Archivio per la Categoria 'Viva la Monarchia'

  1. Messaggio di fine anno 2012 by Il Duca di Baionette
  2. Sciabolamento spumante - Ada Lovelace Day 2012 by Il Duca di Baionette
  3. Considerazioni sulla Guerra in Libia by Il Duca di Baionette
  4. Festa della Repubblica by Il Duca di Baionette
  5. I Coniglietti del Venerdì (26) by Il Duca di Baionette

Messaggio di fine anno 2012

Scritto da il 01 gen 2013 | Categorie: Viva la Monarchia

Riporto il tradizionale messaggio di fine anno di Sua Altezza Reale il Principe Amedeo, Duca di Savoia, Capo della Famiglia Reale Italiana. Il testo è stato fatto rimbalzare anche sul sito dell’Unione Monarchica Italiana, da cui l’ho copiato.

Italiani!
il mio pensiero augurale, in occasione del Santo Natale appena trascorso, al volgere del 2012 e al sorgere del 2013, va a tutti Voi, in Patria e nel mondo ma soprattutto a coloro che di più soffrono di una crisi economica e sociale particolarmente grave.
Non mi stancherò mai di ripetere, però, che condizione essenziale perché si possa condurre una azione di governo valida ed efficace, tesa alla tutela dei più deboli e dei più indifesi, è la restaurazione dello Stato, il ripristino di una autorità garante dell’uguaglianza dei cittadini e del rispetto dei legittimi interessi dei singoli e delle categorie.
Proprio a questo proposito, desidero ricordare che, nell’anno che viene, celebreremo il trentesimo anniversario della scomparsa di Umberto II, che -mantenendosi sempre al di sopra delle parti- seppe essere un grande Re, al Quirinale come nel lungo, iniquo esilio di Cascais.
Celebreremo anche i duecento anni dalla nascita di uno delle figure più straordinarie del nostro Risorgimento, Giuseppe Verdi, prima Deputato e poi Senatore del Regno, la cui opera immortale è e sarà per sempre testimone della cultura italiana nel mondo intero.
Saldamente ancorati al nostro passato, riaffermiamo, tutti insieme, al di là delle inevitabili ed auspicabili differenze di opinioni, il fermo proposito di batterci per un futuro migliore, per noi e per le nostre famiglie.
Io e mio figlio Aimone, secondo la tradizione millenaria della mia Casa, saremo sempre al servizio dell’Italia e degli Italiani.
Buon anno!

Amedeo di Savoia
Castiglion Fibocchi, 31 dicembre 2012

Principe_Amedeo_di_Savoia aimone_duca_puglia

A sinistra: Sua Altezza Reale il Principe Amedeo di Savoia, Capo di Casa Savoia, Duca di Savoia, imprenditore agricolo, appassionato di botanica e presidente (su richiesta del governo) del comitato per la gestione della Riserva Naturale Statale Isola di Vivara.
A destra: Sua Altezza Reale il Principe Ereditario d’Italia Aimone, Duca delle Puglie e sesto Duca d’Aosta, Amministratore Delegato di Pirelli Tyre Nordic e prima ancora per anni Direttore Generale di Pirelli per la Russia e i paesi ex-sovietici.

Entrambi rispettabili imprenditori su cui mai si sentono scandali, tanto che molti italiani neppure sanno delle loro esistenza perché i giornalisti non trovano niente da dire. Forse gli italiani hanno sentito parlare di Amedeo quando Vittorio Emanuele, con una cafoneria e mancanza di dignità che offese l’aristocrazia tutta, lo prese a pugni nel 2004 senza apparente motivo (a parte una naturale predisposizione a delinquere, come commentò la magistratura italiana due anni dopo, proprio la stessa espressione usata nel 2012 con Berlusconi, e forse l’essere stato un po’ sbronzo), di fronte e moltissimi testimoni, durante la festa di nozze per gli eredi al trono spagnolo.

vittorio_emanuele_savoia emanuele-filiberto-sanremo

Ora confrontateli con i pretendenti al trono (foto sopra) che millantano, in violazione delle leggi della loro stessa famiglia, il diritto a comandare Casa Savoia: Vittorio Emanuele e suo figlio Emanuele Filiberto, il primo con la faccia che lombrosianamente fa sfoggio di un’invidiabile collezione di tare genetiche e il secondo che si esibiva come un pagliaccio in televisione pur di aver qualche minuto extra di celebrità spicciola e due monetine, nemmeno fosse un partecipante del Grande Fratello, il tutto con contorno di scandali a base di accuse contro la Repubblica Italiana (chiedevano i danni e di farsi restituire i palazzi) e accuse varie (un omicidio nel 1978 contornato di berlusconiano disprezzo per la legge, gioco d’azzardo e prostitute nel 2006, medicinali fasulli venduti per il Terzo Mondo ecc…).

Da un parte lavoratori di successo che, in silenzio e senza lanciare accuse, portano avanti la causa della monarchia come ideale di unità nazionale, nella remota possibilità che un giorno gli italiani affrontino una crisi istituzionale senza sbocchi, un degrado politico così grave da poter avere ancora bisogno di un Re. Ovvero un “presidente davvero super partes”. Nel frattempo lavorano, stanno in disparte e attendono il tolkeniano Ritorno del Re.
Amedeo negli anni ’90, durante la crisi della prima Repubblica, rifiutò anche candidature politiche importanti (e quindi soldi, prestigio, possibilità di presentarsi come una sorta di Prodi per incollare più partiti) pur di mantenersi super partes.

Nel 1997 rifiutò perfino la candidatura a sindaco di Torino per il Polo delle Libertà, dopo aver rifiutato offerte simili del Partito Democratico Socialista Italiano nel 1992, e preferì occuparsi di un movimento monarchico trasversale ai partiti. Perché un Re è tale solo se è il Re di tutti, non è un capo di partito.

Dall’altra parte un criminale semianalfabeta e il suo canterino figlioletto che fanno apparire la monarchia come una pagliacciata, cercano sempre l’attenzione dei giornalisti e tra insulti, accuse, sparate contro la Repubblica (sì, proprio il ruolo di chi dovrebbe unire tutti gli italiani, eh?), si comportano in un modo che imbarazzerebbe perfino Silvio Berlusconi.

Con Vittorio Emanuele come candidato al trono nessuno potrebbe essere monarchico, senza una predisposizione genetica al grufolamento e al grugnito.

 

Sciabolamento spumante – Ada Lovelace Day 2012

Scritto da il 17 ott 2012 | Categorie: Bizzarro, Vita del Duca, Viva la Monarchia

Per il quarto anno consecutivo ricorre l’Ada Lovelace Day. Questa volta il 16 ottobre invece che a marzo (2010) o il 7 ottobre (2011). Maggiori informazioni presso il sito ufficiale Finding Ada. Come due anni fa e l’anno scorso, anche questa volta, seppure in ritardo di un giorno per i troppi impegni, voglio dedicare la giornata alla nostra Dea, Gamberetta Hime-sama:

Oggi è l’Ada Lovelace Day, giornata dedicata alla segnalazione di donne che offrano un modello positivo (di successo) nell’ambito della tecnologia e delle scienze. L’idea di fondo è che le donne abbiano più bisogno di modelli degli uomini e quindi i blogger dovrebbero indicare al pubblico modelli di riferimento femminili. Fa molto riserva indiana o individua l’ultimo rinoceronte verde del continente, ma è un’iniziativa carina lo stesso perché coinvolge l’eccezionale Ada Lovelace, personaggio noto e apprezzato da qualsiasi amante dello Steampunk che si rispetti (e dagli informatici).
Tornerò a parlare di lei quando parlerò del romanzo The Difference Engine.

Io ce l’ho un modello di riferimento da dare alle ragazze, anzi a tutti, ma non è un modello nella ricerca scientifica o nell’informatica. È Gamberetta: un modello di serietà, di impegno coerente verso la scrittura, di amore per il fantastico, di modo di concepire il lettore e di sopportazione delle aggressioni quotidiane pur di non sacrificare la propria onestà intellettuale e servire il pubblico sempre più sbeffeggiato da scrittori incompetenti e da editori in malafede.

Torna presto, ti aspettiamo.

(24 Marzo 2010, 51 giorni dopo la scomparsa)

Il “torna presto, ti aspettiamo” credo che sia di nuovo valido, viste le prolungate assenze per mancanza di tempo da dedicare al blog. Ma la Dea è perfetta e quindi se questo è il suo agire allora è anche l’agire migliore possibile.

L’anno scorso anche Bradipo Stanco di Lega Nerd ha dedicato l’Ada Lovelace Day a Gamberetta, pubblicando un’intervista. Un esempio da seguire, per chi vuole, quest’anno. Anche in ritardo di qualche giorno, se vi va: è sempre un giorno adatto per adorare la nostra Dea (e scolare bottiglie di spumante rosé).

Per festeggiare la nostra Hime-sama le ho dedicato un altro video di sciabolamento dello spumante, sul modello di quello per il quinto anniversario. L’uniforme è quasi completata, devo sistemare un attimo meglio i gradi sul colletto (hanno bisogno del velcro fino al bordo per rimanere bene attaccati alla stoffa che si piega) e provare a collocare diversamente gli aiguillette, e c’è un nuovo altarino per la Sua adorazione. Con tanto di bandiera d’Italia, perché Lei apprezza un po’ di sano patriottismo. Spazi un pochino più angusti per muovere la sciabola (all’estrazione il rischio era sempre di grattare il mulo), ma fa niente, sono soddisfatto.

Nota sulla sicurezza ▼

Ovviamente, per l’adorazione di Gamberetta in quanto Hime-sama, ho di nuovo impiegato l’effige da principessina rosa (Estelle di Tales of Vesperia) al posto del sergente Nida Schuetlich (il Suo avatar da un paio di anni). Questa volta l’ho messa in un’elegante cornice d’argento con decorazioni floreali. Comunque non sono particolarmente soddisfatto della resa con Estelle, che è adatta o molto adatta solo in poche immagini (nei video in stile anime e in alcune fan art).
Ci vorrebbe una via di mezzo, con l’espressione seria di Nida e i capelli di Estelle. Vabbè, fa niente, bisogna arrangiarsi con quello che si ha. Alla fin fine a Lei tocca accontentarsi di avere per fan un otaku ciccione che Le dedica video di sciabolamenti, per cui poteva andarmi peggio come compromessi artistici. Ovviamente anche Estelle di Tales of Vesperia è autorizzata a sentirsi offesa dalla mia esistenza.

Notate il nuovo altarino mobile, con due livelli, drappeggiato ancora con la bandiera da guerra della Kaiserliche Marine. Le candele rosse nei candelabri d’argento. I gamberetti per l’eucarestia in una graziosa ciotolina bianca con decorazioni blu. Il calice decorato, degli anni ’50, acquistato presso un negozio di antiquariato vekkiume in Emilia-Romagna. È vero, ormai non è più considerato il bicchiere più adatto, ma se ricordate al tempo di Napoleone (e fino a pochi anni fa) era di moda bere lo champagne nel calice ampio, la “coppa classica” di un tempo quando era ancora dolce come un Asti Docg (esiste ancora la coppa Asti, infatti), invece che nel flûte moderno. Per me il semplice fascino del calice ampio (anche quando non è quello vero, questo si restringe un po’ in cima) batte, come godimento personale, la capacità del flûte di farci ammirare le meraviglie di un perlage dalle bollicinie fini, numerose e persistenti. Un po’ come sarebbe diverso bere un grande assenzio di qualità da un calice che riproduca le fattezze di quelli storici da museo, piuttosto che da un calice diverso creato con una ottimizzazione al millimetro delle dimensioni.

Meraviglie del perlage che tanto con lo spumante che ho sciabolato non avrei potuto godere. Abbastanza fini, scarse ed evanescenti è il parere che mi sono fatto di quelle bollicine. Ma forse per lo “scarse” e l’evanescenza è colpa del bicchiere: ho usato anche un calice da degustazione per ulteriore verifica, ma comunque non era un flûte. Di sicuro posso dire che poco dopo averlo versato ogni traccia di bollicine era sparita e lo spumante aveva l’aspetto di un vino rosato fermo, per cui di sicuro sono bollicine evanescenti. In bocca però si sentivano abbastanza, era sparito solo l’effetto visivo.

Sul sapore non mi pronuncio, non ho ancora le competenze per dire qualcosa di intelligente: bere si fa bere, non mi dispiace affatto, anzi, ma è molto distante dal pungente pizzicore di uno spumante di qualità. Forse col telescopio potrei vedere i Metodo Classico che fanno “ciao ciao” da Marte. La sensazione è quella di uno spumante “da tavola”, se mi si passa la definizione, insomma uno spumante da bere coi pasti ogni settimana (come il prezzo suggerisce). Lo spumante (o anche i Prosecco o i Franciacorta) va bevuto di più, non è un vino solo per le feste. Pasteggiare a bollicine è una pratica che dovrebbe diffondersi molto di più, a mio parere, perché oltre ai dolci lo spumante Brut può accompagnare l’agnello al forno oppure antipasti di parmigiano e prosciutto crudo. Senza parlare di tutto il pesce a cui si abbina divinamente, cotto e crudo: lo spumante è perfetto per esaltare i sapori del mare.
Anche se, come anticipato, non so ancora nemmeno capire la differenza tra il Cuvée Imperiale Brut di Berlucchi e il Gancia da 5 euro (a parte che il primo è più frizzante… però, anche se non capisco una mazza, di Berlucchi mi tentano il ’61 e il Max Rosé e il prima possibile li voglio provare).

D’altronde da un rosè così economico, spumante industriale Pinot di Pinot Gancia, non si può pretendere la qualità di un Franciacorta da 15 o 20 euro (mica parlo di chissà quali prezzi). Anzi, per quel che costano i Pinot di Pinot Gancia (4,90-5,50 euro il brut, 4,90-6,25 euro il rosé, escluse offerte), mi sono stupito (essendo io ignorante) che fossero bevibili e fatti col metodo Martinotti invece che iniettando/addizionando la CO2 stile bottiglione di Cola (risultati indecenti).
D’altronde Gancia, a pensarci meglio, è comunque un nome di una certa importanza e produce la maggior parte degli spumanti consumati dagli italiani: porcate grosse non penso che possa o che voglia mai farne, nemmeno sui prodotti più a buon mercato. È stato pure, senza contare i primordi spumanteschi negli anni 1860, tra i fondatori dell’Istituto Italiano Spumante Classico nel 1975, sotto la guida del Duca Antonio Denari. Poi, vabbè, come ho già detto non ho le competenze per parlare in modo adeguato di queste cose. Se ho detto cazzate, lo accetto: sto ancora studiando… e poi avete visto come sono ridotto?

Unico lamentela che mi sento di fare riguarda la sciampagnotta: a parte la rottura non perfetta del cercine, ma quella credo che sia colpa mia, la bottiglia presenta una concavità alla base troppo modesta, profonda appena la metà di quella di altri spumanti, per cui non è possibile tenerla agevolmente in mano con la posizione classica del pollice infilato nella base e le altre dita lungo il corpo. DoverLe servire lo spumante con una presa inelegante mi ha turbato profondamente.

Comunque non preoccupatevi per la mia sanità mental-degustativa: in un bicchiere più tecnicamente consono, un tulipano piccolo, il giorno dopo mi sono fatto due dita del mio amato Goccio di Sole (fatto solo con uve di Moscato di Scanzo appassite, un vino da meditazione da 60 euro a “bottiglia” che li vale tutti). Ma se trovassi un bicchiere storico per quel tipo di vino, anche poco consono come forma, cederei al lato VekkiumOscuro. ^_^

Per chi invece dubita della mia sanità mentale, a parte poter mostrare un documento che la attesti (non è sospetto che proprio chi si vanta d’essere sano abbia tanto timore di farlo certificare da un medico?), posso fare ben di più. Pensate che sia uno squinternato che gira sempre conciato in uniformi bislacche? Beh, potete pure ricredervi: di norma indosso normalissimi abiti civili.

E che questo tappi la bocca alle malelingue!

 

Considerazioni sulla Guerra in Libia

Scritto da il 23 ago 2011 | Categorie: Aeronautica e aerei, Storia Militare, Vita del Duca, Viva la Monarchia

Parlo spesso di vecchiume Ottocentesco, lo adoro, praticamente sono un rigattiere della narrativa, ed evito il più possibile riferimenti successivi alla Seconda Guerra Mondiale, tranne per parlare della storia nascosta dietro la sparizione delle fatine dall’Europa. Unito al pickelhaube in testa (insomma, non è nemmeno il copricapo della mia nazione!) e al tema kitsch del sito, credo che tutto questo dia l’idea che io sia estraniato dal mondo reale.

Non è così.
So benissimo che non siamo più nell’Ottocento, che quest’anno è l’11 e che siamo in un altro secolo. So benissimo che il presidente degli Stati Uniti non è più Theodore Roosevelt e che Federico III è morto da un pezzo, come la Regina Vittoria. Come so che la Guerra Russo-Giapponese del 1904-1905 è ormai storia passata, quasi insignificante per la vita di noi moderni. Ci sono altri conflitti ora, altre crisi.
Non è che non sappia cosa succeda, è solo che questo non è un blog di attualità. Se volessi fare due chiacchiere di cose attuali, non so, dell’attuale situazione nell’Africa del Nord, potrei chiedere: “Come va la guerra in Libia?”.
Ok, un argomento vale l’altro: parliamo della guerra in Libia.

Il mio parere è che prenderemo a calci in culo i Turchi.
Gli Ottomani sono troppo pochi e troppo deboli per tenere la Libia se il Regno d’Italia attaccherà con la necessaria forza. La Tripolitania sarà presto nostra e, statene certi, entro pochi mesi sarà tutto finito. Scommetto il mio monocolo che per il ’12 la guerra sarà finita e si passerà alle semplici operazioni di polizia nella nuova colonia. Sarà lunga, è un territorio immenso, ma ce la faremo.


Soldati italiani durante la battaglia finale per la cattura di Tripoli!
Se ne parla proprio in queste ore.

 

Il nordico sguardo dell’alpino si posa sul negro corpo del nemico, ormai inoffensivo.
 

E non c’è nulla da temere da parte delle altre nazioni.
È vero che si temono conseguenze sui territori balcanici sotto il dominio Turco, e state certi -ve lo dico io- che presto ci saranno rivolte anche lì, ma nessuno ci contesterà il possesso della Libia. È nostro diritto come nazioni tecnologiche possedere colonie adeguate al nostro prestigio, come è stato concesso alla Germania. E proprio la Germania, nonostante un certo disprezzo nei nostri confronti, ci sosterrà in cambio della nostra amicizia. Come i Britannici fecero 16 anni fa, quando ci aiutarono a penetrare in Etiopa sabotando l’invio dei fucili Berdan mandati dai russi ai negri. E prima ancora, con tacito consenso tedesco, ci permisero di entrare nel corno d’Africa. È un nostro diritto avere colonie da sviluppare e tramutare in futuri mercati verso cui proiettare prodotti finiti: l’economia parla chiaro, solo possedere colonie da sviluppare eviterà future crisi di grave sovrapproduzione! Ne va della pace militare ed economica globale!


Dirigibili italiani bombardano le posizioni turche.
 

Sapete che proprio noi italiani, troppo spesso snobbati come il fanalino di coda delle Grandi Nazioni, stiamo impiegando per primi aerei da ricognizione e dirigibili da bombardamento? Forse siamo poveri e forse il nostro Re non è alto e bello, ma siamo ingegnosi e tecnologici!
È stato il nostro capitano Carlo Piazza a volare per primo sopra le linee turche ed è stato il nostro tenente Giulio Gavotti, orgoglio italico, a lanciare bombe per primo da un aereo, un monoplano di produzione austriaca così leggero e delicato che ci vuole un cuore di leone solo per spiccare in volo! Ma gli italiani non hanno timore di volare a tiro del nemico, in trabiccoli di legno e tela, difesi solo dall’Amore per il Re e la Patria!


Gavotti su un aereo Farman, l’anno scorso.
 

«Ho deciso di tentare oggi di lanciare delle bombe dall’aeroplano. È la prima volta che si tenta una cosa di questo genere e se riesco sarò contento di essere il primo. Appena è chiaro sono nel campo. Faccio uscire il mio apparecchio. Vicino al seggiolino ho inchiodato una cassettina di cuoio; la fascio internamente di ovatta e vi adagio sopra le bombe con precauzione. Queste bombette sono sferiche e pesano circa un chilo e mezzo. Nella cassetta ne ho tre; l’altra la metto nella tasca della giubba di cuoio. In un’altra tasca ho una piccola scatoletta di cartone con entro quattro detonatori al fulminato di mercurio. Parto felicemente e mi dirigo subito verso il mare.

Arrivo fin sopra la “Sicilia” ancorata a ovest di Tripoli dirimpetto all’oasi di Gurgi poi torno indietro passo sopra la “Brin”, la “Saint Bon” la “Filiberto” sui piroscafi ancorati in rada. Quando ho raggiunto 700 metri mi dirigo verso l’interno. Oltrepasso la linea dei nostri avamposti situata sul limitare dell’oasi e mi inoltro sul deserto in direzione di Ain Zara altra piccola oasi dove avevo visto nei giorni precedenti gli accampamenti nemici (circa 2000 uomini). Dopo non molto tempo scorgo perfettamente la massa scura dell’oasi che si avvicina rapidamente. Con una mano tengo il volante, coll’altra sciolgo il corregile che tien chiuso il coperchio della scatola; estraggo una bomba la poso sulle ginocchia. Cambio mano al volante e con quella libera estraggo un detonatore dalla scatoletta e lo metto in bocca. Richiudo la scatoletta; metto il detonatore nella bomba e guardo abbasso. Sono pronto. Circa un chilometro mi separa dall’oasi. Già vedo perfettamente le tende arabe.

Vedo due accampamenti vicino a una casa quadrata bianca uno di circa 200 uomini e, l’altro di circa 50. Poco prima di esservi sopra afferro la bomba colla mano destra; coi denti strappo la chiavetta di sicurezza e butto la bomba fuori dall’ala. Riesco a seguirla coll’occhio per pochi secondi poi scompare. Dopo un momento vedo proprio in mezzo al piccolo attendamento una nuvoletta scura. Io veramente avevo mirato il grande ma sono stato fortunato lo stesso; ho colpito giusto. Ripasso parecchie volte e lancio altre due bombe di cui però non riesco a constatare l’effetto. Me ne rimane una ancora che lancio più tardi sull’oasi stessa di Tripoli. Scendo molto contento del risultato ottenuto. Vado subito alla divisione a riferire e poi dal Governatore gen. Caneva. Tutti si dimostrano assai soddisfatti.»

(Giulio Gavotti, dalla Libia)


Rappresentazione artistica dell’eroico raid di Gavotti. Si tuffò fino a 90 metri di quota e lanciò quattro bombe sui nemici, facendosi beffe dei fucili. Non fece né morti né feriti, ma l’eroismo non si misura con i morti: si misura con azioni gagliardamente rischiose e assolutamente inutili!
 

Punti nell’orgoglio dal nostro ingegno, le altre Grandi Nazioni hanno detto che il lancio di bombe dai palloni è stato vietato dalla Convenzione dell’Aia del 1899. Ah-ah, sciocco pretesto per negare i nostri meriti! La Convenzione vieta il lancio da mongolfiere e palloni in balia dei venti, non da veicoli aerei pilotabili e spinti da motore!

Confesso che all’inizio ero contrario a un intervento italiano in Libia, nonostante le pressioni dei giornali per avere la guerra (le ricchezze della Libia, il futuro del petrolio a sostituire il carbone) e la convinzione di Giolitti. Condividevo i dubbi di Salvemini sull’infilarsi in quello “scatolone di sabbia”, ma quando la nazione sceglie la guerra bisogna appoggiarla.
Qualsiasi altra opzione è tradimento: è nel fronte interno che nascono le sconfitte. Certi socialisti che predicano la pace, che contestano l’intervento e fomentano la perdita dell’amor patrio in nome del diritto dei popoli a governarsi da sé o la fratellanza tra tutti i proletari, ecco, io vi dico che questi “pacifisti” sono il nemico.

Non fidatevi di quel giornalista, quel Mussolini (foto della polizia svizzera di alcuni anni fa), che predica la giustizia sociale e un mondo senza armi. Definisce la guerra un “atto di brigantaggio internazionale” e chiama il bel Tricolore “uno straccio da piantare su un mucchio di letame”. Ben gli sta il carcere dopo aver guidato sommosse in nome della pace (ah!) e aver aggredito la regia polizia!
Non fidatevi di un pacifista che insulta la bandiera.
Gente come Mussolini sta bene in gabbia!

Viva il Re!
Viva l’Italia!
Viva la nostra Dea Gamberetta!

 

Festa della Repubblica

Scritto da il 02 giu 2011 | Categorie: Conigli, Viva la Monarchia

Quest’anno per la sfilata a Roma c’erano parecchi capi di stato e rappresentanti esteri. Più del solito. Bella sfilata: un sacco di uniformi storiche per via dei 150 anni dalla nascita del Regno d’Italia (Regno, non Repubblica), molto migliore di quella dedicata alle missioni di pace (la guerra è pace, la libertà è schiavitù… -_-”) di un anno fa. Peccato che Gheddafi non sia potuto venire a vederla. Lui ama molto le uniformi storiche, ma è occupato a farsi bombardare per gli interessi petroliferi anglo-francesi. Ovviamente un bombardamento di pace. Canaglie.

Visto come è stata la Repubblica e come è adesso l’Italia, forse non c’era tanto da festeggiare per la cacciata anche se i Savoia Vittoriani erano dei ritardati da far pisciare sangue e qualsiasi cosa sembrava meglio di loro (pure il dito medio di Stalin nel culo). E con i brogli sul referendum nemmeno sono stati cacciati onestamente…

Comunque abbasso Vittorio Emanuale. Abbasso i Savoia Vittoriani. Canaglie!
Viva i Savoia Aostani. Viva Amedeo, Duca di Savoia e Vero Re d’Italia.
Viva Sua Altezza Reale Aimone, sesto Duca d’Aosta e futuro Re d’Italia!

I troll repubblicani e i traditori che ancora appoggiano Vittorio Emanuele di Savoia possono andare a mangiare la propria cacca e a baciare il culo di BerlusProdi, come si conviene loro, metastasi avvizzite dei coprofili fan Apple che finanziano le bombe americane sui civili “un iPad alla volta”. Canaglie.

E comunque, anche se non si potessero avere i Savoia-Aosta, qualsiasi cosa è meglio di un degenerato sistema di Presidenti che non sono sopra le parti, ma vengono da decenni di lavaggio del cervello delle rispettive ideologie. Garanti di questo cazzo, non come i Re presenti nelle Vere Nazioni Civili (la Spagna, ad esempio, tanto amata dalla sinistra italiana nei primi anni di Zapatero, è una Monarchia… ma neanche i Re possono nulla contro l’idiozia delle democrazie).

Io consiglierei la Garanzia per eccellenza: il Coniglio.
Nessun legame coi partiti. Perfettamente giusto e onesto.

Batuffolino Buffacoda I, l’Impiccatore.
(Rappresentazione di fantasia del possibile monarca. Il risultato reale può variare.)

 

I Coniglietti del Venerdì (26)

Scritto da il 18 mar 2011 | Categorie: Conigli, Storia, Viva la Monarchia

Ieri si sono festeggiati i 150 anni da quando Vittorio Emanuele II divenne di Re d’Italia, con la formula approvata dal parlamento:

Vittorio Emanuele II assume per sé e per i suoi successori il titolo di re d’Italia

Un deputato, Brofferio, voleva cambiare la formula levando il numero e inserendo il popolo:

Vittorio Emanuele è proclamato dal popolo re d’Italia

Proposta respinta. Col cazzo che era proclamato dal popolo: i presidenti e altri mentecatti come Napoleone III sono proclamati dal popolo, lui era un vero Re e si proclamava da solo. Cazzo, sì, questo è essere un Re e non l’ennesimo imbecille capo di partito. Deliziosamente Bismarckiano: Otto avrebbe apprezzato.

Di conseguenza oggi è venerdì e ci sono i coniglietti. Coniglietti monarchici e sostenitori come me del ramo aostano di Casa Savoia, non di quei decerebrati del ramo vittoriano che da molti anni sono stati privati del comando su Casa Savoia e che ormai, al mondo, se li cagano solo i giornalisti italiani (all’estero non è così, ovviamente).

Viva Amedeo di Savoia-Aosta e viva suo figlio Aimone, futuro Re d’Italia!