Archivio per la Categoria 'Fumetti e Manga'

  1. Lucca Comics & Games 2012 by Il Duca di Baionette
  2. Segnalazione di "Opey the Warhead" by Il Duca di Baionette
  3. San Valentino da Short Cuts by Il Duca di Baionette
  4. Inaugurazione dell'Osservatorio Fatine by Il Duca di Baionette
  5. Apocalypse Meow - Cat Shit One: anche i conigli fanno la guerra! by Il Duca di Baionette
  6. Mickey Mouse on Speed by Il Duca di Baionette
  7. Il calcio: strumento della Reazione? by Il Duca di Baionette
  8. Lo Steampunk di Lord Cockswain, naturalista by Il Duca di Baionette
  9. Ritorna il fumetto delle Cronache. Evviva. Che gioia. Danziamo. Evviva. by Il Duca di Baionette
  10. Le Cronache del Plagio Emerso by Il Duca di Baionette
  11. Qualche eBook gratis da Random House e un paio di cosette extra by Il Duca di Baionette

Lucca Comics & Games 2012

Scritto da il 09 nov 2012 | Categorie: Fumetti e Manga, Vita del Duca

Quest’anno sono stato per la prima volta a Lucca. Negli anni scorsi non me ne fregava nulla (fino al 2006), non avevo tempo o voglia di organizzarmi (2007-2009), avevo appuntamenti sovrapposti in quei giorni (2010) o me ne ero dimenticato (2011). Quest’anno mi sono ricordato per tempo, quasi due mesi prima, ma invece di organizzarmi con i miei amici di Bergamo, ho ricevuto l’offerta da Angra di andare in camper con lui e la sua fidanzata, risparmiando così sul soggiorno e azzerando i problemi di spostamento da e verso la fiera.

Come avrete letto in giro, questa è stata un’edizione al collasso. Basti ricordare che (comunque vengano conteggiati, non so) il record dell’anno scorso era stato di 155mila visitatori, con una punta di 50mila per la domenica e la fiera nel 2011 era durata ben 5 giorni (contro i 130-140mila su 4 giorni delle edizioni 2008-2010). Quest’anno, con un giorno in meno rispetto al 2011, di visitatori ce ne sono stati più di 180mila con una punta di 56mila di sabato. Il primo giorno, il “calmo” giovedì, pare sia stato equivalente a un sabato degli anni precedenti.


Il cosplay che mi è piaciuto di più.
Non il più bello, ma aveva un fascino virile.

Io sono stato giù per due giorni interi: venerdì e sabato, e a causa della ressa tremenda nelle strade e nei padiglioni siamo riusciti a malapena a vedere una presentazione (BAO Publishing, casa editrice che mi ha fatto una buona impressione, ed erano presenti anche Zerocalcare e Kevin O’Neill), il film Una lettera per Momo alle 17:00 di sabato, la mostra a Palazzo Ducale e girare da cima a fondo solo i padiglioni dei fumetti (editori a piazza Napoleone e autopubblicati davanti alla biglietteria). Nemmeno una scappata al Japan Palace (che mi sarebbe piaciuto vedere) o nella zona Games (che di solito Angra visitava negli anni passati), impossibile. Basta dire che per fare 10-15 minuti di percorso sulle mura, sabato, ci saranno voluti 40 minuti di ressa da incubo.
Fortunatamente sabato siamo arrivati poco dopo l’apertura, così per un’oretta il padiglione degli editori è stato “tollerabile”.

Nell’insieme è stato piacevole, pittoresco, anche se molto faticoso visto che per tutto venerdì (9:30-20:00) e nel pomeriggio di sabato ho indossato i miei normali abiti da Duca al posto di mimetici straccetti borghesi. Faticoso soprattutto per via degli stivali dalla suola troppo rigida, ma a parte un gran mal di piedi e due bolle sui talloni, è andata bene: mi aspettavo di stare più scomodo (al di là del generico male ai piedi, divenuto fastidiosissimo nell’ultima ora e mezza di venerdì grazie anche a una lunga mostra priva di qualsiasi posto dove sedersi), invece ho potuto camminare e sfogliare fumetti senza difficoltà o fastidi di rilievo (giusto tenere il fodero con la sinistra quando camminavo e levarmi un guanto quando sfogliavo o mi serviva il portafogli).

Il tizio a 0:30-0:33 è chiaramente uno squinternato pericoloso che danneggia il decoro urbano e la comune morale:

http://www.youtube.com/watch?v=ny4j7ovBDZc

Le forze di pubblica sicurezza non dovrebbero permettere che simili individui si mostrino così oscenamente in pubblico, non dissimili dall’apertura dell’impermeabile di un maniaco in faccia a bimbe delle elementari!
Quello in tuta da meccanico e maschera da saldatore, subito dietro a destra, è Angra.

Durante i giri, sia nei padiglioni che in strada, sono stato fermato un numero imprecisato di volte per essere fotografato (troppe per ricordarle o cercare di fare un conto un po’ preciso, erano un continuo). Fortunatamente attiravo più i commenti di apprezzamento e le foto da parte dei padri di famiglia di mezza età e degli anziani, che quelli delle signorine: è un sollievo non aver rischiato di condurre a impudici pensieri di fornicazione alcuna fanciulla!
Commenti origliati mentre passeggiavo che andavano da “Guarda il kaiser!” a “Questo mi piace!” (detto leccandosi virilmente i mustacchi). Sfortunatamente nessuno “Scemodimerdavergognati” perché era in buona compagnia con le altre centinaia.

Sono stato intercettato, grossomodo, una dozzina di volte dai miei lettori (quasi tutti lurker). Cosa che ho trovato piuttosto incredibile visto che ero vestito in modo normale, senza alcun costume appariscente di sorta, e non avevo nemmeno il mio tipico aspetto di coniglietto rossiccio! Curioso, invero, curioso. Ero un po’ di fretta, per cui in un paio di casi non ho potuto che scambiare rapidi saluti e fare una foto: come compensazione per il mio poco tempo dedicatovi, vi permetto di avere pensieri impudici su di me nelle prossime 48 ore (no, non sto corrompendo nessuna fanciulla: ovviamente erano maschi).


La prima è proprio la prima che mi ha fatto un lettore, venerdì mattina.
Se volete vantarvi di aver goduto della visione del Duca da vicino, usate i commenti.

Sfortunatamente avevo gli occhi un po’ stanchi/secchi (me ne ero accorto nei due giorni precedenti, in cui le ho tenute per parecchie ore) e ho dovuto evitare le lenti a contatto. Ad avere indosso le lenti avrei fatto ogni foto col monocolo, non solo una manciata…

Se mi avete fotografato mi farebbe piacere ricevere la foto via mail (magari ditemelo se non volete renderle pubbliche) o segnalata qui con un link nei commenti. Con “mi farebbe piacere” intendo: sbrigatevi o la prossima volta porterò il frustino di pelle e vi costringerò a fare le cosacce sadomaso fuori dal matrimonio (offerta valida solo per il pubblico maschile).

A parte la ressa abnorme e il parcheggio selvaggio, camper ovunque (direi, con gli alberghi pieni con largo anticipo) in ogni spazio disponibile, anche i cellulari erano spesso KO, incapaci di agganciarsi, riproponendo scenari pre-2000 in cui la gente, non potendo contattarsi, si dava appuntamento in posti prefissati in caso di separazione. O provava 20-30 volte a telefonare prima di riuscire a beccare l’altro. Insulti liberi contro il collasso dei cellulari orecchiabili qua e là. Le uniche due volte che ho dovuto chiamare con una certa urgenza (per far capire a Siobhán dove poteva trovarmi), il cellulare ha funzionato al primo colpo. D’altronde io sono il Duca.

Ho comprato anche qualche fumetto e un libricino che mi sono parsi interessanti.
Lascio solo la foto e i titoli. Magari scriverò un articolo in futuro, appena avrò tempo. Per ora dico solo che il fumetto su Gesù è molto bello e il libretto sui Giappominchia è piacevole e non sono pentito di averlo preso, ma non è nulla di straordinario (speravo in più cattiveria e più spunti divertenti).

Giappominchia – studio semiserio sul fanatismo nippofilo, Giulia Marino, Kappa Edizioni.
Le Sentinelle – 1914, Xavier Dorison ed Enrique Breccia, Edizioni BD.
Era la guerra delle trincee, Tardi, Edizioni BD.
Ganassa’s Artwork Gallery, Alessandro “Ganassa” Mazzetti, Arcadia Edizioni.
La Lega degli Straordinari Gentlemen – Century, Alan Moore e Kevin O’Neill, BAO Publishing.
Gesù, Stefano Antonucci e Daniele Fabbri, edizioni Made in Kina (area autopubblicati)
Hunters J, vol. 01, Valeria “Tenaga” Romanazzi, Tenaga Comics (area autopubblicati)

In conclusione infilo un po’ di commenti sulla ressa raccolti su Facebook, giusto per dare il punto di vista di qualcuno più esperto di me sui precedenti Lucca Comics & Games:

una Lucca un po’ anomala..al collasso la logistica e gli spostamenti sono stati un vero incubo. [...] secondo me dovrebbero valutare l’opportunita’ di mettere in funzione delle navette continue che colleghino i due capi piu distanti della fiera (japan palace – games) non è pensabile impiegare due ore a piedi in mezzo alla folla per arrivarci [...] credo che il fatto che l’1 fosse gia festa non abbia aiutato per nulla. di solito il primo giorno si riesce ancora a girare con moderato agio…ma giovedi era come sabato da subito *_*

(Giorgia Vecchini, cosplayer molto conosciuta)

un caos del genere non l’avevo mai visto, in 19 anni di onorata presenza lucchese…

Ai games sono riuscito a entrare [...] solo venerdì. Sabato era da suicidio. “Logistica al collasso” è un eufemismo. X il 2013 va ristudiato l’intero planning!!

L’idea di mettere gli editori insieme non era male, ma lo stand di Piazza Napoleone è diventato davvero troppo piccolo. Sabato era impossibile da percorrere.

E’ sempre stata organizzata male Lucca, anche se ”organizzata” è un termine che stride…
Cartoomics Milano è “organizzata”, Lucca sono tendoni di plastica sparsi in malo modo e l’unica cosa che ti fa capire che c’è un organizzazione sono i ragazzini all’interno dei tendoni che ti intimano di infilare il braccialetto del pass al polso…

anche venerdì? Non so, io ci sono stato la mattina ed era ancora vivibile, con un po’ di sforzo. Ma sabato davvero c’erano le mandrie con la protezione civile che faceva da spartitraffico.

Chi di voi c’è stato, e magari è stato anche in altre edizioni, ha dei commenti da lasciare?
E voi lurker fate un’apparizione e mandatemi le foto! O le mutandine usate, nel caso delle fanciulle (ovviamente al solo scopo di verificarne la corretta conformazione igienico-medica, organoletticamente).

 

Segnalazione di “Opey the Warhead”

Scritto da il 28 ott 2012 | Categorie: Bizzarro, Conigli, Fumetti e Manga

Una decina di giorni fa sono stato contattato da un mio lettore, Skalda, che per passione manda avanti una casa editrice specializzata in fumetti, ProGlo Edizioni, legata all’Associazione Culturale Prospettiva Globale (blog e sito). Quelli che stampano anche i volumi di “A” come Ignoranza del geniale Daw.

Skalda mi ha segnalato che uscirà, immagino in tempo per il Lucca Comics & Games 2012, la traduzione dei primi quattro episodi di Opey the Warhead di Zac Allen Crockett, con il titolo italiano di Opey il ragazzo bomba.
Cartaceo, visto che non hanno ancora trovato una soluzione che li soddisfi per il digitale. Effettivamente, con la risoluzione ancora prevalentemente 600×800 e gli schermi piccoli, non è facile rendere digitale un fumetto le cui tavole sono pensate per il formato rigido della carta (con DPI e dimensioni ben superiori).

Motivo per cui poteva interessarmi secondo Skalda: è fantascienza e ci sono i coniglietti (e hanno un ruolo non marginale nella storia).
Ho letto il pdf bozza della versione italiana e, seppure tra alti e bassi, mi è piaciuto a sufficienza e penso che valga la pena segnalarlo. Sopratutto per via dei coniglietti. In più è possibile leggerlo gratis in inglese, incluse le prima 18 pagine dell’episodio cinque, sul DeviantArt dell’autore. Nessuno è costretto a spendere per il cartaceo, se non gli interessa averlo.

Storia in breve.
In un mondo post-apocalittico in cui i bambini nascono nei centri di clonazione perché un virus ha ucciso gran parte dell’umanità, risparmiando in massa solo uomini impotenti e donne sterili, Opey (diminutivo di Oppenheimer) è una ragazzino a forma di bomba atomica che affronta la scuola pubblica (a forma di carcere, in cui si spaccano pietre nell’ora di ginnastica). Il padre di Opey è un citrullo fanfarone sposato con un robot, mentre della “vera” madre di Opey non si sa nulla di preciso (a parte un’inquietante pagina nel primo episodio e qualche altra immagine nel quarto) e il padre si rifiuta di parlarne con Opey.

Il dottor Adam Everest. Sento una vaga somiglianza.

All’inizio i tre bulletti della classe hanno paura di Opey perché temono che possa arrabbiarsi ed esplodere, ma appena capiscono che è inoffensivo iniziano a pestarlo e maltrattarlo a piacere. Visto che i tre bulletti sono l’intera classe, per Opey le cose non vanno molto bene. Citando l’autore sono “the misadventures of the world’s saddest superweapon”.

Le geniali idee del padre per rendere Opey più popolare.
Sempre di grande successo.

La storia surreale va avanti tra tavole divertenti e tavole “meh” o, talvolta con bizzarrie che sono più idiote che piacevoli (la storielle del padre di Opey su api e uccelli era cretina in modo rivoltante, non faceva nemmeno sorridere). Anche la qualità del disegno e dei dialoghi varia. Il primo episodio è del 2007 e il quinto (in corso) è del 2012. Ci sono alti e bassi nei disegni anche nel quarto episodio (qui Aria sta avanzando a passo deciso, ma sembra in posa plastica) per cui non è che sia diventato un genio col passare del tempo né vi sono stati significativi miglioramenti.

Perfettamente resa la differenza tra la ragazzina intelligente e i tre bulletti scemi.

Assolutamente insensato e improponibile la pagina finale di ogni episodio, quando appaiono due otaku rincoglionite e l’autore stesso per anticipare i contenuti dell’episodio successivo. Utili quanto un tizio che tra un episodio e l’altro di un telefilm apparisse per dire che la storia è finta e parlasse direttamente agli spettatori. Poteva evitarselo. Le due otaku sono insopportabili (e nella prima apparizione sono disegnate da schifo).

Arrivato a metà lettura non ero sicuro di segnalare Opey, anche perché di conigli ne era apparso uno solo e la qualità complessiva dell’opera, a livello narrativo e di bizzarria intelligente, non era entusiasmante. Carino in generale, bello in alcuni punti, e pittoresco ma non tanto da giustificare una segnalazione su Baionette.

La prima pagina del secondo episodio faceva presagire bene,
ma poi di conigli nella storia non se ne sono visti altri fino al quarto.

Poi è arrivato l’episodio coi coniglietti, il quarto.
Bellissimo. Una storia molto triste, del tipo che piacciono a me, con al centro un coniglietto traumatizzato dall’essere stato strappato alla madre e che rifiuta di mangiare e di giocare.

Nemmeno l’essere affidato all’unico studente “decente” della classe, la ragazza, migliorerà la sua condizione.

Qui è uguale a una persona che conosco,
a cui era ispirata questa vecchia nota su Facebook.

Adoro le storie tragiche di coniglietti sfortunati, possibilmente orfani. Forse perché ritengo che l’apice narrativo, l’ideale a cui una storia dovrebbe puntare, sia stato raggiunto da La Piccola Fiammiferaia, quando muore assiderata e preda delle allucinazioni a due passi dai ricconi che si ingozzano al caldo col cenone di Capodanno, perché se tornasse a casa per sopravvivere al gelo il padre la ammazzerebbe di botte.
Potete già immaginare, dai miei gusti, che il coniglietto non finirà l’episodio felice e contento.

Se vi piace e volete comprare l’edizione italiana, potrete trovarlo (credo) presso lo stand di ProGlo Edizioni a Lucca oppure ordinarlo sul loro sito. Secondo me merita una lettura.

 

San Valentino da Short Cuts

Scritto da il 14 feb 2012 | Categorie: Fumetti e Manga

Su Wikipedia potete trovare spiegazioni più dettagliate sulla festa di San Valentino in Giappone, ma sintetizzando molto: le ragazze regalano cioccolato, comprato o fatto da loro, ai ragazzi per cui provano interesse. Tipicamente come occasione per iniziare una relazione tra adolescenti.

Sintetizzando un po’ meno: l’abitudine può anche essere, in base all’ambiente, che tutte le dipendenti femmine regalino cioccolato a tutti i colleghi di lavoro maschi, dimostrando disprezzo-amicizia in base al tipo di cioccolato donato, dall’ultra economico a quello preferito dal tizio. Facciamo un esempio: se Clio/Tenger avesse come colleghi DagoRed e Zwei, regalerebbe al primo del surrogato che sa di cenere e al secondo un pisellone di duro cioccolato nero con l’interno burroso in cioccolato bianco. Semplice, no?

In più le ragazze possono scambiarsi cioccolato tra di loro, se sono molto amiche. Per il resto cercate info altrove.

Ora la striscia:


Clicca per ingrandire

Fonte: Short Cuts di Usamaru Furuya, volume 1.
Trovate i due volumi su Manga Traders oppure su IBS (qui e qui).

Ho ancora l’influenza, gli articoli decenti non coniglieschi sono rimandati alla settimana prossima.
Fine post.

 

Inaugurazione dell’Osservatorio Fatine

Scritto da il 01 nov 2010 | Categorie: Fantasy, Fatine, Fumetti e Manga, Storia, Storia Militare

Ho già accennato in passato all’esistenza delle fatine e al fatto che vi sia stato un complotto dopo la Prima Guerra Mondiale per farle “scomparire”. Una sorta di Operazione Paperclip per acquisire tutte le fatine d’Europa in contatto con gli umani e impiegarle nell’esercito statunitense allo stesso modo in cui già l’esercito imperiale tedesco le impiegava con notevole successo nel ruolo di portaordini, di esploratori e di osservatori per il tiro dell’artiglieria (su questo tornerò in un prossimo articolo).

Durante la guerra russo-giapponese del 1904-1905, i due attaché inviati dalla Germania (il maggiore Gunther von Etzel e il capitano Max Hoffmann) si accorsero che se i giapponesi avessero impiegato le fatine avrebbe potuto conquistare Port Arthur con mesi di anticipo: non sarebbe stato necessario conquistare la Collina 203 per mettere osservatori umani visto che le fatine avrebbero potuto volare ad altezza sufficiente senza essere viste dal nemico, controllare dove atterravano i colpi e scendere a riferire.

Port Arthur, dopo mesi di assedio e bombardamenti alla cieca, cadde in soli cinque giorni non appena l’artiglieria poté ricevere informazioni precise su come correggere il tiro per distruggere la flotta russa e l’Arsenale. Le fatine non sarebbero state rapide come il telefono nel permettere di correggere il tiro, dovendo fare avanti e indietro in volo per comunicare, ma di certo l’assedio non sarebbe durato così tanto!
In non più di due settimane, racconta Max Hoffmann, Port Arthur sarebbe potuta cadere sotto il tiro dell’artiglieria direzionata dalle fatine, evitando tutti gli inutili massacri necessari alla cattura della Collina 203.

Nonostante i giapponesi avessero già nell’esercito molte strane creature come i Karakase-obake (che ebbero raramente l’occasione di mostrare il loro valore come unità paracadutate nel corso della seconda guerra mondiale) o i Bakezori (che agivano come mine antiuomo, sbucando dal fango e strappando i piedi a morsi), la Terza Armata Giapponese non disponeva di nessuna fatina addestrata per quel compito.

Max Hoffmann nel 1913.
“Le nuove artiglierie richiedono un nuovo modo di pensare il ruolo delle fatine” (1905)

Sto divagando. Come detto tornerò al ruolo delle fatine nell’esercito tedesco in futuro.
La cattura di esseri fatati, in particolare fatine, da parte delle autorità americano causò una fuga dei superstiti che si nascosero sui monti, come i partigiani, e ridussero quasi a zero i contatti con l’uomo. Se fino alla seconda guerra mondiale era ancora possibile trovare tracce di fatine nell’esercito tedesco, seppur sospettate dai nazisti di simpatie monarchiche, da ormai più di sessanta anni il mondo fatato ha tagliato i ponti col nostro. Incontri con gnomi, fatine e spiritelli che sarebbero stati normali nel 1899, ora si riducono a fantasie di malati di mente e allucinazioni sotto l’effetto di droghe. Solo in rarissimi casi, ormai, le fatine si mostrano agli uomini. Spesso chi ha la possibilità di vederle, o di vedere altre creature strane, si rifiuta di farne parola per non apparire un malato di mente.

Qui sta la forza del “disarmo fatato” portato avanti dagli americani, nel lavaggio del cervello collettivo. Ora, nella guerra moderna, può sembrare ridicolo, ma quando gli americani nel 1919 iniziarono la caccia alle fatine, queste erano davvero in grado di svolgere compiti di intelligence e comunicazioni per cui non esisteva nessuna tecnologia sostitutiva (i ridicoli piccioni viaggiatori nella seconda guerra mondiale spesso sono storie di copertura per l’impiego alleato di fatine). Per questo gli americani non solo cercarono di procurarsi tutte le fatine possibili, attirandole con promesse di denaro e gloria o più spesso chiudendole in gabbia con la forza, ma costruirono una nuova “storia” cancellando dai libri ogni riferimento realistico al mondo fatato.

Woodrow Wilson, presidente degli Stati Uniti dal 1913 al 1921.
Con le sue idee scellerate fu responsabile del caos etnico nei Balcani durante il Ventesimo secolo e della deportazione di centinaia (migliaia?) di fatine negli Stati Uniti.

Non ci volle molto a requisire i libri che parlavano seriamente di fatine (la maggior parte erano opere stampate dagli Stati Maggiori degli Imperi Centrali) e a ridurre tutti gli altri riferimenti a elementi fantastici immaginari, come abbiamo già visto nel caso del fantasy nell’Inghilterra Vittoriana. Ciò che era vero e normale, ad esempio le fatine spogliarelliste in certi locali delle capitali europee, divenne un elemento “inventato”, semplicemente parte di un interesse per il fantastico dovuto alla crisi di fine secolo e ai timori verso un mondo moderno in cui la tecnologia non era più solo fonte di speranza. Tutte teorie costruite dopo, a tavolino, da professori e scienziati prezzolati per nascondere la verità.

In pochi decenni quelli che ancora ricordavano gli incontri avvenuti in gioventù con le fatine o gli gnomi si erano ormai convinti che fossero state fantasie (o tacevano per non rischiare il manicomio, luogo in cui la Scienza Ufficiale collocava i “dissidenti”). Le nuove generazioni non conoscevano e non conoscono più la Verità.

 
Per questo ho deciso con Gamberetta di fondare l’Osservatorio Fatine.
Gamberetta, messa di fronte alla quantità di informazioni e di prove, si è convinta anche lei della loro esistenza. Potete leggere il suo articolo dedicato all’inaugurazione dell’Osservatorio qui. È molto bello. Vogliamo raccogliere tutto il materiale possibile dedicato alle fatine, sia realistico che di invenzione. Ci interessano storie vere di fatine, testimonianze, prove, ma anche romanzi, fumetti, film, racconti. Tutte le opere degne di nota troveranno posto nella pagina dell’Osservatorio Fatine.

È importante diffondere di nuovo le fatine tra la gente, cominciando dalla loro presenza come personaggi inventati: da troppi decenni le fatine, grazie al lavaggio del cervello americano, sono diventate un elemento del fantasy fanciullesco e ridicolo, molto meno “serie” di orchi e nani che si picchiano come forsennati (vabbè, stendiamo un velo pietoso). Questo stato di cose deve finire. Le fatine devono riconquistare il loro posto nell’immaginario e un giorno, con l’aiuto di tutti, quando i ricercatori non metteranno più da parte con una risata i riferimenti alle fatine nei documenti d’epoca sfuggiti alla distruzione americana, le fatine ritroveranno anche quello nella storia.

The Manga Guide to Databases

Un bell’esempio di manga/manuale con protagonista una fatina è The Manga Guide to Databases che potete scaricare da gigapedia o rintracciare sui circuiti di P2P. Fa parte di una serie di testi in cui i fumetti vengono usati per spiegare in modo semplice materie come la statistica, la biologia molecolare, la fisica (ce ne è anche uno dedicato solo all’elettricità, utile per chi fa Fisica II o Elettrotecnica). Sono scritti bene e sono chiari, anche se mi risulta che solo quello dedicato ai database abbia una fatina.

La guida manga ai database ha anche il pregio di essere un’opera veritiera sulle fatine. Data la loro notevole intelligenza e capacità di organizzare e vagliare informazioni, le fatine occupavano posti di rilievo negli Stati Maggiori e nei servizi segreti dei paesi occidentali prima del 1918, ma alcune lavoravano anche per banche o per i ministeri degli interni. Chi meglio di una fatina può svolgere il ruolo di insegnante in un problema di organizzazione e uso delle informazioni?

La storia segue le vicende del Regno di Kod, un paese agricolo specializzato nell’esportazione di frutta, inguaiato dall’incapacità di mantenere aggiornati i prezzi perché non usa database, ma file diversi per ogni dipartimento che si occupa del commercio della frutta. La principessa Ruruna, sommersa dalle scartoffie, viene salvata da un regalo inviatole dal Re mentre è in vacanza all’estero: un libro dedicato ai Database (una strana tecnologia straniera) con allegata Tico, la fatina insegnante.
Molto piacevole da leggere. ^_^

La fatina Tico spiega cos’è la primary key

 
Chiunque può contribuire all’Osservatorio Fatine. Qui sotto potete trovare tutte le informazioni per inviare le vostre segnalazioni. Il Duca e Gamberetta sono sempre interessati a ricevere materiale o, meglio ancora, informazioni di prima mano sulle fatine.
Vi aspettiamo!

Osservatorio Fatine
Linee Guida


 
 Come segnalare
— Mandate una mail a osservatorio.fatine@gmail.com.
— Lasciate un commento all’Osservatorio Fatine presso Gamberi Fantasy o presso Baionette Librarie.

 
 Le segnalazioni devono riguardare le fatine
— La fatina è una creaturina antropomorfa dotata di ali.
— Rimane una fatina anche se possiede una coda, orecchie a punta, zanne, artigli, impianti cibernetici o altre caratteristiche simili. Tuttavia le creaturine che sono dichiaratamente demoni o robot non sono accettabili.
— Se la fatina non ha le ali non è una fatina, anche se può volare altrimenti.
— Se la fatina ha le ali ma ha perso la capacità di volare, rimane una fatina.
— Se la fatina non possiede poteri magici, rimane una fatina.
— Le fatine mutaforma sono accettabili, a patto che la forma antropomorfa con ali sia la principale.
— Fatine delle dimensioni di un bambino o di un umano adulto non sono fatine, ma fate. Le fate non sono accettabili.
— Nelle vostre indagini, tenete presente che il termine inglese “fairy” include sia le fate sia le fatine. Perciò verificate la presenza nello specifico di fatine.
— In nessun caso sono accettabili fatine “metaforiche”. Cerchiamo risorse che riguardino fatine vere.

 
 Per romanzi, racconti, film, anime, videogiochi, manga e fumetti
— Le fatine devono essere protagoniste o co-protagoniste. O come minimo le fatine devono svolgere un ruolo determinante per la storia. Non basta la loro mera presenza come comparse o personaggi secondari.
— L’opera deve essere stata regolarmente pubblicata, in Italia o all’estero.
— Le opere amatoriali sono accettabili se distribuite gratuitamente e previa verifica del livello qualitativo.
— Le opere amatoriali italiane devono essere segnalate solo via mail a osservatorio.fatine@gmail.com, vorremmo evitare spam nei commenti.

 
 Per articoli e saggi
— Sono accettati articoli e saggi di carattere scientifico, storico o culturale.
— Le fatine devono essere l’argomento principale dell’articolo in questione o, nel caso dei saggi, come minimo ci devono essere capitoli dedicati.
— Tali saggi e articoli devono essere veritieri. In altre parole saranno rifiutati tutti quegli articoli o saggi che negano l’esistenza delle fatine.
— I documentari sono ben accetti se rispettano le linee guida.

 
 Testimonianze
— Sono accettate testimonianze di incontri con le fatine.
— Incontri avvenuti nel mondo fisico. Non sono accettate testimonianze di incontri in sogno, via corpo astrale o simili.
— Se personalmente avete incontrato le fatine, ditecelo, saremo felici di ascoltarvi.
— Se la testimonianza è corredata da fotografie o filmati sarebbe splendido.

 
 Cosa non segnalare
— Disegni di fatine (almeno per ora).
— Romanzi e cartoni animati per bambini piccoli. Romanzi Young Adult sono accettabili.
— Libri illustrati di fatine, a meno che non siano disponibili via P2P o per volontà dell’autore.
— Siti che vendono statuette di fatine o altri gadget simili.

 
 Varie ed eventuali
— Sentitevi liberi di segnalare ogni altra risorsa sulle fatine che ritenete interessante.
— In ogni caso ci riserviamo il diritto di aggiungere, togliere, rifiutare o accettare segnalazioni a nostro insindacabile giudizio.
— Per ogni dubbio o domanda o per discutere di fatine scrivete a osservatorio.fatine@gmail.com.

 
Icona per Baionette Librarie Il Duca Carraronan.
Icona per Gamberi Fantasy Chiara Gamberetta.

La fatina Maple
La fatina Maple

Invito tutti a far conoscere l’Osservatorio Fatine segnalandolo nei propri blog o dovunque ragionevolmente possibile (no spam, per favore). Se volete linkare le linee guida nei vostri articoli, usate questo URL che rimanda al box sul sito di Gamberetta oppure questo URL che rimanda al mio.

 

Apocalypse Meow – Cat Shit One: anche i conigli fanno la guerra!

Scritto da il 20 lug 2010 | Categorie: Anime, Conigli, Fumetti e Manga, Rabbit Weird

È finalmente uscito il primo episodio di Cat Shit One, l’anime in computer graphic con protagonisti due coniglietti delle forze speciali statunitensi in azione nell’attuale Medio Oriente, combattendo contro i dromedari afgani.
La serie, di cui non so quando ci sarà un secondo episodio (sigh), è trasmessa su YouTube in HD per i residenti in Giappone. Si trova fansubbata in inglese senza problemi (io ho visto la release di Pretentious) e c’è anche una release italiana a cura dei Bowling Ball Fansub. Qui sotto i due trailer, quello vecchio e quello nuovo.

Potete notare la differenza tra la prima versione in cui c’erano schizzi di sangue e la nuova in cui al loro posto ci sono “fumate” più o meno insensate. È una censura accettabile che non danneggia il nucleo dell’episodio e mette al riparo da possibili accuse di eccessiva violenza (dato il tema e i connotati razzisti nelle rappresentazioni antropomorfe delle diverse popolazioni), ma avrei preferito non vederla.

L’episodio ha una qualità complessiva altissima. Le animazioni sono ottime, straordinariamente al di sopra degli anime che a ogni stagione fanno capolino nelle TV giapponesi (e che nonostante la qualità non sempre alta, e le paghe da morte per fame dei disegnatori, costano uno sproposito a episodio). Un livello di qualità che definirei anti-economico per un prodotto simile (il miglior episodio di qualsiasi cosa visto in due anni).
Ennesimo schiaffo morale per i retrogradi e gli incompetenti che guardano dall’alto in basso sempre e comunque i prodotti giapponesi, forti della propria ignoranza condita con pretese intellettualoidi pseudo-razziste per cui “ciò che fanno le scimmie gialle al massimo è merda e imitazione” (invece i nostri soliti elfi e i vampiri adolescenti sarebbero grande innovazione! C’è più creatività, seppur condita con puttanate, in una sola annata di anime che in anni di narrativa letta dai suddetti intellettualoidi).

La qualità non è solo nella grafica, ma in ogni aspetto, inclusi i dettagli armieri e tattici che pongono l’opera per credibilità al di sopra della massa delle produzioni Hollywoodiane. C’è rispetto per l’intelligenza dello spettatore, senza rinunciare all’azione, come dovrebbe avvenire SEMPRE (in particolare nella narrativa). Un prodotto maturo e affascinante, degno erede del manga Apocalypse Meow.
Ammirate l’uso privilegiato del fuoco semi-automatico (e l’assenza di lunghe raffiche che sono considerate da decenni solo uno spreco di munizioni), dell’avanzata sfruttando le coperture, l’attacco a sorpresa aggirando, l’ottica del fucile di Botasky che perde il bersaglio dopo lo sparo a causa del rinculo ecc…

Pura Arte

Tornando alla qualità delle armi rappresentate, si possono vedere in mano ai cammelli AK-47, RPK (mitragliatrice leggera di squadra) e perfino un AKS-74U (reso famoso dai video di Bin Laden), oltre ai classici RPG-7 ex-sovietici, accessorio immancabile del vero pastore di capre afgano! I conigli invece maneggiano un’ottima pistola STI EDGE (una costosa erede high-tech della Colt 1911), un fucile da battaglia Mk.14 Mod 0 (a me sembrava un M39, ma la canna più corta non mente: è il modello sperimentale precedente di “potenziamento” del vecchio M14) e un fucile d’assalto SR-47 (arma che esiste solo in sette esemplari: era nata per l’esigenza dei soldati americani di poter impiegare munizioni in 7,62×39 catturate agli afgani, visto che se ne trovavano tonnellate ovunque, al posto di farle saltare in aria ed evitando così i problemi di logistica per ottenere munizioni da 5,56×45… il progetto venne abortito perché le munizioni che si trovavano nelle buche, produzioni cinesi e di vari paesi ex-sovietici tutte dissimili, avevano proprio la qualità che ci si può aspettare da qualcosa rimasto sepolto per anni o decenni!).
Ringrazio imfdb.org per avermi risparmiato la fatica di prendere gli screenshot da solo. ^_^

Per chi vuole cercare inutili simbolismi, si può notare come il SR-47 del volitivo Packy (un fucile semplice, essenziale) contrasti con l’ingombrante e super-accessoriato EBR di Bota, personaggio molto più insicuro (compensazione armiera?).

Nemmeno “Cat Shit One” è immune al fenomeno del fan service :-P

Passiamo al manga Cat Shit One, intitolato Apocalypse Meow nella versione inglese. Ne avevamo già parlato più di un anno fa, ma non gli avevo mai dedicato un articolo. Il titolo è naturalmente ispirato ad Apocalyse Now, con un Meow perché i vietnamiti sono rappresentati da gatti. È un manga ben realizzato, con missioni realistiche, personaggi credibili (i tre conigli principali, Perky -il Packy dell’anime-, Bota e Rats, sono tutti ben caratterizzati) e gergo tecnico sfruttato in modo intelligente (non ci sono mai infodump, ma per le sigle più ostiche ci sono note in fondo alle pagine). L’autore si è preso una piccola libertà spostando l’attentato al ristorante My Canh dal 1965 al 1968, poco dopo l’offensiva del Tet, ma in generale i volumi sono storicamente coerenti e contengono alcune pagine di approfondimenti sulle forze speciali e sul conflitto in Vietnam.
Cultura e intrattenimento assieme. ^_^

Trovate i tre volumi in inglese su mangatraders, ma non sono disponibili quelli di Cat Shit One 80 (in cui i conigli sono alleati degli afgani contro l’invasione sovietica).


Anche alcune immagini storiche del conflitto hanno trovato posto in Cat Shit One

Gli americani sono conigli per un valido motivo: USAGI (coniglio) suona come USA G.I. ovvero “soldato statunitense” (da G.I., un vecchio modo per chiamare i soldati americani). Ho trovato delizioso l’abbinamento animale-nazione, fatto sfruttando stereotipi e informazioni storiche: i francesi, che hanno ridotto così il Vietnam e che non erano veramente al fianco degli USA (molti imprenditori francesi finanziavano i Viet Cong per coprirsi le spalle in caso di vittoria comunista), sono solo dei “maiali”; i coreani, mangiacani nell’immaginario giapponese, sono diventati proprio “cani”; i cinesi sono “panda”, animale simbolo; I russi sono “orsi”, animale da tempo abbinato alla Russia (già all’epoca della Guerra di Crimea il principe ereditario era rappresentato dalla propaganda inglese come un orsacchiotto frignone) ecc…

Russi, Cinesi e Vietnamiti

Oltre che fornire una gradevole possibilità di riconoscere sempre le nazionalità a colpo d’occhio, la scelta fatta permette anche qualche scena divertente: ad esempio quando il ratto inglese vuole farsi passare per un canguro australiano, lol! Il fatto che la nazionalità si capisca al volo sta a indicare che all’epoca tutti sapevano che c’erano dei SAS britannici in Vietnam (oltre a quelli australiani, che invece potevano operare lì) e anche soldati di altre nazioni che in teoria non avrebbero dovuto inviare nessuno perché esterne alle “operazioni di polizia” americane. Viene sollevato più volte il problema dei possibili incidenti internazionali quando i conigli incontrano i consiglieri militari russi e cinesi o quando, nel secondo volume, vengono aggregati alla squadra quattro giapponesi (il Giappone NON poteva inviare soldati, a malapena può avere un esercito difensivo, secondo la Costituzione!) che devono completare l’addestramento nella giungla per diventare “ranger”.

I Giapponesi: vere e proprie “scimmie” gialle ^_^.
E anche Bota ha sempre qualcosa da dire contro di loro.

Oltre ai vantaggi in termini di LULZ, l’uso degli animali ha migliorato molto la resa grafica. L’autore (Motofumi Kobayashi) non è un genio del disegno e se si guarda l’episodio in fondo al primo volume, un capitolo bonus del precedente Dog Shit One, si può vedere che è molto meno realistico l’umano come umano che non il coniglio come coniglio. L’idea di usare i conigli gli era venuta per prima, ma l’autore per timore (condivisibile) che sembrasse una cretinata aveva messo delle persone… però con le persone non riusciva a farsi davvero entusiasmare dalle vicende e Dog Shit One finì abortito. Avrebbe dovuto seguire il suo istinto dall’inizio e sfruttare la buona idea che gli era lampeggiata nel cranio…

I think it was around 1989, soon after the fall of the Berlin Wall, when I got the idea for Apocalypse Meow. I was watching Tour of Duty on video, and I thought to myself, “I could tell the same kind of story about the Vietnam War using rabbits, and it would be good.”

Dog Shit One con gli umani è stato un fallimento, senz’anima, mentre Cat Shit One con i conigli è stato un piccolo successo. Questo dovrebbe far accendere la lampadina nel cervello degli scrittori: se vi capita un lampo di genio su un dettaglio chiave “strambo”, anche se vi sembra una cretinata, mettetela lo stesso perché potrebbe fare la differenza tra la solita banalità e qualcosa di caratteristico e nuovo. Soprattutto quando si tratta di fatine spogliarelliste e conigli morbidosi. Il mondo ha già avuto la sua quota di elfi gay e vampiri adolescenti: se sentite di dover scrivere di dinosauri che si picchiano con i robot tra i canali di Marte, FATELO! Non vergognatevi di avere idee degne delle copertine Urania di quaranta o cinquanta anni fa!

Una cosa che voglio sottolineare, come già fatto su indicazione di Gamberetta un anno fa, è che i conigli sono DAVVERO conigli. Non si tratta solo di persone con l’aspetto di conigli, ma di personaggi profondamente coniglieschi. Botasky sotto il fuoco nemico è colto più volte da una paura che gli impedisce di combattere, ma alla fine vince sempre il timore e attacca: proprio come i conigli che, seppur timidi e timorosi, si lanciano nello scontro anche contro animali di taglia maggiore se costretti (ad esempio per difendere i cuccioli o per spiegare al gatto di casa che non può occupare il giaciglio del coniglio senza permesso).

La foto di famiglia del pilota non raffigura uno o due figli da tipica famiglia americana, ma una conigliesca cucciolata. L’autore dimostra anche una notevole conoscenza spicciola dei conigli quando cita il cliché delle carote: non sono un cibo che piaccia ai conigli più di altri (le mele tendenzialmente piacciono di più), anzi, alcuni proprio non le sopportano! E pure il Botasky infuriato che salta sopra le camicie (colpevoli di essere Made in Japan) è incredibilmente conigliesco. ^_^
Tornando al pseudo-fanservice coi culetti dei coniglietti, ecco due chicche: un momento di consapevolezza in stile paperino (hey, ma noi non abbiamo mai i pantaloni!) e una perfetta scelta di frasi per l’identificazione via radio.

I maiali francesi al club: tennis, ristorante di lusso, vita mondana…
…come se là fuori non ci fosse nessuna guerra.

Comunque il manga non è formato solo da scene d’azione e da umorismo: non mancano i momenti drammatici e la consapevolezza che ci sia qualcosa di sbagliato nel modo in cui viene gestito il conflitto, in particolare nel terzo volume quando i coniglietti si trovano a lavorare con i trafficanti di droga. Non c’è il finto dramma, l’esagerazione melodrammatica che rende “falsa” la narrativa… il dramma quando appare è credibile, umano e personale.

La sequenza che ho preferito nell’intera serie è una manciata di vignette nel secondo volume. Rats è stato mandato in vacanza negli USA e ha trovato un mondo che non gli appartiene più: la gente chiama i soldati “ammazza bambini”, i suoi amici sono contro l’intervento americano e lo considerano un Crimine (e i soldati quindi sono criminali di guerra), la sua stessa famiglia non lo appoggia. Nessuno sa nulla di ciò che davvero accade in Vietnam, sono tutti plagiati dalle scene di orrore (sia vere che inventate) mostrate dai media: per loro tutti i soldati sono “ammazza bambini”. Di fronte alla TV, momento più bello di tutto il volume, Rats vede prima una manifestazione contro la guerra in Vietnam e poi un annuncio del “numero quotidiano” di soldati americani morti. Numero quotidiano. Sono solo una cifra. E intanto i loro stessi “amici” li insultano dalle piazze. Rats ha un crollo psicologico e piange: ha finalmente capito che l’unica vera famiglia che gli rimane sono i suoi commilitoni e decide di tornare in Vietnam con tre giorni di anticipo.

In questo istante di consapevolezza, in questo piccolo dramma umano che ha colpito decine di migliaia di veterani estraniati dalla società civile e impossibilitati a integrarsi di nuovo facilmente, c’è più drammaticità e sincerità di quanto ce ne sarà mai nelle opere di tanti scrittori intellettualoidi che ammorbano il fantastico italiano con le loro cazzate (metaletteratura! simbolismo! poetica! riferimenti culturali! formalismo russo! … ma andate affanculo!) e i loro discorsi da imbecilli (la Realtà! l’Etica! Si abusa del termine “scrittore”!). Chi non è in grado di produrre qualcosa di simile in così poco spazio, sfruttando in modo magistrale ogni dettaglio, farebbe bene a darsi meno arie e a chiudere il becco.

Fine articolo.
Guardate l’episodio e leggere il fumetto: meritano il vostro tempo. Più del fantasy italiano. ^_^

Anche i veri conigli bevono birra, non solo quelli di Cat Shit One
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