Archivio per la Categoria 'Filmati vari'

  1. Come mangiano gli animali by Il Duca di Baionette
  2. Il primo viaggio in automobile della storia by Il Duca di Baionette
  3. Il piacere sottile di una ginocchiata sul naso by Il Duca di Baionette
  4. Mini Countryman con estetica Steampunk by Il Duca di Baionette
  5. Giornata Internazionale contro i DRM by Il Duca di Baionette
  6. Ritardo antologia e sano vekkiume by Il Duca di Baionette
  7. Eruzione di gusto by Il Duca di Baionette
  8. Trituratori by Il Duca di Baionette
  9. La scelta del manzo by Il Duca di Baionette
  10. Giornata Internazionale contro i DRM by Il Duca di Baionette
  11. Programma per bambini in Belgio (?) by Il Duca di Baionette
  12. Buon compleanno Gesù Cristo e coniglietti bonus by Il Duca di Baionette
  13. Pubblicità del vocabolario Treccani by Il Duca di Baionette
  14. Concorso Steampunk: manca un mese (di nuovo?) by Il Duca di Baionette
  15. Il calcio: strumento della Reazione? by Il Duca di Baionette
  16. Rasa il pratino... con una sciabola? by Il Duca di Baionette
  17. Il Vendicativo Dio del Tetris by Il Duca di Baionette
  18. Fare le faccende di casa con un elmetto chiodato by Il Duca di Baionette

Come mangiano gli animali

Scritto da il 17 apr 2013 | Categorie: Filmati vari, Riflessioni, Scrittura, Troll & Flame

Leggere su internet i discorsi sulla narrativa è spesso deprimente perché raramente chi parla conosce l’argomento a sufficienza da non dire idiozie dovute alla mancanza di elementi. Partecipare per rispondere è inutile perché, siamo seri, chi vuole studiare sta zitto e studia: se si parla prima di aver studiato, significa che studiare non interessa davvero. In più molte risposte prevederebbero l’ordine di studiare per mesi o anni indicando una selezione di testi e in più fornire un corso di aggiornamento che starebbe bene presso un’Università (il materiale supersintetico da me scritto per i miei corsi su AgenziaDuca.it occupa attualmente oltre 21mila parole). Non esattamente ciò che si può mettere in un commento agevolmente.

Ovviamente vi invito a rileggere questo post sulla politica delle discussioni, valido per il mio blog e per chiunque voglia parlare con me in qualsiasi altro ambito: se i requisiti non sono soddisfatti, se il metodo fondato sulla prova positiva non è applicato o se c’è puzza di malafede nel non esporre TUTTI gli elementi anche a svantaggio della propria posizione (chi si interessa di cultura espone tutto il necessario tecnicamente rilevante anche se “ostile” alla propria interpretazione), non perdo tempo a rispondere.

Chi vuole studiare studia, non scrive idiozie. Già scrivere idiozie in certi modi implica la malafede di chi gongola nell’ignoranza e non vuole né imparare con l’aiuto di altri né studiare da solo. Lo si lasci a grufolare nel proprio porcile se Mostra di volerlo, anche se intanto Racconta di voler imparare.
Se Mostrato e Raccontato sono incoerenti tra loro significa che sta mentendo oppure che l’ambito non è più il discorso sulla narrativa, ma è quello dell’igiene mentale in quanto volontà e azioni che ne derivano divergono in modo impossibile per una mente sana.

forgiveness

La Narrativa è un “tutto in equilibrio” e la mancanza di conoscenze tecniche porta a dire idiozie (sottili, nei dettagli, o grossolane, nell’essenza) perché il “sistema” non dispone di tutte le condizioni e produce quindi risposte che sembrano valide senza esserlo. Conoscere quel “tutto” (di base, i concetti) richiede anni di studi, decine di testi e un livello di dedizione e approfondimento che porti, per gli standard italiani, a essere più edotto di tutti gli editor il cui lavoro (o commenti) ho potuto analizzare. Anzi, il problema è che regolarmente ho visto gente non avere nemmeno queste basi ELEMENTARI essenziali. Considerando che la Retorica non è un’invenzione moderna e ha un senso, è facile capire come mai così tanti lettori italiani disprezzano la narrativa con cognizione di causa (29,8%, Istat 2007, non legge più perché quando ci provava i romanzi erano brutti).

La piena comprensione delle basi non è automatica nemmeno all’estero, tant’è che pure negli USA nonostante non abbiano lo stesso ritardo culturale italiano (anche se hanno subito pure loro parte dei danni del postmodernismo) tendono a dire idiozie. Anche se molto meno che da noi visto che da loro quanto meno una discreta fetta delle basi sono comunemente note (e i manuali che ne parlano considerati banale normalità e non scandalosi tomi che incatenano l’arte) mentre da noi la norma è l’ignoranza più totale. Però conoscere “meno di tutto il minimo necessario”, anche se è molto meglio rispetto a non conoscere proprio niente, è ovviamente insufficiente per ottenere il giusto range di risposte prodotte dal sistema-del-tutto-in-equilibrio-in-cui-ogni-cosa-aiuta-a-interpretare-ogni-altra per mancanza di condizioni ulteriori da porre in quel sistema (o sostitutive, visto che conoscere permette di capire e giustificare, più che di escludere).

Ecco che allora ogni discussione mancante di tutte le basi, e che produce quindi idiozie di livelli più o meno approfonditi, mi stimola una sola possibile risposta razionale diversa da “Stai zitto e vai a studiare, torna tra due anni” ed è questa:

Originale su YouTube

Volevo fare un rant migliore, ma nonostante l’effetto benefico del pitale da cumenda che indosso ancora non riesco a raggiungere le vette di pateticità dei miei maestri italici. Sarà colpa del fatto che parlo di cose serie e di criteri seri di ragionamento, senza frignare soltanto perché il mondo è brutto e cattivo. ^_^

 

Il primo viaggio in automobile della storia

Scritto da il 11 nov 2012 | Categorie: Filmati vari, Storia, Vekkiume

Confesso che nonostante la mia decisa adesione alla causa della Donna Nuova, del femminismo, delle suffragette, della riforma del vestiario, nonostante il mio impegno per l’educazione morale e di conseguenza fisica delle fanciulle, perché violare la morale naturale ha ripercussioni sul corpo e troppo spesso si curano i sintomi fisici senza badare alle cause etiche, ebbene, nonostante tutto questo, confesso di trovare divertente, talvolta, certe burle di retrogrado sapore maschilista.

Come questo spot, con il luogo comune della donna che non sa parcheggiare:

Luogo comune della “donna al volante pericolo costante” che mi sento di tacciare di infondatezza senza dubbio alcuno, avendo per quasi dieci anni osservato, singola volta per singola volta, il sesso di ogni pilota che si è inserito nelle rotonde che frequento senza badare alla precedenza, anzi, senza neppure guardare nella rotonda prima di entrare, puntando col volto sempre dritto senza esitazione.
Dopo anni di queste empiriche osservazioni posso dire con certezza che queste fandonie sul guidar male sono infondate, anzi, dirò di più: dall’osservazione di codeste infrazioni posso affermare, sapendo che le donne non commettono queste pericolose sbadataggini più degli uomini, che circa il 70% di tutti i guidatori bergamaschi è donna, un 20% è formato da anziani di ambo i sessi e solo il 10% è formato da uomini.

Starà alla Scienza ora scoprire come mai una gran fetta di codeste pilotesse, osservate al di fuori del suddetto reato stradale, tendano ad apparire con fattezze e abiti da uomo, dando l’impressione falsa e falsificatrice che i piloti siano equamente distribuiti tra i sessi (anzi, direi con una prevalenza di maschi). Che siano le rotonde a svelare la vera identità, mentre altrove il veicolo agisce da specchio camuffante? Solo la Scienza risponderà, un giorno, a questo e a ogni altro mistero della Natura!

Les Dames Goldsmith au blois de Boulogne en 1897 sur une voiturette
(Julius LeBlanc Stewart, 1901)

Voglio però sottolineare un pregio di quel video, ovvero come la donna sia molto più bella quando indossa abiti femminili e cura la pettinatura, quando porta con orgoglio la propria indipendenza di pilota senza chaperone e non ha vergogna della propria femminilità, e come il suo aspetto invece sia svilito quando le mettono quegli straccetti da sguattera alla fine (quasi a volerla punire, a farla vergognare per la sua indipendenza di Donna Nuova da ridicolizzare).

Uguaglianza di diritti non deve significare svilimento della donna e colpevolizzazione dell’attenzione al proprio aspetto. Questa è la trappola sciovinista delle infiltrate maschiliste dentro al movimento femminista. Petto in fuori, orgoglio di sé e testa alta: non può esserci Donna Nuova nella vergogna!
In più gli straccetti moderni sono solo un modo con cui le aziende del vestiario hanno fregato la gente, vendendo immondizia a caro prezzo quando prima, per la stessa cifra (bassa: basta sfogliare i cataloghi del 1897 o del 1908 di Sears Roebuck and Co di Chicago), dovevano impegnarsi seriamente e creare abiti davvero affascinanti. Ora per vestirsi con eleganza si sborsano cinque-dieci volte le cifre del passato. Follia!

Dai cataloghi Sears Roebuck and Co: cappelli della migliore qualità e all’ultima moda, da 2,50 a 3,50 dollari (1901); camicette in tessuti di pregio, alla moda, deliziosamente lavorate, da 0,25 a 3,98 dollari (1897); abiti eleganti per la casa, camicetta e gonna di finissima qualità per signore benestanti, entro i 10 dollari (1908); disponibili anche camicette elegantissime a circa 3 dollari o completi extra lusso entro i 18,75 dollari (1908); eleganti completi sartoriali per uscire di casa e per la bicicletta da 2,90 a 18 dollari (1897).
La paga di un tipico lavoratore statunitense, un operaio non specializzato nè benestante né troppo povero, era di 2 dollari al giorno.


Ora per decine o centinaia di euro rifilano straccetti senza arte, arricchiti solo dell’etichetta col marchio famoso (che le fa produrre nella stessa fabbrica cinese da cui escono quelle col marchio pezzente, a un decimo del prezzo).
Conciare da sguattere le femmine, con scollature da donnacce di malaffare per risparmiare stoffa: è questo il risultato dell’indipendenza femminile, la sottomessa accettazione di un marchio di inferiorità?

Giammai! Che la Donna Nuova sia davvero tale e non solo una succursale straccivendola, con aggiunta di sesso prematrimoniale, delle antenate suffragette! Proprio per questo io fermamente ritengo che la Donna Nuova debba guidare: bicicletta, automobile, motocicletta, motoscafo o mech bipede che sia! La Donna Nuova è indipendente nel movimento (e nel volume di fuoco anti-molestatore, grazie alle mitragliatrici del mech).
E si approfitti della scusa del veicolo per indossare pantaloni, facendo schizzar sangue dal naso dei vecchietti quando si sfreccia in bicicletta fasciate in tal guisa che nessuna curva dei glutei è nascosta! Rispondendo sbarazzine a chi male dicesse: “Scusate, ma con questi abiti da bicicletta non mi raccapezzo proprio con le taglie! Ih ih ih!”

Eppure, nonostante questa mia convinzione femminista, sono anche un estimatore dell’idea americana che una signora debba sedere alla destra del marito sulla vettura. D’altronde si parla di coppie, non di signorine indipendenti: è un altro discorso. Ed è un’idea certo più sensata rispetto a quella inglese.
Dovete sapere che gli inglesi, nazione di bottegai senza idee e senza onore, ancora percorrono le strade tenendo la sinistra, come gli antichi romani sui cavalli. La loro scusa per offendere le signore, privandole di sedere alla destra, è che così, sfrecciando in automobile o in bicicletta, possono combattere con la sciabola coloro che vengono dall’altra corsia! Ohibò, chissà che disastro il traffico se quegli svampiti bevitori di té decidono precedenze, sorpassi e parcheggi con gran fendenti!

Tipico caos stradale inglese: decidere la precedenza!

Però, però, però, poniamo fine a questa premessa e addentriamoci nella materia di questo mio breve articolo senza pretese di completezza, ma solo di fare un giusto servizio al genere femminile, che nella sua meravigliosa varietà sa unire alla più delicata bellezza lo spirito avventuriero e la capacità di badare a sé anche nelle peggiori situazioni.

Oggi voglio parlare del primo lungo viaggio in automobile della storia, ben 105 km da mattina a sera, compiuto da Bertha Benz nel 1888. Una donna che, come anticipato, coniuga la bellezza con l’intraprendenza e un tocco di follia.
Quando aveva 22 anni, nel 1871, Bertha Ringer, ancora signorina e quindi in grado di firmare contratti senza delegarli a un marito (le leggi all’epoca tali erano), finanziò l’officina del suo fidanzato, Karl Benz, permettendogli di realizzare la sua prima automobile. Con spirito illuminato, con intelligenza che pochi uomini avrebbero avuto, Bertha aveva finanziato la tecnologia del futuro. L’anno successivo Bertha e Karl si sposarono.

Bertha Ringer, futura Bertha Benz, nel 1871.

Karl lavorò a lungo all’automobile. Sedici anni dopo era ancora insicuro della propria opera e continuava a migliorarla, rifugiandosi timoroso nella scusa del perfezionamento per non presentarla al mondo per quello che era: il futuro dei trasporto (mech bipedi esclusi).
Stanca di vedere le automobili relegate a oggetti guardati con sospetto, a cui al più venivano fatti percorrere poche centinaia di metri sotto la supervisione di un meccanico, e stanca di vedere il marito che non aveva le palle di credere nella propria realizzazione, Bertha Benz pensò bene di dimostrare a proprio modo la solidità dell’opera del marito.

La mattina del 5 agosto 1888, stando attenta a non svegliare il marito, Bertha prese i due figli adolescenti Eugen e Richard e partì con l’auto, una Patent-Motorwagen Numero 3. Al marito lasciò un biglietto: “Andiamo a trovare la nonna”. Peccato che la nonna stesse a Pforzheim, a oltre 100 km da Mannheim passando tra le colline della Foresta Nera.
Potete immaginare che faccia deve aver fatto Karl quando vide che l’auto era scomparsa e capì che la moglie non aveva preso il treno!

Sicura e fiera sul bolide da 1660 cm3 creato dal marito, con una potenza di 2,5 cavalli e capace di sfrecciare fino alla velocità di 16 km/h, l’avventurosa signora partì, avviandolo a distanza di sicurezza dalla casa per non essere scoperta.

Benz Patent-Motorwagen No. 3 (1888)

Immaginate Bertha: un mondo senza cellulari, senza soccorso stradale, senza officine e senza pompe di benzina. Tra strade buone al massimo per i cavalli, su e giù di quasi 300 metri di dislivello tra le colline della Foresta Nera, per oltre 100 km. Seduta su un incrocio tra una bomba e un triciclo, roba che non si sarebbe vista di nuovo prima del volo umano o degli astronauti spediti sulla luna sopra una lavatrice spinta da un razzo.

Sfortunatamente non c’erano neppure i navigatori né le mappe del Touring Club, per cui Bertha si accorse di non avere chiara la strada per arrivare a Pforzheim. Decise di puntare verso Weinheim e da lì a Wiesloch, visto che erano strade che conosceva. Naturalmente si trovò a corto di carburante perché l’auto non aveva un serbatoio vero e proprio: teneva al massimo 4,5 litri, dentro al carburatore.

Bertha si fiondò in una farmacia di Wiesloch. All’epoca il carburante era molto costoso e veniva venduto in bottigliette, per usarlo come smacchiatore. Bertha comprò mezzo gallone di etere di petrolio (ligroina), tutta la scorta del negozio. L’incredulo farmacista, con lo strambo e puzzolente veicolo davanti al negozio, era diventato il proprietario del primo distributore di benzina della storia. La farmacia esiste ancora. Altri due rifornimenti vennero fatti a Langenbrücken e a Bruchsal.

Per raffreddare il motore, problema ancora più grave del carburante, prese l’acqua dai pozzi dei villaggi, dai pub e dai ruscelli.

Monumento dedicato a Bertha Benz a Wiesloch, collocato dove fermò l’auto per comprare il carburante, davanti alla farmacia.

Un guaio insormontabile arrivò quando, dopo Durlach, l’auto dovette uscire dalla valle del Reno e affrontare le colline. I poderosi 2,5 cavalli del motore a singolo cilindro non erano in grado di effettuare ripide salite. Bertha e i figli dovettero, quando si bloccava, scendere a spingere. Attività tutt’altro che leggera e alla fine i tre erano sfiniti. Fortunatamente arrivò un contadino, all’inizio spaventato dal veicolo, che diede una mano a spingere nell’ultimo tratto di salita.

In discesa il veicolo raggiungeva velocità elettrizzanti che il freno riusciva a ridurre solo di poco. Sparati come proiettili a cavallo di 360 kg di ferraccio.
Per il troppo attrito nelle folli discese si guastarono pure i freni, costringendo Bertha a ripararli d’emergenza con l’ausilio di un calzolaio di Bauschlott che applicò dei rinforzi di cuoio dove l’erosione era maggiore: Bertha aveva appena inventato le guarnizioni, ancora presenti nei comuni freni a tamburo!
E quando si ruppero le catene, le fece riparare al volo da un fabbro.

Nonostante il carburatore sempre rifornito, all’improvviso l’auto si bloccò. Bertha, essendo l’unico meccanico disponibile in zona, controllò il motore e scoprì che il tubo del carburatore era otturato. Prese uno spillone dal cappello alla moda (spillone probabilmente pregiato anch’esso) e lo usò per scrostare il tubo. Forse il marito non aveva tutti i torti a diffidare del proprio veicolo.

L’auto si fermò una seconda volta. Il materiale di isolamento del cavo di accensione si era completamente eroso in un punto. Senza elettricità il motore non poteva funzionare. Che fare? Serviva il genio di un MacGyver in gonnella per risolvere una situazione di emergenza simile, mai vista. Fortunatamente Bertha Benz aveva il genio necessario: si infilò le mani sotto la gonna, tirò via la giarrettiera dalla coscia e con quella isolò il cavo!

Bertha sul Benz Patent-Motorwagen No. 1 (1886)

Quando era ormai notte, Bertha giunse dalla madre e telegrafò al marito di essere arrivata. Tre giorni dopo ripartì, impiegando solo 90 km a tornare a casa. In totale poco meno di 200 km. La vicenda di Bertha Benz è molto popolare in Germania e ancora oggi il suo itinerario, tramandato per generazioni, è indicato ufficialmente dalla Bertha Benz Memorial Route, approvata nel 2008.

Il viaggio godette di grande notorietà fin da subito, grazie ai passanti terrorizzati dal veicolo che gonfiavano le notizie sui giornali. Ora tutti stavano parlando dell’automobile Benz: era quello che Bertha aveva voluto per il marito.
Gran donna.

Qui un articolo sul viaggio di Bertha Benz da cui ho tratto parte delle informazioni.

 

Il piacere sottile di una ginocchiata sul naso

Scritto da il 17 set 2012 | Categorie: Filmati vari

Visto che i Coniglietti del Venerdì non sembrano soddisfare le persone brutali e insensibili come DagoRed e Clio, ho deciso solo per questa volta di pubblicare un video più consono ai loro gusti primitivi. Rustemi Kreshnik, originario del Kosovo, viene steso con una ginocchiata sul naso da Mourad Bouzidi, olandese. L’arbitro butta uno sguardo sulla faccia di Kreshnik e decide all’istante di far terminare l’incontro, che si è trasformato in una lezione di rinoplastica amatoriale.

E intanto i nostri calciatori frignano per un doloretto al ginocchio e chiedono due badilate di milioni in più, per poi giocare svogliati in campo e cavarsela per il rotto della cuffia quando va bene.
Preferite questa roba ai coniglini, brutali sanguinari?

 

Mini Countryman con estetica Steampunk

Scritto da il 13 giu 2012 | Categorie: Filmati vari, Steampunk

Lo Steampunk, soprattutto come estetica, attira sempre più persone. Come è giusto, d’altronde chissenefrega la fantascienza e ancora di più quella di oltre un secolo fa. E comunque leggere la fantascienza del Lungo XIX Secolo serve solo a rovinarsi quel lungo repost, involontario a causa dell’ignoranza becera di tanti autori o dovuto a scopiazzature, che è stato il XX secolo. O scoprire che nessuno è più stato geniale e profetico quanto Robida 130 anni fa.

I prodotti di contorno allo Steampunk sono comunque un piacere da vedere.
Ciarpame atroce escluso, il che taglia fuori una buona fetta di pseudo-steampunk a base di ingranaggi incollati senza scopo apparente e senza alcuna volontà di rappresentare alcunché. Ma lì è palese sfruttamento dell’etichetta Steampunk per fare soldi, come con prodotti editoriali imbarazzanti quali Steampunk Poe: racconti di Poe, originali (non riscritti o reinterpretati), con aggiunte brutte illustrazione finto-Steampunk non particolarmente collegate ai racconti (le ho viste in PDF, per dare un parere a un amico editore).
Tornerò in futuro sulle rotelline incollate.

Ecco la Mini Countryman ripensata dai polacchi di Carlex Design con un design Steampunk. Per le linee e la carrozzeria in generale non si può fare molto, se non giocare un po’ sui colori e sui cerchioni, ma dentro è una meraviglia di retrò gonzo: non come un’auto storica vera, ma come una reinterpretazione moderna del passato (e un certo feticismo della rotellina decorativa). Molto NeoVittoriano/Steampunk.
E proprio come il Liberty di fine ’800, è roba per chi ha i soldi per permettersela. “Vile proletario,” tuona la plancia color rame, “trascina la tua fronte sporgente e la tua unta gavetta lontane dalla mia nobile figura!”

[...] possiamo ammirare una livrea in grigio satinato, accoppiata a cerchi, maniglie, tetto e filettature in tinta di bronzo-rame. Un tema ripreso dal nero dei vetri oscurati e dei gruppi ottici sia anteriori che posteriori. La Countryman così realizzata sembra esser uscita dal Hugo Cabret, l’ultimo film di Martin Scorsese, personalizzazione talmente bizzarra da non escludere la possibilità di poterla ammirare su di una Mini vera.

Le modifiche tuttavia non si ferman di certo all’esterno, ma bensì è proprio salendo a bordo che la vettura mette in luce tutte le scelte cromatiche decisamente eccentriche trascendendo il concetto di sobrietà e pulizia odierna. Colore dominante è in questo caso il marrone, il quale avvolge i sedili in pelle, la parte superiore della plancia, i montanti anteriori e persino la strumentazione di bordo, favorendo il contrasto col pavimento interamente ricoperto di legno. Tutte le cornici, che di serie nell’abitacolo sono cromate o grigie, sono state infine trattate con finitura in tinta di bronzo, mentre il volante, sempre con inserti in legno, al posto del classico logo della casa produttice ospita una serie di infiniti ingranaggi. Pedaliera in tinta con il resto dell’abitacolo ed insolita apertura posta al centro dei sedili, dalla quale spuntano dei finti ingranaggi, concludono l’insolita dotazione.

Fonte: http://auto.fanpage.it/mini-countryman-steampunk-by-carlex-design/

Nel generale risveglio di interesse per il Lungo XIX Secolo, che aveva iniziato a fare capolino già al tempo di Ubik (vedere la Breve Introduzione allo Steampunk), e che è notevolmente accellerato negli ultimi cinque-sei anni, l’estetica Steampunk è certamente l’elemento più evidente.
Un tempo si chiamava estetica NeoVittoriana e Steampunk era solo il “genere” letterario (film e fumetti inclusi), ma non mi dispiace usare il termine Steampunk in questa estensione piglia tutto. Spesso è molto azzecato: un computer con un case NeoVittoriano/Steampunk può somigliare davvero al Telefonoscopio di Robida, quindi il collegamento con l’ucronia Steampunk c’è.

Il buon Maurizio Galluzzo, amante dello Steampunk in generale, mi ha ricordato anche l’esistenza di due pubblicità con elementi retrò deliziosamente retard, degni di un’ottima opera Steampunk gonzo/comica: puzzolenti, ingombranti e rumorosi motori a scoppio ovunque.

Curioso che le due pubblicità, Nissan e Renault, siano così simili. L’elemento centrale, ovvero mettere un puzzolente motore a scoppio a un computer o simili, non è nulla di originale. Sia io che un mio amico abbiamo avuto la stessa idea al liceo, lo ricordo ancora, incluso proprio l’accelleratore per la CPU. E già allora ci pareva una cretinata, un cliché a cui chiunque poteva pensare, e sono piuttosto sicuro di averla sentita in più forme parecchie volte, una volta forse anche in un recensione di The Games Machine di metà anni ’90. I pubblicitari si sono scopiazzati le banalità o la stessa ditta ha riciclato l’idea per due marchi diversi? ^_^”

Infatti è una minchiata che chiunque può pensare (e che pensa): però alle Grandi Menti della pubblicità li pagano soldi buoni per avere idee che quando va male creano spot orrendi e quando va bene avrebbe potuto pensarle chiunque che non faccia il loro lavoro. Soldi ben spesi, davvero, continuiamo con il modello push obsoleto da almeno 15 anni…

Quanto meno questa volta l’idea era carina. C’è di peggio in giro. La pubblicità con Banderas e la gallina Rosita che l’ha beccato (è servito un Master o è bastata la laurea per questa battuta eccezionale?). Oppure quelle dei profumi.

Se vi interessa il marketing leggete (perlomeno) [mini]marketing, 91 discutibili tesi per un marketing diverso, eBook che Gianluca Diegoli distribuisce gratuitamente sul suo sito.

 

Giornata Internazionale contro i DRM

Scritto da il 04 mag 2012 | Categorie: Ebook, Filmati vari, Notizie Varie

È di nuovo il QUATTRO maggio e quindi, come ogni QUATTRO maggio dal 2010, è la Giornata Internazionale contro i DRM. Se non sapete ancora cosa sono i DRM, qui c’è un articolo di spiegazione per neofiti. Se già sapete cosa sono i DRM e/o se volete toglierli dai libri che avete comprato, qui c’è la mia guida.
Guida che temo dovrò aggiornare visto che gli script sono spariti e, non so come, quando si installa il lettore Kindle for PC Beta quello si aggiorna da solo alla nuova versione alla seconda apertura, anche se è stato espressamente indicato di NON farlo. Amazon come al solito è molto rispettosa dei diritti dei clienti in ambito digitale…
D’altronde ormai gli eBook sono più colpiti dalla piaga dei DRM di quanto lo sia la musica:

Anche se i DRM sono stati in gran parte sconfitti nell’ambito della musica in download, sono diventati un problema crescente nell’area degli eBook, dove la gente ha i propri libri limitati in modo tale da non poterli prestare, rivenderli o donarli o leggerli senza venire tracciato, e non può spostarli su un nuovo dispositivo senza doverli ricomprare tutti. Ci sono perfino quelli a cui delle aziende hanno cancellato gli eBook senza il loro permesso.

Qui trovate il mio articolo a tema DRM, formati chiusi e monopolio economico (e quindi intellettuale e censuratore) dell’editoria: http://www.steamfantasy.it/blog/2011/10/27/sconfiggere-il-formato-proprietario-di-amazon-salva-epub-salva-leditoria/

Tre pareri tratti dalla pagina sulla prima Giornata Internazionale contro i DRM (4 maggio 2010):

I DRM attaccano la nostra libertà su due livelli. Il loro scopo è quello di attaccare la nostra libertà limitando l’utilizzo di copie di opere pubblicate. Ciò significa forzarci a usare software proprietario e questo comporta che noi non abbiamo il controllo di ciò che questo fa. Quando le aziende si organizzano per progettare prodotti che ci limitano, allora noi dobbiamo organizzarci per sconfiggerli.

(Richard Stallman, presidente della Free Software Foundation)

Richard Stallman è famoso anche per le sue abitudini alimentari alternative:

Due commenti da YouTube:
“typical free software developer. making use of the free food from his feet.”
“what normal human being DOESN’T chew on their peeled off calluses?”
Buongustaio.

I DRM sono un disastro per gli usi legittimi di musica, film e libri. Sono progettati per bloccare le persone sull’uso di particolari dispositivi e programmi, distruggendo il nostro diritto di usare la libertà di parola per criticare, educare e discutere. DRM significa perdere il controllo ed essere alla mercé dei venditori.

(Jim Killock, direttore esecutivo dell’Open Rights Group)

I tecnici e gli attivisti più informati hanno contribuito a far conoscere i pericoli dei DRM quando la maggior parte di questi non erano che dei sistemi anticopia. Ma ora i DRM si stanno evolvendo di pari passo col cercare di limitare, da parte delle aziende, molto di più che la sola libertà degli utenti di copiare file. La giornata internazionale contro i DRM è una nuova occasione per essere, ancora una volta, all’altezza della sfida e lottare per la libertà della tecnologia.

(Richard Esguerra, Electronic Frontier Foundation)

Non comprate libri coperti da DRM. Leggeteli piratati.
Coi soldi risparmiati adottate un coniglio abbandonato.

 

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