Oggi ho scoperto grazie a Tor.com l’esistenza di The Wars of Other Men.
È un cortometraggio indipendente di Mike Zawacki girato a Detroit, con molta passione e pochi soldi (come dichiara nel sito ufficiale). È ambientato in un pianeta Terra alternativo Steampunk/Dieselpunk, in una città devastata dalla guerra. A giudicare da quel che si vede direi molto più Dieselpunk, e quindi Steampunk in senso esteso, che non Steampunk in senso stretto. Ottimi entrambi, non sono schizzinoso.
Ambientato negli anni 1920 di un mondo alternativo devastato dalla guerra, The Wars of Other Men racconta la vicenda di un Tenente senza nome che combatte per un esercito sull’orlo della sconfitta. Il nemico domina il campo di battaglia con una nuova super arma chimica, conosciuta come “la Nebbia”. Quando i suoi superiori scoprono la posizione della fabbrica che produce la Nebbia, il Tenente riceve l’ordine di guidare una squadra attraverso la città devastata dalla guerra per catturare lo scienziato responsabile della sua creazione. Con le vite dei suoi uomini e la sorte del conflitto in bilico, il Tenente dovrà prendere una decisione: essere un bravo soldato o essere una brava persona?
A giudicare dal trailer e dalla trama puzza di idiozia e cliché allo stato brado. Quando sarà disponibile lo vedrò, anche solo perché è un prodotto di appassionati pensato per altri appassionati, ma dubito che potrò lodare qualcosa di più della buona volontà e della passione. Non c’è nulla di male: sapendo cosa mi aspetta, grazie al trailer (e senza spendere nemmeno un euro), non mi lamenterò se saranno 26 minuti buttati.
The Wars of Other Men è in post-produzione.
Per ora c’è solo il trailer disponibile, ma G. D. Falksen ha visto il film in anteprima e su Tor.com ha espresso un parere positivo. Spero che i gusti cinematografici di Falksen non siano “buoni” come la sua scrittura…
Questo articolo parla dell’episodio “The Book Job” (S23E06) dei Simpson. Non contiene comunque informazioni sugli eventi dell’ultimo terzo dell’episodio o sul finale. Un normale fan dei Simpson può leggere l’articolo anche se non ha visto l’episodio, senza rovinarsi la sorpresa. Se siete così sensibili da non poter tollerare nemmeno che si accenni al tema della puntata, non leggete l’articolo finché non avrete visto l’episodio.
Il sesto episodio della ventitreesima stagione dei Simpson, trasmesso il 20 Novembre 2011 negli USA, è stato dedicato all’editoria. Lisa Simpson scopre che la sua autrice preferita in realtà non è una scrittrice: ha solo prestato il volto per un’autrice inventata, con una vicenda umana “straordinaria” falsa e una serie di romanzi Young Adult coi maghetti progettati a tavolino dai tizi del marketing e fatti scrivere da dei ghost writer schiavizzati.
Ringrazio Uriele per avermi segnalato l’episodio.
Quando Homer Simpson scopre che bastano cinque idioti e una storia progettata a tavolino per fregare i bambocci gonzi e prendersi un milione di dollari, decide di provare anche lui. Partoriscono l’ennesima cagata scolastica incula-marmocchi (e decerebrati affini), con tanto di sport idiota incluso, ma dimenticano di inventarsi un autore che faccia da caso umano per favorire le vendite per cui vengono respinti. Se lo procurano e tornano dall’editore.
Potete trovare l’episodio intero su megavideo o tramite torrent.
Io ho visto la versione “LOL” con i sottotitoli in inglese (ma non servono perché parlano in modo molto chiaro, infatti li ho tolti dopo un po’), ma per chi vuole ci sono i sottotitoli italiani che ho usato per i due spezzoni sopra. La sincronizzazione non sempre perfetta al decimo di secondo è colpa mia.
L’episodio è molto realistico su come i grandi editori selezionino i romanzi, in particolare per il pubblico giovane (Young Adult) che viene considerato come una massa indistinta di diversamente astuti a cui fregare i soldi. Tant’è che la squadra di Homer si trova il romanzo modificato per ordine dei tizi del marketing: invece dei Troll che vanno a scuola sotto un ponte (troppo originali e non fanno eccitare le ragazzine craniolese), i protagonisti sono diventati dei Vampiri che vanno a scuola in un castello. Ah-ah!
Inutile dire che gli autori che sognano di essere pubblicati, invece di sognare di scrivere buona narrativa, e che farebbero volentieri ciò che fa Lisa, sono tutt’altro che un’invenzione dei Simpson. Guardate le porcate stampate in Italia, siamo pieni anche noi di retard con il fetish erotico di essere “uno scrittore” (poco importa se poi in pubblico dicono balle diverse, contano i fatti) che sono disposti a pubblicare qualsiasi porcata.
Gli editor vengono sommersi di schifezze e piuttosto che fare immersioni nel letame (che comunque non saprebbero valutare visto che sono una massa di cialtroni) preferiscono affidarsi all’amico di amici per scegliere il romanzo da pubblicare:
Driiiiiin! Driiiiin!
“Pronto?”
“Baccal’Ano, sono il Caccola! Non è che hai una seconda fidanzata da pubblicare?”
“No, solo quella. E sta piangendo nel cesso da quando ha riletto il romanzo…”
“E ‘sti cazzi non ce lo metti? Amici? Non troppo svegli, magari, ché ci serve solo un fantasy merdoso di quelli da vergognarsi.”
“Uhm. C’è il master di quando giocavo a D&D che se gli do due pizze in testa mi scrive della roba. Dammi tre mesi e ti porto il romanzo.”
“Dagliele forti, ci conto.”
Anzi, in questo la squadra di Homer è fin troppo seria.
Troppo impegno, troppa professionalità nel costruire l’opera a tavolino informandosi leggendo le opere precedenti (c’è perfino lo Steampunk, “qualunque cosa sia”, che ricorda un po’ la furbata di Salani con Alice di Dimitri) e troppa originalità nello scegliere i Troll come protagonisti al posto dei soliti Vampiri, scartati perché già troppo sfruttati (sbagliato: gli editori vogliono proprio la solita merda super-abusata, guai presentare qualcosa di originale!).
Magari i nostri autori di immondizia fantasy si impegnassero così tanto! Se cominciassero a informarsi sui romanzi del genere in cui vogliono scrivere prima di produrre boiate, sarebbe meglio per tutti.
Gli editori dominati dai ritardati del marketing già da anni hanno fatto nascere la battuta sul fatto che riguardo al fantasy si cerchino solo due generi di opere: “tipo Twilight” e “tipo Harry Potter”. La squadra di Homer fabbrica un’opera “tipo Harry Potter”.
Sul bisogno di avere un autore che venda di per sé, sostituendo la qualità dell’opera con la particolarità dell’autore, già abbiamo visto dal 2008 il cosiddetto Baby Boom, ovvero gli editori che facevano a gara a pubblicare il minorenne più giovane di tutti. Patetico.
Quando trovano un caso umano più interessante, come un boscaiolo barbuto, una mucca parlante o altri fenomeni da circo, ci si buttano subito e gli pubblicherebbero pure la lista della spesa.
Si veda il caso di Amanda, finta ragazzina cieca il cui libro era molto interessante e adatto alla pubblicazione finché Amanda non rivelò di essere un ingegnere di 40 anni. Seguì l’arrampicata sugli specchi per giustificare il cambio di idea senza svelare il segreto: “non sappiamo valutare un romanzo decente, infatti abbiamo spinto un sacco di merda, ci interessa solo che l’autore sia vendibile in sé e stimoli la curiosità del pubblico.”
E una ragazzina cieca è molto meglio di una coppia di fidanzati, giusto? ^_^ Grazie fondamentale filtro editoriale che garantisce la Qualità!
Mi immagino come venne presentato un certo horror per bambini che pare parlasse dell’economia mondiale. Opera definita “il mio fallimento” dall’editor di narrativa che la spinse. Per conservarne l’anonimato chiameremo l’editor San Drone da Zieri.
San Drone: “E in conclusione questo libro spacca!”
Editore: “Come se ci fregasse cosa c’è scritto: abbiamo un gruppo di scimmie incatenate che sta scrivendo la nuova serie di Felicia! Porta via questo obbrobrio.”
Scaglia il manoscritto contro Sandrone.
San Drone: “Aspetti! Non ha visto l’autore.”
La porta dell’ufficio si apre. Entra l’autore.
Editore: “Incredibile…”
L’Editore si avvicina all’Autore e lo accarezza sul viso.
Editore: “Un bambino tisico con la muffa in faccia. Meraviglioso. Lo pubblicheremo!”
Autore: “Eccellenza, io ho più di trent’a- AHIO! San Drone, pure le gomitate ora?”
San Drone da Zieri:
distruggerà con precisione chirurgica il cervello delle nuove generazioni.
Grazie per questi sette anni di italiani lobotomizzati dal fantasy.
Ho scelto quattro scene da Quei temerari sulle macchine volanti (titolo originale: Those Magnificent Men in Their Flying Machines or How I Flew from London to Paris in 25 hours 11 minutes) per far conoscere a chi ancora non lo ha visto questo divertentissimo film ambientato a inizio ’900, in una competizione di abilità e di macchine tra piloti provenienti dalle nazioni più tecnologiche.
Un film fantastico, con ottimi attori, gag divertenti, bei costumi e aerei in legno e tela che è un miracolo che stiano in volo (infatti ci stanno poco: finiscono regolarmente schiantati). Il pilota italiano (Conte Emilio Ponticelli) è interpretato da Alberto Sordi, sempre bravissimo. Il capo dei vigili del fuoco (Perkins) presso gli hangar dove si radunano i piloti è interpretato da Benny Hill. Con il casco in ottone da pompiere è fenomenale.
Benny Hill nel ruolo del capo dei vigili del fuoco Perkins
I video che ho scelto riguardano tutti il gruppo della Germania Imperiale.
Mi è sembrato quello meglio caratterizzato, con elementi tipici che li rendono divertenti pur mantenendo basi storiche accurate. Questo non avviene altrettanto bene con l’italiano o il francese, macchiette di cattolico con centomila figli e di donnaiolo. I tedeschi guidati dal colonnello Manfred von Holstein (interpretato da Gert Fröbe, già Goldfinger nell’omonimo film su 007) sono uno spettacolo.
Si impara dai manuali.
C’è forse un altro modo di imparare le cose? La cosa divertente di questo aspetto della mentalità tedesca rappresentato nel film è che funziona. Storicamente la Germania Imperiale produceva oltre dieci volte gli ingegneri prodotti ogni anno dall’Inghilterra e la principale differenza di mentalità tra inglesi e tedeschi stava nel fatto che gli inglesi fondamentalmente NON studiavano. I loro ingegneri laureati erano regolarmente inadatti a svolgere ricerche scientifiche, mancando delle necessarie basi teoriche. Gli inglesi preferivano formare i loro tecnici con il metodo “siediti accanto a Bob e guarda cosa fa”. Non proprio l’ideale e infatti l’Inghilterra fu in crisi contro la qualità professionale e la superiorità tecnologica tedesca all’inizio del ’900.
Questo dovrebbe, per chi ha un cervello funzionante, far scattare una scintilla riguardo ai manuali di scrittura, a tutto lo studio tecnico e specialistico sulla scrittura per la narrativa fatto nei paesi anglosassoni e all’equivalente basso livello amatoriale della massa di italiani che non si degnano di studiare la scrittura. Ma sarò buono: oggi non calcherò la mano sul fatto che un popolo possa essere così pieno di idioti nonostante l’esempio inglese di mentecattaggine di 100 anni fa (idioti e storicamente ignoranti, ma con tante lauree in lettere).
Il metodo funziona anche nel film.
Alla fine pure il colonnello, costretto all’ultimo a sostituire il pilota designato (preda della diarrea fulminante a causa di un lassativo bevuto per errore), riesce a guidare il veicolo. Sfortunatamente non fa in tempo a leggere tutto il manuale prima del volo e questo causerà la sua sconfitta. Già così è un miracolo di efficienza: quanti riuscirebbero a guidare in modo più che dignitoso un aereo (o un’automobile) per la prima volta solo leggendo il manuale del produttore?
D’altronde…
Non c’è niente che un ufficiale tedesco non sappia fare!
Proprio vero. E il film non esagera per niente, anzi! L’esempio reale di Dietrich Graf (conte) von Hülsen-Haeseler, il generale danzante di cui abbiamo già parlato, è ben più grottesco di un colonnello ciccione che vola perché un ufficiale tedesco deve saper volare.
I successi del generale Moltke nelle guerre contro l’Austria nel 1866 e contro la Francia nel 1870 furono sufficienti a convincere molti tedeschi che l’esercito aveva le risposte per tutti i problemi. Come risultato, sembrò ovvio non solo che l’ufficiale dell’esercito fosse la sola persona adatta a giudicare questioni militari, ma anche che fosse più versatile di qualunque altro professionista. Infatti l’ufficiale tedesco era capace di portare a termine qualsiasi compito, inclusa la direzione dei teatri reali prussiani. L’ufficiale in questione, il generale von Hülsen, compì anche l’estremo sacrificio per intrattenere il suo sovrano: si vestì da ballerina e si esibì in un balletto alla presenza del Kaiser. Sfortunatamente i suoi 56 anni ebbero la meglio su di lui e morì a causa di un infarto proprio all’apice del suo spettacolo.
(Da Il Guinness degli aneddoti militari di Geoffrey Regan)
E per non farsi mancare nulla, in assenza di fanfara un vero ufficiale tedesco sa rimediare con la beatboxing. Peccato che il primo tentativo di volo non vada granché bene…
Umorismo con pickelhaube.
Il duello tra il francese che perseguitava i tedeschi con gli scherzi e il colonnello è geniale. Non rivelo la gag a base di pickelhaube, guardatela nel video. Voglio invece sottolineare la (doppia) citazione presente nel duello al Crystal Palace descritto da Gamberetta in Assault Fairies (leggetelo, è fantastico): un omone in elmetto chiodato, coi baffi, in uniforme piena di decorazioni, armato di trombone. O forse devo solo preoccuparmi perché Gamberetta, pensando al Duca, immagina senza volerlo questo soggetto… ^__^”"
Su Rai Movie stanno facendo quello che avrebbe sempre dovuto fare la Rai, ovvero trasmettere film di cui la Nazione deve essere orgogliosa: i poliziotteschi comici con Tomas Milian. Uno dei pochi vantaggi del digitale. Anzi, forse è proprio l’unico.
Questa sera c’è Delitto a Porta Romana, con il mitico Bombolo nel ruolo di Venticello. Venticello assiste a un omicidio mentre sta rubando in una appartamento, viene arrestato perché lo scambiano per l’assassino e si ritrova in cella con un frocione innamorato…
Capolavoro. Dovevo metterlo.
Sento il legame col Fantasy Italiano, sopratutto sul finale: “Ci facciamo pubblicare e stanotte… PPPPRRRRRRRRRR!!!!!” È importante avere amyketti, ma non si può sempre avere sia il culo integro che il libro edito. ^_^
Intanto sto scrivendo anche dei post meno mongoli, al solito.
Prima o poi li pubblico. Circa.
Non pensavo di dedicare un articolo a Sucker Punch, anche se probabilmente andrò a vederlo. Il film, dal punto di vista visivo, mi interessa molto. La consapevolezza che ormai il cinema degli ameri-cani produca in massima parte minchiate intollerabili e che, nonostante le ottime premesse dei Trailer degne di una Vera Opera d’Arte Giappo (Mech, divisa da scolaretta, miscuglio di fantasy e fantascienza con sapore retrò), non potrò mai trovare in un film occidentale così “importante” (Warner Bros) lo spirito geniale e l’alta qualità del vero cinema giapponese, mi aveva baionettato qualsiasi voglia di parlarne. Meglio aspettare di vederlo, rimanerne deluso e stare zitto.
Se non avete ancora visto i due trailer, sono qui sotto. ▼
Notate quando dice “and a key” per il quarto oggetto e sulla chiave c’è un bel 4.
Il quarto oggetto è Quattro. Punto. Film quattristicamente ortodosso.
Poi, due giorni fa, è apparso un corto animato intitolato The Trenches, sui retroscena umani di un kattivo soldato-zombie krukko. Dato lo spunto storico rilevato a tema cadaveri e dato che in fondo, volendo, un paio di cose gentili su Sucker Punch le potrei anche dire prima di scoprire che fa vomitare le capre, ho deciso di segnalare il corto.
Vorrei fare un commento feroce sull’espulsione del bossolo da un bolt-action, come è quello del tiratore nel film (e di tutti i cecchini inglesi della guerra), ma mi tratterrò. Se non diventerò più buono le fatine non verranno mai a trovarmi.
In Sucker Punch, the girls face off against an army of mechanized WWI soldiers. Through the use of clockwork and steam technology, human soldiers who die in battle are reanimated and sent back to the front lines. Although seemingly indistinguishable and soulless, the zombie army is not just made of gears and steam, but also of human flesh, bone, and memory. In “The Trenches” there is a tragic tale behind each lifeless mask.
Sucker Punch quasi certamente sarà una merda. D’altronde, come detto, nonostante il trash e il miscuglio science-fantasy, non c’è dietro l’autentico genio giapponese svincolato dalle becere meccaniche di Hollywood. Però ci sono alcune cose che rimarranno e daranno valore al film, non importa quanto faccia cagare il resto: un mech, una grossa quantità di pickelhauben e l’elemento conigliesco (sul mech: doppio WIN! Questo poteva andare bene anche come elemento per il concorso finito qualche mese fa e di cui produrrò prima possibile l’articolo di commento con l’epub di raccolta dei racconti).
Pickelhauben presenti addirittura in più versioni, sia il classico casco basso in cuoio col telino protettivo (il tipico pickelhaube da fanteria) che il modello in metallo con protezione per la nuca (da corazziere). Io ho entrambi i tipi e devo dire che preferisco indossare quello in cuoio, più adatto per la vita di tutti i giorni. Ho apprezzato anche la presenza, già in uno dei trailer, di un bel bombardiere Gotha (non ho capito se un modello IV o V, sono molto simili) oltre ai soliti zeppelin e blimp (ovvero i dirigibili flosci, usati spesso come palloni da osservazione o, al giorno d’oggi, per scopi pubblicitari) che fanno la loro porca figura nonostante l’abuso Steampunk subito negli anni. Non mancano nemmeno le baionette.
Se dovesse esserci anche una Mauser C96 in mano a una delle ragazze, non posso garantire di non avere un’eiaculazione spontanea durante la visione. ^_^
La fabbrica che rianima i cadaveri la si può vedere come una versione Steampunk (o Dieselpunk, ma la prima etichetta nel dubbio vale come jolly anche per la seconda) della famosa Kadaververwertungsanstalten apparsa sui giornali nel 1917, secondo pratiche di terrorismo mediatico proseguite fino ai giorni nostri (di cui possiamo vedere un magnifico esempio da manuale del giornalettismo farlocco in questi giorni sul Giappone), per gettare discredito e un’ulteriore strato di disumanizzazione e demonizzazione sui tedeschi, mostri sanguinari “perché sì perché è fantasy”.
Perfino i cattivi di Licia Troisi hanno uno spessore psicologico e una credibilità maggiore (seppure demenzial-pietistica e quindi disgustosa) rispetto alle stronzate della stampa anti-tedesca nelle democrazie occidentali durante la Grande Guerra.
Parliamo della Kadaververwertungsanstalten.
Giusto due cose, nulla di approfondito. Volendo potrei cercare di nuovo informazioni sui miei libri sulla propaganda nella Grande Guerra o in un libro di storia in cui ne accennavano, ma non vale la pena: il livello di approfondimento da enciclopedia di wikipedia è più che sufficiente.
Il primo riferimento alla Kadaververwertungsanstalt (fabbrica per il riutilizzo dei cadaveri) appare nell’edizione del 17 aprile 1917 di due giornali, Times e Daily Mail, entrambi -ovviamente solo per caso!- proprietà dello stesso signore, Lord Northcliffe, famoso per essere stato, con i suoi giornali, uno dei principali guerrafondai responsabili del plagio collettivo a danno dei suoi concittadini con una crociata mediatica volta a tramutare i tedeschi in mostri sanguinari. La propaganda inglese ovviamente era felice di tutto questo. Altri giornali, più seri, un po’ meno: The Star arrivò a dire che “Dopo il Kaiser, Lord Northcliffe è colui che ha fatto più di ogni altro uomo per scatenare la guerra”.
Secondo i quotidiani inglesi le informazioni provenivano da un giornale belga pubblicato in Inghilterra, Indépendance Belge, che a sua volta le aveva ottenute da un quotidiano pubblicato nei Paesi Bassi, La Belgique, che a sua volta le aveva prese da un quotidiano tedesco di Berlino, Lokal-Anzeiger, del 10 aprile 1917. State pensando anche voi che suona come: mio cugino mi ha detto che una volta a un amico del fidanzato di sua sorella… ?
La credibilità era la stessa. Forse un po’ meno. Tant’è che, se si risale all’articolo tedesco originale, non vi è alcun riferimento ai cadaveri umani, mentre nella versione belga sì. In più la versione tedesca è un trafiletto di 59 parole, mentre quella belga è un articolo di 500 parole. Un ottimo incremento del 747% di stronzate. Murdoch, la versione moderna (e molto peggiorata) di Lord Northcliffe, ne sarebbe fiero.
Non è forse il ruolo dei giornali quello di tramutare le persone, singolarmente individui rispettabili e ragionevoli, in una massa indistinta di bestie feroci e sbavanti da sguinzagliare contro i nemici politici? Nel caso di Murdoch (la cui lista -incompleta?- di media controllati come un padre-padrone la potete trovare qui) è chiunque si opponga alla sua egemonia mediatica (73 giornali e 12 network televisivi), tra cui l’Italia: vi ricordate i bei tempi in cui non era ancora così tanto potente e i democratici di Clinton potevano ancora permettersi di additarlo, ogni tanto, come uno dei più grandi pericoli per la libertà di informazione nei paesi occidentali? Lo stesso Barack Obama dovette, controvoglia e con disgusto, incontrare il mostro nel 2008 al Waldorf-Astoria Hotel per concordare una tregua (pagata come non si sa) contro le continue aggressioni dei quotidiani di Murdoch. Obama ha seguito una lunga tradizione: tutti i presidenti americani da Harry Truman (ma nel 1953 Murdoch non aveva nemmeno un briciola del potere che ottenne 30 anni dopo), o almeno così dice Wollf, biografo di Murdoch, hanno incontrato Murdoch e, negli ultimi decenni, hanno dovuto scendere a patti con il suo potere sempre maggiore. Un (futuro) presidente che va a presentarsi al padrone dei principali media, come un capo di stato che va a incontrare il Papa. Nell’agosto 2008 lo stesso capo dei Conservatori britannici e futuro Primo Ministro, David Cameron, venne convocato per un incontro sullo yacht di Murdoch (con trasporto via jet a carico di Murdoch, per un valore di 30mila sterline): anche in questo caso il contenuto della chiacchierata è segreto.
Se lo scopo dei giornali non è plagiare il popolo e usarlo come arma anche contro i propri stessi governi stessi, oltre che per minacciare i governi stranieri che non concedono ciò che vogliono ai magnati capitalisti che li controllano, c’è un enorme FAIL sugli ultimi 100 anni di giornalismo.
Alfred Harmsworth, primo visconte di Northcliffe.
Questa foto lo ritrae in auto nel 1903.
Notate gli occhialoni, molto steampunk retardpunk.
Secondo la storia belga i cadaveri venivano trasportati via treno fino alla fabbrica, un luogo nascosto nel “profondo della foresta” (accanto alla casa di marzapane della strega?), circondato da una rete elettrificata, dove venivano lavorati per estrarne i grassi e produrre stearina (una specie di sego usato per le candele). Le sostanza estratte venivano impiegate per fare sapone, olio lubrificante “di un colore bruno giallastro”, e i resti dei cadaveri diventavano cibo per maiali (ho sentito anche una versione in cui invece di ingrassarci i maiali da tramutare in carne in scatola, ci facevano direttamente la carne in scatola, ma credo sia l’invenzione di qualche burlone decenni dopo la guerra).
We pass through Evergnicourt. There is a dull smell in the air, as if lime were being burnt. We are passing the great Corpse Utilization Establishment (Kadaververwertungsanstalt) of this Army Group. The fat that is won here is turned into lubricating oils, and everything else is ground down in the bones mill into a powder, which is used for mixing with pig’s food and as manure.
I lettori non erano tutti scemi, però. Al Times giunsero parecchie lettere che spiegavano come Kadaver in cruccolese non indicasse tanto i cadaveri umani, quanto le carcasse animali. Altre lettere invece confermavano la storia, citando fantomatiche fonti belghe, olandesi e perfino rumene (che minchia c’entra?).
Il New York Times riportò il 20 aprile 1917 che l’articolo era stato considerato affidabile da tutti i giornali francesi, con la sola eccezione del Paris-Midi. Il Times stesso, però, per non perdere la faccia coi suoi lettori intelligenti (e giustamente incazzati) conservando allo stesso tutto l’effetto anti-tedesco già ottenuto (ormai il sospetto era stato diffuso nel popolo), decise che la notizia che aveva pubblicato non era affidabile perché, spiegazione lollosa, era uscita su un giornale tedesco nella prima metà di Aprile e i giornali tedeschi tendono a fare pesci d’aprile per tradizione. WTF? Ma se l’articolo originale erano 59 parole su un fabbrica che tratta carcasse animali, che cazzo c’entrano gli scherzi del primo aprile? Il Times evidentemente doveva fare lo scaricabarile: incolpò i tedeschi di aver fatto umorismo nero preso da loro (i seri giornalisti delle Nazioni Buone, Civili e Rispettose che mai farebbero umorismo nero) in completa buona fede per una notizia seria, quando i tedeschi non avevano fatto proprio un cazzo di niente.
Il 25 aprile 1917 anche il satirico Punch fece la sua parte, con una illustrazione che adoro:
CANNON-FODDER — AND AFTER. “And don’t forget that your Kaiser will find a use for you — alive or dead.”
[At the enemy's "Establishment for the Utilisation of Corpses" the dead bodies of German soldiers are treated chemically, the chief commercial products being lubricant oils and pigs' food.]
Il 30 aprile 1917 la questione della fabbrica venne portata alla Camera dei Comuni, che rifiutò di accettare ufficialmente la storia perché non esisteva alcuna prova della sua veridicità, a parte gli articoli dei giornali (che sono troiate inventate per definizione, come già raccontava Barzini senior, uno dei più grandi giornalisti italiani).
Lord Robert Cecil, però, aggiunse che “viste le altre azioni compiute dalle autorità militari tedesche, non c’è nulla di incredibile nell’attuale accusa contro di loro”. Un colpo al cerchio e uno alla botte: non possiamo dire che è vero, ma diamine con quei Demoni Disumani tedeschi una cosa simile può essere benissimo vera! LOL. Grandioso.
La storia circolò per il resto del mondo, ma nessuna prova credibile o testimonianza affidabile venne mai trovata. La cosa più vicina a una prova fu un fotomontaggio costruito dal generale John Charteris unendo una foto tedesca in cui apparivano dei cavalli morti caricati su un vagone ferroviario, con sotto la didascalia che accennava alla fabbrica per trattamento carcasse, e una foto di soldati tedeschi morti caricati sul treno per l’invio ai luoghi di sepoltura. Mise la scritta della fabbrica nella foto coi soldati e ottenne carcasse umane inviate alla fabbrica. LOL. Lo stesso Charteris, all’epoca comandante dell’Intelligence di Sir Douglas Haig, confessò di aver prodotto quel falso nel 1926 in seguito a un colpo di fulmine mentre stava guardando le due foto. Ricordiamo poi che Charteris era anche uno dei mongoli che fomentarono la diffusione della leggenda degli Angeli di Mons, ovvero l’intervento sovrannaturale di spiriti/angeli per salvare gli inglesi dai feroci tedeschi nel 1914.
Charteris, his face one broad grin, was comparing two pictures captured from Germans. The first was a vivid reproduction of a harrowing scene, showing the dead bodies of German soldiers being hauled away for burial behind the lines. The second picture depicted dead horses on their way to the factory where German ingenuity extracted soap and oil from the carcasses. The inspiration to change the caption of the two pictures came to General Charteris like a flash.
When the orderly arrived, the General dexterously used the shears and pasted the inscription “German cadavers on Their Way to the Soap Factory” under the picture of the dead German soldiers. Within twenty-four hours the picture was in the mail pouch for Shanghai.
The explanation was vouchsafed by General Charteris himself in 1926, at a dinner at the National Arts Club, New York City. It met with diplomatic denial later on, but is generally accepted.
(George Viereck in Spreading Germs of Hate)
All’interno del governo inglese c’era comunque chi voleva riaccendere l’attenzione sulla storia e cercarono di far produrre un pamphlet a riguardo, ma data l’avversione per una simile cretinata da parte del primo ministro David Lloyd George, non fu mai pubblicato.
La cialtronaggine propagandistica di stampo americano aveva influenzato l’Inghilterra, ma esisteva un limite a quanto un gentiluomo inglese potesse abbassarsi nel fango della mentecattaggine tipicamente americana prima di sentirsi disonorato (gli americani non avendo onore da gentiluomini per definizione, non avevano simili scrupoli).
Chi non era un gentiluomo e quindi si riteneva in diritto di vivere senza onore come un porco che si rotola nello sterco, non si poneva problemi di sorta. Louis Raemaekers, olandese di etnia tedesca, non si faceva problemi a inventare stronzate sulla brutalità tedesca in Belgio, condite con raffinate ipotesi sull’alleanza intercorsa tra Satana e Guglielmo II. Il Kaiser apprezzò le vignette e per regalo gli mise una taglia sulla testa, vivo o morto. I vertici militare tedeschi intimarono all’Olanda di piantarla e processare il disegnatore, perché quella merda violava la scelta di neutralità del paese. Con il coraggio degno della sua levatura intellettuale e comune a molti altri intellettuali dopo di lui, Raemaekers fuggì a gambe levate in Inghilterra a fare vignette anti-tedesche per il Times, giusto nel caso la magistratura olandese cambiasse idea sul fargli pagare i suoi crimini contro la neutralità del paese (al primo processo l’avevano assolto, più per motivi politici che non perché non fosse davvero colpevole, meglio non rischiare di nuovo!). ^_^
Due raffinate opere di Louis Raemaekers, artista cialtrone prezzolato al soldo della propaganda xenofoba antitedesca.
Il Times, un mese dopo la presa di distanze del governo britannico (e quindi anche un mese dopo la propria stessa presa di distanze), decise che era il momento di riattizzare ancora un po’ la furia antitedesca con la fabbrica dei cadaveri. L’idea di ritentare venne con la cattura di un ordine tedesco relativo a una fabbrica di trattamento carcasse (sempre kadaver, cadaveri animali), emesso dalla VsdOK che il Times interpretò come un fantasioso Verordnungs-Stelle (dipartimento direttive) quando invece era, e qui torna la questione dei cadaveri animali, la sigla dell’ufficio veterinario (Veterinar-Station).
La scoperta di quel documento permise al Ministero degli Esteri di dire, una volta per tutte, che la fabbrica tedesca si occupava di carcasse di cavalli. Punto. Non che al Times o alle folle plagiate importasse molto, comunque: ogni scusa per odiare di più i demoni tedeschi era buona. E la fabbrica riscosse un notevole successo tra i soldati russi creduloni al fronte orientale.
Spero che la parentesi storica possa interessare a qualcuno: ho approfittato dello spunto Steampunk per dire due cose (non c’era granché da dire e l’articolo di Wikipedia è molto buono) su un dettaglio divertente della Grande Guerra che molti magari non conoscono. Ho pacchi di dettagli di questo tipo, ma non mi vengono mai idee su come introdurli o sfruttarli. Quando capita la possibilità, la sfrutto. ^_^
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