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feb 08

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Piattaforme di pubblicazione come aggregatori di competenze

Nell’autunno scorso avevo promesso un articolo una serie di articoli dedicati agli eBook.

Questi argomenti verranno affrontati nell’articolo sul futuro dell’editoria che pubblicherò prima di Natale. Il tema di fondo, recuperando un discorso iniziato nel lontano luglio 2008, sarà questo: l’eBook non è la soluzione ai problemi del mondo dell’editoria, ma solo una condizione necessaria a quel cambiamento di paradigma che non è detto che avvenga presto (né che avvenga in generale né che avvenga in modo completo).

(27 ottobre, ma avevo promesso articoli del genere pure in estate)

As you know, Thetis, ovviamente non ho avuto voglia tempo voglia tempo di farli.
Ne ho fatti altri, anche a tema eBook, ma non quelli che volevo fare. Uno dei principali problemi, più che nelle dimensioni degli articoli stessi o nel reperire il materiale (già trovato), era nell’ordine di scrittura: trattando il futuro degli eBook sarebbero stati comprensibili singolarmente solo se letti avendo letto già gli altri, vista l’ampiezza dell’argomento e il modo in cui tutto è connesso.

E visto che per leggerli bisogna cominciare da uno, questo creava il problema di come ordinarli e come costruirli per ridurre al minimo i danni della prima lettura zeppa di incomprensioni, pregiudizi e mancanza di elementi causata dal non aver letto gli altri. Ed eventualmente quando e quanto ripetere concetti già detti mille volte per evitare il più possibile problemi ai lettori dalla memoria corta e a quelli che non hanno mai letto gli altri miei articoli.
Sufficiente per farmi passare la voglia di scriverli.

Anche i coniglietti si annoiano all’idea.

Il più semplice da fare era quello sul prezzo degli eBook. Il problema è che parlare dei prezzi degli eBook è una perdita di tempo: ci sono poche cose da dire e la principale è che il “prezzo” è l’elemento sbagliato a cui guardare come elemento principale. Soprattutto per l’autore. Una volta capito quale prezzo massimo è sensato fare, competere sul prezzo è competere in un ambito in cui qualsiasi inetto può competere.

La competizione deve essere sugli argomenti e sulla qualità dell’opera.
Qualsiasi crumiro che venda la propria opera senza editing e zeppa di refusi, scopiazzata e assemblata in un eBook realizzato con Calibre, può gridare “compra il mio libro a 99 centesimi”, e magari guadagnare qualche spicciolo, ma serve un autore decente per fare soldi nonostante un prezzo di 4,90 euro (e facendone di più che gettandosi nella cloaca sovraffollata dei 99 centesimi, intendo).
Alla fine lo hanno capito anche i gonzi aMMericani della Grande Corsa ai 99 centesimi, con un bel dietrofront e il ritorno ai 2,99-4,99 dollari.

Questo a posteriori vi spiega come mai ho sempre taciuto sui 99 centesimi fin da quando l’argomento esplose alla fine del 2010, in una ubriacatura di entusiasmi dalla vista corta che coinvolse anche gente che non parlava mai del prezzo degli eBook. Ho evitato perché mi dava fastidio perdere tempo a spiegare l’ovvio, che non era una gran trovata sul medio-lungo periodo, magari a gente ingozzata di cazzate, per poi aspettare mesi in attesa di poter avere prove più concrete a favore della mia posizione.

Immaginate di dover dire a qualcuno che l’addizione dei numeri naturali 5 e 3 fa 8, ma quel qualcuno non sappia fare le addizioni né possa imparare, e l’unica opzione possibile sia di trovare una auctoritas rispettata dal soggetto che dica esattamente che 5+3 fa 8 e non cose simili come 6+2 o 3+5. Ora che le auctoritas ci sono e che l’ubriacatura di entusiasmi faciloni sembra ridotta a un livello sopportabile, mi sento più propenso a parlare di (noiosissimi) prezzi.

Ma non lo farò.
Non ora. È una rottura di scatole. È guardare l’elemento sbagliato, è ripetere gli errori della vecchia editoria. È non capire che il vero pubblico a cui puntare, che non è quello dei bestseller che legge uno o due libri all’anno e non ha alcuna capacità o voglia di scegliere opere diverse da quelle proposte in modo aggressivo dal marketing, non lo si può raggiungere così, ragionando sul prezzo al ribasso. Bisogna ragionare sul dare qualcosa che valga il prezzo, non sul produrre schifezze a cui attribuire il basso prezzo che meritano. Bisogna ribaltare la prospettiva. Tra febbraio e marzo cercherò di scrivere l’articolo su questo argomento.

Però c’è un secondo argomento dalla vecchia serie di articoli promessi che posso tirare fuori per primo: le piattaforme di pubblicazione.

Oh, sembrano interessati.

Ci saranno articoli più indicati per chiarire le nuove responsabilità che l’autore autopubblicato ha nel momento in cui decide di essere il proprio editore. Qui mi limiterò a chiarire il punto fondamentale: l’autore autopubblicato non si è liberato dell’editore, ha solo scelto di fare anche quel lavoro. L’autore autopubblicato è l’editore di sé stesso e ci si aspetta che lavori bene in entrambi i campi.

Non è nemmeno un’idea tanto nuova: delle migliaia e migliaia di editori da una manciata di libri che sono nati nel corso dei decenni, quanto spesso ci sono stati autori che si sono autopubblicati così, diventando editori (trovando distributori, ottenendo ISBN, contattando tipografi, trasformando da soli il proprio manoscritto in un libro impaginato ecc…) solo per poter portare le proprie opere nel mondo librario “ufficiale” dei negozi fisici?

Anche considerando che la tipografia per stampare non serve più e che il distributore è la piattaforma di pubblicazione (più negozi raggiunge e meglio è), rimangono un sacco di ruoli professionali da coprire.

  1. Realizzare l’eBook nei formati necessari.
  2. Realizzare la copertina e le illustrazioni interne.
  3. Aiutare l’autore con l’editing per migliorare il contenuto dell’opera.
  4. Quattro.
  5. Provvedere alla correzione di bozze per fornire un’opera con meno refusi possibili.
  6. Scrivere la descrizione dell’opera per i negozi in modo che sia assieme chiara, veritiera e allettante (essere truffati sui contenuti fa arrabbiare i lettori).
  7. Selezionare i corretti metatag per fare in modo che i lettori siano in grado di trovarla usando il motore di ricerca dei negozio.
  8. Promuovere l’opera ottenendo pubblicità “più o meno a pagamento” (inserzioni, recensioni, articoli, marketing virale se capita… tutto ciò che può favorire il passaparola).
  9. Gestire i rapporti con i lettori, più o meno incazzati soddisfatti, per costruire una base di fan e/o una buona immagine personale, come editore e come autore.
  10. Provvedere alle traduzioni dell’opera e a gestire i diritti per produrre opere derivate a pagamento (fumetti, film, seguiti nella stessa ambientazione scritti da altri autori ecc…).
  11. Tutto il resto non ancora detto, altrimenti la lista mi occupa mezzo articolo.

La piattaforma “classica” (Amazon) permette la distribuzione e chiede in cambio una percentuale, proprio come i distributori fisici, ma non aiuta l’autoeditore (autore autopubblicato) a ottenere anche gli altri servizi necessari.

Trovare illustratori, traduttori, programmatori, grafici, editor, correttori di bozze ecc… e fare tutto il lavoro di promozione tipico dell’editore non è facile. Soprattutto non è facile trovare professionisti bravi e di cui ci si possa fidare. Tant’è che proprio nella capacità di fornire questi servizi garantendone la qualità avevo indicato già a Ebook Lab Italia 2011 l’unica possibilità di sopravvivenza, e di nuovo splendore, del marchio editoriale in un mondo di autori autopubblicati.

D’altronde quello dell’editore è un lavoro vero e proprio, se fatto sul serio e non a cavolo come troppo spesso capita. Non tutti gli autoeditori si sentiranno in grado di farlo e rimarranno semplici autori, per potersi concentrare esclusivamente sulla scrittura senza impazzire dietro agli altri problemi. Ed è giusto che sia così, se trovano un editore di cui fidarsi. Come sarebbe giusto potersi affidare a un idraulico per riparare il rubinetto o al meccanico quando il motore fa un rumore strano, senza dover essere costretti a imparare a fare tutto da soli perché non ci si può fidare di nessuno.

Sia ai nuovi editori che agli autoeditori in cerca di figure professionali farebbe comodo poterle trovare nelle apposite piattaforme di pubblicazione. Oggi però questo non avviene ancora. Per trovare editor e illustratori bisogna frugare nel web, in cerca di indicazioni e consigli. E spesso spendere soldi alla cieca.

Questa è una grave mancanza che azzoppa l’autoeditore che vorrebbe provare a operare in modo dignitoso. Potrebbe avere l’occhio di falco di un correttore di bozze, avere le competenze di un bravo editor e saper realizzare ePub impeccabili, ma non saper assemblare un’illustrazione di copertina passabile nemmeno sotto minaccia di morte. È quasi impossibile saper fare TUTTO.
Una piattaforma completa dovrebbe favorire l’incontro di ruoli professionali, sia per fidelizzare i clienti che per semplificare la loro vita.

“Interessante, sono tutt’orecchi!”

La piattaforma del futuro dovrà essere più di un Distributore con annesso un Negozio, dovrà favorire la nascita di una comunità di operatori che offrono servizi e guadagnare dal proprio ruolo di luogo di incontro “garante” delle transazioni (in caso di lamentele e rimborsi, per esempio). Guadagno che non dovrebbe venire da tariffe fisse per operare, non deve essere come un affitto, ma deve venire da una percentuale sui pagamenti per le prestazioni. Una percentuale che potrebbe essere del 10%, come quella trattenuta da Narcissus per distribuire l’eBook nei negozi (40% complessivo meno il 30% dato al negozio).
Guadagnare dal fare guadagnare gli altri, semplificando la vita agli autoeditori del futuro. Il modo migliore e più costruttivo di far soldi (stimola il lavoro altrui e l’altrui guadagno), a mio avviso.

La piattaforma del futuro dovrebbe permettere di dividere i guadagni dell’opera senza difficoltà, permettendo di impostare le percentuali. Questo è particolarmente utile nel caso di antologie in cui gli autori fanno gruppo per farsi conoscere e dividono il guadagno tra loro, senza essere costretti a far incassare tutta la cifra a uno solo del gruppo che poi paghi gli altri. Pagamenti spesso bassi che erosi da ulteriori passaggi (paypal, banca) diventerebbero ancora più bassi. Senza contare la scomodità della cosa e il problema che tutti gli autori dovrebbero avere diritto a sapere esattamente quante copie stanno vendendo, guardando dal proprio account.

Le spartizioni ovviamente non si fermano qui.
Anche traduttori, correttori di bozze, editor ecc… tutti quelli che nell’editoria tradizionale venivano pagati con una cifra fissa dall’editore, che in cambio faceva la parte del leone del (poco) incassato dalla vendita. In particolare i traduttori potrebbero offrirsi per tradurre opere interessanti, in cambio della sola percentuale. Peggio che ricevere una cifra “sicura” (e quanto spesso gli editori non pagano i traduttori?), ma meglio che nulla. E richiede un certo occhio per le opere, per capire quali meritano una traduzione… occhio che può essere fornito da un editor competente, che può offrirsi in cambio di una cifra fissa ridotta e della percentuale (o della sola percentuale), di aiutare a produrre una nuova versione migliorata dell’opera.

O da un editore che in cambio di una percentuale fornisca la sua competenza e ridistribuisca i guadagni, facendo da puro e semplice intermediario di figure professionali oltre a gestire la promozione dell’opera, ridistribuendo parte dei guadagni in pubblicità (potrebbe esserci una quota concordata che va in un fondo speciale) e trovando idee e contatti per far conoscere l’opera. Un editore-manager che sa chi può lavorare bene (editor, illustratori, correttori di bozze, programmatori e traduttori di fiducia) e li coinvolge nel progetto.

Potrebbe non essere nemmeno un editore in senso tradizionale, col marchio proprio da coltivare e difendere e che ottiene i diritti sull’opera in cambio della royalty che dà all’autore, ma solo uno specialista che organizza il lavoro e segue la vita del libro al posto dell’autore: mentre l’autore usa il proprio tempo per scrivere il libro nuovo, lui trova modi per promuovere quello precedente.
E se va male può anche decidere di non seguire più l’opera e allora, in comune accordo, l’autore (che è rimasto detentore dei diritti) toglie la percentuale data all’editore. Il contratto, e il modulo per impostare l’accordo sulla piattaforma, potrebbe includere una durata minima dell’accordo (1-2 anni?) rinnovabile con il consenso di entrambi alla sua scadenza. L’autore, per esempio, potrebbe decidere di continuare da solo e non rinnovare il rapporto, togliendo all’editore l’obbligo di continuarne la promozione. Questo costringe le parti in gioco a fare del loro meglio per meritarsi i soldi. Un rapporto economico propositivo e positivo, utile per entrambi e per la società perché stimola a ottenere risultati concreti con onesto lavoro.
Non ci vuole molto a realizzare moduli con impostazioni flessibili, se si vuole farlo.

“Ohhhh…”

Il caso dei traduttori in percentuale è già realtà. All’estero.
Per dare un’idea della cifra, cito direttamente Scott Nicholson che ha fatto tradurre in tedesco il suo The Skull Ring e, per un po’, è anche finito nella Top 100 di Amazon.

Inizialmente sono partito pagando una royalty del 10% ma poi l’ho aumentata a 20%, anche per i traduttori che avevano svolto il lavoro per 10% (un aumento retroattivo). Il 20% è calcolato sul netto dell’edizione tradotta. Pago ogni trimestre, a meno che il pagamento non sia di meno di 20$, in quel caso lo sposto nel trimestre successivo.

[...]

Per esempio, io pago il 20% di royalty sulle vendite nette ai miei traduttori. Per un libro da 2,99$ guadagnano circa 40 centesimi a copia. Non molto, finché non consideri che questo è un guadagno a vita per un lavoro svolto una volta. Immagina se traducessi 10 bestseller al 10%, guadagneresti più di quanto un autore USA guadagna quando vende i diritti tramite un editore!

(Quell’autore guadagnerebbe un 6-10%, meno la tariffa dell’agente, assumendo che il libro guadagni più di quanto ottenuto con l’anticipo, e considerando che il prezzo dell’eBook dell’autore sarebbe certamente più alto, il che danneggia il volume delle vendite).

L’originale è qui: l’articolo è interessante, leggetelo.

Ora facciamo un esempio un po’ meno banale.
Immaginiamo che l’autoeditore abbia fatto l’ePub da solo e passato le validazioni (e testato con successo sui principali dispositivi), per cui non abbia avuto bisogno di un programmatore specializzato in quest’ambito. In più è bravo a scegliere i metadati e conosce bene il pubblico a cui si vuole rivolgere e i precisi sottogeneri e argomenti trattati.
Come correttori di bozze ha utilizzato un gruppo di scrittori amici e un professionista che sembrava affidabile. Il professionista ha chiesto 1,5 euro a cartella IVA inclusa e lo ha già pagato (450 euro). Gli amici erano gratis, ma in futuro dovrà ripagare il favore facendo lo stesso con loro (scambio di servizi, un modo intelligente per evitare le tasse).

L’editor voleva 1500 euro per un editing serio completo e l’assistenza ulteriore che ha permesso all’autore di imparare a scrivere meglio. La spesa va su quest’opera, ma è un investimento di crescita professionale che beneficerà i lavori futuri. Sfortunatamente l’autore non ha 1500 euro. L’editor dopo una lettura dell’opera si è convinto che sia buona e ha deciso di investire con il suo lavoro: 500 euro per il lavoro subito e il 20% sugli incassi netti fino al raggiungimento di 2000 euro (per un totale di 2500 euro, 1000 in più per aver scommesso sul successo -prima o poi- dell’opera).

Non essendo bravo coi social network e non avendo voglia di correre dietro a forum di appassionati, siti di recensioni e idee per aumentare il passaparola, l’autore delega il tutto a una agente che si dice appassionata dei temi dell’opera, che si offre di svolgere il lavoro per il 10% del netto, con un accordo di prova di sei mesi, rinnovabile poi di anno in anno.

L’autore ha pagato anche un illustratore per la copertina, che ha realizzato anche la grafica complessiva e un paio di piccole illustrazioni per decorare l’inizio dei capitoli e come interruzione tra i paragrafi quando cambia il Punto di Vista o c’è un salto temporale.
L’illustratore ha chiesto 400 euro, ma l’autoeditore è un poveraccio che ha già subito troppe spese e non poteva permetterselo. Si sono accordati: 100 euro in contanti e una percentuale degli incassi fino a coprire altri 300 euro. Se entro un anno e un giorno non copre i 300 euro mancanti, deve pagare la differenza e un extra di 100 euro. L’autore decide di liberarsene il prima possibile per evitare la multa e regola su quanto rimasto la fetta da dargli.

Davanti al muso, nella pagina di gestione dell’opera, dovrebbe avere qualcosa del genere:

IMPOSTAZIONI
Opera: Il mangiatore di tesseratti.
Prezzo: 3,90 euro
Suddivisione pagamenti:
[G_Nordstrom] [20%] [Motivo: Editor] [Max: 2000 euro] [Scadenza: Mai]
[Matematichina95] [10%] [Motivo: Promozione] [Max: No] [Scadenza: 6 mesi]
[Ferrario_il_Recchione] [70%] [Motivo: Grafica] [Max: 300 euro] [Scadenza: 366 giorni]
[Carlo_Intono] [Restante: 0%] [Motivo: Autore] [Max: No] [Scadenza: Mai]

Immaginiamo che il mercato eBook sia maturo, tra un po’ di anni, e che le vendite gli vadano bene grazie all’agente che nei primi sei mesi lo sponsorizza in tutte le facoltà di matematica e fisica (e i forum di appassionati di fantascienza) in cui conosce qualcuno. Il capo dipartimento di Fisica Teorica le fa ottenere pure un 18 politico su Analisi III purché la smetta di sponsorizzare quell’aborto nella sua facoltà.
Facciamo che venda in un anno 2000 copie. Con 3,90 euro (IVA inclusa al 23%, che tanto presto ci arriviamo) e prendendo il 60% sulle vendite sarebbero 1,90 euro a copia. Il 70% di questa cifra è 1,33 euro, per cui ripaga il grafico illustratore con le prime 226 copie (0,58 euro di avanzo) ed evita la multa.
Ecco cosa accade in automatico al modulo, con avviso via messaggio privato e via mail all’autore, quando viene venduta la copia numero 226:

IMPOSTAZIONI
Opera: Il mangiatore di tesseratti.
Prezzo: 3,90 euro
Suddivisione pagamenti:
[G_Nordstrom] [20%] [Motivo: Editor] [Max: 2000 euro] [Scadenza: Mai]
[Matematichina95] [10%] [Motivo: Promozione] [Max: No] [Scadenza: 6 mesi]
[Carlo_Intono] [Restante: 70%] [Motivo: Autore] [Max: No] [Scadenza: Mai]

Dalla copia 227 alla 2000 va così, e si chiude l’anno.
Dopo i primi 6 mesi l’autore ha rinnovato per altri 6 mesi il lavoro all’agente, visto che sembra si sia impegnata molto. Ma nei 6 mesi successivi l’autore nota un grosso calo nell’attività promozionale. L’agente forse ha finito tutte le idee a costo zero che aveva per promuovere l’opera o forse si è stancata. La passione per la geometria iperbolica sembra che sia stata sostituita da quella per Hello Kitty e per i nekomimi. Ai termini katà e anà ha sostituito nyaaaa.
Dopo le 1200 vendite dei primi sei mesi, i restanti sei ne hanno totalizzate appena 800 e le discussioni nel web sull’opera sembrano ormai spente da tempo. Non le rinnova il lavoro. Matematichina95 ha guadagnato 380 euro che ha incassato su Paypal e ha speso tutti in gadget con Hello Kitty e costumi da gattina sexy. Geniale-nyaaa!

Il cambio radicale negli interessi le aprirà sbocchi lavorativi molto migliori di quelli ottenibili con la laurea in fisica.

L’autore ha incassato circa 2360 euro (0,58 euro sulle prime 226 vendite più il 70% del netto sulle vendite dalla 227 alla 2000). Aveva sostenuto anche delle spese fisse, però, pari a 1050 euro pagati al di fuori del sistema a percentuale. Gli è andata molto bene: è comunque in attivo di oltre 1300 euro e il suo romanzo dopo un anno non è sparito dai “negozi”, ma continuerà a produrre ricchezza e a partecipare alla grande lotteria della botta di culo per diventare un romanzo popolare.

In parte continuerà a guadagnare per il semplice fatto di esistere, vista la nicchia di appassionati a cui si rivolge (non è il romanzo n°1385739573949/bis sui Vampiri Innamorati), in parte potrà essere aiutato a tornare visibile con un po’ di promozione (e tramite l’eventuale base di fan costruita con i prossimi romanzi che scriverà). L’autore non è bravo a fare promozione e dovrà cercare qualcuno che sostituisca Matematichina95: ci penserà tra un annetto, per ora preferisce vedere come va lasciando tutto così.

In soldoni ora l’autore non deve dare più il 10% all’agente addetta alla promozione. In compenso l’autore ha scoperto che una fondazione no-profit a cui è affezionato si è registrata sulla piattaforma e può ricevere donazioni. Regola il 5% degli incassi verso di loro.

IMPOSTAZIONI
Opera: Il mangiatore di tesseratti.
Prezzo: 3,90 euro
Suddivisione pagamenti:
[G_Nordstrom] [20%] [Motivo: Editor] [Max: 2000 euro] [Scadenza: Mai]
[Fond_Vittime_Tensori_Riemann] [5%] [Motivo: Donazione] [Max: No] [Scadenza: Mai]
[Carlo_Intono] [Restante: 75%] [Motivo: Autore] [Max: No] [Scadenza: Mai]

E se ci fosse stato un editore?
Immaginiamo che l’autore, incapace di scegliere a chi far fare la copertina e dove trovare un editor, e soprattutto senza nessuna voglia di dover impazzire per fare un ePub perfetto e per promuoverlo negli anni successivi, decida di affidarsi a un editore che sembra onesto e competente. L’editore trova l’opera promettente e scommette, investendo soldi per pagare tutte le spese necessarie. In cambio vuole metà della cifra che l’autore riceve dal negozio e vuole un controllo maggiore sull’opera, i cui diritti intellettuali rimangono all’autore, caricandola nel proprio account per gestire lui le percentuali ed evitare che l’autore tolga l’opera dal commercio senza il suo consenso.

L’editore si accolla le spese: 1500 euro per l’editing, 400 euro per la grafica e 450 euro per la correzione di bozze fa 2350 euro. Invece di 1050 euro e il resto in percentuale, come avrebbe fatto l’autore, l’editore ha scommesso decidendo di pagare tutto subito (ma potrebbe anche fare in percentuale) per poi tenersi il 50% pulito. Magari potrebbe anche dare un anticipo all’autore, per fare in modo che accetti la proposta più facilmente. Facciamo che sia un anticipo di 1000 euro perché l’opera è comunque di nicchia e l’editore è piccolo.

IMPOSTAZIONI
Opera: Il mangiatore di tesseratti.
Prezzo: 3,90 euro
Suddivisione pagamenti:
[Kaluza-Klein-editore] [50%] [Motivo: Editore] [Max: No] [Scadenza: Mai]
[Kaluza-Klein-editore] [50%] [Motivo: Anticipo] [Max: 1000 euro] [Scadenza: Mai]
[Carlo_Intono] [Restante: 0%] [Motivo: Autore] [Max: No] [Scadenza: Mai]

Raggiunti i primi 1000 euro di royalty al 50% (1052 copie) anticipate, dovrebbe scattare in automatico modificando il campo della percentuale dell’editore per l’anticipo da 50% a 0% e dando all’autore (che ha il campo con il “Restante”) l’avanzo del 50% rimasto.

IMPOSTAZIONI
Opera: Il mangiatore di tesseratti.
Prezzo: 3,90 euro
Suddivisione pagamenti:
[Kaluza-Klein-editore] [50%] [Motivo: Editore] [Max: No] [Scadenza: Mai]
[Carlo_Intono] [Restante: 50%] [Motivo: Autore] [Max: No] [Scadenza: Mai]

L’editore avrà pareggiato i costi dell’investimento vendendo altre 2471 copie, mentre l’autore simultaneamente riceverà altri 2350 euro. Dopo circa 3500-3530 copie l’editore inizierà a guadagnare anche lui qualcosa.
È un investimento: se è indovinato farà ottenere molti più soldi di quelli investiti, ma l’investimento iniziale c’è e c’è il rischio che ci vogliano anni a ripagarlo. Trovare i testi giusti, che poi un tempo era il lavoro dell’editore, non sarà facile.

Magari il sistema potrebbe appoggiarsi a degli editor indipendenti che segnalino agli editori le opere meritevoli sperando di ottenere in cambio il lavoro di editing. Se tutte queste figure sono ben gestite dalla piattaforma e se è possibile per loro accedere all’anteprima delle opere, e alle opere intere col permesso degli autori, la selezione potrà passare dalle sfogliatine di alberi morti che si accumulano sulle scrivanie, pacchi su pacchi di manoscritti non sollecitati su argomenti che l’editore nemmeno tratta, a un agile e razionale sistema di selezione interno alla piattaforma.

Non molto diverso da quello che Mondadori l’Immonda Dori mesi fa aveva detto di voler fare:

Con il digitale non conta più tanto la pressione di cui è capace un editore, conta la comunità dei lettori.
[...]
Lo scouting rimane fondamentale, ma con il digitale le regole sono cambiate. Come? Non lo so di sicuro. Certo è che il self-publishing, l’autopubblicazione, oggi è un elemento fondamentale, imprescindibile per gli editori, ma non basta fare un sito con su scritto: ‘Autopubblicatevi!’. No, non funziona così. Bisogna costruire modi diversi di self-publishing e in Mondadori li stiamo studiando. E aggiungo: nel prossimo futuro, un editore che non sarà coinvolto nel self-publishing non avrà autori.

(Riccardo Cavallero, Direttore Libri Trade Mondadori, citato qui)

Le mie idee come sempre sono così semplici che perfino nell’antro dell’Immonda Dori riescono ad averne di simili. Ma intanto sono passati i mesi e non è successo niente. Incrociamo le dita per il Salone Internazionale del Libro di Torino, a maggio? O si andrà all’autunno? Mah…
Intanto una fatina mi ha sussurrato pochi mesi fa che qualcun altro sta avendo idee simili alle mie e che presto vedremo qualcosa. Ma forse ho capito male, ero troppo occupato a guardare il minuscolo seno che mi svolazzava accanto al naso.

Torniamo all’autoeditore e vediamo le cose dal punto di vista del suo editor.
Il romanzo era buono e le vendite stanno andando bene. Lui ha incassato 500 euro subito e i restanti 1000 li ha tramutati in un accordo al 20% fino al raggiungimento del doppio della cifra, 2000 euro. Per ora l’editor ha incassato 760 euro. Ancora pochi mesi con questo ritmo e avrà raggiunto i 1000, poi i 1000 dopo saranno tutti guadagno in più rispetto all’essere pagati 1500 euro fin da subito. E comunque non poteva essere pagato 1500 euro subito visto che l’autore non li aveva: o così o sperare di trovare un altro cliente con più soldi disponibili subito.

L’accordo poteva anche essere diverso: 500 euro più un 10% senza limiti oppure un 20% senza limiti e senza i 500 euro, per esempio. Dipende tutto da quanto l’autore pensa che l’editor possa essere di aiuto come co-autore stilistico e da quanto si è disposti a lavorare per migliorare l’opera seguendo le direttive. Se ci si rivolge a un pubblico non formato da belanti semi-analfabeti, quindi un pubblico diverso da quello a cui puntano i Grandi Editori, la qualità minima invece dello schifo può fare la differenza tra vendere qualcosa e non vendere nulla.

In più in tutti questi accordi in percentuale su un lavoro già svolto (editing, traduzione, illustrazioni in un’opera che le impiega massicciamente) dovrebbero comprendere anche un tempo minimo di assicurazione che l’opera rimanga in commercio e eventualmente anche una multa nel caso in cui l’autore non rispetti i tempi.
Tutti farfugliamenti in legalese per cui i molti laureati in legge senza lavoro sarebbero felici di fornire la loro competenza. Tanto i laureati in legge sono sempre di più e sempre più morti di fame: prendetene uno in mezzo alla strada, dategli da mangiare per un giorno e mettetelo a lavorare al portatile per scrivere il contratto, poi scortatelo di nuovo sotto il cavalcavia e lasciategli qualche brik di Tavernello. Semplice, no?

“Hai detto contratti editoriali?”

Immaginiamo che l’autore decida di incassare 1050 euro dal conto, facendoseli inviare con un bonifico, per rimpiazzare i soldi spesi per pagare i costi fissi. I restanti 1300 euro? C’è qualche motivo per cui dovrebbe farli uscire dal conto se poi volesse riutilizzarli nel negozio, dovendo così fare ben DUE passaggi bancari (estrarre e rimettere) o via Paypal?
Anzi, peggio ancora: ogni mese, quando riceve il pagamento, e quando lo ricevono gli altri, dovrebbero tutti ricevere soldi (con balzello di 1 euro per il bonifico alla banca) e poi re-immetterli sul negozio (altro trasferimento) per averli lì.

Per tre persone sono 12 per 3 per 2, ovvero 72 trasferimenti di denaro. Sotto forma di bonifici verso banche diverse sono 72 euro. Se usiamo invece il comodo Paypal sono 3,4% + 0,35 euro a ogni spostamento verso i conti dei tre tizi (immaginando abbiano conti tipici) e 1,8% + 0,35 euro quando tornano al negozio (immaginando abbia un conto più importante, che muove oltre 100.000 euro su Paypal al mese), a carico di chi riceve i soldi. Sono un po’ più di 200 euro erosi su 3800 euro in ballo complessivi (il 60% del netto delle 2000 copie), tre volte più costoso delle banche.

Tramutare la valuta “interna” in denaro “esterno” sembra un passaggio obbligatorio idiota e buono solo per far erodere parte dei soldi infilandoli nelle inutili tasche di Paypal o delle banche coinvolte. Ancora di più se pensiamo che i negozi moderni sono già abituati a gestire Buoni Acquisto, ovvero somme di denaro che riposano nel conto del cliente per uso futuro: secondo me i soldi ricevuti dovrebbero rimanere lì, di base, a meno che il cliente non voglia estrarli.

Immaginiamo che l’autore in quell’anno abbia scritto un secondo romanzo, Alicia nella Valle dei Politopi – una Storia di Amore e Pentacori, e decida di metterlo in vendita. Il nuovo romanzo verrà finanziato dai guadagni del precedente: se prenderà accordi simili a quelli di prima, con 1050 euro di costi fissi e poi le percentuali, avrà ancora circa 250 euro nel proprio conto (a meno che non li abbia già spesi in eBook o eReader nel negozio principale legato alla piattaforma di pubblicazione).
I soldi sono stati creati da un romanzo nella piattaforma e finanziano l’altro romanzo nella piattaforma, senza dover mai diventare denaro del mondo esterno. L’investimento iniziale, per un bravo autore, mette in moto un autofinanziamento virtuoso di altri romanzi di qualità con correzione di bozze ed editing.

Qualcosa di simile avviene già, ad esempio, tra i pittori. Un mio conoscente è un pittore, piuttosto di successo nel suo ambito, che per piacere partecipa a mostre nella provincia di Bergamo ecc… e continua a dipingere. L’hobby ha i suoi costi, ma coi quadri che vende si copre tutte le spese e gli avanza anche qualcosa, oltre alla soddisfazione di essere apprezzato nei circoli artistici che frequenta. Vende i quadri per finanziare il proseguimento dell’hobby, non come fonte di reddito. Ed è contento così.
In giro possono esserci tanti autori e illustratori disposti a tirar su qualche soldo, scrivendo narrativa o disegnando copertine, per comprare altri eBook o un nuovo eReader. Scrivere narrativa decente per pagarsi l’acquisto di narrativa decente (e qualcosa in più se capita). Non mi pare una follia.

Nell’articolo del 27 ottobre avevo anche detto:

I micropagamenti sono una parte rilevante del problema (ovvero il motivo misterioso per cui lo Stato ci ha dato fogli e monetine affinché ce li passassimo di mano in mano senza che venissero automaticamente tassati a ogni passaggio da un ente privato, ma non ha ancora fatto lo stesso con la valuta in digitale: dare 1 euro a qualcuno è molto più scomodo in digitale che di persona, al contrario di quanto avvenuto con le email rispetto alla posta cartacea), ma confido che si risolverà prima o poi.

Lasciare i soldi nel negozio è già un passo avanti verso la soluzione.
Un passo avanti localizzato nel solo mondo dei prodotti e dei servizi editoriali presso la piattaforma scelta, ma è un passo avanti comunque. Per esempio un autore potrebbe mettere il suo eBook in distribuzione gratuita nel negozio principale della piattaforma e chiedere una donazione di 0,50 euro se è piaciuto. Chiunque potrebbe dargli 0,50 euro dal proprio conto del negozio, ricaricato a botte da 5-100 euro con appositi Buoni (come già esistono), senza che Paypal ne eroda il 74% prendendosi 0,37 euro. Un piccolo passo avanti che significa un nuovo livello di flessibilità nei pagamenti. Ho usato un esempio di donazione così piccolo per mostrare il vantaggio rispetto ai costi di trasferimento tipici, ma può anche essere una cifra ben più alta.

Sui pagamenti tra clienti il negozio potrebbe prendere un balzello del 10%. D’altronde per gestire i movimenti di denaro e la distribuzione dell’opera, quando paga gli autori trattiene già il 10% (il 30% va al negozio, totale 40%). Idem potrebbe prendere il 10% su tutti i movimenti di denaro tra i conti dei clienti per motivi professionali.
La mia idea è che se un conto sposta 50 euro a un altro sotto forma di Bonus Spesa regalo, magari allegato a una lista di libri consigliati da comprare, non dovrebbe essere tassato dal negozio. Però se un editor riceve 500 euro di pagamento, dovrebbe essere tassato. Come distinguerli?

Prima ho parlato di contratti e del problema di farli rispettare. Di certo non si può gestire tutto con avvocati e tribunali, che impiegano secoli e costano un occhio della testa. E poi magari manco capiscono di che si sta parlando, viste le maniche di rincoglioniti togati che si affollano attorno al capezzale di madama Giustizia. In più c’è il problema degli autori che essendo persone possono pure morire, fuggire in Congo a vivere coi cannibali o trasferirsi nella quarta dimensione spaziale e abbandonare il nostro mondo tridimensionale. Tutte possibilità che possono avverarsi.

La piattaforma in cambio di quel 10% dovrebbe sentire le lamentele dei clienti, per esempio un agente con l’opzione di rinnovo che non riesce più a contattare l’autore quando la scadenza è ormai passata. A quel punto la piattaforma, che ha i contatti reali con le persone, potrebbe scoprire che il tizio è morto e i diritti passano quindi alla famiglia e raffazzonare un accordo momentaneo, in attesa che decidano cosa fare (Tipica signora siciliana con il burqa: “Giuseppe scriveva racconti zozzi coi gay? Aaaaahhhhhh brucerà all’inferno!” PAM, cornetta giù!). D’altronde le vendite continueranno e non si può far perdere soldi agli altri.

Allo stesso modo la piattaforma, in cambio di quel 10%, può fornire una serie di semplici contratti standard per le prestazioni d’opera che richiedono che l’opera rimanga in vendita a lungo suddividendo i guadagni tra più persone. E un collegamento reale e concreto con l’autore in caso di problemi legali. Problemi che però si possono lamentare solo se le due parti si sono protette scegliendo di pagare la tariffa del 10% (e ci sarà il numero di tracciamento dell’operazione di pagamento e magari si può salvare in remoto l’immagine della fattura per evitare che la valuta “interna” diventi un trucco per evadere l’IVA) invece di camuffare tutto quanto dietro regali privi di “tassazione”.
D’altronde l’autore guadagnerà coi suoi libri e non vorrà finire bannato per comportamenti illeciti continui e lo stesso discorso varrà per qualsiasi professionista coinvolto che abbia costruito una certa fama nel corso del tempo: tutte queste garanzie e semplificazioni in cambio di un 10% sui guadagni e sugli spostamenti di denaro per motivo professionale (pagamenti) sono un affare.

Idea ulteriore per stimolare l’onestà e il lavoro fatto bene: nel negozio collegato alla piattaforma oltre all’autore e al traduttore potrebbero essere citati esplicitamente editor, illustratore, correttore di bozze… con il consenso delle parti interessate, a mo’ di pubblicità. Il romanzo è ben scritto, con un ePub a regola d’arte, una copertina stupenda e senza nemmeno un refuso?
Qualche altro autore potrebbe voler contattare direttamente gli artefici di tale meraviglia.

Passiamo al vile denaro (che io non tocco, vedetevela col mio segretario).
Non so come funzioni legalmente, ma ci sono casi famosi di economie zeppe di scambi in valute inesistenti, con i soldi reali solo nella prima (ingresso) e nell’ultima fase (uscita). Nel Marketplace di Second Life, esempio eccellente di negozio in cui è facile trovare di tutto se si sa usare l’eccellente motore e sistema di categorie (ecco un pickelhaube bavarese davvero ben fatto), ci tornerò nel futuro articolo in cui parlerò anche di negozi, la moneta degli scambi è il Dollaro Linden (col cambio di circa 265 Linden $ per ogni USA $, con variazioni del 5% circa in base al periodo).

The Linden can be exchanged for US dollars or other currencies on market-based currency exchanges. Linden Lab reports that the Second Life economy generated US$3,596,674 in economic activity during the month of September 2005, and as of September 2006 Second Life was reported to have a GDP of $64 Million. In 2009 the total size of the Second Life economy grew 65% to US$567 million, about 25% of the entire U.S. virtual goods market. Gross Resident Earnings are $55 million US Dollars in 2009 – 11% growth over 2008. In March 2009, it was revealed that there exist a few Second Life entrepreneurs, who have grossed in excess of US$1 million per year.

Fonte: Wikipedia

La piattaforma del futuro che immagino potrebbe avere una propria valuta interna, pari a 1 pseudo-euro per ogni euro (o 1 pseudo-dollaro per ogni dollaro, in base alla valuta mostrata al cliente). Come se fossero le fiches di un Casinò, altra valuta alternativa più tradizionale: soldi normali all’ingresso, fiches in tutte le operazione intermedie, soldi normali all’uscita dal Casinò. Non so se questo può aiutare a evitare passaggi e costi, in modo che i clienti possano inviarsi pseudo-monete tra loro e costruire una economia interna al negozio che eviti di dover continuamente estrarre soldi per farsi pagare e poi rimetterli dentro per poterli usare, due operazioni costose, stupide e inutili.

Per l’idea che il Marketplace di Second Life sia un esempio eccellente di negozio, visto che permette di trovare quello che si vuole nella marea di prodotti diversissimi, devo ringraziare Angra.
Il celebre finto problema degli eBook, tirato in ballo solo quando l’ignoranza galoppa allo stato brado nella prateria della mente: se non c’è più qualche decina di novità in evidenza nella libreria, spinte in gola al cliente dal marketing, come sceglieremo da soli tra centinaia di migliaia di opere? Un indizio per l’eventuale minus habens di passaggio: i siti li trovate con Google e col passaparola anche se ci sono miliardi di pagine… o pensate di stare leggendo questo articolo su un piccolo sito secondario, irrilevante nel panorama complessivo del web, perché siete dei miracolati? ^_^

E il piccolo articolo, immaginato come parte di un articolo più ampio, si è guadagnato il suo spazio apposito con circa 6000 parole. Non pensavo di raggiungere le 3000: come al solito sono un genio delle previsioni. Il discorso proseguirà con l’articolo sui negozi e sul futuro della lettura in un mondo senza più le pile di volumi, decisi dal marketing in base ai gusti della Famiglia Pollo (lettori da un libro l’anno, anche meno), come principale fonte di scelta.

 

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31 comments

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  1. Koda

    E’ un articolo speranzoso questo? : ) Mi auguro di sì. Parli di virtuosismo editoriale, di correttezza e onestà lavorativa. Mi viene da piangere. ;_; Complimenti per l’articolo. Sono curioso di leggere quello sui negozi.

  2. Angra

    Secondlife trattiene al venditore una fetta del 5% sugli oggetti venduti nel Marketplace, mentre in world gli utenti si possono scambiare Linden Dollars senza nessuna commissione, nemmeno sulle vendite. Nonostante questo, i servizi offerti dal motore di ricerca fanno sì che il venditore rinunci volentieri a quel 5% e non lo senta come un peso. Insomma, non c’è niente da inventare, basta copiare, ma i nostri editori affetti da pedonecrofilia si eccitano in quel senso solo se ci sono i vampiri adolescenti. Per questo continuo a pensare che una rivoluzione come questa non possa venire dagli editori tradizionali, troppo affezionati all’idea che basta infilare il libro della propria amante nella Top 20 per riuscire a smerciare qualche migliaio di copie.

  3. Mr. Giobblin

    Ammazza che articolone! Finalmente so cosa ne pensi dei libri a 0.99 euro/dollari… negli States stanno già abbandonando l’idea? Apperò. Adesso mi rileggo tutto con calma, chè di carne al fuoco ne hai messa tanta… e aspetto l’articolo sull’estinzione delle pile di libri e sulle avventure della famiglia Pollo! :)

  4. Simone

    Innanzitutto ‘giorno da un lurker di lungo corso :)

    Riguardo l’articolo (interessantissimo btw) lato meramente tecnico non è poi così complesso da costruirsi, ma… ne vale la candela al momento? Il mercato e-book è attualmente in fase “che roba è?” (le percentuali citate nell’articolo sulla diffusione di qualche gg fa è esemplificativo) in Italia e quindi, di riflesso, un investimento (anche solo di tempo, ma quando si parla di soldi, serve anche denaro per gestirlo) è fallimentare già in partenza.

    Ok, possiamo vederla in ottica “apripista”, in ottica “creo io un nuovo mercato”, ma ora come ora questo mercato è veramente una scommessa.

    Diverso se vogliamo vederla come qualcosa a livello globale, ma qui gli investimenti (di denaro e tempo) levitano in maniera esponenziale, la questione dei diritti e dei pagamenti diventa spinosa, per non parlare di quella fiscale!

    A me piacerebbe vedere una casa editrice consolidata (aka-> qualcuno che ha i mezzi per farlo) fare questo passo e allora, solo allora, il mercato si aprirà a dovere e anche altri soggetti potranno affacciarsi su di esso.

    Banalmente Google non è stato l’apripista dei motori di ricerca.
    SecondLife non è stato l’apripista dei mondi virtuali con moneta virtuale pagata in soldi reali.

  5. PlatinumV

    Ciao, scusa, premetto che ho letto di corsa con la connessione che va e viene, quindi non è detto abbia colto tutto il senso. Da che ho capito, auto-editore o contratto con editore, il povero disgraziato autore di turno, se guadagna quei 1000€ a romanzo (quando gli va bene), dovrà scriverne una dozzina l’anno almeno (e sarebbe comunque sulla soglia di povertà, temo).
    Mica mi pare una bella notizia, eh? :-/ Ti dico la verità: non ho velleità di pubblicare. Scrivo perché mi piace, mi diverto e fine. Ma se proprio dovessi sbattermi così tanto per copertina, editing, illustrazioni, conversioni epub, promozione, ecc, non lo farei di certo per 1000€. Questo per dire che un sistema come quello descritto da te mi sembra adatto solo per tutti i fantastici thalentuosih che credono di avere nel cassetto il best seller definitivo.
    Alias “solo se sei un cog***ne convinto di aver scritto chissà che meraviglia, sei disposto a buttare tempo e risorse per cercare di pubblicare in digitale il tuo libro”. Nessuna persona sana di mente (leggi: qualcuno che con raziocinio e senza delirio di onnipotenza riconosce che il proprio lavoro può non piacere) farebbe una cosa simile con prospettive così scarse…
    Me perplessa…
    V

  6. Okamis

    Questo è uno di quegli articoli da incorniciare e tramandare ai posteri. Già mi vedo mentre ne parlerò ai miei nipotini…

    “Sapete, cari, io c’ero quando il Duca mostrò la Luce a noi comuni mortali. Come? … Sì, proprio quel tizio che si vestiva da pazzoide e che parlava con coniglietti e fatine…”

    Che poi questo pezzo è la risposta perfetta a tutti coloro che vedono la via del self publishing come la via facile. Per usare un tecnicismo: facile sto cazzo! ^_^ Ma in fondo che ci possiamo fare se certi soggetti ancora non hanno capito che cosa s’intende DAVVERO per self publishing?

    (ovviamente il riferimento a qualsiasi autore italiano è puramente voluto)

  7. Il Duca di Baionette

    @PlatinumV

    Mica mi pare una bella notizia, eh? :-/

    Da cosa lo deduci?

    Nel mondo attuale i testi vendono in media 3 copie. Testi anche spinti dai grandi editori, perché visti come “literary fiction”, possono arrivare a fare poche centinaia di copie.

    Quando va bene un autore esordiente con un grosso editore, come quelli del gruppo Mondadori, può cavare un anticipo di poche migliaia di euro (3-5mila). E questo è quando va davvero bene, pubblicati da una Grande Casa. Le stesse Grandi Case che pubblicano solo ciò che il Marketing ritiene di dover dare alla Famiglia Pollo… e stanno fallendo, visto quanto poco si legge ancora.
    E il tipico autore, bravo o meno, finisce con editori ben più piccoli e con le pezze al culo. E quei 1000-2000 euro con un solo romanzo se li sogna, anche se fosse un autore migliore del mediocre Konrath (quello da 40+ opere in vendita e 100mila+ dollari in poche settimane). E per quanto Konrath sia mediocre, fa mangiare la polvere a gran parte dei nostri autori-cialtroni.

    I libri cartacei così pubblicati dopo pochi mesi spariscono dalle librerie e non potranno mai più generare reddito, se non spiccioli. In pochi anni andranno al macero.

    E comunque anche su quelli venduti non puoi sapere quanto hai guadagnato, visto che i gentilissimi editori (vedi il caso Dimitri con Marsilio) tengono segreti i dati di vendita anche all’autore. Possono rifiutarsi di darti la royalty sul romanzo, anche se è stata maturata superato l’anticipo (sognatelo, LOL!).
    E ti ricordo che in Italia pochissimi autori vivono di scrittura, come si dice di solito “si contano sulle dita di una mano sola”. TUTTI gli altri lavorano e scrivono come passatempo, come entrata ulteriore e/o perché li soddisfa farlo.
    Qualsiasi situazione può essere migliore di QUESTA, se vogliamo parlare di guadagni degli autori.

    Negli USA pur con condizioni molto diverse e molti più autori in grado di sopravvivere con la scrittura (i nostri 5mila euro di anticipo da loro sono 30-50mila dollari, Konrath che era un mediocrissimo midlist come tanti altri anni fa ricevette 120mila dollari di anticipo per 3 romanzi), chi guadagna con i libri meglio di come guadagnerebbe con qualsiasi altro lavoro per cui sarebbe qualificato, sono pochissimi.

    Gli eBook non vanno al macero. Con gli eBook non pubblichi un romanzo SOLO per soppiantare il precedente sparito dal mercato.
    Gli eBook continueranno a vendere finché soddisferanno la domanda del pubblico riguardo lo specifico argomento. E in qualsiasi momento un vecchio eBook pubblicato troppo presto può venire rispolverato e ri-promosso quando l’argomento torna di moda.
    Se si vuole che diventi un lavoro bisogna scrivere molto, trovando il giusto equilibrio tra tempo necessario a scrivere senza sacrificare la qualità minima e opere producibili.

    Ci sarà chi scriverà il doppio producendo merda, ma in fondo già ora il livello in libreria è quello, vedi gli indecenti romanzi storici degni del fantatrash di Franco Forte, per cui la situazione farà schifo come ora.
    E ci sarà chi scriverà mettendo una buona scrittura e buone idee e punterà alla qualità invece che alla massa.
    E chi farà un mix, libri più veloci da produrre per tenere viva la base di pubblico (es: fantascienza pulp un po’ cialtrona) e libri più complessi per argomenti e qualità (es: fantascienza matematica) per soddisfare le nicchie.

    In più avere tutti i libri prodotti sempre in vendita permette di fare leva sulla base di fan, se uno è abbastanza bravo come autore da ottenerne una. E non intendo una base di lecchini in cerca di pubblicazione, come gli sciami di mosche attorno agli autori fantasy italiani attuali (mosche che magari impiegano mesi o anni prima di leggere il libro dell’autore di cui sono amyketti, LOL! Proprio Fan delle opere, eh?), ma intendo VERI fan.

    Visto che in ogni elemento le cose sono migliori di prima, cosa c’è che non va?

    Autoeditoria non significa “denaro gratis dal cielo”, significa solo la libertà di fare come si vuole e accettarne le conseguenze, potendo guadagnare da libri che prima i sapientoni del marketing avrebbero proibito di pubblicare, mettendoli negli stessi negozi dove sono i libri scelti dai suddetti sapientoni.

    Bisogna investire, studiare e lavorare.
    Esattamente come in tutti gli altri settori.
    Chi ha paura del duro lavoro, non venda ciò che scrive. Lo dia gratis o se lo tenga.

  8. Gherardo Psicopompo

    Un articolo straordinario.
    Chiaro, lineare, terribilmente semplice nel mostrare l’evidenza dei fatti. E allo stesso tempo ottimista, tra l’altro. Spero che le tue “ipotesi” non vadano a farsi fottere per colpa della mentalità provinciale che spesso autori, editori e lettori si portano appresso.
    Intanto, attendo con ansia i prossimi articoli.

  9. PlatinumV

    @Duca: il lavoro non si fa gratis. Se ho un lavoro, ce l’ho per riuscire a mantenermi. Con 1000€ in un anno, non so te, ma io NON mi mantengo.

    “Bisogna investire, studiare e lavorare.
    Esattamente come in tutti gli altri settori.”

    copio da dizionario. Investire = Impiegare risorse in operazioni fruttifere. Se per ottenere 1000€ l’anno devo diventare matta 5 ore al giorno oltre alle 8 che già occupo a lavoro (visto che in qualche modo dovrò pur mantenermi), qualcosa non torna. Il gioco NON vale la candela, come si suol dire. Infatti, come scrivevo prima, io non la trovo un’opzione interessante. C’è chi lo fa per la gloria? Non ne dubito (specie per vantarsi con amici e parenti e sentirsi figo perché ha pubblicato). Ma se alla fine è solo questione di hobby, non penso di aver bisogno di pubblicare alcunché e quindi di perdere (non “investire”) altre n ore al giorno per dedicarmi anche ad editing, copertine, marketing, ecc, oltre all’hobby vero e proprio, che è lo scrivere.
    Opinione personalissima, ma tant’è che l’Italia è piena di bambini aspiranti calciatori e bambine aspiranti modelle che dedicano il 90% del loro tempo per “seguire il sogno” (…) e si dimenticano di tutto il resto, scuola compresa. Col risultato che a 30 anni non hanno nemmeno uno straccio di lavoro, visto che, si sa, il 99,999999999999999999999…9% di questi casi NON avrà alcun successo. Eppure sono tutti lì in coda. Sono io troppo cinica o loro troppo confidenti di chissà quale talento che non esiste? Ai posteri l’ardua sentenza.

    Resta il fatto che, ripeto, se la scrittura deve rimanere a livello di hobby, non penso sia necessario tutto questo sbattimento a fare il pubblicitario ecc. Se invece non deve rimanere a livello di hobby, 1000€ l’anno sono un problema.

    Resto comunque perplessa del perché i “grandi sogni” di tutti comportano sempre lavori noti per essere divertenti, poco faticosi e con molti guadagni e fama connessi. Un caso! :-D
    V

  10. Il Duca di Baionette

    @PlatinumV
    Tutti i tuoi dubbi trovano soluzione nella chiara ed evidente situazione attuale dell’editoria e nel più volte sottolineato concetto di “l’eBook dopo un anno non sparisce dai negozi”.

    Avendolo già scritto più volte, e in molti articoli oltre che in questo e nel commento, non lo ripeto: lo hai già letto.

  11. PlatinumV

    L’ebook sicuramente non sparirà dai negozi, ma che in 15 anni l’autore ci possa ricavare 3000€ lordi (poi ci sono le tasse, ricordiamocelo) in totale, non cambia molto :-(
    Diciamocelo, in Italia si legge troppo poco. Un mercato del genere, qui da noi, avrà grosse difficoltà. Oltretutto, non mentiamo, il 90% di quelli che sognano di fare lo scrittore e pubblicare (e che leggono al più un libro l’anno!) lo fanno per “fortuna e gloria” (cit.). Ma se il sogno di diventare ricco e famoso sbiadisce, penso ci saranno molti meno aspiranti autori. Per carità, non dico che sia un male, anzi!
    V

  12. Il Duca di Baionette

    Ma se il sogno di diventare ricco e famoso sbiadisce, penso ci saranno molti meno aspiranti autori. Per carità, non dico che sia un male, anzi!

    Un sogno falso, visto che già prima (ovvero “ora”) non poteva realizzarsi.
    Come detto la condizione “futura” è migliore di questa attuale/precedente, non peggiore.

    Se poi la consapevolezza maggiore fa desistere chi scrive solo per inseguire il successo e i soldi, meglio. Preferisco chi scrive non in cerca di facili guadagni e vanteria, ma per passione e in un contesto di appassionati (tra molti anni) in cui chi davvero farà bene avrà molte più chance di oggi di guadagnare qualcosa, molto più di quanto si guadagna ora.

    Derek Canyon che è un autorino sconosciuto con pochissima roba all’attivo e mai pubblicato in cartaceo (mi pare due romanzi -uno però uscito pochi mesi fa- e due raccolte di racconti, ma in una è solo uno dei tanti partecipanti, più un manuale di formattazione eBook per il Kindle), che ha pure toppato per parecchi mesi la fascia di prezzo delle sue opere lasciandole a 0,99$ invece di alzarle, ha fatto comunque circa 13.000 dollari in Royalties in 16 mesi.

    E scrive per un nicchia: il suo libro di punta è rivolto agli amanti del cyberpunk (che era di moda negli anni ’80 e prima metà degli anni ’90). Non scrive per il pubblico ben più vasto -thriller- di Konrath.

    In un mercato USA che come NUMERI vale 8 volte quello italiano (attenzione: usando un pareggio dollaro euro che non tiene conto del maggiore reddito medio USA!), ma come % era tra il 7-8% dell’ottobre-novembre 2010, se ricordo bene, e il 20-22% attuale (la cifra include gli acquisti da parte di lettori in lingua inglese di altri paesi fuori dagli USA, un piccolo aiuto anche questo alla crescita… poi a parte c’è quel 5% circa dell’UK).

    E comunque, se anche superato il 50% in futuro, il mercato italiano stesse troppo stretto… nulla vieta di farsi tradurre in inglese. O in altre lingue appetibili.

  13. PlatinumV

    “Preferisco chi scrive non in cerca di facili guadagni e vanteria, ma per passione e in un contesto di appassionati (tra molti anni) in cui chi davvero farà bene avrà molte più chance di oggi di guadagnare qualcosa, molto più di quanto si guadagna ora.” [Duca]
    guarda che è quanto avevo detto sopra pure io :-P
    “Ma se il sogno di diventare ricco e famoso sbiadisce, penso ci saranno molti meno aspiranti autori. Per carità, non dico che sia un male, anzi!” [V]

    V

  14. Il Duca di Baionette

    guarda che è quanto avevo detto sopra pure io :-P

    Appunto per questo veniva citato e confermato.

    E’ il problema generale dei soldi e del “mantenersi” ad avere poco senso. Chi davvero se ne preoccuperebbe non è chi vogliamo che scriva, e comunque già si è visto che col digitale si guadagna meglio, ergo si potrebbe avere assieme che i fanfaroni scappino e gli appassionati guadagnino meglio.

    Due piccioni con un fava (gemelli siamesi collegati all’inguine?).

  15. Giacomo Brunoro

    Ottimo articolo, anche se non viene approfondito li tema della tassazione con cui, volenti o nolenti, bisogna confrontarsi e che sarà il vero problema del futuro (se vendo ebook in inglese solo su barnes & noble ma vivo in Italia dove devo pagare le tasse? un casino…).
    Per esperienza personale posso dire che i volumi reali degli ebook in Italia oggi variano moltissimo da piattaforma e da titolo a titolo, però che l’ebook sia un modello economicamente molto più redditizio della carta per gli autori medi e medio-piccoli è un dato di fatto.

  16. Il Duca di Baionette

    La tassazione non l’ho trattata (tanto in ogni caso il nuovo modello di negozio va realizzato, più si aspettano mesi/anni e più si perde tempo di costruzione della base di clienti -costruzione che Amazon fece prima di entrare nel digitale), ma parlando di uno scenario futuro davo per scontato questo riguardo il problema specifico dell’IVA:

    The VAT drop in Luxembourg (to 3%) gives Amazon a fairly large competitive advantage, since that’s where Amazon’s European operation is based—so UK e-book buyers will only pay a 3% tax when they buy an e-book from Amazon, as opposed to the 20% they have to pay everyone based in the UK. The EU is going to change how VATs are handled so that buyers will pay the tax of their country rather than that of the vendor, but that change will not take effect until 2015.

    http://www.teleread.com/ebooks/uk-declines-to-lower-vat-on-e-books-gives-amazon-big-advantage-in-uk-e-book-sales/

    E immagino che la globalità del mercato porterà soluzioni simili anche fuori dall’EU nei rapporti con l’EU.

  17. PlatinumV

    “Due piccioni con un fava (gemelli siamesi collegati all’inguine?).”

    ok, ci ho impiegato 5 minuti a capirla, ma giuro che è geniale! :-D
    V

  18. Zweilawyer

    Ho molto gradito l’articolo. Mi hai fatto venire voglia di redigere un contratto standard per regolare i diritti di 3-4 soggetti relativi allo stesso ebook.

  19. Il Duca di Baionette

    Hai apprezzato la foto di Zwei-Futuro? ^-^

  20. Alberello X

    E ti ricordo che in Italia pochissimi autori vivono di scrittura, come si dice di solito “si contano sulle dita di una mano sola”. TUTTI gli altri lavorano e scrivono come passatempo, come entrata ulteriore e/o perché li soddisfa farlo.

    Non capita solo in Italia e non solo relativamente al campo della scrittura:

    http://topwebcomics.com/

    Qui ci sono 100 tra i migliori (non so se lo siano, non ho gli strumenti per giudicare) fumetti online. Spesso non sono in vendita, ma gratuiti da leggere. Ok, molti di loro prenderanno soldi dagli sponsor dei siti, ma di certo non credo vivano con quello. Spesso ho letto commenti degli autori dei suddetti dove dicevano che avrebbero usato i soldi delle donazioni o degli sponsor per comprare nuovi strumenti per il disegno. E spesso si nota un miglioramento dalle prime pagine a quelle successive. Come per esempio passare da semplici strisce in bianco e nero a tavole colorate.

    Quindi sono persone che disegnano gratuitamente, chiedono donazioni e con esse investono su sè stessi per migliorare.
    Anche loro sicuramente avranno il sogno di diventare famosi, ma non ne fanno una malattia.

    I miei preferiti btw sono:

    http://www.eeriecuties.com/articles/strips-ec/%28chapter_1%29_it_is_gonna_eat_me!

    E

    http://www.realmofatland.com/?p=1

    Sono molto semplici e sul filo umoristico, ma a volte hanno delle trovate geniali a mio parere. Molto meglio dei fumetti comprati in passato. A loro cedo volentieri donazioni di tanto in tanto. ^^

  21. Simone

    @Alberello X

    Burlew, l’autore di Order of the stick (che seguo e adoro), mi sembra che riesca a vivere con i libri che ha pubblicato (ha fatto 2 volumi con quanto presente sul web + uno special) e il merchandising legato al fumetto (spillette, un gioco da tavolo etc etc).

    Parlo di lui solo perchè lo seguo dalla striscia 18 :D

  22. Alberello X

    @Simone

    il merchandising legato al fumetto (spillette, un gioco da tavolo etc etc).

    Questo mi riporta alla mente la storia di George Lucas. Fece Guerre Stellari e disse alla Century Fox una cosa tipo: “Voi tenetevi pure gli incassi, a me basta il merchandising”.

    E la Fox contenta: “Arh arh, povero pazzo, che si tenga pure quei quattro spicci”.

    Da quel momento quel ciccio bastardo ha venduto tutto di guerre stellari, dal calzascarpe laser alla tavoletta di Darth Vader in cortosis. Secondo me ogni volta che esce un nuovo prodotto targato Lucas Art, un dirigente Fox (che volpi) muore di dolore.

    Tra l’altro di striscio a questa storia se ne affianca un’altra, quella di James Cameron:

    After dropping out of Sonora High School, he went to further his secondary education at Brea Olinda High School. After graduating, he worked several jobs such as truck driving and wrote when he had time. During this period he taught himself about special effects: “I’d go down to the USC library and pull any thesis that graduate students had written about optical printing, or front screen projection, or dye transfers, anything that related to film technology. That way I could sit down and read it, and if they’d let me photocopy it, I would. If not, I’d make notes.”

    Un altro che lavorava mentre studiava e scriveva quando aveva tempo. Poi un giorno mentre guidava un camion ha pensato:

    After seeing the original Star Wars film in 1977, Cameron quit his job as a truck driver to enter the film industry. When Cameron read Syd Field’s book Screenplay, it occurred to him that integrating science and art was possible, and he wrote a ten-minute science fiction script with two friends, entitled Xenogenesis. They raised money and rented camera, lenses, film stock, and studio, and shot it in 35mm. To understand how to operate the camera, they dismantled it and spent the first half-day of the shoot trying to figure out how to get it running.

    Sapete ora quanti dollaroni guadagna Cameron ogni volta che gli esce una pernacchia dalle chiappe?

    Sto tizio non conosceva persone famose, non era immanicato con nessuno, era un cazzo di camionista qualsiasi. Vi invito a leggervi le storie di entrambi (Lucas e Cameron) su wikipedia in inglese, spakkano.

    Ora non dico che tutti devono fare come loro, ma piuttosto che sperare nel caso, studiare qualcosa del lavoro che si vuole fare, tempo perso non è. Alla peggio potrete sempre avere un figlio che vi stima. ^_^

  23. la Ucci

    Ne approfitto delle considerazioni di Alberello e Simone per delurkarmi e dire la mia sul mondo dei fumetti, visto che sono un’appassionata del genere. In questo campo ancor più che nella scrittura secondo me avrà un grande peso in futuro l’autoproduzione, e assieme all’autoproduzione la promozione via web, come già prevedeva il saggio Scott McCloud nel suo Reinventing Comics (era il lontano 2000). Un esempio positivo tutto italiano: il buon Davide La Rosa, uno dei più famosi webcomiccari italiani, l’anno scorso ha stampato in proprio 840 copie di un suo fumetto e alla fiera di Lucca è riuscito a venderle TUTTE (prezzo di copertina 5 euro) (e continua a vendere online la ristampa). Ora, non credo che con con quel guadagno (che penso anche diviso con la disegnatrice) ci campi, sia chiaro, ma la stessa operazione con un editore gli avrebbe fatto guadagnare sicuramente molto meno (e gli avrebbe dato minor soddisfazione). Insomma, giusto per dire che le possiblità secondo me ci sono tutte.

  24. Il Duca di Baionette

    E con i fumetti c’è molto meno testo da tradurre per immettersi su mercati in lingua diversa.

    I fumettisti avranno molti più benefici dal diffondersi della lettura digitale dei romanzieri.

  25. la Ucci

    Non avevo pensato anche al fattore traduzione, giustissimo!

  26. drstinson

    In pratica se non ho travisato le 6000 parole gli editori che vorranno vivere dovranno trasformarsi in produttori (come i “produttori cinematografici”)con le varie fasi:
    - sviluppo: si potrebbe sostituire con “talent scouting”
    - pre-produzione: piano di sviluppo (?)
    - lavorazione: editing
    - post-produzione:traduzione, diverse edizioni, copertina
    - marketing e distribuzione

    non mi pare male e nell’industria cinematografica é un ruolo molto importante (tanto é vero che alcuni produttori americani sono volti conosciuti).

  27. willetts

    Ho visto che il sito di crowdfunding http://www.produzionidalbasso.com/ vede sempre più spesso progetti editoriali, potrebbe essere utile segnalarlo in questo contesto. Per certi autori, in certi contesti, potrebbe funzionare. Il meccanismo è quello del mecenatismo dal basso, prima raccolgo i soldi dai fan e poi pubblico. In questo modo, sulla base di quanto raccolgo, posso calibrare quanto posso spendere per la “cura” editoriale della pubblicazione. Anche questo potrebbe aiutare chi vuole pubblicarsi da sé a dotarsi dei servizi necessari per far uscire un prodotto decente: sapere prima quanti soldi hai ha disposizione. Ma la cosa che trovo davvero interessante in questo meccanismo è che salta completamente il pricing, almeno per come lo conosciamo nei modelli tradizionali. Io non devo scegliere se vendo a 0,99 o a 4,50: sono i lettori che decidono quanto investire nel mio libro, alla fine non tutti pagheranno la stessa cifra.

  28. Alberello X

    Serj Tankian, poeta e polistrumentista armeno, già due anni fa si è lanciato nell’autoproduzione:

    Clicca qui.

    L’ex cantante dei System of a Down. Guardate ed ascoltate con attenzione questo video. Se l’inglese vi riesce difficile, le immagini comunque parlano da sole.

    Cito da wikipedia per sapere come gli vanno le cose da quel momento:

    Il 14 febbraio 2011 pubblicò l’EP Imperfect Remixes, contenente quattro remix di alcuni brani presenti in Imperfect Harmonies. Il brano Goodbye – Gate 21 è stato inserito nella colonna sonora del film Transformers 3.

    Nel 2011 partecipò con la leader dei Garbage Shirley Manson alla realizzazione del brano The Hunger mentre con un nuovo brano inedito, dal titolo Total Paranoia, ha partecipato al CD della colonna sonora del videogioco Batman: Arkham City, in uscita il 4 ottobre dello stesso anno.

    Curiosità:

    È laureato in Marketing and Business presso la California State University.
    Il cantante sta lavorando ad un musical con il drammaturgo americano Steven Sater basato sulla tragedia greca Prometeo Incatenato.

    Insomma, non mi sembra l’ultimo dei pirla.

  29. Simone

    Vorrei solo segnalare cosa può fare il copyleft o comunque lasciare disponibili le proprie opere sul web.
    Come detto prima, seguo Burlew e il suo “Order of the stick”.
    Un mese fa ha aperto un progetto sul sito Kickstarter col fine di raccogliere 57mila dollari per ri-stampare il primo libro pubblicato.
    La soglia è stata raggiunta in 48 (ripeto, 48) ore.
    Alla fine del progetto, Burlew ha raggranellato qualcosa come 1,2 MILIONI di dollari, finendo sul Washington Post e su Forbes giusto per dare due nomi.

    Editori, ce la fate a fare un passo oltre un modello di pubblicazione ormai obsoleto?

  30. Simone

    Riporto solo un pezzo dell’intervista sul WP da parte di Burlew

    RB: I think it just really confirms the whole “free content” model, especially for creators who start with no existing audience or reputation. Not just as a publishing strategy, but also as a way of building a social network of a sort. It may take awhile for it to all come back to you, but you earn so much goodwill from your audience by providing your creative work for free over that period of time that when you need help, they are happy to respond.

    It turns out I had this huge geeky safety net out there that I didn’t know about this whole time, made up of people who have been reading my comic for nine years but never contacted me

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  2. futurodelibro

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