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Dic 01

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Si può dire “in parte a” al posto di “accanto a”?

Se dicessi “prendimi quel dizionario di latino lì in parte ai Promessi Sposi” capiresti perfettamente cosa ti ho detto, ma la frase suonerebbe come se avesse qualcosa di storto. Come mai? Scopriamolo assieme.

Torniamo a parlare di lingua italiana, e questa volta affrontiamo un’espressione che non è né italiana né dialettale, ma più strettamente locale e circoscritta alle sole aree di Brescia e Bergamo… e che grazie a internet ora sta facendo capolino nel resto dell’Italia.

Il mitico salame bergamasco, fatto con abbondante uso delle parti magre del maiale e una spruzzata di vino rosso locale per completare il profilo di aromi. Di solito su pizza e panini nella grassissima combo bergamasca col taleggio. :-)

Anche questa volta ringrazio l’Accademia della Crusca: è la mia fonte principale di informazioni su questi argomenti grammaticali, come nelle discussioni precedenti sul “marrone” al plurale e sull’accento in “sé stesso”. Adoro il loro approccio pratico, ricco di esempi e molto aperto alle diverse possibilità, senza facili divieti che non corrispondono alla realtà della lingua o alle sue necessità di comprensione.

Nell’area di Bergamo e di Brescia è diffuso l’uso di “in parte a” al posto di “accanto a” oppure di “vicino a”, per cui una frase che a Pavia potrebbe essere “passami la bottiglia di Sangue di Giuda accanto alla grappa” a Bergamo può diventare “passami la bottiglia di Valcalepio in parte alla grappa”. La frase rimane perfettamente comprensibile… e sì, è cambiato il vino perché se l’esempio va reso locale anche questo cambierebbe. :-D

Non è un uso esclusivamente bergamasco o bresciano, ma quasi. In Friuli e nella provincia di Parma c’è un fenomeno simile: per esempio nell’area di Parma “in parte” può venire usato al posto di “da parte”, per esempio per dire “rimani a casa coi genitori finché puoi, così risparmi sull’affitto e ti metti due soldini in parte” al posto di dire “due soldini da parte”.

Torniamo a Bergamo che, tra parentesi, è molto carina da visitare per una giornata se non avete mai visto Città Alta, con la sua atmosfera da borgo di una volta e le sue mura (e tanti locali per una birra a sera). Io non ci vado quasi mai in Città Alta, ma è un bello spettacolo anche vederla a distanza, arroccata sui suoi colli, mentre vado altrove in auto.

Splendida veduta di Porta San Giacomo.

“In parte a” è spesso una stortura linguistica fatta in buona fede, senza sapere che non è italiano perfetto, ma il significato si capisce senza problemi perché gli elementi dell’espressione sono comunque ascrivibili alla lingua italiana. Insomma, non è un grosso problema: magari meglio evitarlo nella forma scritta, se non per caratterizzare un personaggio davvero bergamasco o bresciano… in bocca a un genovese o a un milanese suonerebbe davvero fuori luogo.

Quali sono le origini di “in parte a”? Secondo la Crusca potrebbe derivare da una vera espressione dialettale. In pratica è diffusa non solo a Bergamo e Brescia, ma anche a Verona e fino al Trentino, l’uso di “banda” col significato di “lato” o “parte”. Da questo viene nell’area di Bergamo, Brescia e Mantova l’uso di “in banda a” per dire “accanto a”, “vicino a” o “a lato di”: l’uso è testimoniato anche in diverse opere teatrali in bergamasco. Da dire “in banda a” a dire “in parte a” il passo è breve.

La forma “in parte a” quindi non è italiano perfetto e non è nemmeno una vera forma dialettale, come hanno verificato quelli della Crusca, ma è veramente sbagliata? Va deprecata come se fosse un “qual è” con l’apostrofo?

Sentiamo cosa ci dicono:

Concludendo, la locuzione in parte a, la cui diffusione, come abbiamo visto, si concentra nell’area compresa tra le province di Bergamo e Brescia, è attribuibile a una varietà sub-regionale di italiano e non al dialetto vero e proprio; per quel che riguarda la liceità dell’uso, più che di correttezza, è appropriato parlare di opportunità di scelta: l’uso di in parte a è evidentemente corrente negli scambi verbali tra parlanti dell’area o anche in testi scritti che intendano riprodurre quella particolare varietà, mentre in italiano standard, scritto o parlato che sia, le locuzioni da impiegare per chiarezza sono accanto/vicino a e, più specificamente, a fianco/lato di.

Io continuerò a evitare d’usarlo, anche se non avevo mai notato la stranezza dell’espressione (che ho sicuramente sentito molte volte) fino a quando un’amica, che come me non è originaria di Bergamo, mi ha parlato della bizzarria locale che sentiva dire da alcune persone.

Dettagli sull'autore

Il Duca di Baionette

Il Duca di Baionette (Marco Carrara) è nato in un secolo, vive in un altro e crede di vivere in un altro ancora. Dal 2006 si occupa in modo costante di narrativa fantastica e tecniche di scrittura. Dal 2008 si occupa di editoria digitale sul suo blog Baionette Librarie, di cui si è autonominato Duca. Nel gennaio 2012 ha avviato AgenziaDuca.it per trovare bravi autori e aiutarli a migliorare con corsi di scrittura mirati. Gli stessi corsi forniti gratuitamente agli autori di Vaporteppa.

Nel gennaio 2013 ha ideato il progetto editoriale divenuto Vaporteppa nell’ottobre successivo, con la decisione di Antonio Tombolini, A.D. di StreetLib, di adottare la collana. Ora è Duca sia di Baionette che di Vaporteppa, un po' come Macbeth che ottiene una seconda baronia all'inizio della sua vicenda.
Nel gennaio 2017 ha avviato un canale YouTube.

Adora i conigli, gli scafandri da palombaro, i trattori e le fatine. Talvolta parla di sé in terza persona, come Silvio Berlusconi, i dittatori e i pazzi. Ops, l’ha appena fatto!

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7 comments

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  1. Gwenelan

    … Io non avrei mai capito che “in parte a”, nelle frasi di esempio, significava “accanto a” XD.

    Una curiosità: l’espressione “prendere i piedi e andarsene” l’ha mai sentita?

  2. Il Duca di Baionette

    Non ne ho idea. Non la ricordo.

  3. Daniele

    “In parte a” come “accanto a” lo intuisco, ma non lo uso.
    “Prendere i piedi e andarsene” lo sento ogni tanto, a Cagliari.

  4. Nicholas

    Sono quelle cose tipiche a cui non fai caso finchè qualcuno da fuori ti fa la faccia a pesce lesso.
    Qui a Torino abbiamo “la mezza” per indicare le 12.30 e il sempiterno “più” quando si indica qualcosa di scarso es. “ci sono solo PIU’ due mele”.
    Ovviamente avendo dato all’Italia lo Statuto Albertino abbiamo ragione noi.

  5. LG Montoya

    C’entra poco con l’argomento, ma

    Farai una recensione di Star Wars VIII come quella che facesti a suo tempo con Rogue One o non è nei progetti a breve/medio termine, Duca?

  6. Il Duca di Baionette

    Non credo. Lo vedrò appena esce, tra pochi giorni, giusto per curiosità… ma se è al livello di Star Wars 7 ci sarà così poco di cui parlare, se non stupidaggini da prendere in giro, che non ne varrà la pena. Il bello con Rogue One, o con quel mezzo aborto di Passengers, è che almeno c’era qualcosa di cui parlare, sia a livello di struttura che di fantascienza o di scientifico (soprattutto con Passengers).

  7. Paolo Giusti

    Carissimo Duce,
    a sostegno dell’ipotesi della Crusca circa l’origine dell’espressione, posso dire che dalle mie parti, alta provincia di Treviso, ho sentito dire “in parte al” con il significato di “accanto” dai miei Vecchi: poiché nessuno di loro è nato lontano dal Comune dove risiede(vo), non credo l’abbiano appresa altrove, se non dai propri Vecchi.
    In particolare, pensandoci dopo il Tuo articolo, noto che “in parte a” è usato nel dialetto tradotto in italiano che i miei Vecchi usano quando parlano con uno “studiato” o i “foresti” (come la mia compagna, che è frentana), ovvero: “tome’l bicer là, in banda a’a te’evision” diventa “prendimi’l bichiere, là in parte a’la televisione”.

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