agosto 2011
Archivio del Mese

Archivio del Mese
Posted by Il Duca di Baionette on 29 ago 2011 | Tagged as: Ebook, Editoria
Questo aggiornamento sugli eBook cercherò di farlo breve.
Non c’è granché da dire, la situazione è di attesa del periodo natalizio e praticamente tutto ciò che c’è di “nuovo” è soltanto la banale ripetizione di ciò che già sapevamo. Ad esempio che il mercato cresce e cresce in fretta. In più fa ancora caldo e i discorsi più interessanti a tema eBook che vorrei fare meritano dei post dedicati.
Gli eBook non sono lo scopo finale, ma solo un mezzo per conseguirlo: se anche gli altri elementi non dovessero andare tutti a posto, costruendo un nuovo ecosistema narrativo libero, efficiente e funzionale, non staremo molto meglio di come stavamo con la carta. Meglio sì, ma non “molto” meglio. Mi ricollegherò prossimamente ai primi discorsi su COSA ci si aspetta(va) dal nuovo mercato digitale, quelli che avevo fatto già nel luglio del 2008, tre anni fa. Un grosso cambiamento nel modo di trovare i libri per i lettori è un elemento critico per dare varietà al mercato, è fondamentale per permettere la vera libertà di scelta. Come è cambiato il modo di cercare informazioni dal mondo delle visite in biblioteca a quello di internet, così deve cambiare il modo di trovare i libri che si cercano nel mare di titoli disponibili “in eterno”.
Il futuro non è roseo come i capelli della Nostra Dea, ma potrebbe diventarlo. Per ora è solo di un neutrale grigetto, se guardiamo a cosa è presente ora ed evitiamo facili previsioni ottimistiche (per quanto siano in parte ragionevoli).
Ma questo è il tema di un altro articolo.
![]() I conigli sono belli e attendono le novità di fine 2011 |
Mondadori si sta muovendo, ormai lo saprete tutti visto che questo aggiornamento a tema eBook è arrivato con un mese di ritardo. Mondadori ha sottoscritto un accordo con Amazon per distribuire i propri eBook. Ecco il comunicato ufficiale:
Segrate, 27 luglio 2011 – Mondadori e Amazon hanno sottoscritto oggi un accordo grazie al quale oltre 2.000 e-book trade del Gruppo di Segrate saranno disponibili per i possessori di Kindle. I clienti europei potranno acquistare gli e-book di Mondadori attraverso Kindle store su Amazon.co.uk, Amazon.de e Amazon.com.
Le case editrici Mondadori, Einaudi, Sperling&Kupfer e Piemme metteranno a disposizione degli utenti di Kindle in Europa migliaia di e-book attraverso i Kindle store. Ed entro Natale Mondadori arricchirà l’offerta per i lettori con altri 1.000 titoli digitali, incluse tutte le novità di ciascuna casa editrice previste per il prossimo autunno-inverno.
Il catalogo trade di Mondadori comprende più di 10.000 titoli, di cui oltre 2.000 in formato e-book. A partire dallo scorso gennaio tutte le principali novità del Gruppo sono state lanciate contemporaneamente in versione cartacea e in formato digitale.
“L’accordo con Amazon rappresenta per Mondadori un importante tassello nell’ambito della più ampia strategia di sviluppo digitale del nostro Gruppo”, ha dichiarato Maurizio Costa, Vice Presidente e Amministratore Delegato di Mondadori.
“Siamo certi che il 2012 segnerà l’avvio a pieno ritmo del mercato e-book, di grandi potenzialità anche nel nostro paese, dopo un anno di studio e sperimentazione”, ha continuato Costa. “Un mercato in cui Mondadori ha l’obiettivo di giocare un ruolo trainante, mettendo a disposizione dei lettori entro il 2012 un patrimonio culturale di oltre 8.000 libri in formato digitale. E siamo particolarmente soddisfatti di compiere questo passo insieme ad Amazon”, ha concluso Costa.“Una delle priorità per Kindle è dare una scelta sempre più ampia ai nostri clienti in tutte le lingue”, dichiara Greg Greeley, Vice Presidente di Amazon Europa. “Abbiamo già offerto agli utenti di oltre 100 paesi migliaia di titoli in lingua straniera. Ora, con Mondadori, siamo entusiasti di portare su Amazon.co.uk, Amazon.de e Amazon.com i titoli in lingua italiana per i lettori di Kindle in Europa”.
Questo accordo conferma l’imminente sbarco del Kindle in Italia, probabilmente prima di Natale (l’aggiunta di altri 1.000 titoli per quel periodo sembra un segnale a riguardo). Un altro dettaglio che mi fa immaginare che Mondadori si stia preparando all’apertura del Kindle Store italiano per la fine del 2011 è il recente annuncio di volersi lanciare nelle auto-pubblicazioni entro pochi mesi, con un progetto di piattaforma ispirata al successo di Lulu che potrebbe essere utile a favorire l’incontro di autori, editor e altre figura professionali SE sarà gestita in modo intelligente.
Entrerò nel dettaglio delle (poche) informazioni disponibili a riguardo in un futuro articolo e dirò cosa vorrei vedere in una grande piattaforma di questo genere affinché sia DAVVERO utile a favorire la crescita del mercato e quella sana competizione tra autori che permetta il raggiungimento di quel livello di dignità minima editoriale che negli USA era presente da tempo e che l’Italia non ha mai avuto.
Quel genere di servizi e di cambiamento del mondo del libro che NON è il mero passaggio dal cartaceo all’eBook, ma che è nascosto nelle enormi possibilità di mutamento nella ricerca dei libri (tag, testo ecc…) e nella loro diffusione che il digitale permette. In particolare sarà fondamentale per i negozi se si vorrà davvero offrire qualcosa “in più” per competere con le copie gratuite piratate (o quelle in copyleft).
Le stesse cose che vorrei vedere apparire in Narcissus, il progetto di Tombolini in cui credo molto e che vorrei vedere trasformato in una grande piattaforma di incontro di professionalità e di autori. Ho un’enorme fiducia in Tombolini, tutta meritata ampiamente, e sono sicuro che Narcissus diventerà ciò che mi aspetto non appena il mercato si sveglierà un altro po’ nel 2012-2013.
Verso Cavallero nutro una stima che non ho nei confronti delle schifezze case editrici che rappresenta o degli incompetenti editor che ci lavorano e sono fiducioso che, sapendo bene cosa è il mercato digitale, Cavallero abbia già capito l’importanza di non tentare di forzarlo verso modelli precedenti e che i guadagni andranno ottenuti in primis stimolando una nuova community di lettori attivi, propositivi e disposti a pagare per “merce dalla qualità verificabile prima della spesa” (trasparenza nelle scelta), non solo un gruppo di autori che si vendano tra loro le proprie schifezze (lo squallido panorama di Lulu). Speriamo bene: l’alternativa è che i cazzi volino e i nostri culi siano le piste d’atterraggio.
Come detto, farò un articolo a parte.
![]() Questo è un coniglio, non Cavallero |
Prospettive per il mercato italiano? Crescerà.
E a ritmo svelto, come avvenuto negli USA, non appena il numero di libri disponibili in eBook aumenterà (nel Regno Unito il boom del Natale 2010 è avvenuto grazie alla mole di libri presente fin dall’avvio del Kindle Store su amazon.co.uk), i negozi che li vendono miglioreranno i servizi di contorno alla “mera vendita” (IBS o simili non sono paragonabili a ciò che è Amazon per gli statunitensi) e i prezzi degli eReader scenderanno ancora.
A luglio giravano le previsioni di crescita fatte dalla A.T. Kearney per Bookrepublic, riportate anche dal Corriere. Non ho ben capito come mai fossero state presentati come una novità visto che quella ricerca, I lettori sognano libri elettronici?, risaliva al febbraio 2011 (e avevo già il pdf riassuntivo). Mah. L’unica novità sono i nuovi dati presentati a luglio da Bookrepublic. Ne parlerò in un articolo di paragone tra mercato italiano e statunitense per sottolineare la differenza in dimensioni e dire quali sono le speranze di guadagno possibili in Italia per gli autori.
In soldoni: il mercato è partito con lo 0,3-0,4% (immagino si riferisca al trade vista la cifra dopo) e per l’inizio del 2012 dovrebbe raggiungere l’1%. Un 1% che calcolato su tutto il trade equivarrebbe a 12 milioni di euro (1,4 miliardi di trade sono i dati AIE per il 2009 e nei primi sei mesi del 2010 stava crescendo del 3,5%, immagino quindi sia un 1% arrotondato verso l’alto), ma ovviamente nel 2012 la crescita proseguirà e sono fiducioso che ci si possa attestare sul 2-3% per la fine dell’anno.
«Certo, si parte da un mercato esiguo, attualmente lo 0,3-0,4 per cento di quello complessivo del libro» chiarisce Giovanni Bonfanti, curatore della ricerca. «Ma si può prevedere che queste percentuali raddoppieranno di anno in anno».
Più in dettaglio, lo studio ipotizza che il mercato del libro elettronico possa spingersi all’inizio del 2012 fino all’1 per cento, toccando un giro d’affari di 12 milioni di euro, contro i 500 mila del 2010. Condizioni essenziali: più dispositivi di lettura (ereader e tablet) in circolazione, un maggior numero di titoli in italiano e il loro ingresso — finora non avvenuto — nelle librerie online di Apple, Amazon e Google. «Tutti eventi molto probabili» spiega ancora Bonfanti. «E anche nel peggiore dei casi, prevediamo comunque che entro gennaio saranno venduti almeno 900 mila ebook».
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Numeri al lotto, per quel che importano.
L’importante è sapere che il mercato crescerà in fretta. Fine. Non la cifra esatta, d’altronde pure con gli USA non abbiamo mai saputo le cifre esatte, solo stime più o meno farlocche basate su un ridotto numero di grandi editori. Eppure le cifre crescevano di continuo e il mercato reale ancora di più.
Ma qual è il ritardo dell’Italia rispetto agli USA?
Ci fa una stima Tombolini in questa intervista:
Quanto pensi ci vorrà a raggiungere anche in Italia i numeri degli U.S.A.?
Credo che il gap temporale tra mercato USA e mercato europeo (in questo settore l’Italia non è particolarmente più arretrata rispetto agli altri paesi dell’Europa continentale, non-anglofona) sia di 3 anni. Tra 3 anni avremo qui quel che c’è già negli USA: un mercato degli ebook che pesa ormai il 20% del totale, e vendite in volumi (numero di download) decisamente maggiori per l’ebook che per i corrispondenti libri di carta.
E vorrei aggiungere una cosa: non si tratta di “crederci”, perché alla base ci sono fatti che sono accaduti e stanno accadendo. Sono piuttosto quelli che “non ci credono”, che sostengono che “in Italia non succederà” a dovermi spiegare su quale base fondano questo strano ragionamento.
Anche Tombolini sottolinea che il problema principale sono i libri disponibili:
Vedi un “collo di bottiglia” in particolare nell’arrivare al 10% del mercato editoriale ipotizzato da Mondadori?
Il collo di bottiglia è uno solo: il numero di titoli disponibili legalmente in formato digitale. Molti editori, soprattutto i più grandi, pensano che rilasciare pochi titoli digitali possa rallentare la transizione al digitale. In realtà non è così: rallentano sì il mercato legale, ma accelerano invece un competitor che c’è comunque e che non può essere trascurato, ovvero la pirateria.
Come detto tornerò a parlare di mercato italiano, cifre esatte disponibili e paragone con il mercato USA in un articolo apposito.
![]() Il mercato italiano è piccolo, ma crescerà in fretta |
Sui dati americani tornerò un’altra volta.
Questo breve aggiornamento estivo mi piaceva dedicarlo al solo mercato italiano.
Anticipo soltanto che sto sghignazzando alle spalle di Konrath. ^_^
Posted by Il Duca di Baionette on 26 ago 2011 | Tagged as: Conigli, Giappolandia, Vita del Duca
Speciale pomodori. ^_^
Coniglietti che mangiano pomodori. A me piacciono senza i semi, come al coniglio rosso nel primo video. Interi mi sporcano, infatti per mangiarli devo stare nel lavandino come il coniglietto del terzo video. Il lavandino è scomodo! Anche se nel video sembra grande, vi assicuro che dal vivo è proprio piccolo. E Gamberetta diciapplovelebbe ce ciapecce che spocco in tella maggiando i pomodoli, cì… :3
È più sexy la giapponesina che mangia il pomodoro oppure il coniglietto?
Io dico il coniglietto. Voi?
Oh, mi ciono spocciato tutto ciol pomodolo!!! X3
Posted by Il Duca di Baionette on 25 ago 2011 | Tagged as: For The Lulz, Riflessioni, Scrittura
In un articolo precedente ho parlato di una banale ovvietà, ovvero che la scrittura per la narrativa di genere si fonda su questo assioma:
la narrativa di genere deve essere avvincente.
Segue micro-spiegazione:
Le parole non devono essere lì per il gusto della loro bellezza, ma per stimolare, nella mente del lettore, immagini vivide ed emozioni intense, tanto che il lettore dimentichi di star leggendo e si immerga nel mondo narrativo come fosse reale.
Da questo assioma segue la regola dello Show, Don’t Tell visto che è dato come ovvio (verità autoevidente e accettata nei millenni) che Mostrare scene emozionanti cariche di dettagli vividi abbia un impatto maggiore che Raccontare un riassunto asettico di carattere puramente informativo. Mostrare proietta immagini ed emozioni per influenzare la gente, e questo è l’ambito della Retorica (la Narrativa è Retorica, infatti). Raccontare trasporta dati e informazioni, molto più adatto alla saggistica (ma i bravi storici sanno che la divulgazione si fa meglio con qualche dettaglio “mostrato” qua e là).
La scrittura per il comico è un caso a parte, ma thriller, azione, fantasy, fantascienza, rosa, i classici romanzi storici con avventure ecc… sono tutti ben serviti se si ragiona partendo dall’assioma lì sopra.
Sempre tenendo conto del discorso specifico sui testi che sembrano validi in quanto narrativa (perché così sono etichettati), ma che in realtà risultano piacevoli perché vanno a coprire altri campi di interesse del lettore e non per la validità narrativa in sé (commenti da qui in poi).
Già, ok, ma cosa fa la narrativa di genere?
Racconta storie. Dei personaggi vogliono qualcosa, qualcos’altro si oppone a loro, ne risulta del conflitto e in qualche modo finisce tutto. Se un libro diventa una accozzaglia di scene random scollegate, non è definibile come narrativa di per sé: magari i singoli brani sono pezzi di narrativa, ma l’insieme non è una storia.
Fin dal tempo di Aristotele c’è l’idea che una storia debba avere un inizio, uno svolgimento e una fine. Questo è un concetto importante perché di norma sfugge agli autori italiani, in particolare a chi aspira a venire pubblicato (o vomiterà la propria “grande opera” sul mercato come autopubblicato… sigh, ogni giorno il futuro della narrativa mi pare più nero). Troppo spesso il concetto di storia sfugge. E non sto scherzando.
Ecco un pezzetto di un’intervista ad Alan Altieri su Writer’s Magazine dell’ottobre 2007:
La tua visione degli scrittori italiani e della scrittura in Italia?
Domanda da un milione di dollari. Non faccio nomi e non cito titoli, ma in Italia c’è tutta una vasta narrativa che si occupa dei terribili tormenti dell’anima e che per me è da masturbazione mentale. Invece di raccontare delle storie, molti autori raccontano delle emozioni, che nella maggioranza dei casi percepisco come fittizie.[Aggiunge però che da alcuni anni le cose stanno cambiando. Taglio per andare al sodo]
Molti autori italiani stanno tornando alle origini, cioè stanno tornando a voler scrivere delle storie di personaggi con problematiche, con conflitti, che hanno un inizio, un centro, una fine, e questo è molto incoraggiante, a mio parere.
Come potete vedere, non stavo scherzando.
Spesso agli autori italiani pubblicati, e tutt’ora ai dilettanti in cerca di pubblicazione o che stanno scrivendo il loro “romanzo”, manca proprio l’idea che la narrativa si occupi di storie, mandate avanti dal conflitto e con lo scopo di emozionare i lettori. C’è qualcosa di tragico in un autore famoso che vede con speranza il fatto che finalmente in Italia si inizi a fare ciò che perfino i peggiori ritardati dilettanti fanno all’estero: storie, non seghe.
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| Alan Altieri. Ha scritto “Magdeburg” e Clio lo detesta. Clio ha ragione anche se non ama i coniglietti. Blutta! Blutta! Testa di pigna! Blutta! |
Non si scrive narrativa per mostrare quanto è figa la propria ambientazione fantasy con gli elfi (identica a mille altre). Si scrive per raccontare una storia: l’ambientazione apparirà per quel che importa nella storia e una buona storia saprà sfruttare i punti di forza/originalità dell’ambientazione (se non ci sono punti di forza, domandati perché cavolo vuoi usare quell’ambientazione inutile). Se ami tanto la tua ambientazione e vuoi donarla al mondo, scrivi un manuale dedicato con cronologia, genealogie, leggende, mappe e ‘sticazzi e diffondilo tra i gruppi che fanno LARP e i siti di GDR (e comunque non fregherà a nessuno).
Non si scrive narrativa per diffondere le proprie idee su qualche argomento. Se devi scrivere un saggio, scrivi un saggio. Se le idee devono esserci è perché funzionali alla storia, come la teoria economica basata sulle materie prime che muove tutta la storia in La Luna è una Severa Maestra. Quindi, in soldoni, sempre alla storia si arriva. Ci sono poi casi in cui le idee (sull’economia) non si notano e pure la storia fa schifo, ma non è questa la sede per parlare di un certo horror per bambini.
Non si scrive narrativa per diffondere la propria opinioni sui Grandi Temi della Vita in modo che la mamma e il salumiere (e i WuMing) ci trattino come “intellettuali”. Se si parla di Grandi Temi è perché muovono la storia. Non si riduce la narrativa a una scusa per parlare di altro, altrimenti vale lo stesso suggerimento di prima: scrivi un saggio. Crichton ha scritto Jurassic Park quando ha voluto parlare di manipolazione genetica, successo mondiale, mentre D’Angelo ha scritto quella porcata de La Rocca dei Silenzi.
Il primo è una storia e proprio perché funziona dal punto di vista narrativo ha emozionato i lettori e di conseguenza portato a discutere di clonazione tra le masse. Bingo, due in uno. Il secondo usa la storia come mera scusa per denunciare in generale gli orrori della manipolazione genetica e fa schifo. Morale della favoletta: anche se l’obiettivo è sensibilizzare il pubblico su un tema che interessa l’autore, lo si ottiene meglio mettendolo al centro di tutta la storia. Drammatizzando i fatti. Mostrando ciò che fa comodo. “Vendendo” una storia avvincente, come fa un bravo pubblicitario o un avvocato.
D’altronde la narrativa è retorica, no? La brutta retorica non convince nessuno.
Si potrebbe proseguire, ma voglio tagliare corto.
Tanto avete capito l’antifona.
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Se anche si conoscono le Basi della scrittura per la narrativa, non sono sufficienti per poter pensare di scrivere a meno di non aver chiaro anche cos’è la narrativa (raccontare una storia con un inizio, un centro e una fine) e qual è il suo obiettivo (emozionare il lettore, immergerlo nella storia come se la scrittura non esistesse).
Se si ha chiaro tutto, forse, dico forse, si ha qualche speranza di produrre qualcosa di dignitoso. Forse. La scrittura è difficile, richiede molto esercizio e anche i concetti banali (come Punto di Vista e Mostrare) non sono facili da applicare come sembra. A mio parere è più facile imparare a fare editing che imparare a scrivere, ma è solo la mia impressione.
La mia Fiat Punto ha una manuale che dice ogni cosa. In teoria leggendolo si sa tutto su come guidarla, è scritto lì, chiaro come il sole che acceca e manda a sbattere. E infatti se uno non fa scuola guida e non impara a usarla, si schianterà.
Sapere come funziona l’auto è fondamentale ed è un ottimo inizio, quanto meno per curvare si girerà il volante invece di attivare i tergicristalli, ma per riuscire a guidare senza essere un pericolo per sé e per gli altri ci vuole pratica. E ancora si sarà lontani dal livello di guida dello stuntman o del poliziotto addestrato in inseguimenti, professionisti equivalenti allo scrittore capace di produrre narrativa degna di essere pagata (o letta gratis, in fondo il tempo non può essere restituito).
Ma cosa succede se uno “conosce” le regole, ma non ha capito che il tutto è al servizio del raccontare una storia avvincente?
Dal punto di vista narrativo non saprei indicarvi un autore tecnicamente bravo sulle singole frasi nelle scene, ma incapace di tramutarle in una storia o di renderle avvincenti. Di solito gli incompetenti lo sono in tutto: se non si informano su cosa è la narrativa, figurati se lo fanno su come la si scriva al meglio.
Però ho un caso alternativo.
Nel 1731 il Governatore di Algeri regalò un leone a Re Federico I di Svezia. Il Re adorava quel leone e quando morì volle farlo imbalsamare. Sfortunatamente il tassidermista di corte, certamente bravo nel suo mestiere, non aveva però idea di cosa fosse un leone. Non ne aveva mai visto uno vivo e tutto ciò che aveva per lavorare erano ossa, pelle e qualche rappresentazione araldica/farlocca dei leoni.
Fece quel che poteva col fiato del Re sul collo.
Ecco il risultato: un cagnolone sbavante.
![]() Il nobile portamento del Re della Savana! |
![]() ![]() Il regale muso della belva! |
![]() Riuscite a distinguerlo dagli altri leoni? È Uniko! Spicca come i romanzi fantasy italiani in mezzo a quelli esteri! |
Tenete bene a mente cos’è la narrativa e forse il vostro romanzo non assomiglierà a quel leone. Se non conoscete nemmeno le Basi, le “regolette”, sarà peggio: marcio e sfatto, come se il tassidermista non avesse saputo nemmeno imbalsamare gli animali.
Fine del racconto ammonitore per giovani fanciulle.
Ora che sapete i rischi del perdere di vista l’obiettivo finale, non cadete più in errore, mie giovani lettrici. E non abbandonatevi a pratiche di auto-abuso e alla fornicazione. E non mangiate carne rossa, è putrida di batteri come sterco equino. Il dottor Harvey Kellog sia la vostra guida verso una vita sana e onesta. E Gamberetta Hime-sama sia il vostro modello in ogni azione.
^_^
Un ringraziamento a Bizzarro Bazar.
Posted by Il Duca di Baionette on 23 ago 2011 | Tagged as: Aeronautica e aerei, Storia Militare, Vita del Duca, Viva la Monarchia
Parlo spesso di vecchiume Ottocentesco, lo adoro, praticamente sono un rigattiere della narrativa, ed evito il più possibile riferimenti successivi alla Seconda Guerra Mondiale, tranne per parlare della storia nascosta dietro la sparizione delle fatine dall’Europa. Unito al pickelhaube in testa (insomma, non è nemmeno il copricapo della mia nazione!) e al tema kitsch del sito, credo che tutto questo dia l’idea che io sia estraniato dal mondo reale.
Non è così.
So benissimo che non siamo più nell’Ottocento, che quest’anno è l’11 e che siamo in un altro secolo. So benissimo che il presidente degli Stati Uniti non è più Theodore Roosevelt e che Federico III è morto da un pezzo, come la Regina Vittoria. Come so che la Guerra Russo-Giapponese del 1904-1905 è ormai storia passata, quasi insignificante per la vita di noi moderni. Ci sono altri conflitti ora, altre crisi.
Non è che non sappia cosa succeda, è solo che questo non è un blog di attualità. Se volessi fare due chiacchiere di cose attuali, non so, dell’attuale situazione nell’Africa del Nord, potrei chiedere: “Come va la guerra in Libia?”.
Ok, un argomento vale l’altro: parliamo della guerra in Libia.
Il mio parere è che prenderemo a calci in culo i Turchi.
Gli Ottomani sono troppo pochi e troppo deboli per tenere la Libia se il Regno d’Italia attaccherà con la necessaria forza. La Tripolitania sarà presto nostra e, statene certi, entro pochi mesi sarà tutto finito. Scommetto il mio monocolo che per il ’12 la guerra sarà finita e si passerà alle semplici operazioni di polizia nella nuova colonia. Sarà lunga, è un territorio immenso, ma ce la faremo.
![]() Soldati italiani durante la battaglia finale per la cattura di Tripoli! Se ne parla proprio in queste ore. |
![]() Il nordico sguardo dell’alpino si posa sul negro corpo del nemico, ormai inoffensivo. |
E non c’è nulla da temere da parte delle altre nazioni.
È vero che si temono conseguenze sui territori balcanici sotto il dominio Turco, e state certi -ve lo dico io- che presto ci saranno rivolte anche lì, ma nessuno ci contesterà il possesso della Libia. È nostro diritto come nazioni tecnologiche possedere colonie adeguate al nostro prestigio, come è stato concesso alla Germania. E proprio la Germania, nonostante un certo disprezzo nei nostri confronti, ci sosterrà in cambio della nostra amicizia. Come i Britannici fecero 16 anni fa, quando ci aiutarono a penetrare in Etiopa sabotando l’invio dei fucili Berdan mandati dai russi ai negri. E prima ancora, con tacito consenso tedesco, ci permisero di entrare nel corno d’Africa. È un nostro diritto avere colonie da sviluppare e tramutare in futuri mercati verso cui proiettare prodotti finiti: l’economia parla chiaro, solo possedere colonie da sviluppare eviterà future crisi di grave sovrapproduzione! Ne va della pace militare ed economica globale!
![]() Dirigibili italiani bombardano le posizioni turche. |
Sapete che proprio noi italiani, troppo spesso snobbati come il fanalino di coda delle Grandi Nazioni, stiamo impiegando per primi aerei da ricognizione e dirigibili da bombardamento? Forse siamo poveri e forse il nostro Re non è alto e bello, ma siamo ingegnosi e tecnologici!
È stato il nostro capitano Carlo Piazza a volare per primo sopra le linee turche ed è stato il nostro tenente Giulio Gavotti, orgoglio italico, a lanciare bombe per primo da un aereo, un monoplano di produzione austriaca così leggero e delicato che ci vuole un cuore di leone solo per spiccare in volo! Ma gli italiani non hanno timore di volare a tiro del nemico, in trabiccoli di legno e tela, difesi solo dall’Amore per il Re e la Patria!
![]() Gavotti su un aereo Farman, l’anno scorso. |
«Ho deciso di tentare oggi di lanciare delle bombe dall’aeroplano. È la prima volta che si tenta una cosa di questo genere e se riesco sarò contento di essere il primo. Appena è chiaro sono nel campo. Faccio uscire il mio apparecchio. Vicino al seggiolino ho inchiodato una cassettina di cuoio; la fascio internamente di ovatta e vi adagio sopra le bombe con precauzione. Queste bombette sono sferiche e pesano circa un chilo e mezzo. Nella cassetta ne ho tre; l’altra la metto nella tasca della giubba di cuoio. In un’altra tasca ho una piccola scatoletta di cartone con entro quattro detonatori al fulminato di mercurio. Parto felicemente e mi dirigo subito verso il mare.
Arrivo fin sopra la “Sicilia” ancorata a ovest di Tripoli dirimpetto all’oasi di Gurgi poi torno indietro passo sopra la “Brin”, la “Saint Bon” la “Filiberto” sui piroscafi ancorati in rada. Quando ho raggiunto 700 metri mi dirigo verso l’interno. Oltrepasso la linea dei nostri avamposti situata sul limitare dell’oasi e mi inoltro sul deserto in direzione di Ain Zara altra piccola oasi dove avevo visto nei giorni precedenti gli accampamenti nemici (circa 2000 uomini). Dopo non molto tempo scorgo perfettamente la massa scura dell’oasi che si avvicina rapidamente. Con una mano tengo il volante, coll’altra sciolgo il corregile che tien chiuso il coperchio della scatola; estraggo una bomba la poso sulle ginocchia. Cambio mano al volante e con quella libera estraggo un detonatore dalla scatoletta e lo metto in bocca. Richiudo la scatoletta; metto il detonatore nella bomba e guardo abbasso. Sono pronto. Circa un chilometro mi separa dall’oasi. Già vedo perfettamente le tende arabe.
Vedo due accampamenti vicino a una casa quadrata bianca uno di circa 200 uomini e, l’altro di circa 50. Poco prima di esservi sopra afferro la bomba colla mano destra; coi denti strappo la chiavetta di sicurezza e butto la bomba fuori dall’ala. Riesco a seguirla coll’occhio per pochi secondi poi scompare. Dopo un momento vedo proprio in mezzo al piccolo attendamento una nuvoletta scura. Io veramente avevo mirato il grande ma sono stato fortunato lo stesso; ho colpito giusto. Ripasso parecchie volte e lancio altre due bombe di cui però non riesco a constatare l’effetto. Me ne rimane una ancora che lancio più tardi sull’oasi stessa di Tripoli. Scendo molto contento del risultato ottenuto. Vado subito alla divisione a riferire e poi dal Governatore gen. Caneva. Tutti si dimostrano assai soddisfatti.»
(Giulio Gavotti, dalla Libia)
![]() Rappresentazione artistica dell’eroico raid di Gavotti. Si tuffò fino a 90 metri di quota e lanciò quattro bombe sui nemici, facendosi beffe dei fucili. Non fece né morti né feriti, ma l’eroismo non si misura con i morti: si misura con azioni gagliardamente rischiose e assolutamente inutili! |
Punti nell’orgoglio dal nostro ingegno, le altre Grandi Nazioni hanno detto che il lancio di bombe dai palloni è stato vietato dalla Convenzione dell’Aia del 1899. Ah-ah, sciocco pretesto per negare i nostri meriti! La Convenzione vieta il lancio da mongolfiere e palloni in balia dei venti, non da veicoli aerei pilotabili e spinti da motore!
Confesso che all’inizio ero contrario a un intervento italiano in Libia, nonostante le pressioni dei giornali per avere la guerra (le ricchezze della Libia, il futuro del petrolio a sostituire il carbone) e la convinzione di Giolitti. Condividevo i dubbi di Salvemini sull’infilarsi in quello “scatolone di sabbia”, ma quando la nazione sceglie la guerra bisogna appoggiarla.
Qualsiasi altra opzione è tradimento: è nel fronte interno che nascono le sconfitte. Certi socialisti che predicano la pace, che contestano l’intervento e fomentano la perdita dell’amor patrio in nome del diritto dei popoli a governarsi da sé o la fratellanza tra tutti i proletari, ecco, io vi dico che questi “pacifisti” sono il nemico.
Non fidatevi di quel giornalista, quel Mussolini (foto della polizia svizzera di alcuni anni fa), che predica la giustizia sociale e un mondo senza armi. Definisce la guerra un “atto di brigantaggio internazionale” e chiama il bel Tricolore “uno straccio da piantare su un mucchio di letame”. Ben gli sta il carcere dopo aver guidato sommosse in nome della pace (ah!) e aver aggredito la regia polizia!
Non fidatevi di un pacifista che insulta la bandiera.
Gente come Mussolini sta bene in gabbia!
Viva il Re!
Viva l’Italia!
Viva la nostra Dea Gamberetta!
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Posted by Il Duca di Baionette on 21 ago 2011 | Tagged as: Zozzerie
Ci sono 34 gradi, c’è afa, ho bevuto e voi vincete un rant gratuito.
Il tema è banale, ma magari vi interessa dire qualcosa lo stesso.
Oggi ho letto il post di Konrath su come i lettori statunitensi si incazzino se trovano del sesso al di fuori del porno dichiarato come tale. Se c’è del sesso in un libro, anche solo una scena di un paio di pagine in quattrocento complessive, partono le accuse di essere dei pervertiti degenerati, dei loschi sostenitori della fornicazione, dei nemici di Cristo, membri dell’Asse del Male, pedofili con un pappagallo sulla spalla ecc…
![]() Un seno! Sono costernato! |
Capisco che una scena di sesso che non mandi avanti la trama, ovvero messa lì “perché sì”, possa dare fastidio: si tratta di un cambio improvviso di genere, un inserto “erotico per il gusto dell’erotico” in un contesto diverso. Viola il patto tra autore e lettore sottoscritto nel primo capitolo (almeno che non ci siano inserti zozzi fin da lì). Il problema non è il sesso in sé: è l’aver trasformato una storia in qualcos’altro.
Sarebbe altrettanto grave infilare un’astronave che senza motivo scende a Roma, senza effetti sulla trama, tanto per farla apparire, e poi il romanzo biografico sulla vita di Silla prosegue come se non fosse successo nulla.
Se invece il sesso serve alla storia attivamente, è giusto metterlo. Come è giusto mettere l’astronave nell’antica Roma se la trama riguarda l’influenza aliena che permise a Silla di ottenere il potere.
Il problema è che gli statunitensi, o meglio una minoranza abbastanza rumorosa da infastidire gli autori, non trovano il sesso fastidioso perché è inutile al fine narrativo. Lo detestano anche quando serve al proseguimento della storia. Lo detestano perché è sesso e il sesso deve stare solo nel porno. La cultura ha il ghetto a luci rosse e nessuno deve uscirne, nemmeno i libri.
E così un thriller con un po’ di sesso diventa un libro porno osceno agli occhi di Cristo. Naturalmente nessuno ha prima contattato Cristo per chiedere cosa ne pensasse… immagino perché la risposta “Fatevi i cazzi vostri e non cagate la minchia agli altri” non sarebbe soddisfacente (nell’originale c’è quella roba della pagliuzza nell’occhio e quel comandamento sul non fare agli altri ciò che non si vuole fatti a sé, ma la sintesi è quella: Cristo ribatte alle leggi stocazzofobiche degli ebrei con un bel “non rompetevi il cazzo a vicenda, stronzoni”).
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D’altronde i bigotti fanatici non sono tali perché gli interessi la religione: quella è solo una scusa per rompere le palle agli altri dandosi “un tono”.
Le religioni non fregano a nessuno, forse nemmeno agli studiosi di teologia. È tutta una scusa per giocare a Io Sono Pura (un disturbo mentale curabile dallo psichiatra gioco descritto da Eric Berne) e rovinare la vita agli altri.
Peccato che la Bibbia sia piena di incesti, fornicazione, violenza… ma lì va bene, perché è un testo sacro. Io avrei pensato che un degenerato ubriaco che si scopa le figlie starebbe meglio in un romanzo che in un testo sacro, ma evidentemente non è così. Idem massacri misti di popolazioni ormai estinte non mi sembrano cose molto edificanti. Essendo estinte almeno c’è il vantaggio che quanto scritto non è più incitazione alla violenza: gli appelli al genocidio in nome di Dio sono tutti verso specifiche popolazioni. Appelli efficienti, visto che non sono più vive per farci “ciao ciao” con la manina.
Se sesso, pedofilia e incesto random vanno bene in un testo religioso, perché non dovrebbero andar bene in narrativa?
Mistero. Forse dipende solo dall’auctoritas: peccato che tanti ameriCani non capiscano che quelle porcate non le ha scritte “Dio” (il Crichton dei romanzi religiosi), ma una massa di caprai ebrei semianalfabeti. E tra Konrath e un inculatore di pecore giudeo dell’Età del Bronzo, preferisco Konrath. Poi ognuno ha i suoi gusti. Quelli dei bigotti americani sono sempre pessimi, fanno a gara con i tizi che si spalmano la cacca in faccia prima di copulare (e no, non voglio che mi citiate il passo biblico in cui viene fatto!).
La violenza però va sempre bene.
Quello che mi stupisce ancora di più è che i miei libri sono pieni di violenza. A quanto sembra posso far accoltellare qualcuno cinquanta volte e darlo in pasto ai corvi mentre è ancora vivo (Serial Killers Uncut, che ha anche una scena di sesso) e va tutto bene a patto che non ci siano pompini.
Meglio ammazzare qualcuno che scoparci, praticamente il credo statunitense. D’altronde non hanno scacciato il Re di Quell’Isola con peni e vagine, ma con le armi da fuoco, e quando il Re di Quell’Isola tornerà a minacciare la loro indipendenza avranno tutte le armi che servono per tenerlo a bada!
E poi non è col pene che hanno fatto la loro espansione razzista (Destino Manifesto, yo!) nel XIX secolo: se aggredivano un negro colpendolo col loro pisellino ariano, quello gli avrebbe sfondato il cranio con il suo attrezzo scimmiesco. Armi da fuoco, questo ha reso grandi gli USA, non i genitali. Dio li benedica. Branco di maiali.
Che poi è sempre la minoranza rompicoglioni, i Troll, a dare problemi.
Allo statunitense medio se gli dai la scelta tra venire pugnalato o farsi fare un pompino, penso che preferirebbe il pompino, no? Ma guai che si sappia, che scandalo con il vicinato! Il pastore tuonerebbe contro la fornicazione! E chi non è d’accordo è un degenerato anche lui! Ah, il gioco Io Sono Pura, come è sempre bello e utile… ^__^”"
Il mio romanzo da 73mila parole ha una scena di sesso e mezza (ed entrambi i pezzi servono a mandare avanti la storia e sono necessari al libro), ma nonostante ciò c’era gente che diceva che era un romanzo erotico, per cui mi immedesimo con te. Certa gente è rigida, altri sono scemi, e alcuni sono entrambe le cose. Ma dobbiamo averci a che fare.
Perché alla fine è una minoranza che al di là della rottura dei coglioni certe volte fa anche comodo.
Nel telefilm Game of Thrones ci sono delle scene di nudo non molto utili e una scena di sesso lesbico un po’ lunga, cinque minuti, completamente inutile. E con completamente inutile intendo proprio così: la serie è di lotte dinastiche e gente che si pesta, non è incentrata sulle scopate (anche se una scopata scatena tutti gli eventi, e infatti quella è stata infilata in modo magistrale, lol). Non è i Tudors, serie in costume in cui l’aspetto storico delle vicende (sopratutto dopo la prima serie) diventa nullo. Tutto gira attorno alle scopate, non alle battaglie o alle lotte politiche, per cui va anche bene che di continuo ci siano siparietti erotici, gemiti, tette e così via. I Tudors per tutta la durata delle serie girano attorno a questo quesito: cosa accade quando il pisello di Enrico fa cuccù dai pantaloni? Fine.
E quella scena di Game of Thrones è doppiamente inutile: per giustificare i cinque minuti che occupa è stata farcita con infodump e un dialogo piatto pieno di cliché (“zì zì voglio tutto, voglio il potere, zì!”). È come farcire la merda con altra merda: apprezzo le tette per le tette, ma narrativamente questa è cacca.
Game of Thrones non è come i Tudors e una scena come quella delle due troie che vengono valutate da Ditocorto ha un peso eccessivo sul totale di minuti dell’episodio. Non c’entra una ceppa, non manda avanti la trama nemmeno un po’: sappiamo già che Ditocorto ha un bordello e sappiamo che gli piace passarci del tempo, non c’è alcun motivo di sottolinearlo ancora. Se uno vuole vedere della puttanelle che si sbavano addosso come lumachine, ne trova a volontà nel porno vero, lì sono solo minuti e risorse tolti alla serie.
Ok, la scena è carina (“Stuzzicale il buco del culo”, dotta citazione da riciclare), come può essere carino “di per sé” un capitolo di non-sense con un disco volante che atterra a due passi da Silla, ma potevano sfruttare quelle risorse per migliorare l’episodio. Ad esempio pagando un aiutante dello sceneggiatore per inventarsi un modo migliore di introdurre l’amore di Ditocorto per la signora Stark, invece di pagare una troia in più.
Il mio sospetto è che abbiano infilato più nudo del necessario (tolta quella scena il resto era accettabile, credo, soprattutto quando la troietta bionda si fa montare dal barbaro col rimmel) solo perché fa comodo stuzzicare il pisellino degli AmeriCani con una polemica. Un po’ di polemica, qualche falso-bigotto prezzolato per accusarli di esaltare la fornicazione e bingo: più pubblico garantito, magari qualcuno comprerà il cofanetto della serie. Che importa il resto?
Non ho mai capito l’orrore del sesso che ha l’America né la sua celebrazione della violenza. Onestamente preferirei che le mie due figlie vedessero due persone che fanno l’amore piuttosto di due che si ammazzano.
C’erano state polemiche attira-attenzione basate sul nulla anche per la presenza di sesso in Mass Effect. Il mio unico commento a riguardo è che doveva essercene di più: io non ho visto un tubo, se non una scenetta estremamente soft senza neppure un capezzolo visibile, censuratissima come avviene nei romanzi e nei film in cui si “dissolve nel buio” l’immagine e la scopata è sottintesa…
Tutto hype con polemiche montate a neve come la panna. Bastardi. In Mass Effect 2 ce ne è pure di meno, soprattutto se uno ha la geniale idea di trombarsi l’aliena Quarian (una stronza che non ha nemmeno il buon gusto di levarsi i vestiti). Bastardi.
Fate ammazzare centinaia di alieni in ogni episodio e poi non si vede nemmeno un seno nudo. Volevo vedere le tette della Quarian! AmeriCani!
Ok, questo articolo era solo una scusa per pubblicare il fumetto contro i sessuofobi con la complessità psicologica di un mattone.
E per mostrare un video con delle tette e gemiti random. Perché sì, mi piace.
E allora? Potevate non leggere se non vi andava bene. Avevo scritto di cosa volevo parlare.
Se volete scrivere dei commenti fate pure.
Angra magari vorrà espandere il discorso ai limiti che i mongoli di vedute ristrette pongono agli scrittori in ogni cosa minimamente innovativa o bizzarra, in pratica ostacoli a qualsiasi sprazzo di originalità.
Dobbiamo conoscere i nostri generi, Joe, e scrivere quelli.
Se facciamo qualcosa che non si aspettano, i recensori ci friggeranno.
Questa è la nuova “tirannia del lettore chiacchierone” con cui tutti gli autori dovranno avere a che fare.
Fa caldo. Sono stanco. E quando starò meglio mi sarò dimenticato anche dell’articolo.
Da domani sosterrò le idee del Dr Kellog contro l’auto-abuso e la fornicazione anche io…
![]() “Un seno!” Sarò costernato! |