Ho deciso di mettere assieme il workshop di Camilla Cerioli e Laura Re Fraschini (pirateria dei bestseller italiani) e l’intervento di Alessandro Bottoni (guida introduttiva ai DRM), visto che i due temi sono legati.

Quanto è presente la pirateria nel settore editoriale? Quali segmenti interessa? Presentazione dei risultati di un’indagine che ha studiato la disponibilità dell’edizione elettronica dei best sellers (romanzi e saggistica) in base alle classifiche di vendita in Italia.

Il workshop non ho potuto seguirlo dal vivo, anche se volevo, perché ero occupato con due clienti. Ho conosciuto Laura e Camilla a Rimini e mi sono trovato benissimo con loro (ovviamente abbiamo parlato anche di conigli), ma per un motivo o per l’altro ho potuto passarci meno tempo di quanto volessi. Al ristorante, ad esempio, dove l’assessore Zerbini mi ha sequestrato per parlare di un progetto legato alla casa editrice di cui fa parte… con Zerbini mi sono divertito parecchio, siamo sulla stessa lunghezza d’onda su varie cose, e uno ha pure detto che sembravamo fratelli, LOL.

Il video non mi ha fatto impazzire.
Si sarebbe potuto usare la dimostrazione della facilità di reperimento dei libri per parlare di più, lo accennano solo, di come gli eBook possano salvare i testi fuori commercio, ma di cui qualcuno ha ancora i diritti (a tutti gli effetti testi sequestrati da un singolo capitalista a danno dell’intero genere umano), e diffondere i testi su cui nessuno ha i diritti e che sulla carta non vengono stampati perché vecchi/anti-economici. Due facce dello stesso problema: il pubblico ha diritto ad accedere ai testi del passato e qualsiasi opinione contraria al volere della collettività non è accettabile.
Ci sono migliaia di libri italiani (oltre 10.000) presenti in versione piratata. Nella celebre collezione di Hyps (5 anni circa di attività) ci sono 3600 titoli, molti dei quali non reperibili in libreria. C’è un intero thread specializzato su DDUniverse per catalogare gli Urania, chiodo fisso (giustamente) degli appassionati di fantascienza italiani visto che tantissima bella roba è arrivata solo in quella collana da edicola e quindi è fuori dal circuito delle librerie (al massimo si trova su ebay o nei forum di collezionisti, di seconda-terza-decima mano, rovinati e ingialliti).

Uso il video solo come spunto per estendere il discorso e dire qualcosa di Socialista.
Mi sarebbe piaciuto sentir parlare di come la pirateria non sia un “mercato” tradizionale, ma qualcosa di così esterno al sistema capitalista da non poter essere sconfitto con i mezzi del capitalismo. Un sacco di gente pirata, o meglio ancora diffonde il frutto della pirateria altrui, senza trarne alcun vantaggio personale tangibile. Niente guadagno in oro o in vacche: si fa per passione. Quando, come molti altri, mi assicuro che dei libri spariti da Library.nu tornino online per tutti i lettori del mondo, non guadagno nulla. Però lo faccio. Per questo tanti libri di nicchia sono piratati, ma tavolta dei libri piuttosto famosi o spinti in libreria no: il gusto e la passione dei pirati spesso non coincidono con le direttive del marketing editoriale che determina, con scarso margine di errore, i candidati alla Top 20 della classifica di vendite in libreria.

Coniglietti in pausa, dopo un pomeriggio passato a rimettere manuali su Library.nu

Il capitalismo ci ha fatto credere che ogni cosa abbia l’etichetta del prezzo in moneta sonante, ma gli esseri umani non funzionano così: spesso il guadagno è impalpabile, non si misura in oro, ed è la consapevolezza di aver operato per il bene della collettività.
Un dottore che va nel terzo mondo a offrire la propria opera corre più rischi di un pirata librario eppure migliaia di medici lo fanno perché sentono di doverlo fare. Ci sono volontari in ogni ambito che offrono il proprio lavoro a prezzo ridicolo o addirittura gratis. Se è possibile capire questo, perché non si può capire la pirateria libraria?
Solo chi pensa che gli esseri umani siano soltanto dei maiali intenti ad accoltellarsi per gli spiccioli e che venderebbero la madre per la giusta cifra, il modello etico di economia e civiltà basata sul disonore e sulla violenza dei più ricchi sui più poveri che gli USA hanno cercato di ficcarci in gola nella seconda metà del Novecento, può ragionare su tutto in termini di guadagno “monetario”… e così facendo non capirà mai la pirateria. E non capirà cosa spinge milioni di persone a creare e a condividere la propria fatica, gratis, su internet.

Si sarebbero potute perlomeno citare le informazioni su come la pirateria (o meglio: le copie gratuite in eBook) avvantaggino le vendite del cartaceo. Ci sono decine di casi, alcuni dei quali ho citato e commentato negli ultimi due anni. Sarebbe stato interessante visto che il mercato editoriale italiano è in transizione, come quello americano del 2007, e certi trucchetti che fanno leva sulla scarsa diffusione degli eReader possono funzionare per pompare le vendite dei cartacei nei prossimi 1-2 anni.
Ma questo avrebbe costretto a prendere una posizione netta a favore della condivisione, anche quando gli editori sono costretti a ricevere questa pubblicità gratuita (e maggiori vendite quindi dei libri cartacei, d’altronde è pubblicità) per colpa dell’azione illegale dei pirati. Dannati donatori di pubblicità! ^_^

Coniglietti distrutti. Condividere gli eBook è faticoso!

A quanto ho capito la ricerca imponeva di dare conclusioni di un certo tipo e le due si sono dovute adeguare alla direttive fornite. Non so esattamente cosa dovessero sostenere, ma la vaghezza delle conclusioni mi fa supporre che fosse questo: non sappiamo come la pirateria inciderà sulle vendite. Il che non è proprio esatto: il mercato USA ci ha già mostrato come la pirateria inciderà nella fase di transizione, quella che sta arrivando e che interessa agli editori italiani, per cui perché non dirlo? Forse perché il significato sottinteso della conclusione incerta è fin troppo chiaro: pagate l’Università Cattolica e i suoi professori per future ricerche chiarificatrici, grazie!

Non c’è nulla comunque di cui stupirsi, visto che si parla di Università. Fate due chiacchiere con i dottorandi di ingegneria o con altri nell’ambito scientifico e fioccheranno gli studi in cui le conclusioni sono fornite a priori e la ricerca deve interpretare i dati reali per forzarli il più possibile verso la conclusione imposta. Spesso quando i dati sembrano supportare tutto il contrario. Questa è la scienza vera e non ha niente a che fare col metodo scientifico del “prima analizzi e poi deduci”: l’analisi è spesso al servizio della deduzione preconfezionata (magari dall’azienda che ha richiesto la ricerca all’università). ^_^

Luca Calcinai, il Luke di Simplicissimus con l’hobby di aggiustare gli eReader, ha carognosamente (^_^) infilato il dito nella piaga della scarsa preparazione informatica, chiedendo alla fine se avevano aperto gli ePub (nel senso di dezippati e guardato i file costituenti) per controllare se erano edizioni legali private del DRM o se erano produzioni a partire dalle edizioni cartacee (il metodo classico usato dai pirati: scansioni del cartaceo, OCR e costruzione dell’eBook). Eh eh, cattivello Luke…

Comunque hanno fatto passare il messaggio fondamentale che dovevano far passare: anche sapendo poco di informatica e quasi niente di pirateria, partendo insomma dal livello base a cui si trovano moltissime persone, è facile procurarsi libri piratati.
Capito questo, gli editori dovranno solo farsi una seria domanda sulla sensatezza o meno di vendere romanzi a 12 euro con i DRM. ^_^”"

Per capire grandezza e limiti dei sistemi DRM applicati ai libri digitali occorre saper rispondere ad alcune domande. Come sono fatti i DRM e come si crackano? Quali sono le caratteristiche principali dei DRM dei grandi produttori (Adobe, Apple e Amazon)? I license server come iTunes ed i sistemi di trusted computing come risolvono il problema dell’”analog gap”? E infine natura e potenzialità di alternative “social” come i watermark.

Mi ero perso anche questo, sempre perché occupato coi clienti.
Uhm. Un po’ di cose mi lasciano perplesso anche qui e mi pare una boiata la storia delle cartoline, ma penso che altri più appassionati di storia della pirateria (l’adorata Gamberetta aveva consigliato due bei volumi, Electronic Potlatch e Software Piracy Exposed, ma devo ancora leggerli) potranno commentare meglio di me. Nell’insieme credo che abbia trasmesso il messaggio: i DRM non impediranno la pirateria. Peccato che il messaggio sarebbe dovuto andare gli editori che non hanno partecipato a Ebook Lab Italia: i presenti, visto l’interesse per il digitale, credo sapessero già che i DRM non servono (anche solo per sentito dire). Comunque meglio radicare a fondo l’idea, giusto in caso di ripensamenti.

Dello sfruttamento dell’analog hole per piratare gli eBook, ovvero “il metodo del rozzo bergamasco” di fotografare le schermate dell’eReader, avevamo già parlato nell’ottobre 2009. Angra aveva spiegato il metodo burino, ma efficace, di piratare libri bypassando qualsiasi crittografia col pescaggio delle informazioni decodificate inviate allo schermo. Per velocizzare il tutto suggeriva di usare un programma per gestire assieme il cambio pagina e la lettura della schermata, un po’ come fanno gli scanner per libri in cui si infila il mazzo di fogli sciolti. Avanti di uno. Leggi e salva. Avanti di uno. Leggi e salva. Eccetera.

Dimenticavo: quello è il livello 0, poi ci sono anche soluzioni meno scimmiesche. Prendi il Kindle, lo apri, tiri fuori i segnali che vanno allo schermo e li mandi a una schedina di IO digitale collegata al PC. La codifica dei segnali è sul data sheet fornito dal produttore dello schermo, e a quel punto tu hai sulla memoria del PC la copia della pagina visualizzata sul Kindle in formato testo. Se anche il tastino di avanzamento lo fai gestire dalla scheda di IO, tutto il processo può essere automatizzato. Per uno che smanetta un po’ con l’elettronica è una cosa semplice.
(Angra, 28 ottobre 2009)

Altro che DRM e biblioteche Cloud con chiave custodita in remoto e accesso ai libri solo se si è collegati alla rete di gestione. Tutte stronzate che non possono fermare il metodo “rozzo bergamasco” o la sua variante evoluta da smanettone dell’elettronica. Semplicissimo.

Vi ricordo la guida per rimuovere i DRM.