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apr 06

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Dieci anni con Nihal

O ispirandosi a un film recente, dieci anni troisiano. Sembra ieri, ma sono già passati dieci anni esatti dal giorno in cui le prime copie di Nihal della Terra del Vento, ancora per molti, come me, la massima opera di Licia Troisi, vennero messe in vendita nelle librerie con alcuni giorni di ritardo rispetto la prima data ipotizzata (mi pare 31 marzo). Dieci anni.

Questo non sarà un post lunghissimo come quello dedicato all’anniversario della scomparsa (del sito) di GL, con cui tra l’altro voglio congratularmi per il meritato successo internazionale in quei paesi che il Fantasy lo capiscono e lo rispettano, come diceva lui (Amazon Francia e Amazon Germania: lo trattano a pesci in faccia, dicendo che il romanzo non ha senso e i personaggi sono piatti), ma sarà comunque nostalgico.

Edizione economia, quella che comprai io.

Edizione economica, quella che comprai io.

Perché festeggiare l’anniversario?

Perché senza Nihal della Terra del Vento, e senza il successo di Licia Troisi, probabilmente non ci sarebbero stati né Baionette Librarie né Gamberi Fantasy. Ricordo che quando nacque Gamberi Fantasy, sito che avevo seguito fin da subito visto che conoscevo i fondatori e Bubba (uno dei collaboratori del primissimo periodo), Gamberetta aveva da subito avuto l’intenzione di recensire in modo dettagliato la prima trilogia di Licia Troisi, opera che l’aveva resa furente per lo sdegno, non appena avesse avuto una quantità di visitatori minima.

Possiamo dire che Fantasy Gamberi sia nato come reazione oltraggiata di fronte allo schifo, al degrado, alla malafede e all’incompetenza degli editori italiani, disposti sempre a far del male solo per il piacere degenerato del male, incluso investire soldi e risorse in fantasy atroci quando sarebbe bastato pochissimo (un minimo di competenze) per renderli “brutti in modo passabile” (scritti un pelino meglio di Nihal e molto meno stupidi).

Senza questa sensazione di schifo, probabilmente io avrei continuato a scrivere fantatrash fantasy simil-steampunk studiando “il minimo necessario” un po’ alla volta (come facevo nel 2006-2007), senza inoltrarmi così tanto nei manuali e senza appassionarmi di editing fino al punto di trovare il lavoro sui testi altrui e l’insegnamento molto più interessanti della scrittura stessa. E così non ci sarebbe stata nemmeno la collana Vaporteppa o quel sano e normale sentimento di stima che talvolta manifesto nei confronti della Dea Gamberetta.

I meravigliosi articoli di Gamberetta sulle opere di Licia Troisi:

gamberetta_tornata

Che mondo sarebbe senza Gamberetta? Quello che viviamo a fasi alterne da più di tre anni: uno schifo.

Licia Troisi in pochi anni divenne la “Regina del Fantasy Italiano” nelle definizione entusiaste di giornalisti prezzolati che decantavano lei, la Strazzulla, il Ghirardi e tanti altri soggetti di simile valore, chiamandoli degni eredi di Tolkien. Detto da una persona che sa di cosa parla e conosce la narrativa, l’insulto camuffato fa sorridere: detto da giornalisti ignoranti come capre, in contesti di chiara lode, aggiunge solo l’insulto dell’ignoranza al degrado delle servili leccate di culo.

Licia Troisi, Regina del Fantatrash italiano, in pochi anni divenne un piacevole ricordo di quando eravamo ingenui e pensavamo che quello potesse essere il punto più basso del fantasy.
L’ho detto molte volte, l’ho scritto anche nell’articolo su GL linkato sopra, ma devo ripeterlo: dopo Licia Troisi, le cui opere fanno schifo ben oltre ogni tollerabilità editoriale, ciò che è venuto fu quasi sempre peggiore. Perfino Silvio Sosio, autore il 20 aprile 2004 della prima “seria” presa di posizione contro la Troisi in tempi e luoghi non sospetti, ben quattro anni dopo l’uscita di Nihal disse che:

abbiamo una quantità di altre nefandezze che riempiono gli scaffali del fantasy da far apparire i libri della Troisi capolavori.

Pur nello schifo, e dopo aver visto ben di peggio nel mondo editoriale, Licia Troisi mi sta simpatica e adoravo la sua ingenuità, come quando scrisse nell’aprile 2005:

Sono allora capitata nei commenti all’edizione economica del mio primo libro. Dovete sapere che c’è questa cosa strana: la versione deluxe del primo libro conta quasi solo commenti positivi, quella economica solo commenti negativi. Eppure è lo stesso identico libro; l’unica differenza è il colore della copertina e la consistenza delle pagine. Mah, misteri della mente umana. E lì, mi sono imbattuta in una caterva di commenti sull’acido andante. E mi sono ammosciata.

Completamente ignorante del fatto che la Mondadori, come tanti altri editori, dissemina di recensioni false IBS e altre librerie. Recensioni spesso facilissime da identificare, scritte parodiando un certo tipo di adolescente analfabeta e/o ritardato medio che esiste in massima parte solo nella testa degli editori (non perché non ci siano, ma perché probabilmente non leggono).

Vedere la reazione sconcertata di Licia Troisi di fronte a un errore momentaneo, la Mondadori che si era scordata di far disseminare le false recensioni adoranti anche sull’edizione paperback, lasciando così solo le recensioni di VERI CLIENTI (di cui troppe negative), mi riempe di quell’affettuosa commiserazione di quando si guarda un animaletto scemo lanciarsi ancora e ancora contro un vetro, senza che riesca a capire cosa lo fermi.

Divertente anche leggere questo articolo del febbraio scorso:

Dopo la pubblicazione, dopo le infinite letture e riscritture, gli scazzi e le parolacce che inevitabilmente riverso su quel che ho scritto quando mi tocca correggerlo, le mie parole non mi dicono più niente. Zero in croce. Leggo e il mio coinvolgimento è zero. [...] Se ci ripenso sento l’ombra di quel che provavo quando erano ancora solo nella mia testa, se le rileggo mi danno il voltastomaco.

No, non è una cosa normale. La normalità è scrivere un buon testo, secondo criteri oggettivi, e poi trovarsi in futuro a pensare che in fondo si può fare questa o quella modifica, ma NON pensare che faccia schifo. Quando lo stacco dopo la “passione” della realizzazione porta al voltastomaco di norma è perché l’opera non ha nulla di oggettivamente valido e, senza “l’amore a render ciechi”, il cervello di fronte a una tale porcata si rivolta: ed ecco che Licia, rileggendosi, prova ciò che molti suoi lettori provano!

Un tipico esempio è quello dello scrittore alle primissime armi che pensa di avere un testo con dei problemi, si mette a studiare per migliorarlo e quando lo riprende mesi dopo… ne ha così schifo da doverlo rifare da zero! Ma questo effetto accade una volta, è il grande momento di epifania quando si vede finalmente tutta la pochezza delle proprie opere prima di imparare a scrivere davvero.
Dopo dieci anni ancora Licia Troisi non ha sviluppato i mezzi per scrivere con cognizione di causa opere che rimarranno apprezzabili da lei stessa anche dopo il completamento. Grande Licia! ^_^

Lucca 2007, ritratto della mestizia: Licia Troisi con due cosplayer dai gusti molto opinabili.

Lucca 2007, ritratto della mestizia: Licia Troisi con due cosplayer dai gusti molto opinabili.

Nihal, un personaggio entrato nella Storia

Può piacere o non piacere, ma Nihal è ormai parte della Storia del Fantasy italiano. Le sue avventure insensate a base di catapulte che seguono la traiettoria del volo dei draghi per abbatterli (quasi meglio dell’artiglieria contraerea della Seconda Guerra Mondiale), foreste pietrificate piene di frutti commestibili, draghi che si comportano come cavalli selvaggi in attesa dell’eletto del momento a cui permettere di cavalcarli  e tante, tante, TANTE lacrime sono entrate nella storia.

Scene indimenticabili come quando Nihal si aggrappa forte alla statua e si mette a strillare e a fare i capricci, come una ragazzina viziata, fino a quando il generale non acconsente a metterla alla prova per farla entrare nella più prestigiosa Accademia esistente, quella dei Cavalieri di Drago.

Nihal fu inamovibile. A nulla valsero i tentativi di Fen di dissuaderla, di farla ragionare, di portarla via con sé.
«Ho preso una decisione» disse lei semplicemente.
Poi si sedette a gambe incrociate sul pavimento della sala, la spada sguainata davanti a sé, in attesa.
All’inizio la lasciarono fare: evidentemente Raven non la prendeva sul serio. Dopo dieci ore, però, arrivarono due guardie. Tentarono di portarla via di peso, ma Nihal non si fece spostare di un millimetro: un breve combattimento, ed ebbe ragione di entrambe.
Di tanto in tanto qualcuno provava ad allontanarla, ma la fine della storia era sempre la stessa: un colpo di spada e via, guardie disarmate.
Al quarto attaccò Nihal si spazientì. Con un balzo saltò sulla gamba di un’imponente statua che raffigurava un guerriero e si arrampicò agilmente fino alla grande testa: lassù nessuno poteva disturbarla.
Poco prima di mezzanotte comparve Raven. «Ancora lì, ragazzina? Vedremo che cosa farai quando avrai fame.»
«Vedrete voi di cosa sono capace quando ho preso una decisione!»

[...]

A Makrat la voce si era sparsa in fretta: una ragazzina con i capelli blu e un paio di orecchie spropositate si era piazzata in cima a una statua nell’Accademia per ripicca contro Raven e nessuno riusciva a tirarla giù. Altrettanto in fretta una folla di curiosi aveva iniziato a radunarsi sul piazzale dell’Accademia chiedendo di poter vedere con i propri occhi quella bizzarria.
Il quarto giorno la situazione sembrò smuoversi. Verso mezzogiorno Raven in persona, in pompa magna e con il solito cagnolino in braccio, fece il suo ingresso nel salone facendosi largo tra la folla.
«Vista la tua perseveranza, ho deciso di accontentarti: domani mattina, nella piazza d’armi dell’Accademia, sosterrai la tua prova. Ora scendi. È un ordine.»

Come tutto il resto dell’opera ben sostiene, comportarsi come una mocciosa capricciosa permette sempre di ottenere ciò che si vuole. Miglior premise in secoli di narrativa, per originalità e utile insegnamento di vita per quel branco di stupide teste di cazzo ingrate che sanno solo lamentarsi le giovani fanciulle di oggi

Nihal non vive solo nei libri (le cui pagine fradice di lacrime potrebbero ridursi in poltiglia): è parte di una cultura comune del fantastico perché viene citata in molte sedi, da molti lettori diversi, come termine di paragone. Potremmo bruciare tutti i libri in cui appare  e ancora vivrebbe in noi, come un tumore che tenta di estendersi e di diffondere metastasi. Licia Troisi ha creato un personaggio indimenticabile e lo ha diffuso, come uno scienziato impianta tumori nei topi e ne osserva evoluzione e reazioni.

Passeranno i libri e passeranno gli editori, ma Nihal non passerà. Un giorno tutto si confonderà nel mito, come ormai poco sappiamo di eventuali persone reali dietro Achille, Romolo o Agamennone, e forse una civiltà futura rammenterà di un’epoca mitica, prima del Diluvio, in cui la rosea Dea G’aham B’err’Etta affrontò nello spazio mistico del Bvlo”hg l’Eroe del male dai capelli blu, Niji’hal’.

Con cosa brindare il “lieto” anniversario?

Nel decidere un vino, o in generale un alcolico per il brindisi, bisogna ragionare sul rapporto tra ciò che si festeggia e ciò che si potrebbe bere: quale vino può avere elementi in comune con l’evento? Inizialmente ho pensato a qualcosa di laziale di livello qualitativo NON infimo, anche per non perdere del tutto la riconoscibilità, ma comunque di basso livello. Era la strada sbagliata.

Per uno schifo di Cavaliere frignone che cavalca un Drago da operetta (in pratica un cavallo volante con le squame), ha frequentato un’Accademia da facepalm e vive avventure demenziali, ci vuole uno spumante così indegno da sembrare la parodia di uno spumante, di scarsissimo valore, con un packaging di falsa grandezza e ovviamente Rosè, in onore del lato femminile (ueee, ueee!) e della maschia potenza (ueeee, ue… no, non è la citazione giusta) di Nihal.

Gran Class Brut Rosé, 3,19 euro presso LD. Ammirate la confezione lussuosa e sibaritica (parafrasando Andrea Dipré), una bottiglia ricolma di estetica! La pacchiana eleganza dell’etichetta ci delizia con un elmo da cavaliere, falso e ridicolo come la carriera di Cavaliere di Nihal. Entrambi prodotti in massa e con pochissima cura: il metodo Charmat (grandi quantità, prodotti semplici) è l’equivalente del metodo Troisi delle cinque pagine al giorno (senza bisogno di editing, come diceva Sandrone Dazieri). Si possono avere prodotti molto buoni con lo Charmat, come si possono avere ottime opere prodotte a ritmo industriale, ma non è la norma… e non è il caso.

Bel colore e discreta spuma (anche se poco cremosa): appena versato si presenta bene, proprio come si presenta bene l’opera della Troisi a giudicare solo la copertina. Un’occhiata più approfondita permette di notare subito le bollicine grossolane e di numero ridotto. Proprio come le copertine: all’apparenza sono molto ben fatte, ma guardando meglio si tratta solo di pacchianate, per quanto ben realizzate.

Il profumo è di fragola con punte più acide di lampone e un po’ di floreale. Di buono si può dire che è semplice (come la scrittura della Troisi) e non esce fuori la nota sgradevole di alcool di altri prodotti peggiori (niente finto aulico pseudo-tolkeniano o stronzate simili).

Passiamo all’assaggio. Debole struttura: in bocca punge solo se si muove bene il vino con la lingua e, a sua difesa, si può dire che regge senza schiumare. Se si beve senza muoverlo sembra a malapena un vino frizzante, altro che spumante! Retrogusto amarognolo in bocca non gradevolissimo e fin troppo lungo, fa sparire le altre sensazioni sentite al naso. Non è del tutto sgradevole, ma non è nemmeno particolarmente elegante. il minimo termine dei vini spumanti, 3-4 punti sotto perfino i prodotti da 3,49 euro di Maschio (linea frizzante e spumante rosé):  70 punti.

Proprio come Nihal, è un pelo sopra la feccia a malapena leggibile (i Tavernello e compagnia da 62-66 punti), ma non arriva alla soglia delle decenza dei 75 punti. Forse sono stato fin troppo generoso nello scegliere il vino, serviva un 66-68 punti (non ne ho trovati). Comunque, la fascia dei buoni vini che viene voglia di bere di nuovo, 80-84 punti, è molto distante.

Proprio come Nihal!

Proprio come Nihal!

Fino ad adesso è stato un articolo un po’ noioso, lo capisco, per cui è il momento di mettere una puntina di valore aggiunto per gli appassionati (in positivo o in negativo) delle Cronache del Mondo Emerso.

Quanto è alta la Torre del Tiranno?

Di solito ci si concentra sulla Torre di Salazar, come abbiamo fatto prima, e non si calcola con un’approssimazione credibile l’altezza della Rocca che pure è un oggetto altrettanto interessante. I calcoli che faremo si potranno considerare automaticamente approvati da Licia Troisi, avendo usato le stesse formule note a Licia Troisi (laureata in Fisica) e lo stesso metodo impiegato da Schiaparelli (astronomo, Licia Troisi è astrofisica) per fare ipotesi “fantasiose” sulla vita marziana fondate sul poco che l’osservazione forniva (nel nostro caso, dare per vero ciò che i libri dicono e trarne le conseguenze).

Cosa sappiamo della Rocca del Tiranno?

La prima informazione la possiamo prendere dalle citazioni che aprono il romanzo Nihal della Terra del Vento.

[...] è il più piccolo e sperduto paese del Mondo Emerso. Posto a ovest, è chiuso da un lato dal Saar, il Grande Fiume, e dall’altro è minacciato dalla Grande Terra. Non vi è punto da cui non si veda l’altissima torre della Rocca, dimora del Tiranno. Essa incombe come un’oscura minaccia sulla vita di tutti gli abitanti della zona. Ricorda a ciascuno che non v’è luogo dove il Tiranno non possa giungere. Il regno tuttavia è ancora parzialmente libero.

Sappiamo che dal lato più estremo della Terra del Vento ancora “incombe” la torre della Rocca del Tiranno. Giacché si precisa che incombe come un’oscura minaccia, non serve che incomba fisicamente davvero: basta che ne sia visibile la cima. Non teniamo conto degli alberi, nemmeno su lunghe distanze: diamo per scontato che incomba a patto di guardare lungo un’ipotetica striscia di pianura sgombra di alberi o che eventuali colline e collinette permettano di compensare boschi all’orizzonte che potrebbero nasconderla.

l’occhio poteva spaziare senza limite per la pianura, e le uniche cose che si intravedevano erano l’onnipresente Rocca del Tiranno e le sagome sbiadite delle altre città

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Il Mondo Emerso

Qui Nihal è nella capitale della Terra del Sole, sede dell’Accademia per Cavalieri di Drago:

Corse finché non si trovò di fronte a un ampio belvedere che dava su un bosco. Oltre la linea dell’orizzonte si stagliava netto il profilo terribile della Rocca del Tiranno.

Qui Nihal si trova presso l’accampamento in cui completa l’addestramento e diventa ufficialmente un cavaliere, più vicina alla Rocca rispetto a prima tanto che la Rocca incombe perfino sopra i vicini alberi:

La Terra del Mare aveva confini sicuri ed era esposta a possibili attacchi solo verso sud, dove incombeva la Grande Terra. La figura oscura della Rocca del Tiranno si ergeva ostile al di sopra degli alberi, grande come Nihal non l’aveva mai vista.

Insomma è alta e a meno di non trovare enormi ostacoli davanti agli occhi è possibile vederla spuntare all’orizzonte dovunque ci si trovi nel Mondo Emerso.

Cosa sappiamo del Mondo Emerso?

Partiamo dalle dimensioni. Invece di tentare di fare conti usando i tempi di percorrenza di Nihal o di Sennar nell’opera, prendiamo per buona la precisa indicazione data da Licia Troisi in un’intervista a Vanity Fair del novembre 2007:

Che luogo è il mondo emerso?
Un pezzo di terra grande come l’Europa, parte di un universo parallelo, su cui si muovono uomini e donne, folletti, mezzi elfi e le mie donne guerriere.

Come l’Europa. Possiamo ipotizzare che dal fiume Saar a sinistra nella mappa fino al confine con le propaggini del Grande Deserto a destra, il Mondo Emerso sia ampio come l’Europa dalla costa atlantica della Francia agli Urali? Facciamo da Nantes a Ekaterinburg? Non è proprio grande come l’Europa, ma possiamo prenderla come un’approssimazione per difetto accettabile: 4200 chilometri.

Al di là delle stupidate presenti nell’opera, il mondo in cui si muove Nihal pare molto simile alla Terra. Qualsiasi minima modifica di rilievo porterebbe a enormi differenze negli organismi viventi (e invece abbiamo uomini, lattuga, zucchine, cavalli), nelle tecnologie sviluppate ecc. mentre qui il mondo, con minimi distinguo “fantasy”, sembra una versione stupida del medioevo europeo.

In più, e questo è il vero discriminante, diversità di rilievo con la nostra Terra non vengono mai in alcun modo né mostrate né dette dall’autrice: possiamo ipotizzare che la gravità sia molto simile a quella della Terra, possiamo (in mancanza di dati diversi) ipotizzare una curvatura simile e dare per scontato che anche l’atmosfera sia somigliante. D’altronde non possiamo inventare dati che non sono presenti: ciò che non è differente, si dà per scontato simile.

Iniziamo i conti!

Per calcolare l’altezza di un oggetto visibile sopra l’orizzonte, si calcola la distanza dell’orizzonte per un ipotetico osservatore sopra a tale oggetto, e la si aggiunge alla distanza dell’orizzonte dall’osservatore reale. Ad esempio, per un osservatore con un’altezza di 1,70 m da terra, l’orizzonte è a 4,65 km di distanza. Per una torre con un’altezza di 100 m, la distanza dell’orizzonte è di 35,7 km. Così un osservatore su una spiaggia può vedere la torre finché la sua distanza non supera i 40,35 km. Al contrario, se un osservatore su un battello (h = 1,70 m) può appena vedere le cime degli alberi su una spiaggia vicina (h = 10 m), allora gli alberi sono probabilmente a circa 16 km di distanza.

(Fonte: Wikipedia)

HorizonDistanceFacendo riferimento alla figura, il faro sarà visibile dalla vedetta in cima alla nave se:

D_\mathrm{BL} < 3.57\,(\sqrt{h_\mathrm{B}} + \sqrt{h_\mathrm{L}}) \,,

dove DBL è in chilometri e hB e hL sono in metri. Un osservatore con gli occhi posti a 170 cm di altezza avrà bisogno che la torre sia alta almeno 344 chilometri per vederla spuntare a malapena dall’orizzonte a 2100 km di distanza.
Questo con il metodo geometrico di calcolo: se teniamo conto della rifrazione, la distanza massima di visibilità diventa:

D_\mathrm{BL} < 3.86\,(\sqrt{h_\mathrm{B}} + \sqrt{h_\mathrm{L}}) \,.

e dovremmo guadagnare circa un 8%: l’altezza della torre della Rocca cambierà leggermente, scendendo ad “appena” 295 chilometri.

Ricordiamo ancora che questi non sono dati inventati, ma sono conseguenze necessarie di affermazioni verificabili fornite dall’autrice o dall’opera: una Rocca alta circa 300 chilometri (o comunque 1000 volte un grattacielo: che siano 200 km o 300 km importa poco) è stata immaginata così apposta da Licia Troisi che coerentemente l’ha delineata nelle sue conseguenze (es: vederla a distanza di mezza Europa circa).

Considerando che nel Mondo Emerso di Licia Troisi ci sono montagne così alte da richiedere quattro giorni in volo per discenderle (Gamberetta ne parla qui) e ogni sorta di altra stranezza nei tempi di percorrenza o nelle dimensioni (qui i calcoli per capire quanto sia alta Salazar, probabilmente oltre 600 metri), una Rocca del Tiranno alta così tanto non mi stupisce affatto.
Per altre stime, con una Rocca alta 8 km oppure 37 km (usando due altri dati diversi dalle affermazioni di Licia), vedi questo commento.

Piuttosto mi stupisce il fiato della prode Nihal, ancora più possente della capacità lacrimatoria!

Infine, quando il pomeriggio aveva steso le sue dita sulla piana, Nihal giunse con un drappello a ridosso dei battenti neri.

[...]

L’interno della Rocca era invaso dall’oscurità. Nihal si trovò in un corridoio dalla volta a sesto acuto, tanto ampio che Oarf poteva passarci comodamente. Lo percorsero in un silenzio assoluto, quasi quell’immenso palazzo fosse disabitato. [...] «Devo abbandonarti qui, non puoi più seguirmi» disse dopo essersi voltata verso Oarf. Il drago rispose con un grugnito di diniego, ma Nihal gli accarezzò il muso.

E qui Nihal parte nella sua folle corsa, senza più il drago ad aiutarla nella salita, da poco sopra il piano terra fino alla stanza del Tiranno!

L’ira la travolse e i suoi passi si fecero sempre più rapidi, fino a diventare una fuga precipitosa. Corse più veloce che poté, con il petto in fiamme, e quando vide le scale le parvero la salvezza. Vi si gettò e iniziò a salirle a grandi falcate.
Dove sei, maledetto, dove sei?
La salita le parve interminabile e dopo un po’ dovette fermarsi perché le mancava l’aria. Il dolore era aumentato e Nihal si accasciò sulle scale.

Direi bene che stava facendo fatica: per arrivare nella sala del Trono e incontrare il Tiranno, sala che si sospetta sia in cima alla torre della Rocca, o comunque non troppo distante (metà strada almeno?) la povera Nihal ha percorso  decine e decine (o centinaia) di chilometri in verticale di scale! E quando arriva è il tramonto.

L’alternativa è che la sala del trono non sia collocata né in cima né a 1/3 dell’altezza della Rocca, ma molto, molto in basso… praticamente alla base. A quel punto che senso avrebbe avere la torre della Rocca così alta, se non può ammirare il panorama dalla sala del trono? L’unica indicazione che abbiamo è

«Dov’è il Tiranno?» gridò Nihal, mentre gli puntava la spada alla gola. «Dimmelo o ti ammazzo.»
«Nella sala del trono!» rispose subito l’omuncolo.
«Idiota! Non so dove si trovi la sala del trono. Indicami la strada!» urlò ancora Nihal.
L’uomo alzò una mano e indicò una direzione, in fondo alla sala; tremava convulsamente. «L-l-l-là in f-f-f-fondo ci sono i laboratori… s-s-s-se li a-a-attraversi trovi delle scale.» Deglutì. «Salile per v-v-venti rampe e troverai quello che c-c-c-cerchi.»

Non è molto utile: una rampa può essere alta a piacere, in particolare se lentamente si snoda a chiocciola, e avere centinaia di pianerottoli e porte sui lati prima di dover passare alla rampa successiva. Teniamo per buono che la sala del trono sia posta in alto.

Aster guardò fuori dalla finestra e al di là delle sue spalle di bambino Nihal vide che il sole calava sempre più rapido verso la linea dell’orizzonte. Non mancava più di mezz’ora al tramonto.

Questo ci dice non solo che Nihal ha un fisico incredibile per scalare 100-300 chilometri di dislivello di scale, ma che è anche rapidissima! Se ogni gradino fosse alto e largo uguale, avrebbe corso in “orizzontale” per altrettanti chilometri quanti ne ha percorsi in salita, più tutto il tempo per percorrere il “braccio” della Rocca in cui era entrata (ma quello lo ha fatto a dorso di drago: complimenti ad Oarf, ha percorso l’equivalente del Belgio in un’oretta).

Ricordiamo anche che è il giorno del Solstizio di Inverno, il giorno più breve: quanto tempo ha avuto Nihal, dal pomeriggio a mezz’ora prima del tramonto, per percorrere in lungo il braccio della Rocca (200-300 chilometri) fino ad arrivare alla torre, smontare e partire a razzo per per le scale? Quattro ore? Di cui ipotizziamo metà a dorso di drago e metà correndo su per le scale? Non dimentichiamoci il lungo combattimento iniziale all’entrata nella Rocca, molto prima di arrivare alla torre:

Lo scontro nel corridoio fu lungo e sanguinoso. Nihal combatté con la spada, mentre Oarf si abbatteva con la forza delle sue mascelle su quegli esseri sciancati, eppure incredibilmente forti e agguerriti. Sembravano non finire mai; non appena una fila veniva abbattuta, subito ce n’era un’altra pronta a immolarsi.

Se ha corso per due ore (massimo del tempo disponibile, probabilmente ne ha avuto di meno, forse neanche un’ora) percorrendo 100-300 km di scale in orizzontale, Nihal ha corso a 50-150 km/h.
Non male, Nihal! ^__^

Per altri problemi legati all’altezza di una Rocca simile e poter lodare quindi altre straordinarie capacità fisiche di Nihal, come la capacità di rimanere in apnea per ore e di vivere comodamente a -100 gradi (senza mai lamentarsi del freddo!), vedi il commento di Tapiro.

E si conclude qui questo piccolo post dell’anniversario per i dieci anni editoriali di Nihal della Terra del Vento: grazie, Licia Troisi, regina del Fantatrash italiano, per aver contribuito con tanta maestria al legame tra Fantasy e WTF.

 

Permalink link a questo articolo: http://www.steamfantasy.it/blog/2014/04/06/dieci-anni-con-nihal/

28 comments

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  1. Lynn

    Be’, dai, se non avessimo avuto Licia, non ci sarebbe stato un risveglio delle coscienze (come hai detto tu) e giovani aspiranti scrittori non avrebbero mai avuto il traguardo ‘devo leggere e leggere per scrivere meglio di lei’.
    Ah, cito una bibliotecaria quando le avevo fatto notare l’incongruenza delle torri nelle cronache: ma è fantasy!

    quindi? festeggiamo l’anniversario della conferma dell’idea fantasy = scrivi quello che vuoi, tanto è letteratura di basso livello.

  2. Zweilawyer

    Che bei ricordi. Ricordiamo anche che l’avanguardia del fantatrash italico aveva già colpito con la devastante opera prima di Egle Rizzo…

  3. italese

    Beh, è un gran merito quello di aver promosso la critica letteraria nella blogsfera suscitando l’interesse di tanti appassionati. E poi con la Troisi il fantasy italiano si è imposto all’attenzione di un più vasto pubblico diventanto commercialmente più appetibile. Penso che ciò abbia schiuso le porte anche a chi scrive bene, in fondo. Ringraziamola :)

  4. Clio

    Caro Duca, tanti auguri a te e alla Dea.
    Come già detto, forse la Troisi è stata un bene, dacché ha risvegliato la Dea e provocato la valanga. Quante cose ci saremmo persi senza i Gamberi e Baionette? Questi blog sono la fucina che forgia una narrativa migliore dopo l’orrida decadenza di Cronache e consimili.

  5. Federico Russo "Taotor"

    Sigh, dieci anni fa avevo 14 anni! :’)

    Qualcuno disse (non so se su Baionette o altrove, insomma un utente) che al Lucca comics di alcuni fa incontrò Licia Troisi insieme a un altro tizio, e i due chiedevano ai passanti – presumibilmente per un qualche progetto giornalistico/videogiornalistico? – un parere sulle Cronache del Vento (o altra roba troisiana). Questa persona disse qualcosa come “In realtà mi fa cagare”*, e a tale risposta Licia avrebbe riso e detto al suo compare: “Abbiamo beccato proprio una che non capisce niente di fantasy!”, dopodiché avrebbe continuato a importunare gente.

    P.S: Grandiosi i calcoli per l’altezza della torre del Tiranno, lol.

    * I dettagli dell’avvenimento così come i dialoghi possono essere stati benissimo travolti, cioè in realtà sono stati sicuramente stravolti, ma il succo della storia dovrebbe essere quello.

  6. Il Duca di Baionette

    E poi con la Troisi il fantasy italiano si è imposto all’attenzione di un più vasto pubblico diventanto commercialmente più appetibile.

    No, in nessun modo.
    C’è stata un’illusione di appetibilità, mai concretizzata perché distrutta dagli editori stessi.
    Si è continuato a produrre merda e gli editori hanno prodotto solo quella, perché nella loro opinione, guardando Licia, tanto bastava per aver successo. Avevano torto (su quasi tutti i prodotti, e dove vi fu successo fu comunque modesto). Hanno fallito, c’è stata l’esplosione della bolla del fantasy già nel 2010-2011, dopo la febbre di pubblicazioni demenziali del 2007-2009 (gran parte andati in pesante passivo), e gli editori invece di investire su prodotti migliori dando la colpa alla cattiva qualità, hanno praticamente rinunciato e hanno dato la colpa al fantasy in sé. La possibilità di sfruttare il boom cinematografico 2001-2007 del fantasy per costruire/rinforzare un pubblico di lettori di fantasy, come successo in altri paesi, è stata completamente mandata a rotoli.

    Già da un anno l’indicazione data dagli editori agli agenti è “non vogliamo fantasy italiani nuovi”. Il poco che faranno sarà ciò che hanno già scelto di fare, con autori fidati (ma anche lì, stanno spingendo a cambiare genere). Se le cose cambieranno in futuro, quando il settore sarà di nuovo “sgonfio” a sufficienza, non lo so, ma di sicuro i danni sono stati grossi sul momento e saranno/sono grossi sugli anni a venire per la mancanza di una vera costruzione del pubblico.

  7. Il Duca di Baionette

    Quante cose ci saremmo persi senza i Gamberi e Baionette?

    Una vita sana e normale?
    Non venire schedati tra i lettori difficili da non pubblicare da parte degli editori che controllano, come spiegato qui, chi sta zitto e fa gioco di squadra e chi invece osa lamentarsi.
    Troppi coniglietti settimanali (?).

  8. Clio

    Una vita sana e normale?

    Parbleu, chi mai vorrebbe una cosa del genere?! Cho orrore!

  9. Tapiroulant

    Questo ci dice non solo che Nihal ha un fisico incredibile per scalare 100-300 chilometri di dislivello di scale, ma che è anche rapidissima!

    Caro Duca, faremmo torto a Nihal se ci limitassimo a elogiare la sua rapidità e prestanza atletica, dimenticando due delle sue qualità più importanti:
    - La capacità di fare tutto ciò in assenza quasi totale di ossigeno, dato che un comune mortale, sulla Terra, la zona della morte comincia già prima degli 8000 metri, mentre Nihal corre allegramente per 200-300.000 metri di torre. Ora, considerando che il mondo della Troisi replica in tutto e per tutto la Terra, anche massa e dimensioni saranno plausibilmente analoghe a quelle terrestri: ergo la nostra eroina deve arrivare fino alla TERMOSFERA per raggiungere il suo avversario.
    - La sua incredibile resistenza al freddo, dato che Nihal fa tutto questo a ombelico perennemente scoperto anche se tra i 60 e gli 80 km di quota le temperature superano i -100°.
    E un plauso particolare va poi agli ingegneri che hanno costruito la Rocca del Tiranno, dato che la torre supera la linea di Karman e la cima si trova di fatto NELLO SPAZIO. Considerata l’accelerazione che Nihal avrà dovuto raggiungere per scalare tutti quei gradini in così poco tempo, mi stupisco anzi che la nostra eroina non abbia superato la velocità di fuga del pianeta e non si sia ritrovata a fluttuare nello spazio diretta VERSO L’INFINITO E OLTRE.

    E menomale che questo romanzo l’ha scritto un’astrofisica.
    Pensa fosse stata laureata in LETTERE.

  10. italese

    Hanno fallito, c’è stata l’esplosione della bolla del fantasy già nel 2010-2011, dopo la febbre di pubblicazioni demenziali del 2007-2009 (gran parte andati in pesante passivo), e gli editori invece di investire su prodotti migliori dando la colpa alla cattiva qualità, hanno praticamente rinunciato e hanno dato la colpa al fantasy in sé. La possibilità di sfruttare il boom cinematografico 2001-2007 del fantasy per costruire/rinforzare un pubblico di lettori di fantasy, come successo in altri paesi, è stata completamente mandata a rotoli.

    Ma questi manco un investimento sanno proteggere? Io speravo che avessero creato più mercato.

    Dove trovi i dati di vendita delle pubblicazioni? Te lo chiedo perché mi hai incuriosito, ma non ho una buona connessione a disposizione e non mi riuscirebbe di ricercarli autonomamente.

  11. Il Duca di Baionette

    A quanto ne so nessuno è così idiota da mettere dati di vendita VERI pubblici (che poi per molti contratti sarebbe pure illegale… e in realtà più volte autori si sono lagnati di non sapere nemmeno loro quanto vendevano, visto che l’editore non dava informazioni e non pagava… e gli editori stessi spesso non sono sicuri delle vendite reali, ci possono essere ritardi di mesi nelle comunicazioni e soldi che arrivano due anni dopo). Al massimo le classifiche relative di vendita, si trovano in pubblico.

    La cosa più simile a un dato di vendita pubblico sono le fascette con dati inventati: 100.000 copie può significare “100.000 stampate” (e vendute boh) oppure “10.000 vendute” (1/10) oppure “1000 vendute e speriamo ci caschino” (1/100). La diffusioni di informazioni false per inventare casi editoriali inesistenti, nella speranza divengano reali, è al centro dell’attività editoriale, è evidente che non possano rendere pubblici i dati.

    Per sapere come funziona il settore basta seguire il settore per anni, vedendo cosa accade, chi fa cosa, come lo fa, quali contratti non vengono rinnovati per il titolo successivo della serie e passano a editori molto più piccoli, quanto si riducono o modificano le aree dedicate nelle librerie, chiedere agli addetti in libreria se li conosci abbastanza, e soprattutto cosa dicono autori e agenti che hai in contatto (anche di seconda mano) ecc.
    ovvero seguire il settore.

  12. MattoMatteo

    Duca, la “confezione” di quello spumante sembra un profilattico rosa gigante! Oo’

    A quanto ne so nessuno è così idiota da mettere dati di vendita VERI pubblici (che poi per molti contratti sarebbe pure illegale… e in realtà più volte autori si sono lagnati di non sapere nemmeno loro quanto vendevano, visto che l’editore non dava informazioni e non pagava… e gli editori stessi spesso non sono sicuri delle vendite reali, ci possono essere ritardi di mesi nelle comunicazioni e soldi che arrivano due anni dopo.

    Ma… una cosa del genere è legale? Oo’
    Ho fatto l’edicolante per quasi 4 anni e mezzo, e quindi sò bene quanto possano essere fuorvianti le pubblicazioni “in conto deposito” (quella roba che ti arriva oggi, ma paghi il venduto solo quando rendi i resi al fornitore) per il calcolo delle vendite effettive (e dei relativi guadagni), ma pensavo che con i libri fosse diverso (cioè che le librerie pagassero subito la roba che comprano dagli editori).

  13. Il Duca di Baionette

    Temo sia ben più infernale: ci sono i resi, i maceri, le copie guaste (tutto ammortizzato a livello di IVA, per non tassare inutilmente un 80% di libri “venduti” che poi tornano come resi, con il 4%), c’è il distributore di mezzo che se gli gira dice e non dice… arrivare a vedere soldi due anni dopo l’uscita del libro, dovendo “calcolare” a spanne (e poi fare magari un conguaglio l’anno dopo) le royalties sulle vendite (parlando di un editore superonesto che vuole pagare è perfino con precisione!), non è una cosa fuori dal mondo. E infatti è un settore moribondo, indebitato, gestito più come hobby da chi ha già i soldi che come vera fonte di sostentamento, che pure prima della crisi era in crisi. :-)

    Questo brano preso da Guaraldi era spassoso, spiega come mai abbiamo l’iva al 4% sui libri (no, il prodotto culturale non c’entra nulla, ovviamente)

    A ciascuno di questi libri ho dovuto, per legge, attribuire un prezzo di copertina.
    Compito arduo, non sapendo quante copie ne venderò, se farà flop o se sarà un best-seller! Ma, cosa ancor più inquietante, su questo improbabile pricing giocheranno, per sottrazione, tutti i costi distributivi del libro incluso quel risicato 30% del povero libraio.
    Nel caso del libro, bisognerebbe infatti parlare di una IVS, non di IVA, un’Imposta sul Valore Sottratto, non sul valore aggiunto. Tanto è vero che la legge prevede, per il libro, una resa fisiologica che viene per così dire “scontata in partenza”: ecco la ragione dell’IVA ridotta al 4%! Non la “nobiltà” della merce, non un privilegio della “cultura”, ma un semplice calcolo meccanico di come funziona il via vai del libro fra i magazzini dell’editore e gli scaffali delle librerie, regolato da quella legge non scritta chiamata “diritto di resa”, unica protezione del libraio, ma anche vero responsabile della bulimia produttiva che caratterizza un mercato per sua natura affetto da nanismo: solo un migliaio di punti vendita concentrati nelle mani di cinque grandi gruppi.
    Che sia un sistema assurdo dal punto di vista economico lo capirebbe anche un ragazzo di seconda ragioneria, ma sembra che il mondo della politica fatichi a capirlo.

    Pensa che l’Europa ci ha cazziati perché mediamente la pubblica amministrazione paga 170 giorni dopo la fattura, contro i 30 che ci sono per legge: se in editoria si venisse pagati dopo 170 giorni si farebbe festa grande! ^___^

  14. Cloven

    Devo ringraziarla, Duca. Sono anni che predico al vento che quella dannata torre è subnormale e ora ho anche i dati alla mano che lo dimostrano. Giuro che ora me li stampo e li appendo sulla porta di camera.
    Di fatto io avevo pensato che il Mondo Emerso fosse grande (mah), tipo la Lombardia. Magari quanto il nord Italia, proprio a pensare in grande. Ma andare a dire che è vasto quanto l’Europa vuol dire non porsi neanche mezza domanda prima di scrivere. Tanto che gli frega? I lettori italiani si bevono le peggiori boiate: basta che siano stampate e rilegate.

  15. Alberello

    Questi blog sono la fucina che forgia una narrativa migliore dopo l’orrida decadenza di Cronache e consimili.

    “Dai diamanti non nasce niente
    dal letame nascono i fior.” (Cit.)

    Dedicato a quella gnocca di Nihal.

  16. Il Duca di Baionette

    Anche io me l’ero immaginata ben più piccola dell’Europa, soprattutto perché ci sono pochissimi fiumi, pochissime città, pochissimo di tutto… e quella penisola butta là in cima faceva subito pensare “Tò, diciamo che quella sembra la Danimarca ed è grossa come la Danimarca”.
    Il problema è che tutti i tempi di percorrenza e dimensioni sono sfasati, come le montagne che per scenderne dalla vetta in volo servono 4 giorni: se il drago mettiamo possa volare/planare solo 8 ore su 24 ore (il resto va in pause) e se pure stesse scendendo alla MISERA velocità di 10 m/s (35 km/h), percorrerebbe 288 km al giorno… e lo stiamo facendo scendere lento come una lumaca! In quattro giorni ha disceso una montagna di 1000 km, di cui passando quasi tutti i quattro giorni in apnea a -100 gradi perché, come indicato da Tapiro, non c’è ossigeno! XD

    La mia ipotesi, fin troppo generosa, è che il mondo emerso avesse la larghezza (dal Saar alla propaggini del deserto) della Francia, circa da Nantes a Strasburgo, un po’ più di 700 km. Se fosse così, la torre della Rocca potrebbe essere alta APPENA 8 km per venire vista a malapena (ostacoli permettendo) a 350 km. Come una montagna molto alta. Diciamo che è “accettabile”.
    Ma questo però lo sto dicendo io, non Licia. Lei ha detto che il riferimento è l’Europa, da noi usata in versione ridotta senza tenere conto della Spagna!

    Usiamo ora uno dei pochi dati “credibili”/sensati dati da Licia, proprio nel primo romanzo, per valutare al ribasso le dimensioni della mappa e ridurre così la torre della Rocca.

    La settimana seguente Nihal seppe che lei e Laio sarebbero partiti a giorni per la Terra del Vento. Sospettò quasi che Sennar ci avesse masso lo zampino e avesse fatto pressione perché lei fosse spedita nel suo territorio. La cosa non le dispiacque: c’era la probabilità di combattere sotto il comando di Fen, e questo la esaltava.

    Si misero in cammino una mattina di fine estate.
    Li caricarono tutti su un grosso carro in legno, coperto da un ampio telone sorretto da sostegni in ferro, in modo che non dovessero soffrire le avversità del tempo.
    Il carro si accodò a una carovana di vettovagliamenti e soldati diretti al fronte e il viaggio ebbe inizio.
    [...]
    Dai dolci panorami della Terra dell’Acqua si passò alla steppa.
    Per un istante Nihal credette che la sua Terra fosse lì ad attenderla, esattamente com’era quando lei l’aveva lasciata più di un anno prima, ma le parole di Sennar le ronzavano nel cervello: Il primo giorno non volevo crederci: non riuscivo a capire come quel posto desolato potesse essere la Terra del Vento. Ma la cosa peggiore era ricordare com’era…
    Ben presto ne capì davvero il senso.
    Prima fu il vuoto e il silenzio. Leghe e leghe di pianura deserta, coperta di erba gialla, come bruciata dal sole. La luce era poca anche a mezzogiorno e filtrava a stento attraverso coltri spesse di fumo.
    [...]
    Il tramonto del ventesimo giorno di viaggio giunsero alla piana di Therorn. L’aspetto del luogo non era incoraggiante: le tende malmesse sorgevano nei pressi delle macerie di una torre e c’erano parecchi feriti.
    Era la prima volta che Nihal vedeva un accampamento, ma si stupì di quanto quello spettacolo le sembrasse familiare.

    Venti giorni interi di viaggio su terreno buono, strade e pianure (la Terra del Vento è un piattume unico). Non si fa alcun riferimento a giorni di pausa o incidenti che facciamo perdere lunghi tempi. Possiamo stimare, quindi, che la piccola colonna abbia compiuto almeno 30 km al giorno, su 8 ore al giorno, per 20 giorni: 600 km. In tal caso un Mondo Emerso largo complessivamente 700 km è credibile.

    Peccato che siano stime che lasciano il tempo che trovano perché quando Nihal, Soana e Sennar fuggono da Salazar distrutta e si sottopongono a una massacrante marcia forzata nella pianura, per raggiungere il confine con la Terra dell’Acqua…

    [...]
    Camminarono tutta la notte. Sennar apriva la colonna, Soana e Nihal lo seguivano affiancate. Di tanto in tanto dai sacchi uscivano mormorii ed emergeva una testolina colorata. Nei sacchi non si respirava: a turno i folletti si affacciavano per prendere aria.
    [...]
    Alle prime luci dell’alba si inoltrarono nel folto: avevano deciso che era più sicuro viaggiare di notte e riposare di giorno. Fecero dei turni di guardia, per evitare di essere sorpresi nel sonno. Si svegliarono che era il tramonto e si rimisero in marcia.
    [...]
    La notte del quattordicesimo giorno di marcia erano ancora lontani dal confine, ma il loro viaggio stava per finire.

    In pratica facendo marce forzate nella pianura, ma costeggiando il bosco e con alcuni folletti a fare luce, impiegano 14 giorni solo ad arrivare vicini al confine, dove sperano di trovare forze amiche penetrate ad affrontare quelle del Tiranno.
    Onestamente io una marcia forza me la immagino più vicina ai 50 km al giorno, che ai 20-30 km… comunque se immaginiamo marce forzate notturne di 25 km (3 km all’ora, una passeggiata), il gruppo ha percorso: 350 km.
    Se da Salazar (in realtà meno, la casa di Soana in cui si rifugiano non era incollata) a lì sono 350 km, le dimensioni della mappa si avvicinano di più a una via di mezzo tra quella dei 20 giorni sul carro e quella dell’Europa: 1500 km circa di larghezza e quindi una torre della Rocca alta 37 km.

  17. Il Duca di Baionette

    Secondo me Licia un giorno dovrebbe usare citazioni dai propri libri e scrivere un saggio divulgativo per giovani, come si è fatto con Star trek, supereroi, manga ecc. intitolato La Fisica del Mondo Emerso.
    Il problema sarebbero i dati completamente incoerenti di capitolo in capitolo. ^__^”

    E come disse Tapiro…

    E menomale che questo romanzo l’ha scritto un’astrofisica.
    Pensa fosse stata laureata in LETTERE.

  18. Clio

    Hum, ma il viaggio verso la Terra del Vento è fatto in carro. Si direbbe quindi che, pur accodandosi all’esercito, questi viaggino con le impedimenta, e 30 km al giorno mi sembrano una stima ottimista.
    Se poniamo caso che non abbiano la possibilità di cambiare bestie da tiro, è ragionevole pensare che non le abbiano sfiancate per evitare di restare a metà strada con un carro in braccio e i bovi zoppi. A parer mio per una carovana carica l’ordine di grandezza potrebbe essere 15-20 Km al giorno (salvo fretta indiavolata).
    Poi si sta’ a fa’ conversazione: le misure della Troisi sono assurde e i tempi di percorrenza dati a caso. Sarei sorpresa se si fosse anche solo posta la questione. A parer mio abbiamo già la sua risposta: “ma è fantasy!”

  19. Cal

    Io dico solo, ma ci andava tanto a fare una revisione critica in occasione del decimo anniversario? Levare un po’ di fuffa e di menate? Fare pace coi calcoli di aritmetica semplice per le vicende a Salazar e documentarsi un po’ in tema di battaglie campali nel tardo medioevo (periodo storico di riferimento che potrebbe calzare bene) per dare una parvenza di verosimiglianza agli scontri? Imparare qualcosa – non lo so, iniziamo dall’ABC – dello show don’t tell?
    Oltretutto, già che ha (beata lei, lei è “fortunata”…) la spinta del grande Dio Mar-ke-ting che preme sulle chiappe come un pilastro chiodato, sai quanti nuovi gonzi lettori potrebbe acchiappare scrivendo sulla copertina “edizione critica con nuovo materiale inedito dell’autore”? Sono d’accordo che il romanzo rimarrebbe una personificazione della banalità…ma almeno sarebbe una banalità più coerente.

    Ma Licia per sua stessa ammissione (gliel’ho chiesto io e lei bontà sua mi ha risposto!) ripudia i libri che ha scritto, perché prendere in mano più di una volta la stesura di un romanzo significa “fare soltanto quello per tutta la vita” (cit.). Peccato.

    Comunque il post celebrativo sui 10 anni l’ho scritto prima io, anche se decisamente più corto :P gnegnnèru gnegnnèru u.u

  20. Il Duca di Baionette

    @Clio
    Le stime ci Clausewitz includono già i carri della logistica e anche i cannoni che, puoi immaginarlo, appena c’è la possibilità gli si impantana la ruota e bisogna fermarsi a sbloccarli. Anche per questo le fanterie napoleoniche sono calcolate con quei ritmi di viaggio molto inferiori a quelli degli antichi romani.
    Il minimo che Clausewitz considera, minimo-minimo per una colonna di 8000 uomini che procede a passo di passeggiata post-pranzo, è 22 km. Se vanno a 15 km in pianura o su strade, non sono soldati: sono una processione di invalidi.

  21. Clio

    Well, gli davo il beneficio del dubbio di una carovana che avanza senza decente servizio logistico (ergo biada razionata o assente, pochi ferri di ricambio ecc.) ù_ù Sto cercando di esser buona, suvvia. (Che, non mi vien bene?)

  22. MattoMatteo

    @ Duca: mi era sfuggita la sua risposta… ç_ç
    Sono indeciso se porre fine alle mie sofferenze in modo momentaneo (martellandomi selvaggiamente i testicoli) o definitivo (una bella pallottola nel cervello)… le cosa mi suggerisce?

    @ Cal:

    Ma Licia per sua stessa ammissione (gliel’ho chiesto io e lei bontà sua mi ha risposto!) ripudia i libri che ha scritto, perché prendere in mano più di una volta la stesura di un romanzo significa “fare soltanto quello per tutta la vita” (cit.).

    No, dico… persino su internet viene consigliato agli aspiranti scrittori di revisionare le proprie opere più volte, e di farsi aiutare in questo da altre persone, che possono vedere errori che sfuggono all’autore… e la “divina” Licia dice che non ne ha voglia?
    Ma a questo punto non poteva ripudiare quelle merde infami i suoi libri prima ancora di pubblicarli, evitando così di ammorbarci con della spazzatura intellettuale disturbarci con opere di così basso livello?

  23. Cal

    @MattoMatteo santa verità sul sentiero, ma sinceramente: se tu vendessi trecento e passa milioni di copie (momento-sclero: visualizzo nella mia mente 300 copie di Fen coi mutandoni di cuoio e una lancia che vanno alla carica contro i Fammin @_@) ma soprattutto par qualche misterioso motivo che sicuramente ha a che fare con un piano degli Illuminati del NWO tu continuassi a vendere pur scrivendo libri uno più insulso dell’altro…davvero te ne fotterebbe qualcosa di migliorarti? ^_______^

  24. davd

    C’è, invero, un’altra ipotesi. Il mondo emerso è concavo, diciamo che è come lo specchio primario di un telescopio riflettore, in onore della passione per l’astronomia dell’autrice. Questo potrebbe spiegare anche la natura della Terra della Notte, perennemente avvolta dall’oscurità (senza che se ne sappia il motivo). In realtà è l’ombra dello specchio secondario. Per quanto riguarda invece le capacità di volo di Oarf, si può dimostrare che ha una velocità di crociera attorno ai 30 km/h, mirabilmente costante nell’arco di tutti e tre i libri.

  25. Il Duca di Baionette

    Questo potrebbe spiegare anche la natura della Terra della Notte, perennemente avvolta dall’oscurità (senza che se ne sappia il motivo)

    La dicono forse già nel primo libro: durante una guerra un mago lancia questa magia che rende notte (come è che accada – ologramma permanente che mostra il cielo notturno? – è cosa che solo un’Astrofisica come Licia può dirci), mentre gli abitanti acquistano l’abilità di vedere ugualmente e così menano i nemici… ma il mago muore e il suo incantesimo speciale non si può più spezzare.

    Per quanto riguarda invece le capacità di volo di Oarf, si può dimostrare che ha una velocità di crociera attorno ai 30 km/h, mirabilmente costante nell’arco di tutti e tre i libri.

    Quindi la montagna discesa in volo in quattro giorni, facendo solo 8 ore al giorno a 30 km/h sparati verso il basso, è alta quasi 1000 km? E pensare che la Rocca ci sembrava alta… XD

  26. davd

    durante una guerra un mago lancia questa magia che rende notte

    Uh, questa del mago me l’ero persa/dimenticata. E dire che vantavo di avere un’ottima conoscenza di questa trilogia :(

    Per quanto riguarda invece le capacità di volo di Oarf, si può dimostrare che ha una velocità di crociera attorno ai 30 km/h, mirabilmente costante nell’arco di tutti e tre i libri.

    Quindi la montagna discesa in volo in quattro giorni, facendo solo 8 ore al giorno a 30 km/h sparati verso il basso, è alta quasi 1000 km? E pensare che la Rocca ci sembrava alta… XD

    e lo stiamo facendo scendere lento come una lumaca! In quattro giorni ha disceso una montagna di 1000 km, di cui passando quasi tutti i quattro giorni in apnea a -100 gradi perché, come indicato da Tapiro, non c’è ossigeno! XD

    un megametro, esattamente! come vedi i conti tornano! (e anche i duchi). Le misure sono coerenti, e chi lo dice che in un mondo concavo l’atmosfera si dirada andando a quelle altezze? certo, la carenza di ossigeno spiegherebbe anche il comportamento di Laio nel santuario della luce, ma meglio non addentrarsi ulteriormente…

  27. Il Duca di Baionette

    Idea per sconfiggere il Tiranno: correre fino al confine col Saar o a quello con il deserto, da lì balzare in volo col drago e… entrargli nella finestra della sala più alta, schivando tutte le sue armate.

  28. ElectroGolem

    Ci sarebbe anche da verificare quanto larga dovesse effettivamente essere la rocca per essere distinguibile ad occhio nudo da quella distanza considerando il limitato potere risolutivo dell’occhio umano, cosa che la renderebbe più larga e renderebbe la scalata di Nihal effettivamente più lunga.

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