Archivio per la Categoria 'Fatine'

  1. Introduzione allo Steampunk - un esempio marziano by Il Duca di Baionette
  2. I piccioni fotografi di Neubronner by Il Duca di Baionette
  3. [Favola] Il Desiderio di Batuffolo by Il Duca di Baionette
  4. Segnalazione: "Assault Fairies" di Gamberetta by Il Duca di Baionette
  5. Inaugurazione dell'Osservatorio Fatine by Il Duca di Baionette
  6. Cartoni educativi francesi (e fatine bonus) by Il Duca di Baionette

Introduzione allo Steampunk – un esempio marziano

Scritto da il 04 apr 2013 | Categorie: Fantascienza, Fantascienza Retrò, Fantasy, Fatine, Riflessioni, Steamfantasy, Steampunk

Nei due primi articoli abbiamo analizzato la natura dello Steampunk ed esplorato la sua estetica. Nel terzo articolo abbiamo tirato un po’ le fila della questione, chiarendo alcuni punti sullo Steampunk come genere e spiegando come ragionare per sfruttarne le abbondantissime possibilità.
Ora, per concludere in attesa dello SteamCamp che inizierà dopodomani (6 e 7 aprile 2013), vi propongo un veloce (e un po’ superficiale) esempio “pratico” di ragionamento sul fare Steampunk in modo verosimile, come avevo anticipato nella terza parte dell’introduzione allo Steampunk. Questo articolo, in versione leggermente ridotta, è stato pubblicato anche su SugarPulp.

1877_phone
“Centralino? Vorrei di nuo—”
“La smetta di rompere! Si legga gli articoli!”

Immaginiamo uno scenario Steampunk in stile prima guerra mondiale nello spazio.
Ipotizziamo che Marte sia colonizzabile preoccupandosi solo della temperatura notturna e della difficoltà di fare sforzi prolungati senza ossigeno, come avviene nel videogioco cult per lo Steampunk Martian Dreams. Deciso questo elemento “retrofantascientifico/fantastico” su cui il lettore ha già ben chiarito di essere disposto a sospendere la sua incredulità (altrimenti dopo aver visto la quarta di copertina non avrebbe proseguito la lettura), ragioniamo sulla logistica.

Inviare risorse e mezzi dalla terra richiede due anni di viaggio e grandi costi?
Bene, allora tutto dovrà essere pensato coerentemente con queste premesse, con truppe e basi di dimensioni limitate buone solo per la guerriglia, piccole schermaglie e sabotaggi, incapaci di ricevere rapidamente aiuti dalla patria.
In più acqua e cibo, seppur rari da trovare, non dovranno essere impossibili, perché disporre solo di enormi scorte inviate dalla madrepatria ogni due anni non sarebbe realistico: quanta acqua andrebbe inviata, diciamo, per 1000 uomini per 800 giorni, tra quella per lavarsi, per cucinare  e da bere? Temo troppa perché abbia senso, anche come costi di trasporto.
Serviranno animali alieni da cacciare o meglio ancora serre che producano patate e altri vegetali, allevamenti di maiali o di animali alieni commestibili, possibilmente capaci di nutrirsi di rifiuti e scarti delle piante (la classica combinazione maiale-patate, che può diventare “mostro fungoide saltatore”-”radici rosse tossiche che invadono i d’intorni di ogni area abitata dall’uomo”), e soprattutto l’acqua nei canali di Marte (le inondazioni immaginate da Schiaparelli?) oppure nel sottosuolo.

Mars_Atlas_by_Giovanni_Schiaparelli_1888_950px
Marte nelle mappe di Schiaparelli (1888 circa)

L’analisi del suolo di Marte, un elemento tecnico che possiamo applicare anche se stiamo utilizzando una visione di Marte “fantastica” (anzi, è un motivo in più per affidarci a ciò che è credibile quando possibile, come diceva Lovecraft), ci suggerisce un suolo vulcanico.
Poca acqua o quasi nulla (solo umidità ambientale e nella terra), un suolo vulcanico ricco di minerali, sono condizioni sulla Terra considerate ideali per costringere la vite a soffrire, a spingere le radici anche a 10-20 metri di profondità, a estrarre più materia possibile dal suolo per trovare tracce d’acqua… e fare vini straordinari con i pochi grappoli eccellenti che produrrà. Le tempeste di sabbia globali potrebbero essere un grosso problema: vitigni protetti da cupole? Le grandi escursioni termiche tra giorno e notte aiutano l’uva a fissare gli aromi, ma anche qui avere delle serre riscaldate per evitare sbalzi “congelanti” sarà necessario… va bene fare IceWine, ma quando l’uva è matura, non mentre cresce ancora!
Marte può essere un produttore di vini di lusso: bottiglie vendute a prezzi esorbitanti, dieci-venti volte quelli dei Premier Cru Classé di Bordeaux, simbolo sulle tavole dei più ricchi tra i ricchi. Bottiglie che svolgerebbero il ruolo “compatto” che nella storia ebbero oro e gemme: molti soldi in poco spazio, per lunghi viaggi… verso la Terra.

Dato che capire quali vigneti possano adattarsi meglio richiede sia analisi che prove pratiche, si può lasciare all’immaginazione personale la scelta dei vini: un’opzione più “credibile”, con solo vitigni internazionali che crescono ovunque (lo Chardonnay crescerebbe pure sulla luna) oppure nelle sabbie di Marte si nasconde un pendio che è un vero e proprio Gran Cru Marziano per il Nebbiolo, uno dei più ostici e poco adattabili vitigni della Terra? Marzolo, il Barolo Marziano!
Il vino è un buon dettaglio extra, ma non è comunque un valido motivo per contendersi militarmente Marte. A meno che non filtriate il mondo con l’occhio deviato di un enologo.

la-vista-da-una-delle-vigne-di-cantine-olivella
Paesaggio marziano vitato?

Perché le potenze europee si contendono Marte?
Per quanto Marte possa essere incredibile, i motivi “umani” devono essere credibili. In uno scenario di guerra sapere come è usato Marte e che limiti tecnologici sono presenti permette di progettare storie sensate.
Marte ha materiali rari come il legno antigravitazionale di Space 1889? Oppure minerali pregiati introvabili sulla Terra e necessari alla più avanzata fisica dell’etere? Oppure è tutta una competizione per mantenere basi che proiettino ancora più in là nello spazio, magari per trivellare la fascia degli asteroidi, inviare i minerali su Marte, fare una prima lavorazione e poi sparare i carichi con catapulte elettromagnetiche verso la Terra, in modo che vengano raccolti in orbita?
O forse si gareggia per scoprire i resti di antiche civiltà sperando di rivelare conoscenza scientifiche che diano un vantaggio alla nazione?

Se invece dei viaggi spaziali vi sono portali dimensionali, allora i portali stessi diventano fondamentali obbiettivi da catturare. La capacità di muovere rapidamente risorse da e verso Marte cresce enormemente: da piccoli scontri locali, stile Africa Orientale Tedesca nella Grande Guerra, si passa a scenari da conflitto continentale.
Diventa credibile anche la possibilità che Marte sia un deserto ostile alla vita e che ogni risorsa arrivi dai portali, mensilmente. Sarebbe strano se le fazioni in guerra non provassero a catturare i portali nemici o a catturare le miniere nemiche sugli asteroidi o a intercettare i carichi per impedire qualsiasi afflusso di materiale al nemico. Devono esserci delle strategie coerenti e credibili, basate su obbiettivi chiari legati al contesto.

Se a guerra iniziata tutta la fascia degli asteroidi è caduta in mano inglese (e quindi tutta l’estrazione mineraria) e i tedeschi non pensano di poter mai conquistare il portale inglese (la base è una fortezza inespugnabile?), e ritengono al massimo di poter difendere il proprio portale (che però è diventato inutile, non ricevendo minerali da inviare in Germania), forse faranno bene a ritirarsi e a far saltare il proprio portale prima che gli inglesi lo catturino e lo utilizzino al loro posto.
Se invece i tedeschi sono in grado di proiettare rapidamente forze su Marte e gli inglesi sono a corto di uomini perché li hanno impegnati tutti per dare la caccia ai corsari tedeschi rimasti nella fascia degli asteroidi, suonerebbe strano che i tedeschi non tentino di conquistare il portale inglese. Se gli inglesi hanno i minerali, ma non la possibilità di spedirli o di ricevere rifornimenti (sotto assedio senza essere “assediati”?), prima o poi dovranno lasciare anche le miniere ai tedeschi e consegnarsi come prigionieri.

fig0604
Mass Driver sulla Luna

Se in più si decide di fare Science-Fantasy più spinto, aggiungendo elementi spiccatamente Fantasy alla storia, come le fatine, ecco che anche le fatine dovranno avere un senso. Prima di tutto il lettore si aspetterà e rispetterà maggiormente una conoscenza storica della fatine. La cosa può sembrare strana, ma basta leggere il tentativo di spiegazione scientifica sulla natura delle fatine data da Arthur Conan Doyle nel suo The Coming of the Fairies del 1922 per trovare risposte più che adeguate e perfettamente adatte per il periodo. Ecco ottenuta la credibilità storico-mitologica. Che poi si può reinterpretare in spirito Steampunk, a piacere.

Passiamo al motivo per cui sono lì. Queste fatine a cosa servono? Sono staffette nell’esercito perché non esistono radio da campo e sono rapide, piccole e affidabili? Sono ingegneri che si occupano di entrare dentro i colossali Automi da Guerra per riparare piccoli guasti e resettare le memorie dei cervelli-meccanici? Sono osservatori per l’artiglieria, capaci di alzarsi in volo senza essere notate o abbattute, mentre una classica mongolfiera militare da osservazione verrebbe non solo fatta subito a pezzi, ma indicherebbe la posizione di parte delle truppe ai nemici?
O le fatine hanno ruoli nell’ambito civile?

Max Hoffmann
Sconcertante documento fornito da “iome”

Con ragionamenti simili è possibile introdurre altri elementi, come recupero dalla narrativa d’epoca: i marziani armati di tripodi della Guerra dei Mondi magari popolano una città sotterranea nella Valles Marineris e i grandi deserti marziani sono percorsi da tribù guerriere di barbarici mostri con quattro braccia come quelli della serie su John Carter.
Cosa vogliono i marziani nascosti nel sottosuolo? Perché hanno attaccato la Terra a fine Ottocento? Come sopravvivono le tribù di mostri sulla superficie? Come si procurano le armi che usano se sono nomadi senza forge e senza industrie? Vengono armati dalle potenze terrestri e usati contro i rivali o le ottengono come “pagamento” da parte dei marziani del sottosuolo per fare in modo che i terrestri stiano alla larga dalla Valles Marineris e non scoprano dove sono nascosti?
Se abbiamo deciso che Marte è un deserto senza piante né acqua, sarà meglio cambiare idea o la credibilità di queste tribù diventerà estremamente scarsa.

Prendiamo in considerazione la gravità ridotta e l’atmosfera rarefatta, da alta montagna. Entrambi questi elementi e i loro effetti erano noti nell’Ottocento, si sapeva cos’è la gravità e si avevano già delle ipotesi fantascientifiche sull’effetto della gravità ridotta su eventuali animali evoluti in pianeti diversi dalla Terra. In generale l’idea è che la gravità inferiore favorisse maggiori dimensioni nei corpi: ecco allora i giganti di Edison’s Conquest of Mars (1898), dotati pure di cervelli enormi seguendo l’idea dell’evoluzione che premia intelligenze sempre più vaste (rappresentate con cervelli più grossi), oppure i mostri colossali di John Carter (prima storia del 1912).

La gravità inferiore del 63% permette ai soldati di poter portare 40 kg di equipaggiamento sentendo meno di 15 kg (e il loro stesso corpo è più “leggero”). Di contro va pensato che la gravità inferiore permette pure di “saltare” più in lungo e più in alto, ma accentua anche la reazione quando si spara col fucile: la quantità di moto del proiettile rimane identica, la reazione quindi uguale e gli effetti del rinculo (orizzontale) e del rilevamento (verticale) saranno maggiorati. Per il rilevamento l’arma avrà un peso ridotto al 37%, con grande balzo della volata dopo lo sparo! Anche i soldati, ridotti da 70 Kgp a 26 Kgp (chilogrammi peso), avranno meno capacità col loro corpo di contrastare la spinta orizzontale del rinculo, slittando sulla sabbia o perdendo l’equilibrio. Si potrebbe aumentare il “peso” dotando i soldati di armature antischegge (e anti zanne/artigli dei mostri marziani), un incrocio tra le armature da campo di fine ’400 e gli scafandri da palombaro. L’idea non è da scartare, anzi!

diveSuit072808_3DSC00564
Sissignore!

Con solo il 37% di forza di gravità un uomo da 70 kg potrebbe portare 200 kg di equipaggiamento sentendosi come se ne stesse portando 30 sulla Terra. I comuni fanti potrebbero tirare carri sovraccarichi di acqua e provviste (o girare con veicoli pensati per la Terra e ricoperti di roba legata sopra… se arriva del vento forte, ci saranno bei ribaltamenti per l’effetto vela) e gli assaltatori potrebbero indossare goffi scafandri corazzati spessi 15 mm, a prova di fucile a bruciapelo, per lanciarsi con granate e pugnali nelle trincee nemiche. Considerando l’inerzia, investiranno come un’utilitaria il nemico puntato, spiaccicandolo contro la parete. Per eliminarli servirebbero fuciloni controcarro da 13-20 mm, magari usati contro i mostri giganti di Marte. In più, sempre per l’inerzia, questi assaltatori sarebbero non solo lentissimi a frenare in corsa, ma anche lenti a prendere velocità e instabili lateralmente in movimento. Non proprio qualcosa di adatto per tutti, un ruolo altamente specializzato per soldati addestrati a puntare dritti, senza incertezze o curve, come cavalleria pesante in carica (anche i comuni fanti con zaini sovraccarichi da 100 kg soffrirebbero problemi simili, meglio far loro spingere/tirare carri). E tanti altri problemi da immaginare per arricchire la storia!

In più la minore gravità e l’atmosfera ridotta aumenteranno il tiro utile dei fucili. Tutto questo, magari mi sbaglio, ma secondo me premierebbe il tiro mirato su lunghe distanze (usando ottiche per poter vedere il bersaglio sopra i 500 metri), da sdraiati per limitare lo slittamento degli stivali sulla sabbia marziana dovuto al rinculo dei potenti fucili da battaglia (il corpo pesa solo il 37% di prima!) e ridurrebbe a zero o quasi l’eventuale presenza di pistole-mitragliatrici per via del rilevamento eccessivo nella raffica che farebbe sprecare gran parte dei colpi (ma non ridurrebbe le mitragliatrici di squadra con pesanti affusti ruotati).

In più (bis!) la minore gravità e l’atmosfera rarefatta sconvolgerebbero le tabelle di tiro dell’artiglieria, esclusi tiri diretti ravvicinati relativamente privi di curvatura, creando enormi problemi di adattamento e costringendo a molti esperimenti per trovare coefficienti correttivi e adattarle… con il rischio, sempre, per la fretta e la paura in battaglia, di non applicare i coefficienti e usare i valori come sono scritti, mandando i proiettili molto più distanti! Le tabelle andranno ristampate corrette, per sicurezza.

german_artillery_siege_900px
Non c’è pace per gli artiglieri

Il fatto che Marte sia “incredibile” non significa che la storia debba essere stupida.
Non è un problema se i tedeschi hanno come tenente nell’artiglieria una fatina superintelligente che fa da calcolatore per il tiro (se non per motivi di gusto dei lettori, talvolta interessati al Fantastico solo come rassicurante etichetta sulle solite banalità senza fantasia viste mille volte): il problema c’è se la storia sembra incoerente, non credibile, e il comportamento umano insensanto e ingiustificabile. Difficilmente un lettore vorrà avere a che fare con una storia simile, a meno che l’elemento non credibile non sia esplicitamente parte degli elementi fantastici ricercati dai lettori “ideali” a cui ci si rivolge.

Per esempio i dogfight alla Star Wars, per fare la “seconda guerra mondiale nello spazio”, sono un elemento comune in certa fantascienza militare. Sono insensati e spiccatamente cretini in uno scenario militare spaziale credibile, quindi non si possono proporre facendo fantascienza HARD, ma in altri contesti i lettori li accettano… o li cercano perfino! Ogni altra idiozia, le vere idiozie non-fantastiche, saranno motivo di fastidio e fuga dall’opera.

 

I piccioni fotografi di Neubronner

Scritto da il 07 gen 2012 | Categorie: Fatine, Grande Guerra, Storia, Storia Militare

Un breve articolo, giusto qualche informazione, per segnalare un dispositivo interessante per chi si occupa di Steampunk o di romanzi ambientati nei primi anni del ’900: il piccione con fotocamera di Neubronner.

Julius Gustav Neubronner (1852-1932) apparteneva a una storica famiglia di farmacisti di Kronberg im Taunus, una cittadina dell’Assia. Fin da adolescente, nel 1865, aveva sviluppato un grande interesse per la fotografia. Nel 1886 ereditò la farmacia del padre a Kronberg e nel 1891 trasferì casa e negozio presso la “chiesa contesa”, un edificio che doveva ospitare una chiesa cattolica mai inaugurata.

Dopo il 1902 cominciò a usare i piccioni per ricevere rapidamente sostanze chimiche dal suo fornitore di Francoforte (un piccione poteva portare fino a 75 grammi di prodotti).
Impiegò i piccioni anche per spedire ordini urgenti di medicine al famoso sanatorio fondato nel 1876 da Dettweiler a Königstein im Taunus (circa 5 km in linea d’aria tra le due località), ma la cosa terminò dopo tre anni quando il sanatorio divenne un convalescenziario per ufficiali nel 1907.
L’idea non era originale: l’aveva già avuta il padre Wilhelm molti anni prima, quando le farmacie nei villaggi circostanti erano ancora rare. Neubronner ci ripensò a causa di un articolo di giornale che parlava di un sistema simile impiegato a Boston.

Julius Neubronner ebbe anche clienti molto illustri. La Principessa Vittoria di Sassonia-Coburgo-Gotha, figlia primogenita della Regina Vittoria d’Inghilterra, conosciuta col nome di Imperatrice Federico (Kaiserin Friedrich) dopo la morte dell’Imperatore Federico III nel 1888, scelse come sede per gli ultimi anni di vita (morì nel 1901) lo Schloss Friedrichshof presso Kronberg im Taunus. Julius Neubronner divenne il suo farmacista di corte.
Ma non è la sua carriera di farmacista a interessarmi.

Nel 1903 la passione per la fotografia si unì a quella per i piccioni.
Neubronner realizzò delle fotocamere in legno di peso ridotto, 30-75 grammi, da agganciare al petto dei piccioni tramite cinghie e un’armatura in alluminio. Neubronner testò il sistema di foto aeree portando il piccione a 100 chilometri da casa. A causa del peso il piccione volava a solo 50-100 metri dal suolo e (vantaggio) tendeva a prendere il percorso più breve per potersi liberare dell’attrezzatura. Le fotografie venivano scattate in automatico tramite un sistema pneumatico che gestiva l’intervallo di scatto.
Ottenne il brevetto nel 1908 e presentò l’invenzione alle esposizioni internazionali di Dresda, Francoforte e Parigi tra il 1909 e il 1911, riscuotendo un notevole interesse. A Dresda i visitatori poterono assistere all’arrivo dei piccioni che scattavano le foto e comprare le cartoline con le foto appena sviluppate. Al Salon International de l’Aéronautique et de l’Espace de Paris-Le Bourget ottenne due medaglie d’oro, nel 1910 e nel 1911, per il metodo impiegato e per la qualità delle foto.



Julius Neubronner nel 1914; una foto aerea dello Schloss Friedrichshof e due di Francoforte fatte dai piccioni; schizzo dell’imbracatura dal brevetto depositato nel 1907; piccioni con imbracature e fotocamere; articolo d’epoca. Notare le fatine cancellate in queste foto manomesse dopo il 1918.
 

L’invenzione di Neubronner venne considerata molto utile per l’uso militare, nonostante l’invenzione degli aerei che permettavano ricognizioni aeree fotografiche molto superiori a quelle prima possibili per mezzo dei soli palloni. Il piccione aveva il vantaggio di poter sfrecciare a quota inferiore, catturando foto dietro le linee nemiche senza la visibilità di un aereo. Pur con tutti i problemi, incluse fucilate e uccelli da preda messi a difesa delle trincee, il piccione fotografo aveva i suoi vantaggi.

Il Ministero della Guerra Prussiano si interessò all’idea e lo scetticismo iniziale venne superato da una serie di dimostrazioni pratiche. I piccioni erano indifferenti alle esplosioni, ma il rapido spostamento delle gabbie durante i combattimenti li costringeva a impiegare un po’ di tempo ulteriore per orientarsi. Il problema delle colombaie mobili era stato già affrontato nel 1880 dall’esercito italiano, con risultati alterni, e il capitano d’artiglieria francese Reynaud lo risolse allevando i piccioni all’interno di colombaie itineranti.

Neubronner raggiunse una soluzione simile costruendo una colombaia mobile con inclusa la camera oscura, pitturata con colori sgargianti. In alcuni mesi di lavoro riuscì a istruire dei giovani piccioni a tornare alla colombaia anche dopo che questa era stata spostata. Non ho idea del modo: immagino che abbiano imparato a scandagliare l’area circostante alla ricerca della struttura quando non lo trovavano nel posto in cui si aspettavano di trovarla. La impiegò con successo a Dresda nel 1909.

Dopo anni di negoziati Neubronner ottenne un test pratico dei suoi piccioni fotografi per le manovre militari presso Strasburgo, nell’agosto del 1914, a cui sarebbe seguito l’acquisto dell’invenzione da parte della Germania. La manovra saltò per lo scoppio della guerra, ma non il test: i militari presero colombaie e piccioni e li testarono sul campo di battaglia, con risultati soddisfacenti.

Con l’inizio della guerra di trincea, i piccioni riebbero il ruolo di messaggeri che il telefono aveva minacciato negli anni precedenti, inclusi i nuovi piccioni da ricognizione di Neubronner. I piccioni fotografi ottennero un tale successo alla Battaglia di Verdun che le colombaie mobili vennero impiegate in quantità maggiore per la Battaglia della Somme.
I piccioni vennero impiegati come messaggeri da entrambe le parti. Lo United States Army Signal Corps utilizzò 600 piccioni in Francia. Il piccione Cher Ami ricevette la Croix de Guerre per aver consegnato 12 importanti messaggi durante la Battaglia di Verdun. Venne colpito nell’ottobre del 1918 mentre portava un messaggio che salvò 194 soldati del Battaglione Perduto. Sopravvisse, ma perse una zampa e gliene fecero una nuova in legno. Srsly.

Sfortunatamente, finita la guerra, complici forse le condizioni folli imposte dal Trattato di Versailles, il Ministero della Guerra disse a Neubronner che la sua invenzione non aveva un uso militare pratico e dunque non intendevano proseguire gli esperimenti.

Neubronner era anche appassionato di lanterne magiche e di cinema. Nel 1905 fondò la Fabrik für Trockenklebematerial che ancora esiste col nome di Neubronner GmbH & Co. KG, per vendere il nastro perforato adesivo che aveva ideato a partire dalle sue esperienze sull’incollaggio delle fotografie alle lastre in vetro per le proiezioni della lanterna magica.
Un professionista pieno di idee e di interessi, anche se preferisco ricordarlo come l’uomo che studiò un sistema per attaccare una macchina fotografica al proprio uccello.

Colombaia motorizzata francese della Grande Guerra.

Sempre a tema piccioni e fotografia, qualcosa di completamente differente.
Durante la guerra Franco-Prussiana del 1870-1871 Parigi, che visse l’episodio storico della Comune, venne assediata dai tedeschi. Per poter ottenere informazioni dall’esterno, Parigi iniziò a inviare tramite mongolfiera i piccioni fino a Tours. Il via vai di mongolfiere su Parigi, nel tentativo degli assediati di sopravvivere ottenendo alimenti tramite questo bizzarro (e ridicolo) ponte aereo, non piaceva molto ai tedeschi che tentavano di abbattere i palloni come potevano e pare che la Krupp sviluppò apposta un primo tipo cannone contraereo di cui non ho mai trovato immagini.

I piccioni arrivati a Tours potevano ricevere i messaggi e ripartire. Dove sta la fotografia? Semplice. Inviare brevi messaggi scritti in miniatura su carta finissima non è particolarmente efficiente come sistema e i francesi iniziarono a inviare pellicole fotografiche con le foto delle pagine dei dispacci, in pratica dei microfilm. Il primo uso militare dei microfilm storicamente accertato. In tal modo un piccione poteva portare addosso molte più informazioni: uno dei tubi inviati nel gennaio 1870 conteneva 6 dispacci ufficiali e 15 privati. Il tutto su un singolo piccione! Un piccolo miracolo della miniaturizzazione fotografica.

Non che i piccioni fossero molto efficienti come messaggeri, comunque: pare che nel novembre 1870 di 89 piccioni inviati ne arrivarono a destinazione solo 19 e nel febbraio 1871 dei 22 piccioni partiti da Tours solo 3 arrivarono a Parigi (stime di Savelon). Cattivo tempo e cacciatori francesi affamati, nonché gli sforzi prussiani per abbattere i piccioni tramite fucilate e falchi, rendevano quello del piccione viaggiatore un mestiere infame. Non per niente, per chi disponeva di personale addestrato come l’esercito prussiano, si impiegavano le astute e rapide fatine nel ruolo di staffette. Come è noto.

 
Fonti principali:
http://en.wikipedia.org/wiki/Julius_Neubronner
http://en.wikipedia.org/wiki/Pigeon_photography
http://www.cix.co.uk/~mhayhurst/jdhayhurst/pigeon/pigeon.html

 

[Favola] Il Desiderio di Batuffolo

Scritto da il 07 set 2011 | Categorie: Conigli, Fantasy, Fatine, Favole del Duca, Rabbit Weird

Ho deciso di pubblicare sul blog questa favola. Parla di un coniglietto che sogna di essere come gli altri coniglietti. Una favola pensata per i bambini, ma che strizza l’occhio agli adulti.

Il Desiderio di Batuffolo


C’era una volta un coniglietto di nome Batuffolo, era tutto grigio, con macchie chiare e scure. Viveva in una grande città di cemento, fuliggine e asfalto. Era un coniglietto molto povero e spesso non mangiava per due o tre giorni perché gli altri coniglietti, più robusti, lo scacciavano dal cassonetto e si spartivano gli avanzi tra loro.
Talvolta Batuffolo si avvicinava ai coniglietti della sua età per unirsi ai loro giochi, ma quelli, con la pancia piena e il pelo bianco, lo scacciavano: «Torna al tuo paese, sorcio!»

Allora Batuffolo si intrufolava nelle fessure e nelle tubature, dove i coniglietti più grassi non potevano infilarsi. Mangiava i rifiuti che gli altri coniglietti non potevano raggiungere, gli scarti abbandonati perfino dai topi. Quando un ratto passava, Batuffolo si nascondeva in un pertugio o si fingeva morto, con le mosche sempre pronte a camminargli sulla boccuccia socchiusa e sugli occhi, e il ratto non lo degnava di una seconda occhiata.

Un giorno Batuffolo sbucò in un vicolo e vide la Fatina Scintilla che stava… ecco… ma questo, bambini, ve lo racconterò tra qualche anno. Batuffolo rimase a fissare la scena con gli occhioni sgranati. Quando il signore se ne andò dal vicolo e lasciò la fatina sola, il coniglietto uscì fuori e strillò: «Gno! Quette cocie le fatine gnolle fanno! Lo dilò a tutti! Dilò a tutti la velità!».
Scintilla alzò un ditino, volò fino al muro e sputò una boccata di… catarro. Batuffolo rimase stupito da quanto catarro avesse in gola la fatina. Scintilla si asciugò la bocca col dorso della mano e disse: «Zitto! Se non dici niente esaudirò un tuo desiderio purché…» Scintilla prese le due banconote lasciate a terra, ne infilò una arrotolata nella borsetta e sventolò l’altra davanti al nasino del coniglietto «… costi meno di 10 euro.»

Batuffolo non aveva mai visto 10 euro tutti assieme, non così da vicino. Alle volte aveva trovato per terra delle monetine, che subito gli altri coniglietti gli avevano rubato, ma una banconota da 10 euro? Mai! Era una cifra così grande da equivalere a tutte le ricchezze del mondo, da soddisfare qualsiasi desiderio potesse immaginare.
Batuffolo zigò di gioia: «Fatina, voglio eccele ciome tutti gli altli! Gno voglio più eccele gligio e ciolo!»
Scintilla girò attorno al coniglietto, gli tastò le costole sporgenti con la bacchetta e si fermò a riflettere con una mano sul fianco e la bacchetta che batteva sulla coscia coperta dalla calza a rete. Batté il tacco un paio di volte e un’idea le brillò negli occhietti. Scintilla sfregò il fianco di Batuffolo per guardare tra i peli e ritrasse la manina scura e unta. «Bleah…»
Si pulì la manina col fazzoletto e disse: «Va bene! Aspettami qui ed esaudirò il tuo desiderio.»

Mezz’ora dopo Scintilla tornò nel vicolo, volando sghemba per il peso del sacchetto che stringeva tra le manine. Dentro al sacchetto c’era una bottiglia d’acqua e una magica tavoletta dall’odore buonissimo. Scintilla strofinò Batuffolo con la tavoletta profumata, lo sfregò forte e lo sciacquò. Dopo molto sfregare e sciacquare, Batuffolo era diventato bianco. All’incirca. La fatina si passò l’avambraccio sulla fronte sudata e sospirò.
«Ricorda di insaponarti sotto il muso con questa tutti i giorni, finché non si sarà consumata, e di strofinare forte! Con la rogna che hai non posso fare di più o mi si staccheranno le braccia!»

Batuffolo ringraziò la fatina e corse via con il pezzo di sapone stretto tra i dentini. Non vedeva l’ora di incontrare gli altri coniglietti! Ma tutto bianco e profumato Batuffolo non era più invisibile ai predatori. Un grosso ratto gli si avventò contro e gli strappò la gola a morsi. Il coniglietto morì con il pezzo di sapone ancora stretto tra i dentini.

Il Desiderio di Batuffolo non è una favoletta.
Potete facilmente notare elementi di attualità, discriminazione, addirittura citazioni bibliche, in una favola per bambini moderna e godibile anche per gli adulti. E altre stronzate.

Nelle settimane scorse, come negli anni scorsi, il New Italian Epic è stato attaccato e ridicolizzato. Perché? Solo perché è idiota, gonfiato di stronzate da esterofili (i famosi ricercatori all’estero e la fantomatica discussione -lol- internazionale), e intellettualoide in modo becero? Basta! Il New Italian Epic è una tale merda che a pestarlo migliora. Basta pestarlo (per cinque minuti)! Bisogna essere propositivi!
Questa favola è New Italian Epic? Scopriamolo assieme.

VuMinchione ha individuato sette caratteristiche del New Italian Epic.
Controlliamole una per una e vediamo se Il Desiderio di Batuffolo le soddisfa.

1. Rifiuto del tono distaccato e “gelidamente ironico” predominante nel romanzo postmoderno.

Nessuna ironia, la storia è mortalmente seria. Letteralmente.
Nella versione precedente, che non mi piaceva a sufficienza, i toni drammatici erano ancora maggiori, il tema del dolore della solitudine calcato a fondo, e nel finale Spoiler pesante sul finale attuale. ▼

2. “Sguardo obliquo” o “azzardo del punto di vista”. Sperimentazione di punti di vista inconsueti e inattesi. Sguardo che si amplia a volte in maniera vertiginosa includendo l’extraumano come parte integrante della narrazione. A questi esperimenti, secondo Wu Ming 1, sarebbe sottesa una motivazione etica e politica.

Il punto di vista è un coniglietto denutrito che vive ai margini della società, un paria perfino tra i proletari e gli accattoni. L’extraumano c’è e la motivazione etica pure. Il “miracolo”, la “magia” realizzata dalla fatina che si riduce agli acquisti in un supermercato simboleggia la concreta perdita di qualsiasi speranza ultraterrena nel mondo, nonostante Batuffolo ne abbia ancora e creda ai “desideri realizzati”, perché ogni cosa è ridotta al suo prezzo e può essere comprata col denaro. Non ci sono sogni o speranze diversi dal possesso del denaro. Tutto è denaro. Tutto è in vendita, soprattutto la dignità. Perfino la fatina, simbolo di un passato pre-capitalista con dei valori e delle speranze, arrotonda lo stipendio come può. La morale ha pure un contenuto politico. A voi trovarla, ma è piuttosto evidente.

E Batuffolo, con il suo essere un “sorcio” grigio in un mondo di coniglietti bianchi, non richiama forse l’attualità della discriminazione dei bambini italiani nati da genitori immigrati? Ad esempio, un caso tra tanti, questo.
Riflettiamo.

3. Complessità narrativa unita a un’attitudine “pop” che spesso porta al successo di pubblico. Molti di questi romanzi, pur essendo, secondo Wu Ming 1, complessi strutturalmente e nei contenuti, sono diventati best seller.

La complessità narrativa è sia nella struttura (il ratto che lo ignora quando è grigio e poi non lo ignora più, il finale legato al tentativo di risolvere il problema iniziale -l’essere scacciato da tutti-) che nei contenuti e si mischia, con un’attitudine “pop”, al mondo degli hentai rappresentato dalla Fatina Scintilla.

4. Narrazione di storie alternative e “ucronie potenziali”.

Stendendo un velo pietoso sulle “ucronie potenziali” (i WuMing forse dovrebbero imparare l’italiano), qui abbiamo una storia alternativa, una ucronia. L’ambientazione è una Grande Città (Italiana?) che usa come moneta l’euro. Il degrado è quello che si può vedere nelle aree proletarie di tante grandi città, simboleggiato dai coniglietti. Ucronica è anche la presenza della fatina (è dal 1918 che non sono più presenti in modo così evidente in Europa).

5. Sperimentazione linguistica dissimulata che mira a sovvertire “dall’interno” il registro della prosa.

La favola si mischia a elementi moderni, viene sovvertita dall’interno, i contenuti si modernizzano. Ovvero cambiano le parole. Sembra una favola, è una favola, ma al tempo stesso è anche evidentemente “moderna” e “diversa” se paragonata alle favole del passato. Una favola adulta, perfino adultera.

6. Oggetti narrativi non identificati (anche chiamati UNO: Unidentified Narrative Objects). Molti dei testi del corpo in esame non solo non ricadrebbero in nessun genere letterario predefinito, ma allargherebbero i confini del letterario inglobando elementi testuali che producono effetti “perturbanti”.

Come sopra. Il sovvertire porta a una favola che si dilata in altro, invade il campo degli hentai, si unisce a quello della critica sociale e strizza l’occhio alla Bizarro Fiction. Senza perdere il suo valore e il suo tono di favola da raccontare ai bambini. L’effetto è senza dubbio “perturbante”.

7. Comunità e transmedialità. I testi del NIE hanno come caratteristica quella di fungere spesso da testi base per la creazione di derivati da parte della comunità di fan.

La favola è distribuita in Creative Commons (Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo). Coniglietti e fatine sono trattati anche da Gamberetta, ad esempio in Assault Fairies. La comunità, il reciproco scambio di idee, sono elementi fondamentali. Chiunque può produrre opere derivate. Volete tramutare l’opera in una audio-favola con immagini su YouTube, come già fatto con la mia favola precedente da DottorNi? Potete farlo. Volete scrivere la Ballata di Batuffolo per divulgare ai posteri la storia di un coniglietto sfortunato e del suo sogno? Potete farlo.

Invito tutti i lettori a scrivere, sui propri blog, una storia di coniglietti che sia New Italian Epic (o provi ad esserlo). Il ruolo del coniglino nel NIE: metafora o allegoria? Direi che ormai un posto nel memorandum 4.0 sul New Italian Epic non me lo può togliere nessuno. Già mi sento odoroso di cacca come un vero intellettuale! Presto: a discutere di Tolkien e del suo antifascismo! Tararararara ra ra ra, VuminchiaMan!

Fa molto Benetton questo Yin e Yang conigliesco.
E subito il pensiero corre al consumismo: gli “Abbracci” del Mulino Bianco.
Riflettiamo.

 

Segnalazione: “Assault Fairies” di Gamberetta

Scritto da il 29 giu 2011 | Categorie: Fantascienza, Fantasy, Fatine, Libri, Steamfantasy, Steampunk

La sorpresa per i quattro anni di Gamberi Fantasy è stata la pubblicazione in eBook gratuito di Assault Fairies – Vol.I, il nuovo romanzo breve di Gamberetta. Assault Fairies è un’opera bellissima per stile, contenuti e originalità del mix proposto. Non solo è un eccellente esempio di Steampunk, ha esattamente il tipo di ambientazione SteamFantasy che vorrei trovare nei romanzi, ricca di riferimenti alla storia e alla narrativa dell’epoca, con un sacco di roba fantascientifica-fantasy figa.

Descrizione
Siamo all’alba del ventesimo secolo, in un mondo che ricorda il nostro. Però è un mondo nel quale il Piccolo Popolo ha fondato una civiltà tecnologica e non ha alcun bisogno di nascondersi agli occhi degli umani.
La fatina Astride abita in un modesto appartamento a Londra, in volontario esilio dal Reame delle Fatine. Trascorre un’esistenza miserevole, costretta a lavorare come hostess in un locale notturno per pagare l’affitto. Finché una sera riceve una proposta che potrebbe cambiarle la vita. È l’occasione per riscattare il proprio onore di fatina e per salvare la città. Forse.

Assault Fairies non è solo Steampunk o SteamFantasy, ma è qualcosa di unico nel suo genere. Un mix di fantascienza militare, fantasy e fatine degno di meritare un proprio sottogenere apposito per descriverlo: military aetheric fairypunk (che non è per forza Steampunk, anche se in questo caso lo è — grazie Gamberetta! ^_^).

Sono un po’ più di 45.000 parole. Si legge in una serata.
Se siete in dubbio su cosa leggere, dedicategli un paio di ore e non ve ne pentirete (spero).
Se volete avvicinarvi allo Steampunk Fantasy leggete Assault Fairies, invece del lento e infodumposo Perdido Street Station.
Da ora in poi sarà questo il titolo SteamFantasy per eccellenza che indicherò. ^_^

Tutti i dettagli e i link per scaricare l’opera sul sito di Gamberetta.

 

Inaugurazione dell’Osservatorio Fatine

Scritto da il 01 nov 2010 | Categorie: Fantasy, Fatine, Fumetti e Manga, Storia, Storia Militare

Ho già accennato in passato all’esistenza delle fatine e al fatto che vi sia stato un complotto dopo la Prima Guerra Mondiale per farle “scomparire”. Una sorta di Operazione Paperclip per acquisire tutte le fatine d’Europa in contatto con gli umani e impiegarle nell’esercito statunitense allo stesso modo in cui già l’esercito imperiale tedesco le impiegava con notevole successo nel ruolo di portaordini, di esploratori e di osservatori per il tiro dell’artiglieria (su questo tornerò in un prossimo articolo).

Durante la guerra russo-giapponese del 1904-1905, i due attaché inviati dalla Germania (il maggiore Gunther von Etzel e il capitano Max Hoffmann) si accorsero che se i giapponesi avessero impiegato le fatine avrebbe potuto conquistare Port Arthur con mesi di anticipo: non sarebbe stato necessario conquistare la Collina 203 per mettere osservatori umani visto che le fatine avrebbero potuto volare ad altezza sufficiente senza essere viste dal nemico, controllare dove atterravano i colpi e scendere a riferire.

Port Arthur, dopo mesi di assedio e bombardamenti alla cieca, cadde in soli cinque giorni non appena l’artiglieria poté ricevere informazioni precise su come correggere il tiro per distruggere la flotta russa e l’Arsenale. Le fatine non sarebbero state rapide come il telefono nel permettere di correggere il tiro, dovendo fare avanti e indietro in volo per comunicare, ma di certo l’assedio non sarebbe durato così tanto!
In non più di due settimane, racconta Max Hoffmann, Port Arthur sarebbe potuta cadere sotto il tiro dell’artiglieria direzionata dalle fatine, evitando tutti gli inutili massacri necessari alla cattura della Collina 203.

Nonostante i giapponesi avessero già nell’esercito molte strane creature come i Karakase-obake (che ebbero raramente l’occasione di mostrare il loro valore come unità paracadutate nel corso della seconda guerra mondiale) o i Bakezori (che agivano come mine antiuomo, sbucando dal fango e strappando i piedi a morsi), la Terza Armata Giapponese non disponeva di nessuna fatina addestrata per quel compito.

Max Hoffmann nel 1913.
“Le nuove artiglierie richiedono un nuovo modo di pensare il ruolo delle fatine” (1905)

Sto divagando. Come detto tornerò al ruolo delle fatine nell’esercito tedesco in futuro.
La cattura di esseri fatati, in particolare fatine, da parte delle autorità americano causò una fuga dei superstiti che si nascosero sui monti, come i partigiani, e ridussero quasi a zero i contatti con l’uomo. Se fino alla seconda guerra mondiale era ancora possibile trovare tracce di fatine nell’esercito tedesco, seppur sospettate dai nazisti di simpatie monarchiche, da ormai più di sessanta anni il mondo fatato ha tagliato i ponti col nostro. Incontri con gnomi, fatine e spiritelli che sarebbero stati normali nel 1899, ora si riducono a fantasie di malati di mente e allucinazioni sotto l’effetto di droghe. Solo in rarissimi casi, ormai, le fatine si mostrano agli uomini. Spesso chi ha la possibilità di vederle, o di vedere altre creature strane, si rifiuta di farne parola per non apparire un malato di mente.

Qui sta la forza del “disarmo fatato” portato avanti dagli americani, nel lavaggio del cervello collettivo. Ora, nella guerra moderna, può sembrare ridicolo, ma quando gli americani nel 1919 iniziarono la caccia alle fatine, queste erano davvero in grado di svolgere compiti di intelligence e comunicazioni per cui non esisteva nessuna tecnologia sostitutiva (i ridicoli piccioni viaggiatori nella seconda guerra mondiale spesso sono storie di copertura per l’impiego alleato di fatine). Per questo gli americani non solo cercarono di procurarsi tutte le fatine possibili, attirandole con promesse di denaro e gloria o più spesso chiudendole in gabbia con la forza, ma costruirono una nuova “storia” cancellando dai libri ogni riferimento realistico al mondo fatato.

Woodrow Wilson, presidente degli Stati Uniti dal 1913 al 1921.
Con le sue idee scellerate fu responsabile del caos etnico nei Balcani durante il Ventesimo secolo e della deportazione di centinaia (migliaia?) di fatine negli Stati Uniti.

Non ci volle molto a requisire i libri che parlavano seriamente di fatine (la maggior parte erano opere stampate dagli Stati Maggiori degli Imperi Centrali) e a ridurre tutti gli altri riferimenti a elementi fantastici immaginari, come abbiamo già visto nel caso del fantasy nell’Inghilterra Vittoriana. Ciò che era vero e normale, ad esempio le fatine spogliarelliste in certi locali delle capitali europee, divenne un elemento “inventato”, semplicemente parte di un interesse per il fantastico dovuto alla crisi di fine secolo e ai timori verso un mondo moderno in cui la tecnologia non era più solo fonte di speranza. Tutte teorie costruite dopo, a tavolino, da professori e scienziati prezzolati per nascondere la verità.

In pochi decenni quelli che ancora ricordavano gli incontri avvenuti in gioventù con le fatine o gli gnomi si erano ormai convinti che fossero state fantasie (o tacevano per non rischiare il manicomio, luogo in cui la Scienza Ufficiale collocava i “dissidenti”). Le nuove generazioni non conoscevano e non conoscono più la Verità.

 
Per questo ho deciso con Gamberetta di fondare l’Osservatorio Fatine.
Gamberetta, messa di fronte alla quantità di informazioni e di prove, si è convinta anche lei della loro esistenza. Potete leggere il suo articolo dedicato all’inaugurazione dell’Osservatorio qui. È molto bello. Vogliamo raccogliere tutto il materiale possibile dedicato alle fatine, sia realistico che di invenzione. Ci interessano storie vere di fatine, testimonianze, prove, ma anche romanzi, fumetti, film, racconti. Tutte le opere degne di nota troveranno posto nella pagina dell’Osservatorio Fatine.

È importante diffondere di nuovo le fatine tra la gente, cominciando dalla loro presenza come personaggi inventati: da troppi decenni le fatine, grazie al lavaggio del cervello americano, sono diventate un elemento del fantasy fanciullesco e ridicolo, molto meno “serie” di orchi e nani che si picchiano come forsennati (vabbè, stendiamo un velo pietoso). Questo stato di cose deve finire. Le fatine devono riconquistare il loro posto nell’immaginario e un giorno, con l’aiuto di tutti, quando i ricercatori non metteranno più da parte con una risata i riferimenti alle fatine nei documenti d’epoca sfuggiti alla distruzione americana, le fatine ritroveranno anche quello nella storia.

The Manga Guide to Databases

Un bell’esempio di manga/manuale con protagonista una fatina è The Manga Guide to Databases che potete scaricare da gigapedia o rintracciare sui circuiti di P2P. Fa parte di una serie di testi in cui i fumetti vengono usati per spiegare in modo semplice materie come la statistica, la biologia molecolare, la fisica (ce ne è anche uno dedicato solo all’elettricità, utile per chi fa Fisica II o Elettrotecnica). Sono scritti bene e sono chiari, anche se mi risulta che solo quello dedicato ai database abbia una fatina.

La guida manga ai database ha anche il pregio di essere un’opera veritiera sulle fatine. Data la loro notevole intelligenza e capacità di organizzare e vagliare informazioni, le fatine occupavano posti di rilievo negli Stati Maggiori e nei servizi segreti dei paesi occidentali prima del 1918, ma alcune lavoravano anche per banche o per i ministeri degli interni. Chi meglio di una fatina può svolgere il ruolo di insegnante in un problema di organizzazione e uso delle informazioni?

La storia segue le vicende del Regno di Kod, un paese agricolo specializzato nell’esportazione di frutta, inguaiato dall’incapacità di mantenere aggiornati i prezzi perché non usa database, ma file diversi per ogni dipartimento che si occupa del commercio della frutta. La principessa Ruruna, sommersa dalle scartoffie, viene salvata da un regalo inviatole dal Re mentre è in vacanza all’estero: un libro dedicato ai Database (una strana tecnologia straniera) con allegata Tico, la fatina insegnante.
Molto piacevole da leggere. ^_^

La fatina Tico spiega cos’è la primary key

 
Chiunque può contribuire all’Osservatorio Fatine. Qui sotto potete trovare tutte le informazioni per inviare le vostre segnalazioni. Il Duca e Gamberetta sono sempre interessati a ricevere materiale o, meglio ancora, informazioni di prima mano sulle fatine.
Vi aspettiamo!

Osservatorio Fatine
Linee Guida


 
 Come segnalare
— Mandate una mail a osservatorio.fatine@gmail.com.
— Lasciate un commento all’Osservatorio Fatine presso Gamberi Fantasy o presso Baionette Librarie.

 
 Le segnalazioni devono riguardare le fatine
— La fatina è una creaturina antropomorfa dotata di ali.
— Rimane una fatina anche se possiede una coda, orecchie a punta, zanne, artigli, impianti cibernetici o altre caratteristiche simili. Tuttavia le creaturine che sono dichiaratamente demoni o robot non sono accettabili.
— Se la fatina non ha le ali non è una fatina, anche se può volare altrimenti.
— Se la fatina ha le ali ma ha perso la capacità di volare, rimane una fatina.
— Se la fatina non possiede poteri magici, rimane una fatina.
— Le fatine mutaforma sono accettabili, a patto che la forma antropomorfa con ali sia la principale.
— Fatine delle dimensioni di un bambino o di un umano adulto non sono fatine, ma fate. Le fate non sono accettabili.
— Nelle vostre indagini, tenete presente che il termine inglese “fairy” include sia le fate sia le fatine. Perciò verificate la presenza nello specifico di fatine.
— In nessun caso sono accettabili fatine “metaforiche”. Cerchiamo risorse che riguardino fatine vere.

 
 Per romanzi, racconti, film, anime, videogiochi, manga e fumetti
— Le fatine devono essere protagoniste o co-protagoniste. O come minimo le fatine devono svolgere un ruolo determinante per la storia. Non basta la loro mera presenza come comparse o personaggi secondari.
— L’opera deve essere stata regolarmente pubblicata, in Italia o all’estero.
— Le opere amatoriali sono accettabili se distribuite gratuitamente e previa verifica del livello qualitativo.
— Le opere amatoriali italiane devono essere segnalate solo via mail a osservatorio.fatine@gmail.com, vorremmo evitare spam nei commenti.

 
 Per articoli e saggi
— Sono accettati articoli e saggi di carattere scientifico, storico o culturale.
— Le fatine devono essere l’argomento principale dell’articolo in questione o, nel caso dei saggi, come minimo ci devono essere capitoli dedicati.
— Tali saggi e articoli devono essere veritieri. In altre parole saranno rifiutati tutti quegli articoli o saggi che negano l’esistenza delle fatine.
— I documentari sono ben accetti se rispettano le linee guida.

 
 Testimonianze
— Sono accettate testimonianze di incontri con le fatine.
— Incontri avvenuti nel mondo fisico. Non sono accettate testimonianze di incontri in sogno, via corpo astrale o simili.
— Se personalmente avete incontrato le fatine, ditecelo, saremo felici di ascoltarvi.
— Se la testimonianza è corredata da fotografie o filmati sarebbe splendido.

 
 Cosa non segnalare
— Disegni di fatine (almeno per ora).
— Romanzi e cartoni animati per bambini piccoli. Romanzi Young Adult sono accettabili.
— Libri illustrati di fatine, a meno che non siano disponibili via P2P o per volontà dell’autore.
— Siti che vendono statuette di fatine o altri gadget simili.

 
 Varie ed eventuali
— Sentitevi liberi di segnalare ogni altra risorsa sulle fatine che ritenete interessante.
— In ogni caso ci riserviamo il diritto di aggiungere, togliere, rifiutare o accettare segnalazioni a nostro insindacabile giudizio.
— Per ogni dubbio o domanda o per discutere di fatine scrivete a osservatorio.fatine@gmail.com.

 
Icona per Baionette Librarie Il Duca Carraronan.
Icona per Gamberi Fantasy Chiara Gamberetta.

La fatina Maple
La fatina Maple

Invito tutti a far conoscere l’Osservatorio Fatine segnalandolo nei propri blog o dovunque ragionevolmente possibile (no spam, per favore). Se volete linkare le linee guida nei vostri articoli, usate questo URL che rimanda al box sul sito di Gamberetta oppure questo URL che rimanda al mio.

 

Pagina 1 di 2
1 2 ultima »