maggio 2011
Archivio del Mese

Archivio del Mese
Posted by Il Duca di Baionette on 30 mag 2011 | Tagged as: Fantascienza, Fantascienza Retrò, Libri, Steamfantasy, Steampunk
Come molti lettori di Baionette Librarie sapranno, il Duca da marzo è ospite telefonico di Carta Vetrata per volontà di Alberto Gaffi (amministratore unico della casa editrice Gaffi), conduttore del programma assieme ad Antonio Debenedetti.
Per ora, a settimane quasi sempre alterne, ci sono stati sette interventi dedicati allo Steampunk, tutti tra le 11:00 e le 11:30. Il programma si può seguire via radio oppure con lo streaming al PC. Ringrazio Mauro che ha registrato gli episodi per chi non poteva seguirli dal vivo (manca solo il primo).
Il primo episodio è stata una breve introduzione allo Steampunk. Il secondo e il terzo sono stati dedicati a due opere della prima generazione, Le Porte di Anubis e Le Macchine Infernali. Il quarto a due opere di fantascienza ricche di elementi innovativi e sfruttati dalla fantascienza successiva, A Mexican Mystery e Edison’s Conquest of Mars. Il quinto e il sesto a una delle prime opere Steampunk, che è anche una di quelle con il maggior spirito “punk” di critica e ribellione, The Warlord of the Air. Il settimo episodio è una introduzione allo Steampunk un po’ più completa rispetto agli abbozzi di spiegazioni precedenti, per dare una definizione comprensibile e dei riferimenti narrativi chiari.
Gli episodi sei e sette sono quelli più interessanti e sono i primi che ho iniziato a preparare in anticipo non solo segnandomi degli appunti, ma scrivendo per intero proprio l’articolo-guida per il discorso.
Cliccare qui per ascoltare gli interventi o scaricarli. ▼
L’articolo che segue è una rielaborazione, estesa da 1580 a 3040 parole, del discorso tenuto nel settimo episodio. Con 3000 parole è venuto un articolo di lunghezza contenuta anche se, ovviamente, ho dovuto rinunciare alle puntuali citazioni sia tratte dalle opere indicate che di un lungo elenco di giochi, fumetti, film e altri romanzi con elementi importanti per delineare gli ampissimi confini dello Steampunk. In pratica ho rinunciato all’articolone sullo Steampunk. Me lo ero immaginato sulle 30.000 parole (una follia ingestibile), ma non è morto: in futuro, ancora più allungato e dettagliato (100.000 parole?), diventerà un eBook dedicato allo Steampunk e ai suoi legami con la fantascienza del XIX secolo.
Per il sito meglio inserire articoli di dimensioni più contenute, scegliendo un argomento circoscritto per volta. Su alcuni dei libri indicati prima scriverò degli articoli nelle prossime settimane per arricchire con citazioni puntuali, spiegazioni più dettagliate e ulteriori elementi le brevi descrizioni fornite nel programma a causa dei limiti di tempo.
Spero che questa “breve introduzione” possa essere utile a chiarire le idee su cosa sia lo Steampunk.
Lo Steampunk NON è la trasposizione del Cyberpunk nel XIX secolo.
I libri della prima generazione, a parte uno, non hanno niente a che vedere con il Cyberpunk. Il libro più punk della prima generazione (o del proto-steampunk, se si preferisce catalogarlo così) è The Warlord of the Air di Michael Moorcock, del 1971. Anni prima che il Cyberpunk esplodesse nel 1984 già Moorcock produceva uno dei romanzi con lo spirito più punk che abbia mai letto: una critica smaliziata al mondo degli imperi coloniali unita a una visione un po’ cinica del progresso e una visione ancora più pessimista di chi, in nome degli ideali, vuole rovesciare lo status quo. Non risparmia nessuno: più punk di così!
Sapendo questo è di conseguenza ridicolo costruire un legame obbligatorio tra Steampunk e Cyberpunk, inesistente anche per quanto riguarda l’aspetto punk di “ribellione”.
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| La trilogia di Oswald Bastable, il nomade dei flussi del tempo. |
Lo Steampunk era punk ben prima che il Cyberpunk muovesse i primi passi.
L’unico rapporto tra i due generi è nella battuta fatta da Jeter nella famosa lettera a Locus del 1987, quella in cui per la prima volta appare il termine “steampunks”.
Dear Locus,
Enclosed is a copy of my 1979 novel Morlock Night; I’d appreciate your being so good as to route it Faren Miller, as it’s a prime piece of evidence in the great debate as to who in “the Powers/Blaylock/Jeter fantasy triumvirate” was writing in the “gonzo-historical manner” first. Though of course, I did find her review in the March Locus to be quite flattering.Personally, I think Victorian fantasies are going to be the next big thing, as long as we can come up with a fitting collective term for Powers, Blaylock and myself. Something based on the appropriate technology of the era; like “steampunks”, perhaps…
Se gli altri erano Cyberpunk perché ambientavano le loro storie seriose in un vicino futuro, il trio Blaylock-Jeter-Powers allora era Steampunk ambientando le proprie cialtronate in un recente passato: il mondo del Lungo XIX Secolo. Da Cyberpunk a Steampunk: un semplice gioco di parole in un periodo in cui il Cyberpunk era all’apice della popolarità, nessuna discendenza diretta. D’altronde come potrebbe un romanzo del 1979 (o uno del 1971) discendere da opere pubblicate dal 1983 in poi?
The term [steampunk] itself is partly an ironic nod to the Cyberpunk movement of the 80s, and indeed seems a suitable choice, exhibiting the inherent tendency of steampunk narratives towards a playful, ironic, sometimes (notably in the works of James Blaylock) whimsical bend.
(Apex Science Fiction & Horror Digest, estate 2006)
Basta ambientare una storia poco seria, “gonzo-historical”, nel XIX secolo per fare Steampunk? L’analisi delle opere considerate Steampunk ci dice di no.
Le Porte di Anubis è uno science-fantasy (viaggi nel tempo e maghi egizi) senza retrofuturismo, con una solida base storica e una discreta presenza in ruoli importanti di personaggi del periodo napoleonico; La Notte dei Morlock si ispira al romanzo sulla macchina del tempo di Wells e aggiunge elementi fantasy, creando un altro miscuglio science-fantasy; La Macchina della Realtà di Gibson e Sterling, l’unico romanzo della prima generazione a sembrare un cyberpunk anticipato d’epoca, è un eccellente esempio di retrofuturismo e di fantascienza ucronica (senza fantasy). Queste tre opere, tutte appartenenti alla prima generazione dello Steampunk, hanno in comune il fatto di NON essere soltanto romanzi storici, bensì fantascienza o science-fantasy di ambientazione storica.
Romanzi dallo spirito punk come quelli di Flashman (da noi è arrivato il primo con l’orrendo titolo italiano di L’ussaro della regina bianca), con protagonista un ufficiale britannico violento, maschilista e cialtrone che partecipa a tutti i conflitti dell’Inghilterra Vittoriana coprendosi di gloria per pura fortuna, nonostante la codardia, non sono Steampunk: sono solo romanzi storici irriverenti, bizzarri, ma privi di appigli con la fantascienza del periodo. A un appassionato di Steampunk possono piacere (a me molto), ma di per sé non appartengono al genere.
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| I romanzi su Flashman hanno un sacco di spirito punk, ma non sono Steampunk. |
Retrofuturismo ottocentesco, fantascienza del periodo o anche il reale XIX secolo, conditi con elementi fantasy e citazioni di personaggi inventati nella narrativa d’epoca, questi sono gli elementi chiave dello Steampunk, anche se non è necessario che tutti siano presenti assieme, come visto con le opere precedenti.
Basta allora copiare la fantascienza ottocentesca per fare Steampunk?
No, ovviamente no, altrimenti anche Wells e Verne e tutti gli altri autori ottocenteschi sarebbero Steampunk e non è così. Manca ancora un tassello del puzzle per poter costruire una visione di insieme chiara e semplice della narrativa Steampunk.
Un’opera come The Space Machine (Christopher Priest, 1976), pur essendo una lettura gradevole per un amante dello Steampunk, non è di per sé Steampunk. Mischia assieme La Macchina del Tempo e La Guerra dei Mondi di Wells, il che sarebbe un’eccellente partenza per un romanzo steampunk, ma l’opera ha un punto di vista ostile a qualsiasi dettaglio scabroso (come Dickens che non scriveva nulla che potesse “far arrossire le gote dell’innocenza”) e un finale identico a quello dell’originale La Guerra dei Mondi che lo fanno assomigliare a un vero romanzo d’epoca. Se qualcuno fosse andato nel 1898 e avesse scritto una fan fiction sulle opere di Wells, avrebbe potuto creare quel romanzo esattamente come l’ha scritto Priest. Lo stesso autore, infatti, lo ha sottotitolato “un romanzo scientifico” per dichiarare il proprio desiderio di imitare le opere del passato senza stravolgerle.
Volendo proprio estendere la definizione al massimo, lo si potrebbe considerare come un blando Steampunk visto che in fondo c’è un remix di opere ed è pur sempre molto più Steampunk di tanto pattume che sta uscendo ora (corsetti più dirigibili e occhialoni, cliché fino alla nausea… sigh). In ogni caso non è vero Steampunk.
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| The Space Machine: uno Steampunk mancato. Albert Robida: la sua fantascienza non è Steampunk solo perché è dell’epoca. |
Cosa dovrebbe fare un’opera per essere Steampunk pur partendo da basi interamente tratte dalla fantascienza dell’epoca? Ce lo spiega Jess Nevins, bibliotecario esperto in storia della fantascienza, nel suo breve saggio pubblicato all’interno dell’antologia intitolata Steampunk a cura dei coniugi VanderMeer. Le opere Steampunk devono essere scritte con un occhio moderno, un po’ cinico, di noi che abbiamo visto il futuro del mondo dopo il XIX secolo. In un certo senso lo Steampunk è una reazione alle edisonate di fine Ottocento: se in quei romanzi gli indiani venivano sterminati da geniali inventori in cerca di ricchezze, ma la loro morte era “asettica”, priva dell’orrore e delle conseguenze di un vero sterminio, ora lo Steampunk può riproporre le stesse idee con una percezione meno infantile, più adulta. Veri morti. Vere guerre distruttive. Vero razzismo. Un certo cinismo o meglio una perdita di quell’innocenza narrativa ancora presente in tante opere d’epoca, perfino in quelle che volevano rappresentare l’orrore delle guerre tecnologiche. Questo è il punk dello Steampunk: la perdita dell’innocenza originale, pur trattando gli stessi temi o rifacendo le stesse opere.
Un esempio Steampunk concreto: il fumetto La lega degli straordinari gentlemen, secondo volume, quello con l’invasione marziana sul modello di La Guerra dei Mondi. Nel romanzo originale Wells fa morire gli alieni a causa delle malattie terrestri a cui non erano abituati. Le forze naturali e la fortuna trionfano, non l’astuzia o l’eroismo degli uomini.
Nel fumetto della lega invece il virus che annienta i marziani è un prodotto della scienza, un’arma batteriologica a base di Antrace e Streptococco che viene sparata contro gli alieni, come nei bombardamenti di gas della Grande Guerra. È l’uomo a trionfare, con le armi sporche, non la Natura. E, ancora più moderno, il governo inglese spaccia i morti civili causati dal virus (che viene sparso in piena Londra sacrificando apposta la popolazione per salvare i “pezzi grossi” del governo) per morti dovuti alle armi tossiche degli alieni. E gli alieni, nella versione ufficiale, sono morti per banali virus terrestri, non per le armi chimiche. Proprio come Wells ci ha raccontato, solo che è tutto falso: cosa c’è di più cinicamente moderno di un governo che massacra la propria popolazione pur di vincere (come Churchill nella seconda guerra mondiale), nasconde la verità e accusa dei morti il nemico?
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| La Lega degli Straordinari Gentlemen (clicca per ingrandire). Le armi chimiche contro i marziani e due delle moltissime citazioni d’epoca: le fatine di Cottingley e l’Uomo a Vapore delle praterie. |
Per il resto il fumetto della lega è punk anche in un altro modo, nel modo in cui era punk Robida a fine Ottocento: mischia assieme personaggi di molte opere letterarie dell’epoca e li reinterpreta in modo più negativo, denigratorio, sporco… un po’ come fa Robida con gli eroi verniani nelle avventure di Saturnino Farandola, in cui li rende meschini, codardi e sciocchi.
Lo Steampunk è fantascienza oppure science-fantasy ambientata:
— nel nostro Lungo XIX Secolo, grossomodo dalla rivoluzione francese alla Grande Guerra (Le Macchine Infernali: invenzioni folli e uomini pesce in una Inghilterra Vittoriana per il resto normale; oppure il già citato Le Porte di Anubis);
— in un Lungo XIX Secolo alternativo (Anti-Ice: un 1870 retrofuturistico con un ponte sulla Manica, navi terrestri, cannoni “atomici” e veicoli spaziali, tutto grazie all’uso dell’antimateria al posto del carbone; oppure il già citato La Macchina della Realtà);
— in mondi industrializzati di ispirazione ottocentesca diversi dalla Terra (il New Weird Steampunk Fantasy di Mieville in Perdido Street Station)
— in un secolo diverso “visto con gli occhi della fantascienza ottocentesca” (il mondo del 1952 descritto da Albert Robida nel suo Le Vingtième Siècle del 1883 può essere una eccellente ambientazione Steampunk non ottocentesca) o come un XIX secolo che si è trascinato, con la sua mentalità, i suoi costumi e/o le sue tecnologie retrofuturistiche, nei secoli successivi (il 1974 con gli Imperi e i dirigibili in polimeri plastici di The Warlord of the Air).
I romanzi Steampunk non sono solo romanzi storici né romanzi fantasy d’ambientazione storica: sono fantascienza o miscugli science-fantasy. La serie napoleonica coi draghi Temeraire non è Steampunk: è solo pessimo fantasy (o Flintlock Fantasy, usando il termine impiegato da Stephen Hunt, autore del romanzo Steampunk Fantasy The Court of the Air). E, come nel caso dei romanzi rosa coi vampiri (paranormal romance), bisogna distinguere le opere realmente Steampunk da quelle appartenenti alla “moda Steampunk”: un romanzo rosa rimane sempre un romanzo rosa, anche se ci sono dirigibili, corsetti, occhialoni e un bel 1889 a indicare l’anno nel prologo. Allo stesso modo un romanzo rosa coi vampiri, come Twilight, non diventa fantasy perché ci sono dei vampiri che nemmeno sembrano tali: rimane rosa (con sommato il fetish dei vampiri ritardati: la teoria dei fetish narrativi applicati ai generi reali risolve sempre i dubbi ed evita erronee catalogazioni).
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| L’invasione della spazzatura spacciata per Steampunk è già cominciata da un po’… |
Al massimo si possono considerare blando Steampunk quei romanzi che pur avendo alle spalle una forte ambientazione retrofuturistica e di divergenza tecnologica rispetto al mondo reale, sono carenti sul lato “punk”: il 1914 di Leviathan con mostri e Mech dotati di gambe è una eccellente ambientazione per dei romanzi di guerra Steampunk, ma l’autore ne cava fuori solo una trita storiella Young Adult con un livello di punk ridotto, anche per la definizione di Nevins, al minimo (il concetto di YA è sempre un peggiorativo per la narrativa). È comunque più Steampunk di The Space Machine o del rosa camuffato da Steampunk.
Passando ai giochi e quindi alle ambientazioni considerate al di fuori di qualsiasi concreto uso narrativo, ci sono casi ibridi: Space 1889 fornisce un’eccellente ambientazione Steampunk spaziale e alcuni commenti nei manuali suggeriscono un uso di preferenza Steampunk, ma volendo si può impiegare con una mentalità più retrò possibile per tramutarlo in un gioco di pura Fantascienza ottocentesca. È più facile finire per dargli un tocco moderno (anche senza volerlo) e giocarlo in stile Steampunk, ma l’ambientazione non esclude l’altra opzione.
D’altro canto Albert Robida con la sua estrema modernità e il suo spirito punk che anticipava i tempi tira molto la corda della definizione, essendo molto più Steampunk di certe opere blande. La pura e semplice datazione delle sue opere fantascientifiche (anni 1880-1890) però le classifica come una fenomenale fonte di ispirazione per lo Steampunk (quasi proto-Steampunk!) e non come appartenenti al genere. Un padre ispiratore dello Steampunk, assieme a Wells e a Verne.
Poi c’è anche il suffisso -punk usato per dare il senso di divergenza tecnologica: Clockpunk (termine nato con il manuale GURPS Steampunk del 2000 per rappresentare un Rinascimento con automi e meraviglie meccaniche leonardesche), Atompunk, Dieselpunk e simili nomi nati ispirandosi allo Steampunk retrofuturistico.
I Flintstones si potrebbero dire Stonepunk/Prehistoricpunk, visto che una tecnologia perfettamente anni ’50 viene riprodotta con pietre e dinosauri (sigh), ma in fondo nessuno sente davvero il bisogno di definirli così, no? ^_^”"
Sul rapporto tra Clockpunk e Steampunk tornerò in futuro.
Idem sullo Steampunk Fantasy (o Steamfantasy) e sul Dieselpunk.
Senza lo spirito punk serio presente in The Warlord of the Air o quello punk umoristico del racconto Victoria di Di Filippo (la regina Vittoria viene sostituita con un tritone mutante ninfomane, lol!) o senza il punk inteso come visione moderna, cinica e adulta di opere che sembrerebbero altrimenti uscite dal passato (tesi di Jess Nevins), non ci può essere Vero Steampunk. E non importa quanti occhialoni, rotelline incollate sul cappello, orologi a cipolla, dirigibili e corsetti siano presenti… anzi, gli elementi cliché sarebbe meglio ridurli al minimo. Il fumetto La lega degli straordinari gentlemen ha mostrato molto bene come lo Steampunk possa essere un dotto e divertente gioco di citazioni (quasi una in ogni vignetta) di tecnologie e personaggi dell’epoca, sia reali che tratti dalla narrativa fantastica! Altro che fare degli occhialoni con due orologi al posto delle lenti (WTF?).
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| Il problema non è che i cappelli con gli occhialoni siano un’idiozia, ma che una simile idiozia si sia diffusa così tanto da essere un vero emblema dei più beceri clichè dei cosplay Steampunk. In questo caso con nuove vette di mentecattaggine: cosa cavolo si dovrebbe vedere con quegli occhialoni se sono riempiti di ingranaggi random? |
Per concludere, una parentesi sullo spirito che anima lo Steampunk.
Possiamo vedere lo Steampunk come una reazione alla tecnologia sempre più simile a magia perché incomprensibile all’uomo comune e spesso priva di parti meccaniche visibili. Forme asettiche, arrotondate, con un design essenziale e che priva di qualsiasi bellezza la tecnologia. La potenza del motore, il grasso degli ingranaggi, la meccanica in movimento che si può “riparare” come si potevano riparare in proprio le automobili fino a pochi decenni fa, tutto è sostituito da dispositivi che sembrano magici. Tecnologia indistinguibile, per il profano, dalla magia.
Questa reazione al mondo asettico degli oggetti tecnologici privi di bellezza, contrapposti a quelli del passato quando perfino i contatori del gas avevano abbellimenti in metallo che li rendono ancora piacevoli, è anche un critica al consumismo dell’Usa e Getta per cui si producono oggetti che si buttano invece di ripararli e che per tenere bassi i prezzi sono spesso mal funzionanti, contrapposto a un mondo passato pre-consumista in cui l’oggetto si riparava ed era fatto per durare. Ora invece quanti prodotti di elettronica escono di fabbrica già guasti? Tecnologie sempre più avanzate e sempre meno affidabili. Sfiducia verso la tecnologia: sempre più presente, sempre più vitale, sempre più traditrice.
Troviamo questo spirito anche in Ubik di Philip Dick, del 1969 (proprio quando il proto-steampunk stava iniziando ad affiorare), quando il protagonista, Chip, sbalzato dal futuro del 1992 al 1939 si trova ad apprezzare la bellezza del cuoio, del metallo, di una macchina che ubbidisce al padrone, opposto al futuro dell’uomo schiavo delle macchine ingovernabili (ma dal funzionamento silenzioso e quasi magiche) e del consumismo fine a se stesso. Le macchine in Ubik tengono in ostaggio le persone (letteralmente: se non gli dai cinque centesimi, la porta di casa non ti fa uscire!), le privano dei servizi (anche doccia e caffettiera sono a pagamento) e le insultano (chi non ha soldi è una merdaccia): l’esaltazione del più disumanizzante capitalismo consumista.
Dick sembra criticare l’estetica minimalista dei prodotti Apple attuali. Cosa ha di bello un iPad, esteticamente? Niente: sarà anche funzionale per essere un tablet, ma esteticamente è un vassoio per i panini! A mostrarlo a un esperto di design del 1890, direbbe di metterci decorazioni in ottone e inserti in radica, per farlo sembrare un artistico telefonoscopio della fantascienza di Robida.
L’Ottocento esaltava la bellezza della meccanica, la potenza del motore, la danza dei pistoni, come ricorda Herbert Sussman nel libro Victorian Technology. Una tecnologia che era assieme robusta, funzionante e piacevole alla vista.
Lo Steampunk si è sviluppato a mano a mano che la nostalgia per il passato ha portato una parte della fantascienza a non guardare più solo in avanti, verso un futuro che non sembrava più promettente, ma a guardarsi alle spalle, verso un passato che non aveva conosciuto le guerre mondiali e in cui l’ottimismo scientifico ancora dominava con buone ragioni.
Lo Steampunk è una nostalgia del passato unita alla nostalgia di un futuro che non è avvenuto. E assieme una reazione di disgusto, di critica, a un mondo moderno che disumanizza, manca di ideali e riduce ogni cosa a merce usa e getta. Le macchine che un tempo erano viste dai romantici come strumenti infernali, ora sono visti da noi come oggetti carichi del romanticismo di un’epoca più sincera e più comprensibile.
E non è solo nostalgia: è anche riscoperta di una fantascienza che molti non sapevano nemmeno esistere, una riscoperta di idee che pensiamo risalgano agli anni ’50-’70 e che invece appartengono spesso all’Ottocento. Ma su questo tornerò nel dettaglio in futuro…
Vaporteppa!
Anche l’Italia può avere un eccellente posto nello Steampunk, come dimostrato con questa breve carrellata di spunti tecnologici. E gli italiani possono essere autarchici non solo nell’ambientazione, il Risorgimento e il Regno d’Italia, ma anche nel nome: da Steampunk a Vaporteppa! D’Annunzio approva i pantaloni in lanital del vero Vaporteppa e brinda con del buon arzente (o un autarchico caffè di cicoria per gli astemi). Vaporteppa, con quel bel “teppa” che è vecchiume anche per le nostre nonne: altro che il punk, così carico di modernità (cultura punk, anni ’70) o, peggio ancora, di arcaica oscenità (punk lo usava Shakespeare per dire prostituta) che mal si abbinerebbero ai gusti della nostra amata Gamberetta. E teppa è anche ben a tema con l’Ottocento visto che la prima teppaglia fu quella della Compagnia della Teppa, un gruppo di giovinastri dediti al vandalismo, nel 1818 a Milano.
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| Vaporteppa! Re Umberto I e i suoi baffi approvano. |
Dove scaricare alcune opere citate…
Su Library.nu potete trovare questi libri:
— The Warlord of the Air (ePub con Table of Content)
— The Space Machine: a Scientific Romance (PDF)
— The Space Machine: A Scientific Romance (ePub convertito dal PDF, senza ToC)
— Victorian Technology: Invention, Innovation, and the Rise of the Machine (PDF)
— Flashman (PDF), primo volume di dodici. Su Library.nu ci sono anche gli altri, meno il numero sei. Su eMule si trovano tutti, se si cerca bene.
Se non sapete come leggere gli ePub e non avete un eReader che li legga, usate questo plugin per FireFox oppure convertitelo in qualcosa di diverso con Calibre.
Su eMule invece cercate questi file:
— eBook.ITA.705.K.W.Jeter.Le.Macchine.Infernali.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (1,47 MB)
— eBook.ITA.148.Tim.Powers.Le.Porte.Di.Anubis.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,37 MB)
— eBook.ITA.791.William.Gibson.&.Bruce.Sterling.La.Macchina.Della.Realtà.(doc.lit.pdf.rtf).[Hyps].rar (2,46 MB)
— Alan.Moore.-.La.lega.degli.straordinari.gentlemen.(JPG).(ITA).(EWScan)(by.il.Barone).rar (79,77 MB)
— La.Lega.degli.Straordinari.Gentlemen.Vol2_#01_by_yanfry_ITA.rar (10,76 MB)
— La.Lega.degli.Straordinari.Gentlemen.Vol2_#02_by_yanfry_ITA.rar (6,91 MB)
— La.Lega.degli.Straordinari.Gentlemen.Vol2_#03_by_yanfry_ITA.rar (8,88 MB)
— La.Lega.degli.Straordinari.Gentlemen.Vol2_#04_by_yanfry_ITA.rar (9,88 MB)
— La.Lega.degli.Straordinari.Gentlemen.Vol2_#05_by_yanfry_ITA.rar (9,59 MB)
— La.Lega.degli.Straordinari.Gentlemen.Vol2_#06_by_yanfry_ITA.rar (10,24 MB)
Tra parentesi il peso in MB visto da eMule, così evitate di scaricare malware.
In ogni caso non troverete sorprese utilizzando solo server della lista sicura (e rete Kad).
Se usate un eReader consiglio di convertire i Lit in Mobi (Kindle 3) o in ePub (tutti gli altri) con Calibre.
Posted by Il Duca di Baionette on 27 mag 2011 | Tagged as: Conigli
Venerdì dedicato ai video con protagonisti graziosi coniglietti, come sempre.
Per un post più serio a tema lapino, vi invito a leggere quello di martedì. I conigli sono creature meravigliose: ad esempio non scrivono porcate pseudo-fantasy per poi darsi arie da scrittoroni che non possono ricevere critiche. I conigli hanno un forte senso della gerarchia basata sul merito. Nel mondo dei conigli certi scrittori fantasy italiani non meriterebbero nemmeno di spalare il letame: essendo inferiori perfino alla pala, sarebbe la pala a usare loro per ammonticchiare la cacca. ^_^
Gli oomani sono stopidi.
I conigli sono belli.
Posted by Il Duca di Baionette on 26 mag 2011 | Tagged as: Ebook, Editoria, Riflessioni
Cominciamo con le vendite di libri cartacei ed eBook a marzo 2011 negli USA. Sfortunatamente la AAP ha avuto la pessima idea di fornire dati incompleti, ignorando completamente i libri Young Adults (YA) sempre inseriti negli aggiornamenti precedenti. Senza quel dato non si può fare un calcolo sull’incidenza degli eBook sul settore trade. Bah!
Cominciamo con la cosa più interessante: la carta va su e gli eBook vanno giù.
Nulla di grave: la crescita abnorme degli eBook a gennaio e febbraio era dipesa davvero tutta dal boom dell’acquisto degli eReader a Natale. Quest’anno il boom è durato fino a febbraio. Curioso, ma secondo la AAP gli editori sembrano convinti della cosa. Se lo dicono loro, un pochino ci credo: due mesi di folli spese post-natalizie. Avevo detto di non festeggiare troppo per quel boom delle percentuali e marzo, tornando a livelli più normali (69 ML $), mi ha dato ragione.
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Gli eBook cresceranno, ma quel ritmo di crescita era folle: dal 10% del settore trade (dicembre 2010, 49,5 ML $) al 23,4% (gennaio 2011, 69,9 ML $) fino al 29,5% (febbraio 2011, 90,3 ML $) era un ritmo demenziale. A continuare così avrebbe superato il 100% (WTF?) per la fine dell’anno. ^_^”"
Comunque marzo 2011 è pur sempre a +145,7% rispetto a marzo 2010 e a +39,4% rispetto al già eccellente dicembre 2010. E il calo rispetto a gennaio 2011 è di meno di un milioni di dollari (-1,3%), da 69,9 ML a 69 ML. Gli eBook sono andati giù, ma stanno bene come due mesi fa quando se ne festeggiava il nuovo boom.
La carta, fortunatamente, sta meglio: dai 156,8 ML di febbraio ai 267,7 ML di marzo (trade, solo libri per adulti visto che su marzo mancano gli YA). Quello di febbraio era un crollo troppo forte. Anche la spiegazione del crollo basata interamente sul boom natalizio degli eBook non penso regga molto.
According to publishers, these figures are consistent with seasonal buying patterns; in particular, a return to print editions after the post-holiday period of buying, or “loading,” of e-Books into e-reader devices.
Sicuramente gli eBook hanno cannibalizzato il settore, ma quello era già in flessione per conto suo. D’altronde, se guardate i dati della AAP, potete vedere che a gennaio (171,7 ML $, trade adulti) il cartaceo era molto meno forte che a marzo (267,7 ML $, trade adulti), a pari quantità di eBook (69,9 ML e 69 ML).
Com’è che ora l’eBook non starebbe cannibalizzando tutto e prima sì? ^_^
Il crollo non era legato solo agli eBook, ma al periodo post-natalizio in sé e, di sicuro, all’assenza di libri in grado di trainare le vendite degli editori che dichiarano le vendite alla AAP. D’altronde i libri hanno SEMPRE avuto mesi di crollo negli scorsi anni, ben prima che gli eBook diventassero rilevanti: date le premesse storiche e il confronto gennaio-marzo, mi pare idiota attribuire tutti i meriti o tutte le colpe alla loro semplice presenza.
Di sicuro sappiamo solo che grazie agli eBook il settore trade tra gennaio e febbraio ha tenuto nonostante il crollo della carta. Fine.
Se vogliamo fare un’ipotesi per completare i dati assenti e immaginare che lo YA sia rimasto uguale a marzo rispetto a febbraio (58,5 ML $), allora gli eBook sarebbero al 17% dell’intero settore trade (69 ML $ su 395,2 ML $). Peccato che i calcoli fatti con dati inventati siano solo opinioni e “opinione” è solo un modo elegante per dire “cazzata indegna di attenzione”. Non badate alle cazzate, nemmeno quando sembrano plausibili.
Bisognerà attendere altri dati per sapere come stanno gli eBook rispetto al resto del settore.
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| Il problema con gli editori è sempre capire se ci sono o ci fanno… |
Passiamo ad Amazon.
Visto che è parecchio che non ne parlo, cominciamo con le informazioni rilasciate un mese fa. Notato qualcosa? Come dovreste già sapere, Amazon.de ha cominciato a vendere eBook e Kindle 3 ai tedeschi. L’avvio è buono, ma non straordinario: 650.000 eBook in vendita, ok sono parecchi, ma solo 25.000 di questi sono in lingua tedesca (molti più dei nostri, ma non bastano ancora per far esplodere il settore). E solo 71 bestseller su 100 della classifica compilata da Der Spiegel, contro i 107 su 110 bestseller del New York Times presenti sul Kindle Store statunitense all’epoca (ora 109 su 111).
Il Kindle Store tedesco è il terzo al mondo, dopo quello USA e quello del Regno Unito. Buona fortuna, ma il divario in termini di libri disponibili in tedesco è enorme rispetto al numero di quelli inglesi per il mercato in lingua inglese. Facile per il Kindle Store del Regno Unito avere un enorme successo in pochi mesi, dato che i libri in inglese disponibili erano tantissimi, ma in Germania temo che le cose saranno più lente.
Visto che ho parlato di Regno Unito, vi ricordo che non solo la popolazione adulta dotata di eReader è raddoppiata a Natale (come già detto qui), arrivando al 13%, ma anche i dati di vendita sono molto buoni. Non mi pare di aver visto girare abbastanza questa informazione e a me sembra molto importante: nel Regno Unito Amazon ormai vende più di 2 eBook per ogni hardcover! Una quantità ben maggiore di quel sorpasso americano che fece sobbalzare un sacco di retard (inclusi i WuMinchioni) nel luglio 2010.
Less than one year after introducing the UK Kindle Store, Amazon.co.uk is now selling more Kindle books than hardcover books, even as hardcover sales continue to grow. Since April 1, Amazon.co.uk customers are purchasing Kindle books over hardcover books at a rate of more than 2 to 1.
Passiamo alla notizia (secondo me meno importante della precedente, ma che è rimbalzata su tutti i siti italiani dedicati agli eBook…) del sorpasso degli eBook sulla carta. Tutta la carta: hardcover e paperback assieme, non separatamente.
Since April 1, for every 100 print books Amazon.com has sold, it has sold 105 Kindle books. This includes sales of hardcover and paperback books by Amazon where there is no Kindle edition. Free Kindle books are excluded and if included would make the number even higher.
Ricapitoliamo.
A luglio 2010 Amazon aveva dichiarato di stare vendendo da tempo 143 eBook per ogni 100 hardcover (180 contro 100 considerando solo giugno 2010). A fine gennaio avevano dichiarato di stare vendendo ormai 115 eBook ogni 100 paperback e 3 eBook per ogni hardcover. Ora dicono che dal primo aprile a metà maggio stanno vendendo 105 eBook per ogni 100 libri di carta, hardcover e paperback assieme.
E qui, oltre al dato UK passato in sordina, non ho visto sui siti di settore nemmeno fare due conti per determinare indicativamente quanto gli eBook stiano crescendo rispetto alla carta. Le proporzioni sono lì, signori, non è un crimine cercare di cavarne fuori un numero indicativo invece di limitarsi a copiare così come sono i dati del Partito venditore!
Provo io.
Se a gennaio vendevano 300 eBook ogni 100 hardcover e 115 eBook ogni 100 paperback, significa che stavano vendendo 300 eBook ogni 360 cartacei. Nessun superamento: 83 eBook ogni 100 cartacei. Se ora ne stanno vendendo 105 ogni 100 e considerando che, come detto da Amazon, le vendite dei cartacei sono in crescita, allora le vendite degli eBook sono ancora più rapide nella crescita: +26% di crescita in rapporto al cartaceo!
Non mi pare un dato su cui sputare: quando avremo i dati degli eBook di aprile potremo valutare se Amazon sta crescendo di più o di meno degli informatori della AAP.
I 2,6 paperback per ogni hardcover a gennaio invece sì, penso non servano a una mazza, ma visto che dai calcoli viene fuori anche questa informazione, godetevela. ^_^
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| Il profumo e la fisicità della carta: gli eBook non vinceranno mai! (WABAM di LarkIsMyName) |
A quando il Kindle Store italiano?
Forse presto. Quasi sicuramente entro fine anno visto che ad aprile avevano messo degli annunci di lavoro per trovare dei Kindle Senior Vendor Manager per la Spagna e per l’Italia. Se siete interessati, le posizioni di Kindle Senior Vendor Manager – Italian content e di Head of Content Acquisition – Kindle Italy per “Amazon Italia Logistica SRL” non sono state ancora coperte. Trovate le altre offerte a questa pagina: andate a lavorare, caproni! ^_^
In Italia temo che sarà ancora più dura che in Germania. Se gli editori vorranno continuare a fare ostruzionismo come già fanno ora (ne riparlerò tra pochi giorni), non si raggiungerà la massa critica di eBook per far esplodere il mercato. Su Ultima Books, il negozio italiano più fornito, ci sono appena 11mila eBook. Molti meno dei 25mila eBook tedeschi. La vicenda del Regno Unito, passato da un 3% (o quel che era) del mercato eBook all’esplosione attuale in pochi mesi, non sarà ripetibile da noi: la massa critica di eBook in vendita è un elemento fondamentale.
Giusto per curiosità vi ricordo che Amazon è sempre più convinta di voler operare come editore che seleziona, cura e pubblica opere. Hanno assunto Laurence Kirshbaum (ex Amministratore Delegato della Hachette Book Group USA e agente letterario, 40 anni di esperienza nel settore) per comandare l’ufficio di New York. La missione di Kirshbaum è di fondare un marchio editoriale sotto il controllo di Amazon, focalizzato sull’acquisizione di testi di Literary Fiction e di saggistica di alta qualità (di preferenza quelli, ma non snobbano la narrativa commerciale). Dopo Amazon Encore (marchio per autopubblicati di qualità), AmazonCrossing (libri stranieri tradotti in inglese), The Domino Project (una roba di Seth Godin), Montlake Romance (rosa) e Thomas & Mercer (misteri e thriller), Amazon lancia un nuovo marchio specializzato.
Alta qualità e marchi focalizzati in ambiti ben precisi.
Amazon deve aver intuito che in un mondo in cui la qualità media dei romanzi sarà pessima, grazie alla valanga di autopubblicati, l’unico modo per vincere sarà di distinguersi come marchio tramite la qualità, creando così un rapporto di fiducia con i forti lettori. Non so se funzionerà, ma è la stessa idea che avevo portato io a Ebook Lab. Non vedo altro modo di far sopravvivere i marchi editoriali, al di là della pura forza bruta dei Big per imporsi negli spazi pubblicitari (costosi) e in televisione (solo per i bestseller). Forse ci stiamo avviando verso l’apocalisse e la narrativa di qualità morirà per sempre, come sono morti i grandi RPG per PC di una volta come Fallout (quelli veri, non le porcate attuali) e Arcanum… o forse no. Non lo so. Ne parlerò in futuro.
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| Amazon presto si lancerà sull’Italia. IBS e BOL stanno scaricando orde di gattini sui valichi alpini. |
Nel frattempo Barnes & Noble e Kobo non sono rimaste a ciucciarsi i calzini.
Come ricorderete, il Nook di B&N e l’eReader Kobo erano stati due importanti concorrenti del Kindle 2, ma avevano perso parecchio vantaggio nella lotta col Kindle 3 dopo appena pochi mesi (difficile sconfiggere il miglior schermo sul mercato unito al prezzo più basso e al negozio online più importante). In più Barnes & Noble aveva sofferto molto sul lato librerie fisiche e peggio ancora era andata alla catena di librerie Borders (di cui Kobo era praticamente lo spin-off digitale, anche se dotato di vita/autonomia propria), costretta a inventarsi un cambio di rotta verso il digitale e le vendite online per sopravvivere alla bancarotta. A inizio aprile gli editori erano scettici (definivano il piano come irrealistico e parlavano di liquidazione della catena) e i creditori stavano affilando le picche per infilarci le teste dei gerarchi Borders, ma poi non so come sia andata. E comunque chissenefrega: era solo per ricordare che le grandi catene di librerie fisiche non se la stanno passando particolarmente bene.
Kobo, in compenso, sembra cavarsela bene anche mentre il babbo Borders si infila le scarpe per andare al cimitero (a piedi, perché con tutti i debiti che ha non può permettersi il trasporto nella bara). Non saprei in che altro modo interpretare l’annuncio di un nuovo, interessantissimo, eReader Kobo: dopo il vecchio Kobo Wireless (in svendita a 99$) è arrivato il Touch Edition, un eReader molto migliore del precedente (a soli 129$).
Lo schermo da 6 pollici è finalmente un E Ink Pearl, come quello del Kindle 3, e il dispositivo pare godere di un ottimo touch a infrarossi (niente strato tattile sopra lo schermo a rovinare la lettura). Sembra anche buona, quasi a livello di quella mostrata da Bookeen pochi giorni fa, la capacità di aggiornare rapidamente lo schermo per permettere lo scorrimento di una pagina più grande dello schermo stesso. Osservate come ci si muove bene nel PDF di Alice:
Vedremo come sarà la piattaforma Social collegata. Il conteggio delle pagine, gli award sbloccabili come nei videogiochi e i record di velocità nella lettura per fare a gara con gli amici mi evocano immagini di ritardati che continuano a voltare pagina senza leggere per expare coi cambi di pagina e battere tutti. Peggio ancora saranno i praticanti di lettura rapida, ma non quelli bravi che riescono a ridurre al minimo la perdita di informazioni, intendo i tipici mongoli che sottoposti a verifiche di comprensione del testo mostrano di aver capito la metà raddoppiando la velocità. Utile leggere così e non capire un cazzo, è proprio lo scopo della lettura, come no! Almeno quelli che fingono di leggere poi potrebbero leggerlo davvero il libro (ma su un altro lettore, non quello da expaggio!), ma se uno ha già letto e non ha capito un cavolo di niente credendo però di aver compreso tutto, dubito rileggerà.
Peggio di loro ci sono solo quelli che non capiscono niente anche leggendo a ritmo normale (e leggendo i commenti alle recensioni dei libri sembrano tantissimi… o più probabilmente sono i soliti commentatori che non hanno letto il libro, ma dicono di averlo fatto per partecipare alle attività degli altri).
In compenso è sempre un bel business (iniziato sotto i Kennedy mi pare) quello dei corsi di lettura rapida nella burocrazia USA: poi non c’è da stupirsi se hanno un sacco di gente che non capisce un cazzo di niente, sia ai vertici politico-militari che nei livelli intermedi, LOL!
Mestizia a palate.
Dimenticavo il nuovo Nook: 6 pollici E Ink Pearl pure lui, touch pure lui, Wi-Fi pure lui. Prezzo: 139$.
Assomiglia un po’ a un iPad, ma qualsiasi cornice da due soldi con dentro uno schermo invece di una fotografia assomiglia a un iPad. È l’assenza di caratteristiche ulteriori che fa assomigliare un eReader a un iPad: il bottone in basso nel Kobo Touch rovina l’illusione iPadesca. E pensare che prima del minimalismo Apple quel design sarebbe sembrato solo “una brutta cornice per foto”. Gente senza gusto gli ameriCani, bravi solo a spararsi in strada e ammazzare donne e bambini negli accampamenti indiani.
Buona fortuna al nuovo Nook. La versione Color, un tablet pensato per svolgere prima di tutto il ruolo di eReader, era andata molto bene: il secondo tablet più venduto negli USA dopo iPad. Magari guadagneranno un secondo posto anche qui, dietro il prossimo Kindle. ^_^
Si aspetta ora la risposta di Amazon. L’anno scorso erano stati rapidissimi.
Annunceranno già un nuovo Kindle questa estate, precedendolo con un calo dei prezzi dei Kindle 3 per pompare al massimo le vendite e terminare le scorte, per mettere simultaneamente il bastone tra le ruote delle prime vendite dei nuovi dispositivi? Vedremo, ma in fondo è una questione di scarso rilievo: quello che conta per noi, in Italia, è quando e come Amazon avvierà il Kindle Store italiano. E cosa risponderanno editori e, soprattutto, i negozi online italiani a rischio annientamento…
Posted by Il Duca di Baionette on 24 mag 2011 | Tagged as: Conigli
Nel Regno Unito questa (23-29 maggio) è la Rabbit Awareness Week (RAW), settimana dedicata alla comprensione dei conigli, dei loro bisogni, della loro personalità e, cosa che non fa male, visite mediche generali gratuite. Immagino che i vaccini vadano ancora pagati, ma la visita dal veterinario specializzato è gratuita. Qualcosa di simile al nostro mese della prevenzione dentale, ma dedicata a una questione più importante.
La Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals (RSPCA) ha dedicato il video di quest’anno allo spazio vitale (a est! a est!) di cui i conigli hanno bisogno per esprimere la propria personalità, giocare, correre, esplorare e, in generale, essere coniglietti felici. Il coniglio non è un animale da gabbietta, non più di quanto lo sia l’uomo. Ed è probabilmente più curioso e intelligente.
Il coniglio non ha solo bisogno di spazio: ha bisogno di compagnia, coccole e di essere partecipe della vita famigliare. Se il coniglio ha molto spazio, ma è isolato dalla normale vita della famiglia, non è felice. Il coniglio ha bisogno di poter raggiungere le persone di propria iniziativa e guardare cosa fanno. Il coniglio ha bisogno di sentirsi parte della comunità, non isolato. La scelta suggerita sui manuali è di dare ai conigli un recinto in una stanza oppure una grossa gabbia, magari molto alta (di quelle con due livelli sopraelevati in modo che possa saltare su e giù) e poi di lasciarla aperta in modo che possa andare nel resto della casa. Non serve un giardino, il coniglio domestico non ne ha particolare bisogno, ma serve spazio (cosa che manca negli appartamenti moderni, per cui o si ha la villetta a schiera oppure difficilmente l’ambiente sarà ideale per il coniglio).
I cavi elettrici più raggiungibili vanno protetti con spirali di plastica, come quelle che si usano dentro i computer per tenerli più ordinati e non rovinare i flussi d’aria, in modo che i conigli non li mordicchino. I mobili di valore vanno protetti con gommature sulla base, per evitare danni. Comunque fornire palle di vimini da rosicchiare o altri giochi simili (anche solo vecchi giornali da fare a pezzi) dovrebbe garantire al coniglio di poter usare i dentini e le unghie senza rovinare nulla di valore.
I conigli apprezzano anche gli scacchi, se l’umano con cui giocare non è un principiante, e non disdegnano di leggere ogni tanto gli scritti di Lenin o Il Capitale. Cognac di marca e sigari sono graditi, ma non fondamentali.
Ovviamente offendere il coniglio, ad esempio evitandolo e non dedicandogli nemmeno qualche minuto di coccole per giorni, porterà a rappresaglie: il coniglio “dimenticherà” come si usa la lettiera, urinerà contro le pareti, rovescerà il cibo (tipo ribellione dei carcerati nei film: “Non mangeremo finché non ci ascolterete!”), farà l’offeso in molti altri modi. Un coniglio abituato a osservare il proprietario mentre usa il PC potrebbe anche scaricare in una cartella nascosta del materiale pedopornografico e denunciarlo alla polizia postale. Srsly.
E se il coniglio comincerà a esibirsi in balzi con colpi d’anca in volo (binky), non significa che è diventato isterico: quella è la danza della gioia che i conigli fanno per gli umani quando vogliono ringraziarli e dimostrare la felicità che provano nel vivere con loro (e se non li ammirate mentre danzano si incazzano, per cui meglio prestargli attenzione). Altro che le stronzate su “liberiamo i conigli, devono stare nella Natura!!!111oneoneone”.
Un coniglio abbandonato nella Natura, preda degli agenti atmosferici, del freddo, senza vaccini o cure mediche, costretto a vivere dentro buche del terreno in condizioni di disagio peggiori di quelle dei barboni, non è un coniglio particolarmente felice.
In natura il coniglio vive 3 anni o poco più, prima di soccombere a predatori o malattie (febbre emorragica, infestazioni che possono renderli sordi, ciechi o danneggiare il sistema nervoso, occlusione intestinale, mixomatosi ecc…). Un coniglio domestico può vivere felice per anche 9 o 12 anni, ben protetto dai mille malanni che lo potrebbero colpire, prima di morire di vecchiaia. Questo succede perché il coniglio è progettato al risparmio e basa tutta la sua sopravvivenza sulla rapidità di riprodursi e di sopravvivere non come individuo, ma come comunità.
Come l’uomo, il coniglio è fatto per le comodità della vita moderna e per le cure mediche assicurate, non per vivere senza fissa dimora e senza assistenza.
Direste che la condizione ideale dell’uomo è vivere fino a 30-40 anni dormendo sulle panchine, in strada, mangiando quando capita, perdendo i denti e lavandosi quando possibile? Non ditelo allora dei conigli… a meno che non siano quelli di Okunoshima, l’isola giapponese senza predatori, con cibo abbondante e gente che li coccola, assistenza medica se succede qualcosa ed è pure in uno dei pochi posti al mondo (il Giappone) in cui la mixomatosi (che è stata introdotta apposta dall’uomo in Francia, Inghilterra -95% di mortalità- e Australia) non è diffusa. ^_^
Una rapida guida introduttiva alla cura del coniglio domestico che mi era piaciuta molto era Il coniglio nano e le altre razze da compagnia (Marta Avanzi, editore De Vecchi), ma non mi risulta sia più in commercio. Su IBS e simili non appare e Libreria Universitaria lo segna come “non disponibile”. Peccato.
In libreria ho visto un altro libretto molto simile, una guida introduttiva, ma con meno testo… non so come sia o se valga la pena comprarlo.
Posso consigliare questi due testi ancora reperibili in italiano: Perché il mio coniglio fa così? (Anne mcBride, Alberto Perdisa Editore) e Cosa vogliono i conigli (Ingrid Tarrant, TEA).
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In inglese sono disponibili alcuni titoli piratati, tra cui l’eccellente for Dummies:
— Rabbits For Dummies.
— When Your Rabbit Needs Special Care.
— A House Rabbit Primer.
— Textbook of Rabbit Medicine.
— Notes on Rabbit Internal Medicine.
Consiglio i primi tre. Gli altri due sono un po’ troppo specialistici.
Non si può mai abbassare la guardia, nemmeno per un giorno, e se necessario bisogna ricorrere pure all’alimentazione forzata (ci sono video su YouTube) perché un coniglio malato può dimenticarsi di mangiare, peggiorando ancora di più la situazione iniziale con un bel blocco intestinale. L’assenza di defecazione per oltre 24 ore può portare alla morte perché l’intestino del coniglio non è in grado di ripartire se si blocca. Il coniglio non solo è progettato al risparmio nell’Hardware, ma ha anche un Sistema Operativo buggato che prende decisioni autolesioniste (mordere cavi elettrici, rifiutare il cibo, aggredire animali molto più grossi come capre e cani ecc…). Il che non lo rende in fondo molto diverso dall’uomo, campione di irrazionalità e autolesionismo del mondo animale. ^_^
Il coniglio, come la baionetta, è uno dei migliori amici dell’uomo: adottatene uno solo se potete farlo vivere in un ambiente che lo renda felice e fornirgli la costante assistenza medica e le coccole di cui ha bisogno.
Posted by Il Duca di Baionette on 23 mag 2011 | Tagged as: Ebook, For The Lulz
A tre mesi di distanza dalla visualizzazione di Big Buck Bunny su uno schermo E Ink Pearl (lo stesso del Kindle 3 e del Sony PRS-650), l’azienda francese Bookeen rende pubblici gli ulteriori progressi nello sviluppo di software in grado di spingere sempre più in là la velocità di refresh degli schermi E Ink.
Notate come è rapido lo scorrimento della pagina di un sito internet:
Anche rendendo incredibilmente più rapido il refresh, la fragilità degli schermi E Ink attualmente impiegati sugli eReader rimane il problema principale e non è risolvibile via software: serve un cambio di schermo, qualcosa senza la base in vetro. Speriamo che presto (2012?) possano arrivare lettori con schermi flessibili (e quindi antiurto) come quelli E Ink SURF visti in questo articolo.
Giusto per il lulz, segnalo che i santi del giorno sono San Desiderio da Genova e San Efebo, vescovo di Napoli. Desiderio ed Efebo abbinati apposta nello stesso giorno.
Perfetto tempismo del calendario, visto l’ennesimo caso di pedofilia tra i sacerdoti della Chiesa Cattolica (e Desiderio era da Genova, come il caso Don Seppia).
Profetici finocchietti vogliosi… ^_^
Domani (o dopodomani) pubblicherò un nuovo aggiornamento a tema eBook.
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