Archivio per la Categoria 'Ebook'

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  2. Rapporto sullo stato dell'editoria in Italia 2012 by Il Duca di Baionette
  3. Pessimi eBook? L'editore risponde: "per quella cifra non si può aspettare troppo" by Il Duca di Baionette
  4. Slow Reading Manifesto by Il Duca di Baionette
  5. Piccole "novità" in Italia a tema digitale by Il Duca di Baionette
  6. Schermo E Ink flessibile per il Wexler Flex One by Il Duca di Baionette
  7. Gli schermi flessibili di Plastic Logic by Il Duca di Baionette
  8. Mercato USA eBook nel 2011 e gennaio 2012 by Il Duca di Baionette
  9. Giornata Internazionale contro i DRM by Il Duca di Baionette
  10. Come gli editori vi vorrebbero (e un futuro poco roseo) by Il Duca di Baionette
  11. Library.nu fuori servizio by Il Duca di Baionette
  12. Piattaforme di pubblicazione come aggregatori di competenze by Il Duca di Baionette
  13. Tombolini: "Ebook, ecco cosa sta succedendo in Italia" by Il Duca di Baionette
  14. Guida all'Ebook Marketing di Smashwords by Il Duca di Baionette
  15. Made in Italy: l'anteprima è a pagamento by Il Duca di Baionette
  16. Nuovi lettori di eBook da IBS e Telecom by Il Duca di Baionette
  17. Il Kindle Store italiano è arrivato by Il Duca di Baionette
  18. Arriva Odyssey (e altre amenità a tema eBook) by Il Duca di Baionette
  19. Sconfiggere il formato proprietario di Amazon: "salva ePub, salva l'editoria" by Il Duca di Baionette
  20. Mercato eBook USA: luglio 2011 by Il Duca di Baionette
  21. Il Telefonoscopio di Robida e altre meraviglie by Il Duca di Baionette
  22. I nuovi Kindle a partire da 79 dollari e una riflessione pessimistica by Il Duca di Baionette
  23. Aggiornamento (più o meno) periodico a tema eBook (7) by Il Duca di Baionette
  24. Sriram Peruvembra parla degli schermi E Ink attuali e futuri by Il Duca di Baionette
  25. Aggiornamento estivo a tema eBook by Il Duca di Baionette
  26. Legge Anti-Amazon: felicità nella AIE e dimissioni by Il Duca di Baionette
  27. Aggiornamento (più o meno) periodico a tema eBook (6) by Il Duca di Baionette
  28. E Ink sempre più veloce con Bookeen by Il Duca di Baionette
  29. Ebook Lab Italia 2011: DRM e Pirateria by Il Duca di Baionette
  30. E Ink SURF ora anche su tessuto by Il Duca di Baionette
  31. Togliere i DRM dagli eBook: guida per principianti by Il Duca di Baionette
  32. Ebook Lab Italia 2011: Gino Roncaglia con "2015: il futuro dell'ebook" by Il Duca di Baionette
  33. USA, Febbraio 2011: eBook al 29% by Il Duca di Baionette
  34. Ebook Lab Italia 2011: gli interventi di Riccardo Cavallero e di Cristina Mussinelli by Il Duca di Baionette
  35. Doom 2 su uno schermo E Ink by Il Duca di Baionette
  36. Raccolta dei Racconti Steampunk by Il Duca di Baionette
  37. Ebook Lab Italia 2011: articolo-guida per Libroshima by Il Duca di Baionette
  38. USA eBook: gennaio, il mese della noia by Il Duca di Baionette
  39. Ritorno da Ebook Lab Italia 2011 by Il Duca di Baionette
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  42. USA: un buon 2010 per gli eBook by Il Duca di Baionette
  43. Bookeen mostra un video su schermo E Ink Pearl by Il Duca di Baionette
  44. Vendite degli eBook in Italia a Natale by Il Duca di Baionette
  45. Tariffe ridotte per Ebook Lab Italia 2011 by Il Duca di Baionette
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  47. Ebook Lab Italia 2011 by Il Duca di Baionette
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  49. Leggo IBS PB603, l'eReader di IBS by Il Duca di Baionette
  50. Giusto due parole su Google eBookstore by Il Duca di Baionette
  51. Piccolo resoconto su "e-leggere" a Bra by Il Duca di Baionette
  52. Aggiornamento (più o meno) periodico a tema eBook (5) by Il Duca di Baionette
  53. Il prezzo degli eBook secondo Antonio Tombolini by Il Duca di Baionette
  54. Mondanoia e Telecoma a Francoforte… by Il Duca di Baionette
  55. Aggiornamento (più o meno) periodico a tema eBook (4) by Il Duca di Baionette
  56. Aggiornamento sulle vendite di Konrath by Il Duca di Baionette
  57. USA: vendite eBook, luglio 2010 by Il Duca di Baionette
  58. Aggiornamento (più o meno) periodico a tema eBook (3) by Il Duca di Baionette
  59. Barnes & Noble soccombe al digitale? by Il Duca di Baionette
  60. Intervista a Santachiara: giusto una piccola nota by Il Duca di Baionette
  61. Aggiornamento (più o meno) periodico a tema eBook (2) by Il Duca di Baionette
  62. Ancora sul business del proibire l'acquisto by Il Duca di Baionette
  63. USA: vendite eBook, primo trimestre 2010 by Il Duca di Baionette
  64. Dimenticavo Telecom con l'Olipad by Il Duca di Baionette
  65. IBS ora vende eBook, ma non a me by Il Duca di Baionette
  66. Edigita e Marstenheim by Il Duca di Baionette
  67. La stampa durerà in eterno by Il Duca di Baionette
  68. USA: vendite ebook, febbraio 2010 by Il Duca di Baionette
  69. Giusto per chi è curioso sull'iPad come eReader by Il Duca di Baionette
  70. 1200 eBook per Mondadori e l'eReader Telecom by Il Duca di Baionette
  71. Vendite di eBook negli USA: un gennaio da record e dimensioni del mercato tra il 2002 e il 2009 by Il Duca di Baionette
  72. Il giusto prezzo degli eBook: Konrath, Smashwords e un confronto con la carta by Il Duca di Baionette
  73. Ancora Konrath: 30.000 eBook in 11 mesi by Il Duca di Baionette
  74. Asus DR-900: 9 pollici con touchscreen capacitivo by Il Duca di Baionette
  75. eBook: vendite USA 2009, sondaggio tra i lettori e acquisti con donazione by Il Duca di Baionette
  76. Konrath: più soldi con gli eBook a 1,99$ by Il Duca di Baionette
  77. Antonio Tombolini sulla questione "Macmillan vs Amazon" by Il Duca di Baionette
  78. Mondadori muove il culo (ma sculetterà giusto?) by Il Duca di Baionette
  79. Aggiornamento periodico a tema eBook by Il Duca di Baionette
  80. Royalties, tre scimmie ed Edgar Allan Poe by Il Duca di Baionette
  81. Marstenheim di Angra by Il Duca di Baionette
  82. Previsioni per il 2010 degli eBook by Il Duca di Baionette
  83. Vendite di eBook su Amazon, previsioni per gli eReader nel 2010 e qualche consiglio di Tombolini by Il Duca di Baionette
  84. Tombolini e Ferrari parlano di eBook a Fahrenheit by Il Duca di Baionette
  85. Ebook Reader da MediaWorld e un nuovo negozio online di eBook by Il Duca di Baionette
  86. Cinque eBook di Bizarro Fiction gratis fino al 26 novembre by Il Duca di Baionette
  87. Problemi legali per il Nook? by Il Duca di Baionette
  88. USA: vendite eBook, terzo trimestre 2009 by Il Duca di Baionette
  89. Qualche altra novità a tema lettori di eBook by Il Duca di Baionette
  90. Un nuovo lettore di eBook: enTourage eDGe a doppio schermo by Il Duca di Baionette
  91. Un sondaggio dalla Fiera del Libro di Francoforte e le vendite degli eBook negli USA in agosto by Il Duca di Baionette
  92. USA: vendite degli eBook a luglio e qualche dato sul cartaceo by Il Duca di Baionette
  93. Mercato degli eBook: un aggiornamento dalla Germania e i libri gratuiti della Random House by Il Duca di Baionette
  94. USA: vendite eBook, secondo trimestre 2009 by Il Duca di Baionette
  95. Vendite degli eBook in aprile e dati sulla correlazione tra pirateria e vendite by Il Duca di Baionette
  96. USA: vendite eBook, primo trimestre 2009 by Il Duca di Baionette
  97. Cuore d'Acciaio e la coniglia morta di infarto: una notizia triste e due allegre by Il Duca di Baionette
  98. Il lettore di eBook del Duca by Il Duca di Baionette
  99. EBook: WotC interrompe la vendita dei PDF per paura dei pirati e White Wolf ne approfitta! by Il Duca di Baionette
  100. Ebook: un gennaio incredibile by Il Duca di Baionette
  101. Qualche eBook gratis da Random House e un paio di cosette extra by Il Duca di Baionette
  102. USA: vendite eBook quarto quarto 2008 by Il Duca di Baionette
  103. PornoFantasy: definizione e bando di gara by Il Duca di Baionette
  104. Doctorow: la Cina e il prezzo dei lettori eBook by Il Duca di Baionette
  105. USA: vendite eBook, terzo quarto 2008 by Il Duca di Baionette
  106. USA: vendite eBook, secondo quarto 2008 by Il Duca di Baionette
  107. Gli eBook e il futuro del libro by Il Duca di Baionette

Conseguenze di un anno senza DRM per Tor

Scritto da il 07 mag 2013 | Categorie: Ebook, Editoria

Pochi giorni fa c’è stata la giornata internazionale contro i DRM.
Quest’anno non ho avuto tempo di scrivere un articoletto per aderire, a differenza dell’anno scorso, però voglio rifarmi oggi con un piccolo articolo a tema DRM e pirateria.

Come ovviamente saprete Tor Books è la casa editrice di fantascienza e fantasy statunitense per eccellenza, famosa anche per il sito tor.com e per i suoi famosi periodi dell’anno dedicati allo Steampunk fin dal 2009. L’ambito in cui opera è quello che storicamente ha visto nascere per primo la pirateria in formato digitale (i romanzi di fantascienza distribuiti con difficoltà e passione via Usenet) e, come si può facilmente verificare vedendo le preferenze dei pirati librari italiani, ancora quello più colpito (in relazione al suo mercato reale e, credo, anche in assoluto).
Più volte in passato sono usciti studi su come i lettori di genere (fantascienza, fantasy, thriller e rosa) trainassero il digitale: mi pare solo normale che i gusti dei pirati non siano dissimili da quelli degli altri early adopter. Se uno pubblica un romanzo interessante di fantascienza o fantasy è molto più probabile che venga piratato all’istante rispetto alla pubblicazione di una raccolta di saggi dedicati al rapporto tra spirito nazionale ed enogastronomia in Francia.

Tor UK nel 2012 scelse di rinunciare ai DRM, ovvero ai meccanismi invasivi “antipirateria”. L’editore che più di tutti poteva “soffrire” per la pirateria se c’era qualcosa di cui soffrire, decise di provare a vedere cosa sarebbe accaduto rinunciando a proteggere i propri eBook tramite sistemi di criptaggio. Per chi ha fretta sintetizzo le conseguenze: nessuna negativa.

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Il “soffrire” è tra virgolette perché più studi in passato hanno dimostrato che non ci sono effetti negativi, al massimo positivi per l’effetto pubblicitario delle distribuzioni gratuite, confermato anche dallo stato di salute di cinema e videogiochi e dagli studi del Research Institute of Economy, Trade and Industry giapponese sulle vendite degli anime, cosa che Tor Books sapeva perfettamente.

C’è pure, del 2010, uno studio indipendente del Gao, un’agenzia che fa studi per conto del Congresso americano: rileva che è impossibile confermare un rapporto di causa-effetto tra la pirateria e le perdite dell’industria, che tra l’altro sembrano colpire perlopiù quella musicale mentre il business delle sale cinematografiche è fiorente: 120 milioni di spettatori in Italia nel 2010, +10 per cento sul 2009 e miglior risultato degli ultimi 25 anni.

(“La pirateria aiuta il cinema” ma lo studio viene ‘secretato’)

Abstract
Digital technologies now enable books and other digital resources to be openly available to those with access to the Internet. This study examined the financial viability of a religious publisher that put free digital versions of eight of its print books on the Internet. The cost to put these eight books online was $940. Over a 10-week period, these books were downloaded 102,256 times and sales of these books increased 26%. Online sales increased at a much higher rate. Comparisons with historical book sales and sales of comparable titles indicate that that this increase may have been connected to the free books being available. There was a modest correlation between book downloads and print sales.

(Free e-Books and Print Sales, estate 2011)

Scoperte niente affatto nuove visto che storicamente si è sempre saputo, ma si fingeva di non saperlo per poter frignare e chiedere rimborsi allo stato, che la pirateria (perfino cartacea!) aiutava la diffusione, la fama e quindi le vendite delle edizioni legittime dei libri (e della musica e dei film).

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Già Gabe Newell di Valve in passato aveva spiegato che il problema fondamentale di chi cerca di contrastare la pirateria è che ragiona nel modo sbagliato, pensando che sia solo un problema di prezzo. Se uno non ha soldi per pagare ogni gioco 50 euro e finito il budget di 200 euro non può comprare un quinto gioco, beh, non ha altri soldi: con la pirateria può giocare lo stesso e fare pubblicità al gioco, aumentando la comunità di fan e il passaparola. L’alternativa è che comunque non paghi, non avendo soldi, e in più non faccia nemmeno pubblicità al gioco.
Gabe Newell inquadra la situazione correttamente, spiegando che non è solo questione di prezzo: è soprattutto questione di servizi forniti e valore percepito.

In general, we think there is a fundamental misconception about piracy. Piracy is almost always a service problem and not a pricing problem. For example, if a pirate offers a product anywhere in the world, 24 x 7, purchasable from the convenience of your personal computer, and the legal provider says the product is region-locked, will come to your country 3 months after the US release, and can only be purchased at a brick and mortar store, then the pirate’s service is more valuable. Most DRM solutions diminish the value of the product by either directly restricting a customers use or by creating uncertainty.
Our goal is to create greater service value than pirates, and this has been successful enough for us that piracy is basically a non-issue for our company. For example, prior to entering the Russian market, we were told that Russia was a waste of time because everyone would pirate our products. Russia is now about to become our largest market in Europe.

Hanno dimostrato di avere ragione andando nel mercato più piratato di tutti: l’infernale Russia. Secondo gli “esperti” i russi piratano tutto sempre e per partito preso (molto peggio degli italiani, non c’è nemmeno paragone), nessun russo pagherebbe mai qualcosa per nessun motivo. Con questi pregiudizi molti produttori snobbavano il mercato russo, sicuri che sarebbe stato un cattivo investimento. Valve ha offerto servizi ai russi, invece di trattare i clienti come criminali, ha dato loro fiducia e ha funzionato.

The easiest way to stop piracy is not by putting antipiracy technology to work. It’s by giving those people a service that’s better than what they’re receiving from the pirates.

(Gabe Newell)

Parlando di cattivi servizi ai clienti, va ricordato che lo stato in cui si pirata di più la serie televisiva Game of Thrones è l’Australia e George Martin, l’autore dei romanzi, ha bene in mente il motivo:

I know that a lot of that piracy is taking place in Australia, where for whatever reason they delay the show six months. So people are just anxious to see it.

Anche se non sempre la risposta del pubblico è la pirateria, spesso pur di comprare l’opera (in questo caso i romanzi) i fan si affidano ad altri venditori:

I mean my British publishers and my American publishers coordinated to release the last book so they came out on the same day. Because otherwise, with Amazon and other online book sellers, if it comes out in one country before the other country, whoever is later loses thousands of sales because of people ordering it.

Se tutti fossero pirati appena l’occasione si presenta allora i fan scaricherebbero il libro GRATIS, disponibile piratato in tempi rapidissimi, invece di comprarlo subito da chiunque sia disposto a venderlo per primo. Sono cose così ovvie e così note a chiunque abbia una minima conoscenza di un qualsiasi settore commerciale colpito dalla “pirateria digitale” che mi sento cretino a scriverle di nuovo, ancora e ancora fin dall’estate 2008.

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Immagino che molti ricorderanno l’avversione della Rowling, l’autrice della serie su Harry Potter, verso gli eBook. Nonostante un suo libro cartaceo fosse stato piratato in meno di 24 ore, si rifiutava di permettere le edizioni in eBook per timore della pirateria. Il suo raffinato ragionamento è che se tutti i suoi libri erano già piratati, come era noto, ALLORA per evitare che il pubblico che cercava l’eBook al posto del cartaceo leggesse le edizioni gratuite piratate bisognava PROIBIRGLI di poter comprare legalmente un eBook. Rifiutare i soldi dei clienti e rifiutarsi di dar loro gli eBook secondo la Rowling era la strategia ideale per evitare che li scaricassero piratati.

Niente di cui stupirsi che un’ipocrita balbettatrice di nonsense come la Rowling abbia fatto infuriare Orson Scott Card, il famoso autore di fantascienza, costringendolo a risponderle a INSULTI pubblicamente quando se la prese con il Lexicon (un commentario dedicato alle sue opere):

Rowling’s hypocrisy is so thick I can hardly breathe [...] What a pretentious, puffed-up coward. [...] Rowling has now shown herself to lack a brain, a heart and courage. Clearly, she needs to visit Oz.

Dopo anni la Rowling accettò di vendere gli eBook tramite il proprio portale Pottermore. Romanzi piratati da anni. Dopo anni che aveva sputato in faccia ai propri lettori, rifiutando i loro soldi e dichiarando che non avevano alcun diritto a leggere in digitale i suoi romanzi (obbligo legale al solo uso del cartaceo). In più questi eBook legali costavano pure parecchio: 7,99$ l’uno i primi tre e 9,99$ l’uno gli altri quattro! In pratica aveva tutti i numeri giusti e la carica d’odio del pubblico per vendere il meno possibile.

Solo nel primo mese ha venduto circa 525mila eBook e incassato quasi 5 milioni di dollari (164mila copie solo nei primi tre giorni). Il pubblico ha pagato: nonostante tutti potessero averli gratis e nonostante il prezzo fosse irragionevole per libri usciti da anni. Cosa altro bisogna dire per far capire agli editori che la pirateria NON è un problema e che il nemico non è il “prezzo zero”? Il problema è far capire al pubblico che i suoi soldi sono ben spesi perché ci sono servizi extra non disponibili piratando (videogiochi in generale, in particolare edizioni limitate con merchandise aggiunto), perché si offre un prodotto cosi figo che il pubblico avrà paura che i guadagni possano essere troppo bassi per progettarne un seguito (il successo di Zeno Clash) o semplicemente perché il pubblico stima il creatore del prodotto e sente il bisogno di ricompensarlo.

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Torniamo alla decisione di Tor UK di togliere i DRM.
Se fosse accaduto in Italia un simile cambiamento ci sarebbe stata la guerra di autori e agenti contro l’editore “bandito & predatore”, fino a costringerlo a ritornare sui suoi passi. Come raccontò in passato Cavallero di Mondadori, i DRM non li vogliono loro e sanno che sono peggio che inutili: li mettono perché convincere gli agenti retrogradi e i loro ancora più retrogradi clienti è troppo difficile. Non mi stupisco, da ciò che vedo scrivere e dalle loro riflessioni gli autori italiani sono mediamente (nel senso di moda, mediana e media aritmetica, tutto assieme) degli idioti ignoranti malati di intellettualismo.
Nel meraviglioso Paese dell’Estero le cose vanno in modo leggermente diverso:

All of our authors including bestsellers such as Peter F. Hamilton and China Miéville were incredibly supportive when we asked them to consider removing DRM from their titles. All of them signing up without hesitation to a scheme which would allow their readers greater freedom with their novels.

(Julie Crisp, Editorial Director Tor UK)

I’m happy to see that Tor have gone DRM-free with their ebook editions. DRM doesn’t impede pirates, but it subjects honest customers to a monopoly tightly controlled by the owners of the DRM software, reducing readers’ freedom and hampering competition.

(Charles Stross, autore di fantascienza)

Già dieci anni fa la posizione degli interni di Tor Books era nota, come racconta Cory Doctorow in Content:

Pirating copyrighted etext on Usenet and elsewhere is going to happen more and more, for the same reasons that everyday folks make audio cassettes from vinyl LPs and audio CDs, and videocassette copies store-bought videotapes. Partly it’s greed; partly it’s annoyance over retail prices; partly it’s the desire to Share Cool Stuff (a motivation usually underrated by the victims of this kind of small-time hand-level piracy).
Instantly going to Defcon One over it and claiming it’s morally tantamount to mugging little old ladies in the street will make it kind of difficult to move forward from that position when it doesn’t work.
In the 1970s, the record industry shrieked that “home taping is killing music.” It’s hard for ordinary folks to avoid noticing that music didn’t die. But the record industry’s credibility on the subject wasn’t exactly enhanced.

(Patrick James Nielsen Hayden, autore pluripremiato, editor e manager)

La decisione di togliere i DRM non ha causato alcun danno e in più ha migliorato moltissimo l’immagine del marchio editoriale:

As it is, we’ve seen no discernible increase in piracy on any of our titles, despite them being DRM-free for nearly a year.
[...]
The move has been a hugely positive one for us, it’s helped establish Tor and Tor UK as an imprint that listens to its readers and authors when they approach us with a mutual concern—and for that we’ve gained an amazing amount of support and loyalty from the community.

Suonano particolarmente ridicoli gli avvertimenti di un editore retrogrado come Hatchette che tentò la strada del terrorismo psicologico con gli autori coinvolti, impicciandosi delle politiche editoriali del proprio rivale non meno invasivamente di quando la CEI si mette a parlare di politica:

The letter [...] explains to the author that Hachette has “acquired exclusive publication rights in our territories from you in good faith,” but warns that in other territories, Tor’s no-DRM policy “will make it difficult for the rights granted to us to be properly protected.” Hachette’s proposed solution: that the author insist Tor use DRM on these titles. “We look forward to hearing what action you propose taking.”

Hatchette è famosa per la sua mentalità retrograda e autolesionista che fa sembrare moderni perfino tanti editori italiani:

Hachette, one of Macmillan’s rivals in the “Big Six” pantheon of publishers, is famously pro-DRM (one Hachette author told me that her editor said that Hachette’s unbreakable policy, straight from the top, is that no books will be acquired by Hachette if there are any DRM-free editions, anywhere in the world).

In un mondo in cui la percezione della giustezza del marchio, la fedeltà verso chi produce e che si vuole ricompensare per questo, è importantissima per spingere le vendite dei prodotti, appare banalmente ovvio come la politica a RISCHIO ZERO di Tor UK di togliere i DRM poteva solo avere effetti molto positivi sull’immagine della casa editrice senza portare nessun danno. “Tutto è ovvio ciò che è ovviamente ovvio”, parafrasando “tutto è bene ciò che finisce bene”.
Altri editori, come Hatchette, hanno deciso di seguire la via del danneggiare i propri lettori e trattarli a priori come inaffidabili farabutti intenzionati solo a rubare i libri. Criminalizzare il cliente come strategia chiave per fidelizzarlo. Non è questa la strategia che costruisce un rapporto di rispetto, fiducia e fedeltà verso il marchio. Se ad Hatchette non lo hanno ancora capito, si sbrighino: se i loro dirigenti sono troppo stupidi li licenzino per subumanità manifesta e se invece sono solo troppo ignoranti li costringano ad aggiornarsi.

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Come dicevano già gli antichi romani ignorantia legis non excusat.
Non basta dichiarare la propria becera ignoranza, la propria malafede nel non volersi aggiornare sul proprio settore lavorativo, per venire perdonati. L’incompetenza grave non deve essere un vanto: è una colpa da cui deve scaturire vergogna e stigma sociale, come stimoli per correggere la propria criminale mentecattaggine. Tutti sono responsabili di ogni propria decisione, tutti sono tenuti a studiare e tutti sono di conseguenza colpevoli di ogni propria colpa legata a una decisione evidentemente idiota date le informazioni disponibili. Non ci sono scuse.
Come dice un mio amico editore: nessuno è tenuto a fare l’editore, chi non lo sa fare faccia altro. Hatchette merita di cadere come cadde Penguin.

 

Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2012

Scritto da il 05 feb 2013 | Categorie: Ebook, Editoria

Quando compro un libro con delle informazioni utili, mi piace condividerle. L’ho fatto con il malloppo da oltre duecento euro di The Knight and the Blast Furnace, creando la serie di articoli sulle armature nel 2008, e lo farò ora con le poche informazioni interessanti tratte dal Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2012, un centinaio di paginette pagate 11,99 euro in ePub. Unico pregio: non ha i DRM Adobe e ha solo quelli “sociali”, il cui aspetto subito visibile è l’apparizione dei dati d’acquisto sulla copertina. In realtà parte dei dati si trovavano già online, ma alcune cosette interessanti no.

Il “libro” è uscito in eBook il quattro di dicembre (in cartaceo un paio di mesi prima) e tratta il 2012 solo vagamente, citando qualche informazione sui primi mesi. I confronti principali sono tra il 2011 e il 2010 e alcuni dati sono già apparsi nel corso del 2012, anche sul mio sito, ma mi piace l’idea di riproporli per aggiungere qualche cosetta extra pubblicata nell’eBook. Aggiungerò qualche informazione riguardo i primi nove mesi del 2012 sfruttando degli articoli apparsi sul web. Con un po’ di fortuna non ci vorrà molto prima che appaiano i dati sul periodo natalizio con cui fare un addendum.
Giusto per capire se si confermerà lo stato catastrofico del cartaceo o se diverrà catastrofico in modo eccezziunale veramente, da pronunciare imitando Diego Abatantuono, mentre l’eBook nel suo piccolo cresce con viuuleeenza.

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Gli editori tempestano il call center del Cervello,
strumento prima delocalizzato e poi abbandonato (su consiglio del marketing),
per sapere cosa fare ora che tutto va a rotoli contro ogni previsione (del marketing)!

Piccola premessa: la crisi da sola non è sufficiente a giustificare eventuali crolli dell’editoria. Non ci vuole un genio a capirlo, basta una piccola infarinatura sulla storia dell’editoria e collegare gli elementi disponibili. Cosa è stato tipico dell’editoria negli ultimi quarant’anni? Che era anticiclica, ovvero che quando tutto andava a rotoli l’editoria rimaneva stabile o cresceva. Questo perché i “forti” lettori non erano disposti e smettere di leggere (e di comprare) e dato che loro, come vedremo, rappresentano circa la metà del mercato, quando avvenivano crisi per cui non era più possibile investire 10X o 100X soldi per hobby più costosi (TV nuova, vacanze, cene, cinema, stadio ecc…), si consolavano spendendo 1X extra per un libro o due in più (o prendendo più libri in prestito, se i soldi proprio mancano). Le altre attività sono piacevoli, però se diventano troppo costose rimane sempre la lettura di libri nuovi, vecchi da rileggere o prestati. Grossomodo funzionava così.
Questi due anni di crisi sono stati diversi e anche l’editoria è stata colpita. Se avete capito questo paragrafo, non vi stupirete di ciò che nel Rapporto AIE è stato ipotizzato date le premesse.

[...] occorre tener presente l’influsso che alcuni cambiamenti di lungo periodo stanno esercitando sulle abitudini di spesa. Si tratta soprattutto delle nuove modalità con cui i consumatori sono in grado di informarsi, raccogliere informazioni scambiarsele attraverso la rete.
Quello che appare evidente è che per la prima volta negli ultimi 3-4 decenni il mercato del libro, che aveva mostrato storicamente un andamento anticiclico (andava meglio nei momenti peggiori del quadro economico e sociale, e viceversa), si allinea al contesto generale dei consumi.

Va bene, la gente spende meno in libri. Strano, bizzarro, anomalo, quello che vi pare.
Però continuano a leggere come prima, no? Sì e no… qui le cose si fanno confuse…

Le cattive notizie non arrivano mai da sole. Se il mercato 2011 – quello relativo ai canali trade (-3,5% Fonte Nielsen) e quello complessivo (–4,5% Fonte Aie) è entrato in una zona d’ombra, la lettura non se la passa meglio.
I dati relativi al 2011 fanno segnare, per la prima volta dal 2007, una flessione nel numero di italiani con più di sei anni di età che dichiarano di aver letto almeno un libro nei 12 mesi precedenti. Nel 2010 erano il 46,8% di questa popolazione, nel 2011 sono scesi al 45,3% (Tab.1).
Un punto e mezzo in meno in termini di penetrazione, -2,7% in percentuale anno su anno.
Se volessimo guardare ai valori assoluti sono scomparsi tra 2010 e 2011, 723 mila lettori. A conferma di un fatto di cui spesso si sottovaluta: la lettura di libri in Italia è diventata nei decenni scorsi un fenomeno di consumo. Non è il risultato di un andamento lineare come si immaginava che fosse.

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La Tabella 1 sopra citata.
Leggermente modificata per renderla più stretta.

E notate anche questo, subito dopo:

Chi oggi legge (un libro) o entra in una libreria non è detto che domani continui a leggere o andare in libreria. Molto dipende dall’offerta: titoli, prezzi, distribuzione, promozioni, nuovi autori. Il lettore, il cliente deve essere (ri)conquistato ogni volta da chi i libri li fa, e da chi i libri li vende. Fattori ancora più decisivi del contesto economico e della disponibilità di spesa.

Che poi alla fine è ciò che io e Gamberetta e altri diciamo fin dal 2008.
I lettori non saranno sempre lì, pronti a bersi acriticamente tutto. La voglia di leggere è tanta, il ricambio c’è, in qualche modo il sistema reggeva… ma se i lettori stanchi, sfiduciati, offesi dagli editori incapaci e truffaldini avessero l’occasione di leggere GRATIS, con un’offerta superiore a quella “ufficiale” grazie a migliaia di opere fuori catalogo?

Dove la Biblioteca non riusciva ad arrivare per far risparmiare soldi, i dispositivi digitali (tutti quelli con cui si può leggere con una certa comodità, smartphone inclusi) permettono non solo di non spendere alla cieca, ma anche di non doversi limitare a leggere solo i libri di cui esistono ancora copie di carta. E quando si parla di Urania il digitale è diventato da tempo fondamentale per salvarli e diffonderli!

Gli editori pensavano che la mucca da mungere avrebbe prodotto lo stesso latte in eterno, senza tenere conto che l’evoluzione tecnologica comporta conseguenze sociali. Eppure la radio, l’automobile, la televisione, internet… non mi pare che gli esempi storici siano mancati di tecnologie che influiscono sulle abitudini di vita.
E invece una fetta dei forti e medi lettori, quelli che ragionevolmente potrebbero essere passati al digitale, magari i medi come effetto collaterale di avere un tablet e i forti come scelta apposita di un eReader dedicato, hanno fatto “PUFF!” e sono spariti nell’aria sottile dalle statistiche di lettura di “libri” Istat.

Ohibò, gli editori si stupiscono!
Figurarsi se in quattro anni di “Era Kindle” e di cambiamento annunciato da tutti ovunque (anche prima di quattro anni, considerando Doctorow), gli editori potevano adeguarsi. No, troppo poco. In quattro anni ci fai una Guerra Mondiale, che è una sciocchezzuola, mica qualcosa di così colossale e drastico come far adattare un’azienda al proprio mercato. Nessuno ha chiesto alla Mondadori o alla Einaudi di fare sonde spaziali o mitragliatrici: solo di fare libri, ma correttamente e seguendo i veri interessi dei lettori e i loro veri bisogni, non seguendo le supposizioni supposte dal marketing e che in quanto supposte gli sono finite dritte nel culo (parafrasando Caparezza). Chi si dovrebbe occupare dell’evoluzione del mercato librario, se non gli editori, la FIAT?

Marchionne
“Licenziato! Licenziato! Collana chiusa! Licenziato! Licenziato!”
Ok, forse Marchionne avrebbe la cura per la nostra editoria degli incompetenti. ^_^

Ricapitoliamo e cerchiamo di dare un senso alle cifre.
Abbiamo i lettori deboli stabili, i medi in calo e i forti in calo maggiore. Mi vengono in mente due possibili interpretazioni che nominerò riciclando le classiche denominazioni FIFO (First In First Out) e LIFO (Last In First Out).
Concettualmente è possibile espandere il significato al nostro ambito, visto che i lettori forti sono in un certo senso i primi a fiondarsi a legger libri e i lettori deboli gli ultimi a farlo. Chi è uscito per primo, i deboli o i forti? LIFO o FIFO? È bello usare concetti di altre scienze a caso, mi fa sentire come Jacques Lacan che sproloquia di topologia!

Giustamente si può far notare che i deboli sono rimasti stabili quindi LIFO è falsa.
Vero numericamente, ma non ci dice se c’è stato un ricambio e quindi non è detto che sia vero anche interpretativamente. Immaginiamo che il crollo di interesse per la lettura sia generalizzato: leggere fa schifo, molto meglio giocare ai MMORPG e guardare i video di Giuseppe Simone e Matteo Montesi su YouTube. In tal caso avremmo avuto uno slittamento, per cui parte dei deboli lettori è diventato non-lettori, parte dei medi è diventato debole e parte dei forti è diventato medio. Con i dati disponibili lo slittamento sembra possibile.

Il Rapporto AIE non è d’accordo: è FIFO, ma dal cartaceo verso l’eBook. I primi a fiondarsi a leggere i cartacei nel 2010 ora sono i primi a mollarli e buttarsi a leggere eBook.
I lettori deboli hanno retto, secondo il modello consolidato per cui in piena crisi la gente legge lo stesso (anche se comunque parte dei deboli potrebbero essere dei medi “ridotti”, eh!), mentre i medi e i forti non sono “andati persi” per davvero, ma sono scivolati fuori per un errore di rilevamento Istat che non tiene conto degli eBook:

i forti lettori sono (in Italia come in tutto il mondo) la parte di popolazione in cui si concentra la diffusione iniziale di tablet ed e-reader e del fenomeno più generale degli e-book. L’effetto in un mercato della lettura fragile come quello italiano potrebbe anche essere questo. Tanto più che presa alla lettera, alla domanda di Istat «Ha letto almeno un libro non scolastico nei 12 mesi precedenti?», si potrebbe rispondere tranquillamente: «No». «No, Perché ho letto degli e-book».

Come mai così convinti che siano finiti a leggere eBook? Perché, guarda caso ci sono dei dati piuttosto espliciti a riguardo forniti da Assinform o da Nielsen, che invece hanno domandato quanti hanno un tablet, quanti un eReader vero e proprio e quanti leggono eBook:

Nell’ultimo trimestre del 2010 si stimava che tra la popolazione con più di 14 anni di età i lettori di libri in formato e-book (anche gratuiti) fossero l’1,3% della popolazione. Circa 691.000 individui. Di questi 365.000 dichiaravano di averne acquistato almeno uno. Nel 2011 entrambi i valori crescono. I lettori diventano (in proiezione) 1,1 milioni cioè il 2,3% della popolazione italiana (>14 anni). Gli acquirenti dallo 0,7% salgono all’1,1%: 567.000.

Si perdono 723.000 tra medi e forti lettori mentre, chiedendo con più precisione e attenzione al significato delle domande, si materializzano dall’aria sottile 500.000 soggetti in più che affermano di stare leggendo eBook! Per un totale di 1,1 milioni di persone. Se includi un incremento di consumo anche in chi prima leggeva misto carta ed eBook, passaggio da misto a prevalenza digitale perfettamente ragionevole (data anche la pessima offerta editoriale e l’accesso a opere fuori commercio o in lingua straniera), ecco che pure gli altri 200.000 posso fare capolino tra gli early adopter del 2010.
Tutto torna e di buon margine!

Da notare anche la differenza in numero tra chi legge eBook e chi compra eBook, segnale chiarissimo che molti trovano l’offerta editoriale poco attraente in digitale: un po’ il prezzo, un po’ i DRM, un po’ la mancanza di opere interessanti (chi vuole leggere buona fantascienza deve lanciarsi su estero e piratato di decenni fa, perché quasi non ne viene tradotta!). D’altronde gli eBook in commercio aumentano, ma solo perché i grandi editori ormai tendono a fornire in eBook le novità cartacee… novità che schifo facevano di carta e schifo uguale fanno in eBook, per cui non stimolano gli acquisti di chi ha buon gusto!

Se gli editori (e i servizi annessi alle librerie online) non fanno nulla per stimolare le vendite, i lettori leggono altro GRATIS. E non intendo solo roba piratata fuori mercato: sono inclusi gli autopubblicati gratuiti che un tempo nessuno avrebbe mai potuto leggere così agevolmente. Se poi la lettura di tanti autopubblicati alla sbaraglio causerà la fatidica decisione di smettere proprio di leggere, è un altro discorso… ^_^”"

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Le soddisfazioni dell’autopubblicato allo sbaraglio.

Prima ho parlato di tablet ed eReader. Sappiamo, grossomodo, quante persone leggevano in digitale, ma quanto erano diffusi gli strumenti di ambo i tipi tra la popolazione? Secondo Assinform c’erano nel 2010 ben 428.000 tablet e 323.000 eReader, saliti rispettivamente a 858.000 e 533.000 nel 2011. Ovviamente ci sono sovrapposizioni, c’è chi il tablet non lo userà mai per leggere ecc… ma tra una cosa e l’altra con 1,4 milioni di dispositivi, e considerando in più i 25-30 milioni di smartphone (su quelli recenti si legge bene, io ho passato l’agosto scorso leggendo col mio Motorola perché il Cybook Odyssey era rotto!), più qualcuno che legge perfino al PC, non sembra impossibile arrivare agli 1,1 milioni di persone che leggono eBook (quindi se c’è un errore statistico dovuto al “caso”, non è un grosso errore al ribasso).
Non è difficile immaginare che gli eReader siano finiti in prevalenza tra i forti lettori in cerca di strumenti dedicati mentre i medi lettori abbiano “riciclato” di norma il loro tablet come strumento di lettura. E magari pure qualche debole lettore avrà letto col tablet, no?

Alla luce di queste informazioni pare difficile immaginare che il crollo della lettura sia stato generalizzato, causando così perdite tra i forti e compensazioni sui deboli (pseudo-LIFO con smottamento). Pare anche strano che così, senza ragione apparente, siano spariti 723.000 lettori, stile rivelazione sulla via di Damasco con decine di migliaia di persone che frenano di colpo, accostano a bordo strada e con voce da Lino Banfi esclamano “Ma perché chezzo ho letto trenta libri l’anno, manneggia la Madonna? Da domeni non apro più un libro! Mmmmhhhh quanto mi fanno incazzere!”

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“Trenta libri all’anno leggevo? Da domani nemmeno uno, tiè!”
Credibilissimo, Istat, credibilissimo…

E simultaneamente sbucano dal terreno 500.000 persone che non avevano mai letto un libro in vita loro e ora leggono eBook. Escono dalla pareti, escono dalle fottute pareti! Così, perché sì perché è fantasy.
Credibilissimo, vero? L’alternativa che parecchi forti lettori siano transitati al digitale esattamente come sappiamo essere avvenuto negli USA e in UK, mi pare l’unica proposta alternativa accettabile per chi abbia un QI a tre cifre.

D’altronde risulta pure (Produzione e lettura di libri in Italia, anni 2010-2011) che nelle fasce di lettura più elevate del pubblico tra i 16 e i 24 anni (pubblico di particolare interesse per chi vuole imbottire di fantatrash fantasy i lettori) sia anche più comune l’acquisto online di libri cartacei, giornali, riviste ed eBook (chi legge almeno 12 libri lo fa il doppio di chi ne legge 7-11 e quattro volte di chi ne legge 4-6):

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E risulta anche un legame tra quanti libri vi siano in casa e quanto si utilizzi il web per ottenere informazioni, leggere articoli e consultare Wikipedia. I forti lettori e in generale chi possiede adeguate librerie in casa (più di 200 volumi, il che fa un po’ ridere visto che i forti lettori “veri” ne hanno migliaia in casa) è anche il pubblico più tecnologicamente predisposto a scoprire gli eBook e a passare al loro utilizzo. A quanto pare l’ipotesi di Peresson di AIE sembra sensata. I forti lettori non sono topi di biblioteca disadattati che non sanno usare un mouse, come gli editori pare sperassero, ma sono i primi ad avere i mezzi e le conoscenze per ribellarsi se il Sistema Editoriale li fa incazzare (e a guidare la rivoluzione, in attesa che gli altri si uniscano).

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E per capire quanto valgano i forti e medi lettori, basta guardare l’immagine qui sotto:

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Il 7% formato da forti lettori fornisce il 5% dei forti acquirenti, che da soli generano il 44% dei volumi venduti! Mettendo assieme i lettori da più di dodici libri all’anno e la fascia subito sotto (tra nove e undici), e fatte di nuovo il necessario arrotondamento, abbiamo circa un 13% di acquirenti (21% di lettori) che da soli determinano il 55% delle vendite.
Ah-ah, la balla del “il mercato grosso è nel cliente da un libro l’anno” suona sempre più una balla. Una comoda balla. No: il mercato delle TRUFFE, dei clienti scemotti da manovrare con le mode, è quello da 1-2 libri l’anno. Il mercato VERO, quello difficile in cui si muovono i soldi, è quello dei medi e forti lettori che però pretendono un briciolo di rispetto e con l’avvento degli eReader sono sempre più disposti a mandare gli editori a quel paese e leggere gratis ciò che davvero desiderano leggere, senza ripiegare sull’immondizia del momento solo perché “la libreria offre solo quella”.

Cosa succederebbe – visto che la piramide non siamo in grado di allargarla ed editori e librerie devono accontentarsi di «gestire» la cima! – se i forti acquirenti (> 12 libri) dal 5% scendessero al 4%? Cioè da 2,5 milioni si perdessero 500 mila acquirenti (con una media di volumi comprati che per semplicità manteniamo immutata: 20 a testa). I 50 milioni di volumi scenderebbero a 40 milioni: sono 10 milioni di copie in meno comprate. Sui 114 milioni di copie in carta rappresenterebbero una contrazione dell’8,8%. Sempre che tutto il resto del mercato non modifichi anch’esso (e in negativo) i suoi comportamenti d’acquisto. Tanto più che qui tra i forti lettori può essere maggiore la tentazione di fare il salto sull’e-reader o sul tablet!

E non solo le librerie (-4,2% nel 2011, erano +2,6% nel 2010), il crollo colpisce anche la Grande Distribuzione spesso accusata di erodere coi suoi sconti e la sua selezione di soli best seller i margini delle librerie: -17,9% nel 2011 (era +3,0% nel 2010). I lettori hanno speso meno e hanno speso ancora meno negli acquisti impulsivi della GDO. Chissà come sarà andata nel 2012, l’anno della vera crisi, viste simili premesse che infrangono l’andamento anticiclico (a valore) tradizionale!

Che i 723.000 lettori fossero passati al digitale veniva suggerito già a inizio 2012, quando uscirono i dati Istat. Gli esperti in giro, a partire dall’autore del Rapporto AIE, paiono convinti che la domanda fatta riguardasse solo i libri cartacei e/o invogliasse a rispondere così. E d’altronde, come detto, la crisi nel 2011 non giustifica una perdita di 723.000 medi e forti lettori.
Spendere meno ci posso credere, smettere di leggere no. E la teoria del calo “reale” mal si sposa con il netto incremento di lettori che affermano di leggere eBook quando viene loro chiesto esplicitamente questo.

«Oggi è diventato più difficile identificare il lettore», dice Peresson. «E l’Istat, pur disponendo di una macchina di rilevazione statistica straordinaria, non ha aggiornato le sue categorie concettuali [...] ancora manca la domanda sull’e-book». Aggiornando l’Istat, c’è la possibilità di recuperare i settecentomila lettori perduti?

Considerate anche che se è vero che adesso la trasformazione linguistica è bene in atto, ed è normale precisare “libro cartaceo” (e stupirsi quando di un libro in vendita “C’è solo il cartaceo??? o_O”), nel 2011 il libro era ancora solo il “cartaceo” e veniva normale invece citare l’eBook come se fosse qualcos’altro da indicare bene, una sorta di parente povero ammerigano e magari pure un po’ negro (e di cui stupirsi se un editore aveva il buon gusto di venderlo, permettendo la scelta).
Antonio Tombolini lo ricordava bene in questo articolo di settembre 2012:

I cambiamenti più importanti sono sempre segnalati (e a volte perfino provocati!) da cambiamenti del linguaggio. Ebbene, la parola “libro” (e “book“) sta passando a designare sempre di più la versione elettronica dello stesso. Tanto che si potrà presto fare a meno, per questa, del prefisso “e” (che da tempo ha perso il trattino, per passare da “e-book” a “ebook“). Sarà invece il libro di carta, ogni volta che se ne parla, a dover denunciare esplicitamente il suo supporto, come “libro-di-carta“, o “cartaceo“, o “p-book“, o (scandalo!) “dead-tree book“. [Bonus Hint: chi sottovaluta i sottili cambiamenti linguistici non sarà mai in grado di pre-vedere i fatti che verranno]

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Bibbia Maciejowski, “Gli israeliti sono respinti da Ai”, circa 1250.
Nel medioevo si tendevano a vedere il passato e il futuro uguali al presente.
Per molti editori la situazione è ancora questa.

Una stima sul 2012.
Difficile farla. Il periodo Natalizio vale parecchio, circa il 20% di tutto l’anno, e non sappiamo com’è andato… però Giovanni Peresson (autore del Rapporto) ha dato alcune indicazioni aggiornate a novembre su come sia andato l’anno scorso:

L’ultimo dato a disposizione è quello relativo alla fine di novembre, presentato nel corso di Più libri più liberi a Roma nei giorni scorsi. Il valore relativo alle vendite è pesantemente in negativo rispetto allo scorso anno (-7,5%), ma se analizziamo l’andamento mese per mese, notiamo una riduzione di quel valore a 2 cifre (-12%) che si era registrato nella prima parte dell’anno. Sicuramente quest’anno verrà chiuso in negativo, ma non con quei valori che si prospettavano a inizio 2012.
La vera novità è che il libro ha smesso di essere un prodotto anticiclico, che andava bene anche quando gli altri tipi di consumi perdevano colpi e le persone avevano meno da spendere.

Riguardo la presenza di tablet, eReader e smartphone, elementi necessari per capire quanta “possibilità” di lettura digitale gli editori più illuminati potranno sperare di sfruttare:

Gli 1,4 milioni di tablet [credo si riferisca al dato misto tablet più eReader visto prima, NdDuca] acquistati a fine 2011 a distanza di 12 mesi raddoppieranno, arrivando a quasi 2,8 milioni a dicembre 2012. Sempre per la lettura dei contenuti editoriali, l’altro dato interessante è quello relativo alla vendita degli smartphone, passati in 12 mesi da 25 a 30 milioni. I numeri dicono che è possibile stimare una consistente vendita di eReader per questo Natale, e ciò farà da traino per i primi mesi del 2013 all’acquisto e il download di ebook. Sempre in ambito digitale, un altro dato interessante è quello relativo agli ebook. Nel luglio 2011, su 100 titoli cartacei pubblicati in Italia, il 17% era disponibile anche in versione ebook. Nel settembre 2012, questa percentuale è salita al 37%. Un dato che fotografa bene la tendenza del settore di pubblicare sempre più titoli che escono in contemporanea sia versione in cartaceo che in digitale.

E nel Rapporto cosa veniva indicato?
Beh, al tempo la situazione descritta era ben peggiore, come indicato prima. Nel primo trimestre 2012 il trade era crollato di -10,8% a copie e -11,8% a valore e i più colpiti erano stati i best seller (top 10) ridotti a -7,6% a copie e -16,0% a valore. Questa grossa differenza tra best seller e “generale” riguardo alle velocità di crollo copie/valore è legata al fatto che il prezzo medio dei libri più venduti era sceso. Un po’ perché gli editori hanno ridotto o bloccato i prezzi, senza seguire l’inflazione, un po’ perché più libri di prezzo basso sono diventati best seller.
D’altronde se mancano i soldi e si vogliono comprare libri, magari ci si lancia sul libro famoso in paperback invece che sul libro famoso in hardcover al doppio del prezzo: nella top 10 del primo semestre 2012 c’erano libri come Amore, zucchero e cannella (9,90 euro), Dizionario delle cose perdute (10 euro), Fai bei sogni (14,90 euro) o Una lama di luce (14 euro), citando quattro dei primi cinque, mentre nella top 10 del 2011 solo un libro costava 9,90 euro e dei primi cinque due costavano 18,60 euro e due 19 euro.

Nei Top 30, da gennaio a maggio 2012, ben 26 titoli hanno un prezzo di copertina inferiore a 10 euro. Nuovi prezzi – che a loro volta si devono confrontare con quelli della versione e-Book – che portano a ripensare linee editoriali ma che faranno emergere le inefficienze che ancora caratterizzano la nostra distribuzione fisica [tra le inefficienze va ricordato il 40,1% delle rese citato sempre nel "Rapporto" e coerente con il 40% tipico indicato in altri articoli del passato, NdDuca]

La situazione disastrosa dei primi tre mesi si era già ridotta a metà anno, con il trade a -7,6% per le copie e -9,1% per il valore. A ottobre i dati resi pubblici alla Buchmesse erano di -8,7% a copie e di -7,3% a valore sui primi nove mesi del trade (dopo il boom estivo di Cinquanta Sfumature di martellate nell’inguine).

I titoli in eBook ovviamente sono in crescita numerica (dai 19.884 del 2011 ai 31.615 del giugno 2012) e, come si sa, più cresce l’offerta disponibile all’acquisto e più è facile che un lettore trovi il libro che vuole. Sottolineo l’ovvio: a patto che l’offerta sia variegata e consultabile in modo agevole!
Finché parliamo di 100 libri che diventano 200 o 200 che diventano 1000 è un conto, ma dopo certe soglie aggiungere migliaia e migliaia di libri non aumenta automaticamente e proporzionalmente le possibilità di vendere. Se il settore “Fantatrash” offre 10.000 titoli, probabilmente mi sarò stancato di frugare dopo i primi 500 e se diventeranno 20.000 o 30.000 non mi cambierà poi molto. Diverso il discorso se cercassi in ambiti più precisi, ma solo perché i numeri si riducono e posso controllare una proporzione maggiore dell’offerta: se cerco “romanzi di fantascienza militare coi mech” e trovo 100 titoli invece di 50, perché la fantascienza complessivamente è aumentata di dieci volte, è più facile che avendo il doppio dei titoli da vedere (vedere per davvero) trovi qualcosa.
Regoletta classica: i libri che non vedi è come se non esistessero e non importa il totale dei libri, importa che ci siano quelli che possono interessarti.

the current literary scene sometimes seems like cable TV, “a thousand channels and nothing on”
(Michael Swanwick)

Riguardo alle vendite è più difficile capire come va. La gente si tiene stretta i dati, come ormai fanno anche negli USA solo che lì le dichiarazioni della AAP sono diventate meno pubbliche solo dopo che il mercato eBook aveva passato il tetto del 20%, da noi già all’1% siamo ridotti a non avere idee chiare sulle dimensioni del mercato…

Mondadori ci viene incontro con la sua Relazione finanziaria semestrale al 30 giugno 2012, una lettura da spiaggia che mi rallegra e che consiglio vivamente per iniziare i bambini alla lettura, dichiarando un fatturato eBook per Einaudi di 187.000 euro (p.16) in un mercato librario in cui, per il cartaceo trade, contribuisce con il 5% al 26,1% del gruppo (p.13). Se fossi scemo direi: “187.000 per 20 e per 2 e ci aggiungi un +50% di crescita perché sì e fa oltre 11 milioni di euro (con margine extra di 1-3 milioni perché il mercato digitale dà più spazio ad altri agenti, riducendo il peso percentuale dei big), ecco la mia previsione per l’eBook nel 2012″, ma visto che non sono completamente scemo e non sono nemmeno il tacchino induttivista di Russell, preferisco evitare di sparare stronzate. ^_^”"

Il Rapporto AIE dice anche che a Mondadori stavano avendo 2000 download al giorno di media e che a fine aprile 2012 avevano già superato il totale di vendite dell’anno precedente (mercato triplicato a fine anno?), ma nella foga di scandagliare l’entusiasmante testo per scoprire se l’assassino era il maggiordomo, temo di essermi perso i punti in cui venivano dette queste cose. Mi fido del Rapporto AIE. Magari i dati di cui parlano erano altrove? Il Rapporto cita una relazione al 31 giugno 2012 che non mi risulta esistere…
In compenso ricordo di quando sotto Natale 2011 ebbero punte di 4000 download al giorno.

Comunque, giusto per rinfrescarvi la memoria, vi ricordo che la AIE dichiarava a inizio dicembre 2011 già 3 milioni e Tombolini un mese e mezzo dopo, passato il Natale, rilanciava con circa 3,7 milioni (e 500.000 download). Nel frattempo il mercato è cresciuto di tre volte o forse più. Magari la cifra tacchinosa sparata prima di 11 milioni (più l’extra) non è lontana dal vero, ma il modo con cui l’ho calcolata è indegna di un cervello pensante… ergo ipotizzo che qualche esperto in giro abbia fatto davvero così! XD

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“Non so quello che dico, ma ho una laurea alla Bocconi. E un Master.
Vuoi vederli? E vuoi vedere il mio diploma in Puffologia? Eh? Eh?”

Saltando di palo in frasca, o di ramo in ramo di banano per non discriminare i miei lettori dell’Africa Sublaziale, vorrei segnalare qualche altra curiosità di quelle che fanno sempre piacere per rinvigorire la fiducia nel mercato editoriale. Per esempio che un buon modo per vendere 146.000 copie non è scrivere un capolavoro, ma chiamarsi Luciano Ligabue e fare leva sui fan (Il rumore dei baci a vuoto, vendite nel 2012).

Oppure scrivere immondizia finto-erotica demenziale e pregare che Iddio ve la mandi buona. I mega seller spesso nascono così e lo trovo un buon motivo per affermare che Dio esiste, ci ascolta e ha un senso dell’umorismo malato:

Mondadori ha pubblicato il primo volume, Cinquanta sfumature di grigio, l’8 giugno, il secondo, Cinquanta sfumature di nero, il 26 giugno ed in sole tre settimane i due volumi hanno superato le 200.000 copie vendute, posizionandosi subito nei primi posti della top ten dei libri più venduti, anche in Italia. Il volume che concluderà la trilogia è stato pubblicato il 13 luglio con un lancio di 350.000 copie.

Un altro buon modo per vendere, non importa cosa hai scritto, è farti nominare in televisione da Saviano in un programma piuttosto seguito. Combinazione perfetta: televisione più programma seguito più Saviano. Con una combinazione simile potresti vendere di tutto, perfino una raccolta di poesie. Non ci credete? Beh, non ci credeva nessuno di mentalmente sano (la poesia per definizione non vende), eppure…

Infine, il caso editoriale più inusuale della prima metà del 2012: la raccolta di poesie diventata un bestseller. Ci riferiamo alla polacca Wislawa Szymborska, premio Nobel nel 1996, che ha spopolato in libreria dopo la sua scomparsa a febbraio (e dopo essere stata ricordata da Roberto Saviano alla trasmissione televisiva Che Tempo che fa).

Avete scritto un libro e siete disperati? Mettetevi d’accordo con Saviano per dividervi i guadagni. Venderete pure la carta con cui vi siete puliti il culo, altro che le poesie di un Nobel! Basta che Saviano si impegni a sufficienza!
Dopo questo incredibile risultato, e considerando quanto gli editori siano disperati, vedo all’orizzonte un futuro ancora più tetro di robaccia di ogni tipo spinta a colpi di apparizioni televisive. Più di ora.

In primo piano la diminuzione delle traduzioni. Nel 1997 il 24,9% dei titoli pubblicati erano traduzioni da una lingua straniera: in pratica un libro ogni quattro. Oggi sono il 19,7% (Tab.2). Nel 1997 il 40,3% delle copie stampate e distribuite erano di autori stranieri. Quattordici anni dopo questo valore è sceso al 35,8%. Anche se i titoli di autori stranieri pubblicati annualmente restano sostanzialmente invariati (tra i 9 e i 10 mila), sono quelli di autori italiani ad alimentare oggi la crescita dei cataloghi. Tanto che hanno dalla loro un +2% di crescita media.

Che gioia. Risparmiano sul costo della traduzione e ci forniscono, al posto della migliore selezione estera, quel che capita scritto a furia di starnuti da autori raffazzonati amiketti-di-amiketti. Pensate al Fantatrash attuale e confrontatelo coi tempi della storica Nord… ok, la Nord pubblicava un sacco di immondizia, ma rispetto ad adesso era un altro mondo!
Poi ci si lamenta che uno dopo aver letto Unika, i romanzi della Strazzulla e quelli di Swanwick poi diventa esterofilo… io mi preoccuperei se non lo diventasse: meglio esterofilo che coprofilo (e meglio un figlio ladro che un figlio autore di fantatrash).

E infine la pirateria.
A gennaio 2012 risultava che su 25 titoli best seller cartacei almeno 19 fossero stati già piratati. La cosa curiosa è la proporzione: 13 su 17 di quelli dotati di edizione digitale e 6 su 8 di quelli senza. Ovvero un 75% circa, tre ogni quattro, uguale.
Facile da capire se uno conosce un po’ i “pirati”, che in realtà in massima parte sono “bibliotecari digitali” che sopperiscono a un vuoto legislativo (vuoto a danno dei cittadini e basta) garantendo la salvezza di opere orfane, fuori mercato, e l’accesso alla lettura a chi non ha soldi per comprare né tempo da sprecare per andare a cercare una biblioteca con il libro di cui ha bisogno. Non importa se il libro è di carta o in eBook: importa se lo trovano interessante. Infatti gran parte delle opere piratate sono fuori mercato, chicche per appassionati che vengono salvate dall’oblio e dalla distruzione cartacea tramite la digitalizzazione “illegale”.
In più, considerando quanto siano pietose le edizioni digitali ufficiali, la norma è che anche se c’è l’eBook scelgano di creare l’edizione pirata a partire dal cartaceo, considerato più affidabile (ed è più facile partire con quello da zero che pulire un merdosissimo ePub di un grosso editore).

Fine dell’articolo.
Vi lascio con questa domanda:

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Pessimi eBook? L’editore risponde: “per quella cifra non si può aspettare troppo”

Scritto da il 17 nov 2012 | Categorie: Ebook, Editoria, Stupidità

Riporto un post di Ciccio Rigoli, libraio di UltimaBooks.it, dedicato a certi grandi editori italiani che producono eBook graficamente disastrati, a malapena leggibili per i problemi di formattazione oppure densi di errori di OCR, e poi si permettono pure di rispondere ai clienti che per 3,99 euro uno non può aspettarsi troppo!

Quando scopriranno che gli Urania cartacei costano 4,90 euro (e hanno dietro tutti i costi degli invenduti, della distribuzione via camion, della stampa ecc…) inizieranno a sabortarli perché sono fatti troppo bene rispetto agli hardcover da 19 euro?

Cari editori, non fateli proprio gli ebook

Ovviamente il titolo è provocatorio, anche perché altrimenti mi ritroverei disoccupato, ma nasce da due situazioni venute fuori proprio ieri e che mi hanno fatto molto riflettere. Una riguarda direttamente Ultima Books, l’altra riguarda gli ebook in generale, ma entrambi parlano della stessa cosa: la sciatteria nella tipografia degli ebook.

Primo episodio, non collagato a Ultima Books. Mercoledì sul blog La narrativa in biblioteca compare un post sul libro L’inverno del nostro scontento di John Steinbeck, recentemente messo in promozione per un solo giorno. Denise, la proprietaria del blog, l’ha acquistato e, trovandolo illeggibile, scrive una lettera aperta a Elisabetta Sgarbi, direttrice editoriale della casa editrice Bompiani. Salta fuori che l’ebook è una [pessima] scansione del libro cartaceo, ingiustificabile soprattutto per una casa editrice così grande e rinomata come Bompiani. Anche per questo noi librai abbiamo deciso di toglierlo dai consigli del mese, giudicandolo indegno. Non possiamo toglierlo dalla vendita, ma eviteremo accuratamente di pubblicizzarlo d’ora in poi. Ci scusiamo se non ce n’eravamo accorti prima, ma l’avevamo letto tempo fa in cartaceo, per questo eravamo molto contenti ci fosse anche la versione digitale.

Secondo episodio: un ebook di [FAMOSA CASA EDITRICE] a €3,99 acquistato da un nostro lettore presenta moltissimi refusi. Anche in questo caso chiediamo spiegazioni alla casa editrice che risponde (cito senza modificare nulla, grassetti miei):

Ciao, il testo non può essere per ora migliorato in tempi brevi, in quanto andrebbe scansionato da cartaceo e passato da una correzione di bozze; ci sono quindi due possibilità:
- il cliente viene rimborsato (che comunque per quella cifra non si può aspettare troppo… anche se naturalmente tentiamo sempre di fare il meglio).
- allo stesso prezzo, ma non dipende da noi, potrebbe acquistare il titolo [TESTO ALTERNATIVO], che però, a differenza di questo, non ha anche [RACCONTO INSERITO NELLO STESSO LIBRO] e non ha il testo in lingua originale (è solo in italiano).

Non aggiungo altro. Ovviamente a quella cifra non ci si può aspettare troppo.
Noi proviamo da tempo a migliorare la situazione, ne abbiamo già parlato e continuiamo a parlarne anche attraverso la sezione La brutta tipografia sul nostro forum, dove bisogna dire che alcuni editori partecipano e traggono beneficio dai suggerimenti di chi ha comprato un libro ma non ha trovato adeguata cura nella composizione.
Faccio a questo punto una proposta: cari editori, se fate libri che non comprereste o del quale anche voi vi lamentereste, non li fate proprio, sentite a me. Lasciate stare. Come diceva il maestro Miyagi in Karate Kid, “Se impari karate va bene, se non impari karate va bene, se lo impari così così finisci schiacciato come acino d’uva“. Ecco, imparate dal maestro Miyagi. Se fate gli ebook come si deve va bene, se non li fate proprio va bene lo stesso, se li fate così così fate del male a voi stessi che perdete credibilità, a chi ha comprato il libro che si sente derubato, a chi lo vende perché deve giustificare colpe non sue.

E non solo gli eBook. Anche certi cartacei vengono prodotti come gli eBook, scansionando in malo modo un’edizione precedente e poi vendendola come nuova edizione. Senza revisioni. Anche se è un cartaceo e non il disprezzatissimo (da certi editori) eBook. Perché trattare i cartacei come pessimi eBook? E chi lo sa! Forse non lo sa nemmeno Elisabetta Sgarbi, che se fa il suo lavoro come lo fanno di norma i dirigenti italiani non ha neppure la più vaga idea di cose succeda sotto di lei. Perché sì, perché è Fantasy Editoria.

Riporto da La narrativa in biblioteca:

Gentile Elisabetta Sgarbi,
qualche giorno fa ho acquistato un e-book della Bompiani, la casa editrice da lei diretta: John Steinbeck, L’inverno del nostro scontento. Un grande autore, la traduzione di Luciano Bianciardi, una casa editrice prestigiosa, pensavo di andare sul sicuro.
E invece un disastro. Nel solo primo capitolo almeno cinque refusi. Difficile imputarli all’e-book, avevo già letto la pessima versione elettronica di Storia della mia gente di Nesi con salti di righe, paragrafi non allineati, punteggiatura ballerina.
In questo caso si tratta di accenti (cercò invece di cerco, li invece di ), parole incomprensibili (Fiu invece di Più, sfamo invece di siamo) un misterioso ri. chiuse.
Insomma sono andata a vedere l’edizione cartacea (Tascabili Bompiani 2011) dove ho ritrovato esattamente gli stessi errori.
A questo punto (i bibliotecari son tipi pignolini) negli scaffali di casa mia ho trovato una bella edizione Oscar Mondadori di mio marito (che ovviamente se la ride). Senza errori ma con alcune particolarità: quello che nel 2011 è un cercò accentato nel 1966 era un cerco con la o con una sbavatura tipografica, il misterioso ri. chiuse deriva da un richiuse con la lineetta dopo la prima sillaba che segnala l’andare a capo.
Mi pare evidente che l’edizione Bompiani sia stata creata, e creata malamente, scansionando una precedente edizione Mondadori, io non so se sia una pratica diffusa, so solo che in questo modo si offendono Steinbeck, Bianciardi, e tutti i lettori che come me hanno acquistato il libro.

Bello dare i soldi agli editori in cambio della qualità garantita?
I pirati sfornano gran parte degli eBook scannerizzando i libri cartacei, ottenendo di norma risultati con un numero di errori non superiore alle edizioni cartace ben fatte, GRATIS, a ritmo non certo blando nonostante sia solo un hobby, mentre i grandi editori che lo fanno per lavoro e che in teoria hanno i file per l’invio in stampa di quei libri (che magari tutt’ora ristampano), si riducono a farli scannerizzare dal cartaceo come se li stessero piratando e a vendere quel che esce, convertito in ePub con Calibre magari, senza revisionarlo. Se fossero pirati sarebbero già stati insultati in malo modo e cacciati da DDUniverse per il pessimo livello delle release, dicendo loro chiaro e tondo di lasciar fare chi gli eBook li sa piratare per davvero.

Sul forum di Simplicissimus e in altri siti avevo letto di tutto, anche di eBook italiani con il titolo e il numero di pagina riprodotto ogni tot righe, frutto magari di una scannerizzazione e successivo OCR fregandosene di cosa ci fosse sull’edizione cartacea. O di un PDF per la stampa macinato in malo modo da Calibre, appunto come quelli che uno converte in ePub alla bruttodio perché tanto sono per uso personale e si ha fretta di leggere. Con la differenza che uno certi aborti poi ha vergogna anche solo a passarli agli amici, altro che metterli in vendita ad appena 3,99 euro!
Nel caso stia leggendo un imbecille qualche importante editore che si crede filtro editoriale e regia culturale: “appena” era ironico. ^_^

Se avessi fiducia nell’intelletto degli editori e nella loro capacità di ragionare direi “Scusate, ma questo è un modo stupido di boicottare il digitale, piuttosto non fate gli eBook”, immaginando un piano apposito per far provare schifo ai lettori verso il digitale e rimandarli al buon, vecchio cartaceo.
Però io un po’ gli editori li conosco e so che in gran parte calzano a perfezione nella definizione di Stupidità data da Cipolla, più spesso per menefreghismo e faciloneria all’italiana che non per vera cattiveria sadomasochista, per cui mettiamoci il cuore in pace: non c’è nessun piano diabolico contro gli eBook, non in queste piccole cose, è che davvero sono troppo scemi per pensare ai dettagli del lavoro che fanno.


Anche se è inventato, suona credibile e sensato.

Una persona è stupida se causa un danno a un’altra persona o ad un gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.
(Carlo Cipolla)

 

Slow Reading Manifesto

Scritto da il 19 lug 2012 | Categorie: Ebook, Libri, Riflessioni

Aderisco e riporto il Manifesto dello Slow Reading pubblicato da Antonio Tombolini.
Qui il sito del manifesto e qui la pagina su facebook.

INTRODUZIONE
La stesura e diffusione dello Slow Reading Manifesto è una iniziativa personale di Antonio Tombolini.

Lo scopo del Manifesto è di valorizzare una modalità di lettura – che chiameremo per l’appunto Slow Reading – che con l’avvento del digitale (ebook, enhanced books, applicazioni varie, ecc…) rischia l’estinzione.
Così come, insieme allo Slow Reading, rischiano di estinguersi i prodotti e le forme di espressione che lo consentono, ovvero i libri.

CHE COSA È IL LIBRO?
Ai fini dello Slow Reading Manifesto, per libro si intende quanto definito e spiegato da Kevin Kelly:

A book is a self-contained story, argument, or body of knowledge that takes more than an hour to read. A book is complete in the sense that it contains its own beginning, middle, and end. In the past a book was defined as anything printed between two covers. A list of telephone numbers was called a book, even though it had no logical beginning, middle, or end. A pile of blank pages bound with a spine was called a sketchbook. It was unabashedly empty, but it did have two covers, and was thus called a book. Today the paper pages of a book are disappearing. What is left in their place is the conceptual structure of a book — a bunch of text united by a theme into an experience that takes a while to complete. (…)

Might the unit of the universal library be the sentence, or paragraph, or chapter article instead of a book? It might. But there is a power in the long form. A self-contained story, unified narrative and closed argument has a strange attraction for us. There is a natural resonance that draws a network around it. We’ll debundle books into their constituent bits and pieces and knit those into the web, but the higher level organization of the book will be the focus for attention — that remaining scarcity in our economy. A book is an attention unit.

Vale la pena salvare lo Slow Reading dall’estinzione perché, se il Fast Reading nutre il nostro bisogno di informazione, esso da solo non basta per il nostro nutrimento spirituale, per la formazione di ciò che siamo in consapevolezza e libertà.

PERCHÉ ME LA PRENDO TANTO? Ovvero: NOI SIAMO LE NOSTRE (MANCATE) LETTURE
Negli anni della mia giovinezza (avevo 18 anni nel 1978, per capirci) divoravo libri. Leggevo dedicando ai libri un sacco di tempo, e quelli che mi prendevano di più li rileggevo, cercando di cogliere appieno anche quel che alla prima lettura avevo solo vagamente sospettato.
Non c’è dubbio che molto di quello che sono sia dovuto anche – se non soprattutto – ai libri che lessi allora. Potrei anche nominare gli autori che mi affiancarono in gioventù, e ancora oggi accendono i miei entusiasmi: da Twain a Péguy, da Lewis ad Heidegger, da Canetti a Pirsig, da Cioran ad Agata Christie, a Leopardi, Manzoni, Nietzsche, von Grimmelshausen, e tanti altri…

Non c’era una programmazione nelle mie letture, c’era piuttosto il lasciarsi guidare dalla sapiente casualità della vita di ogni giorno. A volte il consiglio di un amico, altre una copertina particolarmente attraente, altre volte ancora il piacere di sfidare qualche stupida e infondata idiosincrasia personale, ecco: erano cose come queste a porre questo o quel libro sotto il mio naso. Questo era per me leggere, e lo è ancora.

Temo che questo modo di leggere, che mi pare appropriato chiamare Slow Reading (con ovvio, ma non meno vitale riferimento alle esperienze che ho fatto con Slow Food), corra oggi un reale pericolo di estinzione.
E a dirla tutta, così come nel 1998 la passione per le cose buone à la Slow Food mi motivò a dar vita ad una delle primissime botteghe alimentari online d’Italia (Esperya.com), così poi, nel 2006, è stata la passione per le buone letture (e per i libri) à la Slow Reading a motivarmi a dar vita a Simplicissimus Book Farm, una delle primissime ebook company, non solo in Italia.

SLOW READING MANIFESTO
Lo Slow Reading rischia l’estinzione a causa dell’avvento del digitale e della rete, che sembrano spingere nell’unica direzione del Fast Reading, della Snack Information, del sempre più rapido, corto, veloce, efficiente anche se insipido.

Non deve però essere necessariamente così, e la possibile salvaguardia del libro e dello Slow Reading non può certo darsi in chiave passatista e nostalgica(1), negando o pensando di poter negare proprio i fenomeni di fondo – il digitale e la rete, per l’appunto – che costituiscono l’essenza della nostra epoca.

Qui ha ragione Hölderlin: “Là dove c’è il pericolo / cresce anche ciò che salva“. È là, nel dominio del digitale e della rete, proprio là dove lo Slow Reading rischia l’estinzione, che va cercata e fatta crescere la sua possibile salvezza: è l’ebook, o meglio, può essere l’ebook il futuro possibile del libro e delle buone letture ai tempi della rete. Non si può non ammirare in questo senso la visione e il coraggio con cui Jeff Bezos motivò agli azionisti di Amazon gli ingenti investimenti richiesti dal lancio di Kindle:

Kindle è progettato proprio per la lettura lunga. Noi speriamo che Kindle, e i suoi successori, possano gradualmente e progressivamente spostarci negli anni in un mondo fatto di spazi di attenzione più lunghi, bilanciando così la recente proliferazione di dispositivi tutti dedicati all’informazione-snack. Mi rendo conto di assumere così un tono da missionario, che vi assicuro è del tutto reale e genuino. E non appartiene soltanto a me, ma è condivisa da tante altre persone qui da noi. Io ne sono felice, perché i missionari danno vita a prodotti migliori. (Jeff Bezos, Lettera agli Azionisti Amazon, Aprile 2008)

A quali condizioni? Si tratta prima di tutto di prendere atto della realtà:

  1. La transizione alla fruizione digitale dei contenuti – libri inclusi – è (piaccia o no, e a me piace un sacco) inevitabile e inarrestabile.
  2. La disponibilità di strumenti multifunzione sempre più portabili, rapidi, potenti e always on (portatili, tablet e smartphone soprattutto) spinge inevitabilmente nella direzione del Fast Reading, del consumo di pillole di lettura sempre più brevi, rapide, facili, e spesso a rischio di uniformità e superficialità.
  3. La disponibilità di strumenti specializzati nella lettura di testi (ereader con schermi e-paper che emulano la carta stampata) crea, per ora in una nicchia limitata rispetto ai tablet ma comunque già molto significativa, una opportunità di esercizio dello Slow Reading digitale.
  4. Editori ed autori che osteggiano o si adeguano con riluttanza alla diffusione degli ebook recano solo danno alla causa dello Slow Reading e del futuro dei libri. Sempre che sia realmente questo che hanno a cuore, e non innanzitutto ed esclusivamente i loro contingenti profitti.
  5. Editori ed autori che, in nome di una malintesa modernità, spacciano per ebook, e dunque per libri, pezzetti di testo brevi, rapidi, alla ossessiva ricerca di una facilità di lettura, fanno solo danno allo Slow Reading e alla causa del futuro del libro ai tempi del digitale.
  6. Lo Slow Reading, e con esso il libro, avranno un futuro soltanto se sapranno trovare posto nel cuore della modernità, del digitale e della rete.

I tratti essenziali dello Slow Reading sono quindi i seguenti:

  1. Lo Slow Reading, pur non rinnegando il suo passato di carta, che anzi ama ancora, sa che il suo presente e il suo futuro possibile è solo digitale. Così come il libro sa che il suo presente e il suo futuro possibile si chiama ebook.
  2. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, non è più breve, più rapido, più facile.
  3. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, non è un enhanced book, fatto più di suoni e immagini da ascoltare e guardare, che non di testo da leggere.
  4. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, è il buon caro vecchio libro, solo che è digitale: fatto solo (o quasi) di testo, tendenzialmente piuttosto lungo, tale da non consentire in genere la lettura completa in un’unica sessione se non a costo di eroismi da guinness, da leggere per lo più tra sé e sé, temporaneamente isolati dal resto del mondo, e immersi nel mondo che il libro in quel momento crea per chi legge. In un atteggiamento che, per la durata della lettura, sequestra per sé tutte le risorse intellettuali e immaginative disponibili.
  5. L’ebook vero, quello dello Slow Reading, è quello che, mettendo a frutto le potenzialità della rete, recupera anche una sua antica dimensione sociale, come catalizzatore di conversazioni e di scambi del pensiero, nella direzione del cosiddetto Social Reading.

CHE FARE?
Ecco cosa io farò, invitando però tutti quelli che vorranno aderire allo Slow Reading Manifesto a fare altrettanto, e anche di più:

  1. Non dirò più “Ho comprato un ebook, ho letto un ebook“, se poi quel sedicente ebook si esaurisce in poco più che un raccontino brevissimo, o un estratto di un libro intero, o un articoletto.
  2. Userò prevalentemente l’ereader a inchiostro elettronico per leggere i miei ebook: niente navigazione online, niente colori, niente interruzioni e distrazioni, niente riflessi alla luce del sole.
  3. Userò anche il tablet e il computer e perfino il telefonino ogni volta che non potrò per qualsiasi motivo usare l’ereader, ma disattivando la connessione per tutto il tempo di lettura.
  4. Darò vita a gruppi di lettura (online e no) sui libri che mi piacciono, o cercherò gruppi di lettura esistenti a cui partecipare.
  5. Cercherò di sensibilizzare tutti quelli che posso, a partire da questo sito e da questo manifesto, sulla necessità di salvare lo Slow Reading dall’estinzione.
  6. Cercherò di usare il mio ruolo professionale di imprenditore del settore per orientare innanzitutto le mie imprese, ma anche quelle altrui, operanti nel settore dell’editoria, nella direzione di scelte a favore dello Slow Reading.
  7. Cercherò di entrare in contatto con tutti quelli che condividono questo Manifesto e vogliono fare qualcosa insieme a me per farlo crescere e diffonderlo.

 


(1) Cosa che purtroppo fa, con operazione deleteria, il professor John Miedema nel suo Slow Reading, in cui assegna al perpetuarsi della forma cartacea contro la digitalizzazione la salvaguardia del libro e della forma di lettura che esso richiede: una buona intenzione perseguita seguendo la via errata. [up]


Senza lo Slow Reading, ovvero senza la lettura attenta e priva di distrazioni continue, non può esservi quell’immersione necessaria all’esperienza di catarsi che è propria della vera Narrativa.

La lettura così rapida e disattenta (superficiale) da andare scapito della comprensione (e rovinando così le possibilità di immersione), ovvero l’esasperato tentativo di leggere sempre più rapidamente anche se il proprio cervello non riesce a farlo senza perdere metà o più delle informazioni che otteneva prima, oppure lo skimming e lo scanning tipici di chi sfoglia articoli sul web in cerca di rapide informazioni specifiche, saltando di riga in riga e affidandosi al riconoscimento immediato di parole chiave di interesse, non sono modalità di lettura che permettano l’esistenza della Narrativa come Immersione, come esperienza di vita nella mente di altri individui.

E non sono nemmeno modalità adatte alla lettura della vera saggistica o dei veri articoli ben scritti, che richiedono comprensione e memoria di quanto letto nelle righe o nelle pagine o nei capitoli precedenti: ha senso leggere un saggio senza capirne nulla o capendo sbagliato perché si perdono i nessi e i legami con quanto detto prima, come spesso vedo accadere, trovandosi così poi a potersi vantare di aver letto ma senza aver ottenuto alcun accrescimento culturale? E ha senso imbottirsi di false mini-informazioni, ovvero continui martellamenti mediatici in pillole che dicono poco di vero e nulla di approfondito, drogando il lettore con un’illusione di conoscenza che è solo il terricio su cui cresce la demagogia e il plagio? La lettura va ridotta a un esercizio di vanità?

Slow Reading non è leggere “piano” apposta e non è leggere apposta libri noiosi e lenti perché scritti male, non è una posa come quella dei peggiori fan snob della Literary Fiction.
Slow Reading è leggere con attenzione, gustando il libro a fondo, e per questo impiegando tutto il tempo necessario in base alle proprie capacità e alla complessità/qualità del testo, senza compromessi.
Un romanzo leggerino, scritto maluccio e quindi poco coinvolgente, può volare più in fretta sotto gli occhi di un romanzo completamente coinvolgente (immersive) che invece emoziona, stanca la mente e stimola la riflessione post-lettura (incluse le eventuali pause per “riprendere fiato” tra i capitoli).

A great book should leave you with many experiences, and slightly exhausted at the end. You live several lives while reading it.

(William Styron, intervistato in Writers at Work)

La narrativa deve emozionare, se il cervello del lettore si assopisce non sta emozionando, dunque è inutile leggerla ed è inutile scriverla. È normale che leggendo un bel romanzo ci si trovi alla fine affaticati.

(Gamberetta, in un commento su Appunti di editing)

Un romanzetto leggerino può anche essere letto in un ambiente ricco di elementi di disturbo, come il movimento e il rumore di un’auto oppure quelli di un treno molto affollato mentre lo smartphone o il tablet di lettura ogni pochi minuti segnalano gli aggiornamenti sui social network, ma un vero romanzo coinvolgente richiede spesso un ambiente calmo, controllato, che permetta l’isolamento dagli stimoli del mondo “reale” e favorisca il viaggio nel mondo “narrativo”.
Pensate al viaggio nel tempo tramite autoipnosi di Richard Collier nel delizioso Somewhere in Time:

To accomplish this feat of self-hypnosis, Finney tells Richard, one must remove from sight all things that are related to the current time and trick the mind into believing that one is in the past.

Se vale la pena fare una cosa allora vale la pena farla bene, prendendosi tutto il tempo necessario e dedicando tutta l’attenzione necessaria a ottenere il risultato desiderato.
Leggete con gusto, leggete consapevolmente.

 

Piccole “novità” in Italia a tema digitale

Scritto da il 24 giu 2012 | Categorie: Ebook, Editoria

Articolo breve. Due notizie da segnalare, una che volevo dare da alcuni mesi e l’altra che invece è recente. Pensavo ormai di saltare direttamente la notizia persa nei mesi di attività ridotta e di posticipare la seconda a un articolo più corposo, però oggi ho letto un aggiornamento che riguarda la prima notizia e, visto che si questa notizia si ricollega a un’altra cosa ancora di cui voglio parlare nei prossimi giorni, tanto vale dedicare un piccolo articolo sia alla prima che alla seconda.

 
Prima notizia: Tropea premia solo gli eBook.
Quest’anno il Premio Letterario Tropea ha permesso la partecipazione solo ai libri pubblicati nel 2011 che avessero sia una versione cartacea che una digitale. Questo nuovo approccio è stato fortemente voluto da Giuseppe Meligrana di Meligrana Editore, con l’idea sia di spingere verso la digitalizzazione, nel proprio piccolo, che di risparmiare sull’acquisto delle copie visto che i tre finalisti scelti dalla giuria tecnica vanno consegnati alla giuria popolare di 450 persone (di cui 409 sindaci dei Comuni della Calabria).

Così il concorso passa dall’inviare per posta, con i costi aggiuntivi connessi, circa 1400 copie di romanzi dal costo medio di 7,75 euro, incluso lo sconto del 50% (19,50 euro per La signora di Ellis Island, 13 euro per Lo Scurnuso e 14 euro per Tetano), a far inviare direttamente via email o a far scaricare tramite UltimaBooks.it 1400 eBook circa, con o senza DRM in base alla scelta dell’editore, pagati 2,99 euro l’uno.
Ovvero il 39% appena della cifra precedente, senza contare i costi di spedizione del cartaceo! Il risparmio reale probabilmente si aggira attorno al 75%.

A quanto mi risulta è il primo premio letterario italiano di una certa rilevanza a essere passato completamente al digitale.
Auguro buona fortuna a Giuseppe Meligrana e che questa edizione del Tropea entri nella storia dell’editoria come l’inizio dell’era digitale nei premi letterari.

 
Seconda notizia: inizia l’era kickstarter per gli autori di Narcissus.
Narcissus ha stretto un accordo con Produzioni dal Basso per permettere in modo più agevole il crowdfunding dei libri, meccanismo indirizzato in particolare agli autori con un forte pubblico disposto a investire su un dato libro prima ancora che sia stato scritto, per stimolare l’autore con i soldi “sicuri” a scriverlo davvero. Utile anche per saggi brevi o articoli specialistici. Negli USA non è così strano che un autore con un grosso pubblico dica “scriverò e pubblicherò gratis l’articolo X solo se otterrò Y monetine, non importa da chi”, senza contare i videogiochi e altri progetti finanziati in questo modo.

Male non può fare.
Vedremo se sarà utile.

 

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