Tumblr di Baionette Librarie

Scritto da il 30 mar 2013 | Categorie: Novità sul Sito, Riflessioni

Ho aperto da pochi giorni un tumblr: http://ducadibaionette.tumblr.com/
Ho deciso di provare con tumblr perché mi piace la formula di funzionamento, tant’è che molte foto interessanti e spunti, e molti siti che seguo in RSS, usano tumblr per fare micro-blogging.
Come mai anche tumblr, visto che già uso Facebook e Twitter?

Twitter non mi è mai piaciuto, l’eccessiva brevità dei commenti favorisce la banalità, la mancanza di precisione, le incomprensioni e perfino citare altri quando si riporta qualcosa compromette il numero di caratteri disponibili, favorendo una mentalità del furto intellettuale e della non dichiarazione delle fonti. Può essere utile, ma non permette di condividere in modo funzionale nemmeno semplici concetti. Naturalmente non mi stupisco che tra chi non ha nulla nella testa da condividere né interessi degni di nota, possa andare comunque bene. Dal mio punto di vista, visti i suoi limiti strutturali noti, è utile solo per brevissime segnalazioni, come se fosse un’alternativa al RSS.

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A Bergamo sappiamo come valorizzare gli uccellini di Twitter.

Facebook funziona già un po’ meglio, ma non mi piace l’idea di invogliare a iscriversi a una simile “vasca dei pesci” che passa l’idea che la privacy non abbia alcun valore. Anche in questo caso ho scelto di aprire una pagina per servire meglio i lettori già iscritti, favorendo le loro possibilità di condivisione. Anche Facebook ha educato i lettori alla mancanza di buon senso, per cui il livello intellettivo delle discussioni è generalmente scarso, più scarso che sui blog, come se una persona abituata a puntuali citazioni e all’uso del metodo scientifico quando approda su Facebook “distenda” i propri standard per via della natura colloquiale, apparentemente transitoria del mezzo: i discorsi finiscono sepolti da altri in pochi giorni, li si percepisce come se fossero “orali” e “privati”, come chiacchiere tra amici senza altri attorno, e quindi con meno vincoli dello scritto.
Con bizzarri risultati, inclusa gente che pratica la diffamazione o sparla alle spalle senza sapere che le sue pagine sono pubblicamente visibili o, per la concatenazione di opzioni di privacy mal gestite, visibili anche ad amici di amici a cui non voleva fossero visibili. Transitorietà ovviamente fasulla, visto che ci vuol poco a fare screen e salvataggi degli “stati” e schedarli, come faccio regolarmente io. Alcuni esempi li ha mostrati Zwei in passato, altri io.

Aspetto fortemente positivo di Facebook: permette di distinguere meglio idioti e ipocriti. Chi è troppo intelligente per farsi tradire dalla tecnologia ovviamente non può venire smascherato, ma non è un problema: nel mio caso, negli articoli più “seri”, occupandomi di questioni che riguardano solo studio e buon senso (e quasi mai mie opinioni personali), chi è intelligente per definizione non può avere qualcosa di negativo da dire contro lo studio e contro il buon senso.
Aspetto negativo: stesso problema dei troll sul web, ma potenziato dalla minore intelligenza e soglia di attenzione del pubblico e da minori mezzi per mantenere un livello minimo di intelligenza. Nonostante il sistema di condivisioni, la chiusura del sistema non le favorisce al meglio (se vuoi aumentare la privacy della pagina per evitare un po’ di troll devi costringersi a iscriversi, quindi favorendo il mercato della privacy di Facebook).

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Tutti hanno opinioni: io le ho, tu le hai. E fin da quando abbiamo aperto gli occhi ci hanno detto che abbiamo diritto di avere nostre opinioni. Be’, è una stronzata, naturalmente. Non abbiamo diritto di avere opinioni, abbiamo diritto di avere opinioni informate. Senza studio, senza basi, senza comprensione, un’opinione non vale niente.
È solo un farfugliamento. È come una scoreggia nella galleria del vento, gente.
(Harlan Ellison)

Il problema con molti troll è che confondono (in malafede, spero) il loro diritto di esprimersi con quello di farlo nella proprietà altrui. Non funziona così. Non tutti hanno diritto di dire idiozie sulla prima pagina di un quotidiano nazionale, di un romanzo stampato a loro scelta (opinioni aggiunte sulla ristampa successiva?) o nei programmi di una emittente televisiva. Se tutti avessero diritto di dire ciò che pensano e vederlo pubblicato su Repubblica, in virtù di questa demenziale percezione del diritto di espressione, basterebbe qualche decina di persone motivate per costringere il quotidiano a stampare edizioni di 2000 pagine. La soluzione semplice la fornisce il web che da facili mezzi per creare un proprio spazio in cui dire ciò che si pensa e condividerlo con altri individui, facendo un po’ di sforzo per farsi notare e attirare individui con opinioni simili con cui discutere (sforzo irrisorio rispetto a quello per fondare un giornale a tiratura nazionale o una emittente televisiva).

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Due settimane di numeri di un giornale? No, solo quello di oggi: pieno di “diritto di opinione” e ugualmente senza nulla di interessante da leggere.

Tumblr ha di buono che si basa su un sano principio: dì quello che vuoi, ma fallo nel tuo spazio e con la decenza di regalare un link. Qualcuno pubblica qualcosa che fa schifo, indigna, è falso e fa sentire in dovere di “correggere l’internet” o simili problemi? Invece di insudiciare lo spazio di chi ha pubblicato quella cosa, con vere e proprie azioni di trolling, si commenta nel proprio blog dando visibilità al contenuto altrui (linkato o condiviso). Il tutto con un meccanismo semplice e facile: click, si apre l’editor con il post condiviso, si aggiunge quando da dire, si pubblica e in fondo all’articolo originale appare il link alla propria condivisione e una riga o due del testo aggiunto.
Questo favorisce la diffusione dei contenuti e, anche solo per far trolling, si è costretti a farlo “a casa propria” e regalando link all’altro… il che, tecnicamente, lo rende un trolling molto modesto, più un rant che altro, senza quel gusto del danneggiare le proprietà private degli altri, quell’amore del vandalismo fine a sé stesso, che anima i troll e gli affini ladri di ombrelli e sfregiatori di carrozziere di auto di sconosciuti.

Dico affini perché pur essendo il grado di danno diverso (e generalmente crescente), la motivazione è identica: compiacersi di aver rovinato la giornata a qualcuno e magari averlo costretto a rispondere, rubandogli così parte della vita (trolling sul blog); compiacersi dell’idea che una persona più previdente, che aveva portato un ombrello, debba infradiciarsi e rovinarsi così la giornata e, possibilmente, subire altri effetti a catena che possano danneggiare anche la sua vita in generale (infradiciarsi i vestiti, presentarsi alla riunione di lavoro in condizioni pietose, fare brutta impressione e non ottenere la promozione, causando così un effetto domino con magari un accrescersi di tensioni in famiglia che portino al divorzio?); compiacersi di aver sfregiato qualcosa di bello, costringendo il proprietario a convivere con lo sfregio (che esplicitamente indica la sua incapacità come uomo di difendere ciò che gli appartiene) oppure pagare centinaia di euro per riverniciare la portiera, e sperare magari che l’aver rovinato la giornata a qualcuno comporti un effetto domino di altro genere su cui fantasticare (per il fastidio e lo stress si perde concentrazione e si causa un incidente mortale per sé e per altri? Anche nel troll, dietro il desiderio di infastidire, si nasconde l’implicito erotismo di immaginare l’omicidio senza colpevole, pensateci…).

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Facebook rende il mondo un posto… uh… un posto, ecco.
Decisamente un posto.

Vi ricordo, tornando all’ambito dei commenti sul web, che il trolling consiste nel tentare di ottenere reazioni dagli altri, infastidendoli (lanciare l’amo e vedere chi abbocca) per ammirare il risultato del caos portato… non cambia se chi fa Trolling dice il vero o meno, conta che “disturbi” il gruppo introducendo idee palesemente opposte alle idee del gruppo, come suggerire in un forum di utenti Windows di risolvere i problemi passando a Linux o andando a segnalare recensioni negative sui romanzi di Licia Troisi in un un forum di fan di Licia Troisi (queste cose solo un vero membro del gruppo, che condivide le idee del gruppo, può farle senza che siano trolling in quanto l’intento sarebbe la discussione e non punzecchiare persone di cui non si condividono idee o gusti).

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Rigare le automobili: il passo successivo al trolling.

Per cosa uso tumblr?
Per ciò a cui serve, per cui è studiato e per cui è ottimizzato. Come è ovvio. Ovvero per condividere immagini, brevi riflessioni e in generale materiale indegno di un articolo e di una trattazione più ampia in una sede maggiormente vocata per la condivisione e la catalogazione di contenuti più complessi. Il materiale condiviso potrà essere parte anche di una ricerca di foto e informazioni, e spunti di riflessione, con cui costruire un articolo lungo. In pratica tumblr darà un’anteprima anche di concetti e idee che successivamente ricombinerò, senza costringermi ad aspettare mesi prima di poter proporre una certa immagine o un certo link nel contesto di un articolo più ampio.

Per esempio le mie idee sulla Ginecologia Morale, che fino ad ora trovavano posto solo in chat o nei commenti, e che per un articolo richiederebbero una vasta trattazione e spiegazione (che sto preparando), possono venire gettate in anteprima come riflessioni brevi sul tumblr: http://ducadibaionette.tumblr.com/tagged/ginecologia-morale

E l’arte a tema conigliesco? Faccio già un post ogni settimana per ricordare a miei lettori l’importanza di quei batuffoli, ma capitano spesso opere d’arte meritevoli di segnalazione: http://ducadibaionette.tumblr.com/tagged/rabbit-weird

Armi interessanti, di bell’aspetto, di forma curiosa (o semplicemente Ottocentesche), che non avrei idea su come collocare in un articolo qui? Detto, fatto: http://ducadibaionette.tumblr.com/tagged/armi-bianche

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Un ciccione con un vino rosato in mano, dentro cui si nasconde un coniglio.
La Verità sul Duca?

Mi piace parlare di vino, dire cosa bevo e condividere il difficile percorso di conoscenza dei vini, anche per ricevere consigli per gli acquisti. Non posso ogni due bottiglie fare un articolo di riflessione, riempirei di post sul vino il sito e non è mia intenzione farlo! Voglio che Baionette Librarie si occupi della cultura del vino, ma non come altri siti di catalogazione e recensioni: voglio costruire percorsi tematici (spumanti dolci a pochi euro o un rosé per festeggiare Gamberetta) e dare spiegazioni utili agli altri, da ex-n00b sulla via dell’alfabetizzazione agli altri n00b più indietro di me (e i cui dubbi e problemi ricordo benissimo, essendo fino a pochi mesi fa nelle loro stesse condizioni). Per quei brevi commenti prima usavo Facebook, anche con discreto gradimento dei lettori, ma come ho già spiegato questo limita l’utenza. Ecco allora che posso usare tumblr: http://ducadibaionette.tumblr.com/tagged/vini

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Max Rosé esprime un dolce, elegante, profumo di fragole.

I nuovi articoli di questo blog verranno segnalati in automatico sul tumblr, per cui se impiegavate Twitter o Facebook per tenervi aggiornati al posto degli RSS, ora avete uno strumento in più e con dei contenuti ulteriori. E anche il tumblr è dotato di RSS, utile per chi come me ne fa uso massiccio per ricordarsi i siti che preferisce.

 

Indicazioni sulla gestione futura del blog

Scritto da il 01 set 2012 | Categorie: Novità sul Sito, Riflessioni, Scrittura, Stupidità, Troll & Flame, Vita del Duca

Gli ultimi due articoli sul futuro del blog, quelli in cui dicevo cosa intendevo pubblicare in generale, risalgono al primo agosto e al primo dicembre 2009. Più di tre anni fa uno, poco meno di tre anni fa l’altro. Dopo non c’era stato bisogno di scriverne altri, al massimo indicavo qua e là che temi volevo trattare e comunque parecchi articoli ipotizzati poi non ho avuto modo di scriverli.

In particolare nel 2012, con la collaborazione in radio per Carta Vetrata (500 parole di appunti da preparare per ogni domenica su argomenti sempre diversi) unita all’apertura a gennaio di AgenziaDuca.it, e il conseguente arrivo un po’ alla volta del lavoro, ho avuto pochissima voglia e tempo per gli articoli (che, come detto già in passato, sono molto lento a scrivere). Gli appunti raccolti per tanti episodi di Carta Vetrata (un maxi-episodio divenne la famosa Breve Introduzione allo Steampunk) in realtà li potrei riutilizzare proprio per fare articoli maggiormente dettagliati rispetto alle versioni da 6-8 minuti degli interventi alla radio. Li volevo utilizzare in questo modo, ma poi quest’estate non sono stato in vena di scrivere granché… e ora, tra il lavoro, vari progetti in ballo che richiedono la scrittura di articoli appositi ecc… ho davvero poco tempo e quello che posso dedicare al web, dopo il poco che lascio alla lettura, lo voglio utilizzare per scrivere articoli, non per ciarlare col primo gonzo che lascia un commento. Se voglio dire qualcosa su un qualche argomento, ci scrivo un articolo. Quando voglio io e come voglio io.

Ho iniziato a usare internet attivamente, con il primo sito, nel 2002-2003, nell’ultima fase del web 1.0 in cui ancora i siti (soprattutto quelli fai da te) erano spesso statici, con il guestbook, i framesets (deprecati, ovviamente), gli scambi banner 88×31 in home e massiccio uso di tabelle e spaziatori al posto di indicazioni via CSS. Di conseguenza i troll non erano un problema di massa per chiunque costruisse un proprio spazio un minimo trafficato e per trovarli bisognava andarli a cercare nei forum. La consegna a domicilio dei troll non è proprio una gran evoluzione.
YouTube apparve solo nel 2005, coi video che erano a 320×240 pixel (ricordate quando apparve l’HD su YouTube, che era un 480p?), e Facebook non esplose seriamente in Italia prima del 2008. Nel mezzo l’avvento dei blog e il periodo MySpace… nessuno dei due mi ha mai interessato granché.

Scelsi WordPress, una piattaforma da blog, non per fare un blog ma per semplicità nella gestione di una grafica passabile e di un minimo di opzioni diverse dal “scrivi html in un txt e pubblicalo” a cui ero abituato anni prima. Un CMS minimale. Quello per cui l’ho usato però è stato principalmente per fare articoli seri (parecchio voluminosi in alcuni casi), ovvero materiale da consultazione utile per qualcuno, non per costruire rapporti sociali più o meno farlocchi a base di amichevoli chiacchierate nei commenti. Chissenefrega, francamente, di ciarlare a vuoto: uso pochissimo Facebook per lo stesso motivo: mi fa schifo sprecare il tempo in carezze sociali e idiozie correlate, spazzatura volatile priva di valore.

Io scrivevo (e ormai raramente, scrivo) articoli per contribuire al web come opera collettiva, fornendo materiale di qualità utile a chi cercava informazioni su argomenti di nicchia che conoscevo. Scrittura orientata al lettore casuale che viene dai motori di ricerca il cui premio non sono le discussioni scemotte a base di banalità e ignoranza, magari da stimolare con una gran quantità di articoli privi di approfondimento pur di rilasciarne uno tutti i giorni, ma i link rispettosi di ammiratori ignoti che segnalano gli articoli come in passato avrebbero segnalati dei libri. E nel caso dell’arco lungo e delle armature non ho più nemmeno idea di quanti link ci siano stati. Uno sproposito… e ne arrivano nuovi di continuo.

Biblioteca del Congresso.
Contiene oltre 100 milioni di preziosi e rari documenti da consultare.
Il vociare in strada della massa non ha lo stesso valore.

Per questo motivo non ho mai dato granché peso ai commenti, perché ricevere commenti intelligenti, ovvero che contribuiscano davvero alla diffusione della conoscenza del genere umano (pur nel ristretto campo trattato dal singolo articolo), è molto raro. È raro trovare anche domande interessanti, fatte in buona fede, a cui rispondere. Quando capitavano ho sempre risposto con commenti delle dimensioni di un articolo.

In più i commenti “liberi” spesso vengono usati per diffondere ignoranza, da parte di gonzi matricolati o di troll. In Italia il concetto che l’ignoranza non sia un sostituto della conoscenza, ma la sua mancanza non ha mai preso piede granché, a giudicare dai commenti sui blog e forum che seguivo (o seguo). Imporre la moderazione dei commenti fin dall’inizio, quando ancora parlavo solo di armi ad avancarica, mi ha salvato dalla massa di troll pigri, quelli che pubblicano solo dove sanno che l’amministratore se ne frega della qualità dei commenti e preferisce garantire la libertà di devastazione a pochi mentecatti a scapito del diritto a discutere (o meglio di leggere discussioni intelligenti) della maggioranza. La dittatura dei piccoli mentecatti. Ogni tanto ne cacciano qualcuno da qualche sito, come accaduto l’anno scorso da Zwei, ma è sempre troppo tardi e non vanno via tutti. Colpa anche degli utenti buoni, convinti della natura fondamentalmente buona del genere umano, come erano un tempo Mauro e Tapiro, disposti e discutere con tanti troll nella speranza che in fondo fossero brave persone (brave persone con l’Asperger, magari).

Il problema è che non esistono mezze misure coi troll. I troll vivono dello sfruttamento dei gonzi che pensano che possa esserci qualcosa di buono in loro (anche questo è un danno causato dall’idea cristiana della redenzione? Finiranno mai le ingerenze devastanti della religione nel mondo laico?) e che usano per guadagnare mesi e mesi di permanenza nociva. O si contrastano attivamente i troll o si sta favorendo il lavoro dei troll: i troll vivono del silenzio infastidito, ma pur sempre silenzio, della maggioranza. Chi tace invece di cacciarli, facendo credere loro di essere benvoluti, li fomenta. Poi, qualche volta, non essendo particolarmente svegli, finiscono male. Come quei due tizi nel blog di Zwei, un anno fa. Come al solito tutto come previsto.

Io non ho quasi più tempo per leggere e rispondere ai commenti dei lettori seri, che fanno domande intelligenti e in buona fede, figurarsi per identificare, dare un chance nel dubbio (come avvenuto qui) o scartare i troll. Non ne ho mai avuti granché, per il motivo detto prima, ma ne bastano pochi per far perdere tempo. Soprattutto se non li si censura subito, pensando che siano solo lettori “un po’ confusi”.

In più ci sono anche i lettori che non sono troll, ma sono idioti. Non c’è nulla di male in sé nell’essere idioti, che è quasi sempre un problema di mancanza di abitudine al ragionamento (superficialità) e non un vero handicap mentale permanente, ma quanto meno bisognerebbe sospettare della propria condizione e basare ogni propria affermazione su questa consapevolezza.
Principalmente perché è imbarazzante e fastidioso dover offendere il commentatore facendogli capire che è un idiota. Non si tratta di dire esplicitamente (Raccontare) che è un idiota, ma quando quel tizio legge e rilegge delle frasi scritte in un italiano chiarissimo (come ho visto succedere continuamente in vari blog che seguo) e nonostante questo capisce cose che non sono scritte lì nemmeno usando la più fervida immaginazione e le più selvagge interpretazioni, allora nel farglielo notare (Mostrare) gli stai dando dell’idiota.

Escono dalle pareti. Escono dalla fottute pareti.
E lasciano commenti.

È una questione che trasposta in Narrativa ho chiamato scrittura Scemo-Friendly: quell’insieme di consigli, apparentemente in contraddizione con i principi insegnati, che gli autori di manuali di scrittura forniscono (ma senza poter dichiarare il motivo in modo esplicito, immaginate che casino se dicessero ciò che pensano di tanti loro lettori) proprio in previsione dei lettori idioti che potrebbero leggere il romanzo. Un testo scritto bene è un testo che stimola il cervello, che lo mette in funzione, che immerge così a fondo da affaticare, emozionare… ma se il cervello non capisce, se legge una frase e dimentica i dettagli letti poco prima, se è in parole povere IDIOTA, allora una scrittura perfetta in quanto “vivida, concreta e sintetica” sarà pessima. Per gli idioti servono le aggiunte Scemo-Friendly, in generale un accorto sistema di ripetizioni, semplificazioni e aiutini per la comprensione che abbruttiscono il testo, ma in modo non troppo grave… a patto che l’autore sia sufficientemente esperto nel dosarli (se è inesperto e se punta a un pubblico di massa non abituato alla Narrativa, da imboccare, viene fuori roba parecchio brutta).

Io non sono contrario alla scrittura Scemo-Friendly, in fondo è un piccolo peggioramento in cambio di un grosso vantaggio per i lettori disagiati (che non sono pochi, come si desume anche dai pessimi risultati italiani nel Adult Literacy and Life skills), ma il problema arriva quando gli idioti, inconsapevoli della loro condizione (che per i “normali” informati è invece manifesta), iniziano a lamentarsi dello stile di scrittura del racconto, dell’articolo divulgativo, di qualsiasi cosa… o, peggio ancora, dei contenuti che non hanno capito nemmeno vagamente, tirandone fuori informazioni opposte a quelle scritte in modo chiarissimo oppure fallendo nel collegare tra loro semplici concetti compresi singolarmente e perdendo così la comprensione della questione nell’insieme. Come capire le singole frasi, ma non i capoversi. O capire le singole parole, ma non le frasi. Se uno non sa fare due collegamenti logici o ricordare il contenuto della frase precedente quando legge la successiva, è difficile seguire articoli di oltre 100 parole che non parlino solo di banalità.
Anche quando il collegamento viene loro indicato in modo esplicito possono fallire nel riprodurlo nella propria mente, come una scimmia che infila un cubo nel foro tondo nonostante conosca bene la forma dell’oggetto e la forma del foro. È deprimente, ma è molto comune in Italia. E questo ammazza gli aspetti democratici e di scambio di opinione, gli aspetti positivi di rinascita culturale, del web in lingua italiana.

Io scrivo. Che sia il lettore a imparare a leggere.
(Mark Harris, 1922-2007)

Uno non se la sente nemmeno di far capire loro che sono idioti. Soprattutto non quando sembrano sinceri e pieni di buone intenzioni. Poveretti, non è che lo fanno apposta, è che non ci arrivano proprio col cervello. “Mostrano” (esplicitamente) di essere idioti, ma “Raccontano” (implicitamente) di essere intelligenti e alla fine Mostrare batte sempre il Raccontare.
Io se non sono almeno in parte dei troll (si veda il caso linkato quattro paragrafi più in alto) non ce la faccio a rispondergli ciò che si meritano, buttando in faccia la loro pochezza manifesta, l’arroganza della loro ignoranza, il disgusto che provo per la loro imbecillità (che è come noto fonte di molti mali del genere umano essendo lo stupido “colui che cagiona danno a sé e/o ad altri senza alcun vantaggio per sé”, come insegna Cipolla, vedete qui e qui) e invitandoli a spostare le pozze di bava infetta di cretineria in altri posti.

Alcuni idioti potrebbero desistere dall’idiozia, se fossero dotati di aiuti adeguati. Perfino guarire, se l’abitudine al ragionamento li alzasse di livello nella comprensione del testo e nel problem solving, o quanto meno non scrivere commenti. Aiuti che sono anche un utile mezzo per tenere a bada i troll: l’obbligo ad aderire al metodo scientifico e al positivismo. L’aspetto del positivismo che mi interessa, in parole povere, coincide con il metodo scientifico: l’obbligo a parlare solo basandosi su fatti precisi, precisamente riportati, come ad esempio essere costretti a citare puntualmente le frasi dell’articolo invece di dire che “in generale” le idee espresse non vanno bene.

Spesso l’idiota in buona fede, o il troll in malafede, riportano idee che non appaiono nell’articolo. Talvolta le esagerano, inventando cose che non sono davvero scritte, ma che assomigliano a quanto scritto (si veda L’Arte di Ottenere Ragione di Arthur Schopenhauer). Questo è possibile solo perché viene permesso il commento senza puntuale citazione. Se fossero obbligati a commentare nello specifico citando parola per parola, alcuni troll desisterebbero e molti idioti (spero “molti”) si accorgerebbero che il testo non dice ciò che loro pensavano che dicesse e che ciò che credevano di aver letto non c’è, era tutta un’invenzione della loro testolina piena di pigne!

In più andrebbe imposto il passo successivo: parlare solo di ciò che “c’è”, che è “presente”, nel senso che si può riportare. Essere costretti a basarsi sui fatti demolisce il trolling postmodernista di tanti fessacchiotti e, in più, aiuta anche alcuni idioti privi di cattive intenzioni. Ad esempio se qualcosa scritto nell’articolo sembra sbagliato, non si può dire che è sbagliato e basta perché sì. Bisogna presentare prove. D’altronde se una cosa suona sbagliata, non è che lo suona per miracolo di Gesù dal cielo, ma perché si dispone di altre informazioni che presentano la questione in modo diverso.

Alcuni esempi.
Se un articolo dice che non è possibile insegnare la scrittura per la Narrativa, non basta dirgli che è un cretino e ha torto: gli si possono linkare e citare articoli da più parti del mondo e distanti secoli di esperti che hanno dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio l’essenza Retorica della Narrativa e il suo essere materia insegnabile. Se in un articolo scrivo che non esistevano prove della conoscenza della teoria del Mostrato fuori dall’Europa prima della fine del XIX secolo, si può ad esempio smentirmi mostrando la citazione dal Naniwa miyage di Monzaemon del ’700. Se uno dice (notate che essendo una sparata senza prove in teoria non potrebbe mai comparire sul sito, però mi piace l’esempio) che nessuno se non un idiota analfabeta, e di certo nessun vero scrittore, può permettersi di criticare lo stile eccellente di Conrad o il genio dell’Ulysses di Joyce, si può segnalare i commenti (facili da trovare) dei contemporanei di Conrad, come Wells, che ne smontavano lo stile dilettantesco oppure Virginia Wolfe (tra i tanti letterati famosi) che parlava male dell’Ulysses.

In tali casi “correggere” puntuali frasi percepite come inesatte con puntuali citazioni non è trolling, non è voler dare fastidio e basta. Se io ho torto e lui ha ragione, lui ha contribuito a migliorare la qualità dell’articolo fornendo informazioni supplementari. E a me questi commenti interessano: quelli che ampliano il contenuto informativo dell’articolo, espandendo l’argomento, occupandosi di aspetti che avevo trattato solo marginalmente, correggendo le eventuali imprecisioni ecc… ma sempre basati su precise e puntuali citazioni verificabili e affidabili. Nello stesso modo in cui io scrivo gli articoli: basandosi su puntuali citazioni e occupandomi, nel caso degli articoli seri, solo di argomenti che studio appositamente da mesi in ambiti che studio appositamente da anni.

Un gonzo che viene a dire quattro scemate su un argomento che non conosce NON aiuta a migliorare il contenuto della pagina. Ed è fastidioso occuparsi in modo specialistico di un certo ambito, garantendo elevatissimi standard di qualità, e vedere arrivare a commentare un imbecille che a malapena sa dove si trova il proprio sedere (se lascia cadere la laurea italiana in Lettere e usa entrambe le mani forse lo trova) e le cui competenze nell’ambito commentato vanno dal nulla (il tipico laureato italiano che parla di Narratologia) ai farfugliamenti-truffa postmodernisti che hanno valore quanto la Puffologia (i discorsi post-strutturalisti, strettamente imparentati, o peggio ancora i deliri intellettualoidi dei VuMinchia).

[...] la stupidità è contagiosa. E, poiché chi ne è infetto non lo sa, l’epidemia è difficilmente curabile. Questo è uno dei motivi per cui il potere della stupidità è pernicioso – e le difese sono spesso inadeguate. Più la consideriamo “innocua” (e più ci illudiamo di esserne indenni) più aumenta la sua pericolosità.
(Giancarlo Livraghi, “La stupidità non è innocua”)

 

Gli altri commenti che tollero sono quelli che non richiedono risposta in quanto non contengono disinformazione, pur non contenendo neppure informazioni utili. Se non mi costa fatica occuparmene, se non mi portano via tempo, non mi danno fastidio. Però per OT e discussioni random sconnesse preferisco che si usino i post dei Coniglietti del Venerdì o quelli meno “seri”, in cui è chiaro dalla pochezza del mio intervento che non mi aspetto di certo discussioni interessanti (segnalazioni di piccole curiosità o video ecc…).

Il terzo tipo di commenti che tollero sono quelli degli ignoranti in buona fede consapevoli di essere ignoranti. Non c’è nulla di male nell’ignoranza, tutti sono ignoranti. Io sono ignorante su gran parte delle cose del mondo, come quasi tutti. Il problema sono gli ignoranti che si atteggiando a esperti e pretendono che le loro idiozie abbiano lo stesso peso o interesse dei commenti di gente che sa di cosa parla.

Se un individuo sinceramente ignorante, ma anche sinceramente interessato a imparare, presenta il proprio dubbio con la necessaria umiltà di chi sa di non sapere e cerca risposte, farò di tutto per rispondere nel modo più esauriente e gentile possibile (tempo permettendo). Come ho fatto così tante volte in passato da aver perso il conto da anni. Se la domanda copre un ambito troppo vasto, e spesso quelle più semplifici in Narratologia richiedono risposte tutt’altro che brevi, segnalerò testi utili su cui studiare per integrare la pochezza della mia risposta.
Sapere di non sapere e quindi chiedere, è giusto. E chi davvero è interessato a sapere la risposta alla propria domanda lo si riconosce da come reagisce alla risposta (i troll meno stupidi si camuffano talvolta da finti umili interessati, ma poi l’unico modo di iniziare il trolling è far cadere la maschera).

In tutti i commenti è proibita la dialettica eristica. Lo scopo dei commenti deve essere di favorire la diffusione della conoscenza, non di fare il figo mentendo e attribuendo cose non dette o interpretazioni farlocche. Questo in parte è garantito dall’obbligo alle citazioni puntuali delle frasi che si desiderano commentare, ma molti trucchi sono più subdoli. È robetta patetica, per individui di scarso cervello. E infatti è l’arma numero uno dei membri della macchina del fango che contestano le regole della Narrativa e, in generale, dei fanatici del relativismo nelle scienze sociali e dei postmodernisti, che non avendo argomenti da contrapporre (argomenti che ancora non sia stato dimostrato essere spazzatura per cretinetti, intendo), sono costretti alla menzogna pur di non cedere di fronte alla natura di Puffologia a cui si ridurrebbe il loro “sapere” dopo un’attenta analisi.
Se la dialettica eristica diventa evidente, i commenti verranno censurati.
Qui il parere di Schopenhauer sui troll: ▼

Qualsiasi commento che non soddisfi i requisti verrà censurato, ovvero qualsiasi commento che peggiori il contenuto informativo dell’articolo affermando idiozie da debunkizzare o dichiari il falso mentendo sui contenuti dell’articolo stesso o mi faccia perdere tempo senza offrire spunti utili agli altri lettori, ad esempio con le solite domande o affermazioni squinternate sulla Narrativa le cui risposte sono già scritte in molti altri articoli e libri (e la cui uniche risposte saranno: leggere le risposte già presenti e l’ignoranza non è un sostituto della conoscenza).

Basandomi sul principio dell’obbligo a presentare prove di ciò che si dice (positivismo, pensiero scientifico) e quindi parlare Mostrando prove (Aristotele diceva infatti che lo scopo della Retorica -ovvero della discussione- non è convincere, ma Mostrare ciò che genera il convincimento) decade la classica tecnica dei troll di fare sparate prive di prove, dichiarandole vere a priori e delegando ai commentatori “seri” di debunkizzarle (bullshit, “stronzata”, usando il linguaggio tecnico, si veda On Bullshit di Harry Frankfurt).

Ognuno è responsabile di tutte le proprie argomentazioni e queste vanno automaticamente ESCLUSE se non sono sostenute da prove. Esclusi i casi di verità evidenti di cui trovare le prove è molto facile (se dici che la Grande Guerra non è mai avvenuta ed è una invenzione di Hollywood sei tenuto a portare prove, se dici che è scoppiata nel 1914 no perché è facile trovare prove per tutti), in tutti gli altri casi bisogna sempre produrre prove di qualità e valore sufficiente in base all’importanza dell’idea sostenuta nel proprio commento (un’idea centrale, chiave, richiede prove importanti… un dettaglio secondario, un elemento di contorno poco rilevante, quasi nessuna).

Ciò che è falso va automaticamente espulso dal discorso e non può MAI più essere dichiarato: i troll di solito, infatti, dopo parecchi commenti tendono (a ore, giorni o mesi di distanza) a riproporre le stesse idiozie precedenti, fingendo che non siano state già smentite e creando così un loop di discussioni eternamente uguali a sé stesse e prive di contenuto informativo (da parte del troll, perlomeno). Chiunque agisce in questa maniera, ignorando che le proprie affermazioni siano state smentite con prove chiare o fingendo di non leggere quanto dicono gli altri lettori che riportano citazioni puntuali, è per definizione un troll e va espulso dal sito. Troppi troll di questo genere vengono tollerati nei blog che lurko, rovinando le discussioni della gente intelligente come Mauro o Tapiro.

“E fa in fretta, Tapiro, ché ho fame!”
(Ringrazio DagoRed per aver postato il meme mesi fa da Zwei)

Non mi interessa discutere per il solo gusto di discutere. E infatti commento molto raramente nei siti che seguo. La discussione fine a sé stessa, che non diffonde o produce conoscenza, è un deplorevole hobby troppo diffuso in Italia, frutto temo dell’anomalia parlamentare italiana fin dai primi decenni di unificazione e dall’adesione incondizionata di troppi scemotti alle favolette giustificazioniste per non dover studiare date dal postmodernismo. Le discussioni che ne risultano sono in gran parte vuoto belare privo di valore, unicamente “carezze sociali”, nulla di più. Non hanno valore conoscitivo in sé. A me non interessano: ho già fin troppe persone con cui intrattengo rapporti, anche online, e avendo poco tempo da perdere lo preferisco dedicare solo a chi se lo merita.

Le discussioni online se vogliono essere discussioni per davvero e non mero belare devono produrre o diffondere conoscenza per il genere umano e possibilmente anche per me stesso, visto che i commenti intelligenti e stimolanti sono parte della mia ricompensa per la fatica di tenere in piedi il sito.
Le migliori domande e discussioni nell’ultimo anno non sono mai avvenute nei commenti, ma solo via mail con lettori sinceramente interessati agli eBook o allo Steampunk e che quindi mi hanno cercato apposta su Facebook o mi hanno inviato una mail. Sconosciuti che volevano saperne di più. Se uno è davvero interessato all’argomento vuole RISPOSTE, non vuole visibilità (misera) nello spazio dei commenti pubblici.

Solo i troll cercano la visibilità in sé del commento e non la conoscenza. Caso tipico: nonostante la natura e il funzionamento della Narrativa siano evidenti, noti, diffusi in decine di manuali disponibili online e in moltissimi articoli, i troll ripetono ossessivamente le stesse domande a cui già hanno ricevuto risposta centinaia di volte. Ad esempio negando che le regole contino, dicendo che i gusti sono gusti e non importa altro (ma rifiutando la conseguenza che allora non dovrebbero discutere), vantandosi che il Raccontanto è meglio del Mostrato ecc… o inventando aneddoti falsi, insomma violando le due indicazioni precedenti sull’obbligo alle citazioni puntuali e al discutere solo basandosi su argomentazioni verificabili.

Un classico del trolling italiano sono i tizi che negano la natura di Retorica della Narrativa. Forse perché drogati dai farfugliamenti scomposti di Benedetto Croce, la disgrazia del popolo italiano[Nota]. Qui un breve commento di Giulio Mozzi a riguardo, che sottoscrivo:

Quello che vorrei fosse chiaro, è questo: se oggi prospera l’insegnamento privato della retorica, della scrittura, della narrazione eccetera, è perché nella prima metà del Novecento tale insegnamento fu – in Italia – espulso dalla scuola pubblica. Benedetto Croce, buon’anima, sosteneva che la Retorica doveva essere conosciuta quel tanto che bastava per riconoscerla ed evitarla: tanto la Poesia era solo frutto d’intuizione. E non si rendeva conto (lui, che lavorò alla più importante riforma della scuola superiore italiana) che estirpando l’insegnamento della Retorica dalla scuola otteneva un unico risultato: rendere gli italiani mediamente meno abili sul piano comunicativo.

(Link al commento)

In quel “italiani mediamente meno abili sul piano comunicativo” di Mozzi ci sta tutto il mio discorso precedente sugli idioti (leggono e non capiscono) e sui troll di basso livello (sindrome di Asperger in edizione Web). Mozzi, per chi non se lo ricorda, è uno dei più famosi editor consulenti editoriali italiani (sulla competenza non mi esprimo, ma non scrive male e lascia commenti intelligenti nel proprio blog), un sostenitore della natura retorica della Narrativa e, naturale conseguenza del conoscere qualcosa di Narrativa, un fan di Gamberetta con tanto di link nel proprio sito da molto tempo.

Nel leggere i latrati dei troll anti-Retorica mi sento vicino alla rivista Enthymema quando in un amaro commento disse che in Italia i fondamentali insegnamenti di Booth non sono ancora stati recepiti per davvero (40 anni di ritardo culturale). Così, i troll dicono che la Narrativa non è Retorica “perché sì”, senza addurre dimostrazioni o prove che sarebbe comunque impossibile riportare (non sussistono).
Viene da domandarsi se i suddetti troll sappiano davvero leggere in italiano o se abbiano mai frequentato una biblioteca. Perfino il semplice frequentare una biblioteca dovrebbe aver messo in contatto il troll, se davvero gli importa qualcosa dell’argomento, con la banale constatazione che i manuali di scrittura (e anche alcuni di narratologia) sono classificati come 808.3 nella classificazione Dewey, ovvero come Retorica della Narrativa. E non viene loro nessun sospetto, neppure vago. Ma figurarsi se sono interessati davvero all’argomento: se lo fossero non sarebbe troll, per definizione…

Il mio interesse è lo stesso che guidava le menti nel Web 1.0 (earmi.it di Edoardo Mori è rimasto statico, come era 10 anni fa): scrivere articoli che contengano elementi interessanti per i lettori con gusti simili ai miei, sia sotto forma di brevi articoli con spunti di riflessione che di lunghi articoloni approfonditi a tema eBook, armi, Steampunk, vecchiume o altra robaccia che mi piace.
Ho citato nella pagina su Facebook alcune cosette interessanti che poi non ho mai postato qui, come commenti sui Savoia di Denis Mack Smith o simili, e penso che anche quel tipo di citazioni possano essere utilizzate.

Non mi interessano i sé i commenti altrui, se questi non producono o non diffondono conoscenza. Ridurre il concetto di web 2.0, come molti hanno fatto, a un vociare indistinto dominato dai mentecatti e in cui le persone intelligenti smettono di partecipare alle discussioni, equivale a uccidere il potenziale di internet causando così un danno a tutti… e, ops, cos’è che fanno gli stupidi secondo Cipolla? Appunto.

In particolare non tollero, come detto, i commenti basati su mancanza di comprensione o menzogne. Tutti gli utenti in buona fede possono evitare di farli applicando le regole sulle citazioni obbligatorie e sul rifiuto della dialettica eristica esposte prima. Chiunque non applichi le regole dimostra di non essere in buona fede e di conseguenza è un troll. Se non si è disposti a usare i metodi della discussione, non ci si inserisca nelle discussioni. E soprattutto prima di avviarne una bisogna verificare di essere in argomento e che la discussione non sia già stata fatta in passato: ripetere migliaia di volte le stesse cose già dette e ridette mi fa solo perdere tempo per cui se a voi non interessa abbastanza l’argomento da cercare da soli le discussioni precedenti, io di sicuro non sono interessato a regalarvi il mio tempo! Imbecilli e scansafatiche possono evitare quindi di commentare: i loro commenti non verrano approvati.

La regola di dimostrare umiltà ogni qual volta si sappia di non aver investito anni di studi specialistici in un dato campo è un altro buon modo per evitare di cadere nel trolling. Io, come detto prima, se parlo di un argomento “centrale” per il mio articolo o il mio commento lo faccio solo se ho acquisito la conoscenza necessaria per farlo. Se volete contestarmi partite prima dal presupposto di domandarvi se avete DAVVERO capito quanto scritto (check idiozia), poi domandatevi se voi avete ANNI di esperienza nella materia (oplologia, narrativa ecc…) e/o se siete assolutamente sicuri che ho sbagliato perché disponete di DOCUMENTAZIONE riportabile per dimostrarlo, e solo alla fine commentate (secondo i principi delle citazioni puntuali e l’assenza di dialettica eristica).
Se volete contestare ciò che scrivo dovete dimostrare la stessa serietà, preparazione e accuratezza dell’articolo che contestate. Ragionare in questo modo, sui fatti, crea discussioni basate sul metodo scientifico che arricchiscono la grande biblioteca del web. Sparare a caso idiozie fondate sull’esaltazione della propria ignoranza, crea la quasi totalità del letamaio-web.

Anche tra i miei utenti di vecchia data, non solo con i nuovi conoscenti citati prima, preferisco discutere in privato, dove fessi e troll non vengono a sbavare: con Mauro, con Tapiro e con altri ho scambiato mail molto interessanti e utili, con vantaggio reciproco. Questo genere di rapporto privato serio è ciò che cerco, non le maxi-discussioni pubbliche in cui qualsiasi scemotto può venire a deragliare il discorso. E come è intuibile è per questo che praticamente non commento mai nei forum o blog: se non voglio immergermi nel letame fuori da qui, non mi pare che ci voglia un genio per capire che di sicuro non voglio che quello stesso letame appaia anche qui.

Un veterano del web fruga nei commenti in cerca di qualcosa di interessante.

Se non vi sta bene, non commentate e non leggete Baionette Librarie.
Il web è grande, non venite a sbavare idiozia infetta. Non sono i singoli siti che devono piegarsi alla vostra pochezza intellettuale, censurando la cultura ed esaltando la mentecattaggine, ma voi a dovervi levare dalle scatole e lasciare in pace le persone rispettabili. Questa non è l’editoria, non segue la logica commerciale dell’annientamento intellettuale e dell’istupidimento collettivo.
Troverete tutto il letame a cui la vostra golosità ambisce in molti altri siti. O in libreria.

 

Un bel programma: Toffee e il Gorilla parlano di Gesù

Scritto da il 13 lug 2011 | Categorie: Bizzarro, For The Lulz, Novità sul Sito, Razzismo/Stereotipi, Riflessioni

Ora che ho più tempo dovrei finire il lavoro con i finalisti del concorso Steampunk, decidere qual è venuto meglio e proclamare il vincitore. Sì, ok, presto lo farò. Ci sarebbe anche da fare il solito post sul mercato degli eBook e vendite negli USA (e anche in Europa), ma ne ho ben poca voglia dato che ormai la loro diffusione sempre maggiore è una banale ovvietà e alla fin fine, in parole povere, conteranno solo i futuri metodi per pagare gli autori (micropagamenti, abbonamenti, chissenefregamenti), di trovare facilmente i libri che interessano nelle librerie online in base ai tag (e non solo al titolo o al genere, spesso mal catalogato e mal cagato) e il modo in cui gli aspetti sociali faciliteranno, come già avviene in altri ambiti, la discriminazione della cacca dalla roba leggibile (le anteprime del testo comunque saranno la cosa più importante per essere “informati” prima di comprare ed evitare le truffe vere e proprie).

Poi potrei anche parlare degli eBook a 99 centesimi. Nei mesi scorsi ne hanno parlato in tanti, in modo inconcludente. Troppa gente che si lanciava a fare articolo al primo o secondo mese di esperimento. Condendo poi la mancanza di dati concreti nei mesi successivi con le proprie “ipotesi”. Bah: i pareri personali valgono quanto la merda. No, grazie, ne ho fatto volentieri a meno di unirmi al muggito collettivo. Ora però, dopo oltre sette mesi, ci sono dati a sufficienza. Per una questione collegata all’esperimento di Derek sui prezzi, preferisco però aspettare l’inizio di Agosto (quando rilascerà i dati di luglio) prima di scrivere qualcosa.

Però non ho voglia di fare un cazzo.
Ho caldo, mi annoio, ho voglia di dormire e di guardare i coniglietti. E ho voglia di leggermi la spazzatura arretrata che mi ero procurata, sia robaccia Steampunk cartacea (nella speranza che tra due titoli su quattro che danno un minino di speranza di essere dignitosi, uno sia davvero decente) che libracci sulla Cina degli anni ’30 (cartacei pure questi) che altra roba varia procurata in eBook piratato.
Per manifestare concretamente (Show) la mancanza di voglia di scrivere un post con dei contenuti intelligenti che vi ho raccontato (Tell), userò questo video:

Qui con i sottotitoli in italiano ▼

Viene dal programma Toffee Ve-Ha Gorilla. È molto bello.
Mesi fa, verso Pasqua, vari siti hanno segnalato questo video (che risale al 2007, mi pare) con toni spesso di sdegno. Mah! A me piace molto e non capisco di che si lamentino questi random retard. Non ne avevo parlato perché non me ne fregava nulla e avevo altri post da fare, però oggi Alberello mi ha segnalato il video, mi ha chiesto di postarlo e mi è tornata voglia di parlarne.

Se una TV in una paese occidentale, bianco e con la sindrome del colonialista pentito come gli USA (ma solo per il passato, non per quello che fa oggi) avesse trasmesso una roba di questo tipo contro gli Ebrei, subito ci sarebbe stato uno scandalo planetario con pippe al sangue e orde di programmi sul risveglio antisemita e sul bisogno di vigilare contro il ritorno del Nazismo e bla bla bla con tanto di teste-di-turbante che si sarebbero fatti saltare in aria in Spagna e Inghilterra “perché sì, ogni occasione è buona per far festa”.
Contro Maometto e i musulmani invece non si può proprio: gli omicidi di registi e artisti, più le minacce di morte contro centinaia di burloni che hanno espresso pareri poco igienici nei confronti dell’Islam, sono un messaggio sufficiente. Senza contare la potente Lobby islamica americana finanziata dagli Emirati Arabi Uniti: nessuno ha così tanti avvocati e soldi da poterli affrontare in tribunale (e in America giusto e sbagliato coincidono con ricco e povero, in tribunale) nei paesi occidentali.

Yeah because Christians have become enslaved by political correctness. You can’t openly rebuke someone for doing this because then you’re anti-semitic or a fundamentalist or an extremist or some crap. Muslim people have a right to be mad when people burn the Koran and whatnot (violence isn’t excusable though) but Christians can’t be upset by anything anymore.

(Un ameriCane che commenta il video)

A me però piace molto lo stesso.
Anzi, mi piace di più proprio perché gli Israeliani hanno fatto ciò che noi retard occidentali politically correct schiavi di minoranze violente di femministe, radical chic succhiacazzi e random retard misti, non abbiamo le palle di fare. Al massimo insultiamo il vaticano e il cristianesimo, ma così è troppo facile, si gioca in casa. Sono buoni tutti a prendersela col cristianesimo (infatti lo fanno): è come sparare contro un’ambulanza carica di pretofili.
La satira libera, non vincolata ad avere una sola religione o a una sola razza come bersaglio, spacca.

Toffee Ve-Ha Gorilla non fa propaganda d’odio, come invece fanno certi programmi per bambini della TV palestinese, ma è una satira contro la propaganda dell’odio.
È vero che ha contenuti razzisti, sessisti, violenti e di insulto libero contro le religioni diverse dall’ebraismo, ma lo fa a scopo di satira contro i programmi israeliani degli anni ’60-’70 che diffondevano per davvero l’odio in questo modo. Israele 40-50 anni, come mole di propaganda dell’odio contro tutti i diversi, non era molto diversa dalla Germania Nazista di 70 anni fa. Forse la differenza maggiore è che i boveri biggoli eBBrei usavano la televisioni più del cinematografo e della radio tanto cari a Hitler, ma non mi pare che l’evoluzione tecnologica sia un’attenuante… ^_^”"

It’s a parody of some of the shows on Israeli state Educational TV, especially in the ’60s and ’70s (some of the sketches are even in black and white, for added effect). The messages are unashamedly racist (against Arabs, Mizrahim, Christians, etc.), chauvinist and violent, holding up a mirror to Israeli society as it were (albeit from a safe distance – placing such attitudes somewhere in the past). The show’s creator describes its political orientation as “socialist-pacifist”.
(Fonte)

Toffee è in bikini per far satira contro il sessismo israeliano. La comicità è volgare, semplice e rozza, per risultare idiota a sufficienza da non poter essere scambiata per qualcosa di serio.
È geniale. Peccato che un simile livello di complessità satirica, tale da richiedere un cervello funzionante, sia troppo per lo spettatore medio italiano e quindi da noi non potrebbe mai funzionare. Come non può funzionare la narrativa decente, visto che ormai a leggere, con la merda che gira da decenni, sono rimasti solo i lobotomizzati a cui piace la merda o che pretendono libri che si leggano a “cervello spento”. Una banda di mentecatti, alcuni (e questo è lo schifo peggiore) con pure il coraggio di criticare il fantatrash nonostante siano solo in grado di fare commenti idioti quando parlano di un testo scritto davvero per esseri umani normodotati. Di cosa si lamentano visto che non si meritano di meglio? Mah: stupidi ritardati del cazzo.

Peccato che pure gli israeliani non siano tanto meglio di noi.
Ho letto in un forum che il programma, trasmesso dall’ormai defunta Bip, è stato interrotto due anni fa perché non piaceva al pubblico. Ci posso credere: le notizie cattive tendono a essere vere. Avevano le palle di fare un programma decente, di attacco contro tutto e tutti (loro stessi compresi), e il pubblico non lo gradisce. Gli israeliani si meritano la nostra merda a base di giornalisti che usano la televisione per vomitare idiozie politicizzate, pacchi da 100.000 euro a botta, veline, MOIGE e femministe ritardate che praticano il terrorismo mediatico per raggranellare soldi. Ecco cosa si meritano.

Aggiungo una parentesi a post ormai concluso. Alberello sei una minchia con le gambette: prima mi chiedi di fare un post e poco dopo, a sorpresa, bruci il video infilandolo nei commenti di Zwei. Fai come il pisello nel video e vai a spargere crema di felicità ovunque.

Buon Ano nuovo e una foto interessante

Scritto da il 01 gen 2010 | Categorie: Novità sul Sito, Steampunk

Buon Ano.
Visto che scrivere un post di soli auguri mi pare un’agghiacciante stronzata, seppure riconosca la sua funzione nell’ambito che gli umani trovano tanto entusiasmante dello scambiarsi carezze sociali (il passo successivo è lo spidocchiarsi a vicenda, versione scimmiesca del leccarsi il sedere tra scrittori), aggiungo questa foto:

i_have_both_moustache_and_robot

E ora ditemi cos’è quella “sorta di robot”.
È facile, per cui mi aspetto che indoviniate entro 24 ore: ma se darete anche qualche dettaglio (mi bastano inventore e anno) oltre alla generica risposta, il Duca sarà fiero di voi.
Appena svelato l’arc’ano riceverete un link che immagino farà felici gli amanti dello Steampunk.

Non dirò chi ha indovinato prima del 2 gennaio 2010.
E mi auguro di non dover attendere il tre per avere una risposta completa.
Non pubblicherò le porzioni dei commenti contenenti le risposte (ma lo farò a fine gioco, sistemando tutti i tagli).
Buon divertimento.

 
Aggiornamento sulle statistiche
La partenza di dicembre molto buona, durata solo undici giorni, come già spiegato era interamente dovuta a images.google, e la qualità dell’utenza guadagnata era quindi minore di quella ottenibile con chi cerca testi. Persa quella fetta (già ridotta a ben poco a metà mese), posso comunque dire che si è confermato un aumento dei visitatori, nonostante il calo normale dovuto alle festività natalizie (tra gente partita e altro da fare, sì lo so che la massa spulcia i siti mentre è “al lavoro”): nei giorni di calo peggiore, in cui altri miei siti registravano anche un -20%, sono riuscito a mantenermi sui 480 visitatori. Non male.
Tra il 28 e il 30 ero sempre poco sotto i 600. Il 31 ovviamente ha fatto schifo a livello nat’analizio, forse perché di sera la massa non era in casa con la febbre come me. ^_^”
Considerando che appena un mese fa 553 utenti erano il mio nuovo record, poterli ora considerare una “giornata a medio-bassa affluenza” mi dà una certa soddisfazione. ^_^

Visitatori di dicembre: 20722
Pagine visitate di dicembre: 55128
Media visitatori giornaliera: 668

Un po’ di Steam per Baionette Librarie

Scritto da il 23 dic 2009 | Categorie: Novità sul Sito

Come dovreste aver notato raggiungendo questo articolo, ho rinnovato il theme del sito.
Se non lo vedete diverso, fate refresh (F5) e date la colpa ai comunisti e agli ebrei.
Avevo bisogno di una sidebar in più e mentre spulciavo per scoprire che stringhe di codice dovevo inserire per averne un’altra (è una cazzata), ho pensato: perché non cambiare il tema coi post-it che è vecchio (ottobre 2007, da quando è nato il sito) e fa schifo ai cani?
E per una mia dimenticanza soffriva del male di vivere dell’overflow hidden, ovvero quell’anomalia per cui del codice corretto secondo gli standard di programmazione dei CSS (ovvero “Overflow: hidden”) funziona bene su Chrome, Safari e Firefox, ma ovviamente dà strambe sparizioni del background colpito da overflow su Internet Explorer (questione della stronzata inLayout true escogitata da casa microzozz, brutti pezzi di merda).

Ho deciso di adottare un tema più Steampunk.
Ingranaggi, legno, tubi di ottone, indicatori di pressione. Tutto fatto a mano con i pezzi prelevati da tre sfondi su Steampunkwallpaper.com. Sono partito dal vecchio tema e ho rifatto il necessario lavorando sul foglio di stile (CSS).
Nell’header c’è una fetta di cartina dell’Europa di fine Ottocento e un disegno di Yamashita Shunya, artista che adoro. Il pezzo di Golem/Mech (ritoccato da me con la bandiera di guerra tedesca) non so di chi sia. La baionetta è una seitengewehr 98/05 tedesca presa da Wikipedia. Le informazioni necessarie sono comunque riportate nel footer, come richiesto dalla licenza Creative Commons di SteampunkWallpaper.

Al posto del Frundsberg con la barba ricolorata in rosso, ho ficcato il mio capoccione con il pickelhaube d’acciaio. Il vecchio avatar che usavo dal 2005 non era più in tema con il mio spirito positivista, ottocentesco, europeo e militarista.

Spero vi piaccia.
Lasciatemi un commento.

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