con Macchine Mortali.

Adriano Celentano, il problema di Adrian.

La prima impressione forte che ho avuto è che Adriano Celentano fosse invidioso di Loris Del Santo per The Lady, e abbia deciso di rispondere con qualcosa nel proprio stile, pieno di narcisismo celentaniano e di luoghi comuni frutto del suo famoso populismo da pochi spiccioli. La lontananza dalla televisione ce lo ha fatto un po’ dimenticare, ma i contenuti banalizzati per cui vengono accusati in questi anni i Cinque Stelle erano l’essenza della comunicazione di Celentano. Un vero precursore.

Chi non è nato ieri si ricorderà quanto spesso le sparate di Celentano venivano accolte con inviti a limitarsi a cantare ed evitare di parlare di cose che non capiva. Nel 1992 gli dedicarono pure una celebre canzone. Bei tempi. Adesso bisognerebbe ripetere l’invito, ma estendendolo anche all’evitare di concepire storie, scrivere sceneggiature e fare il montaggio.

È inutile avere Vincenzo Cerami come consulente alle sceneggiature, se poi è tutto una merda. Magari Cerami la doveva scrivere da zero la sceneggiatura, senza alcuna influenza demenziale di Celentano. E non serve a niente avere Nicola Piovani alle musiche, se poi veniamo bombardati da brani di Celentano (e una canzone dei Negramaro, che i giovani del 2068 adorano…). Forse doveva occuparsi di tutto Piovani.

E pure i personaggi che variano dall’avere il character design di Milo Manara ad avere design a caso di altri, molto diversi. Mistero. Senza contare i personaggi dalle “ispirazioni” possibili più bizzarre: chi non ha apprezzato Zangief (o forse Kratos in God of War 4) in edizione guardia giurata e Samuel L. Jackson che interpreta letteralmente “un ritardato scappato dalle fogne”? E Mauro Corona mentre fa il barbone pestato a morte dagli scagnozzi della Mafia International? Secondo alcuni c’è pure uno che ricorda Fabrizio Frizzi, quello che fa il discorso nel locale…

Qualche delizia mista prima di procedere.

Come detto prima, l’insensatezza di questi due episodi è totale. Ci sono dettagli così profondamente sbagliati in ogni punto che è inutile pensare di correggerli. Questa cosa sembra una serie di animazione, ma lo è come è una “tragedia di Shakespeare” quella roba concepita dagli alieni di cui ho parlato prima.

Cominciamo col concerto di capodanno, evento in cui si esibisce una celebre band amica del governo e adorata dal popolo. Il problema di questa band dal look particolare, aggressivo, che farebbe pensare a qualcosa di “forte”, aggressivo, si esibisce con un pezzo dei Negramaro.

Adrian e la band che fa cover dei Negramaro.

Adrian e la band che fa cover dei Negramaro.

Sì, se avete il coraggio provate a combinare nella vostra testa Mentre tutto scorre con i quattro membri della band (escluso Adrian) nell’immagine. No, non fermatevi a chiedervi come mai nel 2068 i giovani vadano pazzi per i Negramaro o come sia possibile che una band del futuro canti i loro brani (un’epidemia di follia cover vintage?). Pensate solo a quelli là, quei cugini poverissimi di una band visual kei, mentre si esibiscono con quel pezzo dei Negramaro.

Io non riesco a collegare quei musicisti con quella canzone. La mia impressione è che ai nordcoreani di Studio SEK abbiano detto: “Qui mettiamo il tizio che canta una cosa rock. Uno forte, perché sono Celentano, mi piace il rock. Una cosa come i Queen, ma più rock. Perché sono Celentano e sono rock.” E quelli di Studio SEK si siano impegnati a creare una band figa e gio-gio-giovane, senza avere idea che sotto ci sarebbe finito Mentre tutto scorre

Cercare di spiegare a parole la parte successiva, in cui Adrian canta I want to know, è ancora più difficile. Si fa prima a vederlo per crederci. Avvisatemi se scomparisse il video, visto che di giorno in giorno li abbattono (ieri ne avevo messo uno che è già scomparso, mentre questo di adesso ha l’audio che cambia a metà e appare la sola canzone originale, senza le battute o i suoni della serie).

Ammirate le coriste e il gruppo, tutti che riescono a seguire Adrian senza difficoltà sulla sua canzone di cui non sanno niente. Gustate i violinisti apparsi dal nulla, che non credo servissero al brano precedente (ma magari sì: visto che fanno cover de Negramaro, c’è qualcosa di loro a cui sarebbero potuti servire?). Deliziatevi prima con gli sguardi di disagio (verità svelate!) e poi con l’entusiasmo dei giovani,ormai indifferenti alla vita per colpa del consumismo, mentre la miracolosa canzone li tocca nel cuore…

Fatto tutto? Bravih.

Allora siete pronti per il nuovo palazzo che il malvagissimo governo sta realizzando a Milano. Come degna fortezza dell’Evil Overlord di turno, indovinate che nome avrà?

Il Nuovo Palazzo del Potere, ora con il 40% di malvagità in più!

Il Nuovo Palazzo del Potere, ora con il 40% di malvagità in più!

Adesso il palazzo di Mafia International a Napoli sembra in buona compagnia, nevvero?

Ancora due cosette prima di passare alle mie riflessioni su Adrian. Una cosa che mi ha lasciato davvero perplesso, anche digerendo e accettando il sessimo, i due tentativi di stupro usati come meccanismo narrativo cliché, Gilda sempre nuda e le scopate random, è stata l’infermiera sexy.

Una normalissima infermiera da film porno, fuori da un film porno.

Una normalissima infermiera da film porno, fuori da un film porno.

Posso accettare tutto il resto, ma perché diamine un’infermiera, una normalissima infermiera di un normalissimo ospedale, debba vestirsi con un costumino da Sexy Shop davvero non lo capisco.

Ma forse è una delle cose meno incomprensibili di tutto Adrian. Di sicuro lo è meno di pensare che nel 2068 sia da giovani ribelli esporre in camera un poster di Barack Obama.

Barack Obama, dal 2068 con furore.

Barack Obama, dal 2068 con furore.

Adesso mi sento anche io gio-gio-giovane e ribelle con le mie stampe di Carlomagno, Carlo V e Massimiliano I incorniciate sopra il letto…

Per concludere le delizie miste, aggiungo il pensiero di un mio amico: il fatto che una serie che parla di libertà, amore e pace venga sviluppata da uno studio della Corea del Nord (Studio SEK) è di sicuro parte dell’esperienza Adrian.

Adrian: una fantasia adolescenziale…

Sto usando “adolescenziale” a essere buoni, visto che è davvero bambinesca. Giusto un bambino concepirebbe una storia e un protagonista così, come appare nei primi due episodi. I personaggi che immaginavo in quarta elementare o alle medie, che ricordo ancora bene, erano tutt’altro che perfetti e fighissimi: avevano sempre qualche grave difetto, di solito mentale (avidità, alcolismo, arroganza, disprezzo della vita altrui, fanatismo, codardia ecc.). E non erano dei fighi, anzi.

Il grosso problema di Adrian è che è perfetto. Supercompetente, privo di difetti al momento noti. E non soffre, mai: perfino quando la polizia lo tiene a terra, durante l’irruzione del primo episodio, lui viene lasciato andare senza conseguenze. Non c’è alcuna sofferenza, men che meno una ingiusta. Qualsiasi cosa fa Adrian va per il meglio, e lui sa sempre trovarsi al momento giusto nel posto giusto.

Anzi, volendo un difetto ce l’ha, ma dubito che Celentano lo abbia visto come tale (non appare essere tale negli episodi). Qualsiasi cosa succeda, anche di fronte a dei soprusi come a inizio storia, Adrian ha sempre quel sorrisetto strafottente stampato in faccia. Come se non gliene fregasse un cazzo di niente, o fosse addirittura divertito dalle tribolazioni degli umani. Cos’è: uno degli elfi di La spada spezzata di Poul Anderson? Sorrisetto odioso, per lo spettatore, che l’altrettanto odiosa e inutile voce narrante definisce uno sguardo:

con aria disincantata e alquanto divertita

Il perenne sorrisetto da faccia di cazzo di Adrian.

Il perenne sorrisetto da faccia di cazzo di Adrian.

Adrian è talmente figo in tutto che perfino avere la faccia di Adriano Celentano non sembra essere un problema: col suo fascino può sedurre qualsiasi donna senza fatica.

Anche il vero, grosso, difetto di Adriano Celentano è ininfluente: l’ammasso di banalità che formano il suo pensiero, come espresse anche dalla canzone I want to know con cui “apre la mente” degli ascoltatori al concerto, sono qui viste come importanti perle di saggezza

In questo Adrian è profondamente adolescenziale perché nulla della concezione della vita sempliciotta e ridicola che Celentano trasporta nel cartone viene visto come sbagliato: il mondo si piega e si costruisce attorno a quella visione, rendendola giusta anche quando non lo è. Celentano non affronta criticamente il proprio pensiero nello scontrarsi col mondo reale, ma nega il mondo reale e lo ricrea per adattarsi al suo pensiero. E non lo fa nemmeno granché bene.

Perché alla fin fine in quel regime che vediamo abbiamo una Milano con pochissimo traffico e gente che sta bene e ha una vita “guidata” ma soddisfacente. Non vediamo oppressi, a parte gli oppositori del regime arrestati. Se si voleva rappresentare un regime autenticamente schifoso, e non una specie “dittatura illuminata”, siamo parecchio lontani. È pieno di paesi oggi che sono molto peggio di quello lì. Anche senza avere le magiche granate che fanno sparire i mobili (sigh, spero che questa cosa abbia un senso più avanti).

La faccia reale di Adriano Celentano. Per non dimenticare.

La faccia reale di Adriano Celentano. Per non dimenticare.

… piena di stereotipi e sesso.

Al di là delle scopate inutili al fine della storia, e del continuo mostrarci il culo di Gilda (la compagna di Adrian), ciò che mi ha lasciato perplesso sono gli stereotipi. Capirei benissimo gli stereotipi su Napoli e la sua Mafia International (ma poi perché Mafia e non Camorra?), o quelli sui “negri anni ’80” che fanno la voce buffa e sembrano deficienti… ma in un’opera di umorismo. In una satira. In qualsiasi posto che non fosse una serie che vorrebbe fare denuncia sociale (sigh).

Come viene rappresentato il ragazzo musulmano di pelle nera che finalmente può abbandonare le fogne in cui viveva perché ora ha il permesso di soggiorno? Come un ritardato con la voce da macchietta negra. Sul serio. E non è solo un ritardato che blatera della sua torta così buona, ma è anche lo stereotipo del vucumprà che al primo approccio con qualcuno mostra subito gli orologi che ha da vendere. Qui abbiamo alla lettera un ritardato fuggito dalle fogne, citando un articolo del 2013 di Gamberetta.

Da brava fantasia adolescenziale, Adrian include bellissime ragazze che stanno per subire uno stupro e vengono salvate. Perché sì, tra centinaia di possibili motivi di conflitto che si possono inventare ancora sembra ovvio scegliere in automatico lo “stupro” se la vittima è donna.

E indovinate che aspetto ha uno dei due aspiranti stupratori del primo episodio? Naso camuso, capelli ricci, pelle scura e labbroni vi dicono niente? E se lo arricchiamo con uno sguardo laido e l’aggiunta di un orecchino perché Signora mia i giovani d’oggi… ?

Adrian, stupratori del primo episodio

Adrian: apprezzate il molestatore nero con la stessa espressione riciclata in più momenti della scena (qui inizio e fine).

Perfino il gruppo di esperti di arti marziali (sottinteso orientali, quindi straniere), che sembrano usciti da Hokuto no Ken o da Double Dragon, hanno la testa rasata e il lungo codino che evoca la minaccia gialla dei cinesi.

Con Adrian non si riesce a capire se Celentano voglia criticare la visione salviniana del pericolo portato dagli immigrati (ciò che a parole sta “raccontando”) o se la abbracci completamente in un tripudio geriatrico di xenofobia da vecchia incazzata che danza con Calderoli (ciò che ci “mostra” davvero).

Sesso random e tentativi di stupro in cui è l’eroe a intervenire per salvare indifese fanciulle ecc. sono parte delle tipiche fantasie adolescenziali di bassa lega. Adrian è palestratissimo, agilissimo, coordinatissimo e sa fare a pezzi i cattivi senza fatica. E si scopa una superfiga ninfomane che sembra letteralmente uscita da una fantasia di Manara (ops!) e che pur di chiavare non lo lascia nemmeno lavorare!

Questa è una roba da ragazzino con gli ormoni impazziti, ma ancorato nella visione del mondo antiquata di un anziano. E non un anziano qualunque: uno a cui sono sfuggiti gli ultimi 40 anni di storia e si è estraniato dal presente, come una versione perversa del protagonista di Up. Robe da rinfanciullito che mai, mai, MAI avrei immaginato di abbinare a Celentano.

Con contenuti così profondi e pregnanti, chi ha bisogno del Macbeth quando c’è Adrian?

ritardato_fuggito_fogne2

Grazie a Celentano il celebre “ritardato fuggito dalle fogne”, ipotizzato da Gamberetta nel 2013, ha finalmente un volto. Un evento da ricordare, come quando il CERN rilevò il bosone di Higgs.

Extra: Due parole sui predatori “di risorse”.

L’equazione “donna + criminali = stupro” non è neanche sempre valida dal punto criminale: le donne, essendo bersagli minuti e considerati meno capaci di difendersi, sono maggiormente idonee alla predazione criminale anche da parte dei semplici rapinatori senza alcun intento sessuale.

Il fatto che le ragazze abbiano la vagina, nonostante le fantasie di film e romanzi, è qualcosa che importa molto poco ai criminali “di risorse” a cui della ragazza importa solo l’aspetto inoffensivo e i soldi da portarle via. Un criminale “di procedimenti”, a cui importa l’atto criminale in sé, è un altro discorso: stupratori e serial killer ricadono in questa classifica e godono nel commettere l’azione in sé, non per ottenere un beneficio monetario spendibile. Non ruota tutto attorno al sesso, insomma: per moltissimi delinquenti è il denaro a importare e affrontano il loro lavoro come altri affrontano quello di broker in Borsa.

Rory Miller in Violence (da cui ho tratto le distinzioni dei predatori di “risorse” e “procedimenti”) citava un caso famoso avvenuto in Russia, di cui gira ancora il video online, in cui l’aggressore sbatte al suolo una ragazza per rubarle il borsellino e la prende a calci in faccia. Lei fa l’errore di resistere e gridare, nonostante non possa vincere, e il criminale le deve dedicare altre scariche di calci fino a quando riesce a farla tacere. Le testimonianze di grida fortissime vennero riportate dai media russi dell’epoca, dice Miller. Alla fine la ragazza finì in coma e morì mesi dopo.

Lui non era lì per ucciderla, era lì solo per i soldi, ma nel momento in cui la detentrice della “risorsa” si è dimostrata un ostacolo non si è fatto problemi a eliminarla per interrompere il problema. Non è un femminicidio, come non lo è in molti altri casi spacciati per tali: lei non viene uccisa in quanto femmina, ma in quanto preda che con le proprie urla sta mettendo in pericolo il predatore.

E visto che nel mondo reale (e legale) le vittime si colpevolizzano, andiamo fino in fondo: se uno si comporta come un antifurto umano, può solo aspettarsi che il delinquente di professione lo “stacchi” visto che per lui può non esserci una differenza così netta tra una persona e un oggetto. Questo non toglie nulla al fatto che che l’unico colpevole del reato è solo il delinquente, e che il comportamento sbagliato della vittima non modifica in alcun modo la colpa del reato, ma questa non è una gran consolazione quando si è morti, no?

D’altronde se i leoni si bloccassero all’idea di far soffrire le gazzelle, morirebbero di fame. Un discorso simile si applica anche ai comportamenti “disumani” usati dalle aziende per difendere i propri profitti: d’altronde non è così raro che gli amministratori delegati siano psicopatici. L’essenza di un predatore è saper concepire l’altro solo come un oggetto di cui avvantaggiarsi, senza provare empatia.

Concepire questo modo di pensare nei soggetti criminali, e le contromisure per non farlo scattare, è parte della comprensione del linguaggio della violenza che Miller cerca di diffondere tra le persone “normali” coi suoi libri. Non sarebbe male smetterla di blaterare che non bisogna colpevolizzare le vittime, e iniziare a ragionare che ognuno di noi, come potenziale vittima, è tenuto a studiare il linguaggio della violenza per poter “comunicare” con i predatori ed evitare di farsi ammazzare quando potrebbe evitarlo. Anche capire i predatori è empatia, e bisogna svilupparla o non si è tanto meglio di loro.

Nell’ottica di un criminale “di risorse”, che vuole denaro, come ben comprensibile dal testo di Miller, la questione non è “maschio” o “femmina”: non è il pene o la vagina della preda a interessare, è solo la facilità o meno di predare il bersaglio, di norma stimata dall’aspetto aggressivo e dalla mole fisica. Le donne sono più piccole e spesso hanno un aspetto meno aggressivo, ma non bisogna fare l’errore di pensare che sia “l’essere donna” la questione: un predatore abituato a simili azioni punterebbe un maschio di 55 kg con gli occhiali, non una donna di 80 kg di muscoli con la faccia di Zangief (ne conosco una così, sul serio, che frequenta la mia palestra).

Torneremo a parlare di comunicazione della violenza in futuro, ma i testi del sergente Miller, molto in voga tra i poliziotti e tra chi si occupa di sicurezza, sono il genere di cose che fanno salire la bava alla bocca alle femministe “farlocche”, quelle col cervello impermeabile ai fatti reali, che si lanciano in cacce alle streghe in sprezzo dello stato di diritto e hanno la fobia delle colpevolizzazioni.

Il top si raggiunge con il cortocircuito cerebrale che crea connessioni tra “aumento del pericolo corso” e “responsabilità del reato”: no, non c’è rapporto tra le cose, e il colpevole del reato rimane solo il criminale ANCHE se uno ha aumentato le possibilità che il reato avvenisse e fa pace col cervello (non stiamo parlando di incidenti stradali con responsabilità condivisa, qui). Girare da turista con la reflex costosa al collo in un quartiere malfamato non implica alcun diritto altrui a rapinarci, anche se le possibilità aumentano e se succede è normale che ci diano dei coglioni che potevano evitare di farlo: non è difficile da capire.

E dire che proprio nell’accogliere certe teorie, e spingere su quelle senza infilarci stronzate ideologiche, si potrebbe fare moltissimo per la causa femminista contrastando la violenza nella sua totalità…

Ragaze che inciampano da sole

La combo Celentano-Manara ci offre delle ragazze che ovviamente appena fanno due passi di corsa per scappare inciampano nei propri piedi. Giusto per non essere scontati. Come nei migliori anime.

Adrian e gli orrori del presente.

In Adrian è mostrato un futuro distopico dal punto di vista di un vecchietto decrepito (lo ha notato anche Synergo). Tutto ciò che riguarda la tecnologia e infastidisce i vecchi più acidi, come tablet o smartphone, è il “brutto” della distopia. In Adrian il mondo del bene e della bellezza è quello dei vecchi, con gli edifici decrepiti della via Gluck, mentre i nemici sono i giovinastri e le loro tecnologie.

Ma sopratutto i giovinastri e i loro cattivi comportamenti: o tempora, o mores! E così in questo mondo bellissimo incontriamo un gruppo di giovinastri con la cresta, muscolosi, che tirano fuori la lingua come i predoni-maniaci di Hokuto no Ken, e ovviamente bevono e si drogano (in combo: nel secondo episodio sciolgono delle pillole sospette nelle loro birre). Mancavano solo le scimitarre e le asce da leccare: essendo esperti di arti marziali qui si sarebbero dovuti leccare le nocche, ma Celentano ci ha risparmiati…

Il sesso è permesso, perché anche i vecchi lo capiscono come accettabile, ma i pari diritti nei comportamenti no. E infatti nonostante i nostri predoni-maniaci abbiano molestato fin dall’inizio della sequenza le due ragazze, la colpa dell’accaduto per il tentato stupro sarà delle due… e non per il motivo “giusto” (vedremo dopo il comportamento suicida attuato), ma per uno totalmente disconnesso con la vicenda.

Analisi del secondo tentato stupro in Adrian.

Riepiloghiamo la questione.

Nel bar in cui si tiene l’incontro per gli “amici di Adrian” ci sono due ragazze a un tavolino, sobrie, che vengono guardate e riempite di apprezzamenti volgari. Le ragazze hanno davanti a sé delle tazzine, non bottiglie vuote, bicchierini e boccali, eh. Sembrano tazze da caffè. C’è solo un contenitore che sembra avere un cocktail, ma è pieno per metà. E, come detto, loro sembrano perfettamente sobrie (ridacchiano un po’ per l’emozione e basta). Controllate l’episodio.

Ragazze al bar in Adrian

Ragazze al bar: notare le due tazze. Non ci sono bicchierini di vodka vuoti. Non ci sono boccali o bottiglie. E loro si comportano nella scena come se fossero totalmente sobrie.

Gli apprezzamenti molesti dei predoni di Hokuto no Ken diventano sempre maggiori (palpano il culo della brunetta) e le ragazze decidono di lasciare il locale. Nota: questo comportamento è perfettamente corretto e sicuro, e chi ha letto Facing Violence: Preparing for the Unexpected di Rory Miller sa anche che negli USA, per esempio, è obbligo di legge che i cittadini si allontanino da un locale al minimo segno di pericolo (il rimanere in un luogo potenzialmente pericoloso fa decadere il diritto alla legittima difesa).

Il problema è che i predoni seguono le ragazze subito, incollati al loro culo, e queste non se ne accorgono. A questo punto è palese cosa sta accadendo e dovrebbero andare dal proprietario del locale, avvisarlo del problema e chiamare la polizia.

Fino a questo punto, a parte essere incapaci di accorgersi di quattro energumeni a due metri di distanza che le seguono sulle scale, le ragazze si sono comportate in modo esemplare. Una comprensione perfetta del pericolo rappresentato dai luoghi in cui si consumano alcolici: sono sobrie, sono in coppia, si allontanano dal pericolo. Il problema arriva dopo quando dicono, nel vicolo, di aver scelto la strada più breve per fare prima (ma così si sono isolate dalla sicurezza delle vie trafficate). Questo è un comportamento molto pericoloso per chiunque, non solo per una donna.

Ragazze seguite dai tipacci

Chi mai si accorgerebbe di essere seguita?

Se ben quattro energumeni ti hanno appena molestato NON vai in una stradina isolata nemmeno se sei un uomo, pesi 100 kg di muscoli, sei un pugile e hai una pistola carica. Se lo fai stai aumentando il tuo pericolo di venire aggredito. Punto. Queste sono nozioni basilari di sicurezza urbana. E quattro tizi così, palesemente su di giri e che potrebbero lanciarsi addosso di peso con dei coltelli, non li fermi da solo senza essere davvero un personaggio “romanzesco”.

Non è cultura dello stupro: è razionalità e sopravvivenza, e vale per gli uomini quanto per le donne. Qualche chilogrammo di muscoli in più non protegge da un predatore affamato di risorse: rende solo più facile che scelga una preda diversa. Tant’è che nel mondo della giustizia degli USA, come spiegato da Miller, cacciarsi apposta in situazioni che aumentano il proprio rischio comporta la rinuncia di potersi avvalere della legittima difesa.

I cittadini (negli USA, rimaniamo su quest’esempio) hanno l’obbligo di legge di allontanarsi da ogni potenziale pericolo se è appena appena possibile. Non hanno diritto di “scegliere” se farlo o meno. Chi non lo fa e poi viene coinvolto nelle violenze (es. una rissa in un bar) dopo sarà colpevole di ciò che farà per difendersi perché ha deciso di non andarsene quando poteva. In futuro torneremo a parlare del “mito” provincialotto che abbiamo in Italia di cosa sia la legittima difesa negli USA (e non solo). Un autentico incubo legale.

Detto questo, rimane assurda e sessista la frase che pronuncia Adrian dopo aver salvato le fanciulle:

Se aveste bevuto qualche bicchierino in meno forse avreste evitato l’increscioso approccio con quei tipi loschi.

Assurda per diversi motivi.

Se sei a priori contro la colpevolizzazione delle vittime (ovvero credi che “nessun comportamento che incrementa le possibilità che avvenga un reato può essere considerato capace di aumentare le possibilità che avvenga un reato”, perché la razionalità è una cosa per pagliacci) quella frase è oscena per ovvi motivi.

Se sei un essere umano dotato di raziocinio (e quindi pensi che se una cosa aumenta una possibilità, allora la possibilità aumenta) quella frase è ancora più oscena. Perché è una colossale stronzata. Non erano ubriache, non è quello il problema.

Non hanno intrapreso alcun comportamento pericoloso nel bar: sono state encomiabili! E Adrian ha visto tutto, LO SA. L’errore è stato solo scegliere delle stradine secondarie di notte, in cui anche uno col fisico di Zangief sarebbe finito accoltellato e rapinato da una gang di bruti psicopatici come quelli.

Scena dello stupro, a cura di Manara

Lo studio della scena a cura di Manara. Una cosa raffinatissima…

L’episodio cerca di correggere il problema del fatto che palesemente non abbiano bevuto, dando una voce leggermente impastata alle ragazze nel vicolo e facendo dir loro che hanno bevuto troppo (ma noi abbiamo visto che prima stavano bene).

Se anche avessero bevuto un po’, non è quello il problema: camminano dritte, ragionano in modo chiaro e prima hanno preso una decisione lucida. Non hanno seguito i tizi della gang in un luogo appartato perché erano su di giri a causa dello stordimento e sragionavano: sono state aggredite come sarebbe potuto accadere anche a Zangief da sobrio. Punto. L’alcol non c’entra un cazzo!

Che cazzo ha nel cervello Celentano per poter concepire una scena simile, con simili battute illogiche e cariche di sessismo ottuagenario?

Adrian: un personaggio sovrannaturale?

Di questo ha parlato anche Victorlaszlo88 ed è una cosa su cui riflettere. Dopo il concerto, in cui migliaia di persone hanno visto per parecchi minuti Adrian sui maxischermi e sul palco, nessuno riesce a ricordare il suo volto. Tutte le registrazioni fatte falliscono, i dispositivi smettono di funzionare… quindi il suo superpotere è pure selettivo visto che i maxischermi e le telecamere necessari allo spettacolo funzionano, e tutti gli altri vicini no. Ci aspettiamo implicazioni future, se ha un potere cosciente così formidabile.

I due fedelissimi scagnozzi, che a me piace chiamare Agente Smith e Pinotto, pur avendo fissato a lungo e per bene Adrian, non riescono a ricordarlo. Lo hanno anche interrogato chiedendogli dove abita e lui ha risposto indicando la via Gluck, prima di scomparire misteriosamente, ma non riescono a ricordarla.

Adrian ha capacità incredibili che gli permettono anche di combattere come se danzasse, contro gli stupratori col codino. E ricordiamo che nella scena in cui lotta danzando al ritmo della musica, con la maschera della volpe (“zorro”, in spagnolo), la sua ombra affronta i nemici in modo indipendente da lui. Magia autentica.

L'ombra lottatrice della Volpe!

L’ombra lottatrice della Volpe!

Successivamente affronta lo pseudo Zangief/Kratos con uno stile di combattimento diverso degno della serie Street Fighter. Frantuma addirittura il braccio del signore di mezza età, con una mossa di gratuita brutalità (che poteva benissimo evitare di compiere), e scaglia via la signora con un megacazzottone. D’altronde la signora era brutta e cattiva quindi si può menare: ad Adrian piacciono le ragazze belle (e quindi buone, sigh).

Ci sono altri accenni più difficili da decifrare, come quando lui dice di conoscere da quando erano piccole le due anziane signore che abitano vicino a lui. Ma in un altro momento loro due dicono di averlo addestrato, quando c’è la discesa (senza alcun scopo di trama noto, al momento) nel mondo sotterraneo delle fogne.

La stessa via Gluck, infilata in una piccola area circondata dai grattacieli, sembra fermata nel tempo agli anni 1960. Un secolo prima. Non è normale. Deve esserci qualcosa sotto di strano, di fantastico…

Via Gluck, ferma nel tempo nel mezzo di una Milano futuristica.

Adrian: tanto rumore per nulla.

Alla fine questo progettone di spettacolo dal vivo con annesso cartone animato da, si dice, 20-28 milioni di euro come è andato nelle prime due serate? Male. Citando Liberoquotidiano.it:

Aspettando Adrian ha totalizzato 5,997 milioni di telespettatori, con share del 21,9%, mentre Adrian vero e proprio è crollato a 4,544 milioni e 19,1% di share.

La seconda sera lo share di chi guardava l’episodio animato era scesa al 13,3%. Non fa schifo in assoluto, ma lo fa per il progetto e la sua fastidiosa e invasiva campagna pubblicitaria che ci ha rotto le palle a lungo. Con perfino gli spot spaccatimpani sparati con 10 decibel extra rispetto ai programmi. Un concentrato di tutto ciò che bisognava fare per attirare astio gratuito e preconcetti contro una serie che si è rivelata peggio delle aspettative.

Sapete cos’altro si può fare con 20 milioni di euro, rimanendo a tema supereroi? Glass, che in due fine settimana ne ha incassati più di 160. Soldi ben spesi questo Adrian, nevvero?

Adrian: un orrore inatteso?

Un orrore di questo livello sì, era imprevedibile, ma che sarebbe stato un ammasso di banalità, idiozia e deliri narcisisti di Celentano potevamo aspettarcelo. D’altronde c’è un celebre precedente, anche se rispetto a questa serie ci può sembrare un capolavoro (e dato il tempo passato, perfino un piccolo classico), ovvero Joan Lui.

Liberoquotidiano.it, tra un articolo in cui collega nel titolo il calo del fatturato delle aziende con l’aumento degli omosessuali e gli altri deliri random per cui abbiamo imparato ad amarlo, fa qualcosa di utile proponendoci dei commenti a Joan Lui estratti da alcuni dizionari del cinema:

Baldini e Castoldi: «Celentano mette in scena il proprio delirio di onnipotenza. Il film, con assoluta mancanza di ogni misura e pudore, riesce solo a elencare, banalmente, i peggiori luoghi comuni del qualunquismo».

Newton Compton: «Delirante apologo sui mille mali della società. Ma per fortuna arriva Joan Lui, nei panni del nuovo redentore ad aprire gli occhi e i cuori della gente. Frutto della megalomania del cantante attore. E Celentano dimostra come i tempi per dar vita in tv allo scandaloso “Fantastico” fossero ormai maturi».

Insomma, potevamo aspettarcelo.
Eppure l’Orrore sa essere sempre, comunque, inatteso.

Se solo avessimo bevuto qualche bicchierino di ottimismo in meno, non ci saremmo fatti cogliere impreparati…

Buona visione, se troverete il coraggio per proseguire… e tenete affilata la vostra mente, contro perbenismi e teorie di comportamento suicide. ;-)

 

17 comments

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    • Frostbite on 28 Gennaio 2019 at 14:10

    Premesso che Adrian (ancora?) non l’ho visto, mentre leggevo l’articolo ho avuto un vago deja-vu. Poi ho capito cosa stava riaffiorando nella memoria: Lui. Oddio, non proprio la stessa cosa, ma credo sia evidente l’analogia fra le due fantasie ormonali – una di un giovane, l’altra del Celentano “rinfanciullito” che tutti possiamo vedere (in bagno).

    (Che poi, il libro citato è fra quelli scampati meglio al crollo del baby-boom editoriale: cercare su Google per credere)

    Okay no, magari farò un commento sensato più avanti – dopo essermi visto anche il video di Synergo. Aggiungo una postilla: nella prima immagine dei crediti, questi recitano “soggetto, bibbia letteraria e sceneggiature di Adriano Celentano”. E sotto il “Celentano-disegno” guarda il foglio con una faccia “ma che cazzo stai dicendo”.

    • LG Montoya on 28 Gennaio 2019 at 14:47

    Eheh, la storia è fatta così: prima si ritiene impossibile il realizzarsi di uno specifico evento, poi quando accade salta fuori che non solo era prevedibile, ma era addirittura inevitabile.
    Grazie mille Duca per aver estratto dei contenuti interessanti da quello che rischia seriamente di diventare il masterpiece del trash cinematografico italiano (l’infinita cornice di Frassica vestito da frate è la ciliegina sulla torta).
    Sulla scena del concerto ho avuto l’impressione che la nazionalità dello studio d’animazione (noto peraltro per aver tirato fuori quei capolavori al negativo che sono i musical sul Titanic) abbia avuto un certo impatto: il frontman della band del concetto di capodanno è conciato in modo molto simile agli omologhi dei gruppi pop coreani (basta cercare un qualunque video degli N-Train, di Moon HeeJun, o dei Janus per comprendere).
    Una piccola osservazione sui musicisti dello stesso concerto: un musicista bravo sul serio è in grado di seguire e di accompagnare bene una canzone mai ascoltata prima. Certo, finché si è da soli è abbastanza possibile, già se si è una piccola orchestra diventa estremamente complicato. Da musicista non l’ho trovato implausibile in senso assoluto. Lo è in questo caso perché stiamo parlando dei Negroamaro e non dell’Arkestra di Sun Ra, di Mingus o di Yundi Li, e dubito fortemente che riescano a fare un’operazione simile.

  1. @LG Montoya
    Il pre-spettacolo con Frassica sempre più demoralizzato e stanco si può visualizzare così: Frassica chiuso nello sgabuzzino, tipo Il Sesto Senso, che mormora “Yo no quiero morir”. :-)

    Anche le coriste che si inseriscono nel modo giusto senza avere idea di cosa stia per cantare Adrian sono ok? E la musica che sottolinea i loro gesti (o viceversa), senza che né loro né i musicisti possano sapere che l’altro voglia fare qualcosa che l’altro deve sottolineare?

    @Frostbite
    Non avevo proprio pensato a Bryan, mi era sfuggito per l’Orrore. Eppure era la più famosa fantasia adolescenziale dei bei vecchi tempi…
    Ottimo collegamento!

    • VonFrundsberg on 28 Gennaio 2019 at 15:18

    Mi aspettavo un articolo sulle beghe editoriali riguardanti l’ennesima traduzione del Signore degli Anelli; un articolo su quella cafonata di Adrian non me lo aspettavo proprio.

    Ad ogni modo davvero un ottimo articolo e interessantissima anche la digressione su violenza e “predatori”, un ottimo spunto di approfondimento.

  2. @VonFrundsberg
    Sono tentato di leggere Il Signore degli Anelli nella nuova traduzione. Anzi, sono quasi sicuro di farlo, a mano a mano che escono i libri.

    Non rileggo Il Signore degli Anelli dal 2007. L’ho letto per ben 7 volte (1995, 1997, 2000, 2002, 2004, 2006, 2007), e a partire dalla lettura del 2000 sempre con maggior disagio perché notavo un po’ alla volta i grossi problemi dell’opera che mi aveva avvicinato in modo definitivo al fantasy (Brooks con la serie di Shannara era stato solo un inizio poco convincente: la svolta la feci con Tolkien, perché era un più vicino al tipo di fantasy da D&D/videogioco, e poi con Howard).

    Ovviamente, come pure i miei amici delle medie, nel 1995, avevo trovato Tom Bombadil intollerabile e tutto l’inizio col compleanno una roba lentissima… se ricordo bene tra noi dicevamo che il libro diventava DAVVERO interessante con Moria (e per me Moria rimane la parte che più ha colpito la mia immaginazione: miniere, sottosuolo ecc. sono il mio fetish fin dalle elementari).

    Dal 2000 (reduce del Ciclo della Legione di Turtledove e parecchi altri fantasy) però avevo iniziato a notare anche altro, che ridimensionava l’opera nonostante l’amore iniziale. Fino al punto che quella del 2007 è stata l’ultima rilettura prima di abbandonarlo.

    Non credo che siano così tanti i fan di Tolkien che “ommioddiononosatecriticareilmaestro” che lo abbiano letto così tante volte quanto me. :-)

    • AlekJub on 28 Gennaio 2019 at 15:47

    Credetemi ne ho visto 20 minuti e poi non sono riuscito ad andare oltre, tra schifo, tristezza, amarezza e quasi pietà per Manara e gli altri autori citati nella realizzazione di questo delirio di stupidità, anche per Celentano medesimo che è estraniato completamente dalla realtà a questo punto
    Mi ero anche chiesto se nessuno le avesse visto prima della messa in onda, questi autori e gli aiuto sceneggiatori della scuola Holden non lo hanno visionato? Nessuno lo ha fatto e si è reso conto che a fronte delle promesse e spot pubblicitari, che a fronte del tempo e dei soldi spesi era un immane cazzata?
    Ci fosse qualcosa da salvare li in mezzo davvero non lo trovo, o giusto qualche tavola di Manara, ma poi non è nemmeno una animazione sto Adrian, è roba scadente davvero e l’unica cosa che un po consola dall’amarezza, non troppo ma un poco si, è che gli spettatori se ne siano resi conto.
    Fermo a 40 anni fa e con punte allarmanti di totale ignoranza, storia stupida sempre se vogliamo chiamarla storia, dialoghi etc etc … va be dai non è nemmeno giudicabile nemmeno sta roba quasi.
    Sei fin troppo buono Duca a definirlo adolescenziale, è una ammuffita ignoranza canuta e bambinesca, “rinfanciullito” bel termine e giusto, cioè negli anni adolescenziali nostri ok si erano parecchi anni fa e proprio i tempi di Manara e Manara girava, ma anche in albi fatti con Pratt da solo non ha mai fatto grandi storie, ma oltre a Manara e sopratutto giravano ben altre graphic novel, e libri e si anche serie animate degne di un oscar se paragonate ad Adrian.
    Cavolo va be basta, chiedo perdono per la lunghezza ma l’amarezza e la tristezza che viene da queste vicende, 20 milioni e anni di lavoro, e lo sbandieravano come se fosse stato un pregio, ma porc…..
    “… ovvero stimola una forma di empatia particolare in cui si prova talmente tanto imbarazzo per l’autore da stare male noi stessi.”
    da quotare in toto questa tra tante altre tue frasi giuste nell’articolo.

    • VonFrundsberg on 28 Gennaio 2019 at 16:22

    @Duca
    Le mie letture sono ferme a 5 della versione classica della Bompiani (presa quando ero in prima media come tentativo di capirci qualcosa in quel pastrocchio del film di Bakshi) più una della nuova traduzione della Società Tolkieniana Italiana. Il fatto che sia in cantiere una nuova traduzione e che siano partite le consuete polemiche (con tanto di Wu Minghia a rimorchio) tipiche del panorama editoriale italiano mi ha effettivamente stupito, dato che non pensavo ce ne fosse effettivamente bisogno.
    Per il resto, benchè apprezzi il libro per quello che è, anche io non lo ritengo affatto esente da critiche, nonostante abbia notato come sia diventato oramai difficile provare a farne senza finire assalito da orde di Giannizzeri dell’ultimo minuto.

    Tornando in tema Adrian, mi sono dimenticato di ringraziarti per le due bellissime canzoni linkate (sto ascoltando Adriano Celentano in loop da almeno un quarto d’ora), delle vere e proprie chicche ;)

  3. @ VonFrundsberg
    Aiuanciunò!
    Aiuanciunò!

    :-D

    • Norast on 28 Gennaio 2019 at 16:39

    Ammetto di non averlo visto di e di essermi goduto solo le varie recensioni su internet, ma devo dire che è tutto come me l’ero immaginato e perfino un po’ peggio.
    Oltre a Joan Lui il riferimento che mi viene in mente è lo spettacolo che Celentano aveva fatto qualche anno fa in rai, anche se non mi ricordo il titolo, comunque anche quello una sequenza di luoghi comuni vecchi e stantii, e ribellione giovanilea cose che nel frattempo erano diventate di uso comune.
    Un esempio di questo è la canzone che Adrian canta (anche lì non ho capito una cosa: il frontman di un gruppo che a metà dello spettacolo molla tutto, dà chitarra e microfono a un tizio a caso del pubblico e se ne fa a imboscarsi con due tizie?) una ribellione contro i palazzoni che però non solo non fornisce soluzioni alternative, ma che proprio non tiene conto della realtà della situazione.
    Un’animazione scadente, un concetto del rapporto tra i sessi che sarebbe adatto a un tredicenne affamato (forse) e una visione del mondo ferma a degli anni sessanta di provincia.

    • Lando Lapalissian on 28 Gennaio 2019 at 19:08

    Fare buona animazione 2D (anche se in Adrian siamo nel campo del 2.5D con una base 3D che “aiuta” fortemente il 2D) è dannatamente difficile. Meno difficile che 30-40 anni fa, grazie appunto al digitale, ma difficile. Eppure nel ’94 l’OAV Darkside Blues dello studio J.C. Staff (quelli che poi lavoreranno a opere seminali come Utena) presentava uno dei migliori esempi di animazione adattata alla musica: in una famosa scena un vecchio cantante si esibisce, perfettamente sincronizzato con l’audio. L’anime è ricordato più per questi dettagli che per la storia, di per sé non memorabile (ma è simpatico il fatto che anche lì abbiamo una distopia e un angolo di mondo “libero” separato dal resto, come in Adrian. Coincidenze inquietanti! Eppure in Darkside Blues la distopia è ben più tangibile e pericolosa). Venticinque anni dopo non riescono a sincronizzare la chitarra di Celentano con la musica, nello spezzone del concerto (quello di “I want to know” per intenderci). Con un budget (suppongo) molto maggiore dell’OAV in questione. Ottimo.

    • LG Montoya on 28 Gennaio 2019 at 22:57

    @Duca
    Alcune parti riconosco che sono improbabili. Quella delle coriste soprattutto: fosse stato un solo cantante, magari un vocalist il cui ruolo era di fare il controcanto, sarebbe stato ok, ma qua sono più di tre, tutte sincronizzate, che cantano le stesse parole e in perfetto unisono; implausibile. Notare come siano fatti vedere gli archi che suonano, mentre dall’audio non ne giunge notizia. I loro interventi successivi sono semplicemente delle “svirgolate” inserite alla fine di una frase: abbastanza inutili e facili, quindi perfettamente fattibile (stesse considerazioni di prima: fosse stato un singolo violinista ok, in gruppo è follia). La transizione ab abrupto a metà della canzone è una porcheria, sembra che abbiano giustapposto due tracce diverse troncando la prima senza attenzione, piuttosto che un pezzo con una discontinuità, e così com’è è impossibile da fare al volo. Quando lo ascoltai su youtube per la prima volta pensai che il video fosse finito e fosse partito quello successivo. La parte successiva secondo me è possibile da raggiungere: la chitarra è comunque suonata da Adrian (che ha veramente poteri mistici, visto che riesce a trasformare una chitarra acustica in una elettrica a metà di un pezzo e senza cambiarne la forma) ed è comunque quella che fornisce gli accordi (importante) e la maggior parte dei suoni. Per quanto riguarda la batteria che si aggiunge: come struttura ritmica è piuttosto semplice, sia a livello pratico che come concetto, però al batterista sarebbe servito almeno un giro della chitarra di Celentano per capire come intervenire, quindi anche qua la fattibilità sulla carta è ostacolato dal modo con cui ci si arriva.
    Il farfugliamento finale, che chiamarlo coda mi sembra un offesa per la struttura musicale, mi sembra piuttosto “jazz” (non me ne vogliano i jazzisti) come concetto: assolo dei solisti che si passano il testimone, con il resto della band che pensa ad accompagnare con un giro di accordi e una ritmica ripetitiva. Forse sono il tipo di cose che bisognerebbe provare almeno una volta, ma non è inconcepibile. Mi lascia più perplesso la presenza di un trombone ad un concerto di una boyband coreana di cover dei Negroamaro.
    In ogni caso:
    – Questo tipo di perizia musicale me lo aspetto dalla big band di Duke Ellington, non dai Negroamaro, con tutto il rispetto, quindi la scena in sé comunque non sta in piedi
    -la scena è oscena per n ragioni distinte; quelle musicali, che ci sono (tipo la corista o il troncamento a metà), sono solo le minori

    A proposito di fantasie adolescenziali, suggerisco di ricordare “Il libro del destino” di Elisa Rosso: meno trash di Bryan di Boscoporno ma comunque le coordinate stilistiche sono le stesse dell’opera del Ghirardi e di quella di Adrian.

    Per finire con una riflessione finale seria su Adrian: secondo me è l’equivalente nel mondo reale di “Medical Dimension” di Boris 3, ovvero un progetto presentato come innovativo, celebrato anzitempo, nato solo con lo scopo di fallire per dimostrare a tutti i produttori che una nuova televisione non è possibile, che gli italiani bocciano il cambiamento, che vogliono solo i prodotti della tradizione già ampiamente collaudati. Mi rendo conto che da oggi chiunque vorrà presentare un progetto innovativo per l’animazione italiana dovrà affrontare l’osservazione: “Non c’è riuscito Celentano a cambiare le cose malgrado la sua influenza, i collaboratori di spicco e palate di milioni di budget, perché dovremmo fidarci di te che non sei nessuno?”; per me Adrian è un vero disastro, non uno dei tanti prodotti a bassa qualità che affollano la televisione italiana

    • LG Montoya on 28 Gennaio 2019 at 23:08

    Comunque il nome del main villain me lo dovrò rivendere in qualche campagna di d&d demenziale. ‘Ndranghestein è un nome veramente sublime per un cattivo in un’opera umoristica, neanche a pensarci mi sarebbe venuta in mente un’idea così elevata.

  4. Per finire con una riflessione finale seria su Adrian: secondo me è l’equivalente nel mondo reale di “Medical Dimension” di Boris 3, ovvero un progetto presentato come innovativo, celebrato anzitempo, nato solo con lo scopo di fallire per dimostrare a tutti i produttori che una nuova televisione non è possibile, che gli italiani bocciano il cambiamento, che vogliono solo i prodotti della tradizione già ampiamente collaudati.

    Ahahah sì!
    È quello che dicevo oggi su FB: secondo me Celentano, che odia il progresso e vive nel passato, ha fatto questa roba col cartone in CG ecc. solo per vederlo fallire e dire “Visto? Avevo ragione io, questo schifo non lo vuole nessuno.” :-D

    • Frostbite on 29 Gennaio 2019 at 01:59

    Vista la seconda puntata (per vie traverse) e visto il video di Synergo. Commento più serio.

    La scena del tentato stupro. Tutta questa scena è chiaramente un pretesto per mostrare le sue capacità sovrannaturali e, in genere, la sua figaggine. Nonché la bacchettata finale. Già, peccato che in tutto Adrian abbia tenuto un comportamento “criminoso” al pari delle quattro punkabbestie.
    Mi spiego. Lui non è Spiderman o Paperinik, che intervengono dai tetti quando sentono la vittima gridare: era già presente al locale, ha visto i quattro punk drogarsi e ha assistito alle molestie (e a molte altre cose). Come si può vedere anche da un’immagine dell’articolo, li ha visti soprattutto che si alzavano per pedinare le ragazze, e a quel punto la loro intenzione era chiara. Dalla sua comparsa “al momento del bisogno” nel vicolo si deduce che li abbia pedinati per tutto il tempo.
    Il problema è che avrebbe dovuto agire ben prima: la cosa più giusta – anzi, la cosa più logica – sarebbe stata avvisare le ragazze che erano pedinate, oppure intimare ai quattro punk di fermarsi. Invece ha aspettato che venissero aggredite, e solo allora è intervenuto per picchiare i punk a ritmo ternario. Certo ha evitato lo stupro, ma per mettere su questa baracca ha lasciato che le ragazze venissero sbattute a terra, i vestitie le mutandine strappati via, e assistessero al pestaggio in stato di shock.

    Non esattamente un eroe, ecco.

    Una riflessione in ultimo. Come scrivi nell’articolo, «questa è una roba da ragazzino con gli ormoni impazziti, ma ancorato nella visione del mondo antiquata di un anziano». Ragionamento simile l’aveva fatto Synergo, «animazione geriatrica visionaria». Mi chiedo piuttosto gli sceneggiatori, o quantomeno le teste di Mediaset, a chi vogliano indirizzare quest’opera. A quale pubbico. Agli anziani? Forse un pregiudizio, non credo molti anziani guardino i cartoni animati – tantomeno quelli con i supereroi che salvano damigelle. Ai giovani? L’impronta ormonale è quella, ma quanti accetteranno una sceneggiatura che condanna perfino gli orologi non fatti a mano?

    Chiedo scusa per la prolissità del commento.

    • SPQI on 3 Febbraio 2019 at 13:16

    Ma sono io a essere maliziosa o hanno aggiunto la scena del tentato stupro per far indignare il pubblico come mossa per rendere meno noiosa la faccenda?
    O è una cosa troppo furba per gli sceneggiatori?

  5. @SPQI
    Chi lo sa? Forse sì. Non è possibile giudicare le intenzioni.
    Se è vero ciò che ha detto Manara sui suoi bozzetti, che dice gli siano stati commissionati nel 2009, l’idea era pronta da anni. Quando ancora era percepita in modo infinitamente meno negativa di oggi: e lo stupro è uno classici motivi erotici di Manara, per cui è normale abbia fornito qualcosa a tema (“Signor Manara, ci parli degli insetti albini e ciechi che vivono nella caverne più profonde.” – “Sì, maestra! Ecco, gli insetti albini si stuprano tra loro” ecc.)

    • SPQI on 3 Febbraio 2019 at 13:37

    Per citare Sasuke con la voce di LittleKuribo:

    Soooo cliche

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