Archivio per la Categoria 'Libri'

  1. The Anal-Retentive Line Editor by Il Duca Carraronan
  2. A dorso di mulo con Geralt di Rivia e Dragon Age by Il Duca Carraronan
  3. Edigita e Marstenheim by Il Duca Carraronan
  4. Il Corpo di Carmilla - Cyborg contro Vampiri! by Il Duca Carraronan
  5. L'Ottocento e l'Inghilterra Vittoriana, bibliografia minima by Il Duca Carraronan
  6. "Steamed" di Katie MacAlister by Il Duca Carraronan
  7. Consiglio di lettura Steampunk: Boneshaker by Il Duca Carraronan
  8. Marstenheim di Angra by Il Duca Carraronan
  9. Cinque eBook di Bizarro Fiction gratis fino al 26 novembre by Il Duca Carraronan
  10. Ancora immagini da Leviathan by Il Duca Carraronan
  11. Ma come li scrivono i libri sulle armi? by Il Duca Carraronan
  12. Qualche lettura di questo periodo by Il Duca Carraronan
  13. Isaac Babel, le frasi brevi e il singolo aggettivo by Il Duca Carraronan
  14. Il cavallo meccanico di Leviathan e due mech reali by Il Duca Carraronan
  15. Negri, Editori, Scrittori e Lettori by Il Duca Carraronan
  16. Il Cyklop Stormwalker e qualche strano elmetto by Il Duca Carraronan
  17. DUST BUNNIES e il nuovo romanzo di Gamberetta, S.M.Q. by Il Duca Carraronan
  18. Leviathan di Scott Westerfeld, primo capitolo by Il Duca Carraronan
  19. Terza immagine da Leviathan, il tirannosauro a vapore e qualcosa sui prossimi aggiornamenti by Il Duca Carraronan
  20. Seconda immagine da Leviathan e il Coniglio Steampunk by Il Duca Carraronan
  21. Il Duca col pickelhaube e qualche libro Steampunk e Steamfantasy by Il Duca Carraronan
  22. Steam Mech: Leviathan di Scott Westerfeld e Steam Wars di Larry Blamire by Il Duca Carraronan
  23. Fantasy senza Fantasia? La Strazzu colpisce ancora! by Il Duca Carraronan
  24. Esbat di Lara Manni by Il Duca Carraronan
  25. Cuore d'Acciaio e la coniglia morta di infarto: una notizia triste e due allegre by Il Duca Carraronan
  26. Il Destino di Adhara: il mondo del porno by Il Duca Carraronan
  27. Peter coniglio controcarro by Il Duca Carraronan
  28. Mazzuca: un altro giuovine in Mondadori by Il Duca Carraronan
  29. Rinascimento e Prima Età Moderna: bibliografia minima by Il Duca Carraronan
  30. La Meyer frigna e fa i capricci: tutta una farsa? by Il Duca Carraronan
  31. Dietro il prezzo di un libro by Il Duca Carraronan
  32. Un salto in libreria! by Il Duca Carraronan
  33. Medioevo: bibliografia minima per scrittori by Il Duca Carraronan

The Anal-Retentive Line Editor

Scritto da Il Duca Carraronan il 16 giu 2010 | Categorie: Libri, Pornografia, Scrittura

Pochi giorni fa ho letto un racconto molto gradevole, ben scritto e originale: The Anal-Retentive Line Editor di Dennis Cooper, tratto dalla raccolta Ugly Man. Il protagonista, line editor in una rivista pornografica gay, cerca di sedurre l’autore di un racconto arrivato in redazione. Tutta la storia è narrata attraverso ciò che scrive l’editor, ovvero i commenti nel testo e le email all’autore.

L’elemento che mi ha conquistato e mi ha invogliato a leggere tutto il racconto è il modo in cui l’editor scrive i primi commenti nel racconto: il tipo di commenti e il livello di dettaglio sono gli stessi che uso io da un po’ più di un annetto… anche se è più facile che io mi trovi a ragionare sulle conseguenze logiche di una certa scelta (ad esempio dire “zeppelin” invece di “dirigibile” in un racconto steampunk ucronico: le suggestioni relative all’importanza dei tedeschi nel settore, presente o passata, incluso un’eventuale uso militare degli stessi che ne ha diffuso il nome come “marchio generalizzato” nel mondo anglosassone sono ENORMI) o su come il punto di vista è gestito (ogni dettaglio di ogni cosa che passa attraverso il filtro del POV ci dice qualcosa del personaggio POV perché ci mostra come LUI filtra la realtà: la stessa vicenda attraverso due POV diversi genera due storie completamente diversi per suggestioni, tono, pensieri, dettagli ecc…) piuttosto che di lingue e dita che entrano nel buco del culo. ^_^”

L’inizio:

. . . I shoved my tongue deep inside his hot, tight ass [Editor’s note: Many problems here. Unless your character is Gene Simmons, he’d be lucky to insert his tongue an eighth of an inch inside the ass, which, taking into account the volume of the cavity in question, doesn’t qualify as deep. If he is a Gene Simmons type, you need to say so. Also, human asses aren’t hot. Unless your character has spanked the ass in question vigorously—and there is no mention of that—or they are in a sauna—which they are not—the exterior would be lukewarm or tepid at best. If you’re referring to the anal cavity itself, you’d be lucky to get away with warm. In fact, the tongue has a higher temperature than the anal membranes, so the effect would be a cooling. The only exception would be if the secondary character is ill and running a fever, in which case I don’t believe the main character would be rimming him, correct?] and spent a delirious hour scrounging around in his delicious, silken depths [An hour, really? It’s technically possible, but your main character’s facial muscles would be very sore, in which case “delirious” becomes a problem. May I suggest “minute”? Your point would still be made. “Scrounging” is effective. It does feel as though one is being scrounged, but I would never have thought of that word. “Around” is unnecessary, but I found its masculine, blue-collar tone erotic, so I’ll let it stand. As for “delicious,” I understand what you’re getting at. Your main character thinks the secondary character is very attractive. Hence, blah blah blah. However, an asshole is not delicious. There is barely any taste at all. It’s the aroma of the asshole that creates the illusion of a flavor. Of course calling attention to that aroma would be risky. You might have noticed that most pornographic descriptions of oral-anal sex avoid the issue, apart from the occasional aside that an ass smells “clean.” How ambitious are you? You could break new ground by eroticizing the aroma of an ass being rimmed, or you could avoid the area entirely. In any case, “delicious” won’t fly. As for “silken,” silk is dry and gauzy. Anal membranes are slick and greasy. How about “rubbery”? With “depths” we have the same problem I mentioned earlier: Your main character is not anywhere near the secondary character’s depths. There is also the problem of repetition: “deep,” “depths.”] while he devoured [Is he a cannibal? If so, do you think he’d have the patience?] my big dick [Bland, de rigueur. Perhaps “gigantic,” “monster,” “humongous”? You could also indicate whether it is circumcised or not. Is the dick leaking seminal fluid? If so, that would add some pizzazz.] and juicy balls. [Oranges are juicy; testicles sweat and very modestly at that.]

Bello, no? ^_^

Il racconto si può trovare per intero su gigapedia. Come al solito vi ricordo che dovete avere un account (gratuito) su gigapedia per vedere i libri e scoprire dove scaricarli.
Qui potete comprare Ugly Man.
E infine qui c’è il sito dell’autore.

A dorso di mulo con Geralt di Rivia e Dragon Age

Scritto da Il Duca Carraronan il 21 mag 2010 | Categorie: Fantasy, Libri

Segnalo, non essendoci più l’adorata Gamberetta a farlo, che è disponibile su eMule Il Guardiano degli Innocenti (The Last Wish nell’edizione inglese, Ostatnie Zyczenie nell’originale polacco) di Andrzej Sapkowski. Basta cercare questo file:
[EBook - ITA] Andrzej Sapkowski – Il guardiano degli innocenti – By Abyssinian.rar

Al momento vedo solo due fonti e non sono ancora riuscito a scaricarlo. La temibile piratessa libraria pare usi Fastweb quindi si è dovuto rivolgere ad altri per diffonderlo agli utenti eMule normali. Domani immagino che ci saranno già sufficienti fonti.

Geralt è uno strigo, un individuo più forte e resistente di qualsiasi essere umano, e si guadagna da vivere uccidendo quelle creature che sgomentano anche i più audaci: demoni, orchi, elfi malvagi… Strappato alla sua famiglia quand’era soltanto un bambino, Geralt è stato sottoposto a un durissimo addestramento, durante il quale gli sono state somministrate erbe e pozioni che lo hanno mutato profondamente. Non esiste guerriero capace di batterlo e le stesse persone che lo assoldano hanno paura di lui. Lo considerano un male necessario, un mercenario da pagare per i suoi servigi e di cui sbarazzarsi il più in fretta possibile. Anche Geralt, però, ha imparato a non fidarsi degli uomini: molti di loro nascondono decisioni spietate sotto la menzogna del bene comune o diffondono ignobili superstizioni per giustificare i loro misfatti. Spesso si rivelano peggiori dei mostri ai quali lui dà la caccia. Proprio come i cavalieri che adesso sono sulle sue tracce: hanno scoperto che Geralt è gravemente ferito e non vogliono perdere l’occasione di eliminarlo una volta per tutte.
(Presa da IBS)

È una raccolta di sette racconti, quattro dei quali provenienti da Wiedzmin del 1990. Ne avevo letti tre alcuni mesi fa in inglese e il mio giudizio era un “mah!”: mi ero aspettato un sommo genio, come veniva dipinto (ho anche adorato il videogioco The Witcher), e non mi è parso tale. Non fa del tutto schifo, ci mancherebbe, solo che non è un capolavoro nemmanco per il cazzo. Lo stile dozzinale lo rende perfino un po’ noioso. Mi spiace non poter dire di più perché non ho preso appunti e i tre racconti non mi sono neppure rimasti impressi. Completerò la lettura nell’edizione italiana e se mi andrà ne parlerò in futuro.

C’è da dire però che i pareri entusiasti che avevo sentito riguardavano l’intera saga di Geralt di Rivia, inclusi i romanzi successivi. Rimango speranzoso che da Il Sangue degli Elfi in poi (che è del 1994, ovvero quattro anni dopo Wiedzmin, tempo in cui può essere migliorato notevolmente) sia bello quanto dicono. Vedremo. ^_^

Un altro videogioco che mi era piaciuto molto è Dragon Age: Origins. L’ambientazione è il solito simil-medioevo intercambiabile, questa volta condito con riferimenti alle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George Martin, ma nonostante l’handicap della totale mancanza di novità nell’ambientazione aveva un’ottima trama, ottimi dialoghi e personaggi ben caratterizzati. Morrigan era arrapante.
Un gran bel gioco e appena avrò tempo proverò l’espansione Awakening, importando il mio bel nano barbuto dai salvataggi. ^_^”

Ho citato Dragon Age: Origins perché sono disponibili in italiano due romanzi ambientati nel mondo di Dragon Age, alcuni anni prima delle vicende del videogioco: Il trono usurpato e La chiamata. Li trovate su eMule cercando questi file:
[ebook - ITA] GAIDER David – Dragon Age 1 – Il trono usurpato_by Abyssinian.rar
[ebook - ITA] GAIDER David – Dragon Age 2 – La Chiamata_by Abyssinian.rar

Dopo che la madre, l’amata Regina Ribelle, è stata ingannata e uccisa dagli infidi nobili della sua corte, il giovane Maric diventa il capo di un’armata di ribelli nel tentativo di liberare il proprio popolo dal dominio di un tiranno straniero. I suoi compatrioti vivono nella paura, i suoi comandanti lo ritengono inesperto; i suoi unici alleati sono Loghain, un giovane e arrogante fuorilegge che gli ha salvato la vita, e Rowan, la splendida guerriera a lui promessa sin dalla nascita. Circondato da spie e traditori, Maric dovrà trovare il modo non solo per sopravvivere, ma anche per compiere il proprio destino: restituire la libertà a Ferelden e il trono usurpato alla propria discendenza.
(Presa da IBS)

In “Dragon Age. Il Trono Usurpato”, Maric ha attuato la sua vendetta contro i responsabili della morte di sua madre. Ora, dopo aver recuperato il trono, Re Maric consente infine al ritorno a Ferelden dei leggendari Custodi Grigi dopo oltre duecento anni di esilio. Al loro arrivo, però, portano cattive nuove: uno di loro è fuggito nelle Deep Roads e si è alleato con il loro antico nemico, le mostruose darkspawn. I Custodi Grigi hanno bisogno dell’aiuto di Maric per trovarlo, quest’ultimo accetta con riluttanza di condurli per i passaggi attraversati anni prima, all’inseguimento di un segreto mortale che minaccia di distruggere tutto il Regno.
(Presa da IBS)

Ho letto l’incipit del primo e mi è sembrato spazzatura senza appello. Non so dire quanto dello schifo dipenda dalla traduzione, ma così a occhio temo che sia proprio l’originale a essere una merda indegna. ^_^
Ciò non toglie che pure la traduzione, a detta della piratessa libraria Abyssinian, sia nel suo piccolo una schifezza:

note di Aby: avendo giocato a dragon age in inglese e letto questo libro in inglese…la traduzione è PESSIMA. se lo facevano tradurre a qualcuno che conosceva minimamente il gioco era un pochino meglio. [esempio: surfacer, il termine usato dai nani per quelli che vivono "sotto il cielo" diventa "voi-con-la-testa-tra-le-nuvole"]
A parte questo, godibilissimo da parte dei giocatori, forse un pò più difficile per chi non ha giocato a dragon age origins, in quanto i due libri ne costituiscono il prequel, narrando la storia dei genitori dei personaggi del gioco, forse lasciando alcune cose spiegate nel gioco per scontate.
A parte questo, io l’ho adorato.

Se avrò tempo e mi sentirò masochista proverò a leggere il primo. Forse.

Dopo un paio di mesi di sola saggistica (storia e manuali di scrittura), mi sta tornando voglia di narrativa fantasy. Inizierò con Geralt che almeno non mi costringerà, per il disgusto, a rifugiarmi di nuovo nei saggi storici.
Buona lettura!
 

Edigita e Marstenheim

Scritto da Il Duca Carraronan il 12 mag 2010 | Categorie: Ebook, Editoria, Libri

Sono stati annunciati i romanzi finalisti e il vincitore del Premio Urania 2009.
Tra i quattro finalisti c’è Marstenheim, il romanzo alla cui revisione avevo collaborato e di cui avevo già parlato tempo fa. Non ha vinto, ma non se lo aspettava nessuno e comunque non sarebbe stato un gran vanto, anzi: dopo Sezione Pi-Quadro, Il Dono di Svet e il sommo capolavoro e-Doll (ho letto un po’ solo quest’ultimo, una porcata indegna, mentre per gli altri mi fido dei pareri ricevuti), il Premio Urania ha affossato la propria credibilità oltre i limiti tollerabili.
Capisco che Il Dono di Svet possa essere stato il vincitore perché era il meno brutto del mucchio, ma con e-Doll l’unica scelta ammissibile, se davvero era il romanzo meno schifoso (cosa di cui dubito), era rifiutarsi di dichiarare il vincitore per preservare l’onore del Premio stesso. Un Premio in cui i lettori non credono è un Premio senza valore.

Spero che il vincitore di quest’anno sia leggibile. Alberto Cola non è uno sconosciuto, ha varie opere all’attivo e in teoria dovrebbe saper mettere in sequenza delle parole senza incrociare gli occhi. Il fatto che si sia abbassato a scrivere un romanzetto per Storie di Draghi, Maghi e Guerrieri, collana oscena che mesi fa gridava “Stiamo morendo, aiuto!”, non aumenta la mia fiducia. Vabbè…

Stringi forte il premio e non fartelo rubare dagli Invidiosi!

Passiamo a Edigita.
La notizia sta rimbalzando un po’ ovunque, perfino sui Giornali Fatti di Alberi Morti come Il Corriere della Sera o La Stampa. Edigita (Editoria Digitale Italiana) è una piattaforma per la distribuzione di eBook annunciata e sostenuta da Feltrinelli, Messaggerie Italiane, GeMS ed Rcs Libri. Aprirà ufficialmente in autunno con i primi 2000 titoli. Mondadori invece, come ricorderete, aveva deciso di fare in proprio.

Edigita nasce con l’idea di fornire una piattaforma di distribuzione a chiunque voglia vendere eBook in Italia, semplificando le questioni amministrative e di gestione del negozio online (fornirà catalogo e servizi a ibs.it, LibreriaRizzoli.it e laFeltrinelli.it, ad esempio, ma anche ai negozi online stranieri che vogliano vendere quegli eBook), dando uguali condizioni a tutti gli editori interessati ad aderire, offrendo i DRM per ePub e PDF (eh eh, due cucchiai di merda rendono migliore ogni ricetta!) e lasciando la politica di prezzo, che senza dubbio verrà costruita in modo da risultare fallimentare, in mano agli editori stessi.
Concorrenza diretta all’altra piattaforma per la vendita di eBook presentata pochi mesi fa, Stealth di Simplicissimus Book Farm. E come ricorderete Giunti Editore aveva acquistato il 20% del capitale di SBF nel marzo scorso, ulteriore segnale che qualcosa si sta muovendo perfino nella provinciale e sonnolenta Italia.

Ma c’è realmente un mercato per l’ebook? La quota negli Stati Uniti è stata nel 2009 inferiore al 2% e secondo le previsioni crescerà fino al 15-20 per cento entro il 2015. Edigita prevede che il mercato italiano possa raggiungere almeno i 60-70 milioni di euro nel 2015 con una quota non inferiore al 4-5%.
(Il Corriere della Sera)

La quota è inferiore al 2% nel 2009 considerando l’intero mercato editoriale, libri di testo inclusi, ma come dichiarato dalla Association of American Publishers arriva al 3,31% se si considera solo il settore trade book, che è quello che ci interessa maggiormente visto che va a coprire i romanzi e gran parte di ciò che si trova nelle normali librerie. Al Konrath di turno il fatto che il settore “in generale” sia al 5% perché i libri di chimica dei licei e i testi all’università sono ancora di carta non frega molto se poi i romanzi sono al 20%, no? ^_^

Peso degli e-book sul mercato italiano, da oggi al 2015. Forbice minimo-massimo.
Fonte Tom’s Hardware.

Per il 2010 in USA ci si aspetta un bel 8-9% in eBook per i trade book e quindi è facile che il 15-20% più che nel 2015 lo si raggiunga nel 2012. Sarebbe interessate scoprire se le stesse percentuali italiane devono essere riconsiderate se si ignorano i libri scolastici, di cui non mi frega nulla, e se magari si possa arrivare a quel 4-5% minimo non nel 2015, ma già nel 2012-2013.
Guardate i dati nella forbice minimo-massimo: se riguardano l’intera editoria, come fa supporre il collegamento con gli USA al di sotto del 2%, significa che forse l’Italia è indietro solo di due anni (la cifra che ogni tanto sparavo allegramente).
Due o tre anni sono un sacco di tempo. Cinque sono un’enormità. Chissà…

Certo, il libro cartaceo continuerà a essere la priorità. «Naturalmente tutti gli editori hanno interesse a difenderlo — spiega Carlo Feltrinelli —. Ma questa è un’iniziativa moderna e un segnale di grandematurazione di un pezzo importante di editoria italiana. È un progetto lungimirante, aperto a tutti. Non è una setta chiusa»
(Il Corriere della Sera)

“Naturalmente tutti gli editori hanno interesse a difenderlo”. Messaggio piuttosto chiaro, ma ero stato già avvertito da altri: l’interesse non è nell’eBook, ma nel far credere che lo sia allo scopo di prenderne possesso (in questo caso imponendosi con sistemi di distribuzione) per ritardarne il più possibile il successo. A che scopo? Naturalmente per proteggere/difendere i libri di carta indeboliti dalla fase di transizione in cui non si può ancora vendere solo in eBook perché pochi li leggono però allo stesso tempo quei pochi tolgono sufficienti vendite al cartaceo da renderlo sempre più antieconomico. Una lenta transizione guidata dall’Alto invece di un rapida rivoluzione mossa dal Basso. E quelle maledette automobili che hanno rovinato il business delle fruste da cocchiere ancora bruciano parecchio…

Aspettiamoci mesi di attesa tra l’edizione cartonata a 20 euro e l’ebook a 9-10 euro. Con DRM, naturalmente, perché i DRM piacciono ai clienti, fanno bene alla salute, proteggono la pelle dal sole eccetera eccetera come già dimostrato nel caso della musica. Leggete tra le righe perché dietro il finto entusiasmo c’è un chiaro messaggio: l’eBook fa paura e viene visto come un male inevitabile i cui effetti orrendi e catastrofici vanno rallentati il più possibile. Mi sarei spaventato a immaginare editori con un cervello funzionante.
Tutto regolare.

Per finire:

In base ai primi dati raccolti dagli editori coinvolti emerge infatti che il 7,5 per cento degli intervistati dichiara di aver già comprato (o di accingersi a farlo) un e-reader. Un altro 5,8 per cento aspetta solo un maggior numero di titoli in italiano e un altro 2,8 per cento la possibilità di leggersi col nuovo mezzo i best seller.
(Punto Informatico)

Dati confortanti sull’interesse degli italiani nei confronti degli eReader. Al 7,5% di interessati ad acquistare un eReader si aggiungerà un altro 8,6% non appena i due grandi venditori online, Mondadori Ebook ed Edigita, faranno il loro debutto in autunno. Come dimostrato nel caso della Spagna è proprio l’offerta di eBook a fare la differenza: non appena aumentano e la gente capisce che può comprarli agevolmente (tutti i nuovi lettori di ebook avranno il WiFi e l’acquisto online, non scordiamolo), l’intero settore fa un balzo avanti perché entrano in gioco le masse che attendevano il “momento giusto” per comprare un eReader e leggere gli eBook.

I grandi editori dovranno darsi una svegliata, ma anche se non se la daranno… chissenefrega. ^_^

Il Corpo di Carmilla – Cyborg contro Vampiri!

Scritto da Il Duca Carraronan il 17 apr 2010 | Categorie: Libri, Steampunk

Volevo segnalare Il corpo di Carmilla due mesi fa, ma mi sono dimenticato. Regolare. ^_^
Il corpo di Carmilla, progetto di Medeaonline ideato e curato da Andrea Cattaneo, è il seguito Steampunk del romanzo Carmilla di Joseph Sheridan Le Fanu.
Chiunque può partecipare alla stesura inviando il capitolo richiesto entro la data di scadenza: il migliore verrà selezionato per fare parte del romanzo. Tutto il materiale scelto verrà revisionato, ordinato e integrato (se necessario) con ulteriori capitoli prodotti dalla redazione di Medeaonline. Trovate i dettagli nel regolamento.

 
L’originale: Carmilla di Le Fanu
Il racconto risale al 1872 (25 anni prima del Dracula di Bram Stoker) e contiene uno dei più famosi vampiri femminili della letteratura, Carmilla. Riporto la trama come viene sintetizzata sul sito de Il corpo di Carmilla.

Stiria, Austria, 1870 circa – In un castello isolato vivono in totale solitudine Laura, suo padre e le sue due governanti. Una sera, nei pressi del castello, una carrozza di passaggio ha un incidente. I passeggeri (Matska, Carmilla e una terza misteriosa donna che rimane in disparte) ne escono indenni. Matska e Carmilla si presentano come madre e figlia. Il padre di Laura, per permettere a Matska di proseguire il suo urgente viaggio, offre ospitalità a Carmilla cadendo nel tranello ordito dalle due. Carmilla in realtà è un vampiro e mira a raggiungere sua figlia Laura. Dopo diversi lutti e varie peripezie Carmilla Karnestein viene smascherata e giustiziata. Il resoconto di tutta la vicenda – messo per iscritto dal dottor Hesselius – è affidato alle parole di Laura che, in seguito, morirà misteriosamente.

Leggendo la traduzione italiana a cura di Roberta Formenti, ho potuto godere di alcune chicche che hanno abbassato ancora di più la mia stima dei traduttori italioti.

Vi riporto la traduzione:

Pur non essendo gente molto ricca, in Stiria abitiamo in un castello, detto anche Schloss. Una piccola rendita, in quella parte del mondo, permette di fare molte cose. Noi ne abbiamo una di otto, novemila sterline all’anno. In patria (l’Inghilterra, perché mio padre è inglese e anch’io porto un cognome inglese, anche se non ho mai visto la Gran Bretagna), con quella rendita non saremmo mai stati considerati ricchi

E l’originale:

In Styria, we, though by no means magnificent people, inhabit a castle, or schloss. A small income, in that part of the world, goes a great way. Eight or nine hundred a year does wonders. Scantily enough ours would have answered among wealthy people at home. My father is English, and I bear an English name, although I never saw England.

Me ne sono accorto subito perché 8-9.000 sterline non sono affatto poche! Con 1.000 sterline già si può fare la vita da gentiluomo di campagna (Squire). Con 8.000 sterline l’anno si vive benissimo tra la nobiltà inglese. All’inizio ho pensato che l’errore di traduzione fosse in “rendita”, perché magari era stato tradotto male “una fortuna di 8-9.000 sterline”: con quella espressione si sarebbe indicata una rendita annua del 3-5% di quel valore investito (ma 250-450 sterline l’anno sarebbero state davvero troppo poche!). Non mi passava proprio per il cervello che l’errore potesse essere nell’aver tradotto centinaia con migliaia: è il tipo di errore che solo un traduttore amatoriale che lavori alla cazzo di cane potrebbe fare!

Dato che la cifra in ogni caso non mi tornava e l’ipotesi 800-900 (la cifra che avrei indicato io se fossi stato Le Fanu) mi suonava più credibile, mi sono letto l’originale in inglese. Avevo fatto male a non pensare subito che l’errore fosse così semplice: cento, mille, che differenza può fare per un traduttore italiano? Evidentemente il livello “brutto fansub” è quello considerato professionale nell’editoria del Bel Paese.

A parte l’errore indicato prima, non capisco come mai Roberta Formenti si sia inventata un orrendo inciso tra parentesi che nel testo originale non è presente. La traduzione della Formenti in generale fa pietà, ma inventarsi addirittura le parentesi è una cosa che non pensavo si potesse fare. Si impara sempre qualche cosa frugando nel Made in Italy.

Posso però indicare una cosa positiva: quando ho segnalato l’errore al signor Cattaneo, giusto come curiosità sul livello delle traduzioni italiane, lo ha subito corretto nel file RTF ospitato sul sito. È una cosa positiva.

Legendary Fansub Failure:
in Italia sarebbe considerato un lavoro da professionisti.

 
Il seguito: Il corpo di Carmilla di AA.VV.
Il corpo di Carmilla non è solo un seguito: il mondo stesso del libro precedente è differente da quello che conosciamo, virato a un sano Steampunk gonzo quanto basta. Riporto in poche parole quanto spiegato nella pagina del canovaccio.

Napoleone è fuggito anche da Sant’Elena: nel 1815 ha ripreso il potere e lo ha conservato. Non molto credibile considerando che ormai da tempo era vecchio mentalmente, incapace di rischiare (tratteneva sempre la Vecchia Guardia dall’impiego, con risultati pessimi) con quelle manovre calcolate e coraggiose che l’avevano reso il Più Grande: non poteva più reggere alla sequenza di ulteriori coalizioni Austro-Franco-Russo-Britanniche e lo aveva dimostrato. I Russi, anche da soli, hanno il bene più grande: una popolazione da cui trarre soldati così grande da essere considerabile come Risorsa Illimitata (se ne accorsero i tedeschi nel corso della Grande Guerra). Ma vabbé, qui ce l’ha fatta. PUNTO. È la base, non si discute.

Fin qui ok, tutto normale.
Ora comincia il gonzo historical dello Steampunk di prima generazione: per sottrarsi alla vecchiaia, Napoleone si fa realizzare un nuovo corpo da d’Alembert con arti meccanici e organi artificiali. Conciato come un cyborg steampunk, un mostro di Frankenstein con più componenti meccaniche, è arrivato senza problemi al 1870.
Non contento Cyborg Napoleone (più cattivo dell’Adolf Hitler in Armatura Potenziata) ha iniziato a tramutare i suoi sudditi in mostri biomeccanici come lui, grazie ai portentosi progressi nell’evoluzione della Alembrite di d’Alembert (marchingegno che si fonde con la spina dorsale, permettendo di comandare il corpo artificiale).
Super soldati cyborg steampunk!

Adolf Hitler in Wolfenstein 3D

 
Napoleone invade gli stati tedeschi e la penisola italiana, grazie al patto di non aggressione con la Gran Bretagna, ma l’Austria è pronta a difendersi: da tempo vengono studiati i vampiri, il modo per causare il vampirismo e le procedure per educare il nuovo vampiro. Alla superscienza rivoluzionaria verrà contrapposta la forza del folklore reazionario.
È il protocollo Zaide per la creazione di soldati-vampiri. Super soldati incapaci di sentire dolori, fortissimi, rapidissimi. Gli Asburgo non possono diffondere il vampirismo tra la gente: assieme ai poteri viene anche una difficile controllabilità che solo le cure più attente (e l’abbinamento di un vampiro tutore) possono tenere a freno. I figli cadetti dei nobili, soprattutto di quelli poveri o decaduti, desiderosi di riscatto economico e sociale servendo l’Austria, possono fornire una eccellente fonte di reclutamento per i super soldati vampiri. Il volgo fornirà il sangue per nutrirli.

Qui entra in gioco Carmilla: l’esecuzione del vampiro non è stata completa perché il corpo, proprio per permetterne il recupero, non è stato bruciato. Carmilla può rivivere e servire l’Austria. Ma manca la testa! Chi l’ha presa? Se Carmilla non è davvero morta, che le sta succedendo? Se il corpo è da una parte e la testa da un’altra, dove si trova il suo spirito?

“[…]il vampiro, quando viene eliminato dalla sua doppia esistenza, è proiettato in una condizione di vita ancora più orrenda”.
(J.S. Le Fanu)

Carmilla è confinata nel Limbus:

Una sorta di aldilà simile nell’aspetto ai paesaggi di De Chirico. Gli abitanti di questa regione metafisica vivono in totale solitudine – incontrandosi controvoglia e molto raramente – in enormi spazi vuoti segnati da costruzioni dalle geometrie inquietanti, statue, ciminiere, orologi ecc. Dei loro corpi la parte che ne ha determinato la morte è avvolta in drappi bianchi che non possono in alcun modo rimuovere. Carmilla è completamente fasciata in un sudario: solo la sua testa è scoperta. Del Limbus e delle leggi che lo regolano non si sa altro se non il suo nome inciso in caratteri latini sui tombini e sui frontoni degli edifici.

Vi rimando al canovaccio per il resto delle informazioni e per gli approfondimenti. Un solo piccolo commento per la parte “scientifica”: se si evit di tirare in ballo il moto perpetuo è meglio… è peggio perfino di dire che c’è dentro un coniglio in bicicletta. Davvero.

Un esercito di super soldati cyborg contro una élite di super soldati vampiri. Le premesse per l’Arte con la A maiuscola: un “mostro di Frankenstein contro Dracula” (da non confondere col film di titolo simile) nella migliore tradizione di Alien contro Predator, Frankenstein contro l’Uomo Lupo, King Kong contro Godzilla o Fracchia contro Dracula. Mancano solo i Ninja. Ma già vedo nel canovaccio le possibilità per ghiotti spin-off orientali:

Cina e Giappone sono considerati dal governo britannico mercati estremamente importanti, da sfruttare a fondo e senza scrupoli [...] Estorsioni e ricatti ai danni degli amministratori orientali sono all’ordine del giorno ma, se questo non dovesse bastare, il governo britannico ha a sua disposizione un’élite di sicari imprendibili e infallibili: i vampiri.

Vampiri contro Ninja, lo scontro finale! ^_^”
Però ci vorrebbe anche Ninja contro Pirati…

A parte certi piccoli dettagli qua e là nel Canovaccio, come il motore o cose così, l’idea non è male. Non brilla di novità o di intelligenza, ma per essere un seguito Steampunk di un racconto coi vampiri direi che le basi ci sono tutte per poter fare qualcosa di bello. Di certo ce ne sono molte di più che non nelle premesse di Boneshaker (ma meno che in Leviathan: lì a usarlo bene quello scenario era un gioiellino). E comunque meglio un po’ di gonzo historical fiction che mischia sovrannaturale, Ottocento e superscienza che non i soliti elfi nei boschi, i vampiri liceali, ora pure gli angeli innamorati e gli Dei dell’Olimpo e tutte le altre minchiate che popolano tre quarti degli scaffali delle librerie.

Il problema di fondo rimangono i vampiri: sono quindici anni che vengono cacciati in gola alla gente in ogni salsa possibile e ormai la semplice parola “vampiro” trascina una sensazione di dozzinalità e di ridicolo. Un po’ come gli elfi nel fantasy, forse pure peggio. Quando si usano i vampiri, a meno di non rivolgersi a un pubblico di adolescenti craniolese, si parte con lo svantaggio implicito di dover dimostrare che il tutto non farà schifo come l’ennesimo romanzo coi Vampiri N°4532. Questo handicap però non è evitabile trattandosi di un seguito di Carmilla.

The Faggiest Vampire (Il vampiro più recchione), romanzo per bambini di Carlton Mellick III.
Forse i vampiri di questa storia sono più sopportabili del solito.

 
Di solito non mi interesso ai progetti a più mani perché li trovo indeboliti in partenza dal possibile inquinamento da mediazione generato dalle sottili differenze di interpretazione degli autori coinvolti che, per quanto simili nella visione della storia, non possono essere identici (se fossero identici sarebbe “un” autore). L’inquinamento da mediazione colpisce sia il contenuto (cosa significa che se metto stupri anali di minorenni tu non partecipi più? Bigotta di merda!) che l’atmosfera (dovuta alla diverse conoscenze e alle sottili interpretazioni delle scene, oltre al bisogno di accontentare un po’ tutti mediando scelte inaccettabili per alcuni) che l’omogeneità del testo (per il diverso modo di rendere le scene con il proprio particolare filtro cinico/sadico/materialista/introspettivo/ecc…), rischiando di trasformare il prodotto finale in qualcosa di confuso e piatto. Sono un sostenitore del fatto che si debba lavorare da soli, faticare da soli e ottenere il risultato meritato da soli, senza facili scappatoie per suddividere la fatica. Controllo totale.

In questo caso la questione è un po’ diversa: una fan fiction collettiva (o più di una) a tema Steampunk supervisionata dall’alto, con i dettagli fantastici importanti già decisi in precedenza dalla mente creativa a capo del progetto. Lo Steampunk vecchia scuola (gonzo!) nelle premesse c’è tutto, non come in quell’aborto di Boneshaker. Mi rimangono fortissime perplessità su cosa ne verrà fuori, visto il modo in cui si scrive in Italia (se già è difficile trovarne uno che scriva in modo passabile, figurarsi uno per capitolo), ma in teoria le basi per il lulz ci sono. E temo anche che trattando con eccessiva seriosità la storia, quando invece il trash insito nelle scelte fantastiche (cyborg VS vampiri) prevederebbe umorismo e leggerezza (come in Zeppelins West di Lansdale), si possa rovinare tutto.
Non è il mio Steam ideale, ma mi accontento: la segnalazione ci voleva.

Qui trovate il Regolamento.
 

L’Ottocento e l’Inghilterra Vittoriana, bibliografia minima

Scritto da Il Duca Carraronan il 17 feb 2010 | Categorie: Libri, Storia, Storia Militare

Dopo gli articoli di bibliografia minima sul Medioevo e sul Rinascimento, pensati in particolare per gli scrittori alle prime armi, ecco quello sul Lungo XIX Secolo… circonciso: sì, per preferenza personale ho deciso di amputare la prima fetta, concentrandomi sul periodo tra il 1837 e il 1914, dove si colloca il meglio dell’Ottocento e il mondo dell’Età Vittoriana in senso ampio (più adatta per gli appassionati di Steampunk che non il primissimo Ottocento). Per motivi di disponibilità dei testi (e di brevità) mi sono concentrato sull’Inghilterra, vera nazione guida del periodo.

Nonostante le cose si facciano davvero interessanti solo dopo il 1851, ho suggerito lo stesso anche un testo dedicato esclusivamente alla vita nel 1837-1851, giusto per completezza (e perché è uno dei migliori testi in italiano che ho letto).
Questa volta ho deciso di non limitarmi ai soli testi in italiano visto che l’ottima disponibilità di quelli in inglese, addirittura gratuiti (piratati), permette di suggerire titoli ancora più specifici per i bisogni di chi intende ambientare storie nell’Inghilterra Vittoriana.

I testi sono stati divisi in tre blocchi più un quarto “bonus”: storia in generale (per inquadrare l’epoca, necessario se non si hanno solide basi storiche); vita quotidiana (dettagli spiccioli e informazioni spendibili per immaginare la vita nell’Inghilterra Vittoriana che un tipico libro di storia generale non fornisce); altri argomenti interessanti (sei testi scelti per soddisfare ulteriori curiosità specifiche del lettore); link a siti internet che si occupano di argomenti correlati (vita quotidiana, armi) e libri gratuiti dedicati al mondo militare (non adeguatamente coperto nei testi precedenti).

Segnalerò ulteriori testi e risorse web in futuro, per ora iniziate con questi.

Storia in Generale
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Il Trionfo della Borghesia (1848-1875), di Eric J. Hobsbawm.
Tra il 1848 e il 1875 l’economia capitalistica estende la sua influenza su tutti i continenti, trasformando o semplicemente subordinando le realtà più diverse. L’ideologia liberista si afferma in Europa e negli Stati Uniti che insieme costituiscono il centro propulsore della grande trasformazione. Grandi concentrazioni di ricchezza, vasti movimenti di popolazioni, sviluppi straordinari e concrete applicazioni della tecnologia su larga scala caratterizzano questi decenni. Sul piano politico, la rivoluzione, che ha dominato la scena nei settanta anni precedenti, scompare dall’orizzonte.

Esiste anche un testo dedicato al periodo precedente, L’Età della Rivoluzione (1789-1848), ma non lo inserisco perché per gli obiettivi di questo articolo ha più senso concentrarsi sulla seconda metà del secolo. L’inizio di questo libro presenta comunque una sufficiente panoramica degli anni precedenti, in particolare della Primavera del Popoli del 1848.

 
L’Età degli Imperi (1875-1914), di Eric J. Hobsbawm.
La storia dell’Età degli Imperi è quella del mondo e della società del liberalismo borghese avanzante verso la strana morte che la coglie proprio quando essa raggiunge il suo apogeo, a causa proprio delle contraddizioni insite in questa sua avanzata. Con uno stile espositivo intelligente, Hobsbawm accompagna il lettore alla scoperta di un mondo apparentemente lontano e lo rende consapevole delle profonde radici che legano quel mondo al nostro secolo breve.

A mio parere è il più interessante del trittico di Hobsbawm, ma non escludo che questo dipenda solo dalla mia preferenza per la Belle Époque.

Potete trovare i tre libri di Hobsbawn in inglese qui:
http://gigapedia.com/items/387712/the-age-of-revolution–1789-1848 (PDF con OCR)
http://gigapedia.com/items/54354/the-age-of-capital–1848-75 (formato DjVu, lo odio)
http://gigapedia.com/items/388472/age-of-empire–1875-1914 (PDF)

 
Inghilterra Vittoriana. Genesi e Formazione, di George Kitson Clark.
Quest’opera costituisce una proposta di integrale revisione della storiografia sull’Inghilterra dell’800. Lo scopo dell’autore è di mettere a nudo i luoghi comuni di talune correnti storiografiche che non sempre hanno saputo cogliere i multiformi aspetti di un realtà storica complessa. La Rivoluzione Industriale non fu una forza cieca e negativa: pur tra contraddizioni e sofferenze essa creò una ricchezza che si diffuse nelle varie classi sociali, elevandone il tenore di vita.

La copertina proposta sopra è quella dell’edizione inglese (The Making of Victorian England) perché la copertina italiana non l’ho trovata online, ma non vi perdete nulla: è solo uno sfondo grigio con delle scritte nere dentro a rettangoli bianchi. Io ho l’edizione italiana Jouvence del 1981, presa su libreriauniversitaria.it. Non so se ce ne sono ancora copie disponibili. Su altri siti lo segnano come non reperibile. Il testo non è recentissimo (1962), ma è un classico tra gli studi sull’Inghilterra Vittoriana e ha una parte iniziale sulla demografia che mi è piaciuta molto. Sfortunatamente è piuttosto noioso da leggere: non ci troviamo di fronte a un grande narratore come il Gilbert della Grande Guerra. In inglese lo potete trovare senza problemi.

 

Vita Quotidiana
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La vita quotidiana in Inghilterra ai tempi della regina Vittoria, di Jacques Chastenet.
Con il suo nome segnò un’epoca: mai come sotto il suo regno l’Inghilterra fu tanto potente nel mondo. In questo volume Jacques Chastenet, accademico di Francia, racconta la vita quotidiana in Gran Bretagna nel primo periodo del regno della regina Vittoria. È il trionfo dell’età industriale e del capitalismo: si sviluppano le industrie, si allargano i commerci, nascono le prime ferrovie e si costruiscono le prime navi a vapore. Nasce il proletariato, si organizzano i primi sindacati e le classi inferiori cominciano la loro battaglia per ottenere il diritto di voto e la possibilità di eleggere i propri rappresentanti in Parlamento. Il lavoro e il sacrificio sono considerati valori supremi e la divisione sociale è rigida.

Questo libro è fuori commercio, ma con un po’ di fortuna si può ancora reperire su eBay. L’ho visto la prima volta nella biblioteca del mio quartiere, me ne sono innamorato e l’ho comprato subito su eBay, stessa edizione del 1998, ancora avvolto nel cellophane.
L’opera si concentra solo sui primi 14 anni del regno della regina Vittoria (ovvero 1837-1851), scegliendo l’Esposizione Universale come punto di svolta tra il primo periodo del regno e il secondo. Divertimento, viaggi, educazione, vita borghese, vita nei sobborghi, letture, esercito… coprendo molti argomenti si tratta di un’opera molto utile per costruirsi una visione d’insieme della vita in quegli anni.
Il culto del lavoro, il risveglio evangelico con la conseguente attenzione alla condizione dei lavoratori (disinnescando la bomba del socialismo un piccolo cambiamento alla volta), la politica del periodo, le scuole durissime in cui la borghesia inviava i figli (con bambini talvolta denutriti fino alla cecità o rinchiusi in punizione per settimane) e molto altro ancora.

 
The Writer’s Guide to Everyday Life in Regency and Victorian England, di Kristine Hughes.
Un’opera interessante, ma non eccellente. Ho notato anche alcune imprecisioni, ma non avendole segnate non le ricordo bene (una forse era dentro le pochissime righe, una manciata, dedicate alle armi). La prima parte, quando parla dell’illuminazione stradale e delle candele, è fatte bene. Anche la parte sui commerci da strada e sul cibo (la produzione del burro, il tè, il latte, la cucina) non è male. Dopo però la qualità diminuisce e la lettura, seppur piacevole, diventa meno illuminante. Molto positiva è la presenza di una ricca bibliografia al termine di ogni capitolo e, talvolta, di approfondimenti come i rimedi medici dell’epoca o le ricette di cucina.
Non merita il titolo che si è scelto, non quanto le due opere suggerite più sotto, ma val la pena leggerlo.

Lo trovate su gigapedia a questo link.

 
Daily Life in Victorian England, di Sally Mitchell.
Un testo notevolmente superiore al precedente, pur trattando gli stessi argomenti con la stessa comoda suddivisione. Molto bella la parte sulla servitù, sull’educazione e in generale le informazioni sulla vita e sui riti sociali (il corteggiamento, ad esempio). Si parla anche di narrativa: la lettura era diffusa a ogni livello sociale, spesso tramite un solo individuo che a sera leggeva storie acquistate a capitoli (per ammortizzare gli alti costi del libro li vendevano così) di fronte a tutta la famiglia sfruttando l’unica fonte di luce della casa… e la narrativa era davvero come la TV, con prodotti concepiti solo per solleticare la fantasia delle masse con storie avventurose che settimana dopo settimana, capitolo dopo capitolo, proseguivano e facevano discutere e appassionare il pubblico (come capita ora tra i fan delle serie televisive o degli anime).
Ah, ulteriore curiosità a tema librario: già all’epoca andavano di moda le trilogie. I librai, all’epoca veri signori del settore, imponevano agli editori di proporre i libri non in un tomo unico, ma in tre per poter guadagnare almeno il doppio… peccato che così i libri costassero così tanto che pochissimi li compravano e la massa (anche di gente facoltosa) preferiva affittarli o, soprattutto il popolo, comprare i singoli capitoli prodotti e venduti al di fuori del circuito delle libreria direttamente da autori ed editori (la gente voleva davvero leggere, ma il prezzo era ingiusto: qualcuno sta pensando alla situazione attuale e agli eBook? ^_^).
Consigliatissimo.

Il testo termina con una ricca appendice di bibliografia, comprendente gli URL dei siti web più interessanti (sono indicati anche i miei due preferiti, che ho riportato nella prossima sezione dell’articolo) e i siti da cui scaricare i libri d’epoca privi di copyright (su Archive.org o su Google Books) per accedere direttamente alle fonti utilizzate dall’autrice. C’è anche un piccolo glossario, ma impallidisce al confronto con quello del prossimo libro.

Lo trovate su gigapedia a questo link.

 
What Jane Austen Ate and Charles Dickens Knew, di Daniel Pool.
Libro di difficile lettura. Non per come è scritto, ma per come lo hanno piratato: aprendolo al PC sembra perfetto, ma in realtà nel Cybook Gen3 non si apre e NESSUN programma (né Calibre né altri anche molto costosi) è stato in grado di convertirlo in altri formati o di renderle leggibile. C’è qualcosa di irreversibilmente rotto per colpa del modo in cui è stato fabbricato il PDF, temo.
Passando invece ai contenuti è un ottimo libro. Ho letto da alcune parti che è il miglior libro a tema vita quotidiana nell’Età Vittoriana. Di certo è un’eccellente raccolta di saggi su tutti gli aspetti da conoscere della vita nel mondo Vittoriano: denaro, abitudini, modi di dire, leggi, riti sociali ecc…
E, come se non bastasse, dispone di un glossario enorme, talmente ricco e bello che farebbe testo a sé: ben 136 pagine dedicate! Val la pena scaricarlo anche solo per il glossario.

Lo trovate su gigapedia a questo link.

 

Altri Argomenti Interessanti
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La guerra civile americana, di Mitchell Reid.
La guerra civile (o guerra di secessione) che si combatté fra il Nord e il Sud degli Stati Uniti dal 1861 al 1865 fu un conflitto che lasciò sul terreno oltre seicentomila morti e che ebbe conseguenze enormi sulla società e sull’economia del paese, a partire dall’emancipazione degli schiavi neri. Reid Mitchell ripercorre la storia della guerra di secessione, esponendone in primo luogo l’andamento dal punto di vista militare, e poi collocandola all’interno della politica dell’Unione e dei Confederati. Una particolare attenzione è data agli aspetti sociali della guerra e alle differenti conseguenze che essa ebbe su uomini e donne, sulla popolazione bianca e su quella nera.

Un libro molto breve e molto chiaro: in appena 150 pagine (circa) viene data una visione di insieme del conflitto, fin dalle sue basi politiche in cui la schiavitù dei neri era solo un pretesto di un presidente Repubblicano del Nord industriale (eletto “non proprio legalmente”) per schiacciare e umiliare il Sud filobritannico (nonché Democratico) colpevole di essere troppo orgoglioso per accettare l’ennesimo insulto del Nord che lo voleva come semplice somma di colonie sottomesse e non come membro alla pari degli Stati Uniti.

 
La rivoluzione industriale in Inghilterra, di Edward A. Wrigley.
La rivoluzione industriale ha aperto la strada all’affermarsi di un nuovo mondo, caratterizzato dall’incremento della ricchezza, dall’accresciuta mobilità, dall’urbanesimo. Questa imponente serie di mutamenti ha sottratto l’Inghilterra prima e l’intero Occidente poi a quei limiti interni dello sviluppo studiati e paventati dagli economisti classici. Ciò è avvenuto non tanto aumentando le produzioni “organiche”, tipiche del contesto agricolo, quanto passando allo sfruttamento di risorse minerali. In questa prospettiva, la rivoluzione industriale si presenta come un processo di crescita economica di lunghissimo periodo, tutt’altro che progressivo e unitario, condizionato anche da elementi casuali.

Un volumetto che inquadra uno dei fenomeni fondamentali dell’epoca moderna in modo sintetico: non è una lettura fondamentale, ma è breve e se le dimensioni dei precedenti volumi di storia generale dell’età vittoriana vi hanno scoraggiato (in particolare il noioso Kitson Clark) è un dignitoso sostituto per gli aspetti energetici e demografici.

 
Balaclava. La carica dei 600, di Cecil Woodham-Smith.
“Sembrava impossibile che quella linea sottile e disordinata ce l’avrebbe fatta mentre le gigantesche colonne di fanteria russa la bersagliavano con un fuoco ininterrotto [...] Sempre più spesso nella linea si formavano dei vuoti, il pendio si copriva di corpi e si faceva scivoloso per il sangue, ma ogni volta i superstiti serravano le file e riprendevano l’assalto, mentre gli ufficiali gli stavano addosso e li incitavano bestemmiando e urlando come demoni.” (Cecil Woodham-Smith)

La storia della Brigata di cavalleria leggera di Sua Maestà Britannica e dei suoi cavalleggeri, mandati ottusamente a morire e a coprirsi di gloria nella valle della Morte, durante la guerra di Crimea (1854-55). Ancora oggi l’impresa di Balaclava, la carica dei 600 contro le imprendibili batterie di cannoni russe, è ricordata da alcuni come un atto di fulgido eroismo, da altri come un inutile massacro. E nelle parole del generale francese Pierre Bosquet, che assistette al macello della Brigata leggera, risuona l’eco di un’impresa militare straordinaria: «C’est magnifique, mais ce n’est pas la guerre: c’est de la folie».

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Child Sexual Abuse in Victorian England, di Louise Jackson.
La prima indagine dettagliata sul modo in cui gli abusi sui minori venivano scoperti, discussi, considerati e puniti nell’età Vittoriana ed Edoardiana. Il libro fornisce un’approfondita analisi dell’atteggiamento Vittoriano, incluso quello dipendente dalla morale Cristiana, nei confronti del problema degli abusi sui minori e della condizione delle bambine “corrotte” (la perdita dell’innocenza che rende pericolose nei confronti degli altri bambini). Un testo prezioso nell’ambito della storia del crimine, dell’assistenza sociale e della famiglia.

Lo trovate su gigapedia a questo link.

 
Jacquard’s Web, di James Essinger.
Di schede perforate e computer meccanici si era già parlato nei commenti del blog, per cui mi pare giusto consigliare questo testo sulla nascita dell’informatica. È piacevole da leggere, ricco di aneddoti e curiosità, perfetto per guidare il lettore dalla nascita del primo telaio programmabile di Jacquard nel 1801 (ovvero un telaio in cui il disegno prodotto con la seta poteva essere modificato cambiando semplicemente il set di schede perforate e non l’intero telaio) alla macchina differenziale di Babbage, fino al censimento USA del 1890 che impiegò schede perforate e tabulatrici della Tabulating Machine Company (divenuta poi IBM) e ancora oltre…

Lo trovate su gigapedia a questo link.

 
Londra. L’oro e la fame, di AA. VV.
1851-1901: Londra è la metropoli imperiale, la capitale di un’Inghilterra orgogliosa, al culmine del potere e della ricchezza. Le ineguaglianze sono all’ordine del giorno: lusso e miseria, cultura e abbruttimento, libertà e oppressione sono i diversi aspetti di una civiltà che ha esercitato un grande fascino sulle generazioni successive. Il volume raccoglie una serie di articoli che rievocano la vita, i costumi e il modo di pensare propri della Londra vittoriana.

Una raccolta di articoli molto interessanti. I rumori e, soprattutto, gli odori di Londra, così forti e diversi da identificare le singole zone: l’odore di catrame e trucioli dei cantieri navali e del molo; quello di gin e oppio dei quartieri bassi di notte; il fetore dei quartieri più poveri dove l’aria ha un sapore amaro e l’acqua del Tamigi è nera come inchiostro per lo scarico delle fognature di tutta la zona ovest della città; e infine il profumo delizioso di cioccolata, spezie e zucchero che aleggia nella grande area di biscottifici, panifici e zuccherifici di Bermondsey. Le tariffe e l’uso di vetture di piazza e calessi, con le guide distribuite ai turisti in modo che non venissero truffati (i tassisti disonesti c’erano anche nell’800). Fognature e bagni pubblici. La stagione mondana. I saldi, con i negozianti onesti che si lamentano della follia collettiva che si accende quando iniziano i saldi e tutti comprano tutto a pochi spiccioli… per poi scoprire che era merce difettosa, messa in mostra proprio per il periodo dei saldi dai negozianti disonesti. La Londra letteraria dei caffè. Il mondo della prostituzione, donne “da salvare” per i molti contagiati dal risveglio evangelico (c’erano già centri di accoglienza per riabilitarle), viste spesso con tolleranza dai magistrati: nel 1844 un magistrato londinese respinse una petizione di cittadini che si lamentavano dell’attività notturna delle prostitute perché non non vi era stato un reale turbamento dell’ordine pubblico (e si rifiutò di «imprigionare una sventurata solo perché gli era stata portata davanti da un poliziotto»).
Il libro si chiude con la descrizione dei funerali della regina Vittoria, che portò il lutto per l’amato principe Alberto per tutti gli ultimi 40 anni della propria vita e lo abbandonò solo per il funerale, quando si fece seppellire con l’abito da sposa, felice di potersi riunire al marito. Con la morte della Nonna d’Europa si chiude un’epoca e i contrasti già presenti tra il nipote tedesco, il Kaiser, e il resto dei famigliari inglesi, spezzato quell’ultimo legame, si aggravarono (Guglielmo II abbandonò i festeggiamenti per i 200 anni del Regno di Prussia per poter accorrere al capezzale della nonna e rimanere con lei negli ultimi giorni).

Aggiunte successive (Ultimo edit 23 marzo 2010)

The Steam Engine di Sara Louise Kras.
È corto, solo 103 pagine, dovrebbe bastare a chiunque per ottenere un minimo di concetti di base sui motori a vapore e sulla loro storia.

Five Hundred and Seven Mechanical Movements
Questo è carino, pieno di disegni e spiegazioni di ingranaggi. Le applicazioni narrative le vedo scarsissime, ma il materiale visivo (sotto forma di disegni) non manca.

Victorian Technology: Invention, Innovation, and the Rise of the Machine di Herbert Sussman.
Un buon testo, breve anche lui (circa 170 pagine), per dare un po’ di nozioni fondamentali sulle tecnologie del periodo.

The Victorian Internet: The Remarkable Story of the Telegraph and the Nineteenth Century’s On-line Pioneers di Tom Standage.
Storia del telegrafo, del suo impatto sul mondo e dei visionari che vi furono dietro. Interessante, ma comunque un argomento di nicchia.

A History of Telegraphy di K. G. Beauchamp.
La storia del telegrafo, dalle origini coi telegrafi meccanici e semaforici (tipo quello di Chappé, non elettrici), fino all’abbandono del codice Morse, al Telex e alla fine della storia del telegrafo. Grossino, 439 pagine, ma bello. E poi è diviso bene, si può leggere a spezzoni: ci sono anche 30 pagine dedicate al telegrafo nelle operazioni militari del XIX secolo. Consigliato.

 

Siti internet e manuali militari
Wilhelm I. in der Schlacht bei Königgrätz Gemälde von Christian Sell, o. J.

Sul web non mancano le risorse dedicate al mondo, alla storia e alla vita nell’Inghilterra Vittoriana. Consiglio in particolare questi tre siti: http://www.victorianlondon.org/, http://www.victorianweb.org/ (in inglese) e http://georgianagarden.blogspot.com/ (in italiano).

Per chi è interessato al mondo militare suggerisco di scaricareThe soldier’s pocket-book for field service (1871) del colonnello Sir Garnet Wolseley. È un manuale reperibile gratuitamente, utile per farsi un’idea della vita militare inglese tra la Guerra di Crimea e l’inizio del Novecento. Il PDF non è dei migliori, come capita di solito con le opere scannerizzate da Google o da Microsoft.

Sempre a tema militare vi ricordo che c’è il mio articolo sull’avancarica a percussione e questi due manuali di cui avevo già parlato: Carabine da Bersaglieri (1855), ottimo manuale sulla teoria e sull’uso delle carabine a camera dei bersaglieri (con informazioni storiche e balistiche preziosissime), e The Infantry Manual (1847) dell’esercito inglese.
Se invece vi interessano i fucili a retrocarica del periodo, la migliore risorsa del web a mio parere è http://www.militaryrifles.com/: fucili a retrocarica a polvere nera tra il 1865 e il 1888, periodo che non ho ancora coperto su Baionette Librarie. Per i fucili con polvere infume tra fine Ottocento e la Grande Guerra suggerisco invece l’italiano http://www.exordinanza.net/.

Per gli appassionati di combattimento suggerisco anche queste due opere del grande spadaccino Alfred Hutton, Fixed Bayonets (1890) e Cold Steel (1889), dedicati rispettivamente al combattimento con la sciabola e al combattimento con la baionetta inastata (sul fucile Lee-Metford, ma si può applicare anche ai fucili precedenti e a quelli successivi).

 

“Steamed” di Katie MacAlister

Scritto da Il Duca Carraronan il 12 gen 2010 | Categorie: Libri, Scrittura, Steampunk

Frugando tra i siti dedicati allo Steampunk ho trovato il book trailer di Steamed. Ok, che lo Steampunk stia esplodendo se ne sono accorti pure i sassi e quindi è normale che tanti ci si lancino sperando di far cassa. Magari non sarà mai un successo come i “romanzi d’amore coi vampiri” (o con gli angeli, la nuova moda?, o coi lupi mannari), ma il principio è lo stesso: si scopre qualcosa che piace, pochi veri appassionati fanno qualcosa di decente (forse), la massa di approfittatori delle mode si lancia proponendo merda e, forte della mole e del titillare le solite due fantasie in croce del pubblico medio (il tutto potenziato dalla pubblicità a tappeto), trionfa proprio qualcosa nella massa di spazzatura!

O se anche non trionfa gli appassionati della prima ora che dicevano “Wow, finalmente è di moda quello che piace a noi!” si troveranno, come già accaduto molte volte, a lagnarsi col tono “era meglio quando piaceva a pochi e non eravamo sommersi di spazzatura commerciale senz’anima adorata da fan idioti”.
È una cosa naturale. Sono già pronto: se lo Steampunk vuole davvero proseguire lo sfondamento, senza spegnersi in una breve fiammata (come si diceva e si dice del Fantasy da anni), dovremo attenderci una grossa, grassa dose di oleosa merda, sia prodotta da inetti appassionati con tanta buona volontà che da professionisti entrati solo per far soldi con le moda del momento. ^_^
E poi ormai mi sono abituato: ho sempre pensato che le cose andavano meglio quando andavano peggio e che i giovani di oggi sono tutti dei drogati rincitrulliti. Sono nato vecchio e recitare anche questo nuovo ruolo da vecchietto steampunk disilluso non mi dispiace. ^__^

Non so se Steamed sia spazzatura. Spero sinceramente di no, ma dopo Leviathan che era a mala pena decoroso (l’ho letto tutto, ma… boh, un po’ al di sotto della mia sufficienza) e Boneshaker che con tutto quello che si diceva sembrava un gran bel libro e invece è una mezza fregatura (dico solo mezza perché sono fermo a metà, causa noia… ma per ora ci sono i pirati buoni e nessuna idea veramente steampunk a parte Daisy, l’arma elettrica anti-zombie), sto perdendo l’entusiasmo. Doctorow è evidente che si sia venduto per parlar bene di Boneshaker (o devo sperare che per miracolo nella seconda metà diventi bellerrimo?). Venduto, ma non troppo: una leccata senza eccedere, per compensare in abbondanza la perdita economica in termini di credibilità personale con il guadagno dovuto alla leccata stessa (amici-contatti e/o bustarella). Vendere la propria dignità leccando è normale per gli scrittori, soprattutto in Italia (a livelli allarmanti, aggiungo), ma da uno come Doctorow mi aspettavo di meglio. ^_^

Vi lascio al trailer: le altre considerazioni è meglio farle dopo la visione.

Il tizio con la protesi steampunk è G. D. Falksen, fotografato da Tarilyn Quinn

Computer technician Jack Fletcher is no hero, despite his unwelcome reputation as one. In fact, he’s just been the victim of bizarre circumstances. Like now. His sister happens to disturb one of his nanoelectromechanical system experiments, and now they aren’t where they’re supposed to be. In fact, they’re not sure where they are when…

…they wake up to see a woman with the reddest hair Jack has ever seen-and a gun. Octavia Pye is an Aerocorps captain with a whole lot of secrets, and she’s not about to see her maiden voyage ruined by stowaways. But the sparks flying between her and Jack just may cause her airship to combust and ignite a passion that will forever change the world as she knows it…

Partiamo alla grande. A parte che l’accostamento “brutto disegno di copertina” con “foto” non mi è parso geniale (dove siamo, su Chi ha incastrato Roger Rabbit o su Cool World, dove umani e disegni convivono?), ma avete notato quanto il trailer calchi su “New Steampunk Romantic Adventure”, “beautiful aerocorps captain Octavia Pyean”, “New Steampunk Romantic Thriller”, “Whirlwind ROMANCE” e “ignite in a PASSION”?
D’altronde è pure scritto in copertina: “a steampunk romance”.

Non c’è da stupirsene visto che l’autrice non è esattamente una scrittrice di fantascienza o di steampunk, ma una che scriveva libri d’amore coi vampiri (A Girl’s Guide To Vampires, ad esempio) e altra roba romantica. Non dico che non siano belli, nel loro genere e per il loro pubblico, non li ho letti, ma non è esattamente questo il tipo di autore che immagino per scrivere di retrofuturismo e diavolerie tecnologiche pseudo-Ottocentesche.

La cosa non puzza come il pesce di dieci giorni?
Si sveglia un mattino e, caso strano, vuole scrivere un romanzo steampunk proprio quando anche i peggiori deficienti del pianeta si sono accorti che sta tornando di moda. Negli ultimi 12 mesi tutti erano tenuti ad accorgersene, se bazzicavano un minimo la narrativa al di là del fantasy monnezzone all’italiana, quindi una professionista della narrativa è ovvio che ne fosse informata da tempo.

Il rischio che abbia usato lo steampunk solo come pretesto per una storia d’amore che poteva benissimo realizzare senza alcun bisogno di inserirsi nella “moda del momento” è enorme (prima i vampiri, ora lo steampunk, poi gli angeli, in futuro magari i bufali idrocefali…).
C’è comunque una minima possibilità che, pur di piacere anche al pubblico dello steampunk, si sia sforzata e abbia davvero inserito sufficienti bizzarrie retrofuturistiche da poter essere interessante (nel video, che tristezza, ci sono vari gadget da cosplay steampunk in mostra). La speranza è l’ultima a morire (dopo una lunga agonia), ma una bella impressione quel book trailer non me l’ha fatta.

 
Un estratto dell’opera
Qui potete trovare le prime pagine del romanzo, in inglese. Non so valutare la qualità narrativa bene come se fossero in italiano, mi spiace, ma riesco a vedere nel testo alcune scelte discutibili che non riguardano la lingua utilizzata. Segnerò un paio di cose molto evidenti, senza lanciarmi in una minuziosa analisi dell’estratto.

“Cap’n Pye! Cap’n Pye!”
“The word is ‘captain,’ Dooley. We are not pirates, nor are we yokels who cannot expend the extra effort to pronounce words correctly, and judging by the non-stop chatter I hear from you in the mess, I am reassured you have the vocal capacities to do so. Yes, I see it now, Mr. Mowen. The valve to the left of the intake cylinder, isn’t it? It’s cracked, you think?”
“Aye, captain.”
I sat back on my heels after examining the valve in question. Cracked, my three-legged uncle. It was no more cracked than I was.
“Captain Pye, Mr. Piper, he says you’re to come to the forward hold immediately!” Young Dooley fairly danced with agitation as he spoke, but that was nothing new. Dooley was a quicksilver sort of lad, always moving or talking, apparently unable to sit still for even the shortest amount of time. In a way, he reminded me of a hummingbird I’d seen in the emperor’s aviary, for Dooley flitted and dove around the ship just as the hummingbird had done in the highdomed aviary.

Iniziare con il dialogo è un trucco standard per i buoni incipit, ma il dialogo in sé non mi è parso perfetto né la scena è esente da scelte a mio parere opinabili. Osserviamo le prime due battute di dialogo. Per quanto non vi sia un vero e proprio problema di teste parlanti, ovvero di voci senza un corrispettivo visivo in azioni dei personaggi, non si può certo dire che il problema sia del tutto evitato.
La prima battuta è corretta. Breve, credibile. La seconda è lunga. Molto lunga. Trasmette l’idea di un personaggio logorroico nel suo articolare lunghe frasi, seppur non ciarliero “a mitraglia” come il primo (o, se non logorroico, perlomeno puntiglioso). E questo va benissimo. Ma il problema è che la frase diventa troppo lunga e si avvicina a generare un “effetto testa parlante a battuta singola” nel punto segnato dalla X.

“The word is ‘captain,’ Dooley. We are not pirates, nor are we yokels who cannot expend the extra effort to pronounce words correctly, and judging by the non-stop chatter I hear from you in the mess, I am reassured you have the vocal capacities to do so. X Yes, I see it now, Mr. Mowen. The valve to the left of the intake cylinder, isn’t it? It’s cracked, you think?”

Vedete? Dopo la prima lunga frase atta a delineare al lettore ciò che il capitano pensa del suo sottoposto, scopriamo che il capitano ha guardato la valvola. Eppure non viene detto che l’ha guardata. Solo successivamente ci viene detto che si è soffermato a controllarla. Non è di per sé un errore, la scena si capisce bene (non era questo in discussione), ma è di certo un’occasione persa per eliminare il rischio “testa parlante” e migliorare gli aspetti di contorno del dialogo.

Il secondo punto migliorabile, che contiene qualcosa di più vicino a un errore, è questo:

Dooley was a quicksilver sort of lad, always moving or talking, apparently unable to sit still for even the shortest amount of time.

Ora, siamo chiari, un personaggio in prima persona ha più diritto di uno in terza persona di esprimere giudizi e pensieri. Non contesto questo, anzi, è uno dei motivi che rende la prima persona più appetibile della terza in alcune narrazioni. Quello che contesto è la sottolineatura dell’ovvio e il pensiero che appare forzatamente descrittivo come se il capitano non pensasse “per sé”, ma pensasse “per il lettore” allo scopo unico di fornirgli informazioni.
Giacché si sottolinea l’ovvio e quindi non serve farlo, questo voler “pensare per il lettore” non può essere oggettivamente giustificato: potete infatti notare come Dooley sia già ben caratterizzato dai fatti e dalle parole. Non serve tagliare per forza tutti i pensieri del capitano su Dooley. Si ottiene già un notevole miglioramento eliminando quella singola frase e lasciando la parte sul colibrì, così:

“Captain Pye, Mr. Piper, he says you’re to come to the forward hold immediately!” Young Dooley fairly danced with agitation as he spoke, but that was nothing new. In a way, he reminded me of a hummingbird I’d seen in the emperor’s aviary, for Dooley flitted and dove around the ship just as the hummingbird had done in the highdomed aviary.

Ritengo che anche la parte “in a way [...] aviary”, dato il contesto (un guasto e una persona ben nota), sia un pensiero innaturale per il personaggio e inutile per il lettore, ma avendo tolto il pezzo precedentemente incriminato si è già alleggerito il problema a sufficienza.

In questo caso non credo che l’autrice abbia intenzione di fare Arte e Grande Letteratura, rifuggendo dai paurosi e castranti Generi (stile «solo perché ho parlato di avventure post-apocalittiche con supermutanti, esplosioni, armi laser e zombie radioattivi non potete dire che scrivo romanzi post-apocalitici d’azione!!!»), per cui se si volesse criticare l’estratto usando, dove necessario, gli strumenti atti alla valutazione predisposti dagli stessi autori di narrativa angloamericani e apprendibili sui manuali, direi che si potrebbe fare senza timore di essere linciati (e non essendo autrice italiana non ha gli squadristi del lecchinaggio già pronti a manganellare i contestatori, no?).
Provate nei commenti, se vi va. ^_^”

 

Consiglio di lettura Steampunk: Boneshaker

Scritto da Il Duca Carraronan il 18 dic 2009 | Categorie: Libri, Steampunk

Come ho annunciato qui il 16 dicembre, ecco oggi l’articolo per pubblicizzare il libro Boneshaker di Cherie Priest. Mi ero accorto dell’uscita su gigapedia del file scaricabile già la mattina del 17 dicembre, ma ho preferito aspettare qualche ora prima di pubblicare questo articolo, già pronto da due giorni, per concedere l’onore della prima segnalazione all’adorata Gamberetta.

Ci dovrebbero essere quattro buoni motivi per consigliare Boneshaker:
1) è Steampunk in un Ottocento alternativo, con tecnologie più avanzate;
2) è Steampunk chiassoso, avventuroso e pieno di bizzarrie (o così lo spacciano);
3) l’autrice è una che AMA lo Steampunk e non una che spera solo di farci soldi;
4) quattro.

boneshaker
Copertina di Boneshaker: non è male.
 
Cherie_Priest
L’autrice in versione Steampunk
e qui con i capelli blu/viola (lol!)

In the early days of the Civil War, rumors of gold in the frozen Klondike brought hordes of newcomers to the Pacific Northwest. Anxious to compete, Russian prospectors commissioned inventor Leviticus Blue to create a great machine that could mine through Alaska’s ice. Thus was Dr. Blue’s Incredible Bone-Shaking Drill Engine born.

But on its first test run the Boneshaker went terribly awry, destroying several blocks of downtown Seattle and unearthing a subterranean vein of blight gas that turned anyone who breathed it into the living dead.

Now it is sixteen years later, and a wall has been built to enclose the devastated and toxic city. Just beyond it lives Blue’s widow, Briar Wilkes. Life is hard with a ruined reputation and a teenaged boy to support, but she and Ezekiel are managing. Until Ezekiel undertakes a secret crusade to rewrite history.

His quest will take him under the wall and into a city teeming with ravenous undead, air pirates, criminal overlords, and heavily armed refugees. And only Briar can bring him out alive.

I commenti che si trovano in giro sono molto positivi, inclusi quelli di personaggi affidabili come Cory Doctorow:

Cherie Priest’s zombie steampunk mad-science dungeon crawl family adventure novel Boneshaker is everything you’d want in such a volume and much more.
[...]
It’s full of buckle and has swash to spare, and the characters are likable and the prose is fun. This is a hoot from start to finish, pure mad adventure.
(Cory Doctorow su Boing Boing)

Il romanzo in pochissimo tempo è finito tra i migliori libri del 2009 di Publishers Weekly, quinto posto su cinque nella lista “Science Fiction/Fantasy/Horror”, fianco a fianco con un pezzo grosso come China Miéville.
E a quanto diceva l’autrice le vendite stanno andando molto bene.

Ancora prima di cominciare la lettura c’è una cosa che mi ha fatto apprezzare ancora di più l’autrice (a parte che veste Steampunk e si tinge i capelli di strani colori): è una che pare prendere lo Steampunk ottocentesco seriamente.
Una che scrive di bizzarrie e cose strambe non perché non sa nulla del passato (non che sia un genio, eh…), ma per usare il passato come piattaforma per il fantastico. Molto diversa dai tanti (aspiranti o editi) scrittori fantasy che parlano di generici medioevi di cartapesta perché non sanno nulla del medioevo reale (il fantasy come giustificazione dell’ignoranza e non come trampolino per l’immaginazione: che schifo!).
Leggete qui:

As some of you local buffs are aware, I’ve also ignored a couple of major turning points in Seattle’s development: the 1889 fire that destroyed most of the city and the 1897 Denny Hill regrade. Since both of these events took place well after the events of this book (which transpired in 1880), I had a fair bit of leeway when making up my version of Pioneer Square and its surrounding blocks.

For reference’s sake, I used a Sanborn survey map from 1884 to make sure that I loosely, generally followed the likely lay of the land, but heaven knows I went off the rails a bit here and there.

Ergo.

Assuming a much earlier, much bigger population base, it is not altogether outside the realm of reason that some of Seattle’s landmark buildings might’ve been under way in the 1860s, before the wall went up.

That’s my logic and I’m sticking to it.

So there’s no need to send me helpful e-mails explaining that King Street Station wasn’t started until 1904, that the Smith Tower wasn’t begun until 1909, or that Commercial Street is really First Avenue. I know the facts, and every digression from them was deliberate.

Il problema però è che, pur informandosi (quanti autori di fantasy italiano hanno la mentalità per informarsi anche solo sulla mappa storica di una città?), decide di fare poi un po’ troppo come le pare dal punto di vista della credibilità/realismo a quanto capisco leggendo subito dopo questo:

At any rate, thank you for reading, and thank you for suspending your disbelief for a few hundred pages. I realize that the story is a bit of a twisted stretch, but honestly—isn’t that what steampunk is for?

Ok, lo Steampunk sono ANCHE le puttanate, ma se c’è una solida base tecnologica “credibile” è molto meglio, come per tutta la fantascienza o lo science-fantasy (a cui lo steampunk un po’ appartiene) che si rispetti. Puttanate, ma non SOLO puttanate. Speriamo bene e incrociamo le dita…

Potete trovare Boneshaker su gigapedia.

E ora qualche elemento che mi ha fatto subito pensare al videogioco Damnation.
Entrambi sono ambientati in una America in cui la Guerra Civile si è trascinata molto più a lungo che nel nostro mondo. In Damnation ci sono le PSI, industrie d’armi che si sono arricchite vendendo a entrambi gli schieramenti, guidate un pazzo che vuole dominare la “nuova America”… è una cosa così ritardata che sembra pari-pari presa da G.I. Joe: il parallelo con M.A.R.S. e COBRA mi sembra calzante.
Spero che in Boneshaker simili stronzate ci vengano risparmiate. ^_^”
In Boneshaker la piaga degli zombie è dovuta a a un gas rilasciato nell’ambiente. In Damnation gli zombie sono soldati e operai delle PSI, imbottiti di un siero schiavizzante che un po’ per volta li riduce a zombie affamati di carne umana. E, se ricordo bene, in una parte del gioco dicono che il siero viene rilasciato nell’acqua per zombificare la popolazione. Zombificazione tramite avvelenamento in entrambi in casi.
Entrambi sono Weird West, termine sotto cui si colloca anche lo Steampunk (con o senza Horror) nel selvaggio west, come nel gioco di ruolo Deadlands o nel film Wild Wild West.
Entrambi contengono dirigibili e pirati dell’aria (il gruppo di eroi/terroristi anti-PSI di Damnation con la nave volante ha molto dei “corsari dell’aria”).

I vecchi e i malati trascorrono i loro ultimi giorni nelle fabbriche di carne in scatola. Le persone sono importanti per le PSI: niente e nessuno viene sprecato.
(dai megafoni della propaganda PSI nel gioco, LOL!)

Tornando al titolo di Boneshaker: ora lo troverete meno figo. ^__^

 
EDIT 26/4/2010:
Aggiunta nel caso non abbiate letto i commenti qui e in altre sedi.

Domanda: Recensione approfondita di Boneshaker?
Risposta: Non lo so. Probabilmente no: non è un libro che merita la fatica di farla. Forse ne parlerò, per sottolineare che ha deluso del tutto le aspettative e che ha ricevuto molte più attenzioni di quante ne meritasse, grazie a critici compiacenti e amiketti in cerca di bustarelle/affetto (Doctorow).

 

Marstenheim di Angra

Scritto da Il Duca Carraronan il 15 dic 2009 | Categorie: Ebook, Fantasy, Libri

Come avevo accennato nell’articolo dell’otto dicembre, avevo intenzione di fare un po’ di pubblicità a un certo romanzo: Marstenheim di Angra. Ho preferito aspettare che ne parlasse Gamberetta per non toglierle l’onore della prima segnalazione pubblica.

Marstenheim è un romanzo di avventura, Science Fantasy, con una certa originalità nel mettere assieme gli elementi fantastici ben scelti, ma non particolarmente bizzarro. Dovrebbe soddisfare senza problemi anche i gusti di chi non ama le cose troppo bizzarre, pur essendo molto più innovativo del solito fantasy nel solito medioevo-di-cartapesta atemporale. Un onesto Science Fantasy con una spruzzata di influenza dello Zuddas di C’era una volta un computer e di Balthis l’avventuriera nel dipingere un mondo che dall’alto sviluppo tecnologico è precipitato nella barbarie.

L’ambientazione, alla fine ridotta alla sola città di Marstenheim e poco altro (ottima scelta), è un buon miscuglio di elementi diversi. Si nota una certa vena di Warhammer in alcune cose, come negli schieramenti visivamente netti, come sono visivamente molto diversi gli eserciti del wargame: i crociati indossano cotte di maglia, le forza della Repubblica hanno i fucili ad avancarica, gli adoratori dei demoni sono deformi, gli uomini-ratto sono uomini-ratto (ma sono molto più divertenti degli Skaven) ecc… ecc… Non esattamente lo stesso livello di differenza che potrebbe passare tra francesi, prussiani e inglesi nella Guerra dei Sette Anni. Anche se un francese e un ratto, in fondo, non sono molto diversi. ^_^

gya_marstenheim_laura_bagliani
“Gya” disegnata da Laura Bagliani

Ho seguito il romanzo, fornendo l’aiuto che potevo dare, da quando Angra ha iniziato a pubblicarlo sul suo sito. L’ho letto complessivamente tre volte prima prima che venisse rilasciato per intero e poi una quarta volta, per individuare gli ultimi refusi (o quelli nuovi, apparsi di fresco) e permettere ad Angra di correggerlo al meglio nei primi giorni dopo la pubblicazione online.
Anche se il lavoro di segnalazione e suggerimenti è stato piuttosto lungo, non è stato pesante: prima di tutto il romanzo è ben scritto e divertente, quindi rileggerlo tre o quattro volte non è stato un problema, e poi la quantità di difetti da segnalare era limitata. Sì, c’erano parecchie piccole cosette da sistemare, ma tutti errorini lievi o questioni di gusto. O sonorità strane, come parole che rimavano in “ano”. Nell’insieme il romanzo era già bello pronto fin dalla prima volta che l’ho letto.

In più Angra ha mostrato l’approccio che un vero autore dovrebbe avere nei confronti dell’editing: stare in silenzio e leggere gli appunti ricevuti, valutando in proprio quanto ricevuto senza ribattere in modo sterile o far polemiche. Un atteggiamento di professionalità e maturità nei confronti dell’opera scritta e del lavoro del collaboratore per l’editing che pochi hanno. La cosa di cui mi sono stupito è che abbia fatto tutto quello che avevo detto. Perlomeno tutto quello che si poteva fare senza stravolgere troppo la storia, che è comunque tanto. Non me lo aspettavo. E non so dire se sia stata una cosa buona o meno. ^_^”

Il punto debole del romanzo è l’inizio. Io stesso l’ho visto come uno scoglio, alla prima lettura. L’inizio non invoglia: i ratti sono simpatici, ma non sono ancora divertenti come Skiapp e compagnia, e per quanto l’evento mostrato sia importante per la trama, non vi è un elevato coinvolgimento emotivo per il lettore o una particolare meraviglia.
Passata la prima scena, il resto del romanzo vola via. Ben scritto e gradevole.

Il finale non mi dispiace.
L’Epilogo in sé lo trovo molto bello, ma nell’insieme il finale anche se ben fatto non dà quella sensazione di oppressione e di perdita che si sente quando finisce qualcosa di “veramente coinvolgente” che ti ha tenuto incollato fino all’ultimo capitolo/episodio.
Ma a questo tornerò dopo.

Angra ha fatto un ottimo lavoro nel correggere il tiro, comunque. La versione precedente era priva di due scene, una d’azione con i soldati (dovreste individuare facilmente dove ho aiutato di più l’autore nel sistemare la primissima bozza della nuova scena) e una coi ratti. Mi sono piaciute molto e sono state una sorpresa: in poche ore Angra ha individuato cosa andava aggiunto e ha provveduto. Un lampo.
Aver inserito quelle scene e averne modificate altre ha permesso di chiudere meglio le vicende in sospeso di alcuni personaggi e, di conseguenza, la vicenda generale della città.

Torniamo al problema di fondo dell’opera, che si ripercuote sul finale.
Marstenheim non è la storia di “un personaggio che fa una cosa”. Me ne sono accorto nel tentativo di sintetizzarlo in una o due frasi per consigliarlo agli amici. La storia non è riassumibile come “la vicenda di un personaggio”, ma solo come “la vicenda di una città in cui passano dei personaggi”.
Lo stesso utilizzo di POV usa-e-getta, come il maggiore Drong, testimonia che l’interesse principale è nel dare un affresco delle vicende della città più che delle vicende di un singolo protagonista.
Non è come Rambo che in entrambe le versioni, film e romanzo, è la storia di un reduce distrutto dalla guerra e incapace di tornare alla vita civile perché il mondo civile per primo è ostile (la vicenda di una persona che si conclude per intero nella sua “morte/ritorno dal colonnello come simbolo del mondo militare” -in base alla versione-).

Anche le Cronache del Mondo Emerso sono riassumibili in poche frasi su Nihal e questo è un grosso punto di forza. Fin dal primo libro si capisce che è la storia di Nihal: una ragazza in un mondo in guerra scopre di essere l’ultima superstite di un genocidio e cerca vendetta contro i Kattivi.
Non un generico gruppo di eroi che parte per salvare il mondo “tanto per” contro un cattivo “perché sì”: una vicenda personale che esige vendetta di persona. Metterla sul personale è una buona idea. Poi, ok, la vicenda è una stronzata e il Kattivo è un ritardato, ma quanto meno si può sintetizzare dal punto di vista di un personaggio.

Qual è il problema di non essere la “storia di un personaggio” e basta?
Prima di tutto che è più difficile costruire un legame emotivo in poco spazio. Nelle Cronache del Ghiacco e del Fuoco è vero che non c’è la vicenda di un singolo personaggio, ma la mole di vicende ben legate permette di costruire delle aspettative/simpatie per i vari POV-Char (Tyrion in particolare), permettendo al lettore di sviluppare preferenze dinastiche e di fare il tifo per un personaggio e/o famiglia o per l’altro. E in più le vicende generali (la guerra civile) sono chiare e si riassumono facilmente, magari con un improprio paragone con la Guerra delle Due Rose.

In Marstenheim ci sono troppi personaggi e troppo poco tempo per affezionarsi davvero a qualcuno. Il personaggio che può riscuotere maggiore simpatia e una sorta di affetto è Skiapp, che ho adorato, ma non ho visto della vera concorrenza da parte di Aix o di Carmille o di altri. Senza affetto è anche più difficile provare sofferenza nel distacco dall’opera, al suo termine. Skiapp e gli uomini ratto forniscono anche il necessario elemento di comicità per sdrammatizzare, motivo in più per cui il lettore potrebbe simpatizzare per loro.

Un romanzo che vi consiglio di leggere per le feste.

Scarica da Gamberi Fantasy in formato:
PDF (A4) – MOBIPOCKET – RTF – ODT – EPUB – ARCHIVIO (TUTTI)
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Cinque eBook di Bizarro Fiction gratis fino al 26 novembre

Scritto da Il Duca Carraronan il 20 nov 2009 | Categorie: Bizarro Fiction, Bizzarro, Ebook, Libri

Leggo sul sito di Carlton Mellick III e diffondo.

Nello sforzo di persuadere i lettori a comprare più libri di Bizarro Fiction per Natale, Eraserhead Press ha deciso di mettere in download gratuito gli eBook (in pdf) di cinque libri fino al giorno del ringraziamento (26 novembre 2009, per gli yankee).
Sono un regalo ideale per i bambini, soprattutto se uno vuole farsi accusare di corruzione di minore ^__^

Carlton Mellick III dice che “MachoPoni” e “The Faggiest Vampire” sono libri di Bizarro Fiction per bambini, ma non mi fiderei troppo: sarebbe come chiedere a me se una certa scena di un film è troppo spinta per un pubblico delle elementari ▼

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Consiglio per i regali natalizi:
se le tue amiche hanno amato i romanzi di Licia Troisi
hanno proprio bisogno di questo delizioso gadget!

I libri scelti dall’editore sono i due “Bizarro Starter Kit” (orange e blue) di AA.VV., “Super Fetus” di Adam Pepper, “Ass Goblins of Auschwitz” di Cameron Pierce e “Sausagey Santa” di Carlton Mellick III.
I due Starter Kit li avevo in versione cartacea, ma come molti altri miei libri sono in giro in prestito. Ora che ho gli eBook la sensazione di possesso è maggiore di prima (e occupano meno spazio). Sono le raccolte consigliate come introduzione al genere, ma secondo me è meglio incominciare con i libri di Carlton Mellick III. Io ho iniziato con “Haunted Vagina” e lo consiglio a tutti. ^_^

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Descrizione presa da Amazon:
There’s a new genre rising from the underground. Its name: BIZARRO. For years, readers have been asking for a category of fiction dedicated to the weird, crazy, cult side of storytelling that has become a staple in the film industry (with directors such as David Lynch, Takashi Miike, Tim Burton, and even Lloyd Kaufman) but has been largely ignored in the literary world, until now. The Bizarro Starter Kit features short novels and story collections by ten of the leading authors in the bizarro genre: D. Harlan Wilson, Carlton Mellick III, Jeremy Robert Johnson, Kevin L Donihe, Gina Ranalli, Andre Duza, VIncent W. Sakowski, Steve Beard, John Edward Lawson, and Bruce Taylor.

Bizarro Starter Kit (Orange): RapidShare, MegaUpload
Bizarro Starter Kit (Blue): RapidShare, MegaUpload

sausagey_santa

Descrizione presa da Amazon:
Santa isn’t the jolly old elf he’s been described as in Children’s stories. He’s a bit more grotesque than that. His eyes are pimento-stuffed olives, his teeth are walnuts, and his body is made of sausages.
One snowy Christmas Eve, while visiting the Fry family, Sausagey Santa is attacked by an evil force that is driven to destroy Christmas forever. It is an anti-Christmas spirit that loathes everything having to do with children and Jesus. After it steals his magic bag of presents, Santa calls upon Matthew Fry and his wife, Decapitron (a brutish warrior woman with a strange Christmas fetish and a candy cane sword), to help get it back and save Christmas for everyone.

Sausagey Santa: RapidShare, MegaUpload

superfetus

Descrizione presa da Amazon:
Too tough to be aborted, Super Fetus fights back! He’s a fetus growing in the womb of a whiny white trash whore of a mother. His problem: she wants to have him aborted. But what this bitch doesn’t know is that she isn’t pregnant with some mild-mannered developing human form. Heck no. This is Super Fetus. He has an attitude and he is determined to be born, whether she likes it or not. Doing push-ups in the womb day and night, until he becomes amazingly buff, this little fetus is prepared to fight off the onslaught of vacuums, tongs, coat hangers, and scalpels. Once that sonofabitch doctor comes for him… he’ll be ready. A horrific and humorous romp with strange characters, stranger sex scenes, and one kick-ass musclebound fetus.

Super Fetus: RapidShare, MegaUpload

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Descrizione presa da Amazon:
In a land where black snow falls in the shape of swastikas, there exists a nightmarish prison camp known as Auschwitz. It is run by a fascist, flatulent race of aliens called the Ass Goblins, who travel in apple-shaped spaceships to abduct children from the neighboring world of Kidland. Prisoners 999 and 1001 are conjoined twin brothers forced to endure the sadistic tortures of these ass-shaped monsters. To survive, they must eat kid skin and work all day constructing bicycles and sex dolls out of dead children.
While the Ass Goblins become drunk on cider made from fermented children, the twins plot their escape. But it won’t be easy. They must overcome toilet toads, cockrats, ass dolls, and the surgical experiments that are slowly mutating them into goblin-child hybrids.
Forget everything you know about Auschwitz… you’re about to be Shit Slaughtered.

Ass Goblins of Auschwitz: RapidShare, MegaUpload

Chiudo con le parole di Carlton Mellick III:

If you like one of the books, please take a few minutes to write a quick review for it on Amazon.com or Goodreads. Or post about it on your blog or favorite message board. Hell, just tell your friends about it the next time you are drinking together.

These small actions really do a lot to help out independent artists. And in this era of crushing multi-national conglomerates and economic strife, we independents can use all the help we can get.

And if you don’t like the book, at least you didn’t have to pay for it.

Di solito evito di fare due post nuovi in due giorni consecutivi, ma come avete visto questa cosa andava segnalata il prima possibile. E poi dovrò fare un terzo post sabato per un’altra cosa, se avrò tempo e voglia. Mi dispiacerebbe rimandare il lulz collettivo. ^_^

Ancora immagini da Leviathan

Scritto da Il Duca Carraronan il 06 nov 2009 | Categorie: Artiglieria e Veicoli, Libri, Marina e Navi, Steampunk

Altre immagini da Leviathan. Sono state pubblicate sul sito dell’illustratore, Keith Thompson, un po’ di giorni fa, ma non avevo ancora avuto modo di parlarne. Credo che siano abbastanza carine da meritare un altro articolo a tema Leviathan, anche se il libro in sé mi entusiasma meno di altri romanzi steampunk… tant’è che non sono ancora stato travolto dalla voglia di leggerlo: anche se ho visto che lo vendono online in vari negozi, con un prezzo che in base al negozio va dai 9,99 dollari ai 19,99 dollari, non ho intenzione di comprarlo ancora. I mobipocket e gli ePub costano troppo: gli unici a prezzo decente, 9,99 dollari, sono il formato per Kindle (che non posso leggere) e la versione venduta dal sito di Barnes & Noble (ma la pagina B&N dice: These items ship to U.S. addresses only).
Grandioso. Se anche lo volessi probabilmente non potrei nemmeno comprarlo senza mentire sull’indirizzo. E non mi va di farlo, visto che non muoio dalla voglia di leggerlo subito.

Passiamo alle immagini, va…

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Il Leviathan, un po’ di fanteria aeromobile e una corazzata terrestre

Il Leviathan, ovvero la balena piena di scoregge, lascia il tempo che trova. Carino, ma nulla di cui si possa discutere. A destra nell’immagine mi pare di intravedere il mostropalla a propulsione anale di cui abbiamo già parlato nei mesi scorsi.

La fanteria aeromobile non è niente male. Ho preferito aeromobile rispetto ad aviotrasportata, visto che lo usano nella cavalleria dell’aria italiana… e questa fanteria che scende dai dirigibili senza paracadute mi sembra decisamente una sorta di cavalleria dell’aria, versione tecnologica dei dragoni del ’600 che si muovevano a cavallo e combattevano a piedi.

Bello il fucile con la baionetta, belli gli elmetti (col chiodo per la fanteria e con la palla per l’artiglieria, come è giusto che sia), belli i dirigibili steampunk, bello (e credibile) il pezzo di artiglieria leggera adatto al trasporto aereo ecc… ma qualcosa mi stona.

Iniziano dalla cosa meno importante.
Guardate i numeri sulle fodere degli elmetti. Nel nostro mondo il numero sulla fodera del pickelhaube indica il reggimento. Qui abbiamo tre soldati, di cui verosimilmente quello col binocolo e il fischietto rappresenta un ufficiale, di tre reggimenti diversi (200, 213 e 228). Non pare molto probabile che siano così mischiati a casaccio. Usare un solo numero sarebbe stato più intelligente perché, anche se può non essere un errore (magari nel mondo di Leviathan il numero serve per le estrazioni della lotteria del reggimento e chi vince viene sodomizzato col chiodo dell’elmetto ^__^), di certo è un elemento sospetto per un lettore un pochino accorto.

La cosa un po’ più importante, se avete gli occhi, dovreste averla già notata da soli. Se avete gli occhi e un cervello funzionante, intendo. ^__^
Se non l’avete notata iniziate seriamente a preoccuparvi. Guardate l’artigliere che sta sollevando la canna dell’obice/cannone (opterei per obice, ma non è detto). Primo dettaglio: ha delle braccine da anoressico (individuato alla prima occhiata da mia madre: “ma quel soldato ha delle braccia da ragazzina!”). Secondo dettaglio: sta sollevando un attrezzo che pesa l’ira di Dio.

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L’artiglieria leggera è leggera, ma non “leggerissima”: tutto incluso sono 1270 kg

Facciamo un paio di ipotesi su quanto sta sollevando?
Prendiamo un obice leggero, molto leggero, come il famoso OTO Melara modello 56 da 105/14. Un cosino rispetto ad altri obici più pesanti, come quelli preferiti dagli inglesi al tempo delle Falkland.
Quanto peserebbe il pezzo che il soldato sta sollevando se fosse del modello 56? Uso naturalmente i dati provenienti dal manuale dell’esercito indicato qui.

Vediamo… lì abbiamo il tubo obice, la slitta (quella roba sotto il tubo obice, pure più massiccia che non nel modello 56) e il blocco di culatta. Dall’immagine non si capisce se il blocco di culatta ha anche il congegno di chiusura già montato, quindi immaginiamo di “no” per alleggerire al massimo il conto. E manca il freno di bocca (che sembra un affarino, ma da solo sono 32 kg di acciaio).
Il tubo obice rinforzato (senza freno) sono 113,9 kg, la slitta 112 kg e il blocco di culatta (senza congegno di chiusura) sono 72,9 kg. Totale: 298,8 kg.
Non li solleva a forza di bicipiti (vedete che il braccio lo sta sollevando all’altezza del gomito?) e spalle nemmeno Ronnie Coleman, figuratevi quell’anoressico. ^__^

Però il pezzo di artiglieria sembra più piccolo, a giudicare dalla bocca, di un 105 mm. Potremmo diminuire in proporzione con la sezione del calibro tutto il resto dell’arma!
O meglio ancora cercare dei pesi storici per fare il paragone.
Le artiglierie più piccole in dotazione a tedeschi e austro-ungarici erano il 7.62 cm Infanteriegeschütz L/16.5 (608 kg), il successivo 7.7 cm Infanteriegeschütz L/20 (815 kg) e lo Skoda 7,5 cm Gebirgskanone M.15 (613 kg). Senza considerare un obsoleto pezzo in bronzo senza organi elastici o freni decenti come il 7 cm Gebirgsgeschütz M99 (315 kg, ma era veramente obsoleto) o altri pezzi più pesanti da 7,7-8 cm (845 kg per il L/27 e 1300 kg per il Kanone in Haubitzelafette, 1000-1400 kg per altri pezzi “leggeri” austro-ungarici).

Non è credibile pensare che pesi meno di 600 kg, scudo incluso: la metà o poco meno del modello 56. Se diminuiamo tutto in proporzione quella canna peserà comunque troppo per un uomo solo che la sollevi in quel modo: 150 kg.

August_von_Mackensen_sguardo_virile
Il feldmaresciallo August von Mackensen, fervente monarchico,
era talmente virile che poteva montare un obice con un solo sguardo

La corazzata terrestre che si muove su gambe. La questione “gambe”, come già detto in passato, rientra nella sospensione dell’incredulità a tema steampunk (come l’atmosfera rarefatta e l’uso di ossigeno da ingerire su Marte in Martian Dreams). Se non si tira troppo la corda e si mantiene la coerenza, a partire da una data scelta, allora va bene. In questa immagine non c’è qualcosa di particolare da giudicare: la nave avanza tra i boschi (credibile: le strade principali in territorio nemico saranno piene di mine anti-nave degne delle mine atomiche che aspettavano i sovietici nell’Europa libera) e spara. Stop. Nessuno le sta sparando addosso, quindi non possiamo valutare il fatto che “un avversario intelligente mirerebbe alle gambe” azzoppando la corazzata e rendendola così meno pericolosa.
La didascalia riporta la sigla SMS che sta per Seiner Majestät Schiff, equivalente all’inglese HMS (His Majesty’s Ship).

Possiamo però notare che tutte le bocche da fuoco sono simili: non abbiamo un cespuglio di bocche da fuoco grandi e piccole (stile pre-Dreadnought, corazzata policalibro), ma una corazzata monocalibro “moderna” che semplifica la logistica concentrandosi solo sulla bocca di fuoco più potente che può montare in numero adeguato.

E possiamo notare con piacere la bandiera di guerra che sventola. È piccola, ma è a suo modo precisa. Non vedete la divisione in quattro parti, di cui tre bianche e una più scura?
L’originale a cui, a parte qualche modifica (i dettagli non li vediamo), si ispira:

Kaiserliche_Marine_War_Ensign_1903-1919
Bandiera di Guerra della Kaiserliche Marine tedesca (Reichskriegsflagge), 1903-1919

A proposito: secondo questo sito Leviathan uscirà in italiano per Einaudi (Stile libero big) nel luglio 2010, con un prezzo di 18 euro. Aspetterò la versione italiana, magari in eBook a 9 euro (non pretendo il 5,50, anche se sappiamo tutti che è possibile se si ragiona col cervello invece che col culo sulle reali meccaniche del prezzo, ad esempio basandosi sul problema invenduti/rese e quindi sul perché le collane da edicola costino meno).

C’è un altro libro Steampunk in eBook che avrei comprato anche a più di 10$ (anche a 16$), ma l’editore (Tor) ha deciso che per adesso sarebbe stato venduto solo su carta (paperback a 15,99$). Io, come molti altri dotati di e-Reader, sulla carta proprio non lo voglio (mi dà fastidio sprecare spazio in camera) quindi se non lo vendono in eBook non lo posso comprare e basta. Lo dovrò leggere piratato quando verrà piratato o sperare che cambino idea prima. Non vedo dove sia la genialità nel proibire l’acquisto di un prodotto ai clienti, anche se il romanzo in sé sta andando bene: tre ristampe in un mese. Ma era un successo annunciato (coi soliti limiti di previsione, si intende) dato il romanzo e il momento. E se qualche editore italiano non ha già comprato i diritti, significa che gli editori italiani sono una banda di teste di cazzo. Senza “se” e “senza ma” perché gli esperti di settore NON possono permettersi di non essere informati.
Qualcuno dovrebbe aver capito che libro intendo. Ma ne parlerò un’altra volta.

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