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mag 19

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Ebook Lab Italia 2011: DRM e Pirateria

Ho deciso di mettere assieme il workshop di Camilla Cerioli e Laura Re Fraschini (pirateria dei bestseller italiani) e l’intervento di Alessandro Bottoni (guida introduttiva ai DRM), visto che i due temi sono legati.

Quanto è presente la pirateria nel settore editoriale? Quali segmenti interessa? Presentazione dei risultati di un’indagine che ha studiato la disponibilità dell’edizione elettronica dei best sellers (romanzi e saggistica) in base alle classifiche di vendita in Italia.

Il workshop non ho potuto seguirlo dal vivo, anche se volevo, perché ero occupato con due clienti. Ho conosciuto Laura e Camilla a Rimini e mi sono trovato benissimo con loro (ovviamente abbiamo parlato anche di conigli), ma per un motivo o per l’altro ho potuto passarci meno tempo di quanto volessi. Al ristorante, ad esempio, dove l’assessore Zerbini mi ha sequestrato per parlare di un progetto legato alla casa editrice di cui fa parte… con Zerbini mi sono divertito parecchio, siamo sulla stessa lunghezza d’onda su varie cose, e uno ha pure detto che sembravamo fratelli, LOL.

Il video non mi ha fatto impazzire.
Si sarebbe potuto usare la dimostrazione della facilità di reperimento dei libri per parlare di più, lo accennano solo, di come gli eBook possano salvare i testi fuori commercio, ma di cui qualcuno ha ancora i diritti (a tutti gli effetti testi sequestrati da un singolo capitalista a danno dell’intero genere umano), e diffondere i testi su cui nessuno ha i diritti e che sulla carta non vengono stampati perché vecchi/anti-economici. Due facce dello stesso problema: il pubblico ha diritto ad accedere ai testi del passato e qualsiasi opinione contraria al volere della collettività non è accettabile.
Ci sono migliaia di libri italiani (oltre 10.000) presenti in versione piratata. Nella celebre collezione di Hyps (5 anni circa di attività) ci sono 3600 titoli, molti dei quali non reperibili in libreria. C’è un intero thread specializzato su DDUniverse per catalogare gli Urania, chiodo fisso (giustamente) degli appassionati di fantascienza italiani visto che tantissima bella roba è arrivata solo in quella collana da edicola e quindi è fuori dal circuito delle librerie (al massimo si trova su ebay o nei forum di collezionisti, di seconda-terza-decima mano, rovinati e ingialliti).

Uso il video solo come spunto per estendere il discorso e dire qualcosa di Socialista.
Mi sarebbe piaciuto sentir parlare di come la pirateria non sia un “mercato” tradizionale, ma qualcosa di così esterno al sistema capitalista da non poter essere sconfitto con i mezzi del capitalismo. Un sacco di gente pirata, o meglio ancora diffonde il frutto della pirateria altrui, senza trarne alcun vantaggio personale tangibile. Niente guadagno in oro o in vacche: si fa per passione. Quando, come molti altri, mi assicuro che dei libri spariti da Library.nu tornino online per tutti i lettori del mondo, non guadagno nulla. Però lo faccio. Per questo tanti libri di nicchia sono piratati, ma tavolta dei libri piuttosto famosi o spinti in libreria no: il gusto e la passione dei pirati spesso non coincidono con le direttive del marketing editoriale che determina, con scarso margine di errore, i candidati alla Top 20 della classifica di vendite in libreria.

Coniglietti in pausa, dopo un pomeriggio passato a rimettere manuali su Library.nu

Il capitalismo ci ha fatto credere che ogni cosa abbia l’etichetta del prezzo in moneta sonante, ma gli esseri umani non funzionano così: spesso il guadagno è impalpabile, non si misura in oro, ed è la consapevolezza di aver operato per il bene della collettività.
Un dottore che va nel terzo mondo a offrire la propria opera corre più rischi di un pirata librario eppure migliaia di medici lo fanno perché sentono di doverlo fare. Ci sono volontari in ogni ambito che offrono il proprio lavoro a prezzo ridicolo o addirittura gratis. Se è possibile capire questo, perché non si può capire la pirateria libraria?
Solo chi pensa che gli esseri umani siano soltanto dei maiali intenti ad accoltellarsi per gli spiccioli e che venderebbero la madre per la giusta cifra, il modello etico di economia e civiltà basata sul disonore e sulla violenza dei più ricchi sui più poveri che gli USA hanno cercato di ficcarci in gola nella seconda metà del Novecento, può ragionare su tutto in termini di guadagno “monetario”… e così facendo non capirà mai la pirateria. E non capirà cosa spinge milioni di persone a creare e a condividere la propria fatica, gratis, su internet.

Si sarebbero potute perlomeno citare le informazioni su come la pirateria (o meglio: le copie gratuite in eBook) avvantaggino le vendite del cartaceo. Ci sono decine di casi, alcuni dei quali ho citato e commentato negli ultimi due anni. Sarebbe stato interessante visto che il mercato editoriale italiano è in transizione, come quello americano del 2007, e certi trucchetti che fanno leva sulla scarsa diffusione degli eReader possono funzionare per pompare le vendite dei cartacei nei prossimi 1-2 anni.
Ma questo avrebbe costretto a prendere una posizione netta a favore della condivisione, anche quando gli editori sono costretti a ricevere questa pubblicità gratuita (e maggiori vendite quindi dei libri cartacei, d’altronde è pubblicità) per colpa dell’azione illegale dei pirati. Dannati donatori di pubblicità! ^_^

Coniglietti distrutti. Condividere gli eBook è faticoso!

A quanto ho capito la ricerca imponeva di dare conclusioni di un certo tipo e le due si sono dovute adeguare alla direttive fornite. Non so esattamente cosa dovessero sostenere, ma la vaghezza delle conclusioni mi fa supporre che fosse questo: non sappiamo come la pirateria inciderà sulle vendite. Il che non è proprio esatto: il mercato USA ci ha già mostrato come la pirateria inciderà nella fase di transizione, quella che sta arrivando e che interessa agli editori italiani, per cui perché non dirlo? Forse perché il significato sottinteso della conclusione incerta è fin troppo chiaro: pagate l’Università Cattolica e i suoi professori per future ricerche chiarificatrici, grazie!

Non c’è nulla comunque di cui stupirsi, visto che si parla di Università. Fate due chiacchiere con i dottorandi di ingegneria o con altri nell’ambito scientifico e fioccheranno gli studi in cui le conclusioni sono fornite a priori e la ricerca deve interpretare i dati reali per forzarli il più possibile verso la conclusione imposta. Spesso quando i dati sembrano supportare tutto il contrario. Questa è la scienza vera e non ha niente a che fare col metodo scientifico del “prima analizzi e poi deduci”: l’analisi è spesso al servizio della deduzione preconfezionata (magari dall’azienda che ha richiesto la ricerca all’università). ^_^

Luca Calcinai, il Luke di Simplicissimus con l’hobby di aggiustare gli eReader, ha carognosamente (^_^) infilato il dito nella piaga della scarsa preparazione informatica, chiedendo alla fine se avevano aperto gli ePub (nel senso di dezippati e guardato i file costituenti) per controllare se erano edizioni legali private del DRM o se erano produzioni a partire dalle edizioni cartacee (il metodo classico usato dai pirati: scansioni del cartaceo, OCR e costruzione dell’eBook). Eh eh, cattivello Luke…

Comunque hanno fatto passare il messaggio fondamentale che dovevano far passare: anche sapendo poco di informatica e quasi niente di pirateria, partendo insomma dal livello base a cui si trovano moltissime persone, è facile procurarsi libri piratati.
Capito questo, gli editori dovranno solo farsi una seria domanda sulla sensatezza o meno di vendere romanzi a 12 euro con i DRM. ^_^””

Per capire grandezza e limiti dei sistemi DRM applicati ai libri digitali occorre saper rispondere ad alcune domande. Come sono fatti i DRM e come si crackano? Quali sono le caratteristiche principali dei DRM dei grandi produttori (Adobe, Apple e Amazon)? I license server come iTunes ed i sistemi di trusted computing come risolvono il problema dell’”analog gap”? E infine natura e potenzialità di alternative “social” come i watermark.

Mi ero perso anche questo, sempre perché occupato coi clienti.
Uhm. Un po’ di cose mi lasciano perplesso anche qui e mi pare una boiata la storia delle cartoline, ma penso che altri più appassionati di storia della pirateria (l’adorata Gamberetta aveva consigliato due bei volumi, Electronic Potlatch e Software Piracy Exposed, ma devo ancora leggerli) potranno commentare meglio di me. Nell’insieme credo che abbia trasmesso il messaggio: i DRM non impediranno la pirateria. Peccato che il messaggio sarebbe dovuto andare gli editori che non hanno partecipato a Ebook Lab Italia: i presenti, visto l’interesse per il digitale, credo sapessero già che i DRM non servono (anche solo per sentito dire). Comunque meglio radicare a fondo l’idea, giusto in caso di ripensamenti.

Dello sfruttamento dell’analog hole per piratare gli eBook, ovvero “il metodo del rozzo bergamasco” di fotografare le schermate dell’eReader, avevamo già parlato nell’ottobre 2009. Angra aveva spiegato il metodo burino, ma efficace, di piratare libri bypassando qualsiasi crittografia col pescaggio delle informazioni decodificate inviate allo schermo. Per velocizzare il tutto suggeriva di usare un programma per gestire assieme il cambio pagina e la lettura della schermata, un po’ come fanno gli scanner per libri in cui si infila il mazzo di fogli sciolti. Avanti di uno. Leggi e salva. Avanti di uno. Leggi e salva. Eccetera.

Dimenticavo: quello è il livello 0, poi ci sono anche soluzioni meno scimmiesche. Prendi il Kindle, lo apri, tiri fuori i segnali che vanno allo schermo e li mandi a una schedina di IO digitale collegata al PC. La codifica dei segnali è sul data sheet fornito dal produttore dello schermo, e a quel punto tu hai sulla memoria del PC la copia della pagina visualizzata sul Kindle in formato testo. Se anche il tastino di avanzamento lo fai gestire dalla scheda di IO, tutto il processo può essere automatizzato. Per uno che smanetta un po’ con l’elettronica è una cosa semplice.
(Angra, 28 ottobre 2009)

Altro che DRM e biblioteche Cloud con chiave custodita in remoto e accesso ai libri solo se si è collegati alla rete di gestione. Tutte stronzate che non possono fermare il metodo “rozzo bergamasco” o la sua variante evoluta da smanettone dell’elettronica. Semplicissimo.

Vi ricordo la guida per rimuovere i DRM.

 

Permalink link a questo articolo: http://www.steamfantasy.it/blog/2011/05/19/ebook-lab-italia-2011-drm-e-pirateria/

24 comments

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  1. renzo

    Ho fatto un sondaggino su anobii (http://forum.simplicissimus.it/index.php?action=dlattach;topic=1899.0;attach=4360;image). Il risultato è che il lettore più venduto è il Kindle 3. I meno venduti (indovina) leggo e biblet.

    Secondo me questo vuol dire che:

    1) la pirateria sta dilagando
    2) quando arriverà il Kindle store, secondo i rumors tra poco, ci sarà già pronto un vasto parco di potenziali clienti.

  2. Il Duca di Baionette

    Quando il cliente può scegliere tra il migliore schermo sul mercato a 150 euro (spedizione e dogana inclusa) col Kindle 3 oppure a 250 euro con il Sony PRS-650 (e spesso senza trovarlo nemmeno, vista la scarsa disponibilità) e tutte le altre alternative sono schermi peggiori a prezzo superiore ai 170 euro…

    …mi pare il minimo che scelgano il Kindle 3 (soprattutto se il PRS-650 non l’hanno trovato in negozio) e snobbino gli altri assieme costosi e inferiori, come Leggo IBS. Pirateria o meno.
    Gli editori importanti, una banda di idioti, hanno cancellato il vantaggio che avevano riguardo gli eBook mettendoli a un prezzo tale che nessuno li voglia comprare (e coi DRM).

    L’editoria italiana sta regalando il mercato ad Amazon.
    È una scelta precisa dettata dalla precisa volontà di farlo. La volontà è determinata dall’azione, non dal desiderio teoricamente presente. Se agiscono in concreto per favorire Amazon in futuro significa che vogliono favorirlo.
    Non esistono scuse e non avranno diritto di lamentarsi quando le loro azioni porteranno ai risultati (per loro negativi, trovandosi sotto un dittatore unico) ampiamente previsti.

  3. cuk

    io personalmente ho comprato mesi fa in Inghilterra il Kindle 3 e devo dire che mi trovo parecchio bene.
    Poi con Calibre le conversioni sono una festa.

    Non sono così sicuro che l’inerzia del mercato ebook estero potrà trascinare anche il settore italiano malgrado ritrosia del pubblico e ostruzionismo degli editori, ma me lo auguro proprio.

    Dopotutto, con questo mercato stiamo parlando dell’intersezione di due insiemi che in italia sono già piuttosto vuoti: “lettori abituali” e “utilizzatori tecnologici”. (es, mia madre, per quanto legga un sacco, non si metterà mai a usare un ereader).
    (ci sarebbe poi anche la questione Lingua, che frena gli italiani a digiuno di Eng dall’accere al e-mondo estero)

    Insomma, temo che l’inerzia iniziale che questo settore dovrà superare in Italia possa essere notevole.

  4. Mauro

    Ho avuto modo di provare il Sony PRS-350 e l’Opus, e non c’è paragone: caratteri più definiti, schermo tattile, il Sony vince tranquillamente sotto ogni aspetto. Eppure l’Opus costa solo un 20-30 € in meno (Feltrinelli Torino). Con quella differenza di prezzo, l’unico motivo per cui vende è la disinformazione*: la gente non sa cos’ha davanti, e il fatto che i due lettori siano proposti con la stessa descrizione (schermo e-Ink, senza ulteriori distinzioni) non aiuta.
    Personalmente ho preferito il Sony al Kindle per tutta una serie di ragioni, ma sicuramente ha influito il fatto che – deciso di fare la spesa – ho potuto considerare ininfluenti le questioni di costo, su una differenza di 100 €; non fosse stato così, probabilmente sarei andato sul Kindle: dalle informazioni raccolte (non l’ho provato fisicamente) mi convince di meno, ma è un ottimo prodotto.
    E gli editori non sembrano aver capito quello che giustamente sottolinea Roncaglia: con Amazon dietro, il Kindle passa da semplice lettore a estensione di Amazon, cosa che può far passare ulteriormente in secondo piano la limitazione di formati.
    Sommando a questo non solo i DRM e i prezzi alti, come ricordava il Duca, ma il fatto che tali prezzi a volte sono più alti che quelli del cartaceo, si capisce come mai solo gli idioti del “Ma no, è giusto che costi più del cartaceo” guardano ancora con occhi vacui e felici all’attuale situazione.
    In definitiva: andiamo bene…

    * In realtà l’Opus, col firmware per .prc, permette di caricare dizionari, cosa che col Sony non si può fare; ma considerando quelli pre-caricati nel secondo non la considero una differenza significativa.

    Refuso: Angra avevo spiegato ? aveva

  5. Il Duca di Baionette

    Corretto il refuso e altri due dopo.

  6. Gamberetta

    Il video sul workshop bestseller e pirateria è imbarazzante. Oltre ad apparire evidente che le due non hanno la minima conoscenza in materia, non si sono neanche impegnate a presentare i dati in modo coerente.
    Ho visto il video in HD su YouTube perché qui così piccolo non si riuscivano a leggere le slide. Se le si leggono si può scoprire che Camilla & Laura indicano che 16 testi sui 35 considerati sono disponibili pirata. Poi però nella slide successiva dicono che anche “Se questo è un uomo” – segnato tra gli “indisponibili” – è in effetti disponibile pirata. Dunque sono 17 su 35*. D’oh!
    Inoltre mi piacerebbe sapere come hanno fatto a cercare: per esempio il “Diario” di Anna Frank che loro danno come non disponibile pirata è invece disponibilissimo, da sempre, addirittura il file in formato .lit (il defunto formato ebook del Microsoft Reader) è datato ottobre 2002.
    “Le ricette di Casa Clerici” anche quello è disponibile, da gennaio.
    Molti altri titoli sono poi apparsi i giorni successivi la pubblicazione della classifica (20 febbraio), come “Nemesi” di Philip Roth, “La moneta di Akragas” di Camilleri, “Ogni cosa alla sua stagione” di Enzo Bianchi, ecc. Sarebbe stato più sensato lasciare passare un po’ di tempo prima di andare a controllare quali titoli erano presenti.
    Se si aggiungono solo questi titoli – e non ho controllato tutti i mancanti – la percentuale del piratato passa già dal 46% dichiarato al 63% circa.
    Ancora più intelligente sarebbe stato scaricare il database gestito da poldus – che cataloga oltre 10.000 ebook in lingua italiana presenti su emule – e partendo da quello fare uno studio sulla corrispondenza tra pirateria e vendite: i bestseller sono sempre piratati? quali generi sono rappresentati più tra gli ebook pirata e quali invece vendono? qual è il rapporto saggistica/narrativa tra i piratati rispetto alle vendite? quale è il tempo medio che passa tra l’apparire di un testo in libreria e su emule? quanti ebook piratati sono di libri fuori catalogo? ecc.
    Ma naturalmente questa sarebbe stata una ricerca seria. Che brutta parola. Evidentemente il Centro di Ricerca Europeo Libro Editoria Biblioteca dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (di cui Camilla & Laura fanno parte) ha standard davvero molto bassi. Buono a sapersi: in futuro si potranno scartare a priori, senza remore, informazioni fornite da questo Centro.

    Semplicemente errato quando dicono che il “torrent” avvisa l’utente se si sta per scaricare un file che già si possiede, mentre eMule no. Casomai è il contrario: eMule si rifiuta di scaricare un file identico a uno che abbiamo già in condivisione (anche se il nome del file è diverso), e comunque avvisa nella ricerca se abbiamo già scaricato un file anche se non è più in condivisione. I vari client torrent invece non si fanno questo problema: possono tranquillamente scaricare due volte un file di contenuto identico con nomi diversi (e anche con lo stesso nome, basta scegliere cartelle diverse).

    Bizzarro quando dicono che hanno trovato 53 copie de “Il Cimitero di Praga”. Si può sapere come le hanno contate? Magari in quel momento c’erano 53 persone su eMule che lo condividevano, ma un’ora dopo sarebbero potute essere di più o di meno. Lo stesso per i seeder dei torrent. E se il file si trova su rapidshare o mediafire o servizi simili come si fa a sapere in quante copie si trova? Sono numeri tirati a caso che significano poco o niente.

    Mi piace quando dicono che possono tracciare un profilo anagrafico, culturale, e socioeconomico dei “pirati” in base a questi pochi dati raccolti male. Lo dicono ma ovviamente non lo fanno. E tra l’altro non ci sarebbe neanche bisogno di dedurre, basta mandare un messaggio con le domande ai vari releaser (o rellatori, per usare l’orribile termine italiano che adotta qualcuno), non è che ce ne siano in giro così tanti sulla scena italiana. E non ci vuole un genio per trovarli.

    Tralascio di commentare tutta la parte su DRM e prezzi perché con dati così scarsi non ha alcun senso. Le conclusioni sono balorde: la pirateria degli ebook è “ancora giovane” e non è un “terreno ricco” come può essere la pirateria dei film o della musica. Cosa significa? La pirateria libraria c’è sempre stata su Internet, precede anche la pirateria di film e musica!
    Ma per rimanere all’ambito italiano: i file più vecchi della Biblioteca del Brivido, una delle prime collane di ebook pirata italiani, risalgono a luglio 2003. 8 anni fa, per i tempi informatici un’eternità. Per quanto riguarda l’andamento: io seguo la pirateria degli ebook da poco più di 3 anni; a occhio il numero di release al mese è rimasto più o meno quello (anzi, c’è stato un periodo di calo quando la Biblioteca del Brivido ha chiuso, seguita poi da ITABOOK e dalla temporanea chiusura dei Free-book).
    Sul “terreno ricco” non so cosa dire. È un appunto senza senso. Sia che si intenda “ricco” come numero di possibili opere piratabili (escono di sicuro più libri che film per esempio), sia che si intenda “ricco” come possibili guadagni monetari per i pirati (che sono ZERO in tutti gli ambiti).
    “I prossimi mesi saranno determinanti”. Davvero? E perché? Non lo sono stati i 10 anni precedenti… e infine la solita storia se la pirateria è benefica o no: tutte le prove empiriche finora raccolte dimostrano che la pirateria favorisce o al massimo non influenza le vendite; dunque si può affermare con ragionevole certezza che la pirateria NON è un avversario. Non ci sono dubbi.

    Aggiungo una nota: le persone che digitalizzano i libri e poi li mettono in condivisione hanno già salvato dall’oblio decine di opere che altrimenti sarebbero sparite, forse per sempre. E la ragione delle sparizioni è una sola: l’assurdità delle leggi sul copyright. Ne avevo già parlato presentando brevemente il libro del professor James Boyle, rimando a quella Segnalazione.

    Nel complesso questo video mi ha ricordato Kinzica. La stessa supponenza del voler parlare di argomenti che non si conoscono, senza rendersi conto del danno che si arreca a chi ascolta. Una ricerca universitaria dovrebbe essere un’attività seria, che migliora il livello di conoscenza in un determinato ambito, non un compitino da fare nel tempo libero.

    E poi come si fa a parlare di ebook senza neanche sapere come è fatto un file .epub? Tutte e due ad affrettarsi a dire che “no, no, no, per carità non abbiamo guardato dentro gli epub!”. Perché altrimenti cosa? Vi spezzavate le unghie? Vi beccavate il tetano?

    Che spettacolo indecoroso.

    Alessandro Bottoni del Partito Pirata anche lui non risparmia le stupidaggini. Ma ben più grave è la sua posizione politica: a quanto pare per il Partito Pirata italiano il copyright va bene così com’è e al massimo c’è solo bisogno di leggi che favoriscano il fair use.
    Ma scherziamo?
    70 anni dalla morte dell’autore sarebbe ragionevole?
    Come ricordavo altrove parlando dell’editoria fantasy, la media di esordio di un autore anglosassone è 36 anni. Diamogli altri 40 anni di vita. Aggiungiamo 70. Il che vuole dire che le sue opere iniziano a entrare nel pubblico dominio dopo 110 anni!
    Quando invece il copyright dovrebbe essere un incentivo per spingere a produrre più arte possibile, ma con l’idea che sia a beneficio della società, ovvero che entri prima possibile nel pubblico dominio. Non un secolo dopo.
    Allucinante anche quando Bottoni sostiene che il copyright va bene perché lui scrive software e articoli tecnici e guadagna grazie al copyright. Ovvero tira fuori il solito argomento che guadagno e copyright siano legati. NON È VERO. Un sacco di gente – in effetti quasi la totalità degli artisti – muore di fame in regime di copyright, e viceversa c’è gente che guadagna tranquillamente pur rendendo disponibili le proprie opere. Guadagni se produci qualcosa che piace al pubblico. Fine. Il copyright di per sé non ti fa guadagnare un bel niente, anzi, è probabile ti danneggi (vedi discorso precedente sulle prove empiriche a favore della pirateria).
    E in ogni caso queste sono posizioni accettabili per un politico normale, non per un rappresentate del Partito Pirata, che questi argomenti dovrebbe conoscerli bene.

    Vergogna!

    E stendiamo un velo pietoso sul sito lovetalk.it, il sito che vende poesie d’amore recitate. Al di là degli aspetti tecnici, come fa Bottoni a indicarlo come sito di prodotti di qualità? Prodotti che incontrano le esigenze del pubblico e dunque anche da un punto di vista “sociale” non spingono alla pirateria.

    È una specie di presa in giro?

    Questa è una delle poesie che si possono acquistare recitate a 5 euro l’una (5 euro! Ci compri più di cinque romanzi da 0,99 dollari su Amazon!):

    Spogliati in faccia alle stelle, Chiara
    ed offri il tuo corpo al chiarore della luna:
    nel silenzio della notte
    il cielo assorbirà la tua bellezza come una spugna
    e quando sarà giorno
    l’iride la fisserà nei suoi colori,
    dopo il primo temporale del mattino,
    quando le lenzuola odoreranno ancora
    dei nostri peccati.
    Scordati del buio e della paura, ti prego,
    adesso ci aspettano zenit di Soli:
    dardi di luce
    nell’estinguere paziente della vita.

    Ma che schifo sgrammaticato è? E non entro nel merito del contenuto – ché non c’è niente di più romantico del cielo che assorbe la bellezza come una spugna, diosanto.
    Quale sarebbe lo scopo di mandare una roba del genere? Dimostrare all’amata che sei un imbecille?
    Ma in fondo Bottoni ha ragione: nessuno piraterà mai queste poesie recitate, i pirati non sono così cretini. Sarebbe come piratare la spazzatura.

    ===

    * La slide dice: “Se questo è un uomo [...] Sui canali pirata è ampiamente disponibile, in un’edizione diversa da quella in classifica (Super ET, Einaudi). Questa disponibilità è stata conteggiata nella percentuale.” Enfasi mia. Peccato che non l’abbiano sul serio conteggiata.

  7. Klaus

    Visto che siamo in tema, qualcuno mi consiglierebbe un buon ebook Reader? Il Kindle a 130 dollari mi tenta, ma vorrei un parere informato. Grazie. ^_^

  8. Mauro

    Io ti consiglio o il Kindle, o il Sony (per me meglio il PRS-650, per il pollice in piú di schermo).
    Schematicamente: il Kindle è wifi (con riferimento alla versione a 130 $), legge AZW, la durata dichiarata della batteria è maggiore, non supporta aumenti di memoria, non ha un sistema di catalogazione (tag o cartelle); chi l’ha usato mi ha parlato molto bene del servizio di conversione formati della Amazon, ma non ho avuto modo di provarlo in prima persona. Prezzo contenuto (il 3G costa circa 200 € tutto compreso).
    Usando Duokan, si possono leggere .prc ed .epub, purché senza DRM, e anche .doc; si possono anche riformattare i PDF.

    Il Sony è tattile, piú piccolo ma piú spesso, legge ePub, supporta aumenti di memoria (Memory Stick ed SD), ha un sistema di catalogazione a tag; non può connettersi a Internet e costa 250 €.
    Nota negativa: i comuni caricabatterie rete-USB non vanno (ne ho provati tre senza successo e ci sono simili lamentele anche sul sito Sony, anche di gente che lamenta che i caricabatterie che andavano sui vecchi modelli Sony non vanno sul 650), quindi potrebbe essere necessario prendere quello ufficiale Sony o caricare il lettore solo tramite computer.

    Se vuoi leggere in lingua, sul Kindle puoi caricare dizionari esterni; il Sony al momento non lo permette, ma ne ha diversi precaricati (per l’Inglese: New Oxford American Dictionary, Oxford Dictionary of English, Collins English-Italian Dictionary e Collins Italian-English Dictionary).

    I formati leggibili sono abbastanza secondari, visto che convertirli è abbastanza facile; discorso analogo sui DRM.
    Non ho mai provato personalmente il Kindle, mentre ho usato il Sony; per il primo un amico che lo ha me ne ha parlato in maniera entusiasta, per il secondo posso dire per uso diretto che mi trovo molto bene.

  9. Klaus

    Grazie mille! Un paio di domande sparse: cos’è AZW e a cosa serve effettivamente la connessione wi-fi su un eReader?

  10. Il Duca di Baionette

    AZW è il formato Mobipocket del Kindle. Ormai quando vendono un libro lo vendono in AZW anche se non ha i DRM (a quanto ho visto con gli acquisti degli ultimi tre mesi).
    Se non ha DRM, puoi rinominarlo in PRC se ti va e usarlo senza problemi con lettorie diversi da Kindle e Kindle for PC/Mac: in tal caso è solo un banale Mobipocket con l’estensione diversa.

    La connessione Wi-Fi sull’eReader serve per connettersi a internet. Come la connessione Wi-Fi sul portatile. L’idea sarebbe di poter sfruttare connessioni Wi-Fi pubbliche (Freccia Ross,a Università ecc…) o quella del proprio router casalino o del router al lavoro per comprare i libri sul lettore senza usare il PC.

  11. Klaus

    Ottimo! Suppongo che il wi-fi dell’eReader sia limitato alla navigazione su Amazon, giusto?

  12. Il Duca di Baionette

    Perché dovrebbe?
    Non è mica una connessione telefonica autonoma via 3G.
    La capacità di connessione wi-fi è come quella dei portatili e funziona a patto che vi sia una rete wi-fi (casalinga, di lavoro, dell’università, pubblica…) a cui collegarsi.

    Qui c’è un esempio d’uso del browser sperimentale sul kindle 3:
    http://www.youtube.com/watch?v=1ynDSF9blfE&feature=related

    Sfrutta un browser sperimentale.
    Fa abbastanza schifo, ma per Wikipedia, qualche ricerca su Google e navigare Amazon credo sia ok.

    C’è un browser sperimentale (ovvero una Beta che non supporta video in flash, java e cose complesse simili) anche sull’Asus EA800, eReader lcd passivo specializzato per l’editing a mano libera sui testi, e mi trovo bene per spulciare wikipedia o guardare la casella gmail

  13. DagoRed

    Sul Messaggero di oggi

    http://upload.centerzone.it/images/95358386203516721663.jpg

    Il Duca condivide?

  14. Mauro

    Nota positiva del Kindle (o, meglio, dell’Amazon): confermo che cambia i Kindle rotti, anche se per negligenza.
    Domenica a un mio amico è caduto e si è rotto lo schermo. Ha contattato Amazon, dicendo chiaramente l’accaduto; gli hanno detto che gliene mandano uno nuovo* e gli scalano 250 € dalla carta di credito; alla ricezione lo avrebbero rimborsato.
    Oggi il Kindle nuovo è partito da Roma, e il rimborso totale (spese di spedizione, 53 $, comprese) è arrivato non appena comunicato il numero di tracciamento del pacco.
    Punti per Amazon, decisamente.

    * Hanno detto a new one, ma ipotizziamo che sia rigenerato; comunque, sempre meglio di doverlo ricomprare.

  15. Il Duca di Baionette

    L’attenzione ai clienti e ai loro diritti per quanto riguarda gli oggetti fisici è il vero punto di forza di Amazon, come diceva anche Doctorow alcuni anni fa (riportato in Content, mi pare).
    In un mondo di ladri e banditi, la semplice correttezza sul lato “prodotti fisici” fa sembrare Amazon una sorta di santo (che guadagna a palate con la fiducia che ha conquistato comportandosi bene).

  16. Mauro

    Nuovo (a quanto sembra veramente nuovo, non rigenerato) Kindle arrivato oggi, con cavo USB (avevano detto che non ci sarebbe stato) e un rimborso che a quanto pare è stato dieci Euro superiore alle spese.
    Qui siamo ben oltre la semplice correttezza (rotto per negligenza… gli avessero chiesto di pagare, avrebbero pure avuto ragione); tanti, tanti punti per il servizio clienti Amazon (nel tempo che loro hanno risolto tutto, io ho riscritto a un’altra azienda perché non mi avevano risposto).

  17. Giuseppe

    Salve, ho letto con molto interesse l’ottimo dibattito sui “pirati” (anche se condivido quanto ha detto Stallman: “non copie pirata ma copie non autorizzate”, non sono assassini o stupratori!).
    Una esperienza personale: ho acquistato un lettore Mediacom JerryBook E60 a 59€ in offerta speciale alla Auchan e l’ho confrontato con il Sony PRS650 (250€, schermo Pearl, ecc.) di un collega.
    Francamente non ho trovato sensibili differenze; tenuto conto dell’utilizzo “normale” che ne faccio (non mi interessano i dizionari o il wireless) la qualità della lettura mi sembra praticamente uguale!
    Grazie.

  18. Mauro

    Guardando la scheda tecnica, i principali malus che vedo sono la durata della batteria e la non compatibilità con ePub e MOBI (leggevo che non supporta eBook con DRM, ma questo per ovvi motivi è secondario); ha anche pochi livelli di grigio, ma per valutarne l’effetto dovrei vederlo dal vivo.
    Come schermo l’E Ink normale non è male, ma ho usato sia quello (Cybook Gen3), sia il Pearl (Sony PRS-650), e il secondo è effettivamente piú definito.
    Comunque a vedere la scheda tecnica per 59 € non sembra male, guardo se qualche negozio in zona ce l’ha, cosí da darci un’occhiata; normalmente ogni quanto lo ricarichi?

  19. Mauro

    Per contro, col prezzo pieno (circa 199 €), non c’è confronto; se proprio non posso spendere quei 50 € in piú, a quel prezzo prendo un PRS-350.

  20. Giuseppe

    Avendolo comprato solo 8 giorni fa non so ancora bene la durata della batteria; al momento essendosene impossessato mia figlia (19 anni e accanita lettrice come me..) ti posso dire che dopo 500 pagine circa e 20-25 accensioni e settaggi vari la batteria non ha ancora perso un trattino.
    A giudizio anche del mio collega la differenza rispetto al suo Sony è davvero minima inoltre legge perfettamente gli epub (senza DRM) e ha la modalità landscape. Il touch screen del 650 a me non è piaciuto, tra l’altro.
    All’Auchan dove l’ho comprato (Piacenza – San Rocco al Porto) ne avevano 5, finiti i quali (a detta del commesso, gentile ma poco preparato tecnicamente sui reader) non ne avevano altri.

  21. Mauro

    Interessante; quando riesci a farti un’idea della durata della batteria per favore fammelo sapere: per quello è data in ore, per Sony e Kindle in settimane (due e quattro rispettivamente)… non è immediato fare un confronto.
    Curioso che legga gli ePub e che non sia dichiarato, ma meglio cosí.
    Come mai lo schermo del 650 non ti piace?

  22. Giuseppe

    >quando riesci a farti un’idea della durata della batteria >per favore fammelo sapere: per quello è data in ore, per >Sony e Kindle in settimane (due e quattro rispettivamente)… >non è immediato fare un confronto.
    Ok! Comunque su Internet ho trovato un commento che parlava di 4000 (alla prima carica della batteria) – 6000 (le cariche successive) pagine.

    >Curioso che legga gli ePub e che non sia dichiarato, ma >meglio cosí.
    In effetti su alcuni (non tutti) siti Internet e sul manuale (abbastanza striminzito, per la verità) il formato epub è presente (senza specificare se legge anche i DRM). Da notare che la versione del firmware è la prima quindi non ci possono essere stati aggiornamenti software.

    >Come mai lo schermo del 650 non ti piace?
    Non stravedo per i touch in generale. Il Sony 650, poi, mi sembra un po’ “sporchevole”: ditate e polvere mi sembrano particolarmente visibili. Potrebbe essere in parte colpa del mio collega (ingegnere come me e anche parente…) che non è particolarmente “pulito” e “preciso”….

  23. Mauro

    Il fatto è che non segnano l’ePub nemmeno sulla scheda tecnica del sito del produttore… come danneggiarsi da soli.
    Per lo schermo non so dirti: ormai uso questo Sony da quattro mesi, salvo rare eccezioni mai col pennino; e leggendo in lingua e prendendo note uso non poco il dizionario. Mai pulito lo schermo, ma non mi dà alcun fastidio né vedo le ditate (ho controllato anche guardandolo in controluce).

  24. Giuseppe

    >Il fatto è che non segnano l’ePub nemmeno
    >sulla scheda tecnica del sito del produttore…
    >come danneggiarsi da soli.
    E’ vero. Incredibile. Ho scritto una mail all’assistenza, vedremo.
    Dopo aver usato il mio reader ti saprò dire…. Spero finalmente (figlia permettendo) di poter utilizzare almeno alcuni tra le migliaia (!!) di ebook accumulati negli anni: ebbene si, sono un mass-downloader!

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