Archivio per la Categoria 'Storia'
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- Steampunk Web: Internet è una serie di tubi! by Il Duca Carraronan
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- Tanti auguri Nikola Tesla, tanti auguri a te! by Il Duca Carraronan
- Rinascimento e Prima Età Moderna: bibliografia minima by Il Duca Carraronan
- Medioevo: bibliografia minima per scrittori by Il Duca Carraronan
L’Ottocento e l’Inghilterra Vittoriana, bibliografia minima
Scritto da Il Duca Carraronan il 17 feb 2010 | Categorie: Libri, Storia, Storia Militare
Dopo gli articoli di bibliografia minima sul Medioevo e sul Rinascimento, pensati in particolare per gli scrittori alle prime armi, ecco quello sul Lungo XIX Secolo… circonciso: sì, per preferenza personale ho deciso di amputare la prima fetta, concentrandomi sul periodo tra il 1837 e il 1914, dove si colloca il meglio dell’Ottocento e il mondo dell’Età Vittoriana in senso ampio (più adatta per gli appassionati di Steampunk che non il primissimo Ottocento). Per motivi di disponibilità dei testi (e di brevità) mi sono concentrato sull’Inghilterra, vera nazione guida del periodo.
Nonostante le cose si facciano davvero interessanti solo dopo il 1851, ho suggerito lo stesso anche un testo dedicato esclusivamente alla vita nel 1837-1851, giusto per completezza (e perché è uno dei migliori testi in italiano che ho letto).
Questa volta ho deciso di non limitarmi ai soli testi in italiano visto che l’ottima disponibilità di quelli in inglese, addirittura gratuiti (piratati), permette di suggerire titoli ancora più specifici per i bisogni di chi intende ambientare storie nell’Inghilterra Vittoriana.
I testi sono stati divisi in tre blocchi più un quarto “bonus”: storia in generale (per inquadrare l’epoca, necessario se non si hanno solide basi storiche); vita quotidiana (dettagli spiccioli e informazioni spendibili per immaginare la vita nell’Inghilterra Vittoriana che un tipico libro di storia generale non fornisce); altri argomenti interessanti (sei testi scelti per soddisfare ulteriori curiosità specifiche del lettore); link a siti internet che si occupano di argomenti correlati (vita quotidiana, armi) e libri gratuiti dedicati al mondo militare (non adeguatamente coperto nei testi precedenti).
Segnalerò ulteriori testi e risorse web in futuro, per ora iniziate con questi.
| Storia in Generale |
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Il Trionfo della Borghesia (1848-1875), di Eric J. Hobsbawm.
Tra il 1848 e il 1875 l’economia capitalistica estende la sua influenza su tutti i continenti, trasformando o semplicemente subordinando le realtà più diverse. L’ideologia liberista si afferma in Europa e negli Stati Uniti che insieme costituiscono il centro propulsore della grande trasformazione. Grandi concentrazioni di ricchezza, vasti movimenti di popolazioni, sviluppi straordinari e concrete applicazioni della tecnologia su larga scala caratterizzano questi decenni. Sul piano politico, la rivoluzione, che ha dominato la scena nei settanta anni precedenti, scompare dall’orizzonte.
Esiste anche un testo dedicato al periodo precedente, L’Età della Rivoluzione (1789-1848), ma non lo inserisco perché per gli obiettivi di questo articolo ha più senso concentrarsi sulla seconda metà del secolo. L’inizio di questo libro presenta comunque una sufficiente panoramica degli anni precedenti, in particolare della Primavera del Popoli del 1848.
L’Età degli Imperi (1875-1914), di Eric J. Hobsbawm.
La storia dell’Età degli Imperi è quella del mondo e della società del liberalismo borghese avanzante verso la strana morte che la coglie proprio quando essa raggiunge il suo apogeo, a causa proprio delle contraddizioni insite in questa sua avanzata. Con uno stile espositivo intelligente, Hobsbawm accompagna il lettore alla scoperta di un mondo apparentemente lontano e lo rende consapevole delle profonde radici che legano quel mondo al nostro secolo breve.
A mio parere è il più interessante del trittico di Hobsbawm, ma non escludo che questo dipenda solo dalla mia preferenza per la Belle Époque.
Potete trovare i tre libri di Hobsbawn in inglese qui:
http://gigapedia.com/items/387712/the-age-of-revolution–1789-1848 (PDF con OCR)
http://gigapedia.com/items/54354/the-age-of-capital–1848-75 (formato DjVu, lo odio)
http://gigapedia.com/items/388472/age-of-empire–1875-1914 (PDF)
Inghilterra Vittoriana. Genesi e Formazione, di George Kitson Clark.
Quest’opera costituisce una proposta di integrale revisione della storiografia sull’Inghilterra dell’800. Lo scopo dell’autore è di mettere a nudo i luoghi comuni di talune correnti storiografiche che non sempre hanno saputo cogliere i multiformi aspetti di un realtà storica complessa. La Rivoluzione Industriale non fu una forza cieca e negativa: pur tra contraddizioni e sofferenze essa creò una ricchezza che si diffuse nelle varie classi sociali, elevandone il tenore di vita.
La copertina proposta sopra è quella dell’edizione inglese (The Making of Victorian England) perché la copertina italiana non l’ho trovata online, ma non vi perdete nulla: è solo uno sfondo grigio con delle scritte nere dentro a rettangoli bianchi. Io ho l’edizione italiana Jouvence del 1981, presa su libreriauniversitaria.it. Non so se ce ne sono ancora copie disponibili. Su altri siti lo segnano come non reperibile. Il testo non è recentissimo (1962), ma è un classico tra gli studi sull’Inghilterra Vittoriana e ha una parte iniziale sulla demografia che mi è piaciuta molto. Sfortunatamente è piuttosto noioso da leggere: non ci troviamo di fronte a un grande narratore come il Gilbert della Grande Guerra. In inglese lo potete trovare senza problemi.
| Vita Quotidiana |
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La vita quotidiana in Inghilterra ai tempi della regina Vittoria, di Jacques Chastenet.
Con il suo nome segnò un’epoca: mai come sotto il suo regno l’Inghilterra fu tanto potente nel mondo. In questo volume Jacques Chastenet, accademico di Francia, racconta la vita quotidiana in Gran Bretagna nel primo periodo del regno della regina Vittoria. È il trionfo dell’età industriale e del capitalismo: si sviluppano le industrie, si allargano i commerci, nascono le prime ferrovie e si costruiscono le prime navi a vapore. Nasce il proletariato, si organizzano i primi sindacati e le classi inferiori cominciano la loro battaglia per ottenere il diritto di voto e la possibilità di eleggere i propri rappresentanti in Parlamento. Il lavoro e il sacrificio sono considerati valori supremi e la divisione sociale è rigida.
Questo libro è fuori commercio, ma con un po’ di fortuna si può ancora reperire su eBay. L’ho visto la prima volta nella biblioteca del mio quartiere, me ne sono innamorato e l’ho comprato subito su eBay, stessa edizione del 1998, ancora avvolto nel cellophane.
L’opera si concentra solo sui primi 14 anni del regno della regina Vittoria (ovvero 1837-1851), scegliendo l’Esposizione Universale come punto di svolta tra il primo periodo del regno e il secondo. Divertimento, viaggi, educazione, vita borghese, vita nei sobborghi, letture, esercito… coprendo molti argomenti si tratta di un’opera molto utile per costruirsi una visione d’insieme della vita in quegli anni.
Il culto del lavoro, il risveglio evangelico con la conseguente attenzione alla condizione dei lavoratori (disinnescando la bomba del socialismo un piccolo cambiamento alla volta), la politica del periodo, le scuole durissime in cui la borghesia inviava i figli (con bambini talvolta denutriti fino alla cecità o rinchiusi in punizione per settimane) e molto altro ancora.
The Writer’s Guide to Everyday Life in Regency and Victorian England, di Kristine Hughes.
Un’opera interessante, ma non eccellente. Ho notato anche alcune imprecisioni, ma non avendole segnate non le ricordo bene (una forse era dentro le pochissime righe, una manciata, dedicate alle armi). La prima parte, quando parla dell’illuminazione stradale e delle candele, è fatte bene. Anche la parte sui commerci da strada e sul cibo (la produzione del burro, il tè, il latte, la cucina) non è male. Dopo però la qualità diminuisce e la lettura, seppur piacevole, diventa meno illuminante. Molto positiva è la presenza di una ricca bibliografia al termine di ogni capitolo e, talvolta, di approfondimenti come i rimedi medici dell’epoca o le ricette di cucina.
Non merita il titolo che si è scelto, non quanto le due opere suggerite più sotto, ma val la pena leggerlo.
Lo trovate su gigapedia a questo link.
Daily Life in Victorian England, di Sally Mitchell.
Un testo notevolmente superiore al precedente, pur trattando gli stessi argomenti con la stessa comoda suddivisione. Molto bella la parte sulla servitù, sull’educazione e in generale le informazioni sulla vita e sui riti sociali (il corteggiamento, ad esempio). Si parla anche di narrativa: la lettura era diffusa a ogni livello sociale, spesso tramite un solo individuo che a sera leggeva storie acquistate a capitoli (per ammortizzare gli alti costi del libro li vendevano così) di fronte a tutta la famiglia sfruttando l’unica fonte di luce della casa… e la narrativa era davvero come la TV, con prodotti concepiti solo per solleticare la fantasia delle masse con storie avventurose che settimana dopo settimana, capitolo dopo capitolo, proseguivano e facevano discutere e appassionare il pubblico (come capita ora tra i fan delle serie televisive o degli anime).
Ah, ulteriore curiosità a tema librario: già all’epoca andavano di moda le trilogie. I librai, all’epoca veri signori del settore, imponevano agli editori di proporre i libri non in un tomo unico, ma in tre per poter guadagnare almeno il doppio… peccato che così i libri costassero così tanto che pochissimi li compravano e la massa (anche di gente facoltosa) preferiva affittarli o, soprattutto il popolo, comprare i singoli capitoli prodotti e venduti al di fuori del circuito delle libreria direttamente da autori ed editori (la gente voleva davvero leggere, ma il prezzo era ingiusto: qualcuno sta pensando alla situazione attuale e agli eBook? ^_^).
Consigliatissimo.
Il testo termina con una ricca appendice di bibliografia, comprendente gli URL dei siti web più interessanti (sono indicati anche i miei due preferiti, che ho riportato nella prossima sezione dell’articolo) e i siti da cui scaricare i libri d’epoca privi di copyright (su Archive.org o su Google Books) per accedere direttamente alle fonti utilizzate dall’autrice. C’è anche un piccolo glossario, ma impallidisce al confronto con quello del prossimo libro.
Lo trovate su gigapedia a questo link.
What Jane Austen Ate and Charles Dickens Knew, di Daniel Pool.
Libro di difficile lettura. Non per come è scritto, ma per come lo hanno piratato: aprendolo al PC sembra perfetto, ma in realtà nel Cybook Gen3 non si apre e NESSUN programma (né Calibre né altri anche molto costosi) è stato in grado di convertirlo in altri formati o di renderle leggibile. C’è qualcosa di irreversibilmente rotto per colpa del modo in cui è stato fabbricato il PDF, temo.
Passando invece ai contenuti è un ottimo libro. Ho letto da alcune parti che è il miglior libro a tema vita quotidiana nell’Età Vittoriana. Di certo è un’eccellente raccolta di saggi su tutti gli aspetti da conoscere della vita nel mondo Vittoriano: denaro, abitudini, modi di dire, leggi, riti sociali ecc…
E, come se non bastasse, dispone di un glossario enorme, talmente ricco e bello che farebbe testo a sé: ben 136 pagine dedicate! Val la pena scaricarlo anche solo per il glossario.
Lo trovate su gigapedia a questo link.
| Altri Argomenti Interessanti |
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La guerra civile americana, di Mitchell Reid.
La guerra civile (o guerra di secessione) che si combatté fra il Nord e il Sud degli Stati Uniti dal 1861 al 1865 fu un conflitto che lasciò sul terreno oltre seicentomila morti e che ebbe conseguenze enormi sulla società e sull’economia del paese, a partire dall’emancipazione degli schiavi neri. Reid Mitchell ripercorre la storia della guerra di secessione, esponendone in primo luogo l’andamento dal punto di vista militare, e poi collocandola all’interno della politica dell’Unione e dei Confederati. Una particolare attenzione è data agli aspetti sociali della guerra e alle differenti conseguenze che essa ebbe su uomini e donne, sulla popolazione bianca e su quella nera.
Un libro molto breve e molto chiaro: in appena 150 pagine (circa) viene data una visione di insieme del conflitto, fin dalle sue basi politiche in cui la schiavitù dei neri era solo un pretesto di un presidente Repubblicano del Nord industriale (eletto “non proprio legalmente”) per schiacciare e umiliare il Sud filobritannico (nonché Democratico) colpevole di essere troppo orgoglioso per accettare l’ennesimo insulto del Nord che lo voleva come semplice somma di colonie sottomesse e non come membro alla pari degli Stati Uniti.
La rivoluzione industriale in Inghilterra, di Edward A. Wrigley.
La rivoluzione industriale ha aperto la strada all’affermarsi di un nuovo mondo, caratterizzato dall’incremento della ricchezza, dall’accresciuta mobilità, dall’urbanesimo. Questa imponente serie di mutamenti ha sottratto l’Inghilterra prima e l’intero Occidente poi a quei limiti interni dello sviluppo studiati e paventati dagli economisti classici. Ciò è avvenuto non tanto aumentando le produzioni “organiche”, tipiche del contesto agricolo, quanto passando allo sfruttamento di risorse minerali. In questa prospettiva, la rivoluzione industriale si presenta come un processo di crescita economica di lunghissimo periodo, tutt’altro che progressivo e unitario, condizionato anche da elementi casuali.
Un volumetto che inquadra uno dei fenomeni fondamentali dell’epoca moderna in modo sintetico: non è una lettura fondamentale, ma è breve e se le dimensioni dei precedenti volumi di storia generale dell’età vittoriana vi hanno scoraggiato (in particolare il noioso Kitson Clark) è un dignitoso sostituto per gli aspetti energetici e demografici.
Balaclava. La carica dei 600, di Cecil Woodham-Smith.
“Sembrava impossibile che quella linea sottile e disordinata ce l’avrebbe fatta mentre le gigantesche colonne di fanteria russa la bersagliavano con un fuoco ininterrotto [...] Sempre più spesso nella linea si formavano dei vuoti, il pendio si copriva di corpi e si faceva scivoloso per il sangue, ma ogni volta i superstiti serravano le file e riprendevano l’assalto, mentre gli ufficiali gli stavano addosso e li incitavano bestemmiando e urlando come demoni.” (Cecil Woodham-Smith)
La storia della Brigata di cavalleria leggera di Sua Maestà Britannica e dei suoi cavalleggeri, mandati ottusamente a morire e a coprirsi di gloria nella valle della Morte, durante la guerra di Crimea (1854-55). Ancora oggi l’impresa di Balaclava, la carica dei 600 contro le imprendibili batterie di cannoni russe, è ricordata da alcuni come un atto di fulgido eroismo, da altri come un inutile massacro. E nelle parole del generale francese Pierre Bosquet, che assistette al macello della Brigata leggera, risuona l’eco di un’impresa militare straordinaria: «C’est magnifique, mais ce n’est pas la guerre: c’est de la folie».
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Child Sexual Abuse in Victorian England, di Louise Jackson.
La prima indagine dettagliata sul modo in cui gli abusi sui minori venivano scoperti, discussi, considerati e puniti nell’età Vittoriana ed Edoardiana. Il libro fornisce un’approfondita analisi dell’atteggiamento Vittoriano, incluso quello dipendente dalla morale Cristiana, nei confronti del problema degli abusi sui minori e della condizione delle bambine “corrotte” (la perdita dell’innocenza che rende pericolose nei confronti degli altri bambini). Un testo prezioso nell’ambito della storia del crimine, dell’assistenza sociale e della famiglia.
Lo trovate su gigapedia a questo link.
Jacquard’s Web, di James Essinger.
Di schede perforate e computer meccanici si era già parlato nei commenti del blog, per cui mi pare giusto consigliare questo testo sulla nascita dell’informatica. È piacevole da leggere, ricco di aneddoti e curiosità, perfetto per guidare il lettore dalla nascita del primo telaio programmabile di Jacquard nel 1801 (ovvero un telaio in cui il disegno prodotto con la seta poteva essere modificato cambiando semplicemente il set di schede perforate e non l’intero telaio) alla macchina differenziale di Babbage, fino al censimento USA del 1890 che impiegò schede perforate e tabulatrici della Tabulating Machine Company (divenuta poi IBM) e ancora oltre…
Lo trovate su gigapedia a questo link.
Londra. L’oro e la fame, di AA. VV.
1851-1901: Londra è la metropoli imperiale, la capitale di un’Inghilterra orgogliosa, al culmine del potere e della ricchezza. Le ineguaglianze sono all’ordine del giorno: lusso e miseria, cultura e abbruttimento, libertà e oppressione sono i diversi aspetti di una civiltà che ha esercitato un grande fascino sulle generazioni successive. Il volume raccoglie una serie di articoli che rievocano la vita, i costumi e il modo di pensare propri della Londra vittoriana.
Una raccolta di articoli molto interessanti. I rumori e, soprattutto, gli odori di Londra, così forti e diversi da identificare le singole zone: l’odore di catrame e trucioli dei cantieri navali e del molo; quello di gin e oppio dei quartieri bassi di notte; il fetore dei quartieri più poveri dove l’aria ha un sapore amaro e l’acqua del Tamigi è nera come inchiostro per lo scarico delle fognature di tutta la zona ovest della città; e infine il profumo delizioso di cioccolata, spezie e zucchero che aleggia nella grande area di biscottifici, panifici e zuccherifici di Bermondsey. Le tariffe e l’uso di vetture di piazza e calessi, con le guide distribuite ai turisti in modo che non venissero truffati (i tassisti disonesti c’erano anche nell’800). Fognature e bagni pubblici. La stagione mondana. I saldi, con i negozianti onesti che si lamentano della follia collettiva che si accende quando iniziano i saldi e tutti comprano tutto a pochi spiccioli… per poi scoprire che era merce difettosa, messa in mostra proprio per il periodo dei saldi dai negozianti disonesti. La Londra letteraria dei caffè. Il mondo della prostituzione, donne “da salvare” per i molti contagiati dal risveglio evangelico (c’erano già centri di accoglienza per riabilitarle), viste spesso con tolleranza dai magistrati: nel 1844 un magistrato londinese respinse una petizione di cittadini che si lamentavano dell’attività notturna delle prostitute perché non non vi era stato un reale turbamento dell’ordine pubblico (e si rifiutò di «imprigionare una sventurata solo perché gli era stata portata davanti da un poliziotto»).
Il libro si chiude con la descrizione dei funerali della regina Vittoria, che portò il lutto per l’amato principe Alberto per tutti gli ultimi 40 anni della propria vita e lo abbandonò solo per il funerale, quando si fece seppellire con l’abito da sposa, felice di potersi riunire al marito. Con la morte della Nonna d’Europa si chiude un’epoca e i contrasti già presenti tra il nipote tedesco, il Kaiser, e il resto dei famigliari inglesi, spezzato quell’ultimo legame, si aggravarono (Guglielmo II abbandonò i festeggiamenti per i 200 anni del Regno di Prussia per poter accorrere al capezzale della nonna e rimanere con lei negli ultimi giorni).
| Siti internet e manuali militari |
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Sul web non mancano le risorse dedicate al mondo, alla storia e alla vita nell’Inghilterra Vittoriana. Consiglio in particolare questi tre siti: http://www.victorianlondon.org/, http://www.victorianweb.org/ (in inglese) e http://georgianagarden.blogspot.com/ (in italiano).
Per chi è interessato al mondo militare suggerisco di scaricareThe soldier’s pocket-book for field service (1871) del colonnello Sir Garnet Wolseley. È un manuale reperibile gratuitamente, utile per farsi un’idea della vita militare inglese tra la Guerra di Crimea e l’inizio del Novecento. Il PDF non è dei migliori, come capita di solito con le opere scannerizzate da Google o da Microsoft.
Sempre a tema militare vi ricordo che c’è il mio articolo sull’avancarica a percussione e questi due manuali di cui avevo già parlato: Carabine da Bersaglieri (1855), ottimo manuale sulla teoria e sull’uso delle carabine a camera dei bersaglieri (con informazioni storiche e balistiche preziosissime), e The Infantry Manual (1847) dell’esercito inglese.
Se invece vi interessano i fucili a retrocarica del periodo, la migliore risorsa del web a mio parere è http://www.militaryrifles.com/: fucili a retrocarica a polvere nera tra il 1865 e il 1888, periodo che non ho ancora coperto su Baionette Librarie. Per i fucili con polvere infume tra fine Ottocento e la Grande Guerra suggerisco invece l’italiano http://www.exordinanza.net/.
Per gli appassionati di combattimento suggerisco anche queste due opere del grande spadaccino Alfred Hutton, Fixed Bayonets (1890) e Cold Steel (1889), dedicati rispettivamente al combattimento con la sciabola e al combattimento con la baionetta inastata (sul fucile Lee-Metford, ma si può applicare anche ai fucili precedenti e a quelli successivi).
Steampunk Web: Internet è una serie di tubi!
Scritto da Il Duca Carraronan il 29 dic 2009 | Categorie: New Weird, Steamfantasy, Steampunk, Storia
Come si dice da tre anni ormai, “Internet è una serie di tubi”.
Per chi non si dovesse ricordare i dettagli della vicenda che ha reso famosa questa frase del senatore Ted Stevens, ecco un paio di link: Wikipedia e Boing Boing.
I just the other day got, an internet was sent by my staff at 10 o’clock in the morning on Friday and I just got it yesterday. Why?
Because it got tangled up with all these things going on the internet commercially…
They want to deliver vast amounts of information over the internet. And again, the internet is not something you just dump something on. It’s not a truck.
It’s a series of tubes.And if you don’t understand those tubes can be filled and if they are filled, when you put your message in, it gets in line and its going to be delayed by anyone that puts into that tube enormous amounts of material, enormous amounts of material.
Meno male che è un ex-senatore ormai, perché dover spiegare a una simile mummia retrograda la differenza che passa tra Internet e la posta pneumatica, o le tubazioni del lavandino, credo sia impossibile. ^_^”
Al massimo si riuscirà a spiegargli la differenza tra una e-mail e internet, così smetterà di dire che gli internet gli arrivano in ritardo di ore perché i tubi del web sono intasati…
Il riferimento ai tubi di internet nella nuova grafica immagino sia stato colto da tutti e visto che internet è una serie di tubi, ecco due video dedicate a internet nell’Età del Vapore!
Il secondo video riporta una serie di meme di internet ancora molto in voga all’epoca del filmato (nel 2007): chi non ricorda il ragazzino ciccione, lo Star Wars Kid, o Gary Brolsma, il cretino della Numa Numa Dance?
Il primo video è solo la sequenza iniziale del secondo rifatta meglio, con un internet deliziosamente Steampunk-Retard. Fantastico. ^_^
E ora un paio di informazioni sulla posta pneumatica che potrebbero far felici gli amanti dello steampunk/steamfantasy che bazzicano da queste parti. La posta pneumatica (meglio “tubi pneumatici”) utilizza l’aria compressa o il vuoto generato da pompe per muovere contenitori lungo una serie di tubi, fino al punto di smistamento o all’arrivo finale. Questi contenitori, dei cilindri in metallo o vetro/plastica e metallo, contengono piccoli oggetti o messaggi. Se ne possono vedere spesso nei costumi steampunk, agganciati alle cinture.
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Le applicazioni attuali sono limitate, ridotte al trasferimento di piccoli oggetti fisici (non semplici informazioni riducibili in digitale) all’interno dei confini di un edificio: denaro in un supermercato o in banca, medicinali in un ospedale, più raramente ormai burocrazia interna a un’azienda, biglietti in un aereoporto (o perfino pezzi di aereo in quello internazionale di Denver), oggetti vari in una fabbrica… cose di questo tipo. Magari qualche mio lettore ci lavora abitualmente con la posta pneumatica.
Decenni fa però la posta pneumatica collegava gli uffici postali all’interno delle grandi città.
Il fax prima e internet poi hanno spodestato i tubi pneumatici dal ruolo di corriere all’interno dei confini cittadini, ma un tempo la posta pneumatica permetteva di recapitare messaggi a chilometri di distanza, da un ufficio postale all’altro.
In Germania c’erano buste specifiche per l’invio dei messaggi attraverso la Rohrpost.
Si era arrivati a ipotizzare, decenni fa, che in futuro la posta pneumatica avrebbe raggiunto ogni casa degli Stati Uniti. Pur con tutti i suoi limiti, ad esempio l’impossibilità per le fan di inviare mutandine usate al Duca, trovo la diffusione di Internet con banda larga un’evoluzione tecnologica molto superiore alla retrofuturistica “posta pneumatica in tutte le case”: le fan del Duca possono, ad esempio, mostrargli il seno in webcam. ^_^
Un paio di info sulle diffusione delle reti di posta pneumatica:
1853: Collegamento della Borsa di Londra con il principale ufficio telegrafico cittadino (distante 200 metri).
Anni 1850: Genova (12 km di tubi, sperimentale, poi sviluppata dal 1913).
1864: Amburgo (con progetti nel 1963 per una nuova rete di 49 km su 5 linee).
1865: Berlino (fino al 1976: nel 1940 arrivò a 400 km di tubi per collegare 79 tra uffici postali e telegrafici).
1866: Parigi (fino al 1984: arrivò a una lunghezza di 467 chilometri nel 1934).
1875: Vienna (fino al 1956).
1889: Praga (55 km, servizio interrotto dall’inondazione del 2002).
Altre città che si sono dotate di un servizio di posta pneumatica, in qualche epoca: Monaco di Baviera, Rio de Janeiro, Roma, Firenze, Napoli, Milano, Torino (nelle città italiane iniziò a svilupparsi seriamente solo dopo il 1913, grazie alle sperimentazioni condotte a Torino nel 1911 e a Genova nel 1910), Trieste, Marsiglia, Boston, New York, Philadelphia, Chicago e St. Louis.
Per maggiori informazioni consiglio questa pagina.
Ogni sistema era un po’ diverso, ma il principio era lo stesso. In ogni caso era una tecnologia costosa e che richiedeva molta manutenzione visto che le capsule (sparate a 30-50 km/h, mica lumache!) venivano decelerate alla destinazione da un deflettore che sbucava fuori a intercettarle. Le capsule, per ridurre l’attrito e favorire la buona tenuta d’aria, erano spesso coperte di feltro.
![]() Lettera inviata con la posta pneumatica di Genova, 1946 |
![]() Francobollo apposito per il servizio |
La posta pneumatica, di cui si decise il progressivo abbandono a partire dagli anni ‘60 (tranne nel caso di Amburgo che ancora voleva investire) e per noi ormai simbolo di retrofuturismo, grazie all’uso massiccio fatto dai governi e dalle aziende è diventata il simbolo della burocrazia (in particolare della stagnazione della burocrazia fine a sé stessa).
Nel romanzo 1984 di George Orwell è proprio tramite la posta pneumatica che arrivano sulla scrivania di Winston gli articoli da modificare per il Ministero della Verità. Nel film Brazil, assieme ad altre tecnologie retrò, appare anche la posta pneumatica. Nel videogioco Grim Fandango, un piccolo capolavoro, il protagonista Manny Calavera ha la posta pneumatica che gli arriva dritta in ufficio nel Dipartimento della Morte. La posta pneumatica non sfigurerebbe, per usi interni agli edifici o per le consegne cittadine, in nessuna opera Steam: in Perdido Street Station, romanzo Steampunk Fantasy di China Miéville appartenente alla corrente del New Weird[nota], nella scena in cui l’impiegato falsifica la fattura delle larve e poi la spedisce al destinatario, viene usato un complesso sistema di gabbie metalliche, ganci e nastri trasportatori (attivati da calcolatori meccanici che ricevono istruzioni tramite schede perforate) che potrebbe essere benissimo sostituito da un più semplice sistema di posta pneumatica (pur mantenendo il controllo a schede).
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| La Posta Pneumatica di Praga: pannello di controllo principale; pannello di controllo di un pompa; capsule moderne in alluminio e plastica; pompa originale degli anni ‘30; sala macchine con le pompe; controlli della cinque corsie principali; ingresso in cui si inseriscono le capsule. |
Se si possono inviare lettere e oggetti perché non persone? In fondo una capsula o un vagone non sono molto diversi…
E infatti si pensò di utilizzare vagoni mossi dall’aria compressa anche per il trasporto di persone. Vennero realizzate delle tratte, anche di chilometri, tra 1844 e 1869, ma per vari problemi alla fine la tecnologia non prese mai piede (ad esempio mancanza di finanziamenti negli scavi per passare sotto il Tamigi e altre cose di questo tipo… senza contare che costavano più del doppio, in spese per l’energia, dei treni a vapore).
Un indiscutibile vantaggio del vagone-capsula sarebbe stata l’assenza di fumo nei condotti scarsamente areati della metropolitana (se ne parla anche in The Difference Engine di questo problema). Locomotive con motori ad aria compressa, ma non spinte dall’aria compressa esterna, vennero realizzate con successo per uso minerario nell’Ottocento. Dato che il trasporto umano lungo “tubi” (parodiato nei Jetsons -i Pronipoti in Italia- o in Futurama) non è di mio diretto interesse per l’articolo mi fermo qui. ^_^
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| A sinistra: applicazione del tubo pneumatico per il trasporto di posta e persone proposta da Alfred Ely Beach nel 1868. A destra: vagone del treno pneumatico di Alfred Ely Beach come apparso nel 1870 su “Scientific American”. |
Nota sul New Weird.
Ho preferito parlare di corrente, come è in realtà più corretto fare, perché nel caso di China Miéville l’interpretazione del New Weird coincide con un fantasy ricco di elementi bizzarri che lo discostano dai brutti cloni di Tolkien, ma politicamente impegnata, no-global e specchio del mondo del “dopo Seattle” (in particolare in Iron Council): una visione estremamente diversa da quella di VanderMeer la cui definizione di “genere New Weird” (che di per sé è MOLTO valida, innovativa e interessante) se applicata in realtà comprende solo le sue opere personali. La famosa lista di opere New Weird a fine antologia, nessuna delle quali (perlomeno nessuna di quelle che è stato possibile valutare) rispetta la definizione data, è un calderone assemblato con disgustosa e plateale malafede solo al fine di far pubblicità a VanderMeer (dando un background prestigioso al New Weird) e di conseguenza dargli “autorevolezza” come Scrittore all’avanguardia. Chi se lo sarebbe cagato di striscio se avesse rivelato che non c’era nessuna bibliografia di opere da indicare coerenti con la “precisa” definizione di New Weird da lui coniata a parte le sue? Nessuno.
Perché ha fatto tutto questo? Nella speranza di un dibattito flame pubblico che poi non c’è stato e di cui si è pure lamentato alcuni mesi fa: ha sparso menzogne, ha lavorato duro per scandalizzare chiunque avesse mezzo cervello nel cranio e una infarinatura minima di narrativa fantastica… e non ha ottenuto in cambio l’attenzione/pubblicità desiderata! Povero cocchino. In compenso le vendite dell’antologia sono andate bene, anche se il mondo ha ignorato le sue affermazioni come se fosse un povero scemo. ^_^
Dopo aver scoperto tutto ciò nella primavera scorsa, leggendo l’antologia The New Weird che avevo comprato su Amazon e trovandone poi conferma altrove, ho provato un tale ribrezzo nei confronti di VanderMeer da non riuscire più a sopportarlo, nonostante spesso dica cose condivisibili nel suo blog. Comunque, tolta la miseria umana di VanderMeer come individuo che ricorre alla menzogna e alla falsificazione (e se ne sbatte dell’incoerenza) per guadagnare qualche monetina, la sua definizione di New Weird rimane eccellente a patto di non “estenderla” all’idea che qualsiasi opera di qualsiasi sotto-genere, sia essa steampunk, science fantasy, tecnofantasy ecc… vada etichettata come New Weird se risulta molto fantasiosa: usare un “genere” come sinonimo di “fantasioso e ben fatto” è una colossale stronzata che nessun individuo dotato di un cervello potrebbe tollerare. Il New Weird è una cosa precisa e molto bella, punto, non un calderone pubblicitario in cui ficcare di tutto, altrimenti è meglio interpretarlo solo come corrente e non come genere (non tutte le opere della “corrente” New Weird ricadono nella definizione di “genere” New Weird data da Jeff VanderMeer).
Indovina chi è…
Scritto da Il Duca Carraronan il 15 lug 2009 | Categorie: Giochi, Storia
Questa volta un post un po’ diverso dal solito. No, non sarà un post utile a qualcuno: ho detto un po’ diverso, non completamente diverso! ^_^”
Faremo un piccolo gioco: fornirò dei dati relativi a una persona e chi vorrà potrà provare a indovinare di chi sto parlando. Non è difficile indovinare. La partecipazione stimata al gioco è di… zero persone! Vediamo se la partecipazione reale batterà le rosee stime iniziali. ^__^
Indovina chi è!
All’Università studiò poco e male, passando a malapena qualche esame, frequentava molto di rado le lezioni e si dedicava assiduamente alle ubriacature e ai duelli con la spada. Spesso finiva in prigione, per i reati più svariati, dato che si divertiva a sparare in pubblico (nei suoi abiti non mancavano mai due pistole da cavallerizzo), fare cagnara, minacciare la gente col suo enorme cane, sguinzagliare volpi nel mezzo dei balli studenteschi ecc… ecc… e alla fine nell’amata cella ci incise il nome, che tutt’ora è visibile.
Quando venne assunto dal Ministero degli Esteri con la giusta “spintarella” (passo necessario per iniziare una carriera da funzionario statale), si dimostrò subito svogliato e poco adatto al ruolo. Pochi mesi dopo ebbe anche la geniale idea di prendersi un permesso per seguire una ragazza straniera di cui si era innamorato. Superò abbondantemente i limiti del permesso e vagò per mezza Europa, inviando continue lettere con propositi idioti a casa e agli amici che, con successi altalenanti, cercavano di coprirlo al Ministero. Ma tanto ogni poche ore i suoi progetti mutavano. Perse anche somme considerevoli nel gioco d’azzardo, ben oltre le proprie possibilità economiche. Furbo, nevvero?
Tra i venticinque e i trent’anni fu un egregio esemplare di fallito e perdigiorno, senza alcuna prospettiva per il futuro né aspirazioni che durassero più di due ore, tanto che la madre di una ragazza di cui era innamorato costrinse la figlia a interrompere i contatti con lui. Fu sul punto di arruolarsi nell’esercito inglese così, per schizzo del momento, perché voleva passare qualche anno in Asia e vedere com’era, ma fortunatamente cambiò idea prima che fosse troppo tardi.
Tentò di farsi assumere di nuovo al Ministero degli Esteri e, grazie alle solite spintarelle degli amici, ce la fece. Il Ministero gli mandò una lettera di completa sfiducia per il comportamento passato e gli chiese di onorare i propri doveri con più zelo questa volta. Detto fatto: meno di due settimane dopo aver ripreso servizio chiese un nuovo permesso e non ritornò più al lavoro. Il motivo? Lo aveva trovato “insulso” come anni prima. ^_^”’
Dire che era del tutto senza prospettive forse è eccessivo visto che, per qualche mese, una prospettiva di vita la ebbe chiara in mente e la descrisse nella lettera a un amico (qui riportata con alcune modifiche e tagli):
[...] per qualche anno mi divertirò ad agitare la spada addestrando le reclute, poi prenderò moglie, farò dei figli, coltiverò la terra e minerò lentamente i buoni costumi dei miei contadini fabbricando acquavite a tutto spiano. Se dunque ti dovesse capitare di venire tra dieci anni da queste parti [...] Qui troverai un grasso ufficiale della territoriale tutto mustacchi che impreca e sacramenta da far tremare la terra, ha un giusto orrore di ebrei e francesi e bastona cani e servi nel modo più brutale per ripagarsi dei tiranneggiamenti della moglie. [...] e quando mi chiameranno signor barone mi liscerò bonariamente i baffi e svenderò tutto per due soldi; per il genetliaco del nostro sovrano prenderò la sbornia e griderò “viva il re!”. Del resto mi ubriacherò spesso e dirò ogni due parole: “Arri! superbo cavallo!”
Iniziò la carriera politica passati i trent’anni perché degli amici “molto religiosi” gli avevano dato una spintarella. Le moderne idee in materia politica del suddetto raccomandato erano incentrato sul Diritto Divino dei Re e sull’uso della violenza e del sopruso.
E qui finisco con gli indizi.
Capito chi è?
No, non è il Duca: infatti io non ho ancora raggiunto i trent’anni e non ho amichetti “con le mani in pasta” che mi regalino una sana raccomandazione (ma mi piacerebbe tanto!).
La fanciulla che indovinerà per prima vincerà il diritto di inviarmi tutte le foto di nudo frontale che vorrà! Possono partecipare anche i maschi, ma al più potranno vincere bestemmie da far tremare la terra! ^_^
Tanti auguri Nikola Tesla, tanti auguri a te!
Scritto da Il Duca Carraronan il 10 lug 2009 | Categorie: For The Lulz, Steampunk, Storia, Troll & Flame
Se Nikola Tesla fosse ancora vivo, oggi avrebbe 153 anni.
Tesla (1856-1943), assieme a Buffalo Bill, è uno dei personaggi icona della fine dell’Ottocento, tanto da popolare le cialtronerie fantasiose di tanti Steampunker: in Martian Dreams Tesla (assieme a Sigmund Freud e altri) è membro della spedizione del 1895 su Marte inviata a salvare i membri della precedente spedizione del 1893 (tra cui Buffalo Bill, Calamity Jane, Lenin, Thomas Edison, Rasputin ecc… sì, non domandatevi perché diavolo dovrebbero essere lì: nessuno pretende che lo Steampunk sia una cosa intelligente, basta un “perché sì perché è fantasy steampunk“).
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| Mi piace perché ha lo sguardo del finocchio voglioso. Ma in fondo non sarei il primo a suggerire “cosa” facesse tante ore nel suo laboratorio con Mark Twain… ▼ |
In realtà questo post di auguri a Nikola tesla aveva solo due scopi: 1) aumentare di un elemento la quantità di articoli sotto “steampunk” e 2) mostrare la foto da finocchio voglioso di fine ‘800. Io lo trovo adorabile. ^__^
Visto che però ormai sono qua, vi copincollo (mmmhhh, copypasta!!!!) qualche interessante informazione su Nikola Tesla (che nonostante fosse serbo non aveva l’hobby di sparare agli Arciduchi) presa da Wikipedia.
Nikola Tesla parlando di Thomas Edison, geniale inventore e “rivale”:
… Non aveva hobby, non apprezzava alcun divertimento di qualunque tipo e viveva trascurando completamente le più elementari regole d’igiene. … Il suo metodo era estremamente inefficiente, a tal punto che egli dovette coprire un immenso campo di ricerche per giungere assolutamente a nulla, finché la cieca fortuna intervenne e, dapprima, io fui quasi uno spettatore dispiaciuto per ciò che lui faceva, sapendo che appena un po’ di teoria e calcoli gli avrebbero evitato il 90% della fatica. Ma egli nutriva un autentico disprezzo per la cultura dei libri e la conoscenza matematica, fidandosi interamente del suo istinto di inventore e del suo senso pratico da americano.
Affermazioni pubblicate sul New York Times il giorno dopo la morte di Edison (19 ottobre 1931?). Tutti gli altri elogiavano il genio di uno dei più grandi inventori americani, lui diceva che non si lavava e perdeva tempo. Un antico e pregevole caso di Trolling, arte per cui Tesla aveva una naturale predisposizione, ma sfortunatamente l’assenza di internet aveva limitato le sue possibilità di espressione.
Non rifiutò un po’ di sano Trolling nemmeno con Einstein e la “sua” disprezzata relatività:
« …la teoria della relatività, in ogni caso, è più anziana dei suoi attuali sostenitori. Fu avanzata oltre 200 anni fa dal mio illustre connazionale Ruđer Bošković, il grande filosofo, che, non sopportando altre e più varie occupazioni, scrisse un migliaio di volumi di eccellente letteratura su una vasta varietà di argomenti. Bošković si occupò di relatività, includendo il cosiddetto “continuum spaziotemporale”…»
« …un magnifico abito matematico che affascina, abbaglia e rende la gente cieca di fronte ad errori impliciti. La teoria è come un mendicante vestito color porpora che la gente ignorante scambia per un re…, i suoi esponenti sono uomini brillanti, ma sono metafisici, più che fisici…»
« Io continuo a ritenere che lo spazio non possa essere curvo, per il semplice fatto che esso non può avere proprietà. Sarebbe come affermare allo stesso modo che Dio ha delle proprietà. Egli non ne ha, ma solo degli attributi di nostra invenzione. Di proprietà si può parlare solo per la materia che riempie lo spazio. Dire che in presenza di corpi enormi lo spazio diventa curvo è equivalente ad affermare che qualcosa possa agire secondo nulla. Io mi rifiuto di sottoscrivere un simile modo di vedere.»
Nikola Tesla non mancò di produrre interessanti affermazioni in ambito eugenetico, tra cui questa del 1937:
il nuovo senso di compassione dell’uomo iniziò ad interferire con le spietate leggi di natura. L’unico metodo compatibile con le nostre nozioni di civilizzazione e la lotta (per la sopravvivenza) è quello di prevenire la proliferazione degli esseri non idonei con la sterilizzazione e la guida consapevole dell’istinto all’accoppiamento [...] La maggior parte delle opinioni sull’eugenetica che dobbiamo rendere il matrimonio più difficile. Certamente, a nessun essere che non sia un genitore idoneo dovrebbe essere permesso di dare alla luce una progenie. Nel giro di un secolo non succederà ad una persona normale di accoppiarsi di più con una eugeneticamente non sana che non con un criminale abituale
Per apparire in tutto e per tutto come uno scienziato pazzo da fumetto, Tesla si dedicò, come molti altri, anche al Raggio della Morte! Né gli USA né le nazioni europee interpellate successivamente si interessarono all’arma.
«[l'ugello] avrebbe inviato fasci molto concentrati di particelle nell’aria libera, di un’energia così tremenda da abbattere una flotta di 10.000 aeroplani nemici a una distanza di 200 miglia dal confine della nazione attaccata e avrebbe fatto cadere gli eserciti sui loro passi. Tale arma può essere utilizzata contro la fanteria di terra o come contraerea. »
(“Death Ray” for Planes, New York Times, 22 settembre 1940)
E ci sarebbe tanto altro da dire, come la sua ossessione per un piccione bianco che veniva a trovarlo ogni giorno, le aeronavi a sigaro ecc… ecc…
Come si può non amare Tesla?
Tanti auguri a Tesla: l’uomo, l’ingegnere, l’inventore… e il troll!
P.S.: Ovviamente mi sono ricordato del compleanno solo perché ne parlava The Gatehouse, uno dei molti siti a tema Steampunk/Dieselpunk che seguo.
P.P.S.: E come Tesla trolleggiava con Edison io trolleggio con lui: se fosse vivo e intellettualmente onesto apprezzerebbe la cosa. ^__^
Rinascimento e Prima Età Moderna: bibliografia minima
Scritto da Il Duca Carraronan il 17 set 2008 | Categorie: Libri, Storia, Storia Militare
Dopo la Bibliografia minima sul Medioevo ecco quella sul Rinascimento.
Come già spiegato in passato l’inizio della Prima Età Moderna garantisce allo scrittore di fantasy non solo di conservare le belle armature a piastre (anzi, raggiungeranno il loro apice tecnologico proprio in risposta alle armi da fuoco: si vedano le conclusioni divise per secolo nell’articolo sui test di penetrazione sulle armature), ma di introdurre armi da fuoco, il trionfo della fanteria mercenaria e i primi eserciti nazionali, le fortezze bastionate, l’intricata bellezza delle trincee e l’artiglieria (mortai per il tiro parabolico sugli obbiettivi civili, cannoni, perfino rudimentali lanciagranate!), insomma tutte quelle cose che rendono la guerra più interessante e che permetteranno ai Sovrani di accentrare il proprio potere e trasformare l’accozzaglia di regioni governate da strambi contratti feudali in vere e proprie Nazioni burocratizzate. I Re diventano per davvero Re della propria nazione.
Una piccola annotazione terminologica sulla Prima Età Moderna
Il concetto di Storia Moderna è impiegato diversamente dalla storiografia italiana rispetto a quella anglosassone, tedesca o francese. La maggioranza degli storici è concorde nell’indicare come inizio dell’età moderna gli anni intercorrenti tra il XV e XVI secolo (1492-1517), ma le interpretazioni sulla durata e sul termine di questo periodo differiscono notevolmente.
Nelle storiografia anglosassone/tedesca/francese la conclusione dell’età moderna viene indicata o con l’inizio della Prima guerra mondiale (1914) o con la conclusione della Seconda guerra mondiale (1945) o perfino con il crollo dell’Unione Sovietica (1991). Quest’ultima periodizzazione è frutto prevalentemente dell’intendimento dell’Età Contemporanea come dell’epoca delle generazioni viventi.
Nella storiografia italiana, per cause politico-scolastiche, si indica tradizionalmente come inizio dell’Età Contemporanea o l’Unità d’Italia o il periodo tra la fine del XVIII secolo e l’inizio del XIX. La storia moderna, così come è intesa in Italia, trova quindi un corrispettivo in Europa con la cosiddetta Prima Età Moderna o Early Modern Age (inizio 1492-1517, fine 1750-1789-1815).
Prima Età Moderna e Rinascimento NON sono sinonimi: il Rinascimento è un termine che si riferisce a una serie di trasformazione culturali avvenute nei vari paesi europei in tempi differenti permettendo loro di uscire dal Medioevo per entrare definitivamente nella Prima Età Moderna (dal mondo feudale al mondo delle Nazioni).
Ecco a voi la carrellata dei Consigli per gli Acquisti!
Cinque libri per farsi un’idea ![]()
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La Rivoluzione Militare, di Geoffrey Parker.
Per quale ragione l’Europa fra il Cinquecento e l’Ottocento ha potuto estendere il suo potere su gran parte del mondo? Quale fu il segreto che consentì a un continente piccolo e scarsamente dotato di risorse naturali di guadagnare una superiorità planetaria? Secondo Parker le origini del successo europeo vanno ricercate sul terreno militare. Egli studia la pratica militare europea, facendo riferimento al ruolo delle armi da fuoco e alla trasformazione delle strategie belliche, per poi esaminare il modo in cui la Rivoluzione Militare, che si sposava a un’esplicita Politica di Potenza, diede agli europei un decisivo vantaggio sui popoli degli altri continenti.
Un vantaggio che, grazie a ulteriori innovazioni introdotte nella sfera militare con la rivoluzione industriale, perdurò fino al 1914.
I Lanzichenecchi, di Reinhard Baumann.
Furono assoldati da Re e Imperatori, combatterono nella guerra dei Trent’anni e nella battaglia di Lepanto contro i Turchi, furono schierati in Africa, parteciparono al corpo di spedizione che in Venezuela andò alla ricerca dell’El Dorado: le loro gesta entrarono a far parte dell’immaginario popolare, in fogli volanti, libelli, canti, farse.
Sino ad oggi la storiografia si è però occupata di loro esclusivamente dal punto di vista storico militare, trascurando quello più propriamente antropologico. Il libro di Baumann colma questa lacuna, e offre agli appassionati di storia una prima ricostruzione complessiva che va ben oltre gli stereotipi consolidati, descrivendo la vita durante le campagne militari, con le lunghe marce, le salmerie, le vivandiere, gli amori, ma anche i periodi senza contratto, quando il soldato di ventura si trasforma in mendicante e ladro.
Ne emerge il quadro di un gruppo ben organizzato, provvisto di proprie leggi e di strutture «sindacali» in grado di proteggerlo dagli abusi del signore, dotato di una propria lingua e di un ricco patrimonio culturale che va letto e capito nel più ampio contesto della civiltà europea all’inizio dell’era moderna.
Espansione europea e Capitalismo, 1450-1650, di Fernand Braudel.
Braudel in questo breve saggio (apparso in Les Ambitions de l’Histoire a cura di R. de Ayala) si dedica ai due secoli che vedono il primo sviluppo del capitalismo europeo e la formazione di un’economia mondiale, processo interrotto a metà Seicento e riavviato un secolo dopo. Braudel illustra dapprima le tendenze generali del periodo, poi analizza gli episodi particolari e infine tratta il lungo e frastagliato riflusso che frena lo sviluppo europeo nella prima metà del Seicento.
Questa “sintesi” (sono solo 60 paginette) è stata scritta a cavallo tra Méditerranée (1947) e la trilogia uscita in Italia col nome di Capitalismo e civiltà materiale (1967-1979).
Storia sociale dell’Europa moderna di George Huppert.
Huppert tratteggia la struttura della famiglia e della comunità, le caratteristiche della vita urbana e di quella rurale, le forme della vita religiosa e del conflitto sociale, la vita delle élites e la povertà, la criminalità e le rivolte, i comportamenti sessuali e i costumi matrimoniali. Per finire un capitolo dedicato alla guerra, tratto caratteristico e costante dell’Europa moderna, e alle trasformazioni indotte nell’arte della guerra dall’emergere del capitalismo mercantile. Nel complesso Huppert compone un vivido quadro della società europea per il periodo compreso fra la grande peste del 1348 e il primo Settecento che vide la scomparsa di questo flagello.
La suddivisione tematica per capitoli rende semplice la consultazione.
L’Europa nell’età del Rinascimento di John R. Hale
Il volume si propone di raccontare al lettore odierno cosa volesse dire vivere in Europa nei decenni a cavallo fra Quattrocento e Cinquecento, in pieno Rinascimento: una storia di fatti ma anche e soprattutto di credenze, valori, atteggiamenti e condizioni di vita; una storia attenta al quadro politico ed economico oltre che alla mentalità dell’uomo rinascimentale.
L’opera è organizzata per temi, comodi e semplici da consultare: tempo e spazio (orologio, calendario, alimentazione, violenza, morte, mobilità); europa politica; individuo e comunità (cristianità, stato e patria, il concetto di “straniero”, associazioni, famiglia); europa economica (politica economica, sistema fiscale); le classi; la religione; le arti e il loro pubblico (musica, teatro, arti visive); la cultura laica (umanesimo cristiano, pensiero politico, scienza).
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| Armi da Fuoco: Età Moderna 2 – Medioevo 0 |
Questi sono i libri fondamentali che vi consiglio di leggere.
Quelli successivi sono solo “extra” (talvolta di difficile reperimento o in inglese), roba in più che è consigliata ma non davvero necessaria, per quanto si tratti comunque di una piccola frazione dei libri sulla Prima Età Moderna che ho letto (e una goccia minuscola nel mare di libri pubblicati su questo periodo storico). Quindi non vi ho rifilato il “di tutto di più”, ma solo una selezione di testi che mi sono piaciuti e che credo possano aiutarvi più di altri per accumulare informazioni utili. Vi sembrano tanti? Non avete voglia di informarvi prima di scrivere il vostro bellissimo romanzo fantasy?
Problemi vostri, io la mia parte l’ho fatta: il resto ora sta a voi.
I libri di Huppert e Hale vanno letti assieme. Sono complementari, fidatevi, leggerne uno solo non è la stessa esperienza che leggerli entrambi in sequenza. E poi quello di Huppert è piccolino e se lo sommate a quello di Hale, di grandezza media, viene un libro grandicello più che “due libri”.
Il saggio di Braudel è minuscolo, solo 60 pagine su 88 del volumetto, non vale neppure la pena conteggiarlo come libro a sé, ma consiglio di leggerlo (magari preso in biblioteca, perché 8 euro per 60 paginette sono davvero buttati!).
Il libro di Parker è un testo notevole, molto bello e chiaro (e non è un mattone!), adatto come introduzione al modo di far la guerra e all’evoluzione militare tra Cinquecento e Settecento. Bisogna leggerlo. E’ un ordine.
Il libro di Baumann è molto specifico, trattando solo i lanzichenecchi, ma offre una visione così chiara e dettagliata sui contratti, l’arruolamento, le paghe ecc… che chiunque voglia scrivere di fanterie mercenarie medioevali o rinascimentali deve leggerlo se vuole schiarirsi le idee (e divertirsi).
Libri Extra: Economia ![]()
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Di questi due non ho trovato le copertine, quindi immaginatele! È Fantasy!
Sono verde pallido, la prima con i bordi verde pisello e la seconda con i bordi marrone!
Il sistema mondiale dell’economia moderna – Vol. I – L’Agricoltura capitalistica e le origini dell’Economia-mondo europea nel XVI secolo, di Immanuel Wallerstein.
Per Wallerstein il capitalismo storico è un sistema mondiale in cui produzione e accumulazione sono determinate non dalla coercizione politica (imperi), ma dalle leggi del mercato. L’avvio è dato dalla crisi della rendita feudale nel XIV secolo, che spinge le classi dominanti europee verso nuove modalità di arricchimento basate sull’espansione geografico-mercantile e sull’aumento della produttività interna connesso alla possibilità di sfruttare lavoro esterno a basso costo e di importare merci a poco prezzo. Si forma così un meccanismo di scambio e sviluppo ineguale che richiede la gerarchizzazione territoriale e la divisione internazionale del lavoro e dei rapporti di produzione: manodopera libera, alti salari e manifattura al centro (Europa nordoccidentale), schiavitù e servaggio nella periferia (America del sud ed Europa orientale), mezzadria ed economia contadina nella semiperiferia (Europa meridionale). Il funzionamento dell’economia mondiale spiega anche l’evoluzione dei fatti politici e religiosi: al centro emergono “stati rafforzati” su base nazionale, funzionali all’accumulazione capitalistica al pari della Riforma protestante, mentre nelle periferie il potere resta nelle mani dei proprietari terrieri e della chiesa cattolica.
L’industrializzazione prima dell’industrializzazione di Kriedte, Medick e Schlumbohm.
In molte regioni d’Europa, a partire dal tardo medioevo, si sviluppò un’industria rurale domestica destinata a mercati interregionali e internazionali. La “industrializzazione prima dell’industrializzazione” rappresentò una parte del processo di trasformazione durante il quale il sistema feudale si disintegrò e si formò quello capitalistico: al suo interno i rapporti produttivi di tipo capitalistico ebbero una evoluzione lenta e non priva di arresti e regressioni. Gli autori indagano la natura e i legami della nuova “industria rurale” con la precedente società feudale e con il successivo capitalismo industriale.
Di questi due il primo è pressoché introvabile. Provate in biblioteca.
Il secondo con un po’ di fortuna si trova, ma il più bello è il primo. Sono altamente facoltativi: per uno scrittore “tipo” di Fantasy il saggio di Braudel, le altre info apprese in giro e le ricerche in internet sono più che sufficienti per risultare abbastanza edotto da poter immaginare un’economia da mondo fantasy coerente e sensata.
Libri Extra: Storia Militare ![]()
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Weapons and Warfare in Renaissance Europe di Bert S. Hall.
Francesco Bacone nel 1620 sottolineò che la bussola, la stampa e la polvere da sparo avevano cambiato l’aspetto e lo stato del mondo intero. Bert s. Hall si concentra sull’ultima innovazione per esaminare gli effetti dei cambiamenti nella tecnologia militare sulla storia europea nel tardo Medioevo e nella Prima Età Moderna. Gli strateghi all’inizio usarono le armi da fuoco come mezzo per portare il panico tra i nemici, ma quando gli eserciti rivali ottennero questa tecnologia, l’uso psicologico delle armi da fuoco cedette il passo al loro utilizzo come semplici armi di distruzione.
Con l’aumento della potenza militare arrivò anche la trasformazione degli stati, permettendo una maggiore centralizzazione del potere e di conseguenza una maggiore forza disponibile nelle mani del sovrano.
Suddivisione dei capitoli: 1, armi alternative e tattiche nel tardo Medioevo (evoluzioni delle tattiche e ruolo della cavalleria, armi da getto, artiglierie nevrobalistiche, tattiche di uso integrato di cavalleria e archi lunghi: le guerra gallesi e scozzesi, la Guerra dei Cent’anni, Picchieri dei Paesi Bassi e della Svizzera, Conclusione: tattiche prima della polvere da sparo); 2, il primo secolo della polvere da sparo 1325-1425 (nomenclatura, battaglie: da Crécy a Rosebeke, gli assedi, polvere da sparo più economica, conclusioni); 3, polvere da sparo nel Quindicesimo secolo (le origini della polvere in grani, produzione del salnitro, problemi e prospettive della produzione di polvere in grani, la strada verso la polvere in grani moderna, la strada verso le armi da fuoco portatili), 4, le armi da fuoco in guerra (I): il Quindicesimo secolo (le Guerre Hussite, la fine della Guerra dei Cent’anni, la fine della Reconquista, tecnologie e tattiche); 5, interludio: balistica dell’anima liscia (armi ad anima liscia: caratteristiche fisiche, problemi pratici delle armi da fuoco portatili, artiglieria da campo e artiglieria d’assedio); 6, le armi da fuoco in guerra (II): il Sedicesimo secolo (gli assedi e la Trace Italianne, battaglie campali: da Cerignola alla Bicocca, il Moschetto: una falsa innovazione, Pavia e le sue conseguenze: una lezione confusa, la Fine della Cavalleria); 7, Tecnologia e rivoluzione militare (crescita degli eserciti, tecnologie e tattiche sul lungo periodo, composizione dell’esercito e dimensione, tecnologia e status del soldato).
War and Society in Renaissance Europe, 1450-1620, di J. R. Hale.
Dalla fine della Guerra dei Cent’anni alla vigilia della Guerra dei Trent’anni la popolazione dell’Europa è aumentata e la sua cultura è diventata più complessa; e così le sue guerre sono passate dall’essere episodi di violenza “domestica” associati con le successioni a diventare conflitti di autodeterminazione territoriale e avventure gloriose per mezzo della conquista. Questo libro esamina l’evoluzione delle tecniche e tecnologie militari che permisero di cambiare la natura della guerra e che ne risultarono come conseguenza del cambiamento.
Ma il lavoro di Hale si concentra, comunque, sulle persone -nobili e ufficiali, mercanti e soldati, contadini e cittadini- che vissero a contatto con la guerra. Hale descrive il reclutamento presso gruppi sociali piuttosto riluttanti e descrive le condizioni di servizio sia per i militari di professione che per i soldati part-time. Anche se gli effetti diretti della guerra possono essere devastanti per la popolazione di un’area, Hale mostra come quelli indiretti, seppure in modo meno acuto, siano in grado di pervadere la società in modo ancora più invadente. Mutamenti economici e demografici, tasse più pesanti e riscossione più efficace e mutamenti nei sistemi di governo causati dalle guerre hanno influenzato profondamente la società Europea.
The Army of Flanders and the Spanish Road, 1567-1659 di Geoffrey Parker.
La pubblicazione nel 1972 di questo libro segnò la nascita della “Nuova Storia militare”, la quale enfatizza l’organizzazione militare -mobilitazione, paghe, rifornimenti, morale e, sopra ogni cosa, la logistica- piuttosto che gli eventi militari quali assedi o battaglie.
Parker studia uno dei più grandi problemi logistici dell’Europa della Prima Età Moderna: come la Spagna degli Asburgo riuscisse a organizzare e mobilitare il più grande esercito d’Europa nello sforzo durato 80 anni di soffocare la Rivolta Olandese, a oltre mille chilometri di distanza.
Usando una combinazione unica di documenti sopravvissuti fino a noi Parker ci presenta in mappe, tabelle, diagrammi e parole i problemi logistici connessi alle guerre nell’Europa della Prima Età Moderna e ci mostra per quale motivo gli sforzi della Spagna sono tutti falliti.
Il libro si suddivide in due parti: 1, Mettere assieme un esercito: il problema della distanza (mobilitazione, i corridoi militari dell’Esercito delle Fiandre, la Strada Spagnola, l’Alto Comando); 2, Mantenere un esercito: il problema delle risorse (l’Esercito delle Fiandre e la Grande Strategia, risorse finanziarie, la vita nell’Esercito delle Fiandre, diserzioni, sprechi e riforma, smobilitazione).
Come potete vedere sono tre libri molto diversi. Il primo, quello di Hall, è un gran bel libro sull’ambito tecnologico e militare, con un capitolo dedicato alla balistica che è un piccolo capolavoro a sé. Consigliatissimo.
Il libro di Hale, d’altro canto, si concentra su particolari meno tecnici e forse più spendibili per lo scrittore, ovvero l’impatto sociale ed economico della guerra moderna sulla popolazione.
Il libro di Parker non ha bisogno di alcun commento a parte questo: è un Capolavoro. Un testo fondamentale per chiunque voglia affrontare seriamente i problemi logistici di un esercito di moschettieri e picchieri sul modello di quelli europei tra Cinquecento e Seicento. Per chi vuole occuparsi del mondo Settecentesco e del periodo Napoleonico, dati i mutamenti nel mondo dei contratti di rifornimento, dei magazzini, dei treni delle artiglierie e del saccheggio, c’è il Della Guerra di Carl von Clausewitz (ma non è molto scorrevole da leggere anche se è una fonte di informazioni di altissimo livello).
Libri Extra: Tre libri su tre argomenti diversi ![]()
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Riti, mitologia e magia in Europa all’inizio dell’età moderna, di William Monter.
Riti, miti, magie e tutte quelle espressioni devianti del sentimento religioso che chiamiamo “superstizioni” sono il tema di questo excursus che tiene conto dell’Europa, delle colonie americane e delle principali comunità religiose. Si assiste alla straordinaria persistenza e all’ubiquità, fra il 1500 e il 1750, dell’intolleranza religiosa, e si riscontrano forme di contaminazione insospettate tra religiosità popolare e religione ufficiale. Grazie alla sua documentata analisi, Monter ci costringe a rivedere molti luoghi comuni; per esempio, maghi, streghe ed eretici furono perseguitati con minore accanimento dall’Inquisizione che non dai tribunali laici. E ancora: l’idea di tolleranza – da Erasmo a Spinoza a Pierre Bayle – evolve in modo contrastato prima di diffondersi nella pratica corrente. Sorprendentemente, il XVII secolo, molto più del Medioevo e a dispetto del razionalismo trionfante, è il vero teatro europeo della persecuzione religiosa.
Capitoli: 1, La religiosità popolare nell’Europa tardomedievale; 2, Il protestantesimo erastiano; 3, La tradizione calvinista; 4, L’inquisizione nei paesi cattolici; 5, Il cattolicesimo centro-europeo; 6, L’America: cristianesimo, religioni amerinde e superstizione; 7, Guerra alla superstizione 1680-1725; 8, La tolleranza e i suoi oppositori nell’Europa centro-orientale; 9, Gli ebrei in Europa.
Ascesa e Crisi – la Germania dal 1517 al 1648, di Heinz Schilling.
L’autore prende in considerazione il periodo di storia tedesca che va dall’inizio della Riforma luterana (1517) alla fine della Guerra dei Trent’anni (1648), ed esamina la particolare vicenda politico-istituzionale tedesca sullo sfondo del più ampio sviluppo europeo. Mentre in Europa si assiste alla formazione degli stati nazionali, la Germania vede invece svilupparsi una serie di stati territoriali all’interno di quella struttura prestatuale che era il Sacro Romano Impero. In questo nuovo quadro politico e istituzionale si produce parallelamente un generale mutamento sociale e religioso che dà avvio all’epoca moderna. Il processo di formazione dello stato moderno non è disgiunto da una vivace tradizione antistatale, che trova talora riflessi drammatici come nel caso della guerra dei contadini. Nella prospettiva di Schilling, il Cinquecento, soprattutto nell’ultima parte, costituisce nella storia tedesca un’epoca anticipatrice sotto il profilo delle dinamiche di modernizzazione statuale e sociale, dinamiche che furono messe in discussione dalla grave crisi della guerra dei Trent’Anni e che poterono consolidare solo a partire dalla seconda metà del Seicento.
Capitoli: 1, La Germania sulla via dell’età moderna; 2, La Riforma come ingresso nell’età moderna; 3, Riforma e sovvertimento politico-sociale, La libertà del cristiano in città e in campagna; 4, La lotta per l’ordine religioso e politico della cristianità in Germania e in Europa; 5, Unità nella divisione, La Germania tra coesistenza e competizione; 6, Mutamento politico e sociale. Il tardo XVI secolo come anticipazione dell’età-ponte del moderno; 7, Crisi e guerra.
La Guerra dei Trent’anni, a cura di Geoffrey Parker.
La Guerra dei Trent’anni (1618-1648) è un momento cruciale della Prima Età Moderna, il momento in cui la “crisi generale del XVII secolo” raggiunge il suo apice. Fra i meriti del professor Geoffrey Parker sta la valorizzazione di una equipe di specialisti del periodo, in grado di realizzare una ricognizione esauriente degli avvenimenti e dei personaggi, e l’avere esposto i risultati del loro lavoro salvaguardando una certa continuità narrativa, con il sussidio di un rigoroso resoconto cronologico. L’ampiezza dell’analisi e la vastità del materiale bibliografico rendono questo volume unico nel suo genere, sicuramente un punto di svolta nella storia delle ricerche sulla Guerra dei Trent’anni; un valido quanto utile strumento di studio, una miniera di informazioni e di dati, un repertorio di fonti primarie e secondarie inimitabile. Un volume illuminante su un trentennio che è stato determinante nel plasmare il corso successivo della storia del continente europeo.
Tre libri differenti per contenuto e tema.
Uno su miti e superstizioni, per lo scrittore che vuole pensare alla “reazione” delle società della sua ambientazione nei confronti degli Antichi Déi o delle pratiche stregonesche o cose simili.
Quello sulla Germania è una valida guida per seguire i mutamenti e i conflitti di una nazione “divisa” che tenta, fallendo, di ottenere un’unità che gli interessi politici locali e internazionali (e le differenze religiose) rendono impossibile. Una fonte di ispirazione per le nazioni dei vostri “fantasy” che affrontano il difficile cammino dell’ingresso nella modernità.
Infine quello dedicato al più importante conflitto della Prima Età Moderna, per seguire nel dettaglio eventi, motivazioni, battaglie e scenari di un conflitto che, su più fasi distinte, è durato trenta anni e ha messo in ginocchio la nazione tedesca. Tanti romanzi fantasy parlano di guerre, spesso durate anni, decenni o secoli: eccone una, VERA, da studiare per trarne ispirazione.
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| Gustavo II Adolfo vittorioso alla battaglia di Breitenfield (1631) |
Ulteriori informazioni di natura militare su specifici argomenti si possono reperire nei libri della Osprey Publishing, ricchi di immagini e di tavole a colori particolarmente utili per “vedere” i soldati del passato.
La prossima “Bibliografia essenziale” penso di dedicarla all’Impero Ottomano e all’Islam, per chi desidera scrivere romanzi / ambientare partite nel nostro Medio Oriente o in paesi ispirati al mondo islamico, senza cadere nei soliti luoghi comuni che non permettono di cogliere la natura dell’Islam che, trattando solo vagamente di “religione”, si occupa in primis di codificare la vita civile e l’azione militare dei suoi aderenti.
L’Impero Ottomano rappresenta uno dei più celebri esempi di “stato fondamentalmente laico seppur islamico” e, come anche nel caso dell’Iraq di Saddam Hussein, questo avvenne solo grazie a una feroce dittatura militare che oscurò la Vera Fede nell’Islam costringendo i fedeli a una vita “blasfema e incompleta” (nell’ottica chiarissima e cristallina di certe affermazioni presenti negli Hadith del Profeta, su cui c’è ben poco da sindacare).
I manuali di scherma Medioevale/Rinascimentale avranno anche loro il giusto spazio in un futuro articolo, forse sotto forma di Bibliografia o, più probabilmente, nel corso di un discorso generico di sintesi dedicato al combattimento armato (o meglio, al “duello”). Vedrò in futuro.
Ci sono altri libri che vorrei consigliare, sempre estratti dalla catasta dei miei libri sulla Prima Età Moderna, ma per ora direi che questi sono più che sufficienti. Ve li segnalerò in futuro. E ora correte a studiare, giovani scrittrici di fantasy!
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Tipiche Giovani Scrittrici di Fantasy: nella mia mente sono tutte così (e tutte invitate a contattarmi per discutere dei loro lavori/progetti ^_^) |
Medioevo: bibliografia minima per scrittori
Scritto da Il Duca Carraronan il 03 giu 2008 | Categorie: Libri, Storia, Storia Militare
Con una certa frequenza mi capita di ricevere e-mail, messaggi privati o altro, in cui mi chiedono suggerimenti su dove trovare informazioni sull’Europa Medioevale. Queste richieste mi arrivano sia da aspiranti scrittori che da Game Master di GdR (di norma di Gurps… sarà un caso?) interessati all’argomento per creare un propria ambientazione medievaleggiante o, addirittura, per usare direttamente il background geopolitico dell’Europa medioevale.
Ogni volta mi trovo nella sgradevole situazione di dover puntualizzare alcune cose:
1) il Medioevo mi ha rotto i coglioni da tempo: il meglio del divertimento viene dopo, a partire dal Cinquecento;
2) se proprio vuoi il Medioevo scegli la seconda metà del Quattrocento, il pezzo finale della storia, così hai le armature a piastre, i cannoni, un po’ di archibugi e un mondo che si avvia alla modernità;
3) perché invece non scegli l’inizio della Prima Età Moderna? Se usi il Cinquecento puoi avere la cavalleria pesante, ma anche l’apice delle armature a piastre, le fanterie mercenarie, moschetti e archibugi, le fortezze moderne con i bastioni, le trincee d’assedio e i cannoneggiamenti, le lotte religiose degli eretici Protestanti, la rivolta dei cavalieri e il Turco che preme alle porte di Vienna! E’ fico!
4) Quattro.
Partendo dal presupposto di aver fallito miseramente nel convincere l’interessato sulla bontà del Punto Tre (sigh) e che nemmeno il Punto Due lo entusiasma del tutto (più raro), non mi resta che partire con la carrellata dei libri che ho letto e che mi paiono validi per farsi un’idea utile al fine della scrittura/gdr di come fosse la vita nel Medioevo.
Sul punto quattro invece non si discute: il quattro è quattro, poco da fare.
Il Medioevo non mi entusiasma, ma se proprio uno vuole trattare l’argomento è bene che lo faccia con la dovuta preparazione minima preliminare. Che si voglia scrivere un romanzo fantasy ambientato in un mondo medievaleggiante (Cronache del Ghiaccio e del Fuoco) o un romanzo storico (Ivanhoe) o anche solo giocare a un GdR a tema, la regola principe rimane Informarsi Prima (or GTFO!).
Ecco a voi la carrellata dei Consigli per gli Acquisti!
| Tre libri per farsi un’idea |
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La guerra nel Medioevo, di Philippe Contamine.
Dal V al XV secolo, l’evoluzione della guerra medioevale presentata in modo chiaro e conciso, ricco di riferimenti bibliografici e di citazioni. La seconda metà del libro tratta approfondimenti su: armamenti; artiglierie; strategia e tattica; guerra, politica e società; storia del coraggio, tra vizi e virtù; aspetti giuridici, etici e religiosi della guerra.
Un libro eccellente.
La vita quotidiana nel Medioevo, di Robert Delort.
Il libro inizia parlandoci di come gli uomini del Medioevo percepissero il tempo, lo spazio, che conoscenze avessero del mondo, come si rapportavano con l’ambiente naturale, come era la loro concezione della famiglia, quali comportamenti e atteggiamenti tenevano nella vita di tutti giorni e su quali strutture giuridiche si fondava la società occidentale. Seguono approfondimenti specifici per i differenti strati sociali, suddivisi nei classici, e già all’epoca antiquati, tre “ordini”: contadini, cavalieri e chierici.
Storia economica e sociale del Medioevo, di Henri Pirenne.
Un libro ricco di informazioni che inizia con un’introduzione sulla rottura dell’equilibrio economico dell’antichità, il regresso sotto i Carolingi, gli ebrei, l’assenza di sbocchi commerciali, il divieto di praticare l’usura ecc… per poi condurci alla rinascita del commercio nel XII secolo (mercanti, mercati, istituzioni e diritto urbano, principi, città, industrie, privilegi della borghesia), alla frizzante vita commerciale europea di fine XIII secolo (esportazioni e importazioni di panni e spezie ecc…, fiere, monete, credito e commercio del denaro, pedaggi, strade e mezzi di trasporto, investimenti mercantili, la nascita del primo capitalismo, le industrie cittadine ecc…) e concludere con le trasformazioni del XIV e XV secolo (catastrofi e disordini sociali, la peste, il conflitto tra “popolo minuto” e “popolo grasso”, il protezionismo, la riforma dei governi municipali e l’intervento dello Stato nella vita economica che porta alla nascita del mercantilismo).
Completo e dettagliato.
| Tre libri facoltativi sugli stessi argomenti |
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Il Medioevo giorno per giorno, di Ludovico Gatto.
La vita nel Medioevo presentata in comodi capitoli monotematici: il tempo e lo spazio; la natura e il paesaggio; le strade e i viaggiatori; le tecnica e le fonti d’energia; le città, gli edifici pubblici e privati, le residenze monastiche e contadine; i castelli; la cavalleria; la famiglia; la religione e il senso dell’occulto, il clero regolare e quello secolare; la giustizia, i giudici, le leggi, la detenzione e i tormenti; studio e università; vita e condizione femminile; l’abbigliamento del ricco e del povero; vita di relazione, contatti sociali, divertimenti e feste; senso della vita; devianza.
Un buon libro, ma non essenziale se uno ha letto gli altri due di argomento economico/sociale suggeriti precedentemente.
Rapine, assedi e battaglie, di Aldo Settia.
La natura prevalentemente predatoria della guerra, il guasto del territorio nemico, la proliferazione delle fortezze e l’ossessione dell’assedio, le battaglie in campo aperto, i ritmi stagionali dell’attività militare e “il corpo” del soldato (razioni, pasti, ferite, chirurgia e medici). Non bello e completo come il libro di Contamine, ma ugualmente interessante.
Le città del Medioevo, di Henri Pirenne.
Il percorso della città in Europa dalla tarda romanità fino al XII secolo. Con la sua caratteristica capacità di cogliere la vita pulsante delle comunità storiche, uno dei più grandi storici del Medioevo mostra l’evoluzione del commercio nel Mediterraneo fino alla fine dell’VIII secolo, la sua decadenza nel IX secolo e la rinascita poi dei centri urbani che si accompagnò alla formazione di un nuovo ceto, la borghesia.
Estremamente facoltativo se avete letto l’altro libro di Pirenne suggerito prima.
| Due libri su argomenti di nicchia |
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La prostituzione nel Medioevo, di Jacques Rossiaud.
La prostituzione in ogni suo aspetto, a partire dalla natura della famiglia medievale (con l’età media dei matrimoni per uomini e donne, le morti per parto e lo sbilanciamento demografico) fino alle violenze sessuali sulle donne senza marito e al ruolo della prostituta come figura essenziale della società, che raccoglie su di sé i peccati per proteggere la castità delle brave fanciulle.
Viene presentato il mondo dei bordelli comunali, dei “bagni”, delle prostitute di bassa lega e delle tenutarie, sfruttando come esempio Digione, una delle più ricche città francesi del Quattrocento.
Guglielmo il Maresciallo, di Georges Duby.
La vita e la morte di Guglielmo il Maresciallo, uno dei più grandi cavalieri del Medioevo e un campione invincibile nei tornei del XII secolo. Aldilà della biografia, il libro ci presenta uno spaccato coloratissimo del business sportivo dei tornei che, piuttosto che essere “spettacoli per Re”, erano prima di tutto un carrozzone commerciale attorno a cui ruotavano gli interessi di mercanti, artigiani, cavalieri e appassionati sportivi.
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Una delle cose più belle del Medioevo: e se hai letto “Guida all’Islam e alle Crociate” di Robert Spencer sai che è stata la scelta giusta! |
Ulteriori informazioni di natura militare su specifici argomenti si possono reperire nei libri della Osprey Publishing, ricchi di immagini e di tavole a colori particolarmente utili per “vedere” i soldati del passato.
La prossima “Bibliografia essenziale” penso di dedicarla al Rinascimento e alla Prima Età Moderna.













