ottobre 2010

Archivio del Mese

Disinformati e contenti: FM sullo Steampunk

Posted by on 29 ott 2010 | Tagged as: Steampunk, Storia, Troll & Flame

IMPORTANTE!
Se volete una selezione di romanzi Steampunk e una guida introduttiva su cosa è (e non è) lo Steampunk, per farvi delle idee chiare in 10 minuti su questo genere evitando le cialtronate dei mentecatti di FantasyMagazine, leggete la Breve Introduzione allo Steampunk.

La qualità di FantasyMagazine è sempre stata bassa, ma da un po’ di tempo è diventata imbarazzante. E non mi sto riferendo al forum, che da quanto ricordo è sempre stato un covo per la cricca di subumani con la sindrome della Kapò (lollosa la guerra intestina di un anno fa, tra Merdina e Merdalupo Marina e Metalupo), ma solo al portale. Il forum da un paio di anni è leggermente migliorato, visto che il pubblico (che i capi di FM vorrebbe formato solo da scemi belanti da plagiare) in piccola parte si è svegliato e ha iniziato a valutare i libri con criteri sensati, appoggiandosi a quanto appreso da Gamberetta. Rimane comunque un trogolo di infamia.

Se anni fa, con una certa generosità, la si poteva considerare meglio che niente come punto di riferimento per gli appassionati del fantastico italiani, ormai è impossibile attribuirgli onestamente quel ruolo: FM è un portale di pseudo-recensioni a qualità zero, comunicati stampa (tra il truffaldino e il demenziale) degli editori, abbondanti leccate di culo (che tra due soggetti ormai noti sconfinano nel pompino fisico virtuale vero e proprio), segnalazione scopiazzate da siti in inglese e Disinformazione con la Grande D, quella becera che entra nel cervello e lo tramuta in orsetti gommosi al gusto di cacca.
Da FantasyMagazine a FantasyMestizia, sempre FM rimane.

FantasyMestizia vi porta ogni giorno il FAIL. Gratis!

Come mai ho deciso di prendermela di nuovo con FantasyMestizia, dopo così tanto tempo dalle ultime frecciate? Un coniglietto mi ha sussurrato di leggere con attenzione l’Approfondimento dedicato allo Steampunk, che io avevo messo da parte senza leggere. Data la modesta dimensione immaginavo che fosse una blanda introduzione al genere e credevo che scrivere grosse cazzate (quelle piccole le sopporto) in un simile articolo sarebbe stato impossibile. Mi sbagliavo. Moltissimo.

L’articolo di Cristina Donati è stato un’epifania dell’Ignoranza, un viaggio mistico nella Disinformazione, la consapevolezza ontologica del Retard: un’esperienza sensoriale paragonabile a un orgasmo senza emissione e senza piacere con un negro che mi conficca chiodi sotto le ascelle. Cristina Donati (alias Kinzica) mi ha insegnato che quel minimo di fiducia che riponevo nel genere umano, perlomeno nella sua capacità di scopiazzare informazioni senza annodarsi gli indici, era del tutto mal riposta. Grazie Kinzica: ora la vita fa un po’ più schifo.

C’è almeno un errore in ogni paragrafo di quella Cosa Immonda. Se fosse un parto fisico e non creativo, sarebbe un aborto ritardato impegnato a trascinarsi a forza di braccini deformi, con le ruote posteriori che slittano sulla bava che cola copiosa mentre lancia lamentosi richiami alla madre: “Mama Ghinziga! Mama Ghinziga! Bacino!

Curioso notare che gli approfondimenti dovrebbero essere gli articoli di punta del sito, quelli importanti che durano nel tempo, mentre qui ci troviamo di fronte a una mediocre articoletto da blog scopiazza-wikipedia, farcito di parole a caso e cazzate. Ma ormai questo è il livello di FantasyMestizia. I bei tempi in cui Delos produceva Speciali sullo Steampunk come questo, molto più serio e molto più corretto, sono ormai passati. Considerate che l’articolo su Delos 39 è stato pubblicato nel settembre del 1998, quando le fonti sullo Steampunk erano molto più scarse (erano molto scarse anche nel 2001, quando ho iniziato a interessarmi io allo Steampunk e internet era già molto più viva e ampia): nel suo piccolo è un lavoro di tutto rispetto!

 
Qualche dettaglio sul figlio deforme.
Riporterò alcuni degli errori, abbondantissimi, presenti nell’articolo. Come già detto avrei sorvolato senza fiatare su poche imprecisioni, ma qui siamo al puro mongolismo che cola, condito con parole a vanvera per dare una patina culturale all’ignoranza abissale dell’autrice di questo crimine contro l’intelligenza. Queste defecazioni pubbliche non si possono sopportate, non su un sito di tale (immeritata) importanza.

Il primo a usare il termine è stato K.W.Jeter per il suo romanzo Morlock Nights, uno dei seguiti apocrifi a The Time Machine di H.G. Wells.

Penso che una fantasy vittoriana sarà la prossima grande cosa, se siamo in grado di trovare un termine collettivo per [Timothy T.] Powers, [James P.] Blaylock e me stesso. Qualcosa basato sulla tecnologia appropriata dell’epoca; come “steampunk”, forse.” [Locus Magazine— 1979]

Cominciamo bene, fin dal primo paragrafo.
Jeter non ha usato steampunk per riferirsi al suo romanzo, ma per riferirsi a sé e ai suoi due amichetti da tempo intenti a scrivere “gonzo-historical fiction” (ovvero puttanate con ambientazione storica), infatti il termine usato da Jeter è “steampunks” (plurale). Sono quasi sicuro che Jeter, nella sua testa, intendesse anche Steampunk come genere, ma la citazione è chiara: lì sta parlando di persone. Kinzica, dato che poi ha anche riportato una pessima traduzione, avrebbe potuto capirlo da sola. Forse pretendo troppo da chi, come vedremo, nemmeno sa copiare le date.
Leggendo la lettera originale la questione diventa molto più chiara:

Dear Locus,
Enclosed is a copy of my 1979 novel Morlock Night; I’d appreciate your being so good as to route it Faren Miller, as it’s a prime piece of evidence in the great debate as to who in “the Powers/Blaylock/Jeter fantasy triumvirate” was writing in the “gonzo-historical manner” first. Though of course, I did find her review in the March Locus to be quite flattering.

Personally, I think Victorian fantasies are going to be the next big thing, as long as we can come up with a fitting collective term for Powers, Blaylock and myself. Something based on the appropriate technology of the era; like “steampunks”, perhaps…
—K.W. Jeter

Steampunk è passato poi a indicare una corrente, una subcultura e un sottogenere di narrativa fantascientifica/fantasy, ma quando lo ha usato Jeter indicava le tre persone intente a scrivere minchiate science-fantasy d’ambientazione storica invece che futuristica. Una gioco di parole a partire da Cyberpunk, come ho già spiegato più volte in passato: a loro (Gibson, Sterling ecc…) il vicino futuro cyber e agli altri (Jeter, Blaylock, Powers) il vicino passato steam. Proseguire nella spiegazione delle origini dello Steampunk, precedente le opere di Jeter (Moorcock ad esempio), va oltre gli intenti del presente post e rimando al futuro articolone sullo Steampunk.

Ah, giusto, dimenticavo la minchiata più evitabile.
Kinzica cara, almeno ricopiare le date dovrebbe essere possibile pur con le tue limitatissime capacità: la lettera è apparsa su Locus dell’aprile 1987, non nel 1979. Nel 1979 c’era solo Morlock Night, non le opere di Powers e Blaylock (The Anubis Gates è del 1983 e Homunculus è del 1986). Non viene proprio in mente a nessuno di controllare di nuovo la data quando è EVIDENTE che si sta scrivendo una cazzata? Su FM pare di no.

Con La macchina della realtà di Sterling e William Gibson, il termine steampunk viene ufficializzato e il genere prende corpo nella consapevolezza dei lettori.

Altro esempio di mongolismo e ignoranza della storia del genere. Il termine non venne ufficializzato manco per il cazzo, qualsiasi cosa voglia dire (dove si ufficializzano i termini? Ci sono dei moduli e un ufficio nel Comune?). La fama di Gibson e Sterling aiutò a dare visibilità allo steampunk e a renderlo popolare come Fantascienza Retrofuturistica (e non solo come cazzatona science-fantasy) nonostante Gibson stesso non fosse interessato al genere in sé e detestasse le etichette.

“You know, that’s another case of someone applying a term to my writing… it happened with ‘cyberpunk’ too, I never called my work ‘cyberpunk’, and ‘steampunk’ isn’t a term I would have applied to my writing either”
(Gibson riportato a memoria da Sinjun)

Tra aiutare a diffondere a malincuore un’etichetta e “ufficializzare”, mi pare ci sia una certa differenza. Opere come il gioco Space: 1889 del 1988 e un discreto interesse per lo Steampunk (con questo nome) vi erano già prima di The Difference Engine, pubblicato nel 1990. Quel (brutto) romanzo rese solo più popolare il termine. Non c’era e non c’è mai nulla da ufficializzare: lasciamo le fantasie burocratiche ai ritardati che non sanno pensare in termini di diffusione dal basso (il vero segreto del successo dello Steampunk come subcultura/corrente negli ultimi anni). La cosa più vicina a una ufficializzazione nel senso ritardato-burocratico che certa gente ha in mente, è l’ingresso dello Steampunk nell’Oxford English Dictionary al fianco di vuvuzela e hikikomori. Un’ottima compagnia.

Proseguiamo con le cazzate presenti nell’articolo:

Lo steampunk è un’ucronia ambientata nel XIX secolo, ovvero un’età vittoriana con macchinari portentosi frutto non della tecnologia elettronica o – peggio che mai — digitale, ma della forza vapore.

A parte il fatto che lo steampunk non è necessariamente Storia Alternativa nel XIX secolo, errorino che possiamo considerare secondario in un articolo completamente privo di profondità e rivolto a un pubblico del tutto a digiuno sull’ABC, qui ci troviamo di fronte a un problema molto più grave: il fallimento del sistema scolastico italiano.

Avrei tollerato qualcuno che dice digitale per intendere elettronico (è una pessima abitudine, ma la capisco), costruendo così una contrapposizione tra elettronica digitale e meccanica, ma non è questo il caso: qui elettronica e digitale sono divisi (il che va benissimo), mettendo in mostra l’aberrante ignoranza di Kinzica.
La Macchina Analitica di Babbage, il calcolatore meccanico messo in funzione da motori a vapore, è una macchina digitale in quanto lavora su sequenze di numeri prese da un insieme di valori discreti (ovvero un insieme di numeri ben definito e circoscritto). Una macchina analogica invece non lavora su numeri in sé, ma su variazioni continue di stati fisici, come nel caso dei calcolatori analogici per il tiro dei cannoni navali. Le macchine analogiche si possono usare per simulare valori numerici nel caso di compiti specifici (tot giri della manopola tal dei tali se vogliamo indicare la velocità X del bersaglio ecc…), ma di per sé non manipolano numeri.

Una piccola parte del “mulino” (la CPU) della Macchina Analitica.

Cosa significhi “digitale” non è una questione che riguarda l’ambito della narrativa, ma le conoscenze di base che qualsiasi persona che ha concluso la scuola superiore dovrebbe (si spera) avere. Non sapere perlomeno a grandi linee cosa significhi digitale è una vergogna per un laureato, fosse anche solo un laureato in lettere (chi vuole occuparsi di cultura non può essere un illetterato su questioni che riguardano la vita di tutti i giorni da più di mezzo secolo) ed è, non sto scherzando, da cancellazione immediata di una eventuale laurea in ambito scientifico. Se dovessi intuire il titolo di studio dell’autrice dell’articolo dai suggerimenti presenti nell’articolo, direi medie inferiori (ma siamo in itaGLia, per cui non mi stupirei se fosse laureata e magari avesse pure un dottorato, lol).

In realtà non serviva nemmeno conoscere il significato di digitale, bastava aver aperto Wikipedia sulla pagina dello Steampunk prima di scrivere l’articolo:

Other examples of steampunk contain alternate history-style presentations of “the path not taken” for such technology as dirigibles, analog computers, or such digital mechanical computers as Charles Babbage’s Analytical engine.

Consultare Wikipedia è il minimo se si vuole scrivere un articolo su qualcosa che non si conosce. Il minimo. A questo minimo FM e Kinzica non arrivano. E anche in questo vi è il fallimento della scuola pubblica nel formare la mentalità delle persone.

Stendiamo un velo pietoso sul fallimento dell’istruzione pubblica e andiamo avanti:

Allo steam si aggiunge il punk, parola chiave di altre correnti come cyberpunk (il capostipite), splatter punk, diesel punk, squidpunk (!) etc etc, ovvero un atteggiamento di rottura verso l’ordine costituito, le costrizioni dei costumi sociali, la società standard.

Sigh. Kinzica non supera il livello di idiozia medio di chi copia senza capire dalla (pessima) pagina della Wikipedia italiana. Basterebbe aver letto le opere per sapere che il punk in questo senso non è un elemento determinante dello steampunk e che il punk stesso nel nome è lì solo per via del gioco di parole a partire da Cyberpunk. Il Cyberpunk è punk, lo Steampunk non necessariamente. Il Dieselpunk ha già connotati di punk più vicini a quelli del Cyberpunk. Punk nei generi è diventato sinonimo di “cazzatona tecnologicamente alternativa”, come faceva notare GURPS stesso coniando termini come Clockpunk. O anche Sandalpunk: bizzarrie mongole clockpunk nel mondo degli antichi greci e romani. LOL.
Per quanto riguardo lo Squidpunk stendo un ulteriore velo pietoso e lascio ad altri il compito di spiegarle come stanno i fatti della vita (forse sarà necessario cominciare dalle api e i fiori).

Il punk come critica contro la società non c’entra un cazzo. Lo stesso romanzo di Gibson e Sterling, di solito citato come il più punk della prima generazione (in effetti è cyberpunk trapiantato nell’Ottocento), non è punk nemmeno lui: a meno che con punk non intendiate la ridicolizzazione sistematica di chi cerca di opporsi al potere centrale, meno scemo di quanto si pensi, e la finale sconfitta degli elementi “punk” così mentecatti (macchiette di cattivi) da far sembrare i Governanti Kattivoni Fascistoni come il male minore. In The Difference Engine, nonostante la fama attribuitagli da chi non lo ha letto (è uno di quei libri famosi perché tutti lo citano e pochissimi hanno superato il primo, soporifero, capitolo), il -punk è più nel senso di divergenza tecnologica che altro.
Ci sarebbe poi da tirar fuori (di nuovo!) la questione di cosa sia il punk nello steampunk, con la definizione di Nevins e le radici in Robida e bla bla bla, ma ne ho già parlato in alcuni commenti in passato ed è materia per l’articolone sullo Steampunk. Vi basti sapere che Kinzica è ignorante e ha scritto una cazzata, mentre con un minimo di studio avrebbe potuto scrivere qualcosa di molto più approfondito e interessante anche solo sul punk dello steampunk.

Il risultato è “colonizzare il passato per sognare il futuro”, come se Babbage avesse davvero costruito la difference engine o se invece dell’elettricità fosse stata l’energia del vapore a dar vita a una sofisticata tecnologia alternativa.

Ehm, Kinzica, la Macchina Differenziale (che non è il computer programmabile che pensi) è stata davvero costruita, in più esemplari, dallo svedese Per Georg Scheutz a partire dal 1855. Uno venne venduto anche al governo britannico, nel 1859.
Cosa sia la cosiddetta energia del vapore, visto che l’acqua è solo un mezzo per far funzionare macchine che l’energia la ottengono bruciando legna, carbone e, nei modelli per auto di primo Novecento, kerosene, non oso chiederlo. Abbiamo già appurato che Kinzica non pare avere conoscenze scientifiche degne di nota, inutile calcare la mano.

C’è questa idea, ma solo tra gli ignoranti, che un mondo “steampunk” sia un mondo senza dipendenza dal petrolio… ah, sì? Il kerosene con cui i motori a vapore più compatti funzionavano da dove pensate di ricavarlo, idioti? A braccetto con questa idea vi è quella che nello Steampunk non vi sia l’elettricità. Strano: la fantascienza ottocentesca (dagli automi delle ultime Edisonate al Nautilus) è piena di elettricità e la stessa Italia, come abbiamo visto, organizzò un mostra dedicata all’elettricità durante l’esposizione di Torino del 1884. Anche Tesla e la sua guerra delle correnti contro Edison credo non abbia bisogno di presentazioni.
Ma in fondo perché informarsi prima di scrivere puttanate? È solo storia della scienza storia della fantascienza fantasy!

Ovvero una fantasy-fantascienza a carbone in piena rivoluzione industriale, forgiata in ferro e mattoni e popolata da mostri meccanizzati, computer analogici, dirigibili e caldaie, ciminiere e banlieux distopiche, eroi in cuoio, occhialoni da pilota e pistole a tamburo, lolite gothic, l’oppio o il laudano al posto della cocaina e l’assenzio nei bicchieri

Glissiamo sulla sequenza di banalità, in fondo tollerabile in un articolo per un pubblico generale, e concentriamoci di nuovo sulla voglia di Kinzica di aggiungere parole solo per mostrare al mondo di essere ignorante. Cocaina. Non so cosa abbia Kinzica contro la cocaina, tanto da volerla vedere fuori dal XIX secolo e quindi dallo Steampunk, ma immagino che la risposta sia intuibile: ignoranza.
La cocaina è una droga Ottocentesca, tanto da essere protagonista di un saggio di Sigmund Freud del 1884, Über Coca, dedicato alle sue doti come panacea (stimolante per il corpo o analgesico, in base ai casi). In generale la diffusione dell’uso della coca in ambiti commerciali/medici è un elemento caratteristico dell’Ottocento che fa parte della cultura generale (almeno del Vin Mariani Kinzica avrà sentito parlare, no?).

Nel 1885 la cocaina venne commercializzata da Parke-Davis negli USA sotto forma di sigarette, soluzione da iniettare in vena (la usava anche Sherlock Holmes in questo modo, con soluzione al 7%) o, come si adopera spesso in questi anni, polvere da sniffare. La cocaina veniva usata come cura per la dipendenza da morfina, a sua volta usata come cura per la dipendenza da alcol visto che i morfinomani non erano socialmente pericolosi come gli alcolizzati. Gegnale.

Pure l’eroina è una droga del Lungo XIX secolo: venne commercializzata dalla Bayer dal 1898 al 1910 in comode confezioni a prezzo modico, con due dosi e una siringa. Anche lei, come la cocaina, era stata immaginata come trattamento per la dipendenza dalla morfina (oltre che come sostituto per combattere la tosse), essendo a tutti gli effetti morfina “zippata” da dezippare con il fegato (l’eroina se non è tagliata con la merda, se è eroina farmaceutica pura al 100%, NON distrugge le vene e non crea tutti quei problemi tipici dell’eroina venduta dai criminali: l’unico rischio è quello di overdose in caso di errori nel dosaggio, facili con una sostanza così concentrata).

Eroina Bayer, la cura per la tosse che aspettavate!

Eroina e cocaina sono droghe usate tutt’ora e forse questo ha contribuito a dar loro una falsa patina di modernità, come d’altronde solo degli ultimi decenni è l’aggravarsi della inutile/antistorica/fallimentare (scegliete gli aggettivi preferiti in base alla quantità di letture sulla storia delle droghe che avete alle spalle) lotta alla droga e al narcotraffico, fenomeno creato a tavolino da irrazionali politiche di criminalizzazione imposte dagli USA fin dall’inizio del Novecento (per approfondimenti si cominci leggendo il famoso Piccola storia delle droghe di Antonio Escohotado).

Resta evidente che una persona SERIA prima di citare la cocaina come se fosse qualcosa di moderno, da sostituire con sostanze più Ottocentesche, avrebbe dovuto avere il buon senso di controllare perlomeno su Wikipedia se era così. Non che serva Wikipedia, comunque: l’interesse di Freud per la cocaina è una cosa arcinota anche fuori dall’ambito della storia delle droghe. Siamo in Itaglia, la copia mongola della vecchia Italia: chi scrive narrativa e chi scrive articoli per il web ormai se ne sbatte allegramente di controllare ciò che dice. Rispetto per i lettori sottozero.

Se scrivere fantastico vuol dire travalicare i confini, lo steampunk si sviluppa distruggendo i confini.

Ah, ma lo vedi Kinzica che non hai capito un cazzo? Lo Steampunk (se lo si conosce) è facilmente rappresentabile come un sottoinsieme della Fantascienza. Immagina i due insiemi di Fantascienza e Fantasy che si sovrappongono. Nell’intersezione ci sono Science-Fantasy e Tecnofantasy. Lo Steampunk abbraccia una fetta di entrambi e per il resto sta nella Fantascienza. Semplice, no?

Non è una rappresentazione insiemistica perfetta, si può fare di meglio. L’ho tirata fuori al volo usando meno elementi possibili, ma grossomodo mi pare contenga tutto ciò che conosco a tema Steampunk che non sia Steampunk più qualcosa d’altro.
Lo Steampunk non distrugge nessun confine: se ne sta buono buono (ma incarognito nell’animo, se è Steampunk di qualità) come sottoinsieme pseudo-Ottocentesco di generi più grandi. Forse Kinzica, confusa come un cetaceo disturbato dai sonar, ha attribuito allo Steampunk caratteristiche proprie del New Weird (che può facilmente essere Steampunk Fantasy, travalicando i confini degli altri generi, si veda Perdido Street Station).

Gli autori steampunk non scrivono romanzi storici bensì allucinazioni storiche assolutamente non allineate, mondi già trascorsi con contaminazioni del futuro: una sorta di postmoderno nel passato.

Questo era il momento delle parole a caso. Usare frasi prive di significato apprezzabile, vuoti esercizi di banalità, pare che tra i subumani sia il marchio dell’Intellettuale, anzi, dell’Esperto Che Ne Sa A Pacchi. No, non lo è: è l’equivalente per Ignoranti che parlano di cose che non conoscono del pacchiano mignolo alzato dell’ex-proletario arricchito che brinda.
Vergognati, Kinzica. Queste frasi non vanno bene manco per i maiali.

Jules Verne, H.G. Wells, Mark Twain, Arthur Conan Doyle sono spesso considerati steampunk “classico”, ma in realtà non è proprio così: le loro opere non sono ucronie bensì descrivono la realtà contemporanea agli autori, miscelata a elementi fantastici.

Uh-uh, ok, esatto, vedo che hai evitato il tranello più comu—WTF??? MARK TWAIN??? Che cazzo c’entra Mark Twain con la storia della fantascienza e del romanzo scientifico da cui lo Steampunk trae ispirazione? Citarlo per A Connecticut Yankee in King Arthur’s Court è tirata per i capelli al massimo, ma vedo che Kinzica non lo fa: allora cosa intende? Almeno in quel libro c’è Storia Alternativa (anche se la base di partenza è medioevale) e uno spirito D.I.Y. che piacerebbe molto agli artigiani dello Steampunk, ma non è certo l’esempio più adatto di fantascienza ottocentesca a cui ispirarsi. È onestamente la PRIMA volta che vedo citato seriamente (ovvero al di fuori degli elenchi scritti da bimbiminkia) Mark Twain tra gli autori di ispirazione per lo Steampunk…

Onore al merito, come sempre, a chi ha sdoganato il genere. La Macchina della Realtà è il manifesto della percezione originaria di steampunk,

Ah, ma allora avevo visto giusto: Kinzica non ne sa proprio un cazzo, va avanti alla cieca vomitando frasi a fantasia! ^_^
No, The Difference Engine NON è il manifesto della percezione originaria dello Stempunk. Non ti sei proprio degnata di leggere NULLA delle opere della prima generazione? La caratteristica fondamentale di The Difference Engine è di essere MOLTO DIVERSO dalle altre opere Steampunk, scegliendo la Storia Alternativa e lo sviluppo tecnologico anticipato si pone su un piano diverso da The Anubis Gates (science-fantasy con maghi egizi e viaggi nel tempo gestiti alla cazzo), Morlock Night (ispirato a un’opera di Wells, con Merlino e Artù perché sì: era un gioco tra lui e Powers metterli dove capitava) o Infernal Devices (gonzo-historical fiction pura, con uomini pesce e puttanate miste).

The Difference Engine è diventato un libro simbolo, un classico, per lo Steampunk della seconda generazione perché è il romanzo che più di tutti, a differenza delle prime opere (escluse quelle di Moorcock), rappresenta ciò che poi è diventato il motto dello Steampunk retrofuturistico: come sarebbe stato il passato se il futuro fosse accaduto prima.
Questo motto è stato la base di partenza per l’artigianato e per i disegnatori che hanno diffuso lo Steampunk tra le masse, creando una subcultura Steampunk fortemente legata a Internet, ben prima che gli autori di narrativa ricominciassero a occuparsene per davvero (seppur in modo indegno, ma così vanno le cose).

le crinoline di Sybil, giovane prostituta, e il giubbotto del paleontologo Edward “Leviathan” Mallory, le macchine, anzi la Macchina Differenziale di Babbage che ha invaso il mondo, gli inventori su strani tricicli e le ruspe che scavano nella metro di Londra. Le fabbriche e lo Smog.

Sigh. La Macchina non è quelle Differenziale del titolo scelto a cazzo (un blando calcolatore dedicato alla tabulazione di funzioni polinomiali), ma quella Analitica, ovvero il computer meccanico programmabile mai realizzato per intero (ma c’è una raccolta fondi per costruirlo), neppure nella versione semplificata di cui ci è arrivato un piccolo pezzo. Non facciamo nemmeno finta di informarci, eh, Kinzica?

Riguardo lo Smog, doppio sigh: il problema nel romanzo non è lo Smog delle industrie, ma “the Stink” ovvero la puzza di marcio del Tamigi in estate che costringe il Parlamento alla fuga e getta la città nel caos, con visibilità ridotta e morti intossicati dalla nebbia giallastra. La crisi del Tamigi fa da sfondo al tentativo sovversivo del gruppo di mongoloidi anarco-comunisti che fanno la figura dei coglioni. L’episodio della Puzza non è altro che la riproposizione senza originalità della Grande Puzza del 1858. Il fatto che avvenga nel 1855, ovvero tre anni prima, secondo alcuni idioti dovrebbe essere il lato distopico di quell’Ottocento “peggiore di quello reale” (inquinatissimo come la Cina di oggi!) ideato da Gibson e Sterling. Stronzate: è solo che anche all’estero i critici/recensori hanno una conoscenza della storia degna di un mongoloide lobotomizzato e non sapendo niente della Grande Puzza del 1858 al massimo riescono a tirare in ballo il Grande Smog del 1952, che c’entra molto meno. Coglioni marci ignoranti pure loro.
Tornando a Kinzica: la parola Smog, da lei riportata con la maiuscola come se fosse un elemento del libro, non appare nemmeno una volta (controllato su eBook in inglese).

Basta, non ce la faccio più. Mi sanguinano gli occhi. Che schifo.
E ci sono ancora badilate di roba da tirar fuori: considerate che non ho citato NULLA dalla seconda metà dell’articolo! Lascio a chi tra voi ha più coraggio di me, e capillari oculari meno predisposti al sanguinamento, il compito di proseguire l’opera…

 
Conclusione.
L’impressione che mi dà questo articolo è che Kinzica non sappia nulla dello Steampunk, non conosca le opere che cita e non sappia nemmeno leggere in inglese. Se sapesse leggere in inglese, come visto, avrebbe potuto evitare gran parte degli errori. O forse sa leggere benissimo in inglese, ma è solo questione di pigrizia: perché controllare su Wikipedia (o su Amazon, visto che non sa nemmeno citare in modo corretto il titolo dell’antologia a cura dei VanderMeer), tanto è solo un articolo per i lettori di FM che non sanno trovare il proprio culo nemmeno usando entrambe le mani e una mappa! Il solito itaGLianissimo rispetto per il lettore.
Kinzica vaga nella confusione della sua ignoranza come una balena mandata in tilt dai sonar e alla fine, dopo due paginette ingloriose, si arena sulla spiaggia a morire.

Balena arenata su una spiaggia nel Cinquecento per colpa dei sonar.

Questa massa di cazzate, di cui ho riportato solo una piccola parte, sarebbe “informazione”? Non era l’informazione l’obiettivo di FM?

FantasyMagazine non è un blog. Non è questione di qualità — abbiamo il massimo rispetto per il concetto di blog, ci sono molti blog di qualità eccellente — ma, appunto, di obiettivi. Un blog viene scritto principalmente per esprimere opinioni personali; un magazine come il nostro ha uno scopo principalmente informativo.

Ah, certo, che fesso che sono! In sé l’informazione non è detto che debba essere corretta. Loro stanno facendo informazione: diffondono informazioni false. Un servizio utilissimo per inquinare il web. Come Wikipedia, ma al contrario: un gruppo di volontari che sfruttano la visibilità di un sito per diffondere spazzatura nel web, contribuendo a quel rumore di fondo che non permette agli utenti con poca esperienza in un dato argomento di distinguere tra informazioni veritiere e merda.

Il fatto che siano volontari, che lo facciano per passione e bla bla bla rende solo peggiori le cose: anche i vandali su Wikipedia lo fanno gratis, per passione del rendere il web un posto peggiore, per il gusto di rovinare ciò che gli altri faticano a costruire per il bene di tutti. Diffondere spazzatura sfruttando la propria base di utenza danneggia chi invece, con mezzi molto più limitati, cerca di segnalare romanzi decenti e fornire informazioni veritiere. Usare il proprio peso per compiere il male e fomentare l’ignoranza non dovrebbe essere un vanto… but on Meth it is ma su FM lo è. Questi sono dati di fatto e la realtà non può essere cambiata (solo nascosta o plagiata) da troll come S* o da altri mentecatti privi di dignità.
Grazie FM, una fetta della peggiore itaGLia sul web.

 


Appendice I: pagine congelate.
Nel caso vengano effettuate correzioni successive alla pubblicazione di questo articolo, potete godere delle due pagine nella versione originale a questi indirizzi:
http://www.freezepage.com/1288259928LIGKAVJIVQ
http://www.freezepage.com/1288260200IBUDLYJTRV

 
Appendice II: Mana è meglio di FM.
In passato ho criticato, in un commento, l’inaffidabilità generale e le inesattezze presenti negli articoli di Davide Mana, specificando però che lo considero uno dei maggiori esperti italiani di Steampunk. Se qualcuno, forse perché ritardato, ha pensato che lo stessi sfottendo, farebbe meglio ad aprire gli occhi: il livello qualitativo degli articoli di Mana è mille volte superiore a questa merda apparsa su FM. Quando dico che, nonostante gli errori/orrori che piazza qua e là, è uno dei massimi esperti di Steampunk italiani, NON sto scherzando. La questione ricorda un po’ Licia Troisi col Fantasy: essere uno dei meno peggiori non significa essere sufficienti, ma tra Licia/Mana e Centi/Kinzica c’è un baratro come tra un cattivo snack in cioccolata surrogata e uno stronzo di cane.
 

I Coniglietti del Venerdì (6)

Posted by on 29 ott 2010 | Tagged as: Conigli

I coniglietti non sono sempre impegnati a irradiare attivamente l’ambiente di kawaii, saltellando gioiosi qua e là, ma anche quando dormono ne emanano parecchio. ^_^

Tra qualche ora pubblicherò l’articolo a tema Steampunk accennato ieri.
Non potevo lasciarvi senza i coniglietti del venerdì: sono i post che preferite! ^___^

 

Charles Stross sullo Steampunk

Posted by on 28 ott 2010 | Tagged as: Steampunk

Charles Stross ha scritto un bell’articolo sulla narrativa Steampunk attuale.
Sto lavorando a un articolo a tema Steampunk su una roba immonda apparsa online nei giorni scorsi per cui non ho tempo per commentare in modo approfondito l’articolo di Stross. Lascio un paio di appunti, giusto per non limitarmi a cagarvi in mano e poi dirvi solo di schiaffeggiarvi. ^_^

Condivido il pessimismo sulla narrativa Steampunk in arrivo (o arrivata, tipo Boneshaker) come ho già detto nove mesi fa in modo esplicito qui, prima del boom della spazzatura ormai confermato. Il nuovo Steampunk sta diventando una sorta di fantasy-mongolo di serie B con un nome diverso, più cool e moderno, invece di abbracciare l’enorme potenziale del mondo passato e della storia della fantascienza. Il nuovo Steampunk, dove possiamo trovare allegramente vampiri “perché sì” e zombie “tanto per” e dove l’aspetto fantascientifico (in particolare il recupero della fantascienza d’epoca) è ridotto a ZERO o quasi, è il genere di Steampunk che avrei preferito non vedere.
Steampunk senza Steampunk: metti l’etichetta su un paranormal romance o un’altra mongolata simile e poi togli tutti i contenuti che lo rendono Steampunk, meno l’estetica (magari limitata alla sola copertina). Ci vorrebbe più sporco, più crudo realismo e, di conseguenza, più riscoperta della storia per trarre spunti realistici sulla vita quotidiana, sul proletariato e sulle guerre del Lungo XIX secolo. Ci vuole studio e impegno per creare del buon retrofuturismo Steampunk.

Il Coniglio Nero della fantascienza disapprova lo Steampunk attuale.

Non condivido l’idea sottintesa che sia fatto apposta, nel senso di voler evitare per motivi ideologici il potenziale “punk” (o anche solo storico, visto che in teoria lo Steampunk può prendere spunto dall’abbondante letteratura della Crisi di Fine Secolo e dalla sua critica degli orrori del colonialismo), perché la risposta temo sia molto più semplice e legata alle dinamiche del mercato in cui si vuole collocare lo Steampunk: Young Adult, ormai sinonimo di ritardati per i mongoli del marketing.
Violenza ridotta, tematiche complesse annullate (il razzismo va ridotto al solito cliché trito e ritrito, o evitato del tutto), sesso cancellato (figurarsi gli stupri! Non sia mai!), storia lineare, personaggi di cartapesta e tutta la merda che lo YA ci ha abituati a vedere. Non c’è posto per le mani amputate ai negri dai soldati cannibali al servizio degli ufficiali bianchi inviati nel Congo Belga. Non c’è posto per le folli politiche di adorazione della Mano Invisibile, il Dio creato dai sacerdoti dell’ideologia del Libero Mercato (e poi criticano l’Ebreo Zombie dei cristiani, lol!), che portarono alla morte per stenti e malattie legate alla malnutrizione di decine di milioni di negri tra 1876 e 1902.
Ma non è evitato perché si vuole nascondere alla società tutto questo schifo. Sarebbe troppo “eroico” immaginare che sia così, un bel Bene contro Male, Bianco contro Nero: è solo una Grigia questione di marketing. Il concetto stesso di Young Adult come lo si immagina oggi è un SUICIDIO MENTALE per le nuove generazioni, letteralmente lobotomizzate da chi produce intrattenimento.

La frase di critica per la nostalgia del totalitarismo (o quella molto prima sui politici corrotti, lol) va vista nel contesto anti-storico e propagandistico di Stross: probabilmente è troppo ignorante per conoscere il mondo degli Imperi Centrali, d’altronde fa parte di quei popoli che li hanno abbattuti e hanno creato un mondo di violenza peggiore del precedente inseguendo ideali di indipendenza etnica (divenuta in concreto decenni di pulizia etnica, lol). Lo perdono: non è la prima volta che gli autori di fantascienza dimostrano di avere conoscenze storiche che non vanno oltre la propaganda yankee sull’Etichetta Democratica. O forse è solo una frecciatina superficiale da parte di chi pensa che studiare seriamente il passato, in particolare sottolineare che gli Imperi erano migliori delle pseudo-democrazie anche in termini di diritti e libertà reali (non chiacchiere), equivalga a sognare di vivere nel regime stalinista… peccato che i totalitarismi criticati da Stross siano figli della distruzione degli Imperi e del caos dei regimi liberali incapaci di sopravvivere al sistema economico yankee sballato (il bello è che Stross lo dice che l’orrore moderno è venuto DOPO il mondo a cui lo Steampunk si ispira, ma è troppo intellettualmente codardo per fare il passo successivo contro le politiche delle democrazie appoggiate dagli USA che hanno portato agli orrori del XX secolo), ma non fatelo sapere a Stross: lui scrive fantascienza, non va disturbato con la verità storica! ^_^

Charles Stross:
non disturbatelo con i libri di Storia, lui scrive Fantascienza!

 

Il coniglietto nudo

Posted by on 27 ott 2010 | Tagged as: Bizzarro, Conigli

I primi due testi che ho ricevuto per il concorso Steampunk non li ho potuti far partecipare. Il primo l’ho squalificato perché era in parte scopiazzato da un altro racconto e, in ogni caso, faceva schifo in modo imbarazzante (così imbarazzante che non poteva nemmeno segnare un +1 nella lista). Il secondo non ha potuto partecipare perché non era un racconto e non era steampunk: però era un bel testo, così bello che sento il bisogno di condividerlo con tutti.

Ecco a voi Il Coniglietto Nudo di Lupo:

Facea l’amore
100 volte al giorno
Al ritorno da PARIGI
Era estremamente
Disinvolto e colto
Misurava l’altezza
Delle orecchie
Di Mamma coniglia
E come una conchiglia
Assaporava il divino lussureggiante odor
Di sale marino
Di primo mattino
Scese le scale a chiocciola
Prese una ciotola
E vide che l’acqua era nera
Cantò una tiritera…….
E prima che venisse sera
Si masturbò con tre cipolle rosse
La tosse purtroppo l’angustiava
E quando ingoiava i semi di limone
O i noccioli di ciliegie
Le commedie del sole furono come
Fantasmi negli spasmi
Di un amplesso misticheggiante
Scoprì nelle proprie mutande
Un docile affarino che da coniglio bambino
Fu la rivelazione del Paesino di campagna…..

Non si lagna mai LUCKY il CONIGLIO
Lussureggiante
E sante litanie per pie donnole o volpi
Tre colpi alla gallina
E via in cantina a bere vino frizzantino
Il contadino lo fece rincasare nella sua tana
Prediletta con stretta feritoia
D’una tremebonda saracinesca nera
Ovvero una capinera che mentre la Luna splendeva
Nelle notti d’ESTATE, le FATE e le meretrici illibate
Furono curate a frittate e pedate a un sasso nel lago
Fluorescente, il dente sì quello davanti era un dentone
Da vero coniglio birbone……
A colazione iniziò la predica ai suoi figli conigli
Non pigli la strada maestra per andare a scuola
Taglia l’aiuola, vola su ali di pipistrello
E il pisello della PRINCIPESSA nel materasso
Come un jolly grasso, il fosso e il fiume
Lame e bitume, certune mattine non bagnava le
Mutandine di sperma variopinto ma spinto da BELZEBU’
Inchiodò l’asse della casa con quella della rosa senza spine
Perché le vetrine e gli specchi combaciavano con uomini vecchi
Mentre LUCKY trotterellava, la bava dalla bocca della rana
Nello stagno, fu come un bisogno di calore materno
Nel sempiterno INFERNO di coriandoli attaccati al costume da CLOWN
Son certe cose che le spose gravide….inzupperebbero un po’ di biscotti
Ovattati dal verme solitario e credetemi LUCKY il coniglio aveva sempre
In mano un diario con l’ ABBICCEDDARIO e il lampadario per estasi
Coatte al VERBO….serbo tre farfalle nere per contemplare le chimere

Di angeli e demoni, sul CALVARIO un Centurione svenne alla vista
Della corona di spine del CRISTO, a proposito di EVARISTO, il coglione
Sinistro, nella sua giovinezza LUCKY il coniglio aveva provato l’ebbrezza
Di 10 amplessi per notte e poi nella botte cosparsa di peli, i veli di MARIA
AUSILIATRICE, c’è chi lo benedice…il curato di campagna che un dì lo
Avea messo dietro la lavagna a contare le parole che imparava….ebbene
Tutto il giorno stava nella sua cuccia supino per accendere un fuochino
Al DIO dei conigli, gli somigli forse…..
Gli disse un giorno il boia…..vacca troia….è proprio bona
L’erba medica sennò si farnetica sul gusto del gelato
Nel belato un ululato……
LUCKY IL CONIGLIO MORI’ DOPO UN FAMELICO
ORGASMO……E I POSTERI LO RICORDANO ANCORA
PERCHE’ GUARDA CASO DAL CONTADINO FU IMBALSAMATO!!!

THE END

Credo sia un’opera bellissima. Non trovate?
Mi ricorda certi deliri, mi piace chiamarli flussi anali, che certe volte mi prendono mentre chiacchiero con i miei contatti online. Ormai è qualche mese che non li vomito: dovrei ricominciare!
 

Il prezzo degli eBook secondo Antonio Tombolini

Posted by on 26 ott 2010 | Tagged as: Ebook, Editoria

Non fatevi trarre in inganno dal titolo: non è un dettagliato articolo dedicato al prezzo degli eBook e agli esperimenti relativi. Sappiamo come già funziona il prezzo, per la narrativa, al di là di ogni possibile dubbio. Quello che voglio mostrarvi è un semplice commento lasciato da Antonio Tombolini, CEO di Simplicissimus. Non c’è nulla di rivoluzionario o diverso da ciò che abbiamo già visto o che si può intuire leggendo, ad esempio, Content di Cory Doctorow.
Se non avete letto il libro di Doctorow perlomeno leggete l’articolo di Gamberetta, risalente a due anni fa. O rimanete ignoranti come gli unga munga, non è affar mio. ^_^

Perché lo posto, allora?
Perché fa sempre piacere sapere che l’opinione che si sostiene sul prezzo degli eBook è sostenuta anche da un importante specialista del settore. Inclusa la posizione critica su certi atteggiamenti degli editori che tengono artificialmente alti i prezzi, latrando scuse ingiustificabili di ogni sorta.
Buona lettura!

A me pare che le grandi rivoluzioni tecnologiche, in ogni settore, portino con sé una circolazione del contenuto infinitamente più vasta ad un prezzo incomparabilmente più basso in cambio di una certa inevitabile riduzione della qualità intrinseca del prodotto. Provocano cioè vere e proprie distruzioni di valore esistente in cambio della nascita di nuovi mercati. Per questo sono letteralmente “disrupting”.

Stringere la mano a Gaspar e conversarci di persona è qualitativamente incomparabile col doversi accontentare di leggerlo in un blog, ma il blog è un buon deal: costa meno che andarlo a trovare, è più facile, possono farlo in tanti.

Ascoltare un mp3 è un’esperienza di qualità abissalmente inferiore a quella di un CD audio la quale è vertiginosamente inferiore all’ascolto di un concerto dal vivo, il quale non darà mai l’appagamento che dà il suonarsi da soli quel brano alla tastiera. Epperò con l’mp3 posso ascoltare tutta la musica che voglio quando voglio e dove voglio.

Un libro a stampa vale molto meno di un incunabolo che vale meno di una miniatura. Ma il libro a stampa si può duplicare a più basso costo (non servono gli amanuensi) e arriva dappertutto (quasi), e la Bibbia entra tradotta in tutte le case e succede il finimondo ecc…

Insomma, non si fosse capito, da questo punto di vista sono più radicale di Gaspar: DRM o nonDRM, zoppo o no, fatto bene o fatto male, un ebook DEVE necessariamente costare molto meno del libro di carta, o, semplicemente, non avrà ragion d’essere. Dimostrazione: gli “enhanced books” che circolano via App-Store su iPad ecc…, pieni di animazioni, contenuti extra ed effetti speciali, costano molto meno dei normali ebook “plain ePub”. La cosa non può stare in piedi. E inutile prenderci in giro: produrre, promuovere, distribuire un ebook “plain ePub” costa MOLTO meno che produrre un libro di carta, e mi meraviglio che persone che sono dentro l’editoria da sempre possano sostenere il contrario. E non si dica dei diritti d’autore: si pagano a percentuale, sono un costo variabile, e gli autori più smart sanno benissimo che guadagneranno solo se l’ebook avrà un prezzo basso. Se poi nel prezzo dell’ebook vogliamo farci pagare i costi fissi della struttura creata per il cartaceo, la terrificante gestione dei resi del cartaceo, o lo sovraccarichiamo per allontanare il fantasma della cannibalizzazione, beh, allora tutto si può dire.

All’inizio va bene tutto. Ma non a lungo. Il prezzo lo fanno i compratori, non i venditori, soprattutto ai tempi della rete, soprattutto per prodotti digitali replicabili all’infinito a costo zero. E un ebook entro i prossimi due anni costerà 0,90 o 1,90 o 2,90 o 3,90 o, quelli più cari, 4,90. L’editore che non avrà una struttura di costi compatibile con questi prezzi, semplicemente non ne venderà.

E la qualità, Matteo, non serve a spuntare un prezzo più alto, ma a far preferire l’ebook a pagamento a quello “senza prezzo” disponibile in rete perché piratato.

Prezzo basso e qualità alta sono le uniche vere “armi” a disposizione di autori ed editori per fare la differenza rispetto ai file distribuiti illegalmente.

Mi pare che non ci sia nulla da commentare.
Scoperto grazie a Marco che aveva citato Baionette Letterarie (sigh) in questo commento, attirandomi così sull’articolo collegato. Il Duca vi ascolta.

 

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