Archivio per la Categoria 'For The Lulz'

  1. Library.nu fuori servizio by Il Duca di Baionette
  2. The Gentleman's Guide to Amputation by Il Duca di Baionette
  3. Il Leone della Narrativa by Il Duca di Baionette
  4. Eruzione di gusto by Il Duca di Baionette
  5. Un bel programma: Toffee e il Gorilla parlano di Gesù by Il Duca di Baionette
  6. Pour le Mérite by Il Duca di Baionette
  7. Qualcosa su cui riflettere by Il Duca di Baionette
  8. E Ink sempre più veloce con Bookeen by Il Duca di Baionette
  9. Orecchie di gatto mobili da Neurowear by Il Duca di Baionette
  10. Eat da poo poo [aggiornamento] by Il Duca di Baionette
  11. Negro con il Mac accusa i froci di mangiare cacca by Il Duca di Baionette
  12. iPad 2, finalmente con iShotgun (e altre considerazioni miste) by Il Duca di Baionette
  13. 102 anni fa: il Manifesto del Futurismo by Il Duca di Baionette
  14. 3DPD: Hatsune Miku è meglio di te by Il Duca di Baionette
  15. AK Kaboom: il jihadista dell'anno? by Il Duca di Baionette
  16. Un momento di autentico Sense of Wonder! by Il Duca di Baionette
  17. Un momento di nostalgia: Zulu senza vuvuzela by Il Duca di Baionette
  18. Mickey Mouse on Speed by Il Duca di Baionette
  19. Dedicato a tutte le Apple Fangirl by Il Duca di Baionette
  20. Il calcio: strumento della Reazione? by Il Duca di Baionette
  21. 3DPD, Cosplay, Lolita e Kamikaze Girls by Il Duca di Baionette
  22. Contro il Mac, 4 teh lulz by Il Duca di Baionette
  23. Buon Quattro Quattro a tutti by Il Duca di Baionette
  24. Manzoni: il Vero, l'Utile e il Ku Klux Klan by Il Duca di Baionette
  25. Tanti auguri Nikola Tesla, tanti auguri a te! by Il Duca di Baionette
  26. Fantasy senza Fantasia? La Strazzu colpisce ancora! by Il Duca di Baionette
  27. Un video vintage perché sono vecchio dentro by Il Duca di Baionette
  28. Fare le faccende di casa con un elmetto chiodato by Il Duca di Baionette
  29. Macero Formato Famiglia con la Rizzo e la Troisi by Il Duca di Baionette
  30. Odio e Amore nel Boschetto della Felicità by Il Duca di Baionette
  31. Mazzuca: un altro giuovine in Mondadori by Il Duca di Baionette
  32. Avrei potuto essere io. E forse lo sono. by Il Duca di Baionette
  33. La Meyer frigna e fa i capricci: tutta una farsa? by Il Duca di Baionette

Library.nu fuori servizio

Scritto da il 15 feb 2012 | Categorie: Ebook, Editoria, For The Lulz

Post buttato rapidamente. Tanto non c’è niente da dire al momento.
Ecco il copia-e-incolla della notizia riportata in queste ore, in modo simile, su vari siti italiani:

Internet/ Ordine di chiusura per Library.nu: pirateria su ebook
15/02/2012

400mila titoli disponibili illegalmente, di cui 4mila italiani
Milano, 15 feb. (TMNews) – Stop al download illegale di ebook sul sito Library.nu, il sito pirata di cui è stata disposta la chiusura. Il provvedimento è arrivato dopo un’azione internazionale a cui ha preso parte anche l’Associazione Italiana Editori, un’operazione congiunta per rimuovere una delle maggiori biblioteche illegali online, con oltre 400mila ebook – di cui 4mila italiani – per il download immediato, gratuito e anonimo, e con un ritorno per i titolari dei siti di circa 8milioni di euro grazie alla pubblicità e alla vendita di account a livello premium.
“L’industria internazionale del libro ha dimostrato che continua a resistere contro la criminalità organizzata che attenta al copyright – ha spiegato Jens Bammel, segretario generale dell’Associazione internazionale degli editori -. Non tollereremo scrocconi che realizzano profitti ingiustificati, privando gli autori e gli editori di quanto loro dovuto. Questo è un passo importante verso un commercio più trasparente, onesto e leale dei contenuti digitali in internet”.
“E’ un colpo netto contro la pirateria degli ebook su internet – ha spiegato il presidente di Aie Marco Polillo -: questo era senza dubbio il maggior sito pirata esclusivamente dedicato ai libri e quindi l`operazione ha oggi per noi la stessa portata della chiusura di Megavideo e Megaupload per il mondo dei film. E questo è ancor più vero dal momento che sul sito erano scaricabili oltre 4mila titoli in italiano”.

Oppure potete leggere qui:
http://www.thebookseller.com/news/international-publisher-alliance-shuts-down-piracy-site.html

Riguardo la chiusura di Library.nu a breve (non magari oggi, ma a breve), me l’aspettavo.
Chiusura o migrazione. Erano mesi che avevano problemi e ieri parecchi file su ifile.it non si trovavano, costringendo a ripiegare su mediafire. Un indizio molto chiaro. In fondo siamo sempre al famoso problema dei partigiani polacchi, che il mondo della libera diffusione (biblioteche digitali libere oppure “pirateria” -termine scemo- di natura diversa) ha già conosciuto parecchie volte: finché la realtà è poco nota e sparsa, è robusta, come tantissimi gruppi di partigiani che operano in modo semi-indipendente nascosti tra la popolazione civile, ma quando ci si aggrega e ci si accentra perché una realtà specifica della pirateria diventa più nota al pubblico fino a diventare un punto di riferimento, quasi il simbolo stesso della pirateria, si aumenta il rischio di venire presi di mira. Anzi, si verrà sicuramente presi di mira.

Pensate appunto ai partigiani polacchi: organizzati, militarizzati (Armia Krajowa, il principale sostenitore del governo polacco in esilio, arrivò a 400.000 appartenenti, con stime fino a 600.000), e con la malsana tendenza a voler affrontare l’invasore Nazista (quei tizi che cancellavano copie di file per non farle leggere bruciavano libri che non volevano far leggere) in campo aperto. Non proprio furbi come partigiani, viene da pensare. Effettivamente non lo erano, ma Luttwak in Strategia li giustifica dicendo che volevano evitare di mettere in mezzo civili innocenti, perché se si fossero mischiati troppo alla popolazione, con classiche azioni da partigiani, gli altri polacchi sarebbero stati un bersaglio legittimo per le rappresaglie dei tedeschi (che erano legali, ricordiamolo, se fatte correttamente: il diritto in guerra non è un episodio della Pimpa).

Ovviamente si sperava che tutto andasse per il meglio, ma al momento le notizie che trapelano non sono molto incoraggianti.

Non per niente proprio poco ore fa scherzavo così sul blog di Zwei:

In realtà sappiamo già bene che sugli eReader finiremo a leggere vecchi Urania piratati, timorosi di un’irruzione della SWAT per Pirateria Libraria (classificata sotto Terrorismo Internazionale e la violazione di DRM implica script classificati come WMD dalla NSA che permettono quindi agli USA un intervento nucleare in risposta contro l’Utente Canaglia)

Esagerato, paradossale?
Cito questa interessante affermazione presente nell’articolo:

L’industria internazionale del libro ha dimostrato che continua a resistere contro la criminalità organizzata che attenta al copyright.
(Jens Bammel)

Non suona molto diverso dai discorsi che Giorgino Cespuglio faceva sul terrorismo internazionale. Scommettiamo che se si lanciasse un calzino sporco ai cani della AIE, questi firmerebbero volentieri per dichiarare che gli script, come certi per Calibre, di “distruzione di massa dei DRM” essendo questi una “arma contro il copyright” sono catalogabili come Armi di Distruzione di Massa (WMD).
E se gli USA trovano WMD possono usare WMD in risposta, come nel romanzo Ghost di John Ringo. Un milanese ha lo script per Calibre che leva in blocco i DRM di Adobe? Gli USA spediranno un missile balistico con una testata nucleare su Milano… ops, era solo un proxy e l’utente era di Bari? “Scusate milanesi, manderemo un cesto di frutta per farci perdonare! Sono inconvenienti che capitano! E ora nuclearizziamo Bari.”
La AIE lo accetterebbe con gioia: i pezzi grossi della AIE hanno dimostrato già in passato, all’epoca del tetto sugli sconti e delle defezioni interne, di tramutarsi in cani scodinzolanti affetti da una smodata salivazione non appena sentono anche solo la vaga promessa di un osso.

C’è sempre del lulz nel vedere gli idioti di fronte al mondo dei Numeri Naturali.
“Presto, proibite la comunicazione di quel numero e di qualsiasi altro numero che sottoposto a qualsiasi operazione da parte di un codec dedicato possa diventare QUEL numero!” L’unico modo per difendere la proprietà intellettuale su un numero, che è ciò a cui l’oggetto digitale si riduce (0 e 1 in fila che formano un numero naturale), è di proibire tutti i numeri… ma se tutti quelli che sono proprietari di un numero sono proprietari per estensione di tutti gli altri numeri, in quanto essi sono un modo per risalite al LORO numero protetto, allora il copyright digitale rinnega per definizione il copyright stesso… ma forse bisognerebbe aver studiato l’aritmetica per capirlo, cosa che gli Editori forse non hanno fatto (o preferiscono mentire a riguardo, d’altronde sappiamo già che insabbiano le ricerche sfavorevoli).
Lasciamo stare queste cose noiose.

Però c’è qualcosa di molto più divertente da citare:

Non tollereremo scrocconi che realizzano profitti ingiustificati, privando gli autori e gli editori di quanto loro dovuto.
(Jens Bammel)

Quindi la pirateria ha RIDOTTO i guadagni.
Notate che queste affermazioni vengono fatte da sempre, fin da quando si diceva che le musicassette per registrare i programmi radio avrebbero ucciso il mercato musicale (cazzo, è proprio vero: avete mai sentito un singolo brano importante o sentito parlare di un singolo album importante realizzato dagli anni 1970 in poi? Ah, no, ora mi viene in mente qualcosa…), e non sono mai stati presentati dati affidabili che lo dimostrassero.

Tutte le volte che hanno cercato di condurre indagini serie o è stato dimostrato il contrario, che la pirateria funzionava come una pubblicità che aumentava la base di clienti a pagamento col passaparola, o non si è ricavato nulla di significativo in nessun senso. Senza contare le ricerche andate storte, finanziate per dimostrare il male della pirateria e che poi hanno dimostrato qualcosa di diverso, finite mezze insabbiate allegramente… di una c’era la notizia non molti mesi fa, mi pare.

Vabbè, prendiamo per buono Bammel: i guadagni in fortissima crescita degli eBook dal 2009 in poi negli USA erano tali nonostante fossero colpiti da una erosione significativa. Ricordate che di norma l’idea portata in tribunale è che ogni download equivale a una copia non venduta. E, se non fosse significativa, di certo non si arrabbierebbero così: un’erosione insignificante non minaccerebbe di uccidere il mercato, la musica, il cinema e bla bla bla come detto sempre dall’invenzione della radio in poi.

È un colpo netto contro la pirateria degli ebook su internet: questo era senza dubbio il maggior sito pirata esclusivamente dedicato ai libri [...] E questo è ancor più vero dal momento che sul sito erano scaricabili oltre 4mila titoli in italiano
(Angelo Polillo)

E questo è stato un colpo netto a vantaggio anche del mercato italiano!
Quindi abbiamo la distruzione del principale ladrone dei giusti guadagni degli autori editori e l’eliminazione di questo Evil Overlord fa un gran bene anche al nostro mercato.

Bene!
Quindi questo è un caso di studio valido.
I numeri della pirateria sparati a caso dai vari studi più o meno infondati vanno da, uh, che erode il 40% del mercato italiano e il 20% di quello USA (dati di uno studio su diverse nazioni in cui c’era un legame stretto tra povertà e pirateria… suona un campanellino su “chi pirata comunque non comprerebbe”? No, eh?) a cifre ben maggiori. Più spesso le opinioni sono del tipo “tutti piratano/piraterebbero” e se la pirateria sparisse “il settore sarebbe 5-10 volte più ricco, pioverebbe la manna dal cielo e stormi di quaglie ci sazierebbero e bla bla bla!”.

Bene, siamo a metà febbraio 2012.
Grossomodo sappiamo che i boom degli ebook sono legati al Natale e ai nuovi dispostivi. E grossomodo sappiamo anche che gli eBook, anche nella migliore delle annate possibili, sono cresciuti solo di 3 volte rispetto a quella precedente.
Mi aspetto quindi che, scomparso il grande Ladrone, chi avrebbe usato copie illegali ora le comprerà. Quindi dovremmo avere febbraio 2012 in crescita come vendite, crescita forte rispetto a Gennaio 2012 e ancora più NETTA rispetto a febbraio 2011 e NON giustificabile da nessun evento avvenuto. Però febbraio riceverà solo metà vantaggio! Marzo dovrà avere il DOPPIO della crescita ulteriore ricevuta da febbraio e NON imputabile a nessuna altra possibile causa di nessun genere.

Altrimenti non avrebbe senso combattere la pirateria, se tanto i clienti non comprerebbero lo stesso, no?

Un piccolo indizio, ora.
Il mercato USA nel 2011 per gli eBook è rimasto stabile, grossomodo, nel corso dei mesi sia quando Library era nel pieno delle forze sia quando Library era così moribondo, dall’autunno scorso, che lo si poteva considerare ormai sulla via della chiusura (non accettava più iscrizioni, quindi non stava dietro in nessun modo alla crescita dei lettori digitali).
Io sospetto che non vedremo un boom di vendite causate dagli ex-ladri di eBook che si fionderanno a comprarli in digitale. Magari in ginocchio e col capo cosparso di cenere, additati dai bimbi (“Caro non guardarlo: è un pirata librario, gente che vive con gli zingari e violenta nell’ano i neonati!”). ^_^

Ah, in Italia, essendo noi un notorio (?) popolo di ladri che non rispettano il copyright, il boom dovrebbe essere ancora più grande. Il doppio dell’effetto che dovrebbe riguardare gli USA, se quel 40% italico rispetto al 20% USA che lessi anni fa ha un senso almeno relativamente. Quanto dovrebbe crescere il mercato eBook nel 2012, un buon tre volte? Di più: almeno 5 volte, il Grande Satana è stato abbattuto!
Cinque volte però sulla base di dicembre, quando c’è stato il +50% di scossone di cui parlava Tombolini per l’ingresso di Amazon. E Amazon non è andata via quindi l’effetto è rimasto. Quindi arrotondiamo a 8 volte per marzo 2012 rispetto a marzo 2011 ecc… mese su mese fino a novembre incluso. Poi dicembre potrà rilassarsi crescendo solo cinque volte.
Non so perché, ma ne dubito.

 
P.S.
Giusto perché i numeri sono carini: non avete notato che i libri piratati su Library.nu sono stati stimati in 400.000, che è proprio la stima considerata più attendibile per i partigiani polacchi di Armia Krajowa?

 

The Gentleman’s Guide to Amputation

Scritto da il 24 gen 2012 | Categorie: For The Lulz, Steampunk

Nel caso sentiate il bisogno di amputarvi un braccio o due, seguite questa semplice guida:

Cliccare per ingrandire.
Se qualcuno conosce l’autore dell’immagine, lo segnali Sito dell’autore.

 

Non è Steampunk nonostante lo spirito gonzo-historical tipico proprio dello Steampunk di Jeter o di Di Filippo, come non lo sono i romanzi su Flashman di Fraser, ma io adoro questo genere di cose anche quando non sono Steampunk. Questo tipo di creazioni ispirate al vekkiume fanno parte di quel risveglio di interesse verso il Lungo XIX Secolo che è iniziato a partire dagli anni 1960-1970 ed è esploso negli ultimi anni.
Se non l’avete già letta: breve introduzione allo Steampunk.

Un interesse artistico, storico e culturale che è rilevante almeno quanto la sua diramazione narrativa science-fantasy, lo Steampunk, e che crea un contesto più ampio di interesse e accettazione generale (da nicchia specialistica va verso il mainstream) dentro a cui lo Steampunk vero e proprio può nutrirsi e muoversi… sempre a patto che a uno freghi qualcosa di fare costumi per cosplay o illustrazioni o narrativa che nascano da una sincera passione per il Lungo XIX Secolo e per la fantascienza d’epoca, ovvero che non siano solo un becero inseguimento della moda incollandosi rotelle sul cappello (a questo dedicherò un altro breve articolo).

Ringrazio Marco Viviani per la segnalazione.
 

Il Leone della Narrativa

Scritto da il 25 ago 2011 | Categorie: For The Lulz, Riflessioni, Scrittura

In un articolo precedente ho parlato di una banale ovvietà, ovvero che la scrittura per la narrativa di genere si fonda su questo assioma:

la narrativa di genere deve essere avvincente.

Segue micro-spiegazione:

Le parole non devono essere lì per il gusto della loro bellezza, ma per stimolare, nella mente del lettore, immagini vivide ed emozioni intense, tanto che il lettore dimentichi di star leggendo e si immerga nel mondo narrativo come fosse reale.

Da questo assioma segue la regola dello Show, Don’t Tell visto che è dato come ovvio (verità autoevidente e accettata nei millenni) che Mostrare scene emozionanti cariche di dettagli vividi abbia un impatto maggiore che Raccontare un riassunto asettico di carattere puramente informativo. Mostrare proietta immagini ed emozioni per influenzare la gente, e questo è l’ambito della Retorica (la Narrativa è Retorica, infatti). Raccontare trasporta dati e informazioni, molto più adatto alla saggistica (ma i bravi storici sanno che la divulgazione si fa meglio con qualche dettaglio “mostrato” qua e là).

La scrittura per il comico è un caso a parte, ma thriller, azione, fantasy, fantascienza, rosa, i classici romanzi storici con avventure ecc… sono tutti ben serviti se si ragiona partendo dall’assioma lì sopra.
Sempre tenendo conto del discorso specifico sui testi che sembrano validi in quanto narrativa (perché così sono etichettati), ma che in realtà risultano piacevoli perché vanno a coprire altri campi di interesse del lettore e non per la validità narrativa in sé (commenti da qui in poi).

Già, ok, ma cosa fa la narrativa di genere?
Racconta storie. Dei personaggi vogliono qualcosa, qualcos’altro si oppone a loro, ne risulta del conflitto e in qualche modo finisce tutto. Se un libro diventa una accozzaglia di scene random scollegate, non è definibile come narrativa di per sé: magari i singoli brani sono pezzi di narrativa, ma l’insieme non è una storia.
Fin dal tempo di Aristotele c’è l’idea che una storia debba avere un inizio, uno svolgimento e una fine. Questo è un concetto importante perché di norma sfugge agli autori italiani, in particolare a chi aspira a venire pubblicato (o vomiterà la propria “grande opera” sul mercato come autopubblicato… sigh, ogni giorno il futuro della narrativa mi pare più nero). Troppo spesso il concetto di storia sfugge. E non sto scherzando.

Ecco un pezzetto di un’intervista ad Alan Altieri su Writer’s Magazine dell’ottobre 2007:

La tua visione degli scrittori italiani e della scrittura in Italia?
Domanda da un milione di dollari. Non faccio nomi e non cito titoli, ma in Italia c’è tutta una vasta narrativa che si occupa dei terribili tormenti dell’anima e che per me è da masturbazione mentale. Invece di raccontare delle storie, molti autori raccontano delle emozioni, che nella maggioranza dei casi percepisco come fittizie.

[Aggiunge però che da alcuni anni le cose stanno cambiando. Taglio per andare al sodo]

Molti autori italiani stanno tornando alle origini, cioè stanno tornando a voler scrivere delle storie di personaggi con problematiche, con conflitti, che hanno un inizio, un centro, una fine, e questo è molto incoraggiante, a mio parere.

Come potete vedere, non stavo scherzando.
Spesso agli autori italiani pubblicati, e tutt’ora ai dilettanti in cerca di pubblicazione o che stanno scrivendo il loro “romanzo”, manca proprio l’idea che la narrativa si occupi di storie, mandate avanti dal conflitto e con lo scopo di emozionare i lettori. C’è qualcosa di tragico in un autore famoso che vede con speranza il fatto che finalmente in Italia si inizi a fare ciò che perfino i peggiori ritardati dilettanti fanno all’estero: storie, non seghe.

Alan Altieri. Ha scritto “Magdeburg” e Clio lo detesta.
Clio ha ragione anche se non ama i coniglietti.
Blutta! Blutta! Testa di pigna! Blutta!

 

Non si scrive narrativa per mostrare quanto è figa la propria ambientazione fantasy con gli elfi (identica a mille altre). Si scrive per raccontare una storia: l’ambientazione apparirà per quel che importa nella storia e una buona storia saprà sfruttare i punti di forza/originalità dell’ambientazione (se non ci sono punti di forza, domandati perché cavolo vuoi usare quell’ambientazione inutile). Se ami tanto la tua ambientazione e vuoi donarla al mondo, scrivi un manuale dedicato con cronologia, genealogie, leggende, mappe e ‘sticazzi e diffondilo tra i gruppi che fanno LARP e i siti di GDR (e comunque non fregherà a nessuno).

Non si scrive narrativa per diffondere le proprie idee su qualche argomento. Se devi scrivere un saggio, scrivi un saggio. Se le idee devono esserci è perché funzionali alla storia, come la teoria economica basata sulle materie prime che muove tutta la storia in La Luna è una Severa Maestra. Quindi, in soldoni, sempre alla storia si arriva. Ci sono poi casi in cui le idee (sull’economia) non si notano e pure la storia fa schifo, ma non è questa la sede per parlare di un certo horror per bambini.

Non si scrive narrativa per diffondere la propria opinioni sui Grandi Temi della Vita in modo che la mamma e il salumiere (e i WuMing) ci trattino come “intellettuali”. Se si parla di Grandi Temi è perché muovono la storia. Non si riduce la narrativa a una scusa per parlare di altro, altrimenti vale lo stesso suggerimento di prima: scrivi un saggio. Crichton ha scritto Jurassic Park quando ha voluto parlare di manipolazione genetica, successo mondiale, mentre D’Angelo ha scritto quella porcata de La Rocca dei Silenzi.
Il primo è una storia e proprio perché funziona dal punto di vista narrativo ha emozionato i lettori e di conseguenza portato a discutere di clonazione tra le masse. Bingo, due in uno. Il secondo usa la storia come mera scusa per denunciare in generale gli orrori della manipolazione genetica e fa schifo. Morale della favoletta: anche se l’obiettivo è sensibilizzare il pubblico su un tema che interessa l’autore, lo si ottiene meglio mettendolo al centro di tutta la storia. Drammatizzando i fatti. Mostrando ciò che fa comodo. “Vendendo” una storia avvincente, come fa un bravo pubblicitario o un avvocato.
D’altronde la narrativa è retorica, no? La brutta retorica non convince nessuno.

Si potrebbe proseguire, ma voglio tagliare corto.
Tanto avete capito l’antifona.


 

Se anche si conoscono le Basi della scrittura per la narrativa, non sono sufficienti per poter pensare di scrivere a meno di non aver chiaro anche cos’è la narrativa (raccontare una storia con un inizio, un centro e una fine) e qual è il suo obiettivo (emozionare il lettore, immergerlo nella storia come se la scrittura non esistesse).
Se si ha chiaro tutto, forse, dico forse, si ha qualche speranza di produrre qualcosa di dignitoso. Forse. La scrittura è difficile, richiede molto esercizio e anche i concetti banali (come Punto di Vista e Mostrare) non sono facili da applicare come sembra. A mio parere è più facile imparare a fare editing che imparare a scrivere, ma è solo la mia impressione.

La mia Fiat Punto ha una manuale che dice ogni cosa. In teoria leggendolo si sa tutto su come guidarla, è scritto lì, chiaro come il sole che acceca e manda a sbattere. E infatti se uno non fa scuola guida e non impara a usarla, si schianterà.
Sapere come funziona l’auto è fondamentale ed è un ottimo inizio, quanto meno per curvare si girerà il volante invece di attivare i tergicristalli, ma per riuscire a guidare senza essere un pericolo per sé e per gli altri ci vuole pratica. E ancora si sarà lontani dal livello di guida dello stuntman o del poliziotto addestrato in inseguimenti, professionisti equivalenti allo scrittore capace di produrre narrativa degna di essere pagata (o letta gratis, in fondo il tempo non può essere restituito).

Ma cosa succede se uno “conosce” le regole, ma non ha capito che il tutto è al servizio del raccontare una storia avvincente?
Dal punto di vista narrativo non saprei indicarvi un autore tecnicamente bravo sulle singole frasi nelle scene, ma incapace di tramutarle in una storia o di renderle avvincenti. Di solito gli incompetenti lo sono in tutto: se non si informano su cosa è la narrativa, figurati se lo fanno su come la si scriva al meglio.

Però ho un caso alternativo.
Nel 1731 il Governatore di Algeri regalò un leone a Re Federico I di Svezia. Il Re adorava quel leone e quando morì volle farlo imbalsamare. Sfortunatamente il tassidermista di corte, certamente bravo nel suo mestiere, non aveva però idea di cosa fosse un leone. Non ne aveva mai visto uno vivo e tutto ciò che aveva per lavorare erano ossa, pelle e qualche rappresentazione araldica/farlocca dei leoni.
Fece quel che poteva col fiato del Re sul collo.
Ecco il risultato: un cagnolone sbavante.


Il nobile portamento del Re della Savana!
 


Il regale muso della belva!
 

Riuscite a distinguerlo dagli altri leoni? È Uniko!
Spicca come i romanzi fantasy italiani in mezzo a quelli esteri!

 
Tenete bene a mente cos’è la narrativa e forse il vostro romanzo non assomiglierà a quel leone. Se non conoscete nemmeno le Basi, le “regolette”, sarà peggio: marcio e sfatto, come se il tassidermista non avesse saputo nemmeno imbalsamare gli animali.

Fine del racconto ammonitore per giovani fanciulle.
Ora che sapete i rischi del perdere di vista l’obiettivo finale, non cadete più in errore, mie giovani lettrici. E non abbandonatevi a pratiche di auto-abuso e alla fornicazione. E non mangiate carne rossa, è putrida di batteri come sterco equino. Il dottor Harvey Kellog sia la vostra guida verso una vita sana e onesta. E Gamberetta Hime-sama sia il vostro modello in ogni azione.
^_^

 
Un ringraziamento a Bizzarro Bazar.

 

Eruzione di gusto

Scritto da il 30 lug 2011 | Categorie: Filmati vari, For The Lulz

Un nuovo post della serie iniziata con Lo spezzatino del 15-18. Post intimisti, involuti, come quelli che si possono apprezzare nei blog dei veri autori italiani! Tante parole, nessun concetto utile: d’altronde che non capiscano una ceppa di scrittura è assodato.

Riflessioni sociologiche, sociali, non retribuite, precarie e anali, perché in Italia scrivere di fantasy invece che usarlo come scusa per scrivere merda (tanto è fantasy) imbottita con scemenze finto-intellettuali, è considerato osceno. Il ruolo della donna. Il corpo della donna. Il consumismo. Il consumo del corpo della donna. Il cannibalismo. Formalismo Russo. Todorov. Propp. Prot!

Qualche luogo comune misto su Parmalat o sulla debolezza intrinseca al capitalismo finanziario, ovviamente arrivando anni dopo, quando ormai lo sanno tutti e la cosa è ridotta a banali luoghi comuni. Perché quando certa gente (economisti) dieci anni fa criticava il sistema dell’indebitamento privato, i grandi figoni dell’economia banditesca (fingendo di non conoscere il caso della Corea del Sud) li additavano come socialisti statalisti e primitivi: “spendere più di quanti soldi esistano è il futuro della crescita economica, quello che è successo alla Spagna nel ’600 o alla Corea del Sud poco fa è un Fake di 4Chan! I soldi sono infiniti! il debito non fa male a nessuno!!!!!111oneoneone”

Tutto molto bello, ma non sono stato abbastanza intimista e involuto nel rimbrottare gli autori mongoli finto-intellettuali che dicono banalità ormai banalmente accettate ORA, ché è di moda, invece di dirle anni fa quando ci si beccava insulti e accuse di idiozia retrograda e statalismo socialista.

Riflettere.
Pausa di riflessione.
Ricaricare la bombola delle scoregge?

È così difficile scrivere male come un vero scrittore…
Forse dovrei produrre prima il vuoto pneumatico nel cervello, per simulare lo stato in cui galleggiano i finti-intellettuali avvezzi alle scoregge orali. Quello che ci vorrebbe è anche un commento impegnato, che dica due righe di banalità qualunquiste se possibile, a cui rispondere con un “È proprio così, Carlo” oppure “Ecco, questo mi fa riflettere, Giulio”.
Il ruolo della donna. Il corpo della donna. Il consumismo. Il consumo del corpo della donna. Il cannibalismo. Formalismo Russo. Todorov. Propp. Prot, ma con la goccia questa volta.

Tre manti tremanti su tre monti?
E se l’ascia lascia la scia?
Allora vi lascio un video.

Riflettiamo, tutti assieme.
Riflettiamo come specchi puntati verso piramidi di sterco.

Pausa di riflessione.
Stop.
Rewind: nulla batte la distruzione dell’identità.

 

Un bel programma: Toffee e il Gorilla parlano di Gesù

Scritto da il 13 lug 2011 | Categorie: Bizzarro, For The Lulz, Novità sul Sito, Razzismo/Stereotipi, Riflessioni

Ora che ho più tempo dovrei finire il lavoro con i finalisti del concorso Steampunk, decidere qual è venuto meglio e proclamare il vincitore. Sì, ok, presto lo farò. Ci sarebbe anche da fare il solito post sul mercato degli eBook e vendite negli USA (e anche in Europa), ma ne ho ben poca voglia dato che ormai la loro diffusione sempre maggiore è una banale ovvietà e alla fin fine, in parole povere, conteranno solo i futuri metodi per pagare gli autori (micropagamenti, abbonamenti, chissenefregamenti), di trovare facilmente i libri che interessano nelle librerie online in base ai tag (e non solo al titolo o al genere, spesso mal catalogato e mal cagato) e il modo in cui gli aspetti sociali faciliteranno, come già avviene in altri ambiti, la discriminazione della cacca dalla roba leggibile (le anteprime del testo comunque saranno la cosa più importante per essere “informati” prima di comprare ed evitare le truffe vere e proprie).

Poi potrei anche parlare degli eBook a 99 centesimi. Nei mesi scorsi ne hanno parlato in tanti, in modo inconcludente. Troppa gente che si lanciava a fare articolo al primo o secondo mese di esperimento. Condendo poi la mancanza di dati concreti nei mesi successivi con le proprie “ipotesi”. Bah: i pareri personali valgono quanto la merda. No, grazie, ne ho fatto volentieri a meno di unirmi al muggito collettivo. Ora però, dopo oltre sette mesi, ci sono dati a sufficienza. Per una questione collegata all’esperimento di Derek sui prezzi, preferisco però aspettare l’inizio di Agosto (quando rilascerà i dati di luglio) prima di scrivere qualcosa.

Però non ho voglia di fare un cazzo.
Ho caldo, mi annoio, ho voglia di dormire e di guardare i coniglietti. E ho voglia di leggermi la spazzatura arretrata che mi ero procurata, sia robaccia Steampunk cartacea (nella speranza che tra due titoli su quattro che danno un minino di speranza di essere dignitosi, uno sia davvero decente) che libracci sulla Cina degli anni ’30 (cartacei pure questi) che altra roba varia procurata in eBook piratato.
Per manifestare concretamente (Show) la mancanza di voglia di scrivere un post con dei contenuti intelligenti che vi ho raccontato (Tell), userò questo video:

Qui con i sottotitoli in italiano ▼

Viene dal programma Toffee Ve-Ha Gorilla. È molto bello.
Mesi fa, verso Pasqua, vari siti hanno segnalato questo video (che risale al 2007, mi pare) con toni spesso di sdegno. Mah! A me piace molto e non capisco di che si lamentino questi random retard. Non ne avevo parlato perché non me ne fregava nulla e avevo altri post da fare, però oggi Alberello mi ha segnalato il video, mi ha chiesto di postarlo e mi è tornata voglia di parlarne.

Se una TV in una paese occidentale, bianco e con la sindrome del colonialista pentito come gli USA (ma solo per il passato, non per quello che fa oggi) avesse trasmesso una roba di questo tipo contro gli Ebrei, subito ci sarebbe stato uno scandalo planetario con pippe al sangue e orde di programmi sul risveglio antisemita e sul bisogno di vigilare contro il ritorno del Nazismo e bla bla bla con tanto di teste-di-turbante che si sarebbero fatti saltare in aria in Spagna e Inghilterra “perché sì, ogni occasione è buona per far festa”.
Contro Maometto e i musulmani invece non si può proprio: gli omicidi di registi e artisti, più le minacce di morte contro centinaia di burloni che hanno espresso pareri poco igienici nei confronti dell’Islam, sono un messaggio sufficiente. Senza contare la potente Lobby islamica americana finanziata dagli Emirati Arabi Uniti: nessuno ha così tanti avvocati e soldi da poterli affrontare in tribunale (e in America giusto e sbagliato coincidono con ricco e povero, in tribunale) nei paesi occidentali.

Yeah because Christians have become enslaved by political correctness. You can’t openly rebuke someone for doing this because then you’re anti-semitic or a fundamentalist or an extremist or some crap. Muslim people have a right to be mad when people burn the Koran and whatnot (violence isn’t excusable though) but Christians can’t be upset by anything anymore.

(Un ameriCane che commenta il video)

A me però piace molto lo stesso.
Anzi, mi piace di più proprio perché gli Israeliani hanno fatto ciò che noi retard occidentali politically correct schiavi di minoranze violente di femministe, radical chic succhiacazzi e random retard misti, non abbiamo le palle di fare. Al massimo insultiamo il vaticano e il cristianesimo, ma così è troppo facile, si gioca in casa. Sono buoni tutti a prendersela col cristianesimo (infatti lo fanno): è come sparare contro un’ambulanza carica di pretofili.
La satira libera, non vincolata ad avere una sola religione o a una sola razza come bersaglio, spacca.

Toffee Ve-Ha Gorilla non fa propaganda d’odio, come invece fanno certi programmi per bambini della TV palestinese, ma è una satira contro la propaganda dell’odio.
È vero che ha contenuti razzisti, sessisti, violenti e di insulto libero contro le religioni diverse dall’ebraismo, ma lo fa a scopo di satira contro i programmi israeliani degli anni ’60-’70 che diffondevano per davvero l’odio in questo modo. Israele 40-50 anni, come mole di propaganda dell’odio contro tutti i diversi, non era molto diversa dalla Germania Nazista di 70 anni fa. Forse la differenza maggiore è che i boveri biggoli eBBrei usavano la televisioni più del cinematografo e della radio tanto cari a Hitler, ma non mi pare che l’evoluzione tecnologica sia un’attenuante… ^_^”"

It’s a parody of some of the shows on Israeli state Educational TV, especially in the ’60s and ’70s (some of the sketches are even in black and white, for added effect). The messages are unashamedly racist (against Arabs, Mizrahim, Christians, etc.), chauvinist and violent, holding up a mirror to Israeli society as it were (albeit from a safe distance – placing such attitudes somewhere in the past). The show’s creator describes its political orientation as “socialist-pacifist”.
(Fonte)

Toffee è in bikini per far satira contro il sessismo israeliano. La comicità è volgare, semplice e rozza, per risultare idiota a sufficienza da non poter essere scambiata per qualcosa di serio.
È geniale. Peccato che un simile livello di complessità satirica, tale da richiedere un cervello funzionante, sia troppo per lo spettatore medio italiano e quindi da noi non potrebbe mai funzionare. Come non può funzionare la narrativa decente, visto che ormai a leggere, con la merda che gira da decenni, sono rimasti solo i lobotomizzati a cui piace la merda o che pretendono libri che si leggano a “cervello spento”. Una banda di mentecatti, alcuni (e questo è lo schifo peggiore) con pure il coraggio di criticare il fantatrash nonostante siano solo in grado di fare commenti idioti quando parlano di un testo scritto davvero per esseri umani normodotati. Di cosa si lamentano visto che non si meritano di meglio? Mah: stupidi ritardati del cazzo.

Peccato che pure gli israeliani non siano tanto meglio di noi.
Ho letto in un forum che il programma, trasmesso dall’ormai defunta Bip, è stato interrotto due anni fa perché non piaceva al pubblico. Ci posso credere: le notizie cattive tendono a essere vere. Avevano le palle di fare un programma decente, di attacco contro tutto e tutti (loro stessi compresi), e il pubblico non lo gradisce. Gli israeliani si meritano la nostra merda a base di giornalisti che usano la televisione per vomitare idiozie politicizzate, pacchi da 100.000 euro a botta, veline, MOIGE e femministe ritardate che praticano il terrorismo mediatico per raggranellare soldi. Ecco cosa si meritano.

Aggiungo una parentesi a post ormai concluso. Alberello sei una minchia con le gambette: prima mi chiedi di fare un post e poco dopo, a sorpresa, bruci il video infilandolo nei commenti di Zwei. Fai come il pisello nel video e vai a spargere crema di felicità ovunque.

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