Archivio per la Categoria 'Razzismo e Stereotipi'

  1. Manzoni: il Vero, l'Utile e il Ku Klux Klan by Il Duca Carraronan
  2. Negri, Editori, Scrittori e Lettori by Il Duca Carraronan
  3. Qualcosa di ebraico: stereotipi, propaganda e... Fantasy! by Il Duca Carraronan

Manzoni: il Vero, l’Utile e il Ku Klux Klan

Scritto da Il Duca Carraronan il 17 ott 2009 | Categorie: For The Lulz, Musica, Razzismo e Stereotipi, Riflessioni, Scrittura

Ricordate Manzoni? No, non quelli che si abboffano nei pratoni e fanno certi stronzoni. No, nemmeno quello dei barattoli pieni di merda! Manzoni il letterato, il senatore, Alessandro, insomma. Quello dei Promessi Sposi.
Bravi, ve lo ricordate (ma preferivate non farlo).

Ecco, Manzoni ha parlato un po’ di volte della “Poetica del Vero”. E qualcuno, ogni tanto, con la lungimiranza di un ritardato che gioca col vinavil, lo tira in ballo per la narrativa citando la sua concezione della poetica. Più facile citare una cosa che fa finto figo, vista al liceo, che leggersi due dozzine di manuali sulla scrittura moderni e subire la crudele tortura dell’imparare qualcosa (sia mai che uno perda lo status di “inutile testa di cazzo” duramente guadagnato con anni di impermeabilità mentale). Ma di questo abbiamo già parlato in passato.

Vi rinfresco un attimo le idee.
Questo è il pezzo più interessante, spesso citato, tratto dalla lettera sul romanticismo a Cesare D’Azeglio del 1823:

Il principio, di necessità tanto più indeterminato quanto più esteso mi sembra poter essere questo: che la poesia e la letteratura in genere debba proporsi l’utile per iscopo, il vero per soggetto e l’interessante per mezzo.

Se volete c’è anche il testo integrale della lettera, ma è nella versione del 1870, quella modificata col solo “Vero”.

Brevissima spiegazione tratta da RepubblicaLetteraria.it

In vari scritti, Manzoni affermò che materia della poesia doveva essere il Vero: lo dichiarò esplicitamente nella lettera Sul romanticismo, inviata al marchese Cesare D’Azeglio nel 1823. Nel 1846 un giornale parigino pubblicò questa lettera. Più tardi Manzoni la rivide e la inserì tra le sue Opere varie, nel 1870. In questa lettera, dopo aver condannato l’uso della mitologia da parte dei Classicisti, dopo aver considerato le favole false una causa di deviazioni morali, Manzoni sosteneva che la letteratura doveva avere come soggetto il Vero, come scopo l’Utile e come mezzo l’Interessante. Questa poetica, detta del Vero e che poggia dunque sui tre elementi: Vero, Utile e Interessante, si trova enunciata nella lettera del 1823; ma quando Manzoni nel 1870 la pubblicò, riveduta, ridusse i tre elementi al solo Vero, dichiarando che se tale è il soggetto di un’opera letteraria, ciò significa che è anche Utile ed Interessante.

In un passo della lettera, Manzoni precisa che è opinione dei Romantici che la poesia debba riconoscere il Vero come unica sorgente di un diletto nobile e duraturo, specialmente perché il falso finisce sempre per creare fastidio. Il mezzo più naturale per dare valore alla poesia è scegliere soggetti che interessino sia i dotti sia la maggioranza dei lettori, e questi soggetti si trovano sia nella storia, sia nelle esperienze di vita. Il problema porta con sé una difficoltà: bisogna affrontare la definizione di Vero nei confronti dell’opera letteraria. Non si tratta, sostiene Manzoni, di rivolgersi a ciò che è banale o di respingere ciò che è palesemente falso. Il concetto di Vero è sempre stato incerto; i Romantici tuttavia si sono avvicinati più degli altri, perché hanno cominciato a respingere il falso, il dannoso e l’inutile. I Romantici inoltre si rivolgono ad un Vero che non si discosta da ciò che la fede cristiana indica per tale: per questo motivo Manzoni riconosce una identità di interessi fra lui e i Romantici. Manzoni altrettanto esplicitamente sostiene l’elezione del Vero a materia di letteratura, in una lettera scritta a Marco Coen il 2 giugno 1832.

Dicevo: la concezione di Manzoni è vecchia e la sua idea del Vero è applicabile in narrativa solo in senso molto, molto ampio (il Vero come “vero della natura umana e della sua complessità” o “vero del credibile e specifico” ecc… ci sta senza problemi, come spiegano tanti autori di -orrore!- fantascienza, ma altro no) e non proprio vicino all’originale idea manzoni’anal.

Dubito che approverebbe il fantasy, anche quando ha un messaggio morale (sigh) o quando esplora i più reconditi anfratti dell’ano animo umano: “Perché mettere fantasie false, sciocche e anticristiane e quindi sataniche e peccaminose quando uno potrebbe scrivere un romanzo storico molto più vero e quindi intrinsecamente più utile e interessante?”

E chissà se sbufferebbe questo di fronte a un capolavoro della fantascienza sociale come Fiori per Algernon: “Che sciocchezza è un uomo che diventa un genio e poi torna scemo? Se si vuole parlare della condizione dei deficienti mentali che se ne parli con serietà e criterio, cribbio, senza baracconate da circo!”.
Chi lo sa. Ma (curiosità personale rivolta agli amici letterati che mi seguono di nascosto) Manzoni leggeva Poe?

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Edgar Allan Poe in una delle rare foto senza il travestimento da umano

Ma non guardiamo solo ai limiti della concezione manzoniana. In fondo cosa ce ne frega? Lui è morto, possiamo cagargli sulla tomba e non risorgerà per tirarci i piedi nel sonno (forse). Uno a zero per noi: essere vivi per combattere un altro giorno è meglio che essere morti da più di un secolo. ^__^

Guardiamo alla parte positiva del suo discorso!
Vero, Utile e Interessante sono ancora concetti importantissimi. Più di prima, oserei dire. Perché Manzoni sarà anche più morto di Lenin, ma non era un (completo) idiota e il suo discorso ha un senso e un’applicazione ancora oggi. Limitata, ma ce l’ha.

Un bel documentario.
Un documentario tratta il Vero, ma questo non basta a renderlo un bel documentario: deve trattare il Vero nel modo migliore. E come lo tratta? Un buon documentario lo stratta in modo Interessante, combinando immagini, suggestioni, curiosità e la questione principale per rendere l’apprendimento piacevole al lettore. Che male c’è nell’imparare con piacere invece che con dolore? E quel che si impara è Utile. Magari utile in un ambito ristretto (accoppiamento degli squali), ma utile. No?

Anche i migliori saggi storici sono così: Veri, Utili in quanto Veri e Interessanti perché viene presentato il Vero anche nelle sue sfaccettature meno banali (Manzoni lo dice: Vero non è uguale a Banale) con aneddoti e curiosità di ogni tipo.
Come il dirigibile abbattuto che distrugge un monastero e il pilota del biplano che l’ha tirato giù riprende il volo inseguito dai cavalleggeri tedeschi urlando “Salutatemi il Kaiser!” (ma di questo parlerò in futuro).

Manzoni sarebbe orgoglione di tutto ciò, non credete?
Ai suoi tempi i documentari non c’erano!

Ci sono anche belle canzoni che rispettano il Vero manzoniano! Non ci sono solo sciocche canzonette e successi pop e altre cavolate: esiste musica seria, manzoniana, che vuole essere Utile parlando del Vero in modo Interessante.
Qui sotto potete trovare un buon brano da ascoltare (testo educativo incluso).
Un Manzoniano “buon ascolto” a tutti voi. ^___^

 

Kajun Ku Klux Klan
Johnny Rebel, primi anni ‘60

Johnny_Rebel_Collection_400

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

Testo preso da Lyricsmania
(e modificato in un paio di parole)

You niggers listen now
I’m gonna tell you how
To keep from getting tortured
When the Klan is on the prowl
Stay at home at night
And lock your doors up tight
Don’t go outside or else you’ll find
Those crosses-a-burnin’ bright

Il cantante per invogliare all’ascolto annuncia che insegnerà qualcosa di Utile, ovvero come evitare il KKK: chiudersi in casa e non uscire la sera.

Now I know you won’t believe me
So I’m gonna tell you why
The Kajun Ku Klux Klan
Is gonna get you by and by
I’m warnin’ you that when I’m through
You’re gonna change your tune
This story’s ’bout a nigger
His name was Levi Coon
Il cantante sa che l’informazione Utile non basta. Per farla capire va spiegata con una storia Vera: quella di Levy Coon!

He walked into a cafe
He thought he’d get a bite
He thought that they would serve him
Since they passed the civil rights
The waitress told him no
And that he’d better go
He said, “No ma’am, my Uncle Sam say
I don’t have to go.”

So he sat there in that cafe
Bein’ stubborn as a mule
No matter what she said
He wouldn’t get up off that stool
He sat there like a jackass
Said, “I’m gonna demonstrate.
I came in here to eat, and
I ain’t leavin’ ’til I’ve ate.”

The waitess had enough
She said, “I’ll call your bluff.”
She said, “If we can’t treat you right
We’ll have to treat you rough.”
The phone was in her hands
She gave him one more chance
He wouldn’t go, and so she called
The Kajun Ku Klux Klan

When he saw them cajuns comin’
Levi knew it was too late
His eyes popped out his head
And his kinky hair got straight
He said, “Oh lousy white folks
I didn’t mean a thing.”
Why did I have to listen
To that demonstrator King?

Now niggers understand
They tied up both his hands
He was at the mercy of
The Kajun Ku Klux Klan
I knew just what they’d do
Levi knew it too
I knew what kind of torture
They would put that nigger through

La storia Vera viene fornita in modo Interessante usando un esempio chiaro e specifico: essere specifici è fondamentale!

Now the moral of this story
As plain as it can be
Niggers mind your business
And let us white folks be
You’d better heed my warnin’
And try to understand
Don’t you demonstrate
Around the Kajun Ku Klux Klan
La morale riporta ancora l’informazione Utile, ma questa volta è molto più chiara perché supportata da una storia Vera e ben narrata che risulta Interessante.

alessandro_manzoni
Vero, Utile e Interessante: semplice, no?
(Cliccare per un Manzoni ancora più Interessante)

EDIT con Prophilax del 17 ottobre 2009 ▼

Negri, Editori, Scrittori e Lettori

Scritto da Il Duca Carraronan il 12 set 2009 | Categorie: Editoria, Libri, Razzismo e Stereotipi, Riflessioni, Scrittura

Lo spezzone proviene dal secondo episodio della miniserie TV “Radici” del 1977, basata sull’omonimo romanzo di Alex Haley. È una bella miniserie: ci sono dei negri, ci sono dei bianchi, i primi sono schiavi dei secondi. Molto bello. Ora lasciamo stare “Radici” e passiamo alla riflessione che avevo in mente, ma se avete letto il titolo del post e guardato il video avrete già capito dove andrò a parare: siamo tutti negri.

 
Scrittura e lettura.
Nei libri dedicati alla scrittura ricorrono una serie di consigli per fare in mondo che il lettore sia tanto avvinto dalle vicende lette da rimanere incollato alle pagine per ore e ore. Il lettore deve entrare nella storia, sentire che quello che legge è in un certo senso “reale”, appassionarsi ai personaggi e/o alle vicende.

Per fare questo ci sono varie tecniche più o meno semplici: aumentare la leggibilità del testo usando pochi avverbi di modo e pochi aggettivi (solo quelli che servono, niente di più, che è una cosa banalmente ovvia… e di norma ne servono pochissimi); scegliere di mostrare le scene attraverso dei POV-Character piuttosto che col narratore onnisciente; costruire dialoghi che non siano scambi troppo diretti di battute tipo “domanda-risposta”; gestire l’andamento della tensione causando picchi e cali; non imporre la propria interpretazione delle cose, ma attenersi ai “cinque sensi” e lasciare libertà al lettore anche di trovare divertente (magari perché gli ricorda un conoscente che detesta) il dramma psicologico di un personaggio; inserire elementi fantastici e bizzarri (nel caso del fantasy/fantascienza) sin dall’incipit per stimolare il pubblico sensibile a questi elementi; far affezionare i lettori (o meglio “provarci”) a un dato personaggio e poi ucciderlo a due terzi della storia per sfruttarne l’impatto psicologico (e stimolare il desiderio di vendetta sul responsabile da parte del lettore, che lo vorrà vedere punito) ecc… ecc…
Fate prima a leggervi dei buoni libri sulla scrittura e a farvi un’idea da soli.

Tutto questo ha lo scopo di far rimanere il lettore incollato al libro o, meglio, farlo stare “dentro la storia”, come se fosse REALE e REALMENTE interessante. Sbagliare qualcosa (incoerenza, periodi pesanti da leggere, errori di POV spaesanti…) può causare nel lettore uno shock, come se gli si urlasse “Non è una storia Reale, stupido, è solo un romanzo scritto male”. Se lo shock è abbastanza forte, il lettore può arrivare a interrompere la lettura: viene cacciato fuori dalla storia. Se è lieve, può proseguire senza alcun problema, se non al più un vago senso di fastidio momentaneo. Una storia che funziona è una storia che tiene il lettore incollato fino alla fine o, perlomeno, fino a quando non si accorge che non è più mezzanotte, ma sono già le due e tra meno di cinque ore dovrà alzarsi per andare al lavoro: il tempo vola con un buon romanzo.

froghop
Ci sono svaghi più intelligenti che non leggere romanzi fantasy…

 
Cosa c’entra col video?
Quando si impara come funziona la scrittura per la narrativa d’intrattenimento, perlomeno per quel che gli autori di successo rivelano nei libri dedicati o nei seminari, se non si è tonti come bestie, si riuscirà in breve tempo a individuare i problemi all’interno di un brano e ci si ritroverà a provare un senso di fastidio: “Diamine, lui è un autore pubblicato famoso e fa questi errori che perfino io so vedere?”

Questo, per chi ha letto qualche manuale (o anche uno solo) e non è mentalmente subnormale, è del tutto automatico: non bisogna leggere il testo con attenzione, basta leggerlo normalmente, come semplici lettori, per vedere gran parte dei problemi peggiori che possono affliggerlo.
Viene da sé che un errore che prima, nella beata ignoranza, avrebbe fatto solo “storcere il naso” per mezzo secondo, ora ha un effetto amplificato dalla capacità di individuare la natura dell’errore e dal fastidio provato a causa della sua presenza. Tutte cose che rendono l’errore più grave di quanto non sia: il rischio di essere espulsi dalla storia aumenta in modo drammatico.

Eppure non è davvero colpa dell’autore: è colpa del lettore che è diventato ipersensibile. Se il lettore fosse rimasto ignorante, avrebbe potuto godersi meglio la storia, come se la era sempre goduta. Chi non ha mai fatto l’esperienza di rileggere un vecchio libro che era piaciuto anni prima e trovarlo pieno di errori, stupidaggini, scelte narrative mediocri che svelano appieno la gretta incompetenza e dabbenaggine dell’autore? Siamo sinceri: se uno ha riletto qualcosa di vecchio dopo aver imparato un po’ di elementi di scrittura deve aver fatto questa esperienza, altrimenti è un idiota refrattario all’apprendimento (o non ha letto seriamente i libri sulla scrittura, ma si vanta solo d’averlo fatto).

Ma se si legge narrativa per intrattenimento, non sarebbe meglio evitare tutto ciò?
Non sarebbe meglio rimanere ignoranti, come i negri, e felici?
Non sarebbe meglio non sapere che ciò che si legge è un mezzo aborto costruito con scarsa capacità e piazzato sul mercato con l’unico intento di fregare i lettori con un po’ di pubblicità mirata e un nome d’autore famoso?
Con molta pazienza e molto sforzo si può anche evitare il problema, e tornare a godersi i brutti libri quasi come prima… quasi, appunto. Ma vale davvero la pena fare questo sforzo e intanto rovinarsi (almeno un pochino) tante letture che avrebbero potuto invece donarci solo gioia?

 
Padroni bianchi ed Editori premurosi
Un ragionamento simile a quello dei bianchi del video forse lo fanno anche gli editori.

Comincerà a pensare, a riflettere, e allora diventerà molto infelice e avvilito.
No no no no: sono anime semplici e forse gli rendiamo un servizio migliore non pretendendo di più dalla loro natura.

Il lettore tipico è un’anima semplice, un Negro Ignorante, che può godere per anni e anni leggendo libri facili da trovare e stampare: i classici brutti fantasy stereotipati.
Anche io ho conosciuto persone che fin da ragazzini hanno letto R.A. Salvatore e continuano a leggere e rileggere i libri ambientati nei Forgotten Realms e simili. Sono in gran parte troiate oscene a quanto mi hanno detto. Quelli che ho letto io erano TUTTI troiate oscene, analizzandoli col senno attuale (quando avevo 14 anni avevo trovato piacevole “Le Lande di Ghiaccio”, ma pure lì ben sapendo che era una troiata), ma mi assicurano che qualcosa di decente c’è e io mi fido, per cui dico “gran parte”.
Però a tanti piacciono e se li godono e rigodono. Stessa cosa per i libri di Terry Brooks. Io li ho letti quasi tutti ancora prima di iniziare a studiare la scrittura sui manuali, con crescente disgusto (a parte quando avevo 10-13 anni e mi piacevano un po’… non erano belli, ma si facevano leggere).

solitielfi
I soliti elfi di Fantasylandia… e una versione un po’ più interessante.

Come può un lettore rovinarsi, anche senza leggere manuali di scrittura?
Semplice: leggendo romanzi veramente buoni e diventando un Negro Istruito. Quando si vede cosa c’è di meglio, e magari si scopre che non riceve lo stesso pompaggio pubblicitario di cose molto peggiori e più “accessibili ai negri qualsiasi”, si inizia a non trovare più altrettanto piacevoli i libri peggiori.
Se il negro impara a leggere e scopre che in fondo anche lui è un uomo e anche lui ha diritto alla libertà, la sua condizione servile diventa peggiore. Se il lettore impara che posti affascinanti come la città di New Crobuzon o il mondo di The Iron Dragon’s Daughter sono alternative possibili alla solita Fantasylandia numero XXXX piena di cliché, inizierà a trovare meno attraente il solito medioevo con gli elfi dei boschi che prendono in giro i nani dei monti.
Ma inizierà anche a essere infelice, perché tanto fantasy è spazzatura (o non è particolarmente innovativo o interessante o fantasioso… il fantasy senza fantasia è andato a lungo per la maggiore). Sarà molto più facile di prima comprare un libro e non esserne felici.

Gli editori, come i padroni degli schiavi, ci proteggono da tutto questo. Se rimaniamo ignoranti, grazie ai soliti fantasy da due soldi stampati in massa (Le Cronache del Mondo Emerso, Eragon, i romanzi di Dragonlance e altri a tema D&Desco, la massa di stronzate dei giovani autori italiani partorite nel 2008 ecc…), potremmo continuare a essere felici. Ogni tanto rilasciano qualcosa di un pochino più innovativo (ma è poca roba rispetto alla massa: basta guardare lo scaffale del Fantasy e Fantascienza di una tipica libreria) per provare a soddisfare i negri più esigenti (i negri “istruiti”), ma la massa è roba per il tipico negro ignorante.

Non per niente va per la maggiore il target Young Adults: più giovani, meno anni di lettura alle spalle, più possibilità che abbiano letto meno libri, maggiore incidenza statistica dei Negri Ignoranti rispetto ai Negri Istruiti, spesso di bocca buona per l’inesperienza o il “fascino per la lettura” che se appena esploso è difficile da scalfire (ehi, io mi sono letto i primi sette libri di Shannara di seguito due volte quando ero giovane e ardente di voglia di leggere). Pubblico ideale per spacciare immondizia e allo stesso tempo ricevere dei “grazie”.
Come vendere fucili a pietra focaia ai Maori quando tu già usi fucili con le cartucce metalliche: per te che lo sai sono merda pura, ma per il Maori ignorante sono tremendi bastoni della morte! Soddisfazione garantita.

watermelon
Essere bravi negri riconoscenti:
“Buono editori da noi tanto mangiari che tutti giorni è come Nascimento”

 
Non è meglio essere protetti e cullati nell’ignoranza?
In fondo lo fanno per il nostro bene… e il loro interesse, ma che male c’è nel guadagnare qualcosa mentre si fa del bene?
Io vorrei essere ancora un Negro Ignorante: mi mancano gli anni in cui leggevo tutto e mi piaceva (quasi) tutto. Ero più felice. Ora invece che sono un Negro un pochino più istruito sono meno felice e, in più, vedo pure che molti come me vengono tacciati di essere “invidiosi” quando spiegano cosa ritengono non vada in un libro pubblicato. Grandioso…

Voi cosa ne pensate?

Qualcosa di ebraico: stereotipi, propaganda e… Fantasy!

Scritto da Il Duca Carraronan il 01 apr 2009 | Categorie: Bizzarro, Fantasy, Film e TV, Razzismo e Stereotipi

Post a tema giudaico: lo stereotipo dell’ebreo e una sua possibile trasposizione nel fantasy. Quel tocco di ebraismo che rende il mondo (anche fantasy) più bello e vario. ^_^

Se non ti interessa il film antisemita Jud Süß, salta direttamente a:
1) la favoletta antisemita del fungo ebraico;
2) i folletti ebraici di Harry Potter:
3) la mia idea del Fungoide per ambientazioni fantasy;
4) quattro.

Jud Süß (Süss l’Ebreo)
jud_suss_copertinaSüss l’Ebreo è un film di Veit Harlan del 1940 girato per volontà di Joseph Goebbels al fine di illustrare al meglio la visione nazionalsocialista dei giudei. Viene indicato un po’ ovunque come il più abbietto film antisemita e in vari paesi “liberi e democratici” è proibita la vendita/distribuzione della nuova edizione in DVD restaurata (Italia, Germania, Austria e Francia, a quanto riporta la ditta). Date le premesse, non ho potuto resistere: dovevo vederlo!

L’ho scaricato sperando in un film sinceramente disgustoso che giustificasse appieno le censure fasc… democratiche e liberali. Di roba schifosa raccontata sugli ebrei ce n’è a valanghe: torture sugli animali, sacrifici di bambini cristiani, avvelenamento dei pozzi, stupri di donne ariane…
…niente invece, a parte lo “stupro”, l’aspetto fisico stereotipato e le caratteristiche negative che si possono benissimo abbinare ai banchieri/finanzieri di qualsiasi religione. Insomma, nulla di scandaloso. Mi aspettavo di meglio dai nazisti: è tutto qui l’antisemitismo da sfoggiare in un capolavoro della propaganda? Poppanti! Principianti! I Neo-nazi di oggi sanno inventare molte più stronzate dei loro moderatissimi predecessori.

Non mi metterò a parlare della storia del film, del romanzo su cui si basa, della vera vicenda storica di Oppenheimer o del film in sé come opera artistica. Di cinema non capisco un cazzo di niente, per cui non mi pare nemmeno il caso di fare una recensione. E poi ho visto una versione in tedesco con dei pessimi sottotitoli in inglese (mancano alcune battute e ci sono vari errori di battitura) a cura della “International Historic Films” (bravissimi: i Fan Subber fanno lavori migliori gratis!): prima o poi cercherò la versione restaurata nel 2008. Il mio interesse in questa parte dell’articolo è solo mostrare l’ebreo stereotipato che viene rappresentato nel film.

Il film comincia a Stoccarda nel 1733 con il nuovo Duca, Carlo Alessandro (Heinrich George1), che giura di rispettare la Costituzione2 del Württemberg e promette che sotto il suo regno la ricchezza e il benessere del paese crescerà. Il nuovo Duca si è convertito al Cattolicesimo mentre era al servizio dell’Imperatore, ma nonostante la diversa fede i suoi sudditi protestanti lo amano: è un famoso generale che ha combattuto sotto Eugenio di Savoia nella Guerra di Successione Spagnola, ha affrontato con valore i Turchi ed è stato perfino nominato governatore imperiale di Belgrado.

costituzione_giuramento

L’immagine del popolo in festa che acclama il Duca quando passa con la carrozza aperta, a malapena tenuto a bada dai soldati, ricorda le folle di Hitler quando passava con l’auto (ad esempio a Norimberga, si veda il bellissimo documentario “Il Trionfo della Volontà” di Leni Riefensthal). Anche l’idea di mostrare giovani ammiratrici adoranti che sgomitano per vederlo passare ricorda la massiccia presenza femminile tra i supporter più esagitati del Fuhrer (Hitler sottolineò più volte l’importanza determinante delle donne nell’ottenimento del consenso).
Una delle ragazze è talmente esagitata nella lotta per superare il cordone di soldati che le si apre la camicetta (no, i capezzoli non si vedono…) e deve fermarsi per richiuderla. Il Duca, avendo il mio stesso umorismo da bifolco, la indica col braccio teso e ride di gusto.

ammiratrici2

Il Duca vuole fare un regalo alla bella Duchessa (Hilde von Stolz) per festeggiare, ma è a corto di soldi. Manda allora il suo assistente, von Remchingen, a Francoforte per comprare qualcosa dal banchiere giudeo Joseph Süss Oppenheimer (Ferdinand Marian3). Nelle strade ebraiche di Francoforte si trovano i primi giudei4 dall’aspetto stereotipato: uomini brutti, con barbe lunghe e nasi adunchi. E l’unica ebrea che si vede, alla finestra con un vecchio, è una graziosa ragazza di nome Rebecca: oltre al nome tipicamente giudaico è anche l’aspetto fisico da intrigante “seduttrice di cristiani” a far parte dello stereotipo razziale.
Bello anche lo scambio di battute tra il vecchio ebreo e quello in strada (Itzak), che riporto un po’ alla buona in italiano:

“Itzak, cosa vorrà quel damerino d’un gentile da Süss Oppenheimer?”
“Hai bisogno di chiederlo?”
“Intendi i soldi?”
(scuotendo la testa) “Essì…”
(ridacchia) “Ma lui non glieli darà?”
“Glieli darà. Glieli deve dare. Così possiamo prendere, prendere, prendere!”
(ridacchia e guarda la ragazza) “Vatti a vestire, Rebecca.”

ebreo_strada2
 
taketaketake2

Mi sembra inutile spiegare il riferimento all’ebreo usuraio e ricattatore di cristiani “per natura”…

Oppenheimer mostra le sue ricchezze a Remchingen, sotto forma di gioielli nascosti in una cassaforte (stereotipo!), e gli dice che il Duca potrà avere la bella collana di perle per la Duchessa a poco prezzo (10mila talleri invece di 50mila), ma che gliela vuole consegnare di persona e trattare con lui il resto del compenso perché anche se il Duca non ha molti soldi, “il Württemberg è ricco”. Remchingen è stupito: come può un ebreo riuscire ad entrare a Stoccarda? Le leggi lo proibiscono e non è possibile nemmeno al Duca stesso rimuovere quella proibizione senza il favore del Consiglio!
Ma Süss non ha l’aspetto di un tipico ebreo: se si veste da cristiano e si taglia la barba nessuno lo scoprirà. Il segretario di Oppenheimer, Levy (Werner Krauss5), è sconvolto: Süss non ha paura del giudizio del Rabbino Loew? Come può lasciare i vestiti tradizionali e tagliarsi la barba? Ma Süss è pronto a rischiare in modo che gli ebrei possano girare liberamente vestiti di velluto e seta, prima o poi (complotto giudaico!).

gioiellisuss
 
piano_giudaico

Süss si “traveste da cristiano” e parte in carrozza a velocità folle per raggiungere Stoccarda prima di sera, ma a causa della strada in cattive condizioni finisce per capottare. Fortunatamente per lui (e meno per il Württemberg) passa Dorothea Sturm (Kristina Söderbaum6), la bella figlia del capo del Consiglio provinciale, che dà un passaggio in carrozza al gentiluomo in difficoltà ignorando che sia un orribile ebreo (LOL). Chiaccherando Oppenheimer rivela di aver viaggiato per tutto il mondo: Parigi, Roma ecc… e quando Dorothea gli chiede quale sia la sua patria, lui risponde prima “Ovunque” e poi “Il mondo.”
Un inserimento un po’ forzato visto che per il resto del film questo sentirsi “cittadini del mondo” è del tutto irrilevante: ma come si può resistere a mettere l’immagine dell’ebreo vagabondo che non ha patria e non è fedele a nessuna nazione? In contrapposizione con l’immagine del tedesco fedele fino alla morte alla Germania e alla nazione tedesca…
Il cognome Sturm, sarà solo un caso, ma mi ha ricordato il titolo della rivista antisemita “Der Sturmer” (L’Assaltatore).
Fin da questo primo incontro inizia il corteggiamento di Oppenheimer nei confronti di Dorothea, che non ricambia l’interesse. E anche la tematica dell’ebreo che minaccia la virtù delle brave ragazze ariane è stata inserita. ^_^

ebreo_seduttore

Oppenheimer poco dopo l’ingresso a Stoccarda viene riconosciuto per quello che è (un orribile giudeo!!!), ma orma è troppo tardi: è entrato in città passando il controllo della guardie. È Faber, il segretario del consigliere Sturm e fidanzato di Dorothea a capire la vera natura del gentiluomo. D’altronde, essendo l’eroe ariano della vicenda, non può che avere nel cervello un radar individua ebrei!
Faber parte subito all’attacco minacciando Oppenheimer e dicendogli che se ne deve andare. In tutto il film è l’unico vero caso di razzismo basato sul pregiudizio: tutto il resto dell’odio contro il finanziere ebreo arriverà per buoni motivi. Faber, l’eroe ariano, odia l’ebreo in quanto ebreo, non per quello che ha fatto (nulla, al momento).

Süss arriva al palazzo del Duca, mostra la collana e inizia a sfoggiare il suo viscido servilismo promettendo al Duca tutto quello che il Consiglio gli ha appena negato in quanto “spese ingiustificate”: avrà l’opera, il balletto e le guardie del corpo. Il Duca gongola felice come un coniglietto che ha ricevuto trenta centimetri di pisello su per il culetto.
E durante il balletto, che il Duca chiaramente voleva solo per potersi chiavare qualche bella ragazza in più (ho già fatto notare quanto mi somigli?), Süss fornisce un anello da usare come dono per sedurre la ballerina prescelta. Inizia così la sua nuova carriera di Puttaniere Ducale ufficiale.

duca_puttaniere

Ma alla fine il Duca si rende conto della cifra enorme che deve a Süss. E sa che non potrà mai pagarla di tasca propria. Süss però gli fa notare che in quanto Duca possiede l’intero Württemberg. E se ben utilizzato vale un sacco di soldi.
Per iniziare a pagare i debiti Süss suggerisce al Duca di concedergli per dieci anni il possesso della strade del paese. Il Duca non capisce la richiesta, ma l’ebreo, con l’abilità tipica della sua gente (stereotipo dell’ebreo astuto e intrigante!!!) gli spiega i vantaggi della proposta: le strade del paese sono ridotte malissimo perché nessuno fa la manutenzione, ma lui può prendersene cura utilizzando parte dei soldi dei pedaggi e dei dazi per l’uso di strade e ponti. Con il margine di guadagno potrà un po’ alla volta cancellare il debito che ha contratto. Il Duca è ancora perplesso. Süss sottolinea che, ovviamente, gli pagherà anche una percentuale dei profitti in cambio. E, in fondo, anche l’Imperatore a Vienna7 ha i suoi ebrei che fanno le stesse cose. A questo punto il Duca accetta.
Süss diventa Ministro delle Finanze.

vienna

Un po’ alla volta il Duca e Oppenheimer impongono una serie di pedaggi e tasse sui beni di consumo che fanno impennare i prezzi di pane, uova, carne, vegetali… ogni cosa. Il consigliere Sturm capisce che il Duca sta ottenendo con la forza del suo potere il denaro che il Consiglio gli aveva negato. E per quanto il suo popolo lo ami, c’è un limite a quello che il Duca può permettersi di fare. In più Faber ha visto un nuovo giudeo, Levy (il segretario di Oppenheimer), fare la spola da un posto di blocco a un altro per controllare la riscossione dei pedaggi su strade e ponti. Gli ebrei hanno perfino pagato soldati per la guardia del corpo del Duca, rendendo così più difficile la possibilità di ribellarsi alle angherie con la forza. Sturm suggerisce a Faber di mantenere la calma: bisogna usare l’intelligenza per vincere contro gli ebrei. Faber commenta che nessuno può essere più intelligente di un ebreo. Ma, ecco un altro stereotipo, Sturm fa notare a Faber che gli ebrei sono solo molto astuti, non intelligenti.

ebreo_astuto

Le malefatte dell’ebreo continuano: al fabbro Hans Bogner, che non aveva 80 talleri per pagare l’uso della strada, viene demolito il pezzo di casa che sporge costringendo la strada a deviare di pochi metri. I soldati vengono messi a presidiare la casa e le macerie, in modo che il fabbro non ripari il muro per un anno intero. La popolazione è sconvolta. Quando Süss passa in carrozza per mostrare alla sua amante (ovviamente ariana) la geniale punizione, viene assalito dalla folla. Süss ordina di spronare i cavalli per travolgere i dimostranti, senza pietà (altro stereotipo dell’ebreo), ma prima che riesca a fuggire il fabbro raggiunge la carrozza e si mette a demolirla a martellate.

Per soddisfare le voglie del Duca (ho già detto che mi somiglia?), Süss organizza un ballo al castello ducale in cui invita tutte le ragazze delle famiglie borghesi più importanti. Anche la figlia del consigliere Sturm viene invitata, scatenando l’ira del fidanzato Faber e del padre. È chiaro a tutti che l’intenzione dell’ebreo è quella di sedurre le brave ragazze ariane e protestanti per sottometterle alle proprie voglie e a quelle del tirannico Duca cattolico.

Durante la festa da ballo le ragazze più giovani e belle sono state messe a ballare con i soldati in una saletta apposita, mentre i padri, i fidanzati, i fratelli e i cessi si trovano nella sala principale. Così il Duca e Süss possono valutare senza essere disturbati le ragazze e scegliere con quali intrattenersi.
Il Duca sceglie la bella figlia mora di uno dei consiglieri, che è schifata dal grasso tiranno e cerca di fargli capire che preferisce andare via, ma poi si rassegna ai suoi desideri (che altro può fare?). Süss, tanto per cambiare, è sempre ossessionato da Dorothea (anche se non lesina una palpatina alle tette di un’altra ragazza, molto più bendisposta al fascino danaroso del banchiere), ma lei riesce a mettersi in salvo scappando fino al padre che ha abbastanza potere e prestigio per opporsi all’ebreo.

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Faber vuole vendicarsi. Con un paio di amici va da Süss, che sta giocando a carte (Oppenheimer venne anche accusato di avere legami con le case da gioco locali), e lo accusa di sperperare nel gioco d’azzardo i soldi bagnati dal sangue del popolo e di trattare le figlie dei bravi cittadini del Württemberg come puttane. Süss si incazza, ma Faber riesce a fuggire. Però Süss non è scemo e sa che Sturm e Faber sono ora i suoi nemici principali.

Oppenheimer si lamenta subito con il Duca, che appare bello soddisfatto e sorridente (è un chiaro riferimento al fatto di aver appena scopato la brunetta di prima… e devo dire, da collega Duca, che una bella scopata con una ragazza che non lo desidera dà proprio una gran soddisfazione ^__^). Un insulto al Ministro è un insulto al Duca stesso, dice Süss, ma il Duca minimizza il problema.
Süss gli fa notare che fino a quando gli ebrei saranno banditi da Stoccarda, chiunque potrebbe aggredirlo e anche ucciderlo. Il Duca, che non vuole perdere il suo fidato banchiere, decide di riammettere gli ebrei senza ascoltare il parere del Consiglio e, avendo scoperto solo in quel momento che il fabbro aveva aggredito la carrozza di Süss, ordina che venga impiccato. Bravo: severo, ma ingiusto, proprio come me.

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La morte del fabbro, l’ingresso degli ebrei in città e il potere sempre maggiore di Oppenheimer gettano nel panico il Consiglio. Bisogna intervenire subito e far tornare sulla retta via il Duca, per questo decidono di farsi guidare da un ufficiale, Röder, che ha servito in guerra con il Duca ed era diventato suo amico.
I consiglieri entrano senza invito nel palazzo e chiedono al Duca di ascoltare quanto hanno da dire nell’interesse del Württemberg, la cui popolazione è esasperata e pronta alla rivolta. Il Consiglio ha una petizione: bisogna mandare via gli ebrei da Stoccarda, come previsto dalla Costituzione.
Il Duca si rifiuta di esiliarli di nuovo a Francoforte: lui non ha nulla contro gli ebrei e non gli interessa quello che dice la Costituzione.

L’ufficiale dice allora al Duca che se non è disposto a rispettare la Costituzione, quanto meno dovrebbe ascoltare le parole di Martin Lutero: “Tieni in mente, caro Cristiano, che non hai un nemico peggiore dell’Ebreo. È mio sincero parere che si debba dare fuoco alle loro sinagoghe e alle loro scuole. Ci si deve liberare dei loro insegnamenti Talmudici pieni di menzogne. E deve essere loro proibita la pratica dell’usura.”
Il Duca, cattolico e fedele suddito dell’Imperatore d’Austria, si incazza all’idea di dover seguire le follie antisemite di uno schifoso eretico e caccia i consiglieri gridando “Vergogna sul vostro Lutero!” e “Andate via!”.

Altre parole attribuite a Lutero sul tema ebraico:
But the Jews are so hardened that they listen to nothing; though overcome by testimonies they yield not an inch. It is a pernicious race, oppressing all men by their usury and rapine. If they give a prince or magistrate a thousand florins, they extort twenty thousand from the subjects in payment. We must ever keep on guard against them.
(Martin Lutero, Colloquia Mensalia, 863 – tradotto da William Hazlitt)

Oppenheimer suggerisce al Duca di sciogliere il Consiglio e formare un proprio Gabinetto privato formato solo da persone di sicura fedeltà, senza quel facinoroso di Sturm tra i piedi. Il Duca è tentato, ma teme i rischi di una mossa così azzardata. Oppenheimer, conoscendo la superstizione del Duca (d’altronde è cattolico… quindi è anche un retrogrado che si affida alla stregoneria, secondo la visione protestante), gli dice che per rassicurarlo prima di fare qualsiasi mossa azzardata potrà fargli consultare un esperto in grado di leggere gli auspici nelle costellazioni.

Il suddetto esperto non è altro che il rabbino Loew, che però non è un astrologo e non crede in simili stupidaggini superstiziose. Anzi, è convinto che Oppenheimer stia giocando con il fuoco e che prima o poi quello che sta facendo gli si rivolterà contro perché Dio punisce gli ebrei che non sanno stare al proprio posto. Süss accetta le recriminazioni del rabbino contro la vanità e il lusso di cui si circonda, ma si giustifica dicendo che è per un bene maggiore, quello di far trionfare gli ebrei procurando un paese nuovo per Israele (complotto ebraico!!!).
Il rabbino accetta di partecipare alla farsa, ma non di mentire (è peccato): sarà il Duca a capire quel che vuole capire dalle frasi ambigue (ma non menzogne) che gli dirà.
Il Duca chiede al rabbino se può osare mosse avventate o se le stelle gli sono sfavorevoli. “Le stelle non sono né favorevoli né ostili” dice il rabbino, “ma sta scritto” e tira fuori i testi sacri “che le stelle obbediscono a colui che osa”.
Il Duca naturalmente leggerà nelle parole del rabbino un invito a rischiare mosse sempre più azzardate per concentrare il potere nelle proprie mani.

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Süss, per decapitare del tutto l’opposizione privandola di un leader, tenta di convincere Sturm a diventare il capo del nuovo Gabinetto, ma lui rifiuta non perché non si fidi del Duca, ma perché non si fida del suo ministro. Oppenheimer mantiene la calma e si dimostra ancora più affabile, domandando a Sturm perché non possano diventare amici e con, dal suo punto di vista, molta generosità si offre di sposare la figlia di Sturm assicurando così denaro e prestigio ulteriore alla famiglia.
Sturm si rifiuta di dare la sua bella figlia ariana a un ebreo e Süss, sempre con tono amichevole, gli suggerisce di pensarci ancora un po’ e di dare una risposta definitiva il giorno dopo.
Sturm la sera stessa fa sposare Faber con Dorothea: ora sua figlia è intoccabile per l’ebreo. E Süss questa volta si incazza per davvero… e dopo un simile insulto, a mio parere, ha pure ragione a incazzarsi! Sturm si incazza pure lui e caccia Süss dalla propria casa, gridando che nessuno può minacciarlo perché è il Presidente del Consiglio e che nessuno può mettersi tra il Duca e il suo popolo, invitandolo a infrangere il giuramento di rispettare la Costituzione. In più, per sottolineare meglio il concetto, gratifica Süss con un bel (nel sottotitolo inglese) “shit head”. Süss ringrazia per la generosa opinione espressa e se ne va.

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Süss torna in ufficio e ordina al segretario di scrivere un ordine di arresto per Sturm: ci sono testimoni e prove che il consigliere stia tramando contro il Duca e va processato. Sturm viene convocato per essere interrogato, ma si rifiuta di riconoscere Levy come proprio giudice, nonostante l’altro magistrato gli assicuri che sono stati entrambi scelti dal Duca per portare avanti quella indagine. Ma per Sturm non c’è giustizia né onore in un tribunale quando un ebreo osa giudicare un cittadino del Württemberg.
Levy gli contesta di aver tramato contro la vita del Duca e di aver fatto affermazioni sediziose: quando Bogner è stato impiccato vari testimoni affermano che Sturm abbia definito la cosa “un volgare omicidio”. Ma l’impiccagione è avvenuta per ordine e responsabilità del Duca: intendeva forse dire che il Duca è un volgare assassino?
Sturm risponde che anche se l’avesse ordinato l’Imperatore stesso, per lui sarebbe stato un volgare assassino. L’altro magistrato, convinto dell’innocenza di Sturm, cerca di calmarlo, ma questi è fuori di sé e lancia ulteriori insulti e minacce contro gli ebrei. Levy gli risponde “noi sapremo come proteggerci”. Viene incarcerato e accusato con l’ausilio di ulteriori prove prodotte dagli ebrei per incastrarlo.

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Il Consiglio, chiamando a raccolta i capi delle corporazioni e tutti i cittadini più importanti, si riunisce quella notte stessa per decidere di dare un ultimatum al Duca. Oppenheimer avverte il Duca della riunione e gli dice che i consiglieri intendono privarlo del potere e arrestarlo (e in caso di resistenza ucciderlo). Il Duca convoca subito i suoi fedelissimi e le truppe per dichiarare lo scioglimento del Consiglio fino a data da destinarsi.
Quando Röder arriva al palazzo per dare l’ultimatum (mandare via subito gli ebrei!), il servitore negro del Duca lo avverte di quello che è successo. Curioso che l’unico negro del film sia quello che supporta la giusta causa dei ribelli: ma in fondo i nazisti non avevano particolari problemi coi negri (non più razzismo di quello standard nel resto del mondo).
O la cosa va letta in un altro modo? Perfino un negro è migliore degli ebrei e dei cattolici? ^__^

Il Duca manda via Röder, ma il suo discorso ha fatto breccia: l’ebreo Süss ha sì portato ricchezza, ma ha anche creato molti nemici all’interno del popolo. Süss dice al Duca che un sovrano può sbarazzarsi dei suoi nemici, se ha degli amici su cui fare affidamento: deve arruolare dei reggimenti stranieri e usare la forza per governare. Gli occhi porcini del Duca (e anche i miei) sbrilluccicano all’idea di diventare un dittatore vero e proprio, ma è giusto fare una cosa simile generando una simile frattura con il proprio amato popolo?
La bella Duchessa, che ha sentito ogni cosa, entra nello studio e convince il Duca a fidarsi di Süss e fare quello che dice. Il Duca si accorge allora che anche sua moglie, come lui, è stata plagiata dall’ebreo. Quando la Duchessa esce dalla stanza, il Duca urla contro l’ebreo, ma accetta di fare quello che gli è stato chiesto per amore della moglie anche se non si fida più dell’ebreo.

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Il popolo di Stoccarda inizia la ribellione. Viene proclamata la legge marziale e chiuse le porte della città. Süss ottiene l’appoggio dell’intera comunità ebraica che mette a disposizione le proprie ricchezze per stipendiare dei mercenari e attuare il colpo di stato. In un ultimo tentativo di concludere tutto senza spargimenti di sangue, Süss propone ancora a Sturm di diventare il primo ministro del Duca, ma questi rifiuta di diventare il servo di un tiranno e preferisce rimanere in prigione.

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I consiglieri ribelli sanno che gli ebrei stanno finanziando la guerra civile: Faber tenta di lasciare la città per diffondere la ribellione nel resto del paese sfruttando la vecchia parola d’ordine conosciuta da Röder, ma nel frattempo la parola è stata cambiata e viene arrestato.

Süss convince il Duca a lasciargli carta bianca per reprimere la ribellione nel sangue: deve approfittare della festa organizzata per la corte imperiale a Ludwigsburg, andare lì con la Duchessa a divertirsi e, quando tornerà due giorni dopo, sarà diventato un Sovrano Assoluto, come Luigi XIV. Un bel colpo di Stato. Il Duca accetta e parte.

Süss fa ascoltare a Dorothea le urla del marito torturato e le dice che se vuole che venga rilasciato deve concedersi a lui. Dorothea resiste all’inizio, ma le urla del marito sono strazianti. Süss la spinge sul letto. Non viene spiegato se Dorothea accetta di tradire il marito con Süss per salvarlo o se Süss la violenta e si ritiene soddisfatto così, ma alla fine Faber viene rilasciato (sotto lo sguardo stupito di Levy, che si domanda se Süss sia impazzito… effettivamente poteva farlo ammazzare lo stesso, no?) e Dorothea fugge e si annega nel fiume.

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Süss ha raggiunto Ludwigsburg, ma nel frattempo Faber ha trovato il cadavere di Dorothea nel fiume e la popolazione in rivolta ha assaltato il palazzo ducale e ucciso il segretario. Contro un’intera città in rivolta i pochi soldati messi a presidiare le porte non bastano più: aprono le porte e lasciano passare Röder, diretto a Ludwigsburg per accusare il Duca dei suoi misfatti di fronte alla corte imperiale.

Il Duca, ubriaco e sempre incazzato come me, tira fuori lo spadino e sta per uccidere Faber, ma a metà gesto si becca un infarto e crepa. Süss non ha più nessuno che lo protegga. Viene processato e condannato a morte per impiccagione non per spirito di “vendetta” , come dice Sturm, ma solo per “giustizia”. E la morale della storia la potete leggere nell’ultimo screen qui sotto… ^__^

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Nell’insieme è un bel film, un buon dramma storico, se lo si guarda per quello che è, senza pregiudizi contro i film antisemiti degni di quelli di Faber contro gli ebrei. ^__^
Come film antisemita è decisamente sopravvalutato. Magari fosse solo questa la propaganda antisemita…

 
Ancora nasi adunchi in Der Ewige Jude
“Der Ewige Jude” (L’Eterno Ebreo, equivalente all’Ebreo Errante in italiano) è un altro dei filmoni della propaganda nazista. Magari ne parlerò meglio un’altra volta, se no finisce che intaso del tutto il thread a furia di stronzate e ancora non siamo andati a finire sul fantasy, dove volevo andare a parare io…
Beccatevi i volti dal naso adunco delle locandine!

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Favole antisemite!
Frugando in cerca del “fungo ebraico” (avevo vaghi ricordi di questa immagina, vista chissà quanto tempo fa…) ho finalmente trovato il libro di favole “Der Giftpilz“, pubblicato a Norimberga nel 1938 dalla rivista “Der Stürmer” di Julius Streicher.

La prima favola è proprio quella del “Fungo velenoso” in cui una madre col suo bambino raccolgono funghi nella foresta e il bambino ne trova alcuni velenosi. La madre spiega al figlio che i funghi non sono tutti uguali, perché ci sono quelli buoni e ci sono quelli cattivi. Quando tornano a casa riprende il discorso e spiega al bambino che anche gli umani si dividono in buoni e cattivi, ma il bambino sa già questo: il maestro di scuola ha detto molte volte di stare attenti agli ebrei, che sono pericolosi!
La madre è compiaciuta dell’intelligenza del figlio e gli spiega che come esistono funghi velenosi di molte forme così esistono molte forme di ebrei velenosi: c’è l’ebreo medico, l’ebreo macellaio… e perfino l’ebreo battezzato!
E come un singolo fungo velenoso è in grado di uccidere un’intera famiglia, così un singolo ebreo può portare alla rovina una famiglia o un villaggio o perfino un intero popolo! Il bambino è stupito: ma tutti sanno che bisogna stare attenti agli ebrei?
Sfortunatamente no, dice la madre, molti milioni di persone vivono nell’ignoranza del pericolo giudaico e così rischiano la propria vita e mettono al rischio quella di molti altri: per questo chi è informato deve fare tutto il possibile per portare questa conoscenza a chi è ignorante!

Fungo Giudaico

Per chi è interessato il testo inglese di queste belle favolette si trova qui. Possono sempre far comodo per chi ha dei bambini piccoli. Più male di gran parte del Fantasy prodotto o della Televisione non possono certo fare…

Un’ulteriore curiosità su “Der Stürmer”: quella rivista era considerata così antisemita da disgustare molti dei gerarchi nazisti, che la trovavano volgare e piena di ridicole assurdità. Cioè, LOL, non piaceva nemmeno ai nazisti questa roba! ^__^
Baldur von Schirach, leader della Gioventù Hitleriana ne proibì espressamente la distribuzione presso le strutture del gruppo e lo stesso fece Hermann Göring, proibendo Der Stürmer in tutti gli uffici sottoposti alla sua autorità.

Ecco qualche esempio visivo delle pubblicazioni di Julius Streicher in cui si accusavano gli ebrei di pedofilia, sacrifici umani, cannibalismo, stupro, satanismo, usura, tortura sugli animali (a causa del rito biblico della sgozzamento, praticato anche dagli islamici), allevamento di conigli e tante altre belle cosette…

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Cliccare per ingrandire.

 
I famosi Protocolli e il complotto ebraico…
Spero che la descrizione degli eventi del film “Süss l’ebreo” abbia permesso ai meno avvezzi all’antisemitismo di farsi un quadretto dello stereotipo giudaico. Gli ebrei sono rappresentati come persone spregevoli, brutte, con grandi nasi adunchi (talvolta anche coi vestiti tradizionali e la barba, ma NON sono fondamentali!), avidi, disposti a far prestiti a qualunque governante voglia i loro soldi, ricattatori ecc…
…in pratica una razza di banchieri. ^__^

Ed effettivamente l’idea di voler governare il mondo attraverso il capitalismo e le banche, e il mondo libero “capitalista” come necessità per amplificare il proprio potere (che non potrebbe essere altrettanto grande in dittature autoritarie pronte a usare la violenza e i pogrom quando minacciate), è proprio ciò che ha acceso di più l’immaginario degli antisemiti.
Chi non conosce “I Protocolli dei Savi di Sion“, un falso storico costruito in Russia a partire da opere precedenti e utilizzato per accusare gli ebrei proprio delle cose scritte sopra? Venne utilizzato prima dallo Zar, poi dai Nazisti e ora dai paesi islamici per giustificare la necessità di eliminare gli ebrei che complottano per il dominio mondiale tramite il sistema bancario. LOL!
Maggiori informazioni sul falso storico dei Protocolli qui, ma attenzione: i neonazi confermano che anche Wikipedia è in mano ai giudei!!! Ke paura!!!!111oneoneone

Tra l’altro i Protocolli vanno molto di moda, oltre che nei paesi islamici e in Sud America, anche in Giappone. Si veda questo link per maggiori informazioni. Le scimmie gialle di quell’isola là hanno buon gusto! ^_^

 
Gli ebrei di Harry Potter
Guardando i film di Harry Potter ero rimasto piacevolmente sorpreso dall’aspetto dei folletti (goblin nella versione inglese) della banca Gringott: sembravano una versione fantasy dell’ebreo! Una intera razza di soli banchieri, bassi, con lunghi nasi adunchi, brutte facce e un aspetto generale che ispira pochissima fiducia. Macchiette ebraiche.
Solleticato dalla cosa, anche se sfortunatamente per ora ho letto solo i primi due libri della serie, mi sono messo a cercare ulteriori informazioni in internet per saperne di più.

I Goblin gestiscono La Banca dei maghi per eccellenza, ovvero la Gringott. Custodiscono i beni di tutti i maghi, buoni e cattivi, senza schierarsi: per loro contano solo gli affari, non quanto spregevoli siano quelli con cui li fanno. Sono creature miserabili, infide, avide, di cui non ci si può fidare. Nel corso della storia sono state perseguitati, si sono ribellati, e in generale i maghi non hanno mai voluto né potuto fidarsi di loro. Però sono utili, perché sono i migliori banchieri del mondo.

Mi suona giusto-giusto un campanellino nella testa… a voi no?
Ho scoperto di non essere l’unico ad avere visto lo stereotipo del banchiere ebreo in quelle affascinanti creature fantasy. In questo articolo di Dana Goldstein, “Harry Potter and the Complicated Identity Politics“, si trovano informazioni interessanti.

Goblins in the series are humanoid beings (they can mate with people) skilled at forging metal and protecting valuables. Harry and Ron distrust goblins, but the naïve Hermione reminds them that wizards have been cruel to goblins throughout history, provoking bad behavior from the creatures. Against his better instincts, Harry cuts a deal with the goblin Griphook: In exchange for help in obtaining a magical object deep with a protected vault, Harry will give Griphook a valuable medieval sword he has inherited. But Harry soon learns goblin ideas of ownership are different than human ideas; while people believe they own an object once they pay for it and can pass it to whomever they like, goblins believe a valuable object must be returned to its creator — often a goblin — upon its purchaser’s death. Thus, Griphook steals the sword from Harry without fully upholding his end of the bargain. The ultimate judgment is that whole categories of creatures, even those whose blood is intermingled in the human race, cannot be trusted.

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Naso adunco, brutto aspetto, labbroni schifosi… è solo una mia impressione?

Niente di male negli “ebrei potteriani”, anzi, è divertente vedere che oltre alle creature fantastiche della Mitologia anche quelle del Razzismo possono trovare il loro posto nei mondi fantastici. Ho già qualche idea sui negri-scimmia e cosette simili… e perché no, anche sugli ebrei per un’ambientazione pesantemente ispirata all’Ottocento. ^_^

 
Giudaizzare un po’ il fantasy con l’ebreo fungo
Al posto del giudeo umano, imitando quanto fatto (senza intenti razzisti) dalla Rowling, si può inventare un creatura fantastica apposita che assuma le caratteristiche negative dello stereotipo ebraico. Un’idea che mi era venuta era quella di una sorta di “ebreo fungo” ispirato alla copertina del libro di favole. Propongo qui un po’ di idee e varianti per chi volesse prendere ispirazione.

Il fungoide (o miconide o fungheo o quel cavolo di nome che gli si vuole dare) è un uomanoide basso, sgraziato, tozzo, con braccia e gambe corte, il volto brutto e rugoso, il naso adunco e le labbra come grassi vermi viscidi. La testa, priva di un collo apprezzabile, termina con un cappello da fungo, più o meno pronunciato. Una barba di licheni cresce sulla mandibola.
Vive nelle fogne o in stamberghe, proliferando nella sporcizia e al buio, tra i rifiuti prodotti dagli umani, insomma in luoghi dove trionfa il degrado morale e materiale. Come una muffa o un parassita o, appunto, un fungo che cresce sul marcio.
Nonostante dispongano di un’intelligenza umana (o è meglio dire “di notevole furbizia”?) sono disprezzati da tutte le specie superiori. Non sono loro concessi gran parte dei diritti che le altre razze hanno, ad esempio quello di possedere appezzamenti di terra o di fare gli artigiani o di votare ecc… Sono dei paria.

Ma i funghi conoscono molte cose: i funghetti generati delle loro spore, che nel corso degli anni crescono fino a diventare veri fungoidi alti un metro e più, all’inizio sono così piccoli e indistinguibili da comuni muffe e funghi da potersi infiltrare in ogni luogo “umido” per spiare e riferire le informazioni raccolte al padre.
Per sopravvivere tra gli umani si sono adattati e, rubando e accumulando denaro (in fondo per chi mangia immondizia, ama il degrado e si veste di stracci non c’è molto motivo di spendere soldi), si sono alla fine trasformati in usurai.

Il denaro che possiedono è nascosto in luoghi segreti, si dice nelle fogne, in tunnel disgustosi dove i fungoidi possono entrare solo perché i predatori locali non li vogliono mangiare e il puzzo mefitico non li turba. Accumulano denaro per il gusto di accumularlo, per poterlo vedere e utilizzarlo per costringere al proprio volere le “razze superiori”.
Nulla rende più felice un fungoide di vedere un mercante strangolato dall’usura che si suicida o di far spezzare i pollici a un manovale carico di debiti che, il fungo lo sa fin dall’inizio, non avrebbe mai potuto ripagare.

Si dice che tutti i fungoidi, che siano alti un metro o siano funghetti grandi come bottoni, ubbidiscono a un fungo gigantesco che comanda tutta la colonia cittadina servito dalla sua corte di anziani alti anche due o tre metri.
O forse tutti i funghi più anziani si fondono in un solo mostruoso Padre Fungo che contiene i ricordi e la sapienza di tutti i suoi figli e dalle fogne guida il progetto di funghizzazione della città. In fondo nessuno ha mai visto un fungoide morire di vecchiaia e chissà dove spariscono dopo una certa età…

I fungoidi non hanno femmine: i padri generano i figli deponendo le spore nella sporcizia e lì loro crescono e si nutrono. Forse hanno periodi riproduttivi specifici o forse no. Alternativa: le spore vengono sparate in aria e se raggiungono una donna gravida possono infettare il feto. Il bambino nasce deforme, con la pelle butterata e deformità di altro tipo, morendo poco dopo il parto o addirittura uscendo fuori già morto. Dal cadavere nascono i funghetti, in grado di individuare e raggiungere il padre seguendo la sua scia olfattiva.
E qui si può aggiungere la leggenda secondo cui ogni tanto nascono bambini-fungo che sopravvivono e, in virtù della loro intelligenza umana, guidano gli altri funghi dalla profondità delle fogne decidendo la strategia della colonia. Questa leggenda può essere in aggiunta o in sostituzione delle teorie del grande Padre Fungo.

Altra idea: il fungoide come parassita/malattia!
I fungoidi non sono una specie in sé, ma sono parassiti che prendono possesso delle altre creature. Ci sono pochi fungoidi riconoscibili, quelli più anziani, ormai ridotti ai mostri deformi col naso adunco e la testa a cappello descritti prima. Ma in origine tutti i fungoidi sono umani (o elfi, nani, quel cavolo che vi pare più adatto, basta che siano una specie dominante molto comune).

Quando vengono contagiati dalle spore iniziano una lenta trasformazione: cominciando a diventare solitari, asociali, rifiutano di lavarsi, allontanano i famigliari, torturano piccoli animali, stuprano e rubano… un po’ alla volta il loro naso prenda la forma a becco, la pelle diventa spugnosa e assume colori fungheschi (Verde? Marroncino? Un bianco malaticcio?). Diventano appieno uomini-fungo.
Diventare fungoidi è quindi una malattia. Il fungo è un parassita che cresce nel corpo dell’individuo e ne cambia il corpo, portandolo all’isolamento e alla follia criminale.

Alternativa: il fungo non è un semplice parassita privo di intelligenza, ma è un essere senziente vero e proprio che a trasformazione completa, quando ha preso completo controllo della mente, possiede il nuovo corpo e tutti i suoi ricordi.
L’invasione degli ultrafunghi…

Ma i contagiati come subiscono il contagio? L’idea delle spore sparate e assorbite era carino come “pericolo” per le donne incinte, ma se la gente iniziasse a mutare in massa così sarebbe pericoloso per gli stessi funghi: in breve le autorità metterebbero a fuoco ogni anfratto per purificarlo e sigillerebbero tutti i tombini. Gli affari da usuraio languirebbero non poco…

Si può decidere che il contagio sia una scelta della vittima: i funghi hanno una loro religione, basata sull’assunzione di droghe psichedeliche per raggiungere l’unità tra mente e corpo e vedere il Grande Fungo. Assumendo il fungo allucinogeno del Padre nel corso dei riti religiosi, come una sorta di eucarestia allucinogena, si viene sempre più contagiati e lentamente si muta, consapevoli della mutazione (fa parte delle fasi avanzate del culto), fino a divenire fungoidi. I funghi corrompono le brave persone portandole al loro malvagio credo… ^__^
In fondo anche l’Ergot, che contiene il potentissimo LSD-25, altro non è che un fungo che cresce sulla segale (rendendola appunto “cornuta”).

I contagiati si uniscono alla colonia dei funghi, in una sorta di ghetto, praticando il crimine, l’usura ecc… e adorando il culto del Grande Padre Fungo. In questo caso il vecchio fungoide deforme assume il ruolo giudaico dell’untore (magari unito a quello dell’avvelenatore di pozzi, se contamina le scorte idriche).
Anche in questo caso non c’è bisogno di distinguere fungoidi maschi e femmine: la riproduzione non prevede rapporti sessuali o inseminazione di ovuli da parte di partner distinti. Per cui non esistono nemmeno “famiglie”, ma solo l’unità della colonia in una rigida gerarchia che va dal più anziano al più giovane.

E se invece inserissimo le femmine?
Una buona idea per le femmine può essere quella dell’intrigante prostituta ebrea che seduce e corrompe i bravi uomini. La femmina fungoide ha l’aspetto di una bella ragazza, con o senza sintomi della funghizzazione, che usa il proprio fascino per diffondere le spore tramite il rapporto sessuale, attraverso le mucose genitali (al posto o in aggiunta a ciò che fa il fungo anziano che le spruzza nell’aria). Oppure la funghetta può semplicemente sedurre gli uomini portandoli al Culto del Padre Fungo un po’ per volta, iniziando con la somministrazione di minuscole dosi della droga per amplificare il piacere sessuale.

La forma della fungoide deve variare in base al tipo di ambientazione e alla predisposizione al sesso interrazziale: in alcuni le uniche fungoidi di successo saranno quelle identiche alle umane, con pochissimi segni di mutazione, in modo da essere ancora attraenti; in altre invece la fungoide può essere semplicemente prole di un Padre fungo in grado sia di produrre figli maschi (bassi e brutti, ma astuti) che figlie femmine (belle, ma meno furbe). In tal caso le femmine possono essere a loro modo “attraenti” pur senza essere umane/elfe/quel-che-è: tipo in certi Hentai con le ragazze mostro…
Questa distinzione maschio-femmina, come impostata da me, non è importante per la riproduzione della Colonia che continua a NON essere sessuata, ma va vista solo come “divisione dei ruoli” in cui si è sviluppato un ceppo di fungoidi altamente specializzati nella diffusione del contagio tra gli umani.

E queste sono solo le prime idee che mi sono venute mentre scrivevo: ci sono un sacco di possibilità per sbizzarrirsi con i fungoidi e creare la propria razza di “parassiti usurai”, magari da inserire in un’ambientazione fantasy industrializzata di ispirazione Ottocentesca (steamfantasy) simili alla New Crobuzon del mondo di Bas-Lag o alla Tarant di Arcanum.

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Note per il Film “Süss l’Ebreo”

Nota sul “divieto” in Italia: probabilmente non è proprio “proibito” in Italia, ma, in accordo con la Legge Mancino (modificata nel 2006 in senso meno rigido), un’eventuale distribuzione del film porterebbe venditori e ditte ad essere accusati di “propaganda dell’odio razziale” (gli inviti a bruciare le sinagoghe, cacciare gli ebrei ecc… sono molto forti: il film stesso era usato per caricare di giusta rabbia i soldati delle SS che dovevano partire per i paesi slavi), con conseguente pena pecuniaria, carcere e sequestro per legge di tutto il materiale. Libera diffusione, no? La censura non è solo ciò che riporta sopra l’etichetta “censurato”. ^__^ Torna in cima.

1: attore tedesco, 1893-1946, morto nel campo di concentramento di Sachsenhausen (Campo Speciale n°7 per nemici politici sotto il regime di Stalin) dopo un intervento di appendicite. Uno dei suoi primi ruoli fu nel film “Metropolis” di Fritz Lang. Prima della presa del potere da parte dei Nazisti era militante del Partito Comunista, motivo per cui sotto il regime ebbe difficoltà a lavorare. Alla fine riuscì a mettersi a capo di un gruppo di “attori indesiderati” e recitò in vari film di propaganda prima e durante la seconda guerra mondiale. Torna in cima.

2: nel film viene usato il termine “Verfassung”, che indica proprio la Costituzione, ma questo termine non è del tutto corretto. Il Württemberg non ebbe una Costituzione fino al 1819. Quello a cui si riferiscono nel film è una sorta di patto tra i cittadini e i Duchi del Württemberg, sotto forma di un serie di leggi e concessioni le cui origini risalgono al 1514, che tra le altre cose garantiva al Consiglio a Stoccarda di poter controllare gli aspetti finanziari mettendo ai voti le richieste del Duca. Nei documenti d’epoca è chiamato “das gute alte Recht” (la buona vecchia Legge).
Per maggiori informazioni si veda “War, State and Society in Württemberg, 1677-1793″ di Peter Wilson. Torna in cima.

3: attore austriaco, 1902-1946, morto in un incidente d’auto. La sua interpretazione di Süss è straordinaria, perfetta, forse anche grazie allo “stimolo ricevuto”: dopo aver rifiutato la prima volta di partecipare al film, Goebbels in persona lo ricattò minacciando la vita del suo figliastro mezzo-ebreo (confessato da Marian in un’intervista dopo la guerra). Nonostante questo, Marian divenne un “paria” del cinema. Alcuni sostengono che dietro l’incidente d’auto vi sia un suicidio. Torna in cima.

4: gran parte degli ebrei dal naso adunco che appaiono nel film sono veri ebrei, rastrellati dalle SS nel ghetto di Praga e costretti a recitare nel film. Gli ebrei del film vengono rappresentati come ebrei slavi, non tedeschi, per giustificare la dura politica nei territori slavi occupati. A Praga sono state girate anche le scene giudaiche di massa, come l’ingresso degli ebrei e le cerimonie religiose. Torna in cima.

5: attore cinematografico e teatrale tedesco, 1884-1959. In questo film interpreta sia il ruolo del segretario Levy che quello dell’anziano rabbino Loew. Krauss, famoso per la sua interpretazione diabolica in “Das Cabinet des Dr. Caligari” (1920), abbracciò l’ideologia nazista e divenne Attore di Stato sotto Goebbels. È ricordato anche per l’ottima interpretazione dell’usuraio ebreo Shylock in “Il Mercante di Venezia” durante le rappresentazioni a Vienna del 1943. Dopo la guerra venne perdonato per la sua adesione al nazismo e ammesso ai festival del cinema tedeschi. Torna in cima.

6: attrice svedese, 1912-2001. Moglie del regista Veit Harlan, divenne famosa per i suoi ruoli tragici guadagnandosi il nomignolo di Reichswasserleiche (che suona tipo “l’annegata del Reich”, riferimento alla fine di Dorothea in questo film). Come gran parte delle più amate attrici del cinema del Terzo Reich era una straniera. Torna in cima.

7: l’uso di banchieri ebrei era molto comune e alcuni luoghi comuni sulla diffusa presenza ebraica nel sistema bancario mondiale dei paesi occidentali fino alla seconda guerra mondiale sono effettivamente non del tutto privi di fondamento (ma questo non significa che vi fosse un qualche genere di “complotto giudaico”). Tornando al personaggio storico di Süss Oppenheimer va fatto notare che era nipote di Samuel Oppenheimer, banchiere personale dell’Imperatore Leopoldo I d’Austria fino a pochi decenni prima. Torna in cima.